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Responsabilità del Depositario

Colui presso il quale la cosa è depositata non risponde per custodia ed è responsabile soltanto se egli

stesso abbia fatto qualcosa con dolo.

Di conseguenza, se la cosa gli è stata rubata, poiché egli non è tenuto alla restituzione a titolo di deposito e

pertanto non ha interesse alla conservazione della cosa,non può agire con l’actio furti, ma tale azione spetta

al proprietario della cosa.

Chi viene convenuto con l’azione di comodato è costretto a rispondere anche per colpa, chi invece è

convenuto con l’azione di deposito, deve essere condannato solo per dolo diventando in tal caso infame.

(Imp. Alex 234 D.C.)

Se per irruzione di ladri, o altro caso fortuito, gli ornamenti depositati perirono presso il depositario ucciso, la

perdita non interessa l'erede del depositario, il quale ultimo doveva rispondere soltanto per dolo e per colpa

grave se non si era stabilito espressamente altrimenti.

Ma se, col pretesto del furto avvenuto o di altro caso fortuito, le cose, che sono in possesso dell'erede o di

cui egli dolosamente si disfece, non vengono restituite, spettano sia l'actio depositi, sia l'actio ad

exhibendum, e anche la rei vindicatio.

In epoca pregiustinianea, la responsabilità era prevista soltanto per dolo, successivamente assistiamo ad

una estensione a colpa lata e eventuali pattuizioni

(Gai 2 aur)

Anche colui, presso il quale abbiamo depositato qualcosa è obbligato nei nostri confronti re: egli infatti è

tenuto a restituire la cosa che ha ricevuto.

Tuttavia, se ha perduto per negligenza la cosa custodita, resta al sicuro; poiché infatti l'ha ricevuta non nel

proprio interesse, ma nell'interesse di colui dal quale l'ha avuta, risponde solo nel caso in cui qualcosa sia

perita in seguito a dolo: invece non risponde per negligenza, in quanto chi affida una cosa da custodire ad

un amico negligente, deve dolersi solo di se stesso.

Figure Speciali di Deposito

1. Deposito Necessario

L’editto pretorio prevedeva una responsabilità aggravata per alcuni casi di deposito conclusi in vista

di particolari situazioni di pericolo o calamità, contemplando in sostanza tre ipotesi:

a. responsabilità del depositario per proprio fatto doloso: il doppio del valore della cosa ;

b. responsabilità dell’erede del depositario defunto, sempre per proprio fatto doloso: il doppio

del valore della cosa;

c. responsabilità dell’erede del depositario defunto, per fatto doloso del suo dante causa: il

semplice valore della cosa.

2. Deposito Sequestrativo

Il deposito presso il sequestratario è precisamente quello che viene affidato da più persone in

solido perché sia custodito e restituito sotto una determinata condizione. (Paul)

Si osservi che la cosa viene consegnata in solidum poiché il diritto del singolo ad ottenere la

restituzione sorge solo in caso di avveramento della condizione, ove questa venisse meno tutti i

depositanti avrebbero diritto alla restituzione appunto in solidum e così pure, ove il depositario

venisse meno ai suoi obblighi, ciascun depositante sarebbe creditore in solidum verso di lui.

L'ipotesi è dunque differente da quella del comune deposito effettuato da più comproprietari; in tal

caso ciascuno potrebbe pretendere la restituzione solo per la propria quota.

3. Deposito Irregolare

Se il depositario si serve del denaro depositato col mio consenso, come negli altri giudizi di buona

fede, è tenuto a tal titolo a corrispondermi gli interessi.

• Se si tratta di pecunia obsignata, cioè di denaro chiuso in sacchetti sigillati o comunque

contrassegnato, il depositario non può servirsene senza violare un implicito divieto del

depositante:, siamo, pertanto, nei confini di un normale deposito, con la conseguenza, che nei

confronti del depositario sarà. esperibile non solo l'azione contrattuale, ma anche l’actio furti,

secondo la regola generale.

• Se, invece, il depositante ha consegnato il denaro sciolto, consentendone l'uso al depositario,

dalle fonti emergono due soluzioni:

il contratto viene considerato mutuo e non deposito,

o si ritiene esperibile l’actio depositi, con la conseguente possibilità, trattandosi di azione

o di buona fede, di richiedere anche gli interessi. (diff. mutuo/ depos. Irreg) 5

3) COMODATO

Il comodato consiste nella dazione in uso di una cosa inconsumabile (tranne il caso del comodato ad

pompam), necessariamente propria.

L'assenza di qualsiasi corrispettivo caratterizza il contratto e lo differenzia dalla locatio rei.

Il comodato, la cui disciplina risale all'Editto Pretorio riceve tutela nel corso del tempo attraverso due azioni:

una in ius concepta e l'altra in factum, analoghe a quelle del deposito.

Il comodatario, che ha solo la detenzione materiale della cosa, ha la facoltà di usarla, ma conformemente

alla sua destinazione ed allo scopo per cui gli è stata concessa, incorrendo in responsabilità per un uso

anomalo, a meno che il comodante non sia d'accordo.

D'altra parte, egli ha il diritto di pretendere che gli venga consentito l'uso, della cosa e che dunque il

comodante non ne chieda anticipatamente la restituzione.

Il comodatario risponde della conservazione della cosa: si parla al riguardo di responsabilità per custodia,

dalla quale restano esclusi solo i casi di perimento dovuti a caso fortuito o forza maggiore.

Per contro, egli può pretendere dal comodante il rimborso delle spese straordinarie ed il risarcimento dei

danni. (comodato cose altrui)

Nozione e perfezione

Una cosa si intende data in comodato se essa è stata data in uso senza alcun compenso ricevuto o stabilito;

il comodato deve essere gratuito, altrimenti si ha locazione.

Tra “comodato” e “dato in uso” c’è la stessa differenza intercorrente tra genere e specie: (Labeone)

• si dà in comodato una cosa mobile, non un immobile,

• si dà in uso anche un immobile.

Furto

Si è ritenuto tuttavia che coloro i quali fanno delle cose ricevute in comodato un uso diverso da quello per cui

le avevano avute, commettono furto solo se siano consapevoli di fare ciò contro la volontà del proprietario

che, se avesse saputo, non lo avrebbe permesso; se invece ritengono che il proprietario l'avrebbe

permesso, sembrano essere fuori dal delitto di furto; ottima distinzione, in verità, perché non si commette

furto senza intenzione furtiva.

Il comodatario risponde all’uso diverso della cosa, commettendo furto, solo se tale uso avviene contro la

volontà del proprietario, intendendosi questo requisito in senso oggettivo e non come mero convincimento

dell’autore della condotta.

Effetti

Conserviamo sia la proprietà che il possesso della cosa data in comodato: infatti nessuno dando in

comodato una cosa, la trasferisce in proprietà al comodatario.

Tutela

E’ la medesima prevista per il deposito con due azioni distinte in ius ed in factum.

Responsabilità del Comodatario

Il mutuatario se per un caso qualunque avrà perduto la cosa ricevuta, tuttavia rimarrà obbligato.

Il comodatario invece sarà al sicuro se avrà perduto la cosa ricevuta per una forza maggiore, cui l’umana

debolezza non può resistere, come un incendio, un crollo, un naufragio.

Tuttavia egli è tenuto ad adibire per custodire la cosa una diligenza scrupolosa, né gli è sufficiente

impiegare la stessa diligenza che impiega per le proprie cose, se un altro avrebbe potuto custodirle più

diligentemente.

Inoltre egli è responsabile anche nei casi di forza maggiore, se intervenga una sua colpa, come ad esempio

se dovendo invitare a cena degli amici ed avendo ricevuto in prestito dell’argenteria, proprio a tale scopo,

abbia voluto, portarla con sé e l’abbia persa in seguito ad un naufragio o ad un assalto.

Responsabilità del Comodante

Il fatto che, per l’ipotesi in cui la cosa comodata si rilevi inidonea all’uso (si tratta, ad esempio, di vasi

difettosi), il comodante risponde solo se in dolo (sciens), deriva dalla gratuità del rapporto.

Come il dare in comodato dipende più dalla volontà e dalla cortesia che da una necessità, così il definire le

modalità ed il termine finale del comodato spetta a colui che ha concesso il favore.

Ma quando egli fece ciò, cioè dopo che diede in comodato, allora non soltanto la cortesia, ma l'obbligazione

assunta col dare e ricevere impedisce di imporre un termine finale, di cambiare idea e di sottrarre

intempestiva mente l'uso della cosa comodata. 6

4) FIDUCIA

La fiducia (contratto pre-giustinianeo) consiste nel trasferimento di una cosa mediante mancipatio o in iure

cessio, con patto fiduciario di restituzione, a scopo di garanzia o anche di custodia. (es. per prendere

mutuo).

L'istituto realizza pertanto, specie nel diritto più antico, scopi che più tardi saranno perseguiti tipicamente da

altri contratti (pegno, deposito).

Il fiduciario risponde per dolo e anche per colpa.

La sua obbligazione è trasmissibile agli eredi.

L'actio fiduciae, essendo in personam, sarà esperibile, non già nei confronti del coerede o dell'estraneo che

avessero ricevuto la cosa in legato, ma nei confronti di tutti i coeredi in quanto tali, cui si trasmette

l'obbligazione assunta dal fiduciario defunto. 5) PEGNO

Preceduto storicamente, come forma di garanzia, dalla fiducia, il pegno prevede in origine esclusivamente la

consegna della cosa.

In seguito, tuttavia, si ammette anche un pignus conventum, non accompagnato dalla dazione della cosa,

dalla cui evoluzione scaturirà l'ipoteca.

Il debitore oppignorante, per la restituzione della cosa, dopo il soddisfacimento del creditore, dispone di

un'azione pignoratizia, alla quale si contrappone una azione pignoratizia contraria, a favore del creditore.

Di tale rimedio normalmente il creditore si avvale per ottenere il rimborso delle spese sostenute per la cosa,

specialmente qualora il perimento della cosa stessa non gli consente di ottenere tale rimborso in modo ancor

più semplice, cioè attraverso la ritenzione della cosa.

Nozione e Perfezione

Il pegno fu così detto da pugno, perché le cose che si danno in pegno si consegnano manualmente.

Il pegno si costituisce propriamente su cosa mobile.

Tra pegno e ipoteca non vi differenza per quanto concerne l’azione ipotecaria; tuttavia:

• pegno, la cosa viene consegnata contemporaneamente al creditore; il debitore pignorante a

differenza della fiducia, non perde la proprietà della cosa ma solo il possesso.

• ipoteca la cosa viene vincolata dal semplice accordo, senza la consegna; e il debitore pignorante

non perde più nemmeno il possesso.

Tutela

• Azione per pegno, volta al riottenimento della cosa;

• Azione per ipoteca, volta ad ottenere il surplus derivante dal debito (es. debito 100, cosa 250, il

creditore deve restituire 150);

• Azione pignoraticiam contraria, se il debitore diede in pegno una cosa altrui o si comportò

maliziosamente riguardo al pegno; se sono state fatte delle spese necessarie per il servo o per il

fondo ricevuto in pegno, avrò non soltanto la ritenzione, ma anche l’azione pignoratizia contraria. 7

OBBLIGAZIONI NASCENTI VERBIS

STIPULATIO

La stipulatio è il prototipo dei contratti in cui l'obbligazione nasce verbis, attraverso una domanda ed una

corrispondente risposta.

Si applica in origine ai soli cittadini romani, con l'impiego del verbo "spondere", e si estende poi anche ai

peregrini, attraverso l'utilizzazione di altre forme verbali.

Non è consentito stipulare per altri, tranne che ad un sottoposto per conto dell'avente potestà.

Fra le caratteristiche del contratto è importante sottolineare, l'astrattezza che, assoluta in epoca più antica,

subisce un, temperamento con l'introduzione dell'excepio e soprattutto con l'affermazione dell'essenzialità

del consenso.

Oggetto della stipulatio può essere un certum o un incertum.

Fondato in origine sulla pura oralità, il nostro contratto viene dapprima affiancato da un documento con

valore probatorio, ma anche interpretativo, per poi subire una profonda evoluzione: una costituzione

dell'imperatore Leone elimina la solennità delle parole, richiedendo solo che esse siano sufficienti ad

esprimere il consenso delle parti e in diritto giustinianeo si giunge addirittura alla presunzione dell'esistenza

di una stipulatio, in presenza di un documento che la attesti.

Nozione e Perfezione

La stipulatio è una formula verbale, con la quale colui che viene interrogato risponde che darà o farà ciò su

cui fu interrogato.

L’obbligazione sorta con le parole: “dari spondes? spondeo” è esclusiva dei cittadini romani, tutte le altre

invece sono di ius gentium e valgono perciò fra tutti gli uomini, compresi i peregrini.

La stipulatio non può concludersi, se non con la parola di entrambi i contraenti: perciò né il muto, né il sordo

né l’infans (si deve aver raggiunto l’età puberis per avere la capacità d’agire) e neppure l’assente possono

concludere stipulatio, poichè debbono ascoltarsi vicendevolmente.

Se qualcuno di costoro vuole stipulare, stipuli attraverso un servo presente, che gli acquisterà l’actio ex

stipulatu.

Ugualmente chi vorrà obbligarsi, lo ordini al servo e sarà obbligato quod iussu (autorizzazione data al terzo

di contrattare con il servo, il dominus si impegna a rispondere come se si fosse obbligato egli

stesso….azione pretoria)

Rilevanza del Consenso e della Causa

Non può esservi contratto produttivo di obbligazione, che non abbia in se un accordo, pur se si conclude re o

verbis, difatti anche la stipulatio, che si conclude verbis, se non sottende un accordo non è valida.

L’assenza della causa non determina l’inesistenza del negozio, essa in un successivo stadio dell’evoluzione

giuridica, può essere fatta valere in via di eccezione dal convenuto, sul quale graverà l’onere della prova.

Congruenza tra Domanda e Risposta

Anche il requisito di congruenza tra domanda e risposta con l’evoluzione giuridica perde di valore.

Esso, inteso dai classici come perfetta corrispondenza tra domanda e risposta, appare superato dal regime

introdotto dalla costituzione di Leone, che richiede come essenziale soltanto l'oralità del consenso.

La risposta "quid ni?" (perché ho?), pertanto, essendo manifestazione verbale del consenso, obbliga; chi

annuisce, al contrario, non resta obbligato, perché non si esprime a parole.

Anche la contestualità tra domanda e risposta perde man mano valore non essendo più necessario il

requisito dell’unitas actus (nello stesso giorno).

La volontà si deve manifestare; la costituzione di Leone, eliminata la solennità delle parole, esige solo

coscienza e volontà concorde di entrambe le parti, anche se espressa con parole qualsiasi.

Oggetto

Le stipulazioni sono:

• stipulatio certe; è certo ciò che dalle stesse parole risulta determinato nell'identità, nella qualità e

nella quantità, come ad esempio dieci monete d'oro o il fondo Tusculano.

• stipulatio incerte; se invece non risultano l'identità, la qualità e la quantità (dell'oggetto), si deve dire

che l'obbligazione è incerta.

Quindi, se uno stipula che gli si debba dare un fondo senza indicarne la denominazione, o uno schiavo in

generale, senza nominarlo, del vino o del frumento, senza precisarne la qualità, deduce in obbligazione un

oggetto incerto. 8

OBBLIGAZIONI NASCENTI CONSENSU

1) COMPRAVENDITA

La compravendita, prototipo dei contratti consensuali, si perfeziona con un accordo che prevede lo scambio

di una cosa (merce) con una somma di denaro (prezzo), rivelando chiaramente la sua derivazione dal più

antico baratto.

Nel diritto giustinianeo si introduce per alcune vendite il requisito ad substantiam della scrittura.

Perché vi sia compravendita, è essenziale che l'oggetto non sia perito al momento della conclusione del

contratto, la cosa, inoltre, deve essere in commercio, si ammette la compravendita di cose future.

II prezzo deve essere certo e determinato, o quanto meno determinabile.

Deve inoltre consistere in denaro contante, non avendo avuto fortuna la tesi dei Sabiniani, i quali

sostenevano che qualsiasi cosa potesse costituire il prezzo di un'altra.

Dalla compravendita non nasce per il venditore l'obbligo di trasferire al compratore la proprietà della cosa.

Egli è soggetto peraltro ad una responsabilità per evizione, in caso di vendita di cosa non propria, poi

rivendicata dal legittimo proprietario.

In forza di una disciplina introdotta dall'Editto degli edili curuli, i venditori di schiavi e di animali da tiro e da

soma rispondevano anche per i vizi della cosa occulti e non dichiarati.

Spettavano in tal caso al compratore:

• un'actio redhibitoria, tendente alla rescissione del contratto;

• un'actio aestimatoria, tendente invece ad una proporzionale riduzione del prezzo, questa disciplina

derivò, in epoca più tarda la costruzione della garanzia per vizi occulti quale elemento naturale del

negozio.

Nozione e Perfezione

L'origine del comprare e del vendere derivò dalle permute.

Infatti una volta non esisteva la moneta, né una cosa era chiamata "merce", un'altra "prezzo", ma ciascuno

secondo la necessità dei tempi e delle circostanze scambiava le cose utili con le inutili, poiché avviene

spesso che il superfluo per taluno manca ad un altro.

Ma siccome non sempre né facilmente avveniva che, avendo tu ciò che io desideravo, io avessi a mia volta

ciò che tu volevi acquistare, fu scelta una materia, il cui valore pubblico e permanente facesse fronte alle

difficoltà delle permute con l'uguaglianza della quantità.

Tale materia, forgiata in una forma pubblica, offre la possibilità di uso e di proprietà non tanto in base alla

sostanza, quanto in base alla quantità; né più entrambe le cose (in uno scambio) sono dette "merce", ma

una viene chiamata "prezzo".

La compravendita è conclusa non appena si sia raggiunto l’accordo sul prezzo, anche se questo non sia

stato ancora pagato e neppure si sia data un’arra (caparra), ciò che si dà come caparra è una prova del

fatto che la compravendita è stata conclusa.

L’Empio

E’ necessario sapere quando l’empio si perfeziona; allora infatti sapremo di chi è il rischio del perimento

della cosa.

Infatti, perfezionatesi l’empio, il rischio passa al compratore.

L’empio è perfetta se ciò che si vende è determinato nell’identità, nella qualità e nella quantità, se viene

fissato un prezzo e si vende senza condizione.

Elemento essenziale del consenso è l'esatta individuazione della cosa oggetto del contratto.

A questo fine, non basta tuttavia che vi sia accordo delle parti in ordine ad un determinato bene, ma si

richiede anche,che questo non sia perito al momento della perfezione deI contratto.

Da qui il problema esaminato da Paolo nel testo che precede: come regolarsi nelle ipotesi di trasformazione

del bene o di perimento parziale del medesimo?

L'opinione sabiniana è nel senso che la trasformazione equivale a distruzione della cosa, ma Nerazio

l'approva solo se la trasformazione ha riguardato più di metà di essa.

Si ha validamente vendita di tutte le cose che ciascuno può avere o possedere o conseguire: non vi è invero

alcuna vendita di quelle cose che la natura o il ius gentium o i mores cittadini esclusero dal commercium.

Tuttavia può aversi vendita anche senza la cosa, come quando si acquista l’alea.

Il che avviene quando si compra il raccolto della pesca, della caccia; l’acquisto è infatti concluso anche se

nulla si raccogli, poiché l’acquisto è della speranza.

Si noti la differenza di costruzione giuridica: l’empio rei sperate ha un regime analogo a quello della vendita

condizionale, l’empio spei è immediatamente efficace, il cui oggetto non è una cosa, ma appunto una spes

(cioè una realtà attuale economicamente valutabili) sicché il prezzo è in ogni caso dovuto. 9

Prezzo

Il prezzo deve essere certo, infatti se fra noi si è convenuto che la cosa sia comprata al prezzo che sarà

stimato da Tizio.

Non è consentito che la determinazione del prezzo sia affidata all’arbitrio dell’acquirente, è tuttavia

concesso determinarlo indirettamente, attraverso il riferimento ad una circostanza oggettivamente certa: in

tal caso, è irrilevante che essa sia ignota o incerta fra le parti.

Primo requisito del prezzo è che esso consista in denaro contante.

Il tentativo della Scuola Sabiniana di considerare qualsiasi cosa prezzo di un’altra, e quindi di

ricomprendere nella vendita anche lo scambio di due cose (permuta) non ebbe fortuna, soprattutto per la

difficoltà di distinguer, in tal caso, le due posizioni contrattuali e dunque i due diversi fasci di obbligazioni

reciproche.

In ogni modo nel comprare e vendere è naturalmente concesso che si compri di meno ciò che valga di più,

che si venda di più ciò che valga di meno e in tal modo che si inganni reciprocamente.

Esigenza preminente: sviluppo del commercio per migliorare la società (dolus bonus), il prezzo deve

comunque avvicinarsi al giusto in senso sociale: salvaguardare i contratti, impedire che si approfitti delle

situazioni di bisogno.

Si osservi, in ogni caso, come l'eventuale "lesione enorme" del venditore non comporta la nullità dell'emptio

ma solo la possibilità di domandarne la rescissione, restando quindi salvo il diritto del compratore di

integrare il prezzo.

Obbligazioni del Venditore

Nella compravendita il venditore non è obbligato a trasferire la proprietà della cosa venduta, dunque egli

adempie alla sua obbligazione consegnando la cosa al compratore, anche senza cioè trasferirgliene la

proprietà.

Ciò non vuol dire, tuttavia, che le parti possano escludere convenzionalmente il trasferimento di proprietà: in

tal caso, il negozio posto in essere sarà una locazione o un contratto di altro tipo, ma non certamente una

compravendita.

Evizione

a) se è intervenuta evizione di una res soltanto mancipata, il venditore sarà chiamato a rispondere, in

forza appunto della mancipatio, con l'actio auctoritatis, per il prezzo ricevuto;

b) se è intervenuta invece evizione di una res soltanto tradita, il venditore sarà responsabile solo e nella

misura di un'eventuale stipulatio "prò evictione";

c) se, infine, è intervenuta l'evizione di una cosa sia mancipata sia consegnata, l'avvenuta consegna

non libera il venditore della responsabilità nascente dalla mancipatio compiuta, ed egli è pertanto

tenuto, anche in mancanza di apposita stipulatio, sino al doppio.

Le stipulazioni di garanzia in materia di evizione divenute nella pratica tanto frequenti che i giuristi finirono

col ritenere che il compratore, attraverso l’esperimento dell’actio empti, potesse ottenere dal venditore la

prestazione.

Le più ricorrenti erano:

• la stipulatio habere licere, con la quale al compratore veniva garantito che gli sarebbe stato

consentito (licere) di avere il pacifico godimento della cosa (habere)

• le stipulationes simplae o douple con le quali si garantiva al compratore, in caso di evizione,

rispettivamente il rimborso del prezzo pagato o il doppio di esso.

Vendita di Schiavi

a) Coloro che vendono schiavi devono rendere noti ai compratori le malattie o i vizi che hanno, che

danno luogo a responsabilità nossale.

b) Entro 6 mesi dalla scoperta del vizio l’acquirente può esercitare l’azione redibitoria per la

sostituzione della cosa o la restituzione del prezzo

c) Per evitare che il compratore si arricchisca ingiustamente dalla vendita si deve tornare allo status

quo ante.

Gli edili curuli esercitavano la funzione giurisdizionale sui contratti conclusi nei mercati, in correlazione ad

una generica vigilanza sui mercati spettante a tutti gli edili (sia curuli, sia plebei).

Nell'editto edilizio erano comprese le due clausole relative rispettivamente alle vendite di schiavi e di animali.

Le clausole introducono l'obbligo per il venditore di denunciare i vizi dello schiavo e dell'animale venduto e

tutelano il compratore precedendo la prima un'actio redibitoria esperibile entro sei mesi e rivolta ad ottenere

il rimborso del prezzo, dietro restituzione della cosa, la seconda, oltre a questa anche un’actio quanti

minoris,esperibile entro un anno per ottenere un parziale rimborso del prezzo pagato.

In qualche testo, sulla cui classicità la dottrina nutre molti dubbi, le norme introdotte dall'editto edilizio si

trovano estese ad ogni tipo di compravendita, sicché la garanzia per vizi occulti finisce con l'essere

considerata, come la garanzia per evizione, un elemento naturale del contratto. 10

Patti aggiuntivi

• Lex Commissoria

Se il fondo sarà stato venduto con una lex commissoria, cioè con una clausola per cui esso si

consideri non venduto se entro un certo giorno non sia stato pagato il prezzo.

La lex commissorìa era, dunque, interpretata dai giuristi variamente, ritenendosi:

ora che lo spirare del termine fissato operasse come condizione risolutiva della

o compravendita,

ora che la sua apposizione operasse come condizione sospensiva dell'efficacia del negozio.

o

Naturalmente le due configurazioni comportano conseguenze diverse, sotto il profilo del rischio:

costruire la clausola come condizione risolutiva significa addossare il rischio al compratore sin dalla

stipula del contratto, costruirla come condizione sospensiva significa addossarglielo solo dal

verificarsi dell'evento.

• In Diem Addictio

Quel fondo sia a te comprato per 100 a meno che qualcuno non avrà offerto, entro il prossimo 1

gennaio, una migliore condizione.

• Pactum De Retroemendo

Nel patto di riacquisto la decisione di ricomprare i fondi venduti alla moglie spetta al marito,

originario venditore, e non è collegata ad un termine bensì ad una condizione (lo scioglimento del

matrimonio)

• Pactum Disciplicentiae

Nel patto di gradimento, si conviene che la cosa che si vende sarà restituita entro un certo termine

se risulterà sgradita; per Sabino è data un’actio per il recupero del prezzo.

• Pactum Degustationis

Nel pactum degustationis, la degustazione mira solo all’accertamento che il vino venduto possegga

le qualità promessa. 11


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Zannini Paolo.

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