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Diritto mussulmano

Il diritto è una pretesa di un individuo. È la tecnicità della convivenza civile e rappresenta l’insieme di norme per la convivenza pacifica della società. Serve a garantire a colui che appartiene a una società di non venire sopraffatto in essa, poiché pone un limite all’anarchia. Nel diritto mussulmano parliamo di una comunità religiosa, ovvero un diritto religioso che si basa sulla volontà divina. La legge islamica è un diritto religioso profetico monoteista.

Per diritto secolare si intende un diritto che si sviluppa in Occidente dopo il distacco dalla religione. Si basa sull’autonomia dalla religione e sulla volontà dell’uomo in una società. Le norme possono essere quindi cambiate o eliminate nel tempo. Le norme religiose, al contrario, non possono essere modificate poiché è Dio che le ha pronunciate e, essendo Dio perfetto a differenza dell’uomo, essere imperfetto, non possono essere apportate modifiche a meno che Dio non voglia.

Il diritto religioso ha una prospettiva ultraterrena nella prospettiva dell’aldilà. Per il Corano, il governo non servirebbe se tutti si comportassero in modo adeguato. Il diritto mussulmano è quel diritto religioso che si basa sulla rivelazione di un profeta e che costituirà un sistema di norme che staranno alla base della via dei mussulmani e che devono essere seguite per la salvezza terrena e ultraterrena. Ha una visione pessimista: più ci si allontana da Maometto, più sarà difficile ottenere la perfezione nell’islam.

Marocco, Egitto, Libano e Turchia sono paesi laici, ovvero la Sharia non è la legge ufficiale dello stato ma lo è un mix di norme occidentali unite a quest’ultima.

Fiqh e Sharia

Fiqh è la scienza del diritto o la scienza che studia la legge, ma anche la coscienza che conduce allo studio della scienza islamica. Gli esperti del Fiqh sono chiamati Fugahaa. La Fiqh porta alla Sharia che indica la legge islamica, la cui traduzione può essere “via, strada, percorso, via che porta all’acqua”. Nel Corano il termine Sharia, per quanto importante, compare una sola volta a differenza della parola pregare (circa 60 volte). La Sharia non è sinonimo del Corano, poiché quest’ultimo è una fonte della Sharia.

La legge islamica si è evoluta nel tempo, è andata avanti pari passo con la civilizzazione dell’islam. Il termine Islam è stato introdotto nel X secolo. Disubbidire alla Sharia porta al peccato, blasfemia, reato.

Conosciamo le origini dell’islam sulla base di una mole intensa di testi che riferiscono la formazione dell’islam, le fonti però non sono databili a prima del III secolo islamico (IX secolo d.C.). I documenti “contemporanei” sono pochi e dei periodi abbiamo fonti esterne per la maggioranza, come quelle bizantine ad esempio. La vita del profeta è infatti stata messa per iscritto circa 150 anni dopo la sua morte poiché regnava la tradizione orale.

Fasi della formazione dell'islam

  • Periodo del profeta Muhammad 622 – 632: il profeta morto nel 632 ma per i mussulmani diventerà qualcosa di più di un semplice uomo portatore della parola di Dio. La sua vita è divisa in 2 parti:
    • Conosciamo poco o niente della vita prima del 622. Nel 610 inizia la sua missione, all’età di circa 30-40 anni. Il 610-622 è il periodo della Mecca. Il Corano è infatti diviso in 2 parti: il periodo della Mecca con le parole di Maometto nella sua città natale, e il periodo dei versetti.
    • La seconda parte è il periodo della Medina dove il profeta trova rifugio nel 622 per sé e i suoi seguaci e fonda la sua Umma (comunità). Il periodo in cui inizia il calendario mussulmano è infatti l’anno 622. La comunità si basa sulla comunione di fede e non di sangue, accettazione di un unico Dio e obbedienza al profeta. Egli è un capo militare, un giudice, la massima autorità, un leader a tutto tondo, ed è una comunità formata in maggior parte da combattenti, anziani, donne e bambini. Questo periodo è il periodo in cui Maometto riporta le parole di Dio, ascoltando le parole di un Arcangelo. La comunità si forma sotto le verità rivelate da Muhammad poiché non esistono né leggi né Corano. Muhammad muore poiché il suo è un destino mortale e questo provoca una ripartenza della comunità, che si rispende dalla morte del profeta e inizia il periodo dei 4 califfi.
  • Periodo dei 4 califfi 632 – 661 (Abu Bakr, Umar, Uthman e Ali): il termine califfo è italianizzato, indicando il successore poiché essi non sono profeti ma devono svolgere le attività che aveva deciso Muhammad. I califfi sono scelti tra i più vicini collaboratori del profeta detti “i compagni”, tra i primi che hanno accettato il messia e hanno combattuto per lui. Infatti il termine califfo significa comandante dei credenti. Il califfo non è un legislatore, ma deve difendere la Umma e far applicare la legge. L’unico legislatore è Dio, poiché l’uomo applica le sue leggi e le rispetta. Nel 650 viene messo insieme per la prima volta il testo della rilevazione, il testo coranico. È stato fatto per uno scopo di necessità, quello di preservare la parola di Dio. È stato voluto dal terzo califfo che ordinò di unire tutti gli scritti esistenti. Non esiste una copia del 650, ma le più antiche sono del VIII secolo, mentre la definitiva sarà nel X secolo. Di esse, sono riconosciute 7 varianti ufficiali.
  • Governo dinastico degli Omayyadi 661 – 750: questo periodo prevede l’espansione dell’islam sotto questa dinastia, toccando gli apici. La nuova capitale è Damasco. Gli Omayyadi hanno organizzato una burocrazia arabo-islamica, le monete sono islamiche, e danno una piena funzionalità alla figura del Giudice, il Qadi attraverso i quali si forma molta parte del diritto islamico. Il Qadi rende operativa la parola di Dio, giudicando, approvando, comandando, e si fanno anche protettori dei diritti dei minori e orfani o di donne senza famiglia o mariti. La pratica amministrativa degli Omayyadi non viene più riconosciuta perché accanto ai Qadi dei privati cittadini, proseguono un obiettivo diverso per tutti i mussulmani basato sulla vita del profeta, ovvero i tradizionalisti, cioè gli esperti della tradizione, o “esperti del profeta”. Attorno al 700 inizia a girare la biografia di Mohammad ed il termine che la identifica da parte di legge è Sunna (consuetudine) che indica i comportamenti da tenere, seguendo l’esempio di Mohammad. La Sunna del profeta oltre a raccogliere gli Hadith (o racconti) è anche la seconda fonte del diritto mussulmano. L’epoca di Omayyadi è determinante nel diritto islamico, reso anche dai tradizionalisti. La differenza principale tra il Corano e la Sunna è che il Corano è “etico” mentre la Sunna spiega i comportamenti indicati nel Corano in base a ciò che è stato detto dal Profeta.
  • Dinastia degli Abbasidi 750 – X secolo: prendono il potere con una ribellione e rivoluzione. Uno degli slogan intatti è “ricreare una comunità come l’origine”. Vi è la presenza di alcune grandi figure giuridiche, scelte poi come capiscuola dai discepoli, le figure in epoca classica furono ridotte a 4, come le 4 scuole giuridiche che raggruppano il 90% dei mussulmani. Gli Shiiti seguono infatti altre scuole. Le 4 scuole si differenziano tra loro in materia pratica e non concettuale.
    • Abu Hanifa morto nel 757 che dà vita alla scuola Hanafiti o Hanafismo che comprende la maggior parte dei mussulmani.
    • Malik morto nel 796 dà vita alla scuola dei Malikiti, definiti anche mussulmani sunniti che seguono la scuola giuridico-religiosa. Era di Medina e gli viene attribuito il testo più antico del diritto mussulmano.
    • Shafi’t morto nel 820 al Cairo dà vita alla scuola dello Sciafeismo. Egli è sepolto all’Antico Cairo e viene ancora venerato perché considerato colui che ha esposto in maniera più sistematica e lucida le fonti del diritto islamico, che secondo lui erano: il Corano, gli Hadith (detti e fatti del profeta) facenti parte della Sunna, la Umma e Qiyas (antologia o ragionamento analogico, che riconosce una minima indipendenza dell’intelligenza umana nello sforzo di adattare le norme contenute nelle fonti principali alla variabilità della società). Tutti questi scritti insieme, sono alla base del sistema delle legge islamica.
    • Ib Hanbal 855 dà vita alla scuola Hanbanita, quella meno numerosa. All’interno del sunnismo si occupa delle problematiche connesse alla Legge Coranica e si opponeva in modo radicale a qualunque forma di intromissione della ragione umana poiché arbitrariamente soggettiva, nell’interpretazione delle 2 fonti primarie dell’islam, Corano e Sunna.

Caratteristiche della Sharia

  • Sacralità: poiché è una rivelazione di Dio
  • Confessionalità: il messaggio islamico è per tutta l’umanità, tuttavia i mussulmani sono tenuti a credere in un unico Dio e a seguire un unico profeta.
  • Personalità: vuole obbedienza dei singoli mussulmani appartenenti alla comunità ovunque essi siano, anche se soggetti ad altre leggi di altri stati.
  • Imperatività: pone dei comandi, dei limiti che garantiscono all’uomo di espletare la libertà in ordine.
  • Extrastatualità: il diritto islamico non nasce da un parlamento, lo stato non ha concorso alla formazione della Sharia.
  • Non esiste solo la Sharia, ma troviamo numerosi codici scritti da cittadini privati.

La Sharia si è venuta a creare con uno sforzo utopico poiché i mussulmani sanno già che è quasi impossibile applicarla nella sua interezza, ma lo scopo è quello di avvicinarcisi il più possibile. Il tribunale della Sharia è affiancato da un Tribunale normale, che affronta gli argomenti non contemplati nella Sharia. La Sharia è un testo etico e come già detto prende fonte dal Corano, che non rappresenta legge. Le norme della Sharia sono valide per il semplice fatto che esistono e quindi non importa la loro razionalità o la correttezza poiché sono volere di Dio e quindi un dovere.

Ulamaa deriva da JLM ovvero conoscenza per eccellenza, vera, totale cioè la conoscenza di Dio. Si dedica soprattutto alla Sharia. L’islam richiede l’ortoprassi (corretto modo d’agire secondo le leggi e le regole) cioè il comportamento secondo la Sharia. Essa non punire una errata l’ortodossia (la completa fede nella religione) poiché è un compito di Dio.

Il sufismo (scienza della conoscenza diretta di Dio) cerca di dare un senso meno freddo alla Sharia e ad ogni atto dell’essere umano viene data una valutazione e classificazione etica-giuridica-religiosa, definite le 5 Ahkam:

  • Atti obbligatori o Wajib
  • Atti raccomandati o Mandub
  • Atti indifferenti o Hubah, non hanno grande importanza poiché non sono né positivi né negativi
  • Atti sconsigliati o Makruh da evitare ma non proibiti
  • Atti proibiti o Haram la cui radice indica l’inviolabilità

Eccezioni

  • Darura: necessità, bisogno. Si può ignorare la legge per il bisogno
  • Ikrah: per costrizione o violenza
  • Jahl: per ignoranza

Le feste islamiche: fine del digiuno e fine del pellegrinaggio.

Le fonti del diritto islamico

  • Corano: fonti scritte
  • Sunna
  • Ijma: metodi
  • Qiyas

Corano deriva da “Parola recitata” ovvero la parola di Dio e deve essere recitato a voce alta e declamato. Il Corano è un testo etico, che ricorda la fragilità del proprio destino e la grandezza del creatore. Nel Corano troviamo anche sezioni sulle regole chiarite nella Sharia come il matrimonio, il ripudio, successione, schiavitù, diritto penale, norme alimentari e gerarchiche, non troviamo però come praticare riti religiosi.

Sunna indica il modo d’agire, il comportamento, ripreso dal comportamento del poeta che rappresenta in modo indiretto il volere di Dio. Il profeta enunciava la parola di Dio e i posteri lo hanno preso come esempio ed è diventato il modello per la vita quotidiana. La Sunna integra, spiega e aiuta a comprendere meglio la volontà di Dio. Per Shafi’t la Sunna può abrogare alcune parti del Corano ma non viceversa.

Ijma (letteralmente “mettere insieme qualcosa”) è un metodo che nel tempo ha fatto entrare nella Sharia pratiche non religiose che destarono alcune proteste.

Qiyas (“misurare, paragonare”) è un metodo argomentativo del giurista, un modo di ragionare dell’essere umano. Si può trovare la soluzione di un caso apparentemente nuovo rifacendosi ad uno già risolto. Permette quindi di trovare soluzioni paragonandole ad altre.

Da queste 4 basi si è eretto il Sistema Shart’a diviso in 2 sezioni:

  • ‘Ibadat che deriva da “essere docile, schiavo” tradotto con la pratica della religione, come i rituali, preghiere, relative ai funerali, materie sulla purità, impurità e matrimonio.
  • Mu’amalat: illustrazione dei rapporti tra essere umani.

Khitab e Khifad

Il Khitab o “circoncisione maschile” è il capitolo con cui si apre la Sharia. È un termine arabo che indica la circoncisione praticata secondo un rito islamico. È anche legato al termine Tahara, che significa 'purità rituale'. La circoncisione rituale non è una pratica richiesta dal Corano ma è "consigliata" (sunna) come una tappa con cui si introducono gli uomini al credo islamico e un segno di appartenenza alla vasta comunità islamica. La circoncisione islamica è assai simile a quella ebraica, nonostante ci siano alcuni punti che le differenziano. Attualmente i musulmani sono la più grande comunità religiosa a praticare la circoncisione. Essa viene praticata in un’età compresa tra i 5 e gli 11 anni poiché non c’è una data precisa. È un rito di passaggio per far entrare il bambino nella comunità islamica a pieno titolo. Viene resa come cerimonia pubblica.

Khifad o “circoncisione femminile” è una pratica antica. Nella scuola sciafita è obbligatoria, ma in questo caso è un fatto privato e non una cerimonia pubblica. Nasce da un’esigenza di controllo sulla sessualità femminile.

Najasat

Najasat sono categorie di cose o di persone che sono ritualmente impure. Ci sono 2 tipi di Najasat che non costituiscono peccato:

Khabath

Khabath è un’impurità tangibile che entra in contatto con un gruppo specifico di Najasat. Si entra in contatto con elementi che possono sporcare l’uomo, i vestiti e il luogo di culto che va rimossa appena ci si accorge dell’impurità con l’acqua. Le categorie considerate impure sono:

  • Il cane, descritto nella Sunna come essere negativo o anatema. La vicinanza del cane a un uomo in preghiera la invalida.
  • Il maiale, confermato anche dal Corano, ed è anche proibito mangiarlo.
  • Carcasse di animali il cui contatto crea impurità e non è possibile mangiarlo.
  • Sangue
  • Liquido seminale
  • Urina e feci sia di animale e sia umane
  • Vomito
  • Pus
  • Bevande alcoliche

Viene espressa tolleranza per il liquido lacrimale, per la saliva e il sudore che sono considerati dalla maggior parte dei giuristi come liquidi puri. Anche la terra viene considerata pura se non inquinata dagli agenti sopraelencati. L’acqua è l’elemento purificatore utilizzato che deve essere “pura e purificata” cioè deve rimanere invariata nelle sue caratteristiche olfattive, del sapore e del colore. Viene utilizzata acqua corrente come quella piovana, dei mari o dei fiumi.

Hadath

Hadath è un’impurità rituale - religiosa, che è formata essenzialmente da un’azione e viene denominata letteralmente “incidente imprevedibile”. Non costituisce peccato e non può essere trasmesso. Si rimuove anch’esso con l’acqua, ma a differenza del Khabath non va rimosso immediatamente ma nel momento prima della preghiera. Si differenzia in:

Minore

Sonno profondo, epilessia, svenimento, ubriachezza, sanguinamento copioso, toccare un corpo altrui che non sia di un parente, toccare i propri genitali, azione di vomitare. Tre sono le conseguenze: impossibilità di pregare ritualmente, impossibilità di compiere il pellegrinaggio, impossibilità di toccare il Corano. Rimozione: viene rimosso con un rito specifico con acqua e gesti ben precisi chiamato Wodu. Esso si compone di una serie di gesti obbligatori:

  • Lavare il viso
  • Lavare le mani e le braccia fino ai gomiti
  • Sfregare le mani bagnate sulla testa
  • Lavare i piedi

Bisogna seguire l’ordine e avere una continuità nel eseguirli. Sono gesti raccomandati del Wodu (ma sono spesso osservati):

  • Lavare la bocca
  • Lavare il naso
  • Passare le mani bagnate su collo e orecchie
  • Essere rivolti verso la Mecca
  • Iniziare con la parte destra del corpo

Sono gesti rituali strettamente connessi all’impurità. Ci sono dei luoghi nella moschea adibiti al lavaggio.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manu.moroni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto musulmano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Salati Marco.
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