Costituzione economica, economia, società
Ogni comunità organizzata ha bisogno di regole per sopravvivere. La vita della comunità si manifesta tramite relazioni tra i suoi componenti, i “consociati”. Tali relazioni riflettono interessi, di diversa natura, di cui i singoli consociati sono titolari. Quando tali interessi entrano in conflitto, la risoluzione si ritrova solo nella fissazione di regole. La regola è un riferimento che stabilisce che, in presenza di determinate situazioni, si hanno determinate conseguenze (rapporto di causa/effetto, di causalità o nesso eziologico).
Con l’affermazione del pensiero liberale, la Costituzione diventa atto normativo posto a presidio dei diritti fondamentali. In particolare, essa mira ad affermare i diritti degli individui verso le autorità e stabilire le regole in base alle quali le autorità avrebbero dovuto esercitare il loro potere. Le prime carte costituzionali furono redatte alla fine del Settecento negli Stati Uniti per la nascita di un nuovo Stato, ma anche in Europa (Francia rivoluzionaria).
Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789)
In essa vengono in qualche modo stabiliti i compiti fondamentali della Costituzione: tutela dei diritti dei consociati e la separazione dei poteri. Così, una costituzione stabilisce se e come si possano limitare i diritti inviolabili: libertà personale, domicilio, corrispondenza, circolazione, manifestazione del pensiero, riunione, associazione, libertà di culto. Inoltre, per evitare abusi da parte delle autorità, limita tutti e tre i poteri dello Stato: legislativo, esecutivo, giudiziario. Si afferma così lo Stato Costituzionale di diritto: i tre poteri dello Stato sono egualmente sottomessi alla costituzione.
Come si arriva alla Costituzione?
Negli ordinamenti democratici, il compito di redigere il testo costituzionale è assegnato ad un’assemblea eletta dal popolo. La società formula una domanda di costituzione, la quale è recepita dai costituenti per essere poi trasposta in un atto accessibile a tutti, destinato a imporsi come legge fondamentale dello Stato. Altro aspetto importante, è che la costituzione si esprime con norme di principio, rispecchiando, cioè, valori politici e libertà negative, diritti fondamentali di prima generazione, affermati quindi col pensiero liberale. In questo caso, lo Stato è tenuto ad astenersi dall’interferire con l’autonomo svolgimento delle relazioni intersoggettive.
Società e libertà
Per “società” s’intende una collettività, un insieme di individui, stanziata, anche solo temporaneamente, su un determinato territorio, il quale a sua volta è limitato al fine di impedire o ostacolare l’accesso in massa ad altre collettività. Tali individui condividono la stessa cultura e sono coscienti della loro identità collettiva. I rapporti tra consociati sono autonomi, distinti e più strutturati rispetto alle relazioni con altre collettività. La società si avvale di strutture, al proprio interno, preposte al soddisfacimento dei bisogni di sussistenza, di produzione, di sicurezza interna e di difesa esterna, di controllo delle condotte individuali ed associative, di comunicazione e di allocazione delle risorse.
Libertà positive, diritti sociali di seconda generazione, con l’avvento del pensiero socialdemocratico. In questo caso, invece, lo Stato deve adoperarsi affinché l’impossibilità di accesso dei soggetti economicamente e socialmente deboli ai beni e alle prestazioni essenziali non pregiudichi il godimento concreto dei diritti fondamentali.
Economia come scienza e sistema di relazioni
Il concetto di economia può avere due significati: scienza e sistema di relazioni. L’economia come scienza studia le modalità attraverso le quali gli individui, le imprese, le istituzioni pubbliche e altri soggetti compiono, all’interno di una data comunità, le rispettive scelte. Una economia come sistema è raffigurabile come una trama di interazioni tra le unità di decisione economica.
La Costituzione Italiana
La Costituzione italiana fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, per poi entrare in vigore il successivo 1° gennaio 1948. A sua volta, l’assemblea fu istituita il 2 giugno 1946 contestualmente al referendum su repubblica o monarchia. Al suo interno arrivarono esponenti dei partiti politici che avevano combattuto il fascismo: Democrazia Cristiana, Partito Comunista, Partito Socialista, e altre formazioni minori a livello numerico, come il Partito d’Azione. Ciò significa che la Costituzione fu il frutto di un compromesso equilibrato di diverse concezioni ideologiche.
Principi fondamentali della Costituzione Italiana
- Principio repubblicano: L’Italia è una repubblica, in armonia con il voto popolare del 1946.
- Principio della sovranità popolare: La sovranità, come fonte di legittimazione di tutti i poteri assegnati alle istituzioni, appartiene al popolo.
- Principio democratico: Il potere legislativo e quello esecutivo poggiano su fondamenta popolari, ed in particolare il parlamento è composto da rappresentanti del popolo scelti tramite libere elezioni. In alcuni casi previsti tassativamente dalla Costituzione, il popolo può direttamente manifestare la volontà dello Stato (referendum abrogativo).
- Principio di eguaglianza: Sia formale che sostanziale.
- Principio della separazione dei poteri: La separazione dei poteri non è rigida in quanto presuppone forme di controllo reciproco nonché coordinamento tra gli organi dello Stato.
- Principio di legalità: Legalità costituzionale tutti i poteri sono vincolati al rispetto della Costituzione, Legalità ordinaria il potere esecutivo e il potere giudiziario sono soggetti al rispetto della legge.
- Principio pluralista: Le differenze esistenti all’interno della società sono patrimonio da valorizzare.
- Principio personalista: La Costituzione presidia la libertà di autorealizzazione e autodeterminazione delle persone, nei singoli e nelle formazioni sociali.
- Principio lavorista: La Repubblica è fondata sul lavoro, il quale è un diritto e al contempo un dovere.
- Principio autonomista: La Repubblica riconosce le autonomie locali. Per autonomia politica si intende la capacità di Regioni ed enti locali di soddisfate gli interessi delle comunità di cui essi sono enti esponenziali secondo un proprio indirizzo politico, anche diverso dallo Stato.
- Principio di laicità: L’Italia è uno Stato laico in quanto non riconosce alcuna religione di Stato.
La Costituzione Economica
L’evoluzione della costituzione economica italiana
1) Stato liberista (1861-1900)
- Ispirato alle tesi del laissez faire e della mano invisibile
- Creazione di un mercato nazionale attraverso l’unificazione legislativa, con la proprietà privata come diritto fondamentale della persona e pilastro del sistema economico.
- Difesa del mercato attraverso il protezionismo doganale.
- Privatizzazioni mediante alienazione del demanio.
2) Prima rivoluzione industriale (1900-1929)
- Differenziazione legislativa sulla base delle realtà territoriali.
- Incremento dei lavori pubblici per la realizzazione di infrastrutture allo scopo dello sviluppo economico: ferrovie, strade, ponti, dighe, ecc.
- Imprese pubbliche in relazione ai servizi di pubblica utilità: ferrovie, telefoni, assicurazioni, istituti di credito.
- Passaggio dal sistema mutualistico (volontario e facoltativo) al sistema previdenziale (obbligatorio, col trattenimento di una parte dello stipendio devoluta agli enti pubblici e successivamente erogata come pensione).
3) Economia mista (1929-1947)
Il 1929 è l’anno del grande crollo delle borse, con conseguente depressione economica che coinvolse tutti i paesi industrializzati. Il mercato fallì dimostrando di non essere in grado di assicurare da solo l’equilibrio tra domanda e offerta. Le tesi keynesiane spingono le istituzioni statali ad intervenire nei rapporti economici.
- Nuovo codice civile.
- Monopolio pubblico.
- Istituzione di enti pubblici e costituzione di società per azioni con partecipazione statale (esempio: I.R.I., Istituto per la Ricostruzione Industriale; Azienda delle Ferrovie dello Stato; Impresa per la telefonia interurbana; Istituto Nazionale delle Assicurazioni; Banca Nazionale del Lavoro).
4) Lo stato del benessere (1948-1980 circa)
- Completamento del sistema delle partecipazioni statali con ENI per gli idrocarburi, ENEL per l’energia elettrica.
- Stato finanziatore: lo Stato si preoccupò di condizionare le transazioni economiche attraverso erogazione di sussidi e sovvenzioni o con la predisposizione di incentivi economici come credito agevolato, premi, ecc.
- Dalla pianificazione alla programmazione, meno invasiva.
- Estensione e potenziamento delle istituzioni del benessere: istruzione, sanità (Sistema sanitario nazionale, 1978), previdenza sociale, lavoro.
5) Processo di integrazione europea
- Libertà di circolazione delle merci, dei lavoratori, dei servizi, dei capitali.
- Disciplina della concorrenza con norme antitrust e contrasto agli abusi di potere dominante.
- Limitazione degli aiuti di Stato alle imprese.
6) Modifiche nazionali
- Discipline nazionali del mercato e della concorrenza:
- Disciplina generale con istituzione delle autorità di controllo: Antitrust (autorità garante della concorrenza e del mercato) e Agcom (autorità garante delle comunicazioni).
- Discipline speciali nei settori di: comunicazioni di massa, stampa quotidiana, pubblicità radiofonica, televisiva, partecipazione al capitale delle banche.
- Ridefinizione dei servizi pubblici.
- Privatizzazioni.
- Controllo della finanza pubblica per garantire sia il contenimento della spesa pubblica sia l’interesse dell’Unione Europea.
- Disciplina pubblica della finanza privata:
- Bancario: Banca d’Italia
- Mercato mobiliare: Consob
- Mercato assicurativo: Isvap
Confronto in Assemblea Costituente
Durante il confronto in Assemblea Costituente, comunque, sono quattro i punti fermi sul campo “economico”:
- La libertà economica è tutelata nei confronti dei pubblici poteri, salvo l’esercizio di tale libertà non contraddica l’utilità sociale, la sicurezza, la libertà, la dignità umana.
- Lo Stato è legittimato a “governare” l’economia con opportuni programmi e controlli.
- Allo Stato non è preclusa la possibilità di svolgimento di attività economiche.
- La concorrenza può avere spazio al limite dell’utilità sociale e ai fini sociali.
Breve evoluzione del fattore economico nelle moderne costituzioni
- Nelle prime costituzioni lo spazio riservato al fattore economico era minimo, se non addirittura vacante, e si limitava a tributi, proprietà privata, debito pubblico.
- Costituzione di Weimar, XX secolo, emersione del principio della libertà contrattuale, protezione dei rapporti di lavoro, promozione progresso e mobilità sociale.
- Legge fondamentale della Repubblica federale tedesca, 1949, leggi in tema di proprietà e finanze.
- Costituzione Spagnola, 1978, riconosce la libertà sindacale, il diritto di sciopero, libertà di impresa, politica di piena occupazione e difesa dei consumatori.
Con il dissolvimento dell’Unione Sovietica, il potere costituente si diffonde negli Stati dell’ex impero sovietico, nonché nei sottomessi paesi satelliti. Si può concludere dicendo che la Costituzione modella la forma di Stato e ne è al contempo influenzata. Questo perché la Costituzione Economica può essere interpretata come un insieme di principi e regole idonei a identificare un preciso modello economico. Esempio: Socialismo sovietico è l’economia a dominare il diritto, in quanto questa chiede al diritto solo di garantirne il pieno e spontaneo sviluppo ponendo limitazioni tanto ai privati quanto alle istituzioni. Corporativismo fascista è il diritto ad imporre unilateralmente all’economia, imponendo uno specifico sistema di scambi e di attività produttive in quanto ritenuto congeniale al perseguimento di generali finalità ordina mentali.
Tentativo di definizione di Costituzione Economica
Nozione descrittiva: l’insieme delle disposizioni che si occupano del fattore economico, considerato in senso ampio. Inutile, utile solo ai fini didattici.
Nozione prescrittiva: parte della costituzione economica considerata come un corpo autonomo di norme, disgiunto dal resto del testo costituzionale, in grado di muoversi liberamente nell’ordinamento giuridico e legittimando scelte del legislatore ordinario anche disarmoniche rispetto a tutti gli altri principi enunciati nella costituzione. Fuorviante.
Riflessioni circa le varianti della costituzione economica in senso prescrittivo
- Liberalismo: Il potere dello Stato deve essere limitato per favorire la libertà d’azione del singolo individuo. (Liberalismo economico, liberismo)
- Neoliberalismo: Sì individuo libero in campo sociale, ma favorevole all’integrazione economica con altri paesi.
BOGNETTI (liberalismo): Nella Costituzione vi sono tutte le condizioni per l’edificazione di un modello costituzionale corretto ed utile di stato “sociale”, nonché un modello di sistema “sociale” di economia di mercato. L’Italia però ha preferito assecondare un indirizzo ostile al capitalismo occidentale in quanto ritenuto intriso di iniquità. È necessario perciò inserire elementi di tipo neoliberale in Costituzione, che sul piano operativo si traduce con: soppressione delle imprese pubbliche, divieto di monopolio ed elevazione a principio costituzionale della concorrenza, divieto di aiuti di Stato, riduzione del peso assunto dai poteri amministrativi in campo economico, possibilità di devolvere a soggetti privati l’erogazione di servizi sociali.
PIZZORUSSO (costituzionalista): Nel definire i principi della costituzione economica, incide fortemente la valutazione della realtà “specifica e singolare” su cui le norme debbono incidere. La costituzione economica non ruota intorno ai pilastri dell’economia di mercato (Bognetti), ma intorno al principio di eguaglianza sostanziale.
AMATO (neoliberista): Non era nelle intenzioni dei costituenti valorizzare il mercato. Nonostante ciò, il diritto comunitario è in grado di promuovere una reinterpretazione del diritto costituzionale, e quindi la costituzione economica è percepibile come corpo distinto di principi e regole autonomo e distinto dalla Costituzione formale.
GUARINO (liberalista): Dalla Costituzione si estrapolano alcuni istituti basilari come l’autonomia individuale e le libertà inviolabili, i quali consentono un mercato come unico sistema economico compatibile con i principi costituzionali. La liberazione del bisogno economico garantisce una reale eguaglianza delle opportunità, e il liberalismo sociale consente il liberismo.
Processo di integrazione europea
TRATTATO DI PARIGI (CECA), 1951: libera circolazione delle merci
TRATTATO DI ROMA (CEE), 1957: abolizione dazi doganali e tariffa doganale comune verso l'estero; creazione fondo sociale europeo; istituzione Banca Europea
ATTO UNICO EUROPEO (TRATTATO DI LUSSEMBURGO), 1986: le istituzioni ampliano le proprie competenze oltre il campo economico (politiche sociali, ambiente,...); creazione mercati unico
TRATTATO DI MAASTRICHT, 1992: unione stretta dei popoli (cittadinanza europea e unione monetaria)
TRATTATO DI AMSTERDAM, 1997: interventi comunitari in materia di occupazione
TRATTATO DI NIZZA, 2000: Carta dei diritti del cittadino europeo, più democrazia, più competenze per l'UE
TRATTATO DI LISBONA, 2007: il diritto europeo entra in vigore nelle norme nazionali e vi prevale
L’Unione è chiamata a tener conto delle esigenze connesse con la promozione di un elevato livello occupazione, la garanzia di un’adeguata protezione sociale, la lotta contro l’esclusione sociale ed un elevato livello di istruzione, formazione e tutela della salute umana. Con il processo di integrazione europea si assiste a un correlato processo di sgretolamento della sovranità nazionale. Tale rinuncia può considerarsi sostenibile finché non pregiudica l’attuazione dei principi fondamentali su cui lo Stato si fonda.
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