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Riassunto esame Diritto, prof. Scalese, libro consigliato La rilevanza delle scusanti nella teoria dell'illecito internazionale Appunti scolastici Premium

Sunto per l'esame di Diritto internazionale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del testo consigliato dal docente, La rilevanza delle scusanti Nella teoria dell'illecito internazionale, Scalese. Gli argomenti trattati sono: il progetto di articoli sulla responsabilità internazionale, il descrivere un limite
al rispetto delle norme internazionali consuetudinarie o pattizie. Vedi di più

Esame di Diritto internazionale dal corso del docente Prof. G. Scalese

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compensati delle perdite materiali lentamente su per dall'applicazione delle esimenti, questo

indennizzo deve essere calcolato in funzione di esatto corrispettivo monetario del valore di

pregiudizi patrimoniali direttamente arrecati allo stato terzo dalla condotta antigiuridica.

Molto importante e infine chiarire che le disposizioni proposte dall'omissione di dirigente

nazionale hanno un carattere dispositivo in quanto inderogabili dalla diversa volontà degli stati e

potrebbero preventivamente accordarsi nel senso di una variazione in relazione all'istallazione di

determinati rapporti. Ci sono cioè delle leggi speciali che prevalgono sulle disposizioni del

progetto.

Stiamo parlando in altre parole della capacità di trasformare in lecita una condotta che

presenterebbe i caratteri dell'illiceità. Sembra quindi inosservanza alla logica giuridica le cause di

esclusione dell'illecito vanno ricondotte al più ampio fenomeno dell'esercizio del diritto idoneo ad

annullare il carattere antisociale della condotta posta in essere dallo stato della invoca.

In primo luogo analizzando il consenso va subito rilevato che non commette un illecito lo stato che

abbia offeso di diritto in presenza di una valida autorizzazione, e purché la situazione si sia svolta

nel rispetto dei limiti da questa posti. Il consenso infatti andrebbe considerato come elemento

costitutivo di un accordo tra lo stato autorizzante e quello autorizzato. Una dottrina contrastante

invece rappresenterebbe una manifestazione unilaterale di volontà del primo Stato. A prescindere

da questo il consenso dello stato reso finisce sempre con i risponde al medesimo schema, quello di

un negozio giuridico avente ad oggetto la sospensione di una pre-esistente norma giuridica.

Quindi il seguito questo negozio giuridico di in principio lex posterior derogato priori, l'azione dello

Stato viene privata di ogni carattere di antigiuridicità. Una volta inteso il consenso all'espressione

di una autonomia negoziale dei soggetti, la condotta per il suo tramite autorizzata è certamente

da ricondurre all'esercizio di un diritto.

Infatti deve ritenersi esistere al di là delle norme che descrivono determinati comportamenti, la

sfera delle libertà dei soggetti nella quale tutto ciò che non è vietato è permesso di dover

comportamento da questi principi in ogni caso è giuridicamente consentito ed anche protetto. Il

consenso quindi in dispensa lo stato autorizzato dall'osservanza dell'obbligo su di esso incombente

rende perciò la sua condotta ab inizio pienamente lecita.

Lo stesso discorso può essere ripetuto sia per la legittima difesa e sia per le contromisure la cui

analisi è preferibile prospettare congiuntamente: entrambe si configurano in una reazione illecito

subito dal soggetto che invoca, ad opera di uno stato terzo, trattasi quindi di forme di garanzia

dell'ordinamento tese ad assicurare il rispetto del diritto.

Le contromisure sono libertà attribuite allo stato che ha subito un illecito di agire contro la sfera

giuridica dell’ offensore ai fini satisfattori. Lo Stato Reagisce con una violazione di una altra

disposizione. La legittima difesa costituisce invece la possibilità eccezionalmente riconosciuto allo

stato vittima di un attacco armato di ricorrere all'uso della forza militare al solo scopo di

respingere l'aggressione subita.

Appare dunque che sia nell'una che nell'altra, siano nella sostanza forme di auto tutela consentite

dall'ordinamento internazionale e danno vita a tipici ipotesi di esercizio di un diritto, al pari già

esaminato consenso ogni situazione di auto tutela infatti viene presentata come esercizio di un

diritto. Ma lo stato che subisce l'azione di auto tutela è l'autore di un precedente illecito sul quale

grava un dovere di cessare la propria condotta antigiuridica. L'eventuale tentativo allora di esistere

al legittima difesa comporterebbe la commissione di un ulteriore atto illecito. Dovendosi quindi

escludere che si possa esistere alla legittima difesa e alle legittime misure di autotutela non può

che addormentarsi in favore dell'esistenza di un dovere soggiacere alla sanzione, ineludibile

riflesso del diritto di.

Possiamo quindi adesso dire che tutte le esimenti che abbiamo sin qui esaminato hanno un

minimo comune denominatore consistente nel ricollegarsi tutte all'esercizio del diritto scaturente

da un'attività lecita nel caso del consenso implicita in quello di legittima difesa e contromisure

dello Stato che vengono invocate.

Completamente diverso è il discorso invece per le restanti tre circostanze relative alla forza

maggiore allo stato di necessità e distress, non presentandosi interesse l'esercizio dell'con diritto

soggettivo da parte dello Stato che pretende di avvalersene : la forza maggiore ricorre ogni

qualvolta la violazione della norma commessa dallo stato rappresenti l'effetto di una forza

irresistibile ricollegabile all'evento che si pone al di fuori di qualunque possibilità di controllo. Lo

stato di necessità giustifica la condotta del soggetto che abbia agito contro la legge in quanto

costretto dal bisogno di assicurare la salvaguardia di un interesse essenziale da un pericolo grave

ed imminente. Il distress, di fatto cancella o restringe ogni concreta possibilità di scelta da parte

dell’agente e che scusa l'organo statale che per salvaguardare l'integrità fisica propria e delle

persone affidate alla sua responsabilità abbia dovuto osservare un contegno coincidente con una

norma agendi.

Concludiamo dicendo che la propinata difficoltà di rappresentare la forza maggiore non ha

necessità di il do in termini di legge rende problematica la riconduzione delle cause di esclusione

dei illiceità invece come detto sì sostanziale l'attribuzione agli stati di un vero e proprio diritto.

Occorre allora stabilire con esattezza la loro reale natura.

Bisogna adesso analizzare, perché le cause di esclusione dell'illecito passando dagli articoli 20,25

sul diritto dei trattati si traducano quindi in cause di sospensione dei trattati, una volta rapportate

alla sistematicità dell'accordo internazionale.

La prima circostanza da analizzare è quando la CDI afferma che tutte le cause di esclusione

dell'illecito incidano solo l'obbligazione internazionale senza estinguere o sospendere la relativa

fonte: ma affermare questo che vale comunque consentirne ancorché ben circoscritto periodo la

sopravvivenza esclusivamente su di un piano giuridico formale del trattato

Questa soluzione però risulta eccessivamente teorica perché trascura i peculiari connotati

dell'ordinamento giuridico internazionale. Inoltre questa tesi viene smentita dalla stessa CDI di

quando afferma che la loro applicazione renda in operativa l'obbligazione.

L'applicazione dell'articolo 20 del progetto si risolve in un'ipotesi di sospensione dei trattati e in

quanto contemplato dalla convenzione di Vienna agli articoli 57 58 59 non contraddiceva alcun

modo la tipicità delle cause di invalidità e inefficacia dell'accordo. E sappiamo non essere tassative

in modo esclusivo.

Per quanto riguarda invece la legittima difesa un contrasto con il richiamo al principio di tassatività

sembrerebbe doversi negare a priori vista la sua ristretta sfera di operatività e di regola non

dovrebbe comportare l'inosservanza di norme convenzionali, limitata come ad una eccezionale

ricorso alla violenza brutale in deroga al divieto assoluto di uso della forza. Anche in questa

circostanza profilandosi una causa atipica di sospensione dei trattati va negata qualsiasi

contraddizione con il principio di tassatività iniziale grazie all'articolo 73 della convenzione di

Vienna che sottrae al gioco delle norme in essa codificate ogni questione inerente lo scopo di

ostilità prevista, comprese le crisi militari generate da situazioni di legittima difesa.

Discorso diverse invece va affrontato per le contromisure quando queste si concretizza non è

mancato adempimento delle obbligazioni scaturenti da un accordo: innanzitutto l'articolo 60 della

convenzione di Vienna si limita a stabilire che dalla relazione sostanziale di un trattato possa

derivare la sua estinzione o sospensione senza però riferir all'eventualità che gli stati attuino

rappresaglie parti se al di fuori dello schema dello stesso accordo riconducibili al inosservanza di

una qualsiasi altra fonte normativa internazionale. Sembrerebbe quindi le contromisure non

rientranti nella sfera giuridica di questa disposizione, ma adottate in forza dell'articolo 22 del

progetto comportare una lesione del principio di tassatività del può.

La C.D.I ha optato per una ricostruzione della teoria di illecito fondata sulla doppia norma ;di una

primaria e stabilisce l'obbligo la cui violazione comporta l'illiceità della condotta ad esso contraria.

Quella secondaria e fissa il sorgere di una responsabilità a carico dell'autore dell’infrazione- non

c'è dubbio che l'articolo 73 della convenzione si riferisca alla sola forma secondari e pertanto

quest'ostacolo non può superarsi ricorrendo alla disposizione dello stesso .

Appare quindi di tutte le cause di esclusione della illiceità contemplate costituiscano tutt'altro che

un insieme omogeneo. La principale è rappresentata senza dubbio al rilievo e solo per talune di

esse, e precisamente il consenso, la legittima difesa e di contromisure l'operatività della relativa

norma sostanziale l'esercizio di un diritto da parte dello Stato che intende avvalersene; soltanto

relativamente queste fattispecie si profila un dovere dello Stato contro cui vengono invocate di

sopportare le conseguenze negative discendenti dalla loro applicazione e di non poterle

contrastare neppure con misure lecite.

Per quanto riguarda invece la forza maggiore, la necessità e il distress, il comportamento dello

stato appare giustificato non in quanto manifestazione del diritto ma piuttosto per l’impossibilà di

una differente condotta.

La non esigibilità prende il nome nella teoria generale del diritto di scusanti. La condotta

autorizzata dalle scusanti appare rigorosamente limitata al perseguimento di un tale interesse

solidaristico pertanto garantito in via di eccezione dall'ordinamento. Ne consegue che l'azione

dello Stato e si ritrova ad invocare le suddette scusanti divenendo di fatto il portatore di interesse

da esso sottinteso per potrebbe essere contestata con misure lecite da chi invece a sua volta ne

subisce l'applicazione a differenza di quanto accade per le cause di esclusione del illiceità. Per

questo è necessario distinguere tra cause di esclusione dell'illecito e scusanti a seconda che

giustifichino La condotta dello stato in forza ad un diritto, oppure al computer interesse

solidaristico.

Sembrerebbe in questa ipotesi e le scusanti si risolvano in una delle cause di esclusione della

responsabilità, piuttosto che dell'illecito, questa impostazione comporta che la condotta di Stato

anche mantenendo in pieno un carattere antigiuridico risulterebbe semplicemente non punibile

secondo il Comune regime di responsabilità previsto dal progetto: il fatto non perde il carattere di

illecito, ma si limitano le conseguenze negative da essi normalmente derivanti sulla base di

evidenti considerazioni di opportunità. Per giunta sostenendo questa tesi si arriva a scartare

qualsiasi congettura circa la possibile configurazione di queste esimenti quali eventuali ipotesi di

sospensione dei trattati, in contrasto con il principio di tassatività delle cause di invalidità e

inefficacia degli accordi. La soluzione accolta risulta perfettamente compatibile con la teoria

dell'illecito posta dalla CDI, e fondata di norma. In particolare nel momento in cui si conduce il

rapporto illecito responsabilità allo schema della doppia norma non ci dovrebbero essere ostacoli

alla rilevazione di una categoria di esimenti e operino nel senso di neutralizzare il funzionamento

della sua forma secondaria così che la condotta dello Stato rimarrebbe illecita anche senza

determinare il sorgere di una responsabilità a suo carico.

LA FORZA MAGGIORE

La forza maggiore è disciplinata dall'articolo 23 del progetto. Viene giustificato lo stato che si trovi

nell'impossibilità assoluta di agire conformemente ai comandi dell'ordinamento. La reazione di

questa esimente risiede nel rispetto di quel elementare esigenza di civiltà giuridica espressa, non

potendosi pretendere in tal caso il puntuale rispetto della norma. Per questa esimente la CDI ha

adottato un regime di responsabilità che, ai fini della determinazione dell'illecito, non contempla

la colpa nelle forme tanto dell'intenzione lesiva del soggetto DOLO, quanto per inosservanza della

diligenza dovuta: questo è comprovato da rilievo dell'articolo due, nel delineare gli elementi

costitutivi dell'illecito, non faccia riferimento alcuno alla condizione psicologica dello Stato, con

l'ovvia conseguenza che in linea di principio l'attribuzione nei suoi riguardi di un altro antigiuridico

prescinde del tutto dalla ricerca della sua consapevolezza. Perciò s'lo Stato può sottrarsi alla

responsabilità qualora riesca a dimostrare l'impossibilità di conformazione obblighi internazionali

su di esso gravante e quindi l'assenza di ogni curva soggettivamente intesa.

La forza maggiore alla stregua di scusante e perciò di cause di esclusione della responsabilità

risulta giocoforza limitata al funzionamento della sola norma secondaria. Quindi per concludere

con l'attribuzione dell'onere della prova all'attore è apparso preferibile escludere sempre ed in

ogni caso dalla dimostrazione dell'illecito conseguente alla violazione tanto del diritto pattizio

quanto di quello consuetudinario la considerazione di eventuali stati psichici della gente. Il che

però non porta ad escludere l'esistenza di specifiche previsioni introducano dei regimi speciali. È il

caso per esempio di particolari disposizioni che devono essere rispettate per esempio quando c'è

la visita di un presidente di un altro stato: in questa caso la violazione dell'illecito avviene perché lo

Stato, un obbligo contenuto da una forma non perché nel caso specifico viene adottato regime di

responsabilità.

Rispetto ai quali la verifica dell'avvenuta violazione dell'ordinamento appare subordinata

all'accertamento dell'imprudenza o imperizia dell'autore della condotta. Quindi potremmo dire

che l'ordinamento internazionale di direzione ha quindi verso un concetto di responsabilità

oggettiva e valuti l'inosservanza della diligenza dovuta, che prescinde del tutto dalla vicenda della

sua consapevolezza.

Elementi costitutivi.

I due elementi costitutivi della forza maggiore sono quindi individuati in un evento al di fuori del

controllo dello Stato, e di una conseguenza condizione di possibilità nel comportarsi lecitamente:

nel primo caso la causa della forza maggiore o rinvenirsi tra le più svariate ipotesi sia naturali sia

umane. Sotto il secondo profilo va invece a costituirsi in impossibilità del soggetto di uniformarsi

all'ordinamento che deve però essere assoluta e mai relativa: non basta lo Stato versi in una

situazione di semplice difficoltà, ma è necessario che l’agente si trovi in una condizione di totale

costrizione, o quanto meno nella perfetta incoscienza della antigiuridicità della propria condotta.

Infatti non solo il soggetto vittima di una forza irresistibile in ragione della quale non è più in grado

di rispettare comandi dell'ordinamento, può invocare la forza maggiore ma pure quello che in

presenza di un evento imprevisto non si renda conto dell'effettiva illiceità della sua condotta.

Tutto ciò permette di condurre nella più grande nozione di forza maggiore il cosiddetto caso

fortuito, da intendersi come quel evento imprevisto che impedisce allo stato di avere cognizione

della non conformità della propria condotta ha l'obbligo internazionale violato. Per molto tempo

parte della dottrina ha cercato però di prevedere una separata visione delle due fattispecie che

però arrivando persino ad attribuire come titolo dell'articolo entrambi i nomi; tuttavia però c'era

una difficoltà nel rinvenire della dottrina ad una indicazione precisa del caso fortuito e dunque

della versione definitiva dell'articolo 23 o ricondotto tutto in una unica perché il caso fortuito era

considerato come assorbito dalla più ampia visione della forza maggiore. E pertanto l'intento della

commissione era quello di prospettare la forza maggiore secondo una concezione lata e ne

favorisce un'ampia applicazione sarebbe forse stato meglio menzionare anche il caso fortuito,

perché così come esposto l'articolo 23 rischia di stimolare interpretazioni restrittive della norma

perché la parte di quei giuristi come quelle anglosassoni sono poco inclini ad attribuire eccessivo

rilievo alle eccezioni della forza maggiore ed è il caso fortuito.

Presupposti negativi

l'articolo 23 prevede poi la possibilità per lo Stato di non poter ricorrere alla forza maggiore

quando: lo Stato abbia volontariamente contribuito al verificarsi di una situazione di fatto nella

realtà manifestatisi, e che in ogni caso non abbia accettato preventivamente il rischio.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Sunto per l'esame di Diritto internazionale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del testo consigliato dal docente, La rilevanza delle scusanti Nella teoria dell'illecito internazionale, Scalese. Gli argomenti trattati sono: il progetto di articoli sulla responsabilità internazionale, il descrivere un limite
al rispetto delle norme internazionali consuetudinarie o pattizie.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Cassino - Unicas
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher br1one di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cassino - Unicas o del prof Scalese Giancarlo.

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