Che materia stai cercando?

Diritto processuale penale Appunti scolastici Premium

Programma:
Fonti
Principi costituzionali
Procedimento e processo penale
Soggetti
Atti processuali
Misure cautelari
Gli appunti riguardano quello che il prof ha spiegato a lezione e che chiede all'esame.
Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Garuti.

Esame di Diritto processuale penale docente Prof. G. Garuti

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

“Il giudice ha l’obbligo di astenersi:

se ha interesse Quando vi è un

 interesse diretto. Ci

nel sono delle situazioni

procedimento imbarazzanti da

gestire.

se ha dato Si tratta dell’ipotesi in

 cui il giudice viene

consigli o eventualmente da un

manifestato il giudizio su una

suo parere situazione relativa ad

sull'oggetto del “Il giudice può essere ricusato dalle parti:

un’intervista (sul

procedimento a) nei casi previsti dall’ART. 36 COMMA 1

giornale).

fuori LETTERE a), b), c), d), e), f), g);

dell'esercizio b) se nell'esercizio delle funzioni e prima

delle funzioni che sia pronunciata sentenza, egli ha

giudiziarie manifestato indebitamente il proprio

se alcuno dei

 convincimento sui fatti oggetto

prossimi dell'imputazione.”

congiunti di lui o

del coniuge è Fare il giudice e farlo bene è un mestiere molto

offeso o difficile. IL GIUDICE PUÒ GIÀ ESSERE

danneggiato dal CONVINTO DI UNA SITUAZIONE DI

reato o parte COLPEVOLEZZA, PERÒ NON DEVE DARLO A

privata VEDERE. Il giudice può essere convinto dopo

se si trova in Per esempio: non

 che il P.M. ha portato i suoi testimoni. Il giudice

puoi svolgere

taluna delle non conosce il processo; lo si forma davanti a

funzione di giudice o

situazioni di lui. Pertanto, il giudice deve essere bravo a

P.M. in un foro in cui

incompatibilità nascondere le sue convinzioni. Il giudice non

tua moglie o tuo

stabilite dagli può arrivare ad emettere una decisione prima

marito svolge

ART. 34 e 35 e che sia stato deciso sia sull’astensione che sulla

funzione di avvocato.

dalle leggi di ricusazione.

ordinamento

giudiziario (ART.

18 e 19)

se esistono altre

 Viene lasciato al

giudice la possibilità

gravi ragioni di di decidere se

convenienza. giudicare o meno.

QUANDO VI È UNA CAUSA DI ASTENSIONE,

IL GIUDICE HA L’OBBLIGO DI ASTENERSI.

Laddove un giudice si ritenga non libero da un

punto di vista del pensiero dell’indipendenza e

della terzietà, si astiene.

ART. 38 C.P.P

Indica dei TERMINI BEN PRECISI PER PROPORRE L’ISTANZA DI RICUSAZIONE.

ART. 40 C.P.P. (COMPETENZA A DECIDERE SULLA RICUSAZIONE)

Ci troviamo di fronte a un giudice che, eventualmente, LADDOVE SI ASTENGA O L’ISTANZA

DI RICUSAZIONE VENGA ACCOLTA, IL GIUDICE PERSONA FISICA DEVE ESSERE

CAMBIATO. Egli sarà cambiato da un magistrato del suo ufficio. Però, specialmente negli

uffici di piccole dimensioni, non sempre è possibile trovare u giudice che sostituisca un altro e

che non sia coinvolto in nessun modo in quel processo. In tal caso, viene individuato un

meccanismo all’ART. 43 COMMA 2 C.P.P.

ART. 43 C.P.P. (SOSTITUZIONE DEL GIUDICE ASTENUTO O

RICUSATO)

L’ART. 11 C.P.P. individua la COMPETENZA PER I PROCEDIMENTI RIGUARDANTI I

MAGISTRATI. Laddove un magistrato vada sottoposto a processo o sia persona offesa in un

processo, la competenza a decidere su eventuali sue responsabilità deve essere individuata.

PER RAGIONI DI OPPORTUNITÀ, IL MAGISTRATO NON POTRÀ MAI ESSERE

GIUDICATO DA MAGISTRATI CHE SIANO A LUI PARTICOLARMENTE VICINI. Si ritiene

che possano essere a lui particolarmente vicini tutti i magistrati appartenenti alla Corte

d’appello in cui lui lavora.

L’ART. 11 C.P.P. rimanda alla TABELLA A che identifica un criterio circolare (si trova

all’inizio delle norme di attuazione); essa è stilata sulla base di distanze chilometriche che

consente lo SPOSTAMENTO DEL PROCEDIMENTO DA UN LUOGO AD UN ALTRO, IN

CASO DI ASTENSIONE O RICUSAZIONE. Questo criterio serve per tutelare il principio del

RIMESSIONE DEL GIUDICE

In relazione a UN INTERO ORGANO GIUDICANTE

UN SINGOLO GIUDICE (PERSONA FISICA) (MONOCRATICO O COLLEGIALE)

L’istituto per tutelare l’imparzialità e la

Utilizziamo l’ASTENSIONE e la terzietà del giudice è la RIMESSIONE (del

RICUSAZIONE. processo).

La RIMESSIONE, disciplinata dall’ART. 45 all’ART. 49 C.P.P., è qualcosa di eccezionale nel

senso che VA A SPOSTARE RADICALMENTE LA COMPETENZA TERRITORIALE DI UN

PROCESSO, ossia lo svolgimento di un processo da un luogo a un altro. È giusto che un

procedimento si svolga nella sede in cui è avvenuto il fatto. I casi di rimessione sono

pochissimi.

ART. 45 C.P.P. (CASI DI RIMESSIONE)

 “In ogni stato e grado del processo di merito, quando GRAVI SITUAZIONI

LOCALI, TALI DA TURBARE LO SVOLGIMENTO DEL PROCESSO e NON ALTRIMENTI

ELIMINABILI, pregiudicano la libera determinazione delle persone che

partecipano al processo ovvero la sicurezza o l'incolumità pubblica, o

determinano motivi di LEGITTIMO SOSPETTO, la Corte di cassazione, su

richiesta motivata del procuratore generale presso la corte di appello o del

P.M. presso il giudice che procede o dell'imputato, rimette il processo ad altro

giudice“.

“LEGITTIMO Il sospetto che il Tribunale o la Corte o il giudice che deve

SOSPETTO” decidere non sia libero nella propria decisione. Ciò avviene in

caso di

campagna di stampa molto accesa o

 situazioni delicate in cui, per esempio, abbiamo testimoni

 che risultano non dire la verità perché sono stati forzati.

 ART. 46 C.P.P. (RICHIESTA DI RIMESSIONE)

 ART. 47 C.P.P. (EFFETTI DELLA RICHIESTA DI RIMESSIONE)

La richiesta di rimessione può avere determinati effetti. Può avere sia un EFFETTO

SOSPENSIVO, sia anche EVITARE LA SOSPENSIONE. La sospensione non è

obbligatoria.

GIURISDIZIONE

Il giudice si inserisce nel contesto della GIURISDIZIONE, il quale, sostanzialmente, può

essere di diverso tipo.

La sfera di potestà del giudice si

chiama GIURISDIZIONE PENALE.

Abbiamo, dunque, una GIURISDIZIONE:

PIENA SEMIPIENA AD ACTA

Indica il GIUDICE

 DELL’UDIENZA

PRELIMINARE che non

Si tratta di GIUDICI CHE

 decide in merito alla

DECIDONO TUTTO IN responsabilità

RELAZIONE A QUELLO dell’imputato ovvero non

CHE GLI VIENE gli è attribuito il potere di

SOTTOPOSTO. condannare un soggetto,

La loro attività culmina in

 potendo egli soltanto GIURISDIZIONE

una DECISIONE DI DECIDERE IN PUNTO DI

RESPONSABILITÀ, nel LIMITATA AL

SOSTENIBILITÀ

senso di assenza di COMPIMENTO DI

DELL’ACCUSA IN

innocenza o di DETERMINATI ATTI.

DIBATTIMENTO O

proscioglimento o di È quella giurisdizione

MENO.

colpevolezza. attribuita al GIUDICE

Ciò identifica una

IL GIUDICE DISPONE

 DELLE INDAGINI

giurisdizione semipiena

DELLA GIURISDIZIONE PRELIMINARI nel corso

perché NON PUÒ

PIENA NEL MOMENTO delle indagini preliminari,

ESSERE EMESSA UNA

IN CUI È INVESTITO DI laddove venga chiamato a

SENTENZA DI

UNA DOMANDA VOLTA decidere su una

CONDANNA, bensì una

AD ACCERTARE LA determinata situazione.

SENTENZA DI NON

RESPONSABILITÀ. LUOGO A PROCEDERE.

La giurisdizione piena è

 (Si tratta di una sentenza

quella del di natura processuale e

DIBATTIMENTO, dice al giudice: ”Ciò che

dell’APPELLO e della tu P.M. mi hai

CORTE DI CASSAZIONE. prospettato, non è

sostenibile in

dibattimento”).

I GIUDICI possono essere:

ORDINARI o COMUNI SPECIALI

(tutti i giudici penali) (in alternativa ai giudici comuni, ordinari)

CORTE Laddove decide per i

 reati compiuti da

COSTITUZIONAL determinati soggetti

E

GIUDICE DI

 (per esempio: il

PACE Presidente della

TRIBUNALE Può decidere in

 Repubblica)

composizione TRIBUNALE PER

monocratica o in I MINORENNI

composizione

collegiale. CORTE

CORTE In 1° grado.

 D’APPELLO PER

D’ASSISE I MINORENNI

CORTE In 2° grado

 MAGISTRATO DI

D’APPELLO SORVEGLIANZA

CORTE In 2° grado

 PER I

MINORENNI

D’ASSISE TRIBUNALE

D’APPELLO

CORTE DI In 3° grado

 MILITARE

CASSAZIONE CORTE

 MILITARE

D’APPELLO

MAGISTRATO

 MILITARE o di

sorveglianza

Un’altra distinzione che emerge tra i magistrati è GIUDICI

DI MERITO DI LEGITTIMITÀ

L’unico giudice di legittimità è la CORTE

COSTITUZIONALE che è chiamata a

Tutti quei giudici che decidono nel merito, valutare unicamente i profili di legittimità

che vanno ad identificare una responsabilità ovvero se i comportamenti tenuti dai

in senso stretto. magistrati dei gradi precedenti sono in linea

con il rispetto delle norme penali e

sostanziali e processuali.

All’interno della giurisdizione penale si vanno ad identificare delle competenze. Il concetto di

COMPETENZA viene definito come la MISURA DELLA GIURISDIZIONE.

COMPETENZA

COMPETENZA:

1. FUNZIONALE

È quella competenza PER STATO E GRADO DEL PROCESSO. Non troviamo questa

competenza all’interno del codice, ma viene desunta dalla struttura del codice stesso.

PER GRADI PER STATI

Abbiamo GIUDICE DELLO STATO

PRECEDENTE Il giudice che

 interviene nel corso

IN GIUDIZIO

Abbiamo un giudice competente per: delle indagini e

dell’udienza

1° GIUDICE DEL

 preliminare

DIBATTIMENTO

grado DEL GIUDIZIO Il giudice di 1°, 2° e 3°

2° GIUDICE D’APPELLO

 grado

grado DELL’ESECUZI Colui che darà

3° CORTE DI CASSAZIONE

 concretezza ed

ONE

(controllo di legittimità)

grado esecuzione alla pena

che è stata erogata e

che è divenuta

definitiva

La competenza funzionale è una DISTRIBUZIONE DELLA GIURISDIZIONE IN CAPO A

TUTTI GLI ORGANI GIUDICANTI che sono stati chiamati ad operare all’interno del processo

penale.

2. PER MATERIA

La competenza per materia è la competenza del giudice che si desume con riferimento

alla NATURA DELL’ACCERTAMENTO DEL REATO. Tale competenza viene stabilita sulla

base dell’ART. 4 C.P.P. (REGOLE PER LA DETERMINAZIONE DELLA COMPETENZA):

“Per determinare la competenza si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge

per CIASCUN REATO CONSUMATO O TENTATO. Non si tiene conto della

continuazione, della recidiva e delle circostanze del reato, fatta eccezione

delle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie

diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale”.

La competenza per materia deve essere qualcosa di fisso, non mutabile. Il rischio è che

se ci fosse la possibilità, ai fini della identificazione della competenza per materia, di

andare a manipolare l’accusa e l’imputazione, mettendo dentro più circostanze

aggravanti piuttosto che la continuazione piuttosto che la recidiva, si lascerebbe al P.M.

molta discrezionalità di andare a trovare il giudice che preferisce. In questo modo,

invece, abbiamo un SISTEMA DI IDENTIFICAZIONE DELLA COMPETENZA

BLINDATO.

La competenza per materia può essere valutata in base a 2 CRITERI:

QUANTITATIVO QUALITATIVO

In relazione alla GRAVITÀ DELLA PENA

(stabilita dal N° DI ANNI DI RECLUSIONE È di identificazione diretta da parte del

che vengono presi in considerazione in codice di una SERIE DI REATI IN CAPO

quella determinata previsione A UN GIUDICE PIUTTOSTO CHE A UN

sanzionatoria). Dunque, si prende in ALTRO

considerazione l’ART. 4 C.P.P.

ART. 5 C.P.P. (COMPETENZA DELLA CORTE DI ASSISE)

La Corte d’assise è competente per i REATI PIÙ GRAVI, per esempio:

 delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non <

24 anni;

 delitti consumati;

 per ogni delitto doloso se dal fatto è derivata la morte di una o più persone.

COMPETENZA DEL GIUDICE DI PACE

Essa è espressamente prevista dal DECRETO LEGISLATIVO 274/2000, il quale indica la

disposizione sulla COMPETENZA PENALE DEL GIUDICE DI PACE. L’ART. 4 dello

stesso decreto prende in considerazione la competenza per materia. Si tratta di una

COMPETENZA QUALITATIVA, nel senso che è una competenza ben dettagliata (tutti i

reati espressamente previsti: si tratta di REATI DA POCO COME L’INGIURIA).

ART. 6 C.P.P. (COMPETENZA DEL TRIBUNALE)

“Il tribunale è competente per i reati che non appartengono alla competenza

della CORTE DI ASSISE o del GIUDICE DI PACE”.

REATI PIÙ REATI PIÙ

LIEVI GRAVI

La competenza del TRIBUNALE è di natura RESIDUALE. Tuttavia, possiamo notare che

l’ART. 7 C.P.P. è stato abrogato nel 1998; esso era riferito alla COMPETENZA DEL

PRETORE (ORGANO MONOCRATICO) che prevedeva prima la competenza per reati fino a

4 anni. Il 90% dei processi era di competenza del pretore. La figura del pretore è stata

eliminata con la LEGGE SUL C.D. GIUDICE UNICO DI 1° GRADO. Un giudice che nel

processo abbia già dato una valutazione in punto di colpevolezza, non potrà poi essere

giudice in qualsiasi altra fase del processo. Questa situazione di incompatibilità, nel

momento in cui è stato emanato il codice, non la si aveva ben presente; anzi, si riteneva

che un giudice il quale conosceva già un pò il processo, fosse più indicato di altri a

decidere nelle fasi successive. Ciò ha determinato dei problemi. Fino a quando, nel 1999,

ANCHE NELLA PRETURA

è stato cambiato l’ART. 34 C.P.P. PRIMA DELLA LEGGE SUL C.D. GIUDICE UNICO DI

AVEVAMO L

’UFFICIO DEL

1° GRADO, si aveva GIUDICE PER LE INDAGINI

TRIBUNALE operava sempre in composizione

 PRELIMINARI CHE

COLLEGIALE OPERAVA SOLO NEI

PRETORE operava sempre in composizione

 PROCEDIMENTI PRETORILI.

MONOCRATICA

Tuttavia, tribunale e pretore, pur essendo organi di 1° grado, erano due organi tra di loro

decisamente distinti. Tutti i reati di competenza del pretore costituivano un mondo a sé,

che non si andava a mescolare con il tribunale. Di fatti, avevamo altresì una

PROCURA DELLA presso il TRIBUNALE

 REPUBBLICA

PROCURA DELLA presso il PRETORE

 REPUBBLICA

(detta “procurina”)

Nel 1998, tutte queste incompatibilità dettate dall’ART. 34 C.P.P. avevano provocato il

risultato che finivano i giudici per i processi perché metà erano presso la pretura e l’altra

metà erano presso il tribunale; e i giudici della pretura identificavano un ufficio diverso,

non potendo andare ad operare presso il tribunale. Pertanto, il legislatore del 1998, con la

legge sul c.d. giudice unico di 1° grado, ha messo tutto insieme; È STATO ELIMINATO

TUTTO QUELLO CHE RIGUARDAVA LA PRETURA ED È STATO UNITO TUTTO

DAVANTI AL TRIBUNALE.

Dal punto di vista della procura, abbiamo un’unica Procura che opera per il

 Tribunale e per la Corte d’assise.

Per il tribunale opera un unico ufficio di giudici per le indagini preliminari.

 Per il tribunale che deve decidere, abbiamo una serie di magistrati. Il tribunale

 opera in:

COMPOSIZIONE MONOCRATICA COMPOSIZIONE COLLEGIALE

Può operare:

o come opera la procedura davanti

 ART. 33 BIS C.P.P.

al tribunale in composizione (comma 1 e 2)

collegiale (indagini, udienza Si tratta di delitti delineati con il

preliminare, dibattimento) CRITERIO QUALITATIVO.

o mediante la c.d. CITAZIONE

 DIRETTA A GIUDIZIO

L’ITER DELLA CITAZIONE DIRETTA A

GIUDIZIO È:

1) INDAGINI PRELIMINARI

2) NON C’È L’UDIENZA PRELIMINARE

3) DIBATTIMENTO

ART. 33 TER C.P.P. (ATTRIBUZIONI DEL TRIBUNALE IN

COMPOSIZIONE MONOCRATICA)

Sono attribuiti al tribunale in composizione monocratica i delitti previsti dall’ART. 73

DELLA LEGGE DEL 1990, in materia di DROGA e quindi SPACCIO DI SOSTANZE

STUPEFACENTI. Inoltre, Il tribunale giudica in composizione monocratica, altresì, in

tutti i casi non previsti dall'ART. 33 BIS C.P.P. o da altre disposizioni di legge.

Tuttavia, abbiamo la possibilità che il tribunale in composizione monocratica sia adito

altresì attraverso un percorso differenze, ossia la CITAZIONE DIRETTA A GIUDIZIO.

Pertanto, non con indagini preliminari e il vaglio dell’udienza preliminare, ma

DIRETTAMENTE IL DIBATTIMENTO. Consideriamo l’ART. 550 C.P.P. che prende

inconsiderazione i casi di citazione diretta a giudizio. Si tratta di reati più gravi di quelli

del giudice di pace, ma stanno tutti in grosso modo ENTRO I 4 ANNI; perciò, LA

COMPETENZA DEL TRIBUNALE IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA PER

CITAZIONE DIRETTA A GIUDIZIO (senza l’udienza preliminare) È LA VECCHIA

LA COMPETENZA PER MATERIA È

COMPETENZA DEL PRETORE.

FONDAMENTALE. LA GRAVITÀ DEVE ESSERE

INTESA SIA SOTTO IL PROFILO DELLA

SANZIONE, SIA SOTTO IL PROFILO DELLE

DIFFICOLTÀ DELL’ACCERTAMENTO.

3. COMPETENZA PER TERRITORIO

Essa è individuata sulla base del RAPPORTO TRA IL LUOGO IN CUI È STATO

COMMESSO IL REATO E LA SEDE GIUDIZIARIA IN CUI QUEL LUOGO È

Per esempio: per un reato compiuto a Modena è competente il tribunale

RICOMPRESO.

di Modena per ragioni di accertamento. Abbiamo una serie di REGOLE GENERALI e una

serie di REGOLE SUPPLETIVE.

ART. 8 C.P.P. (REGOLE GENERALI)

COMMA Intendendosi “commesso” il LUOGO IN CUI IL REATO SI È CONSUMATO.

1

COMMA

2 Per esempio: incidente stradale nelle montagne modenesi. Il soggetto

riporta un trauma importante. Il pronto soccorso lo porta in un ospedale

specializzato a Bologna. Il soggetto, dopo un periodo di coma, muore. È

evidente che il decesso è avvenuto a Bologna; il fatto di reato, invece, è

avvenuto nelle montagne modenesi, per cui è competente a decidere il

tribunale di Modena.

COMMA

3 Per esempio: sequestro di persona. Tizio viene sequestrato a Modena e poi

viene tenuto prigioniero a Carpi. Sarà competente a decidere il tribunale di

Modena.

ART. 9 C.P.P. (REGOLE SUPPLETIVE)

COMMA 1 “Se la competenza non può essere determinata a norma dell'ART. 8,

è competente il giudice dell'ultimo luogo in cui è avvenuta una

parte dell'azione o dell'omissione.

COMMA 2 Se non è noto il luogo indicato nel comma 1, la competenza

appartiene successivamente al giudice della residenza, della dimora

o del domicilio dell'imputato.

COMMA 3 Se nemmeno in tale modo è possibile determinare la competenza,

questa appartiene al giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio del

pubblico ministero che ha provveduto per primo a iscrivere la

notizia di reato nel registro previsto dall'ART. 335.”

Tutte queste regole vengono poi, a loro volta, prese in considerazione per i REATI

COMMESSI ALL’ESTERO. Pertanto, consideriamo l’ART. 10 C.P.P..

L’ART. 11 C.P.P. disciplina la COMPETENZA PER I PROCEDIMENTI RIGUARDANTI I

MAGISTRATI. Infatti, nel caso in cui vi sia un magistrato imputato o magistrato persona

offesa, non si possono utilizzare le regole ordinarie, ma bisognerà giudicare il magistrato

tramite il criterio circolare.

4. COMPETENZA PER CONNESSIONE

È stata identificata perché nel CODICE DEL 1930 non esisteva una connessione da un

punto di vista normativo, ma la competenza per connessione era nata a seguito di

un’applicazione giurisprudenziale. Pertanto, NEL MOMENTO IN CUI VI ERA UN

COLLEGAMENTO TRA UN PROCEDIMENTO E UN ALTRO, SI SPOSTAVA TUTTO

DAVANTI A QUELLO CHE ERA SOSTANZIALMENTE IL REATO PRINCIPALE,

apportando delle deroghe di fatto alla competenza per materia e alla competenza per

territorio. Il legislatore del 1998 ha deciso di andare a identificare per legge I CASI IN

CUI SIA POSSIBILE ANDARE A DEROGARE ALLA COMPETENZA PER MATERIA E

ALLA COMPETENZA PER TERRITORIO. Ciò in ragione del fatto che la completezza

dell’accertamento prevale sul principio che ogni processo deve rimanere davanti al suo

giudice naturale precostituito per territorio o per materia.

Per esempio: nel caso del processo Emilia, ci sono dei fatti avvenuti a Modena, dei fatti

avvenuti a Bologna, dei fatti avvenuti a Parma, dei fatti avvenuti a Cremona, dei fatti

avvenuti a Reggio. Ma ciò che tiene unito tutto è l’associazione a delinquere che

promana da Reggio e presente i vari collegamenti. Se questo processo fosse stato

mantenuto diviso, una visione unitaria di questo tipo non la si avrebbe mai avuta.

ART. 12 C.P.P. (CASI DI CONNESSIONE)

“Si ha connessione di procedimenti:

a) IPOTESI DI CONNESSIONE DI NATURA

SOGGETTIVA

b) CONNESSIONE OGGETTIVA

c) CONNESSIONE TELEOLOGICA

Il codice va a delineare quelli che sono i CRITERI ATTRIBUTIVI AUTONOMI DI

COMPETENZA PER CONNESSIONE; esso va a delineare dove vanno i processi in caso di

connessione. Pertanto, identifica sia dei casi in cui vi sia una CONNESSIONE TRA

PROCEDIMENTI ORDINARI E PROCEDIMENTI SPECIALI. Se alcuni dei procedimenti

appartengono alla competenza del giudice ordinario e vengono dati alla competenza della

Corte costituzionale, il tutto viene vissuto dalla Corte costituzionale. La connessione tra

reati ordinari e reati militari, viene tutto riportato al giudice ordinario a condizione che il

reato del giudice ordinario sia più grave di quello militare.

ART. 13 C.P.P. (CONNESSIONE DI PROCEDIMENTI DI COMPETENZA DI

GIUDICI ORDINARI E SPECIALI)

ART. 14 C.P.P. (LIMITI ALLA CONNESSIONE NEL CASO DI REATI COMMESSI

DA MINORENNI)

ART. 15 C.P.P. (COMPETENZA PER MATERIA DETERMINATA DALLA

CONNESSIONE)

ART. 16 C.P.P. (COMPETENZA PER TERRITORIO DETERMINATA DALLA

CONNESSIONE)

DIFETTO DI COMPETENZA

Può succedere che esista all’interno del processo un

1. DIFETTO DI GIURISDIZIONE

2. DIFETTO DI COMPETENZA (o incompetenza)

3. DIFETTO DI ATTRIBUZIONE

1. DIFETTO DI GIURISDIZIONE

È disciplinato dall’ART. 20 C.P.P.. Può esistere sia un difetto di giurisdizione

ASSOLUTO RELATIVO

Il giudice che viene chiamato a decidere su

quella determinata situazione, NON HA Si verifica laddove, invece di un giudice

ASSOLUTAMENTE UN POTERE DI speciale, SI ATTINGE A UN GIUDICE

DECIDERE in ordine a materie di quel tipo ORDINARIO.

perché è di giurisdizione differente.

Per esempio: viene attinto un giudice Per esempio: invece di attingere il giudice

penale, ma in realtà la giurisdizione che penale minorile, si attinge il giudice

deve essere attinta è di tipo ordinario penale.

amministrativa.

Il difetto di giurisdizione può essere rilevato anche d’ufficio in ogni stato e grado. Nel caso

in cui tale difetto di giurisdizione sia rilevato nel corso delle indagini preliminari, decide sul

difetto stesso il GIP tramite una ORDINANZA. I PROVVEDIMENTI DEL GIUDICE

sono:

DECRETO

 ORDINANZA

 SENTENZA

Successivamente, il GIP TRASMETTE GLI In questo caso decide il GIUDICE CHE

ATTI AL P.M. il quale, sulla base PROCEDE; il giudice decide con una

dell’ordinanza, viene invitato a muoversi SENTENZA, nella quale dichiara il difetto di

nella direzione che gli è stata indicata giurisdizione e restituisce gli atti, laddove lo

nell’ordinanza. Più o meno allo stesso ritenga opportuno, ALL’AUTORITÀ CHE

modo si agisce qualora questo difetto di RITIENE ESSERE COMPETENTE.

giurisdizione venga accertato IL GIUDICE DECIDE CON UNA SENTENZA

DOPO LA CHIUSURA DELLE

 PERCHÉ È GIÀ STATA ESERCITATA

INDAGINI PRELIMINARI ovvero L’AZIONE PENALE: ogni qualvolta si abbia un

nell’ambito del GIUDIZIO DI 1°

 esercizio dell’azione penale, si apre un

GRADO, DI 2° GRADO o processo penale in senso stretto, il quale non

DAVANTI ALLA CORTE DI

 può rimanere aperto.

CASSAZIONE.

2. DIFETTO DI COMPETENZA (O INCOMPETENZA)

A. PER MATERIA

B. PER TERRITORIO

C. DERIVANTE DA CONNESSIONE

A. INCOMPETENZA PER MATERIA

RIEPILOGANDO, l’incompetenza per materia può essere rilevata, ANCHE D’UFFICIO, IN

OGNI STATO E GRADO DEL PROCESSO, con 2 ECCEZIONI:

INCOMPETENZA PER MATERIA

PER ECCESSO DERIVANTE DA CONNESSIONE

Deve essere eccepita ENTRO LA

 CONCLUSIONE DELL’UDIENZA

PRELIMINARE, ai sensi dell’ART. 21

COMMA 2 C.P.P..

Deve essere eccepita nell’ambito delle Laddove manchi l’udienza preliminare,

QUESTIONI PRELIMINARI AL entro il termine di cui all’ART. 491

DIBATTIMENTO, quindi subito dopo COMMA 1 C.P.P.. Termine

aver effettuato il controllo su regolare quest’ultimo entro il quale, se si vuole

costituzione delle parti ai sensi coltivare l’eccezione di incompetenza,

dell’ART. 497 COMMA 1 C.P.P. deve essere riproposta l’eventuale

eccezione di competenza per materia

che è stata proposta nell’ambito

dell’udienza preliminare ed è stata

rigettata.

B. INCOMPETENZA PER TERRITORIO

È anch’essa rilevata o eccepita ai sensi dell’ART. 21 COMMA 2 C.P.P. ovvero ENTRO

LA CONCLUSIONE DELL’UDIENZA PRELIMINARE. Laddove manchi l’udienza

preliminare, entro il termine di cui all’ART. 491 COMMA 1 C.P.P.. Termine

quest’ultimo entro il quale, se si vuole coltivare l’eccezione di incompetenza, deve

essere riproposta l’eventuale eccezione di competenza per materia che è stata

proposta nell’ambito dell’udienza preliminare ed è stata rigettata.

Nel caso di incompetenza per territorio, bisogna SEMPRE seguire questa regola.

L’INCOMPETENZA PER TERRITORIO DERIVANTE DA CONNESSIONE è disciplinata

dall’ART. 21 COMMA 3 C.P.P.

Vediamo poi, che negli articoli che seguono (ART. 22, 23, 24, 25, 26, 27 C.P.P.)

abbiamo le singole discipline collegate alle FASI DEL PROCESSO (cosa succede nel

momento in cui viene rilevata o eccepita l’incompetenza nelle singole fasi del

processo).

ART. 22 C.P.P. (INCOMPETENZA DICHIARATA DAL GIUDICE PER LE

 INDAGINI PRELIMINARI)

Il giudice per le indagini preliminari deve dichiarare la propria incompetenza, per

qualsiasi causa, con una ORDINANZA e restituisce gli atti al P.M. Dopo la chiusura

delle indagini preliminari, Dopo la chiusura delle indagini preliminari il giudice, se

riconosce la propria incompetenza per qualsiasi causa, la dichiara con SENTENZA

e ordina la trasmissione degli atti al P.M. presso il giudice competente.

ART. 23 C.P.P. (INCOMPETENZA DICHIARATA NEL DIBATTIMENTO DI

 1° GRADO)

COMMA 1 Questa disposizione è stata dichiarata INCOSTITUZIONALE, perciò

la trasmissione degli atti non sarà al giudice competente, ma al P.M.

PRESSO IL GIUDICE COMPETENTE. Questo perché è il P.M. che

deve decidere la strada da prendere. Lo stesso discorso vale per i

giudici d’appello.

ART. 24 C.P.P. (DECISIONE DEL GIUDICE DI APPELLO SULLA

 COMPETENZA)

L’incostituzionalità della norma viene rimessa, non al giudice, ma al P.M.

PRESSO IL GIUDICE COMPETENTE. Per arrivare al giudice d’appello, salvo che

non ci sia una incompetenza per materia, DEVONO ESSERE STATE ECCEPITE

LE INCOMPETENZE, sia per territorio che per materia derivante da connessione,

entro la conclusione dell’udienza preliminare e deve essere stata rigettata la

 questione,

entro l’apertura del dibattimento (ART. 491 COMMA 1 C.P.P.) e deve

 essere stata rigettata la questione e riproposta coi motivi d’appello a

sostegno dell’impugnazione avverso la sentenza di 1° grado.

ART. 25 C.P.P. (EFFETTI DELLE DECISIONI DELLA CORTE DI

 CASSAZIONE SULLA GIURISDIZIONE E SULLA COMPETENZA)

La decisione della corte di cassazione sulla giurisdizione o sulla competenza deve

essere riproposta o seguendo tutto il percorso e poi RIPROPOSTA CON I

MOTIVI DI RICORSO PER CASSAZIONE, salvo che non vi sia un difetto di

incompetenza per materia che può essere proposta per la prima volta in

cassazione; diversamente, occorre averla RIPROPOSTA ENTRO I LIMITI

RIGUARDANTI E RELATIVI A TUTTI I GRADI. LA CASSAZIONE PUÒ

ARRIVARE A DECIDERE SULLE SINGOLE INCOMPETENZE: IN TAL CASO

ANNULLA LA SENTENZA E RIMETTE GLI ATTI PRESSO IL P.M.

COMPETENTE.

ART. 26 C.P.P. (PROVE ACQUISITE DAL GIUDICE INCOMPETENTE)

 In forza del PRINCIPIO DI CONSERVAZIONE DEGLI ATTI, il fatto che un

procedimento si sia svolto davanti a un giudice non competente, non produce

l’inefficacia delle prove che sono già state acquisite. LE PROVE CHE SONO

STATE ACQUISITE ANCHE DAVANTI A UN GIUDICE EVENTUALMENTE

INCOMPETENTE HANNO VALORE.

Diverse dalle prove sono le DICHIARAZIONI (o PROVE DICHIARATIVE), le

quali vengono FORMATE DAVANTI AL GIUDICE. Le dichiarazioni che sono state

rese davanti a un giudice incompetente per materia, laddove

NON SIANO Vengono mantenute come prove

 RIPETIBILI

SIANO RIPETIBILI Possono essere utilizzate unicamente in sede di udienza

 preliminare o per le contestazioni nell’ambito del

dibattimento.

ART. 27 C.P.P. (MISURE CAUTELARI DISPOSTE DAL GIUDICE

 INCOMPETENTE) Per

Può essere che un giudice incompetente disponga una misura cautelare.

esempio: una rapina a Modena. I malviventi sentono che sta arrivando la polizia

e scappano. Si buttano sull’auto sole, escono a Bologna, cercano di sfuggire. Ma

a Bologna vengono fermati e arrestati. Il giorno dopo c’è l’udienza di convalida

dell’arresto effettuata dal giudice delle indagini preliminari di Bologna. Tale

giudice ritiene che sussistano delle condizioni per applicare una misura cautelare

perché il rischio che i soggetti arrestati pongano in essere reati della stessa

specie esiste. Il giudice applica la misura cautelare. Tuttavia egli è incompetente

per territorio. Il giudice competente per territorio è quello di Modena. Pertanto, il

giudice di Bologna applica la misura cautelare e restituisce gli atti al P.M. di

Modena, il quale richiederà al GIP di Modena la rinnovazione della misura.

Il giudice al quale viene trasmesso il provvedimento di applicazione della misura

cautelare, emesso dal giudice competente, deve a sua volta interrogare

l’indagato che è stato sottoposto a misura e rinnovargli la misura cautelare. Egli

deve, dunque, effettuare una ULTERIORE VALUTAZIONE DELL’OPERATO DEL

GIUDICE CHE SI È DICHIARATO INCOMPETENTE.

3. DIFETTO DI ATTRIBUZIONE (CAPO 6 BIS DALL’ART. 33

QUINQUIES ALL’ART. 33 NONIES C.P.P.)

Il DIFETTO DI ATTRIBUZIONE può essere riconducibile a:

TRIBUNALE COLLEGIALE PIUTTOSTO CHE TRIBUNALE MONOCRATICO O

 PASSAGGIO O MENO ATTRAVERSO L’UDIENZA PRELIMINARE.

 ART. 33 QUINQUIES C.P.P. (INOSSERVANZA DELLE DISPOSIZIONI

 SULLA COMPOSIZIONE COLLEGIALE O MONOCRATICA DEL

TRIBUNALE)

Esso si pone, rispetto all’attribuzione, sulla stessa lunghezza d’onda in cui si poneva

l’ART. 21 C.P.P. (INCOMPETENZA).

ART. 33 SEXIES C.P.P. (INOSSERVANZA DICHIARATA NELL’UDIENZA

 PRELIMINARE)

Si parla di UDIENZA PRELIMINARE perché nelle indagini preliminari non sappiamo

ancora come si muoverà il P.M. nell’esercitare l’azione penale. IL GIUDICE RITIENE

CHE IL P.M. non doveva, per il reato che aveva contestato, esercitare l’azione

penale passando attraverso l’udienza preliminare, ma, sulla base dei canoni

dell’ART. 550 C.P.P., DOVEVA ESERCITARE DIRETTAMENTE L’AZIONE PENALE

mettendo la citazione diretta a giudizio, andando direttamente in dibattimento. In

questo caso, il giudice dell’udienza preliminare emette ordinanza con la quale

ritrasmette gli atti al P.M. e ordina di emettere il decreto di citazione diretta a

giudizio.

ART. 33 SEPTIES C.P.P. (INOSSERVANZA DICHIARATA NEL

 DIBATTIMENTO DI PRIMO GRADO)

COMMA 1 Gli atti vengono trasmessi al giudice competente e non al P.M. perché

l’esercizio dell’azione penale del P.M. è corretto: egli HA

CORRETTAMENTE ADITO AL GIUDICE DELL’UDIENZA

PRELIMINARE; è il giudice dell’udienza preliminare che si è

eventualmente sbagliato. Pertanto, non c’è un vizio sull’esercizio

dell’azione penale, ma VI È UN VIZIO SULLA DECISIONE DEL

GIUDICE DELL’UDIENZA PRELIMINARE.

“Fuori dai casi previsti dalla comma 1”

COMMA 2 significa nel dibattimento di

1° grado non instaurato a seguito dell’udienza preliminare, ma nel

DIBATTIMENTO DI 1° GRADO INSTAURATO A SEGUITO DI UNA

CITAZIONE DIRETTA A GIUDIZIO.

ART. 33 OCTIES C.P.P. (INOSSERVANZA DICHIARATA DAL GIUDICE DI

 APPELLO O DALLA CORTE DI CASSAZIONE)

Il giudice di appello o la corte di cassazione emette una SENTENZA e trasmette gli

atti al P.M. presso il giudice di 1° grado quando ritiene che vi sia stato un ERRORE,

purché siano state eccepiti i difetti di attribuzione entro i termini previsti.

ART. 33 NONIES C.P.P. (VALIDITÀ DELLE PROVE ACQUISITE)

 Emerge un forte PRINCIPIO DI CONSERVAZIONE DEGLI ATTI E DELLE PROVE.

Sia gli atti che le prove, assunte in difetto di attribuzione, mantengono comunque

valore nell’ambito del procedimento in cui vengono utilizzate.

RIUNIONE E SEPARAZIONE DEI PROCESSI

Sappiano che la connessione determina una competenza per materia o per territorio in virtù

di una serie di situazioni. Il concetto di connessione vive anche nel momento in cui

determinati processi rimangono tra loro spaccati. Può esistere VINCOLO CONNETTIVO

ANCHE TRA PROCESSI CHE CONTINUANO AD ESSERE GIUDICATI SEPARATAMENTE

Per esempio: l’imputato di un procedimento connesso, anche se viene

TRA DI LORO.

giudicato separatamente, ha una posizione in forza della quale, laddove va a rilasciare delle

dichiarazioni in qualità di testimone, rischia di rilasciare delle dichiarazioni che inguaiano sé

stesso. Esistono, nell’ambito del processo, due istituti:

RIUNIONE DEI PROCESSI SEPARAZIONE DEI PROCESSI

La regola del sistema di procedura penale vuole Il legislatore ha elencato una serie di situazioni

far prevalere la separazione dei procedimenti nelle quali, eccezion fatta per le ipotesi in cui il

sulla riunione per EVITARE MAXI PROCESSI e giudice reputi la riunione assolutamente

per consentire che i processi si svolgano necessaria, deve essere disposta la separazione

singolarmente velocemente, ognuno nella dei processi, ai sensi dell’ART. 18 C.P.P.

propria sede, davanti al giudice naturale quando nel corso dell’udienza preliminare È

precostituito per legge. POSSIBILE DECIDERE LA POSIZIONE DI

UN IMPUTATO;

Esistono, tuttavia, delle situazioni che, in quando per un imputato SI DEVE

presenza di DETERMINATI PRESUPPOSTI, SOSPENDERE IL PROCEDIMENTO;

consigliano la riunione dei processi. quando UN IMPUTATO NON È

Ai sensi dell’ART. 17 C.P.P. tale riunione è

possibile:

se i processi sono nello STESSO STATO E

 COMPARSO IN DIBATTIMENTO ed

GRADO; occorra rinnovargli la citazione;

se i processi pendono di fronte al quando il DIFENSORE DI UN IMPUTATO

 

MEDESIMO GIUDICE; NON È COMPARSO in dibattimento per

se tra i processi esiste un’IPOTESI DI motivi legittimi;

 quando per un imputato l’istruzione

CONNESSIONE oppure se si versa

nell’ipotesi di cui all’ART. 371 CO. 2 LETT. dibattimentale è già stata conclusa, mentre

B (COLLEGAMENTO PROBATORIO); per altri deve ancora continuare.

se la RIUNIONE NON DETERMINA UN

 In tutti gli altri casi, LA SEPARAZIONE PUÒ

RITARDO nella definizione del ESSERE SEMPRE DISPOSTA (SEPARAZIONE

procedimento. FACOLTATIVA) QUALORA IL GIUDICE LA

RITENGA UTILE AI FINI DELLA SPEDITEZZA

LA RIUNIONE NON SIGNIFICA DEL PROCESSO.

NECESSARIAMENTE CONNESSIONE perché i

reati possono essere tra di loro connessi, ma

sono in uno stato e grado diverso del processo.

OVVIAMENTE, SIA LA RIUNIONE CHE LA SEPARAZIONE

VENGONO DISPOSTE CON PROVVEDIMENTO DEL GIUDICE CHE SI

CHIAMA ORDINANZA.

I CONFLITTI DI GIURISDIZIONE E DI COMPETENZA

PUÒ ACCADERE CHE ANCHE I GIUDICI, TRA DI LORO, LITIGHINO: essi vogliono

mantenere o non vogliono mantenere la giurisdizione o la competenza su un determinato

processo, o meglio la decisione su un determinato fatto di una determinata persona. I

CONFLITTI SI VANNO A RADICARE IN ORDINE A FATTI E IN ORDINE A PERSONE, e non

in ordine a processi. Possiamo, dunque, parlare di:

CONFLITTI DI Si avranno tra un GIUDICE COMUNE e un GIUDICE

 SPECIALE

GIURISDIZIONE

CONFLITTI DI Si avranno tra GIUDICI ORDINARI

 COMPETENZA

L’ART. 28 C.P.P. prende in considerazione i casi di CONFLITTO SIA DI GIURISDIZIONE CHE

DI COMPETENZA.

COMMA 2 Fa riferimento ai conflitti dei CASI ANALOGHI, ovvero quei conflitti che

possono verificarsi in casi analoghi da un punto di vista SOGGETTIVO sia da

un punto di vista OGGETTIVO. Facciamo riferimento a momenti processuali nei

quali vi è il rischio che nell’ambito del processo ci sia una stasi del processo

Per esempio può succedere che un giudice imponga all’altro di

stesso.

formulare l’imputazione in un modo piuttosto che in un altro. Si tratta di

situazioni rare, ma che possono verificarsi.

COMMA 3 Possiamo capire che conflitti su ragioni di competenza per territorio

determinata dalla connessione significherebbe mettere in crisi l’istituto della

connessione.

LA MODALITÀ PIÙ SEMPLICE PER LA CESSAZIONE DEL CONFLITTO (ART. 29 C.P.P.) È

CHE UN GIUDICE PRENDA O RIFIUTI DI PRENDERE IL CONTENDERE.

Due giudici vogliono lo stesso contendere. A lo lascia a B.

 Nessuno dei due giudici vuole il contendere. A prende il contendere.

Il conflitto può essere rilevato ANCHE SU ISTANZA DI PARTE, deve essere DENUNCIATO

NELLA CANCELLERIA DI UNO DEI DUE GIUDICI IN CONFLITTO e quello nei confronti del

quale viene depositato l’atto, deve immediatamente emettere una ORDINANZA con la quale

trasmette gli atti alla CORTE DI CASSAZIONE. Sostanzialmente, un giudice in conflitto deve

sempre essere notiziato sia laddove un giudice lo rilevi d’ufficio, sia laddove un giudice lo

rilevi a seguito dell’eccezione di una delle parti.

SUL CONFLITTO DECIDE LA CORTE DI CASSAZIONE IN CAMERA DI CONSIGLIO (ovvero

senza la partecipazione delle parti). Si prevede che la Corte di cassazione possa assumere

tutte le informazioni necessarie per istruire questa decisione. La Corte di cassazione decide

con una SENTENZA che viene immediatamente comunicata ai giudici in conflitto e alle parti.

Anche in questo caso si applicano le regole previste dalla conservazione del valore degli atti e

delle prove che eventualmente sono già stati raccolti davanti al giudice.

QUESTIONI PREGIUDIZIALI ART. 2, 3, 479 C.P.P.

Le QUESTIONI PREGIUDIZIALI sono disciplinate nell’ambito degli

ART. 2 Ci dice cosa è la COGNIZIONE DEL GIUDICE. IL GIUDICE PENALE HA UNA

C.P.P. COGNIZIONE PIENA, ha cognizione di tutto quello che gli viene sottoposto.

Pertanto, anche laddove al giudice venga sottoposta una questione che non è

strettamente penale, ma è intrinsecamente collegata a questione penale,

deve decidere.

Tuttavia, EVENTUALI DECISIONI O QUESTIONI di natura civile o di natura

 amministrativa che vengono adottati dal giudice nell’ambito del processo

penale NON HANNO EFFETTO nel processo eventualmente civile o

eventualmente amministrativo riguardante queste situazioni.

Per esempio: Tizio ruba la macchina di Caio. Il giudice afferma che la

 macchina non è di Tizio. Laddove ci dovesse essere una causa civile in cui si

discute sulla proprietà del bene, la decisione del giudice penale, nonostante

Tizio sia stato condannato per furto, non può andare a incidere sulla causa

civile.

“Salvo che non sia diversamente stabilito” è presente negli ART. 3 e

 479 C.P.P..

ART. 3 Disciplina le QUESTIONI PREGIUZIALI, distinte dalla QUESTIONI

C.P.P. PRELIMINARI.

RIGUARDANO SITUAZIONI Richiamate nell’ambito dell’ART.

PARTICOLARI CHE SONO 491 C.P.P.

SOTTOPOSTE VENGONO PROSPETTATE PRIMA

ALL’ATTENZIONE DEL DELL’APERTURA DEL

GIUDICE. DIBATTIMENTO E POSSONO

RIGUARDARE VARI ASPETTI.

LA DECISIONE DEL GIUDICE DIPENDE DALLA RISOLUZIONE DI UNA

SITUAZIONE RIGUARDANTE:

LO STATO DI FAMIGLIA O

 LO STATO DI CITTADINANZA.

L’ART. 3 C.P.P. è un articolo di CARATTERE GENERALE. Per cui LE QUESTIONI

PREGIUDIZIALI POSSONO EMERGERE IN QUALSIASI STATO E GRADO DEL

PROCESSO QUANDO UN GIUDICE DEVE DECIDERE.

“SE LA QUESTIONE È Di difficile soluzione

SERIA”

“PUÒ” “Deve” sospendere perché il GIUDICE PENALE si

trova in una situazione in relazione alla quale

NON HA GLI STRUMENTI IDONEI PER

DECIDERE su una situazione riguardante lo stato

di famiglia o lo stato di cittadinanza.

“FINO AL PASSAGGIO IN Fino a quando la sentenza non è divenuta

GIUDICATO DELLA definitiva.

SENTENZA”

“DECIDE IN CAMERA DI Vedi ART. 127 C.P.P.

CONSIGLIO”

“COMPIMENTO DEGLI Nel caso in cui si provveda a sospendere un

ATTI URGENTI” procedimento (nel nostro C.P.P., le ipotesi di

sospensione sono tassative perché un processo

non dovrebbe mai essere sospeso), IL GIUDICE

PUÒ, tuttavia, PROCEDERE AL COMPIMENTO

Per esempio: raccolta di

DEGLI ATTI URGENTI.

una testimonianza di una signora anziana che sta

per morire.

“HA EFFICACIA DI Significa che la SENTENZA FA STATO NEL

GIUDICATO NEL PROCEDIMENTO PENALE, ossia deve essere

PROCEDIMENTO considerata per quello che dice.

Per esempio: la sentenza dice che l’auto è di Tizio

PENALE” oppure Tizio è cittadino italiano. Nel procedimento

penale che riprende dopo la sospensione, quella

decisione entra nel processo e il giudice,

nonostante il giudice penale deve essere guidato

dal principio del libero convincimento del giudice,

è vincolato a quella decisione.

ART. 479 Disciplina le QUESTIONI CIVILI O AMMINISTRATIVE (una sorta di questioni

C.P.P. pregiudiziali) strettamente collegate alla fase del dibattimento.

“FERMO QUANTO Innanzitutto, abbiamo una CLAUSOLA DI

PREVISTO DALL’ART. 3” SALVEZZA. laddove in dibattimento vi sia da

decidere una questione su uno STATO DI

FAMIGLIA O DI CITTADINANZA, si applica

l’ART. 3 C.P.P. che VALE IN TUTTO IL

PROCEDIMENTO. La decisione va a incidere in

una maniera più limitata, in quanto si tratta di

una decisione sull’esistenza del reato.

“PUÒ” (Non deve essere inteso come un “deve”) perché

ci troviamo di fronte a una EVENTUALE

ATTIVITÀ DEL GIUDICE PENALE di

accertamento più semplice rispetto a quello dello

stato di famiglia o di cittadinanza.

“SE LA LEGGE NON Significa che QUELL’ELEMENTO NON DEVE

PONE LIMITAZIONI ALLA ESSERE RACCOLTO CON UNO STRUMENTO

PROVA DELLA PROBATORIO CIVILISTICO CHE NON ABBIA

POSIZIONE SOGGETTIVA Per

VALORE NEL PROCESSO PENALE.

CONTROVERSA” esempio: il giuramento decisorio. Se nel

processo civile quella causa viene risolta con un

giuramento decisorio, quest’ultimo non può

avere valore nel processo penale perché è un

elemento probatorio che nel processo penale

non viene riconosciuto. Diverse sono, invece, le

prove testimoniali che hanno valore anche nel

processo penale.

L’altro elemento di differenza rispetto all’ART. 3 C.P.P. è il fatto che la

DECISIONE che viene adottata nell’ambito del procedimento civile o

amministrativo, riguardante la questione civile o amministrativa di cui all’ART.

479 C.P.P., VIENE PORTATA NELL’AMBITO DEL PROCESSO PENALE (che era

stato sospeso) e VIENE VALUTATA ALLA STREGUA DI TUTTE LE ALTRE

PROVE. Se l’ART. 3 C.P.P. fa stato nel procedimento penale implicando

l’impossibilità del giudice di discostarsi da quella decisione, in questo contesto

invece IL GIUDICE SI PUÒ TRANQUILLAMENTE DISCOSTARE DALLA

DECISIONE.

L’ultima ipotesi è la QUESTIONE DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE (PREGIUDIZIALE

COSTITUZIONALE): anch’essa PORTA AD UNA SOSPENSIONE DEL PROCESSO, in attesa

di una decisione da parte della CORTE COSTITUZIONALE sulla proposta di legittimità

costituzionale di una norma che viene presentata o su ISTANZA DI PARTE O D’UFFICIO dal

giudice, laddove si trovi di fronte a una previsione che abbia qualcosa di incostituzionale. In

questo caso, IL PROCEDIMENTO PENALE VIENE SOSPESO, GLI ATTI CON LA RELATIVA

ISTANZA VENGONO SPEDITI ALLA CORTE COSTITUZIONALE, LA QUALE DECIDE. NEL

MOMENTO IN CUI LA CORTE COSTITUZIONALE DECIDE, DÀ L’ESITO E IL

PROCEDIMENTO RIPRENDE.

PUBBLICO MINISTERO

Il P.M. identifica una PARTE NECESSARIA, quindi ha un suo RUOLO ALL’INTERNO DEL

 PROCESSO.

Ha altresì un suo ruolo come ORGANO DELL’APPARATO DELLO STATO perché l’ART. 73

 ORDINAMENTO GIUDIZIARIO conferisce al P.M. il compito di VEGLIARE

SULL’OSSERVANZA DELLE LEGGI E SULLA PRONTA E REGOLARE

AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA. Sotto questo specifico profilo, si parla di un

organo avente NATURA AMMINISTRATIVA.

Il P.M. è un ORGANO PUBBLICO, nel senso che è una parte del processo e si contrappone

 all’indagato/imputato. Nello specifico, si tratta di una PARTE PUBBLICA, nel senso che il

P.M. non è una parte privata (come l’imputato, il responsabile civile, …). Infatti, il P.M.

viene fuori da un CONCORSO PUBBLICO e VIENE PAGATO DALLO STATO per svolgere

l’attività di sostenere l’accusa nel processo. (“sottoposti soltanto alla legge”)

I P.M. non sono sottoposti all’ART. 101 COST. perché,

 nell’ambito della loro attività, hanno una STRUTTURA PIRAMIDALE DEL LORO UFFICIO

DI NATURA GERARCHICA. Il loro ufficio è composto da soggetti ai quale manca il potere

di IUS DICERE (ossia il potere di emettere una decisione): IL P.M. EMETTE DEGLI ATTI

DI PARTE.

Trattandosi di un ufficio piramidale, I CAPI HANNO UN POTERE DI SORVEGLIANZA SU

Per esempio: laddove

QUELLO CHE VIENE DECISO DAGLI ORGANI SOTTOPOSTI.

vengano emessi dei provvedimenti di limitazione della libertà, la richiesta deve essere firmata

dal sostituto procuratore che segue il caso e controfirmata dal capo dell’ufficio.

In quanto DIPENDENTE PUBBLICO, facciamo fatica a ritenere che il P.M. possa essere una

parte fino in fondo. Essere parte significa essere parziale, cosa che il P.M., sulla base

dell’impostazione che è stata data dal C.P.P. del 1988, non dovrebbe fare in ragione del fatto

che, nell’ambito delle INDAGINI PRELIMINARI, il P.M. opera in REGIME DI DOMINUS

(perché è lui il capo delle indagini preliminari) e in REGIME DI SOSTANZIALE SEGRETEZZA

(prospettiva inquisitoria). Ciò significa che IN QUESTA FASE IL P.M. DEVE OPERARE IN

VESTE DI ORGANO PUBBLICO, e non da parte in senso stretto:

innanzitutto PERCHÉ È ANCORA SOGGETTO PROCESSUALE;

 in secondo luogo PERCHÉ IL PROCESSO VIENE GESTITO DAL P.M. COME VUOLE.

 “il P.M.

In quest’ottica, il legislatore ha introdotto l’ART. 358 C.P.P., il quale dispone che

compie ogni attività necessaria ai fini indicati nell'art. 326 e svolge altresì

accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini”.

Cosa che, nell’ambito di un sistema accusatorio, stona. Nel sistema accusatorio, ognuno deve

tirare dalla sua parte; tuttavia, NELLA FASE DELLE INDAGINI PRELIMINARI, SICCOME

NON VI È UNA PARITÀ DI RUOLI E DI POTERI TRA P.M. E INDAGATO, IL P.M. È

CHIAMATO ANCHE A SVOLGERE QUELL’ATTIVITÀ CHE, IN TEORIA, LADDOVE FOSSE

MESSO IN CONDIZIONI, DOVREBBE SVOLGERE L’INDAGATO INSIEME AL SUO

DIFENSORE.

INCOMPATIBILITÀ

Per quanto riguarda il P.M., non vi sono delle norme che disciplinano l’INCOMPATIBILITÀ dello

stesso, ma essa viene disciplinata dagli ART. 18 e 19 ORDINAMENTO GIUDIZIARIO.

COME È ORGANIZZATO L’UFFICIO DEL P.M. DA UN PUNTO DI VISTA

STRUTTURALE?

Esso ha una struttura che si combina con quella del giudice (il P.M. senza giudice non serve a

niente): GLI UFFICI DEL P.M. SONO CONNESSI A QUELLI DEL GIUDICE. Gli uffici del P.M.

sono strutturati in quarto modo:

PROCURA DELLA PROCURA GENERALE PROCURA GENERALE

REPUBBLICA DELLA REPUBBLICA

Opera presso il

 CORRISPONDENTE

TRIBUNALE. Opera presso la CORTE

Svolge l’attività di P.M.

 D’APPELLO e CORTE Opera presso la CORTE DI

presso giudice di pace, D’ASSISE D’APPELLO 2° CASSAZIONE

tribunale in composizione GRADO

monocratica e

composizione collegiale,

Corte d’assise.

Ogni ufficio è composto da una serie di SOSTITUTI PROCURATORI e dal PROCURATORE

(detto anche PROCURATORE CAPO), nonché da una serie di sostituti procuratori generali e dal

procuratore generale. Troviamo negli uffici sia di procura sia di procura generale anche la

figura del PROCURATORE AGGIUNTO: quest’ultimo è un procuratore che è sopra tutti i

sostituti procuratori e un pizzico sotto al procuratore capo; svolge FUNZIONE DIRIGENZIALE

nel momento in cui è impossibilitato il procuratore o il procuratore generale.

Esiste poi la PROCURA DISTRETTUALE ANTIMAFIA che ha SEDE PRESSO IL CAPOLUOGO

DI REGIONE (capoluogo del distretti di appello). Si tratta di un pool di magistrati esperti in

questo settore che svolge questa attività in materia di mafia e terrorismo, e identifica il

proprio ambito operativo su tutto il distretto.

GLI UFFICI DEL P.M. SONO PRESENTI PRESSO TUTTI I GIUDICI SPECIALI. Perciò

avremo:

la PROCURA presso il TRIBUNALE MILITARE,

 la PROCURA presso il TRIBUNALE MINORILE,

 la PROCURA GENERALE presso la CORTE D’APPELLO MILITARE

 la PROCURA GENERALE presso la CORTE D’APPELLO MINORILE.

Davanti alla Corte di cassazione, l’attività di P.M. viene svolta da uno o più commissari eletti

direttamente dal Parlamento.

COMPETENZA

AL P.M. NON VIENE APPLICATA DIRETTAMENTE LA DISCIPLINA DELLA COMPETENZA.

Competenza funzionale, competenza per materia, competenza per territorio e competenza

per connessione non sono norme riferibili all’ufficio del P.M.. IL P.M. DOVRÀ a sua volta, per

andare a identificare il proprio ruolo (dal punto di vista della competenza), FARE

RIFERIMENTO ALLA COMPETENZA DEL GIUDICE PRESSO IL QUALE SI TROVA.

Anche tra gli uffici del P.M. possono esistere dei CONTRASTI che possono essere anticipati

dall’istituto dell’ASTENSIONE: il P.M. HA LA FACOLTÀ DI ASTENERSI quando esistono

GRAVI RAGIONI DI CONVENIENZA. Sull’astensione del P.M. decide il PROCURATORE

DELLA REPUBBLICA o il PROCURATORE GENERALE, a seconda dell’ufficio del soggetto

che pone il problema. Sull’astensione del

PROCURATORE DELLA Decide il PROCURATORE GENERALE

REPUBBLICA PRESSO LA CORTE D’APPELLO

Decide il PROCURATORE Decide il PROCURATORE GENERALE

GENERALE PRESSO LA CORTE PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE

D’APPELLO

Nel momento in cui viene accolta l’astensione, IL P.M. O IL PROCURATORE GENERALE

VIENE SOSTITUITO CON UN ALTRO DEL SUO UFFICIO; laddove ciò non sia possibile,

bisogna ricorrere ai criteri di cui all’ART. 11 C.P.P.

CONTRASTI

POSITIVI NEGATIVI

Più P.M. che nel corso delle indagini

intendono prendere e portare avanti un Più P.M. che non intendono portare

procedimento di cui hanno avuto avanti un determinato procedimento.

notizia di reato

Il P.M. che ritenga che il reato debba appartenere alla competenza di un giudice diverso

rispetto a quello presso il quale egli opera, deve immediatamente avvertire il PROCURATORE

GENERALE PRESSO LA CORTE D’APPELLO se l’altro P.M. è del medesimo distretto di Corte

d’appello; diversamente, se il P.M. è un P.M. che opera al di fuori della Corte d’appello presso il

quale opera il giudice che ritiene essere in contrasto, dovrà essere avvisato il PROCURATORE

GENERALE PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE.

TUTTI GLI ATTI DI INDAGINI CHE EVENTUALMENTE SONO STATI COMPIUTI ANCHE

DAL P.M. CHE ALLA FINE SI È RITENUTO OPERANTE PRESSO UN GIUDICE NON

COMPETENTE, MANTENGONO VALORE E POSSONO ESSERE UTILIZZATI.

POTERE DI RICHIEDERE LA TRASMISSIONE DEGLI ATTI A UN

DIVERSO P.M.

Oltre all’istituto dell’astensione, è stato introdotto l’ART. 54 QUATER C.P.P. che DÀ ALLE

PARTI IL POTERE DI RICHIEDERE LA TRASMISSIONE DEGLI ATTI A UN DIVERSO P.M..

Sostanzialmente, pone l’INDAGATO o la PERSONA OFFESA che ritenga che il P.M. il quale

sta indagando non sia quello corretto, nella posizione di presentare una ISTANZA PRESSO IL

GIUDICE CHE PROCEDE, facendo presente le motivazioni sottese alla propria decisione

(“non sei tu il P.M. che dovrebbe operare, ma un altro). Il P.M., entro 10 giorni,

SE È D’ACCORDO SE NON È D’ACCORDO

Dovrà investire

a) o al PROCURATORE GENERALE

PRESSO LA CORTE D’APPELLO nel

caso in cui il P.M. è stato indicato come

operante presso il giudice competente

TRASMETTE GLI ATTI AL P.M. CHE È nel distretto della Corte d’appello

STATO INDICATO QUALE OPERANTE b) o il PROCURATORE GENERALE

PRESSO IL GIUDICE CORRETTAMENTE PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE

COMPETENTE nel caso in cui il P.M. operante presso il

giudice competente sia stato indicato

come P.M. al di fuori del distretto della

Corte d’appello

IL QUALE DECIDERÀ A CHI AFFIDARE

REALMENTE L’INCARICO.

GLI ATTI CHE SONO STATI COMPIUTI FINO A QUEL MOMENTO MANTENGONO VALORE

e, nell’ambito della propria decisione, il P.M. o il Pubblico procuratore generale che deciderà,

prenderà in considerazione le assunte necessarie informazioni.

IL P.M. SVOLGE LE SUE FUNZIONI CON AUTONOMIA (ART. 53 C.P.P.). Tuttavia, IL CAPO

DELL’UFFICIO PUÒ PROCEDERE ALLA SOSTITUZIONE NEL MOMENTO IN CUI LO

STESSO P.M. NON SI ASTENGA E IL CAPO RILEVI UN GRAVE IMPEDIMENTO, rilevanti

esigenze di servizio o una delle ipotesi che sono prese in considerazione nell’ambito dell’ART.

36 C.P.P. (LETTERE a), b), d), e)); IN TUTTI GLI ALTRI CASI IL P.M. PUÒ ESSERE

SOSTITUITO UNICAMENTE PREVIO SUO CONSENSO. Quando il capo dell’ufficio omette di

provvedere alla sostituzione del magistrato nei casi previsti dall’ART. 36 COMMA 1 LETTERE

a), b), d), e), il procuratore generale presso la Corte di appello designa per l’udienza un

magistrato appartenente al suo ufficio.

A sua volta, il P.M. può svolgere funzione di Procuratore generale presso la Corte d’appello

nello stesso processo condotto in 1° grado, laddove ne faccia richiesta e il Procuratore

generale e il Procuratore capo siano d’accordo.

L’ART. 50 C.P.P. disciplina l’AZIONE PENALE. La richiesta d’archiviazione non individua un

esercizio dell’azione penale, ma l’alternativa. Infatti, IL P.M. ESERCITA L’AZIONE PENALE

QUANDO NON SUSSISTONO I PRESUPPOSTI PER LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE.

Quando l’accusa non è sostenibile in giudizio, il P.M. non esercita l’azione penale, ma chiederà

l’archiviazione. L’AZIONE PENALE è caratterizzata da:

UFFICIALITÀ NON SOSPENDIBILITÀ IRRETRATTABILITÀ

L’AZIONE PENALE DEVE L’ESERCIZIO DELL’AZIONE

ESSERE ESERCITATA PENALE PUÒ ESSERE

D’UFFICIO DA PARTE DEL SOSPESO O INTERROTTO Una volta che è stata

GIUDICE, salvo i casi in cui SOLTANTO NEI CASI esercitata, L’AZIONE

sia richiesta la QUERELA, ESPRESSAMENTE PENALE DEVE ESSERE

l’ISTANZA o PREVISTI DALLA LEGGE PORTATA FINO IN FONDO.

(per esempio: questioni

l’AUTORIZZAZIONE A pregiudiziali).

PROCEDERE. POLIZIA GIUDIZIARIA

La P.G. è un SOGGETTO PROCESSUALE che non diventa parte del processo. Rispetto al

CODICE DEL 1930, alla P.G. viene dato un ruolo del processo: quello di SVOLGERE LE

INDAGINI PER CONTO DEL P.M.. Le funzioni della P.G. sono disciplinate dall’ART. 55 C.P.P.

e svolge attività:

COGNITIVA DELLE NOTIZIE DI La P.G. può venire a conoscenza di notizie di reato:

 di propria iniziativa laddove la cognizione della

REATO notizia di reato le venga nell’ambito

dell’attività che sta svolgendo o

nel momento in cui taluno va presso gli uffici a

 fare denuncia.

DI ASSICURAZIONE DELLE FONTI Attività svolta in fase investigativa per portare al

 P.M. le fonti di prova raccolte nel corso delle indagini

DI PROVA preliminari e dunque per consentire al P.M. di

valutare le determinazioni inerenti all’esercizio

dell’azione penale.

INVESTIGATIVA

 DI PREVENZIONE DEL

 COMPIMENTO DI ALTRI REATI

La P.G. può svolgere la propria attività:

sia DIRETTAMENTE DI PROPRIA (ATTIVITÀ AUTONOMA)

 INIZIATIVA

sia SU DELEGA DEL P.M. (ATTIVITÀ DELEGATA)

NEL MOMENTO IN CUI LA P.G. PRENDE UNA NOTIZIA DI REATO, DEVE DARE

IMMEDIATAMENTE NOTIZIA DI QUESTO FATTO AL P.M. DI TURNO. Nel momento in cui il

P.M. viene avvertito dell’esistenza di una notizia di reato, di regola, L’ATTIVITÀ DELLA P.G.

Per esempio:

DEVE ESSERE DELEGATA, pur non essendo limitata soltanto a quella delegate.

il P.M. delega la P.G. a effettuare una ispezione in una determinata azienda al fine di trovare

delle fatture false. Nel momento in cui sta cercando delle fatture false, la P.G. si imbatte in

un’altra situazione che comporta anch’essa un reato. È evidente che la P.G. non si ferma lì e

procede anche ad accertamenti inerenti a quest’ultimo reato, pur non essendo delegato dal

P.M.

La P.G. identifica una FUNZIONE; di fatto si tratta di ORGANI APPARTENENTI A CORPI

DIVERSI CHE SVOLGONO FUNZIONE DI P.G..

POSSONO ESSERE ORGANI DI P.G.

ANCHE UN VETERINARIO, I MEDICI

DELL’ASL, I CARABINIERI, LA POLIZIA.

Molto importante, dunque, è l’ART. 56 C.P.P. che disciplina SERVIZI E SEZIONI DI P.G.: per

“AUTORITÀ GIUDIZIARIA” si intende la PROCURA DELLA REPUBBLICA E QUALSIASI

ALTRO MAGISTRATO CHE ABBIA BISOGNO DI UN ORGANO DI P.G. (è evidente che la P.G.

“Le funzioni di polizia giudiziaria sono svolte

dipende dalla Procura della Repubblica).

alla dipendenza e sotto la direzione dell'autorità giudiziaria:

a) Quando Tizio va a fare una denuncia in questura, l’attività di raccolta della denuncia è

un’attività di P.G.

b) Presso ogni Procura della Repubblica ci sono una serie di uffici in cui vi è la POLIZIA DI

STATO, i CARABINIERI, la GUARDIA DI FINANZA: si tratta delle c.d. SEZIONI DI P.G.

PRESSO LA PROCURA. Essi identificano dei soggetti che sono stati distaccati presso la

Procura della Repubblica e sono coloro che svolgono le indagini con i P.M.

c) Non sempre i P.M. utilizzano le sezioni di P.G. presso la propria Procura perché talvolta

hanno bisogno di soggetti più specializzati oppure di un maggior numero di soggetti. In

Per esempio: in

tal caso, si rivolgono direttamente ai corpi di cui hanno bisogno.

materia alimentare (prodotti DOP, IGP) intervengono i NAS (gruppo specializzato di

Carabinieri). In materia di incidente stradale, interviene la POLIZIA MUNICIPALE.

L’ART. 57 C.P.P. ci dice chi sono gli UFFICIALI E AGENTI DI P.G.

L’IMPUTATO

NEL MOMENTO IN CUI L’INDAGATO NON VIENE IDENTIFICATO NEL PROCESSO, IL P.M.

È OBBLIGATO A CHIEDERE L’ARCHIVIAZIONE DEL PROCESSO e quindi a non esercitare

l’azione penale: UN PROCESSO CONTRO IGNOTI NON PUÒ ANDARE AVANTI.

ASSUNZIONE DELLA QUALITÀ DI IMPUTATO

L’ART. 60 C.P.P. disciplina l’ASSUNZIONE DELLA QUALITÀ DI IMPUTATO con la quale

AUMENTANO LE GARANZIE DIFENSIVE. Il concetto di imputazione, sotto il profilo formale,

nasce nel momento in cui l’indagato diventa imputato. Tuttavia, UN CONCETTO DI Per

IMPUTAZIONE SOSTANZIALE LO ABBIAMO FIN DALL’INIZIO DELLE INDAGINI.

esempio: Tizio va a denunciare un furto e dice di aver visto una persona bionda con occhiali

aggirarsi attorno alla sua macchina che lo ha insospettito. Già questa è una notizia di reato e

il tizio biondo con occhiali che viene eventualmente trovato, inizia ad avere delle tutele e

garanzie.

Invece, L’INDAGATO ASSUME LA QUALIFICA DI IMPUTATO NEL MOMENTO IN CUI IL

P.M. ESERCITA L’AZIONE PENALE CON LE MODALITÀ PREVISTE DAL CODICE. Le

modalità di cui all’ART. 405 C.P.P. sono quelle modalità attraverso le quali il P.M. esercita

l’azione penale e sono riprese nell’ART. 60 C.P.P. quali modalità per l’assunzione della qualità

di imputato da parte dell’indagato. L’ART. 60 C.P.P. È SPECULARE ALL’ART.

405 C.P.P.

INDAGATO IMPUTATO

Ha gli stessi diritti e garanzie

dell’imputato. Con l’indagato Abbiamo una IMPUTAZIONE

abbiamo una IMPUTAZIONE FORMALE.

PRELIMINARE

FINO A QUANDO NON ABBIAMO UNA FIGURA DI IMPUTATO FORMALMENTE INTESO,

LE ALTRI PARTI PROCESSUALI (parte civile, responsabile civile) NON POSSONO

ESERCITARE I LORO DIRITTI perché i loro diritti si possono esercitare soltanto nei confronti

di una persona che formalmente sia imputata. L’ART. 60 COMMA 2 C.P.P. afferma che si ha

la qualifica di imputato, in ogni stato e grado del processo, fino a quando:

IL PROCESSO NON RISULTA DEFINITIVAMENTE CHIUSO;

 LA SENTENZA DI NON LUOGO A PROCEDERE NON È PIÙ SOGGETTA A

 IMPUGNAZIONE. Tale sentenza viene emessa all’esito dell’udienza preliminare. In tal

caso il soggetto non è più imputato perché è stato prosciolto.

Oppure SIA DIVENUTA IRREVOCABILE LA SENTENZA DI PROSCIOGLIMENTO O DI

 CONDANNA. Perciò

se sono finiti i mezzi di impugnazione o

 se è stata proposta l’impugnazione ma dichiarata inammissibile o

 sia aspirato il termine per proporre l’impugnazione.

Oppure SIA DIVENUTO ESECUTIVO IL DECRETO PENALE DI CONDANNA.

LA QUALIFICA DI IMPUTATO SI PUÒ RIASSUMERE SE IL PROCESSO VIENE RIAPERTO.

Ovvero quando:

con la SENTENZA DI NON LUOGO A Vi sia la REVOCA della sentenza di non

 luogo a procedere non più impugnabile

PROCEDERE

con la SENTENZA DI CONDANNA Vi sia la REVISIONE: un procedimento di

 impugnazione straordinario che può andare a

DEFINITIVA o con il DECRETO PENALE DI riaprire un processo, anche quando la

CONDANNA DIVENUTO DEFINITIVO sentenza è divenuta irrevocabile.

“i diritti e le garanzie dell’imputato si estendono alla

L’ART. 61 C.P.P. dispone che

persona sottoposta alle indagini preliminari”.

IDENTITÀ PERSONALE DELL’IMPUTATO

NEL PROCESSO, L’IMPUTATO DEVE ESSERE INDIVIDUATO. UNA VOLTA CHE

L’IMPUTATO È INDIVIDUATO, IL P.M. HA L’OBBLIGO DI IDENTIFICARLO sia per dargli un

nome nel registro delle notizie di reato sia per consentirgli di sapere che nei suoi confronti c’è

un procedimento penale e di poter usufruire di tutti i diritti e garanzie che una persona

indagata nel processo deve avere. L’IDENTIFICAZIONE È UN ATTO CHE ESISTE SEMPRE

NELL’AMBITO DI PROCESSI NORMALI.

Per esempio, l’identificazione non esisterà

nell’ambito dei processi di mafia, di terrorismo, di

criminalità organizzata.

INCERTEZZA SULL’ETÀ, ERRORE SULL’IDENTITÀ E MORTE

DELL’IMPUTATO

Nel caso in cui vi sia una INCERTEZZA sull’ETÀ dell’indagato/imputato, gli atti devono

 comunque essere trasmessi alla Procura della Repubblica presso i minorenni.

Nel momento in cui il giudice si accorge che c’è un ERRORE sull’IDENTITÀ FISICA

 dell’indagato, deve immediatamente emettere una SENTENZA DI PROSCIOGLIMENTO.

IL 50% DEI PROCESSI IN ITALIA VIENE SVOLTO

NEI CONFRONTI DI CITTADINI SENZA FISSA

DIMORA, RESIDENZA, DOCUMENTI, STRANIERI,

IMMIGRATI, E COSÌ VIA. TUTTE PERSONE CHE

NON RIESCONO A PROVARE COME SI

CHIAMANO EFFETTIVAMENTE.

 La stessa cosa deve accadere nel momento in cui il giudice (sia delle indagini preliminari

sia del dibattimento) viene a sapere che L’IMPUTATO È MORTO. Il giudice deve emettere

una SENTENZA DI PROSCIOGLIMENTO, qualunque sia lo stato e il grado del processo

in cui si trova. Tale sentenza non impedisce un ulteriore esercizio dell’azione penale nei

Per esempio: il difensore

confronti della stessa persona e dello stesso fatto.

dell’indagato/imputato (Tizio), durante le indagini, presenta il certificato di morte di Tizio.

Il P.M. archivia per morte dell’imputato se ha già esercitato l’azione penale, va dal giudice

con il certificato e viene emessa una sentenza di non luogo a procedere. Se

Tizio non è morto, il P.M. può esercitare una nuova

successivamente ci si accorge che

azione penale nei confronti di Tizio per lo stesso fatto di reato.

ACCERTAMENTI SULLA CAPACITÀ DELL’IMPUTATO

Il processo penale deve essere condotto nei confronti di una PERSONA CAPACE da un punto

di vista processuale: una persona che capisca cosa gli sta succedendo, a cosa è sottoposto.

Importanti sono gli ART. 70, 71, 72, 72 BIS C.P.P. relativi all’ACCERTAMENTO DELLA

CAPACITÀ DELL’IMPUTATO. Laddove vi siano i presupposti ed escludendo tutte le ipotesi in

cui si potrebbe arrivare ad una sentenza di proscioglimento, se ci si rende conto che per

INFERMITÀ DI MENTE (sia sopravvenuta a fatto di reato sia presente precedentemente),

L’IMPUTATO NON È IN GRADO DI PARTECIPARE COSCIENTEMENTE AL PROCESSO, il

giudice può disporre la PERIZIA e decidere se è in grado di partecipare coscientemente al

processo. Nel tempo dello svolgimento della perizia, il processo non è necessariamente

sospeso. Tuttavia, POSSONO ESSERE RACCOLTE UNICAMENTE QUELLE PROVE URGENTI

che, laddove non venissero raccolte, andrebbero disperse; se siamo nel corso delle indagini

preliminari, queste prove verranno raccolte con le forme dell’INCIDENTE PROBATORIO. IL

PROCESSO NON SI SOSPENDE, MA NON VA NEANCHE AVANTI: si limita alla raccolta di

questi elementi, in attesa dell’esito della perizia. All’esito della perizia, se IL SOGGETTO

RISULTA INCAPACE di partecipare coscientemente al processo e tale stato di INCAPACITÀ È

REVERSIBILE IRREVERSIBILE

Il giudice:

 SOSPENDE IL PROCESSO CON

ORDINANZA,

 NOMINA UN CURATORE

SPECIALE Il giudice può REVOCARE LA

PRECEDENTE ORDINANZA DI

Questa sospensione del processo consente SOSPENSIONE ed emettere una

anch’essa l’assunzione di prove urgenti. SENTENZA DI NON LUOGO A

OGNI 6 MESI O ANCHE PRIMA (laddove PROCEDERE o di non doversi procedere, a

venga richiesto), il giudice fa una seconda della fase in cui ci troviamo,

VALUTAZIONE DELLO STATO DI SALUTE SALVO CHE RICORRANO I PRESUPPOSTI PER

volto a individuare la capacità di L’APPLICAZIONE DI UNA MISURA DI

partecipare consapevolmente al processo. SICUREZZA DIVERSA DALLA CONFISCA.

A seconda dell’esito, il giudice:

RIPRENDE IL PROCESSO oppure

 RINNOVA IL PROVVEDIMENTO

 DI SOSPENSIONE.

La modifica relativa alla incapacità reversibile o irreversibile è stata introdotta con la

RIFORMA ORLANDO. Siccome non esisteva questa differenza, nel nostro sistema succedeva

che si creava delle situazioni di stallo di soggetti c.d. eterni giudicabili.

DICHIARAZIONI

L’INDAGATO/IMPUTATO PUÒ RILASCIARE DELLE DICHIARAZIONI. Un soggetto viene

chiamato dalla P.G. o dall’autorità giudiziaria come persona non imputata o non indagata, ma

come PERSONA INFORMATA SUI FATTI, a rilasciare dichiarazioni su un determinato fatto. A

seguito delle sue dichiarazioni, emergono a suo carico degli indizi di reità; la P.G. o l’autorità

giudiziaria, che lo ha sentito come persona informata sui fatti, lo interrompe immediatamente

e gli dice che da quel momento la sua posizione è cambiata (non è più persona informata sui

fatti, ma è un soggetto indagato/imputato). Con l’assunzione della qualità di

indagato/imputato nascono a suo favore una serie di diritti e garanzie, oltre all’obbligo di

nominargli un difensore. Tali diritti e garanzie lo possono portare a non rispondere e a

difendersi. E TUTTE QUELLE DICHIARAZIONI CHE HA RILASCIATO E LO HANNO

INGUAIATO, NON POTRANNO ESSERE UTILIZZATE NEI SUOI CONFRONTI (perché ha

detto delle cose a suo carico senza essere avvertito che poteva non rispondere). LE

DICHIARAZIONI RESE DALL’INDAGATO/IMPUTATO NELL’AMBITO DEL PROCESSO NON

POTRANNO MAI ESSERE OGGETTO DI TESTIMONIANZA DA PARTE DI ALTRI.

INTERROGATORIO

L’interrogatorio è stato inserito nell’ambito del processo come STRUMENTO DI DIFESA

dell’imputato. Tale strumento si presenta in TUTTE LE FASI DEL PROCESSO: c’è

l’interrogatorio di polizia nel corso delle indagini preliminari a fini investigativi

 l’interrogatorio del P.M.

 l’interrogatorio del giudice delle indagini preliminari (GIP)

 l’interrogatorio del giudice dell’udienza preliminare (GUP)

DOPO L’ESERCIZIO DELL’AZIONE PENALE, L’INTERROGATORIO DIVENTA ESAME.

L’interrogatorio segue le regole di cui agli ART. 64 e 65 C.P.P..

Innanzitutto, l’indagato/imputato che partecipa all’interrogatorio, anche se sottoposto a

 misura cautelare, deve intervenite LIBERO NELLA PROPRIA PERSONA, salvo che

debbano essere adottate delle cautele per evitare il pericolo di fuga o di violenze da parte

del soggetto che viene interrogato.

 Non possono essere utilizzate, neppure con il consenso dell’indagato, dei METODI o delle

TECNICHE IDONEE a influire sulla libertà di autodeterminazione o ad alterare la capacità

(Per esempio: macchina della verità,

di ricordare e di valutare i fatti dell’indagato.

macchina della memoria, ipnosi non possono essere utilizzate).

 Prima che l’interrogatorio abbia inizio, devono essere dati degli AVVERTIMENTI

all’indagato. Quali:

 le sue dichiarazioni possono essere sempre utilizzate nei suoi confronti.

 Salvo le generalità, deve essere avvertito che ha la facoltà di non rispondere.

 Nel caso in cui, nell’ambito delle proprie dichiarazioni, egli rilasci delle dichiarazioni

che coinvolgono terzi rispetto a sé stesso, assumerà la qualifica di testimone nei

confronti degli stessi. COME INDAGATO POSSO DIRE ANCHE

DELLE BUGIE. HO DIRITTO DI

DIFENDERMI. MENTRE, SE PARLO

RISPETTO A TERZI, IMMEDIATAMENTE

DIVENTO TESTIMONE E PERCIÒ DEVO

DIRE SEMPRE LA VERITÀ (ALTRIMENTI SI

PARLA DI REATO DI FALSE

DICHIARAZIONI A P.M.).

LA MANCANZA DI TUTTI QUESTI AVVERTIMENTI RENDE INUTILIZZABILI TUTTE LE

DICHIARAZIONI. Se il P.M. o il giudice non mi dà tutti questi avvertimenti, le mie

dichiarazioni saranno inutilizzabili.

COME AVVIENE L’INTERROGATORIO NEL MERITO?

1° FASE ALL’IMPUTATO VIENE CONTESTATO IL FATTO DI REATO IN FORMA CHIARA

(“Tu sei accusato di questo”)

E PRECISA in modo che abbia la capacità di

difendersi su quel preciso fatto. Nel caso in cui non vi sia un pregiudizio per la

prosecuzione delle indagini, all’indagato vengono anche resi noti gli ELEMENTI

DI PROVA che sono stati raccolti nel corso delle indagini preliminari.

2° FASE L’IMPUTATO VIENE INVITATO A DIRE TUTTO QUELLO CHE È A SUA

DIFESA. Nel caso in cui l’indagato non risponda (è un suo diritto), del fatto di cui

non risponde ne è fatta menzione nel VERBALE.

PARTE CIVILE

La parte civile trova la propria LEGITTIMAZIONE nell’ambito dell’ART. 185 C.P. e dell’ART.

74 C.P.P. “Ogni reato obbliga alle “L’azione civile per le restituzioni

restituzioni, nonché al e per il risarcimento del danno di

risarcimento del danno che cui all’ART. 185 C.P. può essere

deriva da esso”. esercitata nel processo penale

dal soggetto al quale il reato ha

Pertanto, qua abbiamo la causa recato danno ovvero dai suoi

legittimante del danneggiato dal reato successori universali, nei

a costituirsi parte civile nell’ambito confronti dell’imputato e del

del processo. responsabile civile”.

PUÒ COSTITUIRSI PARTE CIVILE NEL PROCESSO PENALE, COLUI CHE HA RICEVUTO

UN DANNO DIRETTO E IMMEDIATO DAL REATO O I SUOI SUCCESSORI UNIVERSALI;

Per esempio: omicidio

quest’ultimi non hanno un danno diretto, ma vengono equiparati.

volontario. Tizio uccide Caio.

CAIO È la PERSONA OFFESA dal reato. È colui che ha

 subìto l’OFFESA.

GENITORI, MOGLIE, FIGLI DI Coloro che hanno subìto un DANNO

 CAIO (successori universali)

Altre volte, invece, ci troviamo di fronte a situazioni nell’ambito delle quali i successori

universali non sono stati eventualmente direttamente colpiti dal reato; i SUCCESSORI

UNIVERSALI POSSONO COMUNQUE COSTITUIRSI PARTE CIVILE IN LUOGO DELLA

Per esempio: Tizio è stato truffato; poco tempo dopo muore per qualsiasi

PERSONA OFFESA.

altro motivo. Nel processo, i successori universali hanno diritto di costituirsi parte civile nei

confronti di colui che ha truffato Tizio. Questo deriva dal fatto che I SUCCESSORI

UNIVERSALI SONO COLORO CHE HANNO DIRITTO A ENTRARE NEL POSSESSO DEI

BENI CHE VENGONO LASCIATI DAL SOGGETTO CHE MUORE; pertanto trovano una

legittimazione a costituirsi parte civile all’interno di tale successione universale in loro favore.

Innanzitutto, si prendono in considerazione il DANNO PATRIMONIALE e il DANNO MORALE.

L’importante è che sia una situazione che derivi da un danno diretto e immediato, nel quale

deve essere rimasta lesa una situazione personale classificabile come DIRITTO

SOGGETTIVO. “L’azione civile nel processo

L’ART. 76 C.P.P. disciplina la costituzione di parte civile.

penale è esercitata, anche a mezzo di procuratore speciale, mediante la

costituzione di parte civile. La costituzione di parte civile produce i suoi effetti in

ogni stato e grado del processo”.

SI PARLA DI “PROCURATORE SPECIALE”

PERCHÉ IO POSSO DELEGARE QUALCUNO

(CHE PUÒ ESSERE MIA MADRE, MIO

FRATELLO, L’AVVOCATO STESSO E COSÌ

VIA), TRAMITE UNA PROCURA SPECIALE, A

COSTITUIRSI PARTE CIVILE IN MIA VECE.

Ovviamente, la legittimazione a costituirsi parte civile deve esistere.

CAPACITÀ PROCESSUALE DELLA PARTE CIVILE

Analogamente all’imputato, anche la parte civile deve capire cosa succede per potersi

costituire. La CAPACITÀ PROCESSUALE DELLA PARTE CIVILE è disciplinata dall’ART. 77

“Le persone che non hanno il libero esercizio dei diritti non possono

C.P.P.:

costituirsi parte civile se non sono rappresentate, autorizzate o assistite nelle

forme prescritte per l’esercizio delle azioni civili”. Si fa riferimento alla situazione dei

Per esempio: un minore viene maltrattato, abusato.

MINORI, degli HANDICAP. CHI SI

COSTITUISCE PARTE CIVILE PER IL MINORE? Un assistente sociale, un parente diverso da

quello che ha abusato; tuttavia, occorre l’AUTORIZZAZIONE DEL GIUDICE TUTELARE (ci

vuole qualcuno che porti avanti questi percorsi). Pertanto, è necessario che venga nominato

un TUTORE o un CURATORE. Se i termini stabiliti per costituirsi parte civile stanno per

spirare e il giudice tutelare non ha ancora adottato un provvedimento (non è ancora stato

nominato un procuratore o tutore speciale che possa esercitare i diritti per la persona che non

ha la capacità d’intendere e di volere), SI PUÒ COSTITUIRE PARTE CIVILE IN SUA VECE IL

P.M. “La

L’ART. 78 C.P.P. disciplina le FORMALITÀ PER COSTITUIRSI PARTE CIVILE.

dichiarazione di costituzione di parte civile è depositata nella cancelleria del

giudice che procede o presentata in udienza e deve contenere, a pena di

inammissibilità:

a) le generalità della persona fisica o la denominazione dell’associazione o

dell’ente che si costituisce parte civile e le generalità del suo legale

rappresentante;

b) le generalità dell’imputato nei cui confronti viene esercitata l’azione civile o le

altre indicazioni personali che valgono a identificarlo;

c) il nome e il cognome del difensore e l’indicazione della procura;

d) l’esposizione delle ragioni che giustificano la domanda;

e) la sottoscrizione del difensore”.

TERMINE PER LA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE

In virtù dell’ART. 79 C.P.P., il primo momento in cui può avvenire la costituzione di parte civile

è l’UDIENZA PRELIMINARE (è il primo momento in cui abbiamo un’imputazione formale).

“ La costituzione di parte civile può- avvenire per l’udienza preliminare e,

successivamente, fino a che non siano compiuti gli adempimenti previsti dall’ART.

484 C.P.P.”. Pertanto, vi è un periodo entro il quale ci si può costituire parte civile: il 1°

momento è per l’udienza preliminare; tuttavia, non sempre c’è l’udienza preliminare; e

l’ultimo momento in cui è consentita la costituzione di parte civile è il CONTROLLO SULLA

REGOLARE COSTITUZIONE DELLE PARTI previsto dall’ART. 484 C.P.P.. SE TIZIO PERDE

IL TERMINE ULTIMO PER LA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE, NON SI PUÒ PIÙ

COSTITUIRE PARTE CIVILE E NON POTRÀ PIÙ CHIEDERE IL RISARCIMENTO DEL

DANNO NELL’AMBITO DEL PROCESSO PENALE.

È possibile costituirsi parte civile FUORI UDIENZA oppure IN UDIENZA.

MI COSTITUISCO PER So che questa è fissata per il 18 Dicembre 2018. Posso

 costituirmi parte civile anche fuori udienza, nel senso che

L’UDIENZA PRELIMINARE IL MIO ATTO DI COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE LO

DEVO NOTIFICARE A TUTTE LE PARTI CHE SARANNO

PRESENTI NEL PROCESSO (P.M., imputato).

Successivamente, devo depositare in cancelleria del GUP

l’atto notificato con la prova dell’avvenuta notifica a

questi soggetti.

NON MI COSTITUISCO PARTE E dunque non partecipo alla stessa. Però, SE IL

 PROCESSO VA AVANTI, MI POSSO COSTITUIRE PER

CIVILE NELL’AMBITO IL DIBATTIMENTO, depositando il mio atto.

DELL’UDIENZA PRELIMINARE

SE MI COSTITUISCO PERDO IL DIRITTO AL DEPOSITO DELLA MIA LISTA

 TESTIMONIALE perché quest’ultima va depositata una

NELL’AMBITO DELL’UDIENZA settimana prima della celebrazione del dibattimento. La

DIBATTIMENTALE lista testimoniale è l’esercizio del diritto alla prova che

può esercitare unicamente il soggetto che è parte nel

processo.

RICHIESTA DI ESCLUSIONE DELLA PARTE CIVILE

Non sempre tutti sono d’accordo che un soggetto passa intervenire nel processo. Ai sensi

dell’ART. 80 C.P.P., la richiesta di esclusione della parte civile può avvenire da parte del P.M.,

IMPUTATO e RESPONSABILE CIVILE (colui che copre eventualmente le spese

dell’imputato). Nel caso in cui la richiesta venga fatta

FUORI UDIENZA IN UDIENZA

L’esclusione viene richiesta in

Deve essere fatta al giudice entro i DIBATTIMENTO, nell’ambito delle

termini previsti dall’ART. 484 C.P.P.. QUESTIONI PRELIMINARI, ai sensi

dell’ART. 491 COMMA 1 C.P.P..

La stessa possibilità di esclusione della parte civile può essere D’UFFICIO DA PARTE DEL

GIUDICE.

REVOCA DELLA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE

“la costituzione di parte civile può essere revocata in ogni

Ai sensi dell’ART. 82 C.P.P.,

stato e grado del procedimento con dichiarazione fatta personalmente dalla parte

o da un suo procuratore speciale in udienza ovvero con atto scritto depositato nella

cancelleria del giudice e notificato alle altre parti”.

È equiparata alla REVOCA DELLA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE anche il MANCATO

DEPOSITO DELLE CONCLUSIONI da parte della parte civile. La parte civile interviene nel

processo con un ATTO DI COSTITUZIONE. Al termine del processo, quando c’è la

discussione delle parti, la parte civile deve depositare in udienza sia le proprie conclusioni sia

la nota spesa. IL MANCATO DEPOSITO DELLE CONCLUSIONI DELLA PARTE CIVILE

SIGNIFICA REVOCA DELLA PARTE CIVILE.

RAPPORTI TRA AZIONE CIVILE E AZIONE PENALE

L’ART. 75 C.P.P. disciplina i RAPPORTI TRA AZIONE CIVILE E AZIONE PENALE. Il nostro

codice di stampo accusatorio ammette la costituzione di parte civile nel processo penale.

Tuttavia, la possibilità di RICHIEDERE IL RISARCIMENTO DEL DANNO NELL’AMBITO DEL

PROCESSO PENALE HA UNA SERIE DI RICADUTE DI CARATTERE NEGATIVO.

1. Innanzitutto, ci troviamo di fronte a 2 CONTRO 1, nel senso che:

P.M. È dalla parte che SOSTIENE L’ACCUSA

 PARTE Anche se non sostiene l’accusa, è solo chiamato ad ottenere un

 risarcimento del danno (sostanzialmente ricalca le orme dell’accusa).

CIVILE È CONTRO L’IMPUTATO e pertanto ci troviamo di fronte ad una

SITUAZIONE DI DISPARITÀ (di sperequazione) processuale. Questo

perché LA PARTE CIVILE INTERVIENE CON UN PROPRIO

AVVOCATO, IL QUALE REMA NELLA STESSA DIREZIONE DEL P.M.

2. In secondo luogo, ci troviamo di fronte a un GIUDICE CHE NON HA GLI STRUMENTI

PER POTER DECIDERE IN ORDINE AD UN RISARCIMENTO DEL DANNO e rischia di

andare a compromettere la decisione in ambito penale. È per questo che, laddove si

possa, è sempre meglio fare i processi senza la parte civile ovvero risarcendo la parte

civile.

Tuttavia, è possibile un passaggio sia dal PROCESSO CIVILE AL PROCESSO PENALE DELLA

RICHIESTA DI RISARCIMENTO, sia dal PROCESSO PENALE AL PROCESSO CIVILE DELLA

RICHIESTA DI RISARCIMENTO, con dei limiti e dei termini. Ci sono 3 SITUAZIONI:

1. AZIONE PROPONGO UN’AZIONE CIVILE DAVANTI AL GIUDICE CIVILE per

CIVILE – risarcimento del danno derivante da un reato che viene giudicato in

GIUDICE sede penale. Sostanzialmente, io sono un danneggiato e so che c’è un

CIVILE processo penale che tarda a iniziare. Allora, intanto, parto in sede civile.

COMMA 1 Perciò, IL PROCESSO CIVILE SI CHIUDE E VIENE TRASFERITO

TUTTO NEL PROCESSO PENALE.

Per esempio: io mi sveglio nel PROCESSO CIVILE.

2. AZIONE Abbiamo la 1° udienza dibattimentale il 20 Luglio 2018 (mi devo

CIVILE

PROSEGUE IN costituire parte civile entro questa data).

SEDE CIVILE Il 25 Luglio 2018 decido di andare a costituirmi parte civile nel

COMMA2 processo penale. Vado a vedere e mi accorgo che c’è già stata (nel

rispetto dell’ART. 484 C.P.P. sulla regolare costituzione delle parti).

Pertanto, non posso più costituirmi parte civile nel processo penale

perché quello era il termine ultimo.

Dunque, CONTINUO LA MIA AZIONE CIVILE IN SEDE CIVILE.

Per esempio: mi sono COSTITUITO PARTE CIVILE NEL PROCESSO

3. MI SONO PENALE.

COSTITUITO Decido di venire via e andare a iniziare un’AZIONE CIVILE,

NEL

PROCESSO rinunciando al processo penale.

PENALE IL PROCESSO CIVILE RIMARRÀ SOSPESO FINO A QUANDO

 NEL PROCESSO PENALE NON È DIVENUTA DEFINITIVA LA

COMMA 3 SENTENZA.

Il fondamento è quello di EVITARE DEI CONTRASTI DI GIUDICATO, evitare di trovarsi

eventualmente una sentenza penale di condanna e una sentenza civile che non dà diritto al

risarcimento del danno a chi ha subìto il fatto illecito derivante da reato, o viceversa.

RESPONSABILE CIVILE

Il responsabile civile è colui che può RISPONDERE CIVILMENTE, SOTTO IL PROFILO DEL

Può essere responsabile civile, per

RISARCIMENTO DEL DANNO, in vece dell’imputato.

esempio: l’assicurazione, un genitore per il fatto illecito di un figlio minore.

“il responsabile civile per il fatto dell'imputato può essere

Ai sensi dell’ART. 83 C.P.P.

citato nel processo penale a richiesta della parte civile e, nel caso previsto dall'ART.

77 COMMA 4, a richiesta del P.M.. L'imputato può essere citato come responsabile

civile per il fatto dei coimputati per il caso in cui venga prosciolto o sia pronunciata

nei suoi confronti sentenza di non luogo a procedere”. La richiesta può essere fatta più

tardi per consentire al responsabile civile di costituirsi nel processo entro i termini per la

costituzione delle parti. L’atto con il quale il responsabile civile entra nel processo è un ATTO

DI COSTITUZIONE simile in grosso modo a quello della parte civile. IL RESPONSABILE

CIVILE PUÒ INTERVENIRE ANCHE VOLONTARIAMENTE NELL’AMBITO DEL PROCESSO

IN TUTTI I CASI IN CUI EGLI È STRETTAMENTE COLLEGATO ALLA PARTE CIVILE (se non

c’è una parte civile, automaticamente non c’è il responsabile civile).

Esiste la possibilità di RICHIEDERE L’ESCLUSIONE DEL RESPONSABILE CIVILE allo stesso

modo con cui si chiede l’esclusione della parte civile. A tal proposito, l’ART. 86 C.P.P. dispone

“la richiesta di esclusione del responsabile civile può essere proposta

che

dall'imputato nonché dalla parte civile e dal P.M. che non ne abbiano richiesto la

citazione”. Nel momento in cui viene meno la parte civile (sia perché essa ha risarcito sia

perché decide di abbandonare il processo), automaticamente viene meno anche il

responsabile civile, il quale, a sua volta, può anche essere ESCLUSO D’UFFICIO DAL

GIUDICE nel momento in cui il giudice ritiene che non esistono più i presupposti.

CIVILMENTE OBBLIGATO PER LA PENA PECUNIARIA

La stessa disciplina è prevista per il CIVILMENTE OBBLIGATO PER LA PENA PECUNIARIA:

si tratta di quel SOGGETTO CHE VIENE CHIAMATO IN VIA SUSSIDIARIA A PAGARE LA

PENA PECUNIARIA alla quale verrà condannato l’imputato in relazione al quale un altro

Per esempio: la società per la quale lavora l’imputato.

soggetto ha una posizione di garanzia.

L’imputato ha compiuto un reato nell’ambito della propria attività lavorativa. Il civilmente

obbligato per la pena pecuniaria è la società.

PERSONA OFFESA DAL REATO

La persona offesa dal reato è il TITOLARE DELL’INTERESSE TUTELATO DALLA NORMA

CHE È STATA VIOLATA. ESSA RIMANE SEMPRE SOGGETTO PROCESSUALE, SALVO I

CASI IN CUI CORRISPONDA CON IL DANNEGGIATO: IN TALI CASI VI È LA POSSIBILITÀ

PER L’OFFESO CHE È ANCHE DANNEGGIATO DAL REATO DI COSTITUIRSI PARTE

CIVILE. La persona offesa dal reato opera nell’ambito del processo come una accusa penale

privata. Sappiamo che l’accusa penale viene portata avanti dal P.M. (soggetto pubblico). La

persona offesa, invece, è un SOGGETTO PRIVATO e, sostanzialmente, porta avanti l’accusa

penale accanto al P.M.; pertanto, LA PERSONA OFFESA COMPIRÀ UNA ATTIVITÀ DI

CONTINUA SOLLECITAZIONE NEI CONFRONTI DEL P.M. RISPETTO ALL’AZIONE

PENALE.

L’ultimo termine utile per potersi costituire è quello previsto dall’ART. 484 C.P.P. ovvero

subito dopo il CONTROLLO SULLA REGOLARE COSTITUZIONE DELLE PARTI.

La persona offesa viene regolata dall’ART. 90 e seguenti C.P.P.. Nello specifico, all’interno

del codice, sono riconosciuti una serie di DIRITTI E DI FACOLTÀ (generali e specifici) alla

persona offesa. Sotto un profilo generale, la persona offesa, in ogni stato e grado del

procedimento, PUÒ PRESENTARE MEMORIE e, salvo il giudizio di cassazione, INDICARE

(“io persona offesa indico elementi di prova, ma non ho diritto di

ELEMENTI DI PROVA

richiedere la prova né di avere una risposta”; posso dire al P.M. che secondo me quella prova

va raccolta, poi deciderà il P.M.).

DIFFERENZA TRA:

SOGGETT Può indicare elementi di prova e non ha

 diritto ad avere una risposta.

O

PARTE Ha diritto a richiedere le prove e ad

 avere una risposta

Laddove sia MINORE o INTERDETTA, i diritti della persona offesa vengono tutelati e portati

avanti dal CURATORE e TUTORE che viene nominato dal GIUDICE DELEGATO. Abbiamo poi

una equiparazione della persona offesa con i propri successori universali nel momento in cui

quella persona offesa muore: ALLA MORTE DELLA PERSONA OFFESA, I DIRITTI DELLA

STESSA VENGONO PORTATI AVANTI DAI SUOI SUCCESSORI UNIVERSALI.

INFORMAZIONI ALLA PERSONA OFFESA

Quando è stato emanato il codice, la persona offesa era un soggetto poco importante: le

venivano riconosciuti dei diritti, ma uno sforzo da parte del P.M. e del giudice per andare a

identificarla non era richiesto. Infatti, quando è stato emanato l’ART. 111 COST. la persona

offesa non è stata presa in considerazione. Tuttavia, a livello europeo, la tutela della persona

offesa è andata sempre più crescendo. È stato dunque introdotto l’ART. 90 BIS C.P.P. che parla

di INFORMAZIONI ALLA PERSONA OFFESA. Alla persona offesa, SIN DAL PRIMO

CONTATTO CON L’AUTORITÀ COMPETENTE (P.G., P.M. O GIUDICE), vengono fornite, in una

LINGUA A LEI COMPRENSIBILE, informazioni in merito:

a) alla possibilità di fare denuncia o querela nei confronti della persona che ha posto in

essere il reato,;

b) alla possibilità di proporre un’istanza nella segreteria del P.M. ai sensi dell’ART. 335 per

sapere se esistono dei procedimenti penali in cui la persona offesa risulta appunto

persona offesa;

c) alla facoltà di essere avvisata della richiesta di archiviazione nei suoi confronti;

d) alla facoltà di avvalersi della consulenza legale e del patrocinio a spese dello Stato;

e) alle modalità di esercizio del diritto all’interpretazione e alla traduzione di atti del

procedimento;

f) alle eventuali misure di protezione che possono essere disposte in suo favore (previsione

specifica per il reato di stalking e di maltrattamenti in famiglia);

g) e così via.

Con un meccanismo di questo tipo, la persona offesa è diventata super tutelata all’interno del

processo. ALLA PERSONA OFFESA INTERESSA PARTECIPARE AL PROCEDIMENTO

QUANDO SI PUÒ COSTITUIRE PARTE CIVILE.

COMUNICAZIONI DELL’EVASIONE E DELLA SCARCERAZIONE

L’ART. 90 TER C.P.P. disciplina le COMUNICAZIONI DELL’EVASIONE E DELLA

per i reati nei confronti delle persone (stalking,

SCARCERAZIONE. Sostanzialmente,

maltrattamenti in famiglia, …) l’autorità giudiziaria applica una misura cautelare a Tizio. Io

donna (vittima) sono tranquilla perché Tizio è dietro le sbarre. Un giorno Tizio scappa dal

carcere, evade. Allora mi telefonano e mi dicono di stare attenta. Oppure, per lo stalking ci

sono determinati divieti di avvicinamento. Se Caio non rispetta la misura, mi chiamano e mi

dicono di stare attenta perché Caio non rispetta più la misura e dunque vi è la possibilità che

possa riprendere l’attività di stalking.

CONDIZIONI DI PARTICOLARE VULNERABILITÀ

L’ART. 90 QUATER C.P.P. disciplina le CONDIZIONI DI PARTICOLARE VULNERABILITÀ. Si

tratta di PARAMETRI AI QUALI BISOGNI ATTENERSI PER L’APPLICAZIONE DELLA PENA:

la condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa è desunta, oltre che dall'ETÀ e

dallo STATO DI INFERMITÀ o DI DEFICIENZA PSICHICA, dal TIPO DI REATO, dalle

MODALITÀ e CIRCOSTANZE DEL FATTO PER CUI SI PROCEDE. Per la valutazione della

condizione si tiene conto se

il fatto risulta commesso con VIOLENZA alla persona o con ODIO RAZZIALE,

 se è riconducibile ad ambiti di CRIMINALITÀ ORGANIZZATA O DI TERRORISMO,

 anche internazionale, o di tratta degli esseri umani,

se si caratterizza per FINALITÀ DI DISCRIMINAZIONE,

 e se la persona offesa è affettivamente, psicologicamente o economicamente

 DIPENDENTE DALL'AUTORE DEL REATO.

ENTI E ASSOCIAZIONI

Nell’ambito del processo, la persona offesa può partecipare mediante ENTI E ASSOCIAZIONI

(Libera, Unione donne italiane, WWF e

RAPPRESENTATIVE DI INTERESSI LESI DA REATO

così via), dato che la partecipazione ad un procedimento penale può, oltre che essere

dispendiosa, comportare fatica fisica e morale. Tali associazioni devono:

ESSERE SENZA SCOPO DI LUCRO

 ESSERE SORTE PRIMA DELLA COMMISSIONE DEL REATO

 ESSERE STATE RICONOSCIUTE IN FORZA DI LEGGE PRIMA DEL COMPIMENTO

 DEL REATO PER IL QUALE PARTECIPANO AL PROCEDIMENTO.

Queste associazioni possono esercitare, in ogni stato e grado del procedimento, i DIRITTI E

LE FACOLTÀ ATTRIBUITI ALLA PERSONA OFFESA DAL REATO. Occorre il CONSENSO

DELLA PERSONA OFFESA. L’ART. 92 C.P.P. prevede che il consenso deve risultare da ATTO

PUBBLICO o da SCRITTURA PRIVATA e può essere prestato a NON PIÙ DI UNO DEGLI

ENTI O DELLE ASSOCIAZIONI. È inefficace il consenso prestato a più enti o associazioni.

NEL MOMENTO IN CUI LA PERSONA DÀ IL SUO CONSENSO E SUCCESSIVAMENTE LO

REVOCA, NON LO PUÒ PIÙ DARE A NESSUN ALTRO ENTE O ASSOCIAZIONE: si vuole

evitare che vi sia un mercimonio dei consensi.

Le associazioni ed enti rappresentativi della persona offesa possono intervenire nel processo

con un atto (simile a quello della costituzione di parte civile): l’ART. 93 C.P.P. dispone che

tale ATTO DI INTERVENTO, presentato all’autorità procedente, deve contenere a pena di

inammissibilità:

a) le indicazioni relative alla denominazione dell'ente o dell'associazione, alla sede, alle

disposizioni che riconoscono le finalità di tutela degli interessi lesi, alle generalità del

legale rappresentante;

b) l'indicazione del procedimento;

c) il nome e il cognome del difensore e l'indicazione della procura;

d) l'esposizione sommaria delle ragioni che giustificano l'intervento;

e) la sottoscrizione del difensore.

LE ALTRE PARTI che si vedono arrivare un soggetto ente nell’ambito del processo SI

POSSONO OPPORRE; ANCHE IL GIUDICE può ritenere che non esistono i requisiti e i

presupposti necessari per potersi costituire come soggetto processuale in luogo della persona

offesa.

Siccome gli enti e le associazioni tutelano beni da offese che derivano da mafia, violenza alle

donne, violenza agli animali, sicurezza sui luoghi di lavoro e così via, POSSONO POI

COSTITUIRSI NEL PROCESSO ANCHE PARTE CIVILE qualora ritengono di essere stati

danneggiati anche loro dall’atto che è stato posto in essere in violazione della norma che si

contesta. DIFENSORE

L’ART. 24 COST. disciplina il DIRITTO DI DIFESA. Tale diritto di difesa è IMPRESCINDIBILE

nel processo penale, nel senso che l’imputato deve partecipare al processo penale

necessariamente con una difesa tecnica. Tuttavia, non soltanto il difensore è un tecnico che

sta di fianco all’indagato e imputato nel processo, ma il DIRITTO DI DIFESA È UN DIRITTO

RICONOSCIUTO ANCHE A TUTTI GLI ALTRI SOGGETTI DEL PROCESSO. La DIFESA può

essere di 2 tipi: DIFESA TECNICA AUTODIFESA

Quel tipo particolare di difesa svolta da

parte dell’indagato/imputato nel corso

del processo ponendo in essere delle

strategie processuali di un certo tipo.

Quella difesa che viene posta in Per esempio: l’indagato sentito dal P.M.

essere dal difensore o l’imputato sentito dal giudice portano

dell’indagato/imputato, nonché delle una propria difesa tramite

altre parti del processo. l’interrogatorio e raccontano quello che

vogliono. È autodifesa quella

dell’imputato che decide di non

partecipare al processo.

L’INDAGATO/IMPUTATO PUÒ NOMINARE NEL PROCESSO FINO A 2 DIFENSORI. Tale

diritto deve essere interpretato come un diritto di avere una difesa completa nell’ambito del

processo. La nomina viene fatta con una DICHIARAZIONE. Se un soggetto è in CUSTODIA

CAUTELARE, la nomina (atto personalissimo) può essere fatto dai PROSSIMI CONGIUNTI.

Il difensore dell’indagato/imputato può essere di 2 tipi:

A. DIFENSORE DI FIDUCIA

B. DIFENSORE D’UFFICIO

ALL’IMPUTATO CHE NON HA NOMINATO UN DIFENSORE DI FIDUCIA, VIENE

NOMINATO UN DIFENSORE D’UFFICIO che viene individuato sulla base di un ELENCO DI

DIFENSORI TENUTO PRESSO IL CONSIGLIO DELL’ORDINE CIRCONDARIALE DI

CIASCUN DISTRETTO DI CORTE D’APPELLO. Gli avvocati si iscrivono alle c.d. difese

Per esempio: questa notte arrestano

d’ufficio dopo aver svolto un corso. C’è una turnazione.

Tizio. Domani mattina c’è l’udienza di convalida e deve essere chiamato un difensore. Si

guarda nella turnazione, l’autorità giudiziaria procedente chiama questo call-center e dice:

“Avrei bisogno di un difensore per domani mattina alle 9 quando c’è l’udienza o

l’interrogatorio di Tizio”. Il call-center risponde: “Per la tal zona, per il tal tipo di reato e per il

tal giorno è disponibile nell’elenco Caio”. Caio viene avvisato e va a prestare il proprio

servizio.

In ogni caso, IL DIFENSORE D’UFFICIO DEVE ESSERE PAGATO ALLA STESSA STREGUA

DEL DIFENSORE DI FIDUCIA; l’unica differenza è che il difensore d’ufficio non lo scegli. Si è

data inoltre la possibilità al difensore d’ufficio, laddove sia impegnato, di nominare dei

sostituti.

Per il difensore (sia dell’indagato/imputato sia della persona offesa) opera l’istituto del

“l’imputato, la persona offesa, il

PATROCINIO DEI NON ABBIENTI (ART. 98 C.P.P.):

danneggiato che intende costituirsi parte civile e il responsabile civile possono

chiedere di essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato, secondo le norme

della legge sul patrocinio dei non abbienti”. Tu difensore che decidi di difendere persone

non abbienti, devi raccogliere rispetto a questi soggetti TUTTE LE DICHIARAZIONI DEI

REDDITI O PROVA CHE GLI STESSI NON HANNO REDDITO; svolgi la tua attività

professionale e vai a depositare la tua fattura in cancelleria (invece che mandarla al tuo

cliente). Tuttavia, i tempi per la liquidazione di queste parcelle sono molto lunghi.

Nell’ambito del proprio processo, IL DIFENSORE PUÒ ESERCITARE I DIRITTI

RICONOSCIUTI ALL’IMPUTATO (ART. 99 C.P.P.) tramite una nomina, un MANDATO

DIFENSIVO e, laddove deve compiere determinati ATTI CONSIDERATI PERSONALISSIMI,

attraverso una PROCURA SPECIALE. Per tutti gli atti che sono compiuti dal difensore,

personalmente o per conto del proprio assistito, l’imputato può togliere, fino a quando non ha

avuto effetto, valore all’atto che il difensore ha posto in essere.

Mentre l’indagato/imputato può avere fino a 2 difensori, LE ALTRE PARTI PRIVATE (parte

civile, responsabile civile, civilmente obbligato per la pena pecuniaria, persona offesa)

POSSONO AVERE UN UNICO DIFENSORE. Queste parti private si costituiscono attraverso

una RACCOMANDATA e di regola il domicilio delle altre parti private diverse dal P.M. è presso

il difensore che viene nominato.

Abbiamo detto come il difensore (di fiducia, d’ufficio, delle altre parti processuali) abbia la

possibilità di nominare un proprio sostituto. TALE SOSTITUTO ESERCITA I DIRITTI E LE

FACOLTÀ RICONOSCIUTE ALL’AVVOCATO CHE VIENE NOMINATO NEL MANDATO. Nella

prima udienza si deve costituire sempre il soggetto che è in delega (parte civile, responsabile

civile, civilmente obbligato per la pena pecuniaria); poi nelle udienze successive può anche

essere sostituito.

GARANZIE DI LIBERTÀ DEL DIFENSORE

L’attività del difensore è molto delicata perché ha a che fare con persone che spesso non sono

degli stinchi di santo. Ciò nonostante, il difensore non deve mai mancare di rispettare la legge

e dei profili deontologici propri dell’attività di difensore. L’ART. 103 C.P.P. disciplina le

GARANZIE DI LIBERTÀ DEL DIFENSORE. L’importante è che il DIFENSORE NON Per

TRAVALICHI IN UN’ATTIVITÀ DI FAVOREGGIAMENTO DEL PROPRIO ASSISTITO.

esempio: Tizio chiama l’avvocato e dice di sapere che sotto la sua scrivania ci sono delle

cimici, lo stanno intercettando. L’AVVOCATO NON DEVE PERMETTERSI DI DARE DEI

CONSIGLI CHE NON SIANO IN LINEA CON QUELLO CHE È IL CODICE DEONTOLOGICO E

. Il difensore non può dire al suo cliente: “Attento a non parlare al telefono perché sei

IL C.P.

intercettato” perché l’autorità giudiziaria sta svolgendo la sua attività. L’AVVOCATO DEVE

ESSERE COLLABORATIVO CON L’AUTORITÀ GIUDIZIARIA NEI LIMITI DEL MANDATO

Se poi il cliente Caio ha bisogno, nell’ambito di un mandato difensivo, di

DIFENSIVO.

raccontare al suo difensore che ha ucciso sua moglie, va dal difensore e glielo dice. Il

difensore risponde: “Io mi andrei a costituire perché se la beccano non ne esce più”. Si tratta

del segreto del difensore: L’AVVOCATO NON È UN PUBBLICO UFFICIALE CON L’OBBLIGO

DI DENUNCIARE CAIO; MA DEVE DIRE A CAIO (SUO CLIENTE) COSA PUÒ FARE PER

DIFENDERSI. IL DIFENSORE NON DEVE AIUTARE A DELINQUERE.

il difensore riceve nel

Ai sensi del COMMA 1 del suddetto articolo, consideriamo un’ipotesi:

suo studio un latitante. Se la P.G. sa che Tizio è il difensore di un latitante (colui che si sottrae

è evidente che lo studio del difensore viene tenuto d’occhio.

a un ordine di carcerazione),

Perciò, negli orari più imprevisti, la P.G. guarda se arriva il latitante. Se la P.G. lo vede, può

salire nello studio del difensore e arrestarlo. Ciò non significa che il difensore non possa

parlare con il latitante perché, diversamente, il latitante sarebbe sempre senza difensore. Un

difensore esperto darà appuntamento al latitante all’autogrill a Modena Nord: è difficile che si

decida di seguire un difensore in ogni momento.

IL SEQUESTRO CHE PUÒ ESSERE EFFETTUATO A SEGUITO DI PERQUISIZIONE

NELL’AMBITO DI UN UFFICIO O NELL’UFFICIO DEL DIFENSORE O DEL CONSULENTE

TECNICO E DI UN INVESTIGATORE PRIVATO NON PUÒ RIGUARDARE DEL MATERIALE

RELATIVO ALLA DIFESA, A MENO CHE NON SI TRATTA DEL CORPO DEL REATO. Nel

momento in cui si decide di fare un’ispezione o una perquisizione nell’ambito dell’ufficio di un

legale, l’autorità giudiziaria che decide di svolgere questo tipo di attività, deve

immediatamente avvisare il CONSIGLIO DELL’ORDINE perché, nell’ambito di questa attività,

DEVE ESSERE PRESENTE O IL PRESIDENTE DELL’ORDINE O UN CONSIGLIERE

DELEGATO A PRESIDENTE.

NON È POSSIBILE INTERCETTARE LE COMUNICAZIONI TRA DIFENSORI,

Tuttavia, capita che se

INVESTIGATORI PRIVATI, CONSULENTI E I PROPRI ASSISTITI.

Tizio viene intercettato e Tizio telefona al proprio avvocato, anche quella telefonata viene

ascoltata. Non è che la P.G. che sta svolgendo l’intercettazione, nel momento in cui Tizio

difeso da Caio parlano a telefono, si toglie le cuffie. La P.G. ascolta lo stesso e poi non

dovrebbe tenere conto del contenuto (tali intercettazioni dovrebbero essere omissate). La

giurisprudenza ha affermato che IL CONTENUTO DI QUESTE INTERCETTAZIONI NON PUÒ

ESSERE UTILIZZATO NEL PROCESSO UNICAMENTE SE LA CONVERSAZIONE FA PARTE

DI UNA SITUAZIONE CHE RIENTRI ALL’INTERNO DEL MANDATO DIFENSIVO CHE TI È

Per esempio: Tizio ha nominato Caio in ordine a un procedimento

GIÀ STATO CONFERITO.

penale che si sta procedendo per una bancarotta in relazione a una determinata situazione.

Tizio chiama Caio e dice: “Oltre a quella bancarotta, io ho fatto anche 30 milioni di fatture

false”. Questa intercettazione è inutilizzabile perché i 30 milioni di fatture false non sono

ancora rientrati all’interno di nessun procedimento e di conseguenza di nessun mandato

difensivo.

Inoltre, È VIETATO IL SEQUESTRO E OGNI FORMA DI CONTROLLO DELLA

CORRISPONDENZA TRA L’IMPUTATO E IL PROPRIO DIFENSORE, salvo che l’autorità

giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere che si tratta di corpo del reato.

COLLOQUI DEL DIFENSORE CON L’IMPUTATO IN CUSTODIA

CAUTELARE

Ai sensi dell’ART. 104 C.P.P., l’IMPUTATO HA DIRITTO DI COLLOQUIARE

IMMEDIATAMENTE CON IL PROPRIO DIFENSORE FIN DALL’INIZIO DELLA CUSTODIA

CAUTELARE come ha diritto di conferire con il proprio difensore, immediatamente dopo, la

persona che è stata arrestata o fermata. Tuttavia, vi sono delle situazioni in cui il diritto di

colloquiare con il proprio difensore viene attenuato; in particolare, in caso di INDAGINI

PRELIMINARI PER I DELITTI di cui all’ART. 51 COMMA 3 BIS COMMA 3 QUATER C.P.P.

(MAFIA E TERRORISMO) quando sussistono SPECIFICHE ED ECCEZIONALI RAGIONI DI

CAUTELA. Questi reati implicano un collegamento con tante altre situazioni; il P.M. può avere

necessità di svolgere anche altre attività e di non consentire a Tizio di parlare

immediatamente con il proprio difensore (questa norma è una norma di sfiducia nei confronti

del difensore). In caso di arresto o di fermo, il potere di DILAZIONARE L’INTERROGATORIO

DA PARTE DEL P.M. si ha unicamente fino al momento in cui il P.M. non mette a disposizione

del giudice l’arrestato o il fermato.

ABBANDONO O RIFIUTO DELLA DIFESA

Il CONSIGLIO DELL’ORDINE ha una COMPETENZA ESCLUSIVA sul PROCEDIMENTO

DISCIPLINARE NEI CONFRONTI DELL’AVVOCATO; SE VIENE APERTO UN

PROCEDIMENTO DISCIPLINARE NEI CONFRONTI DELL’AVVOCATO, IL CONSIGLIO

DELL’ORDINE GIUDICA INDIPENDENTEMENTE DA QUELLO CHE HA DECISO IL GIUDICE

PENALE. Molte volte succede che il Tribunale o il giudice limita il diritto di difesa dei difensori;

il difensore può abbandonare la difesa o rifiutarsi di proseguire nel processo (e questo può

determinare dei reati). Siccome il Consiglio dell’ordine ha autonomia nel decidere, nel

momento in cui il diritto di difesa è stato realmente leso, anche se il difensore è stato

condannato per oltraggio alla corte, il Consiglio dell’ordine che deve giudicare, può anche

prosciogliere in presenza di situazioni di questo genere.

INCOMPATIBILITÀ DELLA DIFESA DI PIÙ IMPUTATI NELLO STESSO

PROCEDIMENTO

L’ART. 106 C.P.P. prevede che vi possano essere delle situazioni di incompatibilità della

difesa di più imputati nello stesso procedimento. Nell’ambito del medesimo processo, lA

DIFESA DI PIÙ IMPUTATI PUÒ ESSERE ASSUNTA DA UN DIFENSORE COMUNE,

PURCHÉ QUESTE POSIZIONI NON SIANO TRA LORO INCOMPATIBILI. Il giudice può

rilevare la diversa posizione del difensore (e dunque l’incompatibilità) e può imporre una

CONCRETO;

separazione dei ruoli. Si tratta di una valutazione che deve essere fatta in ci si

ferma invece nell’astratto nel caso dell’ART. 106 COMMA 4 BIS C.P.P. (in tali casi,

l’incompatibilità si presume; PRESUNZIONE DI INCOMPATIBILITÀ ASSOLUTA). In tutti gli

altri casi, l’incompatibilità deve essere valutata in concreto.

NON ACCETTAZIONE, RINUNCIA O REVOCA DEL MANDATO

DIFENSIVO

UN INDAGATO/IMPUTATO NON PUÒ MAI RIMANERE SENZA DIFENSORE NELL’AMBITO

DEL PROCESSO. Per esempio: dal carcere Tizio nomina come difensore Caio. Questa

NON

 nomina viene immediatamente inviata a Caio per fax. Caio rifiuta

ACCETTAZIONE l’incarico tramite una lettera trasmessa all’autorità procedente. Caio

non è mai entrato in contatto con l’imputato Tizio. LA NON

ACCETTAZIONE DI CAIO HA EFFETTO IMMEDIATO DAL

MOMENTO IN CUI VIENE TRASMESSA ALL’AUTORITÀ

PROCEDENTE.

RINUNCIA La rinuncia si ha nel momento in cui IL DIFENSORE È GIÀ

 NOMINATO, MA DECIDE DI RINUNCIARE. La rinuncia ha effetto

nel momento in cui viene NOMINATO UN NUOVO DIFENSORE.

REVOCA Tale disposizione si applica anche nel caso di revoca.

TERMINE PER LA DIFESA

Nel momento in cui interviene un nuovo difensore (sia a seguito di abbandono, sia a seguito di

rinuncia, sia a seguito di revoca), l’autorità giudiziaria deve dare al nuovo difensore che

subentra un TERMINE DI DIFESA che NON PUÒ ESSERE < A 7 GIORNI.

MISURE CAUTELARI PERSONALI

 Esse sono disciplinate nel LIBRO IV, ART. 272 e SEGUENTI.

 Le misure cautelari personali vanno a impattare su LIBERTÀ COSTITUZIONALMENTE

GARANTITE (libertà personale, libertà di circolazione, …). In particolare, occorre

ricordare l’ART. 13 COMMA 2 COST. dove sono previste la RISERVA ASSOLUTA DI

LEGGE STATALE e la RISERVA DI GIURISDIZIONE.

 La traduzione codicistica di tale articolo è indicata, in primo luogo, nell’ART. 272 C.P.P.

e, in secondo luogo, nell’ART. 279 C.P.P. (traduzione della riserva di giurisdizione).

“Sull’applicazione e sulla revoca delle misure, nonché sulle modifiche delle

loro modalità esecutive, provvede il GIUDICE CHE PROCEDE. Prima

dell’esercizio dell’azione penale provvede il GIUDICE PER LE INDAGINI

PRELIMINARI (GIP)”.

Il GIP è un giudice che è stato definito

efficacemente giudice dell’affaccio. Ha PER “GIUDICHE CHE PROCEDE”

una giurisdizione limitata, ad acta. La DEVE INTENDERSI IL GIUDICE

disponibilità del fascicolo vi sarà nel CHE HA LA MATERIALE

momento in cui il P.M. fa una domanda, DISPONIBILITÀ DEL FASCICOLO IN

chiede che venga applicata una misura. QUEL MOMENTO.

Unitamente alla richiesta, anche il

fascicolo delle indagini passerà dalla

segreteria del P.M. alla cancelleria del GIP.

NON OGNI REATO GIUSTIFICA L’ADOZIONE DI UNA MISURA CAUTELARE. L’ART. 273

C.P.P. disciplina GRAVI INDIZI DI COLPEVOLEZZA necessari per limitare la libertà personale

di un presunto innocente. COSA SI INTENDE CON “GRAVI INDIZI DI COLPEVOLEZZA? Nel 2006

le Sezioni Unite hanno affermato che per “gravi indizi di colpevolezza” debba intendersi

un’ALTA RAGIONEVOLE PROBABILITÀ DI COLPEVOLEZZA.

L’ART. 273 COMMA 2 C.P.P. pone la REGOLA DELLA PUNIBILITÀ IN CONCRETO per

aversi applicazione di una misura cautelare.

causa di giustificazione (per esempio: legittima difesa)

 o di punibilità (per esempio: ART.649 C.P. afferma che i reati contro il

 patrimonio commessi senza violenza sulla persona non sono

punibili se commessi da un parente; classico è il caso del

figlio che ruba il portafoglio al padre)

o se sussiste una causa (per esempio: prescrizione, indulto, …)

 di estinzione del reato

ovvero una causa di

estinzione della pena”

Se siamo nelle indagini preliminari, l’esito naturale sarà un’archiviazione, mentre nei momenti

successivi ci sarà un proscioglimento. Se l’esito necessitato è un proscioglimento, sarebbe

ragionevole applicare una misura cautelare limitativa alla libertà personale prima dell’esito.

LE CONDIZIONI DI APPLICAZIONE SONO CUMULATIVE: accanto ai gravi indizi di

colpevolezza è necessaria ALMENO UNA tra le 3 ESIGENZE CAUTELARI presenti nell’ART.

274 C.P.P.

a) IL GIUDICE DEVE ANDARE A MOTIVARE QUALI SONO LE SPECIFICHE E

INDEROGABILI ESIGENZE ATTINENTI ALLE INDAGINI PER IL PROCEDIMENTO

Per esempio: vi può essere un pericolo di

NELL’AMBITO DEL QUALE CI TROVIAMO.

inquinamento probatorio (pericolo di occultamento o alterazione delle prove) quando si

parla di un fatto delittuoso avvenuto in casa. È evidente che dare gli arresti domiciliari in

quella casa all’imputato non è una felice intuizione. Il giudice dovrà dar conto degli

elementi al fine di evitare che la prova venga occultata nel lasso di tempo che separa le

indagini preliminari al momento della celebrazione del dibattimento.

b) Per esempio: l’imputato è stato trovato in possesso di documenti contraffatti e un

biglietto aereo per il Brasile. Forse è il caso di bloccarlo prima. Inoltre, se la pena non

verrà scontata una volta irrogata, non ha senso fare scontare una limitazione della libertà

personale nella fase del procedimento: ecco perché la soglia dei 2 anni per il pericolo di

fuga. Spesso il P.M. nella richiesta e il giudice nell’ordinanza con cui veniva applicata la

misura cautelare si limitava a dire: “il nostro imputato rischia l’ergastolo essendo

imputato per un grave reato, per cui è facile che si dia alla fuga”. Questo modo di

motivare il pericolo di fuga non era ammissibile.

c) La finalizzazione non è endoprocessuale, non serve a salvaguardare le prove o ad evitare

che il soggetto si dia alla fuga prima di una eventuale condanna. Ma serve per finalità di

penale sostanziale: special-prevenzione.

Le misure cautelari sono tutti PROVVEDIMENTI PROVVISORI ADOTTATI ALLO STATO

DEGLI ATTI IMMEDIATAMENTE ESECUTIVI. I GRAVI INDIZI e le ESIGENZE CAUTELARI

DEVONO PERMANERE; se questi vengono meno oppure si affievoliscono, è possibile

modificare o far venire meno la misura, ma è possibile anche aggravarla (in presenza di un

aggravamento degli indizi o delle esigenze).

Per quanto riguarda i criteri di scelta delle misure, le MISURE CAUTELARI PERSONALI si

suddividono in: COERCITIVE INTERDITTIVE

OBBLIGATORIE CUSTODIALI

1. DIVIETO DI 6. SOSPENSIONE DALL’ESERCIZIO

ESPATRIO DELLA POTESTÀ DEI GENITORI

4. ARRESTI

2. OBBLIGO DI 7. SOSPENSIONE DALL’ESERCIZIO DI

DOMICILIARI

PRESENTAZIONE UN PUBBLICO UFFICIO O SERVIZIO

5. CUSTODIA

ALLA P.G. 8. DIVIETO TEMPORANEO DI

CAUTELARE IN

3. DIVIETO E ESERCITARE DETERMINATE

CARCERE

OBBLIGO DI ATTIVITÀ PROFESSIONALI O

DIMORA IMPRENDITORIALI

La Corte costituzionale ha affermato che, nella scelta delle misure, il criterio da adottare è

quello del MINOR SACRIFICIO NECESSARIO. Il giudice dovrà, quindi, scegliere la MISURA

PIÙ LIEVE CHE SIA IDONEA A SODDISFARE L’ESIGENZA CAUTELARE esistente in quel

momento. I criteri di scelta della misura che vengono, invece, indicati dal C.P.P. li troviamo

all’ART. 275 C.P.P.: i CRITERI DI ADEGUATEZZA E PROPORZIONALITÀ. Al COMMA 1 BIS

manca il pericolo di inquinamento delle prove (lettera a)). Punto di partenza era che, di

solito, le misure cautelari vengono disposte in indagini preliminari. Non sempre è così: posso

essere disposte anche a seguito di una condanna. Fino alla condanna definitiva si è comunque

presunti innocenti. È evidente però che se già si è arrivati ad una condanna in 1° grado e nel

a)

2° grado, l’esigenza di cui alla lettera sarà andata ad affievolirsi. Il COMMA 2 dispone che

“ogni misura deve essere proporzionata all’entità del fatto e alla sanzione che sia

stata o si ritiene possa essere irrogata” . Il COMMA 2 BIS dispone che la condanna

irrogata non verrà applicata per effetto dell’ART. 163 C.P.; infatti non ha alcun senso limitare

la libertà della persona prima della condanna.

Altro principio fondamentale è che la CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE è extrema ratio.

“la custodia cautelare in carcere può essere

L’ART. 275 COMMA 3 C.P.P. dispone che

disposta soltanto quando le altre misure coercitive o interdittive, anche se

applicate cumulativamente, risultino inadeguate”. Vi sono dei reati per cui la

presunzione di adeguatezza e proporzionalità della sola custodia cautelare in carcere

identificano quasi una presunzione assoluta. Consideriamo gli ART. 416 BIS (ASSOCIAZIONE

MAFIOSA), ART. 270 (TERRORISMO), ART. 270 BIS (ASSOCIAZIONE SOVVERSIVA)

“salvo che siano acquisiti

C.P.P. Per vincere la suddetta presunzione, il C.P.P. dispone

elementi dai quali risulti che non sussistano esigenze cautelari”. Per esempio:

vecchio boss mafioso, ormai talmente malato da non essere più in grado di comunicare con

l’esterno e di autodeterminarsi, può essere un caso in cui può non essere giustificata la

custodia cautelare in carcere. Anche perché nel bilanciamento viene in gioco altresì il diritto

alla salute.

Al COMMA 3 BIS si parla di BRACCIALETTO ELETTRONICO: esso è un rilevatore di

presenze che trasmette un segnale a un ricevitore, indicando la posizione del soggetto che lo

indossa. Un modo efficace per evitare la custodia cautelare in carcere è quello di disporre gli

arresti domiciliari unitamente al braccialetto elettronico. Vi sono delle problematiche:

i braccialetti elettronici sono pochi

 spesso non vi è la disponibilità fisica e materiale dello stesso

 è necessario il consenso dell’interessato. Se l’interessato nega il consenso si ha la

 custodia cautelare in carcere.

In caso di trasgressione vi è un aggravamento della misura: dagli arresti domiciliari si passerà

alla custodia cautelare in carcere.

Per quanto riguarda i provvedimenti in caso di TRASGRESSIONE alle prescrizioni imposte,

“in caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti a

l’ART. 276 C.P.P. stabilisce che

una misura cautelare, il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo con altra

più grave, tenuto conto dell’entità, dei motivi e delle circostanze della violazione.

Quando si tratta di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura

interdittiva, il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo anche con una

misura coercitiva”. La ratio di cui al COMMA 1TER è quella di evitare, in presenza di una

trasgressione lieve, che si vada a sfociare nella custodia cautelare in carcere.

L’ART. 277 C.P.P. non fa altro che esplicitare una regola di civiltà. È chiaro che l’applicazione

di una misura cautelare va ad incidere sulla libertà della persona. Però, una cosa è praticare

una misura cautelare, altra cosa è infliggere sofferenze ingiustificate, ulteriori misure afflittive

non necessarie. Questo potrebbe dar luogo ad una condanna al nostro Stato per tortura:

violazione ART. 3 CEDU.

Abbiamo detto che esistono alcune soglie di reati per i quali è applicabile una misura

personale, reale, coercitiva o interdittiva. Le misure personali non possono essere applicate

per una contravvenzione. Ogni volta che c’è una soglia, bisogna capire come si calcola questa

soglia. Importante, in tal senso, è l’ART. 278 C.P.P. che individua i criteri utili a capire se il

reato rientra o meno nella soglia

MISURE COERCITIVE

L’ART. 280 C.P.P. dispone: “salvo quanto disposto dai COMMI 2 e 3 del presente

articolo e dall’ART. 391, le misure previste in questo capo possono essere applicate

solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena

dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a 3 anni”. Sotto i 3 anni non

vi potrà essere una misura cautelare coercitiva perché il disvalore del fatto non giustifica una

limitazione alla libertà personale.

Per la custodia cautelare in carcere, la soglia è più elevata, essendo la misura più afflittiva.

Per esempio: la

Tuttavia, il COMMA 2 non si applica per chi ha trasgredito le prescrizioni.

soglia dei 5 anni può anche non applicarsi in caso di evasione agli arresti domiciliari se il fatto

non è lieve.

1. DIVIETO DI ESPATRIO

Esso limita la libertà di circolazione. Solitamente, il divieto di espatrio viene

accompagnato con il ritiro del passaporto o altri documenti validi per espatriare. In primo

luogo, si tratta di una misura funzionale a evitare il pericolo di fuga. L’ART. 281 C.P.P.

“con il provvedimento che dispone il divieto di espatrio, il giudice

prevede che

prescrive all’imputato di non uscire dal territorio nazionale senza

l’autorizzazione del giudice che procede”.

2. OBBLIGO DI PRESENTAZIONE ALLA POLIZIA GIUDIZIARIA

“Con il provvedimento che

L’ART. 282 C.P.P. disciplina il c.d. OBBLIGO DI FIRMA.

dispone l’obbligo di presentazione alla P.G., il giudice prescrive all’imputato di

presentarsi a un determinato ufficio di polizia giudiziaria. Il giudice fissa i giorni

e le ore di presentazione tenendo conto dell’attività lavorativa e del luogo di

abitazione dell’imputato”.

Gli ART. 282 BIS e 282 TER C.P.P. sono due misure frutto di interpolazione previste per

reati violenti come maltrattamenti in famiglia. A tali propositi, vi sono degli obblighi di

comunicazione di cui all’ART. 282 QUATER C.P.P. che devono essere comunicati

all’autorità di pubblica sicurezza competente.

3. DIVIETO E OBBLIGO DI DIMORA “Con il

Il divieto di cui all’ART. 283 C.P.P. va ad incidere sulla libertà di circolazione.

provvedimento che dispone il divieto di dimora, il giudice prescrive all’imputato

di non dimorare in un determinato luogo e di non accedervi senza

l’autorizzazione del giudice che procede”. Vi è altresì il divieto di allontanarsi da un

luogo, funzionale al pericolo di fuga. Anche qui si tiene conto del luogo in cui abita la

persona offesa.

4. ARRESTI DOMICILIARI

In origine, tali misure nascono per alcuni soggetti determinati (in primo luogo gli ex

appartenenti alle forze dell’ordine che hanno delinquito) per ragioni di opportunità.

Successivamente, queste misure sono state estese anche a imputati comuni. In virtù

“il giudice prescrive all’imputato di non allontanarsi dalla

dell’ART. 284 C.P.P.,

propria abitazione o da altro luogo di privata dimora ovvero da un luogo

pubblico di cura o di assistenza ovvero, ove istituita, da una casa famiglia

protetta”. Per esempio: se

Il luogo viene scelto in modo da garantire le esigenze di vita.

l’imputato ha bisogno di lavorare per mantenersi perché non ha mezzi di sostentamento

adeguati, verrà autorizzato dal giudice a recarsi a lavorare, andare a fare la spesa se non

ha prossimi congiunti che possano farla per lui. In ogni caso, ai sensi del COMMA 5,

“l’imputato agli arresti domiciliari si considera in stato di custodia cautelare”. Il

giudice può anche imporre il divieto di comunicare con soggetti terzi che non siano i

“Non possono essere, comunque, concessi gli arresti

familiari conviventi.

domiciliari a chi sia stato condannato per il reato di evasione nei 5 anni

precedenti al fatto per il quale si procede”.

5. CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE “il giudice ordina agli

Per definizione misura custodiale. L’ART. 285 C.P.P. prevede che

ufficiali e agli agenti di polizia giudiziaria che l’imputato sia catturato e

immediatamente condotto in un istituto di custodia per rimanervi a disposizione

dell’autorità giudiziaria”. In virtù del COMMA 2, abbiamo il riflesso della regola di

trattamento: bisogna evitare l’uso di manette e altri mezzi coercitivi, salvo che siano

assolutamente indispensabili per evitare la fuga. Degno di nota è il fatto che SE VIENE

IRROGATA LA CONDANNA DEFINITIVA, ALLA PENA COMMINATA VIENE

SOTTRATTO IL PERIODO CHE IL SOGGETTO HA SCONTATO PER EFFETTO DELLA

MISURA CAUTELARE CUSTODIALE (c.d. presofferto cautelare). Anche perché,

altrimenti, un soggetto poi condannano, si troverebbe ad aver scontato sia la misura

cautelare che la pena; vi sarebbe una duplicazione ingiustificata della sanzione.

MISURE INTERDITTIVE

Esse sono simili alle pene accessorie e si caratterizzano per essere MOLTO PIÙ FLESSIBILI

rispetto alle misure cautelari coercitive. Infatti, IL GIUDICE PUÒ DISPORLE IN TUTTO O IN

PARTE, e quindi andare a graduarle in base all’esigenza concreta. Vi è una limitazione legata

ad uno status personale che serve scindere il rapporto il soggetto e una particolare tipologia

di reati. Anche per le misure interdittive vi è una prima disposizione che ci indica la soglia, la

quale è la stessa rispetto alle misure coercitive (tolta la custodia cautelare in carcere):

MASSIMO 3 ANNI. PER DELITTI PUNITI CON PENA NON

SUPERIORE NEL MASSIMO A 3 ANNI, NON

PUÒ ESSERE APPLICATA ALCUNA TRA LE

MISURE CAUTELARI PERSONALI. RESTANO LE

MISURE REALI: SEQUESTRO PREVENTIVO E

SEQUESTRO CONSERVATIVO.

6. SOSPENSIONE DALL’ESERCIZIO DELLA POTESTÀ DEI GENITORI

Il reato sarà, probabilmente, un maltrattamento in famiglia, un reato sessuale, un reato

“con il provvedimento che dispone

contro la persona. L’ART. 288 C.P.P. dispone che

la sospensione dall'esercizio della responsabilità genitoriale, il giudice priva

temporaneamente l'imputato, in tutto o in parte, dei poteri a essa inerenti”.

7. SOSPENSIONE DALL’ESERCIZIO DI UN PUBBLICO UFFICIO O SERVIZIO

Si parla di reati contro la Pubblica Amministrazione, in primis. Vedi ART. 289 C.P.P.. La

peculiarità è che durante le indagini preliminari, prima di decidere sulla richiesta di

sospensione del P.M., il giudice procede all’interrogatorio.

8. DIVIETO TEMPORANEO DI ESERCITARE DETERMINATE ATTIVITÀ

PROFESSIONALI O IMPRENDITORIALI

Verosimilmente, si tratterà di reati contro l’industria o il commercio. Tale misura è

disciplinata dall’ART. 290 C.P.P.. Per alcuni reati contro l’economia e l’industria vi è la

soglia dell’ART. 287 C.P.P.

PROCEDIMENTO APPLICATIVO

Vale il principio della domanda, salvo quell’unica ipotesi dell’ART. 275 COMMA 2 TER C.P.P..

Solitamente, è il P.M. a chiedere che venga applicata la misura cautelare, indicando una serie

di cose che sono inserite nell’ART. 291 C.P.P. mentre il giudice ha la materiale disponibilità

del fascicolo. Al COMMA 1 vi è un riflesso dell’ART. 358 C.P.P.: il nostro P.M. dovrebbe essere

un soggetto che opera anche a favore dell’indagato/imputato. Ciò significa che non può

basare la richiesta soltanto sugli elementi a carico, ma se esistono altresì elementi a discarico,

facciamo un esempio: viene

deve indicare anche quelli. Per quanto riguarda l’incompetenza,

chiesta la misura cautelare da parte del P.M. a un giudice. Il giudice ritiene di essere

incompetente per territorio. Si vuole evitare che venga vanificata l’esigenza cautelare, quindi

il giudice competente dichiara l’incompetenza con provvedimento. Adotta la misura cautelare,

la quale dovrà essere rinnovata dal giudice competente entro 20 giorni, altrimenti decade.

L’ART. 292 C.P.P. disciplina l’ORDINANZA DEL GIUDICE ed indica i contenuti che essa deve

avere, a pena di nullità. Il giudice che emette l’ordinanza non può fare un copia e incolla della

richiesta del P.M. ma deve motivare autonomamente in ordine alle esigenze cautelari i gravi

indizi che ci sono. Con la LEGGE 47/2015 si è inserita anche la necessità di un’autonoma

valutazione del giudice sulle esigenze cautelari e gravi indizi al fine di evitare un ricorso

smisurato o un appiattimento sulle considerazioni fatte dal P.M. o dalla richiesta.

PUÒ IL GIUDICE MODIFICARE LA MISURA RISPETTO A QUANTO CHIESTO DAL P.M.? Sì

GLI ADEMPIMENTI ESECUTIVI “salvo quanto previsto dall’ART. 156 C.P.P.

Essi sono disciplinati dall’ART. 293 C.P.P.:

(salvo quando l’imputato è detenuto), l’ufficiale o l’agente incaricato di eseguire

l’ordinanza che ha disposto la custodia cautelare consegna all’imputato copia del

provvedimento unitamente a una comunicazione scritta, redatta in forma chiara e

precisa e, per l’imputato che non conosce la lingua italiana, tradotta in una lingua


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

96

PESO

270.84 KB

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche dell'impresa e della pubblica amministrazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vanessina18 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Garuti Giulio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze giuridiche dell'impresa e della pubblica amministrazione

Riassunto di Processuale Civile, prof. Filippo Corsini, libri consigliati M.Bove + Compendio Simone (parte generale) e G.Verde (parte speciale)
Appunto
Appunti delle lezioni di Diritto Tributario del Prof. Alessandro Turchi, Anno Accademico 2015/2016
Appunto
Diritto amministrativo- prof Maria Cristina Santini-Appunti lezioni
Appunto
Riassunto esame Filosofia del diritto, prof. Belvisi, libro consigliato Filosofia del diritto, Jhering
Appunto