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ESTRATTO DOCUMENTO

aveva preso inizialmente una posizione negativa per l’UE, l’anno successivo entrò in Europa e

costituì un asse formativo dello stato stesso.

TRATTATO SULL’UNIONE EUROPEA

Costituito da 55 articoli in cui si parla dei suoi principi, dei valori e gli organi di composizione della

costituzione stessa.

Il primo articolo che si compone di 8 articoli è un titolo che tratta di disposizioni di tipo generale.

ART.1

Con il presente trattato, le ALTE PARTI CONTRAENTI istituiscono tra loro un’UNIONE EU-

ROPEA, in appresso denominata “Unione”, alla quale gli Stati membri attribuiscono compe-

tenze per conseguire i loro obiettivi comuni.

Il presente trattato segna una nuova tappa nel processo di creazione di un’unione sempre

più stretta tra i popoli dell’Europa, in cui le decisioni siano prese nel modo più trasparente

possibile e il più vicino possibile ai cittadini.

L’Unione si fonda sul presente trattato e sul trattato sul funzionamento dell’Unione europea (in

appresso denominati “i trattati”). I due trattati hanno lo stesso valore giuridico. L’Unione

sostituisce e succede alla Comunità europea.

ART.2-3

Sono il progetto politico dell’unione.

Art.2

L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia,

dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle per-

sone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società

caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla

solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.

Tratta dei valori, facendo riferimento al fatto che l’unione si fonda sul rispetto della dignità umana

ecc. questi valori che vengono enunciati e chiamati ‘’valori propri dell’UE’’, devono essere comuni

agli stati membri, cioè il presuppostopostot dell’UE e dell’adesione di uno stato all’unione è che ci

sia non solo condivisione ma anche comunanza di questi valori.

Art.3

1. L’Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli.

2. L’Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne,

in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure appro- priate per quanto

concerne i controlli alle frontiere esterne, l’asilo, l’immigrazione, la pre- venzione della criminalità e

la lotta contro quest’ultima.

3. L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa,

basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale

di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su

un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il

progresso scientifico e tecnologico.

L’Unione combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione

sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore.

l’art.3 stabilisce quelle che sono le finalità dell’unione europea, il primo comma fa riferimento a

pace, richiamando l’art.2, e benessere dei suoi popoli, richiamo alla pace che potrebbe richiamare

l’art. 11 della nostra costituzione, anche se non costituisce appiglio costituzionale sufficiente. Il

secondo comma è un’esplicitazione del principio delle finalità, ossia come si fa raggiungere le

finalità del primo comma. La finalità dell’unione p limitata alla pace e al benessere, ma mantiene le

finalità di tipo economico che erano alla base del trattato del 57.

Il comma 3 ci dice che non è altro che il programma di politica economica dell’unione europea.

Principi concorrenziali, parlando di un’economia fortemente competitiva, tuttavia che deve

assicurare una crescita economica equilibrata ma che deve mirare all’occupazione e al progresso

sociale. È il programma della cosiddetta economia sociale di mercato. Le disposizioni che

seguono stabiliscono gli altri campi di intervento dell’unione europea.

l’art. 3 prevede l’utilizzo all’euro, notando nell’utilizzo delle parole che nell’unione non sono tutti

uguali, affermando che vi possono essere unioni più piccole, cerchi concentrici più piccoli. Già nel

trattato si configura bello che si sente a proposito di più europe, ossia il fatto che all’interno

dell’Europa vi siano zone in cui esistono unioni di tipo diverso, ad esempio l’eurozona.

Gli articoli successivi disciplinano il rapporto tra stati e unione, ossia di cosa si occupa l’unione e

cosa gli stati. Un esempio simile è quello dell’art.117 della costituzione che disciplina il rapporto

tra stato e regioni.

Art 4

Parla di attributione, cio che non è scritto nei trattati è di competenza degli stati. Fissati il principio

di attributione ne vengono dettati i corollari.

1 In conformità dell’articolo 5, qualsiasi competenza non attribuita all’Unione nei trattati

appartiene agli Stati membri.

2. L’Unione rispetta l’uguaglianza degli Stati membri davanti ai trattati e la loro identità na- zionale

insita nella loro struttura fondamentale, politica e costituzionale, compreso il si- stema delle

autonomie locali e regionali. Rispetta le funzioni essenziali dello Stato, in particolare le funzioni di

salvaguardia dell’integrità territoriale, di mantenimento dell’ordine pubblico e di tutela della

sicurezza nazionale. In particolare, la sicurezza nazionale resta di esclusiva competenza di

ciascuno Stato membro.

3. Invirtùdelprincipiodilealecooperazione,l’UnioneegliStatimembrisirispettanoesias- sistono

reciprocamente nell’adempimento dei compiti derivanti dai trattati.

Gli Stati membri adottano ogni misura di carattere generale o particolare atta ad assicurare

l’esecuzione degli obblighi derivanti dai trattati o conseguenti agli atti delle istituzioni del-

l’Unione.

Gli Stati membri facilitano all’Unione l’adempimento dei suoi compiti e si astengono da qualsiasi

misura che rischi di mettere in pericolo la realizzazione degli obiettivi dell’Unione.

Quindi da un lato si dice che l’unione rispetta ciò che non è scritto nella costituzione stessa e

afferma però che nei casi in cui vi siano delle materie non trattate dalla costituzione gli stati stessi

devono provvedere affinché tali materie vengano regolamentate dagli stati stessi.

l’art. 5

Questo articolo ci attribuisce inizialmente il principio di attribuzione, per passare poi ai punti

cardine su cui si basa la costituzione:

Principio di sussidiarietà ci dice che gli elettori che non sono di competenza esclusiva dell’unione,

l’unione interviene se e solo se il suo intervento serve in quanto gli stati membri non sono in grado

di farne a capo. Sostanzialmente se gli stati membri non sono in grado di realizzare l’obiettivo

previsto interviene l’unione.

Il principio di sussidiarietà viene attuato in collaborazione con il protocollo numero 2 della

costituzione erupea, che prevede che quando vi è un processo legislativo, aldilà di chi lo abbia

promosso (commissione, parlamento Europeo o altri) questo processo legislativo deve essere

trasmesso ai parlamenti nazionali, i quali devono decidere o meno se quel principio rispetti il

principio di sussidiarietà, se è negativo la commissione lo rende noto e verranno mandate le

notifiche ai singoli parlamenti nazionali.

Il principio di proporzionalità è quello che afferma che tanto il contenuto quanto gli atti dell’unione

devono essere commisurati alle dimensioni e alle possibilità degli stati membri. Questi principi

non riguardano gli argomenti di competenza esclusiva.

Art.2-3 funzionamento dell’UE.

1. Quandoitrattatiattribuisconoall’Unioneunacompetenzaesclusivainundeterminatoset- tore, solo

l’Unione può legiferare e adottare atti giuridicamente vincolanti. Gli Stati membri possono farlo

autonomamente solo se autorizzati dall’Unione oppure per dare attuazione agli atti dell’Unione.

2. Quando i trattati attribuiscono all’Unione una competenza concorrente con quella degli Stati

membri in un determinato settore, l’Unione e gli Stati membri possono legiferare e adottare atti

giuridicamente vincolanti in tale settore. Gli Stati membri esercitano la loro competenza nella

misura in cui l’Unione non ha esercitato la propria. Gli Stati membri esercitano nuovamente la loro

competenza nella misura in cui l’Unione ha deciso di ces- sare di esercitare la propria.

3. Gli Stati membri coordinano le loro politiche economiche e occupazionali secondo le mo- dalità

previste dal presente trattato, la definizione delle quali è di competenza dell’Unione.

4. L’Unione ha competenza, conformemente alle disposizioni del trattato sull’Unione euro- pea,

per definire e attuare una politica estera e di sicurezza comune, compresa la defini-

zione progressiva di una politica di difesa comune.

5. In taluni settori e alle condizioni previste dai trattati, l’Unione ha competenza per svolgere

azioni intese a sostenere, coordinare o completare l’azione degli Stati membri, senza tut- tavia

sostituirsi alla loro competenza in tali settori.

Gli atti giuridicamente vincolanti dell’Unione adottati in base a disposizioni dei trattati re- lative a

tali settori non possono comportare un’armonizzazione delle disposizioni legisla- tive e

regolamentari degli Stati membri.

6. La portata e le modalità d’esercizio delle competenze dell’Unione sono determinate dalle

disposizioni dei trattati relative a ciascun settore.

Art. 4 sul funzionamento dell’UE

1. L’Unione ha competenza concorrente con quella degli Stati membri quandoi trattati le at-

tribuiscono una competenza che non rientra nei settori di cui agli articoli 3 e 6.

2. L’Unione ha una competenza concorrente con quella degli Stati membri nei principali se- guenti

settori:

a) mercato interno;

b) politica sociale, per quanto riguarda gli aspetti definiti nel presente trattato;

c) coesione economica, sociale e territoriale;

d) agricoltura e pesca, tranne la conservazione delle risorse biologiche del mare; e) ambiente;

f) protezione dei consumatori;

g) trasporti;

h) reti transeuropee;

i) energia;

j) spazio di libertà, sicurezza e giustizia;

k) problemi comuni di sicurezza in materia di sanità pubblica, per quanto riguarda gli

aspetti definiti nel presente trattato.

3. Neisettoridellaricerca,dellosviluppotecnologicoedellospazio,l’Unionehacompetenza

per condurre azioni, in particolare la definizione e l’attuazione di programmi, senza che l’esercizio

di tale competenza possa avere per effetto di impedire agli Stati membri di eser- citare la loro.

4. Neisettoridellacooperazioneallosviluppoedell’aiutoumanitario,l’Unionehacompetenza per

condurre azioni e una politica comune, senza che l’esercizio di tale competenza possa avere per

effetto di impedire agli Stati membri di esercitare la loro.

Parla di cio che è di concorrenza dell’ue e di ciò che è di concorrenza degli stati membri. La

competenza concorrente che risponde ai principi di sussidiarietà e proporzionalità si applica nel

momento in cui vi siano determinate materie che sono sia di competenza degli stati membri che

di competenza dell’ue.

Art.6 TFUE

L’Unione ha competenza per svolgere azioni intese a sostenere, coordinare o completare l’azione

degli Stati membri. I settori di tali azioni, nella loro finalità europea, sono i seguenti:

a) tutela e miglioramento della salute umana; b) industria;

c) cultura;

d) turismo;

e) istruzione, formazione professionale, gioventù e sport; f) protezione civile;

g) cooperazione amministrativa.

Si afferma che l’unione ha la possibilità di coordinare le competenze dello stato grazie a questo

articolo, nei settori nei quali non vi è una politica ferrea, gli stati membri rimangono comunque

liberi di individuare dove andare, ma hanno necessità solo di coordinare le regole di determinati

settori. Si parla di politiche di coordinamento ma anche di sostegno e completamento.

Nell’ambito delle politiche di coordinamento rientra anche un altro tema centrale nelle questioni

dell’unione che riguardano le politiche economiche.

Art. 5 TFUE

1. GliStatimembricoordinanoleloropoliticheeconomichenell’ambitodell’Unione.Atalfine il Consiglio

adotta delle misure, in particolare gli indirizzi di massima per dette politiche. Agli Stati membri la

cui moneta è l’euro si applicano disposizioni specifiche.

2. L’Unioneprendemisureperassicurareilcoordinamentodellepoliticheoccupazionalidegli Stati

membri, in particolare definendo gli orientamenti per dette politiche.

3. L’Unione può prendere iniziative per assicurare il coordinamento delle politiche sociali degli

Stati membri.

Si stabilisce le modalità in cui l’unione può intervenire nelle politiche economiche, intervenendo

negli indizizi economici che un determinato stato membro può dare alla sua economia. L’unione

interviene per coordinare le politiche economiche, avviene attraverso la fissazione di parametri,

linee guida che vengono fissate dal trattato stesso, prevedendo determinati paletti o parametri

che servono a realizzare quel coordinamento p quella convergenza delle politiche economiche

che rientra nell’ambito della competenza di coordinamento previsto dall’art 5 del TFUE.

L’art.6 del trattato sull’UE

1. L’Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali

dell’Unione europea del 7 dicembre 2000, adattata il 12 dicembre 2007 a Strasburgo, che ha lo

stesso valore giuridico dei trattati.

Le disposizioni della Carta non estendono in alcun modo le competenze dell’Unione de- finite nei

trattati.

I diritti, le libertà e i principi della Carta sono interpretati in conformità delle disposizioni generali

del titolo VII della Carta che disciplinano la sua interpretazione e applicazione e tenendo in debito

conto le spiegazioni cui si fa riferimento nella Carta, che indicano le fonti di tali disposizioni.

2. L’Unione aderisce alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle

libertà fondamentali. Tale adesione non modifica le competenze dell’Unione definite nei trattati.

3. I diritti fondamentali, garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti

dell’uomo e delle libertà fondamentali e risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati

membri, fanno parte del diritto dell’Unione in quanto principi generali.

Qui vediamo come vi è un richiamo fondamentale alla carta dei diritti fondamentale dell’unione

europea, adottata nel 2000 senza valore costituzionale. Attraverso il richiamo dell’art. 6 alla casa

si da rilievo costituzionale europeo ai diritti previsti nella catta stessa. Oltre ai diritti fondamentale

dell’UE, afferma che l’unione fa propria e aderisce come soggetto politico alla convenzione

europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e dei diritti fondamentali. Tale comma si riferisce

anche a stati che non fanno parte dell’us e ad organizzazioni esterne.

Tali principi vengono sussunti come principi fondamentali e definiti appunto generali.

art. 7

1. Su proposta motivata di un terzo degli Stati membri, del Parlamento europeo o dellaCom-

missione europea, il Consiglio, deliberando alla maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri

previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare che esiste un evi- dente rischio di

violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’articolo 2. Prima di procedere a

taleconstatazione il Consiglio ascolta lo Stato membro in que- stione e può rivolgergli delle

raccomandazioni, deliberando secondo la stessa procedura. II Consiglio verifica regolarmente se i

motivi che hanno condotto a tale constatazione per- mangono validi.

2. Il Consiglio europeo, deliberando all’unanimità su proposta di un terzo degli Stati membri o

della Commissione europea e previa approvazione del Parlamento europeo, può con- statare

l’esistenza di una violazione grave e persistente da parte di uno Stato membro

TRATTATO SULL’UNIONE EUROPEA

7

TRATTATO SULL’UNIONE EUROPEA E TRATTATO SUL fUNzIONAmENTO dELL’UNIONE

EUROPEA

dei valori di cui all’articolo 2, dopo aver invitato tale Stato membro a presentare osserva-

zioni.

3. Qualora sia stata effettuata la constatazione di cui al paragrafo 2, il Consiglio, deliberando

a maggioranza qualificata, può decidere di sospendere alcuni dei diritti derivanti allo Stato

membro in questione dall’applicazione dei trattati, compresi i diritti di voto del rappresen- tante

del governo di tale Stato membro in seno al Consiglio. Nell’agire in tal senso, il Con- siglio tiene

conto delle possibili conseguenze di una siffatta sospensione sui diritti e sugli obblighi delle

persone fisiche e giuridiche.

Lo Stato membro in questione continua in ogni caso ad essere vincolato dagli obblighi

che gli derivano dai trattati.

4. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può successivamente decidere dimo-

dificare o revocare le misure adottate a norma del paragrafo 3, per rispondere ai cambia-

menti nella situazione che ha portato alla loro imposizione.

5. Le modalità di voto che, ai fini del presente articolo, si applicano al Parlamento europeo,

al Consiglio europeo e al Consiglio sono stabilite nell’articolo 354 del trattato sul funzio- namento

dell’Unione europea.

Stabilisce cosa avviene nel momento in cui uno stato membro dell’UE non si comporta bene o

tradisce i patti. Il sistema viene ripreso ogni volta che vi è ipotesi di infrazione, il meccanismo è

dapprima un avvertimento, successivamente la sanzione e in alcuni casi ad un processo

definitivo, con sanzioni definitive.

È necessario distinguere tra consiglio europeo, l’organo di indirizzo politico, composto dai capi di

stato e di governo dei singoli stati membri (gentiloni, merkel ecc), il consiglio senza aggettivo è

composto dai rappresentanti dei governi di ciascuno stato membro, speso dai ministri ei singoli

paesi membri in relazioni alle materie di cui si tratta.

Se viene constato dal consiglio europeo una condotta errata può deliberare delle sanzioni,

caratterizzate al massimo della pena dalla sospensione di alcuni diritti, quali ad esempio il diritto

di voto nell’ambito del coniglio. Ad esempio no nei può intervenire del parlamento ma ad esempio

solo con i rappresentanti presenti nel consiglio. Si prevede inoltre che queste sanzioni prese dal

consiglio europeo possano essere successivamente modificate o revocate.

Il titolo secondo del TUE PARLA DEI PRINCIPI DEMOCRATICI.

Art. 9

L’Unione rispetta, in tutte le sue attività, il principio dell’uguaglianza dei cittadini, che benefi- ciano

di uguale attenzione da parte delle sue istituzioni, organi e organismi. È cittadino del- l’Unione

chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell’Unione si aggiunge alla

cittadinanza nazionale e non la sostituisce.

Si parla della cittadinanza dell’unione, che si contrappone ma non sostituisce quella del singolo

stato.

Art. 10

1. Il funzionamento dell’Unione si fonda sulla democrazia rappresentativa.

2. I cittadini sono direttamente rappresentati, a livello dell’Unione, nel Parlamento europeo. Gli

Stati membri sono rappresentati nel Consiglio europeo dai rispettivi capi di Stato o di governo e

nel Consiglio dai rispettivi governi, a loro volta democraticamente responsabili

dinanzi ai loro parlamenti nazionali o dinanzi ai loro cittadini.

3. Ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla vita democratica dell’Unione. Le decisioni sono

prese nella maniera il più possibile aperta e vicina ai cittadini.

4. I partiti politici a livello europeo contribuiscono a formare una coscienza politica europea e ad

esprimere la volontà dei cittadini dell’Unione.

Ogni democrazia ha strumenti di democrazia rappresentativa che diretta, qui si parla non della

non esistenza di strumenti di democrazia diretta (ad esempio la possibilità di una certa quantità di

cittadini europei di presentare un disegno di legge), ma si parla del fatto che i rappresentanti ei

cittadini nelle istituzioni vengono eletti dai cittadini stessi, ma sono i loro rappresentanti ad

assumere le decisioni. Democrazia rappresentativa di un duplice livello, nelle istituzioni europee,

da un lato i cittadini sono rappresentanti solo nel parlamento, perché siamo noi a votare per il

rinnovo delle elezioni europee, ma votiamo solo l’elevione dei rappresentanti parlamentari, mentre

coloro che siedono ad esempio nella commissione o nel consiglio europeo o nel consiglio stesso

non sono eletti dai cittadini ma sono mandati in rappresentanza dei cittadini stessi, e questi

rappresentano infatti lo stato.

Art. 11 TUE

Le istituzioni danno ai cittadini e alle istituzioni rappresentative la possibilità di far conoscere ai

vari cittadini e componenti dell’unione la loro opinione nei vari settori. Cio avviene attraverso un

sistema di consultazioni, che da poco viene recepito nel nostro ordinamento, attraverso cui si

provvede alla partecipazione dei cittadini stessi della assunzione delle successive decisioni

europee.

art.13 TUE

1. L’Unione dispone di un quadro istituzionale che mira a promuoverne i valori, perseguirne gli

obiettivi, servire i suoi interessi, quelli dei suoi cittadini e quelli degli Stati membri, ga- rantire la

coerenza, l’efficacia e la continuità delle sue politiche e delle sue azioni.

Le istituzioni dell’Unione sono:

– il Parlamento europeo,

– il Consiglio europeo,

– il Consiglio,

– la Commissione europea (in appresso “Commissione”), – la Corte di giustizia dell’Unione

europea,

– la Banca centrale europea,

– la Corte dei conti.

2. Ciascunaistituzioneagisceneilimitidelleattribuzionichelesonoconferitedaitrattati,se-

condo le procedure, condizioni e finalità da essi previste. Le istituzioni attuano tra loro una

leale cooperazione.

3. LedisposizionirelativeallaBancacentraleeuropeaeallaCortedeicontifigurano,insieme

a disposizioni dettagliate sulle altre istituzioni, nel trattato sul funzionamento dell’Unione

europea.

4. Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sono assistiti da un Comitato eco-

nomico e sociale e da un Comitato delle regioni, che esercitano funzioni consultive.

Enuncia le principali istitutioni che costituiscono l’ossatura portante dell’unione. Le norme

regolatrici di queste istituìioni si trovano nel trattato sull’unione europe. Le norme relative invece

alle prime 5 istituzioni sono contenute nel trattato del funzionamento dell’UE.

Queste istituzioni svolgono e si dividono fra loro i 3 poteri caratteristici dello stato: potere

esecutivo, legislativo, giudiziario. Il potere esecutivo è soprattutto riguardo la questione

monetaria. Si prevede che ci siano anche altri 2 istituzioni che non hanno i poteri caratteristici di

tipo statale, sono:

Il comitato economico e sociale ed il comitato delle regioni, svolgono un ruolo consuntivo, come

ad esempio svolge il CNEL nel nostro ordinamento.

Art 14

1. Il Parlamento europeo esercita, congiuntamente al Consiglio, la funzione legislativa e la

funzione di bilancio. Esercita funzioni di controllo politico e consultive alle condizioni sta- bilite dai

trattati. Elegge il presidente della Commissione.

2. IlParlamentoeuropeoècompostodirappresentantideicittadinidell’Unione.Illoronumero non può

essere superiore a settecentocinquanta, più il presidente. La rappresentanza dei cittadini è

garantita in modo degressivamente proporzionale, con una soglia minima di sei membri per Stato

membro. A nessuno Stato membro sono assegnati più di novantasei seggi. Il Consiglio europeo

adotta all’unanimità, su iniziativa del Parlamento europeo e con l’ap- provazione di quest’ultimo,

una decisione che stabilisce la composizione del Parlamento europeo, nel rispetto dei principi di

cui al primo comma.

3. ImembridelParlamentoeuropeosonoelettiasuffragiouniversalediretto,liberoesegreto, per un

mandato di cinque anni.

4. Il Parlamento europeo elegge tra i suoi membri il presidente e l’ufficio di presidenza.

Il parlamento europeo è l’organo attraverso il quale si manifesta il principio di democrazia

rappresentativa visto nell’art. 9, che si realizza attraverso l’elezione diretta dei membri del

parlamento da parte di tutti i cittadini. Questo rappresenta una novità, infatti fino al 2007 delle

elezioni non erano previste. Inizialmente erano parlamentari europei dei semplici parlamentari

nazionali che svolgevano anche quel ruolo.

Il parlamento è composto al massimo da 750 membri più il presidente ed è monocamerale,

ciascuno stato membro non può avere meno di 6 o più di 96 rappresentanti eletti. Questo numero

è stabilito in funzione della popolazione di ciascuno stato membro secondo un criterio

degressivamente proporzionale. L’italia ha il 3° posto in Europa, dopo germania e Francia. La

legislatura europea dura 5 anni, e il parlamento europeo elegge il presidente. Il parlamento

europeo ha i seguenti ruoli:

- in primis ha una funzione di tipo legislativo, che però non esercita in via esclusiva, ossia spesso

degli Attu normativi sono fonte di collaborazione tra diverse istituzioni europee, che fanno capo

al parlamento ed al consiglio (senza aggettivo, ossia rappresentanti dello stato e non capi di

governo), serve infatti l’approvazione del parlamento e del consiglio europeo.

- Compete al parlamento europeo l’approvazione del bilancio europeo, sul quale il parlamento

europeo ha un enorme potere, può ad esempio sia fare amendamenti e mutare le proposte che

gli vengono fatte, oppure respingere il progetto di bilancio e chiedere che venga proposto un

nuovo progetto di bilancio.

- Il parlamento volge anche una funzione di controllo politico su quello che è l’operato

dell’organo esecutivo che è la commissione.

Art. 15

1. Il Consiglio europeo dà all’Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce gli

orientamenti e le priorità politiche generali. Non esercita funzioni legislative.

10

2. IlConsiglioeuropeoècompostodaicapidiStatoodigovernodegliStatimembri,dalsuo presidente e

dal presidente della Commissione. L’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la

politica di sicurezza partecipa ai lavori.

3. ll Consiglio europeo si riunisce due volte a semestre su convocazione del presidente. Se

l’ordine del giorno lo richiede, i membri del Consiglio europeo possono decidere di farsi assistere

ciascuno da un ministro e, per quanto riguarda il presidente della Commissione, da un membro

della Commissione. Se la situazione lo richiede, il presidente convoca una riunione straordinaria

del Consiglio europeo.

4. Il Consiglio europeo si pronuncia per consenso, salvo nei casi in cui i trattati dispongano

diversamente.

5. IlConsiglioeuropeoeleggeilpresidenteamaggioranzaqualificataperunmandatodidue anni e

mezzo, rinnovabile una volta. In caso di impedimento o colpa grave, il Consiglio europeo può

porre fine al mandato secondo la medesima procedura.

6. Il presidente del Consiglio europeo:

a) presiede e anima i lavori del Consiglio europeo;

b) assicura la preparazione e la continuità dei lavori del Consiglio europeo, in cooperazione

con il presidente della Commissione e in base ai lavori del Consiglio “Affari generali”; c) si

adopera per facilitare la coesione e il consenso in seno al Consiglio europeo;

d) presenta al Parlamento europeo una relazione dopo ciascuna delle riunioni del Consi-

glio europeo.

Il presidente del Consiglio europeo assicura, al suo livello e in tale veste, la rappresen- tanza

esterna dell’Unione per le materie relative alla politica estera e di sicurezza comune, fatte salve le

attribuzioni dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Il presidente del Consiglio europeo non può esercitare un mandato nazionale.

Il consiglio europeo invece è composto dai capi di stato e di governo, dal suo presidente e dal

residente della commissione. Oggi 28 stati membri (GB sta uscendo). Il consiglio europeo è ad

oggi composto da 30 persone. Oggi il presidente del consiglio europeo è ‘’Donald Tusk’’, il quale

viene eletto a maggioranza qualificata per un mandato di 2 anni e mezzo rinnovabile solo una

volta. Al consiglio europeo partecipa ma solo con funzione consuntiva, l’alto rappresentante

dell’unione europea degli affari esteri e la politica di sicurezza. Questo soggetto unitamente al

presidente della commissione ha compiti specifici particolari collegati alla politica estera

dell’unione. Oggi l’alto rappresentante è Federica Mogherini.

Il consiglio europeo decide per consenso, salvo che i trattati non dispongano diversamente.

I trattati possono prevedere maggioranze qualificate o di tipo ordinario per le varie materie.

Il consiglio europeo ha funzioni di natura politica e indirizzo di tipo generale sulle politiche

comunitarie.

Il consiglio europeo si riunisce due volte a semestre.

Art. 16 TUE (consiglio senza aggettivo)

1. Il Consiglio esercita, congiuntamente al Parlamento europeo, la funzione legislativa e la

funzione di bilancio. Esercita funzioni di definizione delle politiche e di coordinamento alle

condizioni stabilite nei trattati.

2. IlConsiglioècompostodaunrappresentantediciascunoStatomembroalivelloministe- riale, abilitato

a impegnare il governo dello Stato membro che rappresenta e ad esercitare il diritto di voto.

3. Il Consiglio delibera a maggioranza qualificata, salvo nei casi in cui i trattati dispongano

diversamente.

4. Adecorreredal1°novembre2014,permaggioranzaqualificatasiintendealmenoil55% dei membri

del Consiglio, con un minimo di quindici, rappresentanti Stati membri che to- talizzino almeno il

65% della popolazione dell’Unione.

La minoranza di blocco deve comprendere almeno quattro membri del Consiglio; in caso

contrario la maggioranza qualificata si considera raggiunta.

Le altre modalità che disciplinano il voto a maggioranza qualificata sono stabilite all’articolo 238,

paragrafo 2 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

5. Ledisposizionitransitorierelativealladefinizionedellamaggioranzaqualificataapplicabili fino al 31

ottobre 2014 e quelle applicabili tra il 1° novembre 2014 e il 31 marzo 2017 sono stabilite dal

protocollo sulle disposizioni transitorie.

6. Il Consiglio si riunisce in varie formazioni, il cui elenco è adottato conformemente all’arti- colo

236 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Il Consiglio “Affari generali” assicura la coerenza dei lavori delle varie formazioni del Con- siglio.

Esso prepara le riunioni del Consiglio europeo e ne assicura il seguito in collega- mento con il

presidente del Consiglio europeo e la Commissione.

Il Consiglio “Affari esteri” elabora l’azione esterna dell’Unione secondo le linee strategiche

definite dal Consiglio europeo e assicura la coerenza dell’azione dell’Unione.

7. Un comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati membri è responsabile

della preparazione dei lavori del Consiglio.

8. IlConsigliosiriunisceinsedutapubblicaquandodeliberaevotasuunprogettodiattole-

gislativo. A tal fine, ciascuna sessione del Consiglio è suddivisa in due parti dedicate, ri-

spettivamente, alle deliberazioni su atti legislativi dell’Unione e alle attività non legislative.

9. LapresidenzadelleformazionidelConsiglio,adeccezionedellaformazione“Affariesteri”, è esercitata

dai rappresentanti degli Stati membri nel Consiglio secondo un sistema di ro- tazione paritaria,

alle condizioni stabilite conformemente all’articolo 236 del trattato sul

funzionamento dell’Unione europea.

È uno schema a funzionamento variabile e si prevede che venga riuniti in diverse formazioni, il

comma sei prevede esattamente ciò, una prima formazione è quella sugli affari generali, ossia

quella di coordinamento, successivamente vi è il consiglio degli affari esteri e coordina le politiche

estere dell’unione europea. Sono le principali formazioni che vengono ricordate ma ve ne sono

anche altre ad esempio ECOFIN, ossia la formazione della politica economica europea.

Consideriamo il consiglio un alter ego del parlamento, il quale condivide con il parlamento sia la

funzione legislativa sia quella di bilancio.

Mentre nel consiglio europeo vige il principio di default o di maggioranza qualificata/unanimità, il

principio del consiglio è quella della maggioranza qualificaata, che richiede 3 requisiti:

- il 50% dei membri del consiglio con un minimo di 15 e che i rappresentanti che votino. Favore

devono totalizzare almeno il 65% della popolazione. Non è sufficiente ciò, ma è necessaria un

maggioranza di blocco, se 4 membri su 30 votano contro, non viene approvata.

Il consiglio si riunisce normalmente su seduta riservata, si riunisce in seduta pubblica laddove

l’argomento all’ordine del giorno sia l’approvazione di un argomento legislativo.

Art. 17 TUE

1. La Commissione promuove l’interesse generale dell’Unione e adotta le iniziative appro- priate a

tal fine. Vigila sull’applicazione dei trattati e delle misure adottate dalle istituzioni in virtù dei

trattati. Vigila sull’applicazione del diritto dell’Unione sotto il controllo della Corte di giustizia

dell’Unione europea. Dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi. Esercita funzioni di

coordinamento, di esecuzione e di gestione, alle condizioni stabilite dai trattati. Assicura la

rappresentanza esterna dell’Unione, fatta eccezione per la politica estera e di sicurezza comune e

per gli altri casi previsti dai trattati. Avvia il processo di programma- zione annuale e pluriennale

dell’Unione per giungere ad accordi interistituzionali.

2. Un atto legislativo dell’Unione può essere adottato solo su proposta della Commissione, salvo

che i trattati non dispongano diversamente. Gli altri atti sono adottati su proposta della

Commissione se i trattati lo prevedono.

3. Il mandato della Commissione è di cinque anni.

I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno

europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza.

La Commissione esercita le sue responsabilità in piena indipendenza. Fatto salvo l’articolo 18,

paragrafo 2, i membri della Commissione non sollecitano né accettano istruzioni da alcun

governo, istituzione, organo o organismo. Essi si astengono da ogni atto incompa- tibile con le

loro funzioni o con l’esecuzione dei loro compiti.

4. La Commissione nominata tra la data di entrata in vigore del trattato di Lisbona e il 31 ottobre

2014 è composta da un cittadino di ciascuno Stato membro, compreso il presi- dente e l’alto

rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che è uno dei

vicepresidenti.

12

5. Adecorreredal1°novembre2014,laCommissioneècompostadaunnumerodimembri, compreso il

presidente e l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza,

corrispondente ai due terzi del numero degli Stati membri, a meno che il Consiglio europeo,

deliberando all’unanimità, non decida di modificare tale numero.

I membri della Commissione sono scelti tra i cittadini degli Stati membri in base ad un si- stema di

rotazione assolutamente paritaria tra gli Stati membri che consenta di riflettere la molteplicità

demografica e geografica degli Stati membri. Tale sistema è stabilito al- l’unanimità dal Consiglio

europeo conformemente all’articolo 244 del trattato sul funzio- namento dell’Unione europea.

6. Il presidente della Commissione:

a) definisce gli orientamenti nel cui quadro la Commissione esercita i suoi compiti;

b) decide l’organizzazione interna della Commissione per assicurare la coerenza, l’effi-

cacia e la collegialità della sua azione;

c) nomina i vicepresidenti, fatta eccezione per l’alto rappresentante dell’Unione per gli

affari esteri e la politica di sicurezza, tra i membri della Commissione.

Un membro della Commissione rassegna le dimissioni se il presidente glielo chiede. L’alto

rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza rassegna le dimis- sioni

conformemente alla procedura di cui all’articolo 18, paragrafo 1, se il presidente glielo chiede.

7. TenutocontodelleelezionidelParlamentoeuropeoedopoavereffettuatoleconsultazioni appropriate,

il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone al Par- lamento europeo un

candidato alla carica di presidente della Commissione. Tale candidato è eletto dal Parlamento

europeo a maggioranza dei membri che lo compongono. Se il candidato non ottiene la

maggioranza, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone entro un mese

un nuovo candidato, che è eletto dal Parlamento eu- ropeo secondo la stessa procedura.

Il Consiglio, di comune accordo con il presidente eletto, adotta l’elenco delle altre perso- nalità

che propone di nominare membri della Commissione. Dette personalità sono sele- zionate in base

alle proposte presentate dagli Stati membri, conformemente ai criteri di cui al paragrafo 3,

secondo comma e al paragrafo 5, secondo comma.

Il presidente, l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e gli altri

membri della Commissione sono soggetti, collettivamente, ad un voto di appro- vazione del

Parlamento europeo. In seguito a tale approvazione la Commissione è nomi- nata dal Consiglio

europeo, che delibera a maggioranza qualificata.

8. La Commissione è responsabile collettivamente dinanzi al Parlamento europeo. Il Parla- mento

europeo può votare una mozione di censura della Commissione secondo le mo- dalità di cui all’ar

ticolo 234 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Se tale mozione è adottata, i

membri della Commissione si dimettono collettivamente dalle loro funzioni e l’alto rappresentante

dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza si dimette dalle funzioni che esercita in

seno alla Commissione.

La commissione la possiamo paragonare al governo, il soggetto al quale competono le funzioni

esecutive di attuazione delle politiche dell’unione. Vigila sull’applicazione delle normative,

costituisce il motivo pr l’iniziativa su tutte le materie dell’unione. La funzione legislativa spetta

sostanzialmente alla commissione.

Questa si compone di un presidente e tanti commissari quanti sono i 2/3 dei paesi aderenti, i

commissari sono scelti sulla base di criteri che assicurino l’assoluta capacità ed indipendenza e

autorevolezza dei nominati, ciò perché se pur è previsto un criterio di rotazione con cui i

commissari devo turnare, i commissari non rappresentano gli stati.

Il presidente della commissione europea, per il suo ruolo attivo è nominato secondo un

procedimento complesso che vede il coinvolgimento sia del consiglio europeo che del parlamento

europeo. La norma dic che tenuto conto delle elezioni del parlamento europeo, il residente del

consiglio europeo propone al parlamento un nome come presidente della commissione, il quale

deve essere eletto dal parlamento (il presidente della commissione è Yunker). Il presidente della

commissione fa la sua squadra e deve avere il vaglio di nuovo del parlamento europeo.

Art. 18

1. Il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata con l’accordo del presidente

della Commissione, nomina l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di

sicurezza. Il Consiglio europeo può porre fine al suo mandato mediante la medesima procedura.

2. L’alto rappresentante guida la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione. Contri- buisce

con le sue proposte all’elaborazione di detta politica e la attua in qualità di manda- tario del

Consiglio. Egli agisce allo stesso modo per quanto riguarda la politica di sicurezza e di difesa

comune.

3. L’alto rappresentante presiede il Consiglio “Affari esteri”.

4. L’alto rappresentante è uno dei vicepresidenti della Commissione. Vigila sulla coerenza

dell’azione esterna dell’Unione. In seno alla Commissione, è incaricato delle responsabilità che

incombono a tale istituzione nel settore delle relazioni esterne e del coordinamento degli altri

aspetti dell’azione esterna dell’Unione. Nell’esercizio di queste responsabilità in seno alla

Commissione e limitatamente alle stesse, l’alto rappresentante è soggetto alle procedure che

regolano il funzionamento della Commissione, per quanto compatibile con i paragrafi 2 e 3.

Definisce le linee di politica estera.

Art. 19

1. La Corte di giustizia dell’Unione europea comprende la Corte di giustizia, il Tribunale e i

tribunali specializzati. Assicura il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei

trattati.

Gli Stati membri stabiliscono i rimedi giurisdizionali necessari per assicurare una tutela

giurisdizionale effettiva nei settori disciplinati dal diritto dell’Unione.

2. La Corte di giustizia è composta da un giudice per Stato membro. È assistita da avvocati

generali.

Il Tribunale è composto da almeno un giudice per Stato membro.

I giudici e gli avvocati generali della Corte di giustizia e i giudici del Tribunale sono scelti tra

personalità che offrano tutte le garanzie di indipendenza e che soddisfino le condizioni richieste

agli articoli 253 e 254 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Sono nominati di

comune accordo dai governi degli Stati membri per sei anni. I giudici e gli av- vocati generali

uscenti possono essere nuovamente nominati.

3. La Corte di giustizia dell’Unione europea si pronuncia conformemente ai trattati:

a) sui ricorsi presentati da uno Stato membro, da un’istituzione o da una persona fisica o

giuridica;

b) in via pregiudiziale, su richiesta delle giurisdizioni nazionali, sull’interpretazione del di-

ritto dell’Unione o sulla validità degli atti adottati dalle istituzioni; c) negli altri casi previsti dai

trattati.

Detta le norme principali relative alla corte di giustizia, la quale si articola in tribunali normali e

tribunali specializzati. Svolge 2 attività fondamentali:

- interviene per dirimere le controversie giuridiche tra stati

- Interviene in via preventiva sulle controversie che riguardano l’interpretazione dei trattati.

Art. 20

1. Gli Stati membri che intendono instaurare tra loro una cooperazione rafforzata nel quadro delle

competenze non esclusive dell’Unione possono far ricorso alle sue istituzioni ed esercitare tali

competenze applicando le pertinenti disposizioni dei trattati, nei limiti e con le modalità previsti nel

presente articolo e negli articoli da 326 a 334 del trattato sul fun- zionamento dell’Unione europea.

Le cooperazioni rafforzate sono intese a promuovere la realizzazione degli obiettivi del- l’Unione, a

proteggere i suoi interessi e a rafforzare il suo processo di integrazione. Sono aperte in qualsiasi

momento a tutti gli Stati membri ai sensi dell’articolo 328 del trattato sul funzionamento

dell’Unione europea.

2. La decisione che autorizza una cooperazione rafforzata è adottata dal Consiglio in ultima

istanza, qualora esso stabilisca che gli obiettivi ricercati da detta cooperazione non pos- sono

essere conseguiti entro un termine ragionevole dall’Unione nel suo insieme, e a con- dizione che

vi partecipino almeno nove Stati membri. Il Consiglio delibera secondo la procedura di cui

all’articolo 329 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

3. Tutti i membri del Consiglio possono partecipare alle sue deliberazioni, ma solo i membri del

Consiglio che rappresentano gli Stati membri partecipanti ad una cooperazione raf- forzata

prendono parte al voto. Le modalità di voto sono previste all’articolo 330 del trattato sul

funzionamento dell’Unione europea.

4. Gli atti adottati nel quadro di una cooperazione rafforzata vincolano solo gli Stati membri

partecipanti. Non sono considerati un acquis che deve essere accettato dagli Stati candi- dati

all’adesione all’Unione.

Tratta delle cooperazioni rafforzate, un tema non molto noto. Tuttavia un tema centrale perché

tratta dello schema istituzionale dell’unione, che è uno schema a cerchi concentrici. Si tratta ella

possibilità che un gruppo di stati membri di comune accordo possano arrivare a delle integrazioni

molto forti, facendo si che questa più stretta cooperazione resti all’interno dell’unione, e che

utilizzi le strutture dell’unione per svolgere i propri compiti. È lo strumento previsto dal trattato

sull’unione attraverso cui si può verificare l’Europa a più velocità di cui si è molto spesso trattato.

Le cooperazioni rafforzate non possono andare in contrasto con gli obiettivi dell’unione, non

possono escludere gli altri stati nella cooperazione perché serve a rafforzare il processo di

integrazione. Gli atti che vengon oadottati in ambito di una cooperazione rafforzata, vincolano

solo gli stati membri partecipanti e non devono essere considerati come un prerequisito da

accettare fondamentale per aderire all’unione europea come nuovo stato membro.

Art. 47

L’unione ha personalità giuridica.

Art. 49-50

Si occupano dell’ingresso e dell’uscita dal trattato.

Art. 49

Ogni Stato europeo che rispetti i valori di cui all’articolo 2 e si impegni a promuoverli può do-

mandare di diventare membro dell’Unione. Il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali sono

informati di tale domanda. Lo Stato richiedente trasmette la sua domanda al Consiglio, che si

pronuncia all’unanimità, previa consultazione della Commissione e previa approva- zione del

Parlamento europeo, che si pronuncia a maggioranza dei membri che lo compon-

gono. Si tiene conto dei criteri di ammissibilità convenuti dal Consiglio europeo.

Le condizioni per l’ammissione e gli adattamenti dei trattati su cui è fondata l’Unione, da essa

determinati, formano l’oggetto di un accordo tra gli Stati membri e lo Stato richiedente. Tale

accordo è sottoposto a ratifica da tutti gli Stati contraenti conformemente alle loro rispettive

norme costituzionali.

Per entrare bisogna portare la domanda al consiglio che accetta l’ingresso di un nuovo soggetto

tramite decisione all’unanimità, previa consultazione della commissione e previa approvazione del

parlamento europeo, che si pronuncia a maggiorana dei membri che lo compongono.

Ricordiamo la richiesta dellaTurchia, che qualora venisse messa sarebbe il primo paese come

rappresentanti eletti in parlamento, in quanto ha una popolazione maggiore di Francia e

Germania, ed è stato uno dei motivi di rifiuto della richiesta di ingresso. Il trattato prevede anche l

possibilità di uscita, disciplinato dall’art.50.

Art.50

1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, dire-

cedere dall’Unione.

2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce

degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un

accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del qua- dro delle future relazioni

con l’Unione. L’accordo è negoziato conformemente all’articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul

funzionamento dell’Unione europea. Esso è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che

delibera a maggioranza qualificata previa approva- zione del Parlamento europeo.

3. ItrattaticessanodiessereapplicabilialloStatointeressatoadecorreredalladatadientrata in vigore

dell’accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al

paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d’intesa con lo Stato membro inte- ressato, decida

all’unanimità di prorogare tale termine.

4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo

Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Con- siglio

europeo e del Consiglio che lo riguardano.

Per maggioranza qualificata s’intende quella definita conformemente all’articolo 238, pa- ragrafo

3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

5. Se lo Stato che ha receduto dall’Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto

della procedura di cui all’articolo 49.

Un problema per la chiusura dell’accordo con la brexit è la posizione dell’irlanda. Una volta che si

troverà accordo, viene stipulato dalcconsiglio che delibera a maggioranza qualificata, con la

maggioranza di blocco le modalità di uscita della GB dall’UE. La procedura prevede un termine di

due anni e scade a marzo 2019, i trattati devono essere applicati nel momento in cui entra in

vigore l’accordo, se l’accordo non entra in vigore entro 2 anni, comunque gli obblighi nei confronti

dell’unione cessano al termine dei due anni. Quindi se entro marzo 2019 la GB non trova un

accordo, la GB non godrà più dei vantaggi ell’UE ne dei diritti.

No. È disciplinato il processo di uscita ne dalle cooperazioni rafforzate ne dall’eurozona, quindi nel

caso della crisi della Grecia o nel caso di referendum che vogliano portare un paese fuori

dall’eurozona, richiede s sia possibile e se esiste una procedura nei trattati che consenta ciò.

È certo però che tale procedura vale solo per l’uscita totale di un paese dall’eurozona.

ART.288 TFUE

1. La procedura legislativa ordinaria consiste nell’adozione congiunta di un regolamento, di una

direttiva o di una decisione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio su pro- posta della

Commissione. Tale procedura è definita all’articolo 294.

2. Neicasispecificiprevistidaitrattati,l’adozionediunregolamento,diunadirettivaodiuna decisione da

parte del Parlamento europeo con la partecipazione del Consiglio o da parte di quest’ultimo con

la partecipazione del Parlamento europeo costituisce una procedura legislativa speciale.

3. Gli atti giuridici adottati mediante procedura legislativa sono atti legislativi.

4. Nei casi specifici previsti dai trattati, gli atti legislativi possono essere adottati su iniziativa di un

gruppo di Stati membri o del Parlamento europeo, su raccomandazione della Banca centrale

europea o su richiesta della Corte di giustizia o della Banca europea per gli inve-

stimenti.

Art. 294

La commissione fa una proposta legislativa, si muove dapprima il parlamento, che adotta una sua

posizione e la trasmette al consiglio. Quindi appena la commissione manda un testo di norme, il

parlamento approva o apporta delle modifiche al testo, se il consiglio non approva il testo

proposto dal parlamento, fa anche questo un articolato e lo rimanda al parlamento. Quando il

consiglio rimanda il testo spiega i motivi per il quale ha assunto delle posizioni diverse rispetto al

parlamento. Anche la commissione manda al parlamento la sua opinione riguardo la proposta.

Rimandata al parlamento o questo approva, o respinge in toto la posizione del consiglio e la

proposta s intende non adottata, oppure propone emendamenti alla posizione del consiglio, e

cosi il testo è nuovamente rimandato al consiglio ed alla commissione, quest’ultima può

rimandare una nuova posizione.

Scatta un nuovo meccanismo di silenzio-assenzo, ed entro tre mesi si può o approvare gli

emendamenti oppure non approvare gli emendamenti ed il presidente del consiglio entro 6

settimane nomina un comitato di conciliazione, ossia un tavolo tecnico politico al quale

partecipano sia rappresentanti del parlamento che del consiglio per mettersi a confronto.

A seguito del comitato di conciliazione, ciò che ne emerge Vine rimandato al parlamento e al

consiglio e successivamente deve essere infine approvata o ritenuta non accettabile.

Questa è la procedura ordinaria, ma esistono anche dei meccanismi di procedure semplificata.

Il diritto europeo prevale sul diritto interno senza necessita di ricorrere a espedienti quale giudizio

di costituzionalità, e quindi il giudice nazionale in caso di contrasto avrebbe dovuto disapplicare la

norma interna rispetto a quella comunitaria. Ciao fu stabilito nel ’73 dalla corte europea, che

successivamente venne fatto si che anche in Italia accadesse ciò, facendo in modo che anche qui

un giudice che trova incongruenza tra due norme, interne e comunitarie, è tenuto a disapplicare

quella interna, dovuto al fatto che l’ordinamento comunitario e quello nazionale, sono due

ordinamenti autonomi e distinti. In cui l’applicabilità dell’uno o l’altro si risolvono con il criterio

della competenza, quindi s una materia compete al diritto comunitario, allora si applicavano le

norme di dirti comunitario con disapplicazione delle norme di diritto interno.

Si è posto il tema dei controlimiti, che si è deciso di adottare per fare da argine, essendo basato

sul principio per cui in ogni caso le norme di diritto comunitario, non possono essere in contrasto

con i principi di diritto costituzionale del nostro ordinamento, perché qualora fossero in contrasto

allora ci sarebbe un problema di incostituzionalità che non riguarderebbe la orma interna, ma

quanto la legge di ratifica del trattato comunitario che ha recepito nell’ordinamento quella norma

comunitaria.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management
SSD:
Docente: Sepe Marco
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher filippo.sisti.22.01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico dell'economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Guido Carli - Luiss o del prof Sepe Marco.

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