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dalla Spa. Inoltre il permanere di tale situazione per sei mesi era una causa di scioglimento della società stessa (ex art.

2272 c.c. pre-riforma).

Il legislatore della riforma ha ritenuto di dare la possibilità di costituire una spa con un unico socio, ma nel fare ciò ha

predisposto le opportune garanzie a vantaggio dei terzi. Infatti a ben vedere l'esercizio di un'attività per mezzo del

modello Spa unipersonale produce una deroga alla normale regola dell'art 2740 c.c. "Il debitore risponde

che può portare ad un ingiusta limitazione

dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni, presenti e futuri",

di responsabilità del soggetto socio nei confronti dei terzi (una sorta di "velo giuridico" che copra le attività dell'unico

socio e lo metta al riparo da eventuali rischi). Stessa tutela potrebbe essere ottenuta tramite uno o più soci

prestanome che non effettuano alcun conferimento nel capitale sociale e si limitano a effettuare una girata alla

società delle somme ricevute dal fondatore.

Tale deroga deriva dalla natura di persona giuridica delle società, distinta dalla persona fisica dei soci, a i fini delle

obbligazioni contratte e di tutti gli effetti giuridici. La distinzione tutela l'imprenditore, permettendo di porre un limite

al rischio di impresa che si vuole perseguire, pari al solo capitale conferito.

Garanzie [modifica]

Queste le principali garanzie predisposte dal legislatore:

Nel periodo antecedente all'iscrizione il socio unico è responsabile per gli atti compiuti in nome della società

• con presunzione assoluta (Art 2331, 2° comma c.c.).

Il socio unico è tenuto a versare effettivamente il 100% del capitale sociale indicato nell'atto costitutivo fin

• dal momento della costituzione(Art. 2342 2° comma c.c.).

pubblicità

Obbligo di dell'unipersonalità: gli amministratori della società sono tenuti a dare pubblicità

• dell'unipersonalità nel registro delle imprese. La non osservanza di questo principio viene pesantemente

sanzionata mediante la perdita del beneficio della responsabilità limitata, secondo quanto affermato all'art.

2325, 2° comma c.c.(in pratica vale quanto detto circa la disciplina pre-riforma).

Problematiche [modifica]

Il modello di Spa unipersonale solleva alcune problematiche di disciplina attinenti alla vita della società, in particolare

su questi punti:

Assemblea: vi è l'obbligo di costituire un'assemblea? La risposta parrebbe positiva in quanto l'assemblea è un

• organo essenziale.

Conflitto di interessi: si applica la normativa? Anche qua la risposta parrebbe positiva in quanto la normativa

• è stata dettata a tutela dei terzi e costituirebbe un argine all'utilizzo della società per scopi diversi

dall'oggetto sociale.

25-RAPPRESENTANZA DA UN PUNTO DI VISTA CIVILISTICO E RAPPRESENTANZA

COMMERCIALE:chi sono gli institori e la procura institoria:

Ausiliari dell’imprenditore commerciale e rappresentanza.

L’imprenditore può avvalersi della collaborazione di altri soggetti. La collaborazione può riguardare anche la

conclusione di affari con terzi in nome e o per conto dell’imprenditore con un agire in rappresentanza

dell’imprenditore con specifica dichiarazione di volontà di quest’ultimo attraverso la procura. Il terzo che

decide di contrattare con chi dichiara di agire in veste di rappresentante è tenuto perciò ad accertare

l’esistenza della procura (il contratto concluso dal falsus procurator è infatti improduttivo di effetti ed il terzo

non potrà vantare alcun diritto nei confronti del preteso rappresentato).

Articolo 1398

Rappresentanza senza potere.

Colui che ha contrattato come rappresentante senza averne i poteri o eccedendo i limiti delle facoltà

conferitegli, è responsabile del danno che il terzo contraente ha sofferto per aver confidato senza sua colpa

nella validità del contratto.

Queste regole cedono invece il passo ad altre, parzialmente diverse, quando si è in presenza di determinate

figure tipiche di ausiliari interni che sono destinati ad entrare stabilmente in contatto con i terzi ed a

concludere affari per l’imprenditore. Distinguiamo:

[modifica] L’institore.

Colui che è preposto, dal titolare, all’esercizio dell’impresa di una sede secondaria o di un ramo particolare

della stessa. È nel linguaggio comune, il direttore generale dell’impresa o di una filiale o di un settore

produttivo. La carica comporta innanzitutto che l’institore è tenuto all’adempimento degli obblighi di

iscrizione nel registro delle imprese e di tenuta delle scritture contabili dell’impresa (o della sede cui è

preposto). In caso di fallimento dell’imprenditore troveranno applicazione nei confronti dell’institore le

sanzioni penali a carico del fallito, fermo restando che solo l’imprenditore potrà essere dichiarato fallito e

solo l’imprenditore sarà esposto agli effetti personali e patrimoniali del fallimento.

L’institore può compiere in nome dell’imprenditore tutti gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa

(rappresentanza sostanziale) ma non è legittimato a compiere atti che esorbitano dalla gestione dell’impresa.

I poteri rappresentativi dell’institore possono essere ampliati o limitati dall’imprenditore. Le limitazioni

saranno però opponibili ai terzi solo se la procura originaria o il successivo atto di limitazione siano stati

pubblicati nel registro delle imprese.

L’institore deve rendere palese al terzo con cui contratta tale veste, affinché l’atto compiuto e i relativi effetti

ricadano direttamente sul rappresentato; e deve renderla palese spendendo il nome del rappresentato (il

rappresentante che non osservi tale regola obbliga solo se stesso ed il terzo non si può rivolgere al

rappresentato).

[modifica] I procuratori.

Coloro che in base ad un rapporto continuativo abbiano il potere di compiere per l’imprenditore gli atti

pertinenti all’esercizio dell’impresa , pur non essendo preposti ad esso. Il loro potere decisionale è

circoscritto ad un determinato settore operativo (ad esempio il direttore del Personale, del Settore acquisti

ecc).

Il procuratore non ha la rappresentanza processuale, non è soggetto agli obblighi di iscrizione nel registro

delle imprese e l’imprenditore non risponde per gli atti, pur pertinenti all’impresa, compiuti da un

procuratore senza spendita del nome dell’imprenditore stesso.

[modifica] I commessi.

Ai commessi sono affidate mansioni esecutive e materiali; a loro è riconosciuto potere di rappresentanza

dell’imprenditore anche in mancanza di specifico atto di conferimento è però un potere più limitato rispetto a

quello degli institori e dei procuratori. A tutti i commessi è riconosciuta la legittimazione a ricevere per conto

dell’imprenditore le dichiarazioni che riguardano l’esecuzione dei contratti ed i reclami relativi alle

inadempienze contrattuali. L’imprenditore può limitare o ampliare i poteri. Non è tuttavia previsto un

sistema di pubblicità legale perciò le limitazioni saranno opponibili ai terzi solo se portate a conoscenza degli

stessi con mezzi idonei.

26-AMMINISTRAZIONE SRL E PERCHE’ NON SI ADOTTA IL SISTEMA MONISTICO E

DUALISTICO:

ART.2475

Metodo collegiale: amministrazione affidata a più persone. Met.col.: presenza ad una riunione.

Metodo disgiuntivo: permette ad AC di abbandonare il sistema consiliare e optare per l’amministrazione disgiuntiva o

congiuntiva. Ciascun amministratore può liberamente compiere atti di gestione. Fermo restando il diritto degli altri ad

opporsi prima che l’atto sia compiuto.

Metodo congiuntivo: è necessario il consenso di tutti gli amministratori per il compimento dell’atto di gestione,salvo

ci sia urgenza per evitare il danno.

Non si può adottare il sistema dualistico perché nelle SRL l’approvazione del bilancio e le decisioni che incidono sul

diritto dei soci sono riservate inderogabilmente alle loro decisioni (competenza inderogabile dei soci).

Quindi non affidate al Consiglio di Sorveglianza o Amministrazione.

Non si può adottare il modello monistico se sono superate le soglie che rendono obbligatorio il collegio sindacale.

Altrimenti ciò è possibile.

Derogabili da parte dell’atto costitutivo sono anche le modalità di funzionamento dell’organo amministrativo

pluripersonale.

AC può anche affidare a terzi (ARBITRO ECONOMICO) la risoluzione di contrasti su decisioni gestionali della società

27-MARCHIO:DIFFERENZA TRA CESSIONE E LICENZA:

Il marchio è liberamente trasferibile a terzi. Può essere oggetto di vera e propria CESSIONE e anche della c.d. LICENZA

DI MARCHIO che attribuisce al licenziatario il diritto di utilizzarlo, in genere per un determinato periodo di tempo.

E’ stato rimosso il vincolo tra cessione dell’azienda e cessione del marchio.

Recenti riforme hanno poi ampliato la flessibilità di utilizzazione della LICENZA di marchio; oggi essa forma il nucleo

centrale a taluni contratti come il FRANCHISING e il MERCHANDISING.

La licenza può essere parziale o totale a seconda che concerna l’uso del marchio per tutti i prodotti o solo per una loro

parte.

Può essere esclusiva o non esclusiva, a seconda che il titolare si riservi la continuazione dell’uso e/o che il licenziatario

sia unico o no.

29-PROCEDIMENTI DI CONVERSIONE DELLE OBBLIGAZIONI IN AZIONI:

ART.2420bis:

L’assemblea straordinaria può deliberare l’emissione di OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI in AZIONI, determinano il

rapporto di cambio e il periodo e le modalità di conversione.

La deliberazione non può essere adottata se il capitale se il capitale sociale non sia stato interamente versato.

Contestualmente la società deve deliberare l’aumento di capitale sociale per un ammontare delle azioni da attribuire

in conversione.

Nel primo mese di ciascun semestre gli amministratori provvedono all’emissione delle azioni spettanti agli

obbligazionisti che hanno chiesto la conversione nel semestre precedente.

Entro il mese successivo gli amministratori devono depositare per l’iscrizione nel registro delle imprese

un’attestazione dell’aumento del capitale sociale in misura corrispondente al valore nominale delle azioni emesse.

31-AUMENTO DI CAPITALE SOCIALE NELLA SPA E QUANTI SONO I TIPI DI

AUMENTO (sono 2)

Si parla di aumento GRATUITO e aumento a PAGAMENTO. ART.2441-2442

L'aumento del capitale sociale, ovviamente, in ogni caso comporta un incremento della voce

prevalente del capitale sociale, quindi si modifica l'atto costitutivo perché il capitale sociale si porta

da una certa cifra più bassa ad una più alta; questo è il concetto di base nell'aumento di capitale

sociale, però esistono varie forme di aumento di capitale sociale perché un aumento del capitale

sociale può essere fatto per finalità molto diverse fra di loro, ed in particolare la legge distingue 2

forme di aumento: l'aumento gratuito e l'aumento a pagamento. L'aumento gratuito è anche detto

aumento nominale, mentre quello a pagamento è anche detto aumento reale perché bisogna

distinguere le ipotesi in cui l'aumento del capitale comporta anche un aumento del patrimonio e

allora in questo caso si dice che l'aumento è reale oppure quando un aumento del capitale non

comporta anche un incremento del patrimonio e allora è semplicemente nominale. L'aumento

gratuito meramente nominale (crea meno problemi). L'art. 2442 questa norma qualifica l'aumento

gratuito come Passaggio di riserve a capitale, già dalla rubrica dell'articolo si capisce che si tratta di

un'operazione meramente contabile con la quale la società imputa a capitale le riserve e gli altri fondi

disponibili iscritti in bilancio (L'assemblea può aumentare il capitale, imputando a capitale le riserve e

gli altri fondi iscritti in bilancio in quanto disponibili.)

32-IMPRESA FAMILIARE, PICCOLO IMPRENDITORE ED ELEMENTI PER AVERSI

PICCOLA IMPRESA

IMPRESA FAMILIARE già fatta.

PICCOLO IMPRENDITORE: ART.2083:

i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un’attività

professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia.

All’imprenditore piccolo non si applica, a prescindere dall’attività svolta, lo statuto dell’imprenditore

commerciale. Disciplina codicistica però esigua e necessita di definizione più specifica data da leggi speciali.

E le definizioni date dalle leggi speciali prevalgono rispetto al criterio generale della prevalenza del lavoro

proprio e della famiglia (artigiano può avere fino a 40 dipendenti senza perdere la qualifica di piccolo

imprenditore).

33-SCRITTURE CONTABILI, EFFETTI ISCRIZIONE NEL REGISTRO DELLE

IMPRESE, DELIBERE NULLE O ANNULLABILI pag43

La tenuta di una ordinata contabilità e della documentazione relativa all’attività svolta è un presupposto

intrinseco di ogni attività economica.

L’esistenza di un’ordinata contabilità serve, tuttavia, anche a proteggere interessi diversi da quelli

dell’imprenditore (il fondamento dell’obbligo consiste nell’esigenza, in caso di dissesto dell’impresa, di

ricostruire a posteriori cause della crisi ed eventuali beneficiari di atti di distrazione).

Tant’è vero che la mancata o disordinata tenuta della contabilità assurge in caso di fallimento al rango di

fattispecie di rilevanza penale severamente punita (bancarotta semplice o fraudolenta).

Nel sistema del diritto commerciale le scritture contabili sono obbligatorie solo per i soggetti tenuti

all’iscrizione nella sezione ordinaria del registro delle imprese, e secondo l’opinione preferibile, per gli enti

pubblici territoriali in relazione alle imprese-organo esercitate.

In altri settori come quello tributario, l’obbligo si estende anche alle piccole imprese a quelle agricole e ai

liberi professionisti.

Le iscrizioni nel registro delle imprese hanno EFFICACIADICHIARATIVA. L’ART.2193: L’atto o fatto è opponibile

ai terzi. L’imprenditore può opporre ai terzi atti e fatti che abbia regolarmente iscritto oppure sei quali riesce

a dimostrare che il terzo era cmq a conoscenza. Per le SPA opponibilità opera dopo 15 giorni dall’iscrizione.

Per quanto riguarda gli atti invece vi sono ipotesi in cui la legge assegna alla pubblicità valore diverso da

quello dichiarativo:per l’AC delle SDC l’iscrizione ha effetto COSTITUTIVO, in altre occasioni iscrizione è

presupposto per l’applicazione di una determinata disciplina, in altri casi l’iscrizione non è opponibile al terzo

di buona fede.

35-GLI ORGANI, SISTEMA DI AMMINISTRAZIONE…

L'assemblea [modifica]

L'assemblea è l'organo collegiale nel quale si forma, secondo il criterio maggioritario, la volontà

sociale. Gli altri organi, cioè l'amministratore e il collegio sindacale, sono subordinati all'assemblea. Il

pieno diritto di voto in assemblea spetta ai soci possessori di azioni ordinarie, i quali possono

intervenire in assemblea anche per procura e non quindi per forza di persona.

L'assemblea ordinaria e quella straordinaria sono fondamentalmente lo stesso organo, ma deliberano

su questioni diverse. Sono previsti per i due tipi di assemblee diverse soglie minime di costituzione

(quorum costitutivi) e di decisione (quorum deliberativi) (art. 2368). L'assemblea è ordinaria quando

(art. 2364):

approva il bilancio;

• nomina o revoca gli amministratori, i sindaci, il presidente del collegio sindacale e il revisore

• contabile;

determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, se non è stabilito dallo statuto;

• delibera sulle responsabilità degli amministratori e dei sindaci;

• delibera sulle altre questioni poste alla sua attenzione dalla legge, dallo statuto o dagli

• amministratori.

L'assemblea è straordinaria quando è chiamata a deliberare (art. 2365):

sulle modificazioni dello statuto;

• sulla nomina e sui poteri dei liquidatori.

Gli amministratori [modifica]

Gli amministratori costituiscono l'organo esecutivo della s.p.a.. Agli amministratori, nominati

dall'assemblea o dall'atto costitutivo, è affidato il compito di dare materiale esecuzione sia alle

delibere dell'assemblea, sia agli atti di gestione, tanto di ordinaria quanto di straordinaria

amministrazione (art. 2380 c.c.).

L'amministrazione può essere:

unica: viene nominato un amministratore unico (AU);

• collegiale: viene nominato il consiglio di amministrazione (CdA), diretto da un presidente

• che viene designato dall'assemblea oppure dagli stessi componenti del consiglio di

amministrazione. In questi casi spesso il consiglio delega ad un amministratore delegato

alcune funzioni.

Gli amministratori hanno l'obbligo di:

far tenere i libri obbligatori, sociali e contabili;

• redigere il bilancio di esercizio;

• convocare l'assemblea dei soci.

Nelle spa l'amministrazione è affidata a persone solitamente diverse dai soci, mentre nelle Sapa sono

amministratori di diritto i soci accomandatari.

Il controllo sulla gestione e il controllo contabile [modifica]

Nelle s.p.a. la funzione di controllo è affidata al collegio sindacale, che è composto (art. 2397) da tre o

cinque membri effettivi e da due membri supplenti tutti nominati dall'assemblea ed ha la durata di

tre esercizi. L'assemblea designa anche il presidente del collegio sindacale, che deve vigilare:

sull'osservanza della legge dello statuto;

• sul rispetto dei principi di corretta amministrazione;

• sull'adeguatezza dell'organizzazione amministrativa e contabile della società e sul suo

• concreto funzionamento.

Il controllo contabile, che può essere affidato anche a un revisore contabile od a una società di

revisione, consiste invece:

nella verifica periodica della regolare tenuta della contabilità sociale e della corretta

• registrazione nella contabilità dei fatti di gestione;

nella verifica del bilancio e, in particolare, della rispondenza dello stesso alla normativa e

• alle risultanze della contabilità;

nella formulazione di un giudizio sul bilancio.

37-LIMITE ALLA CIRCOLAZIONE DELLE AZIONI

Limiti legali: art.2355bis

- [1] Nel caso di azioni nominative ed in quello di mancata emissione dei titoli azionari, lo statuto può

sottoporre a particolari condizioni il loro trasferimento e può, per un periodo non superiore a cinque

anni dalla costituzione della società o dal momento in cui il divieto viene introdotto, vietarne il

trasferimento.

- [2] Le clausole dello statuto che subordinano il trasferimento delle azioni al mero gradimento di organi

sociali o di altri soci sono inefficaci se non prevedono, a carico della società o degli altri soci, un obbligo

articolo 2357

di acquisto oppure il diritto di recesso dell'alienante; resta ferma l'applicazione dell' . Il

corrispettivo dell'acquisto o rispettivamente la quota di liquidazione sono determinati secondo le

articolo 2437-ter

modalità e nella misura previste dall' .

- [3] La disposizione del precedente comma si applica in ogni ipotesi di clausole che sottopongono a

particolari condizioni il trasferimento a causa di morte delle azioni, salvo che sia previsto il gradimento

e questo sia concesso.

- [4] Le limitazioni al trasferimento delle azioni devono risultare dal titolo.

Limiti convenzionali:

Limiti derivanti dai patti stipulati dai socisi dividono in 2 categorie, a seconda che i patti limitativi della

circolazione siano inseriti nello stesso contratto sociale (limiti cosiddetti statuari) oppure in un contratto

distinto (limiti cosiddetti parasociali). Validità ed efficacia sono variabili: il vincolo parasociale ha effetti solo

obbligatori (un eventuale trasferimento configura solo un’inadempimento dell’obbligazione); il vincolo

statuario ha efficacia reale (l’eventuale trasferimento è INEFFICACE e può essere opposto al terzo acquirente

sia dalla società che da altri soci o terzi che abbiano interesse. Per la validità il limite di tali patti non può

5

superare i anni arrivando a vietare del tutto il trasferimento). clausole di

La prassi statuari ha elaborato da tempo una considerevole varietà di clausole (

gradimento clausole di prelazione

- )

38-AZIENDA, DEFINIZIONE, AVVIAMENTO (oggettivo e soggettivo),

TRASFERIMENTO (vedi sopra trasferimento)

L’azienda è definita nell’ART.2555 come il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio

dell’impresa. Regime circolatorio speciale. (in astratto è concepibile anche un’azienda ove nessuno dei beni

organizzati per l’esercizio dell’impresa appartenga, a titolo di proprietà o altro diritto reale, all’imprenditore.

La cosa importante è la destinazione dei beni all’esercizio dell’impresa.)

La nozione di bene include quindi non solo i beni mobili, immobili e immateriali (es. brevetti per invenzione),

ma anche più in generale i contratti che l’imprenditore ha stipulato per l’esercizio dell’impresa e le situazioni

soggettive che ne derivano (crediti e debiti). Non però il cd AVVIAMENTO:cioè il valore aggiunto dell’azienda

rispetto a quello della somma dei singoli beni aziendali che consiste nella capacità di attrarre la clientela e

generare reddito ed è conseguenza dell’organizzazione dei fattori della produzione(avviamento oggettivo) e

dell’efficienza dell’imprenditore nella gestione dell’impresa (avviamento soggettivo): certo l’avviamento è un

valore patrimonialmente misurabile e anche raffigurabile contabilmente, ma rappresenta una qualità

dell’azienda che, ad esempio in caso di cattiva gestione, può anche non sussistere.

39-PRINCIPIO DELLA PORTA APERTA E VOTO NELLE SOCIETA’

COOPERATIVE:parlo anche delle coop a mutualità prevalente

Per il codice civile italiano, una società cooperativa è una società nella quale almeno nove soggetti

gestiscono in comune una impresa che si prefigge lo scopo di fornire innanzitutto agli stessi soci

(scopo mutualistico) quei beni e servizi per il conseguimento dei quali la cooperativa è sorta.

Capisaldi del sistema cooperativo sono i principi di mutualità, solidarietà, democrazia.

Funzione sociale [modifica] la Repubblica riconosce la funzione sociale della

A norma dell'articolo 45 della Costituzione

cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata.

Lo scopo mutualistico [modifica]

La cooperativa è un'impresa - in forma di società - nella quale il fine e il fondamento dell'agire

economico è il soddisfacimento dei bisogni della persona (il socio): alla base della cooperativa c'è

dunque la comune volontà dei suoi membri di tutelare i propri interessi di consumatori, lavoratori,

agricoltori, operatori culturali, ecc.

L'elemento distintivo e unificante di ogni tipo di cooperativa - a prescindere da ogni altra distinzione

settoriale - si riassume nel fatto che, mentre il fine ultimo delle società di capitali diverse dalle coop è

la realizzazione del lucro e si concretizza nel riparto degli utili patrimoniali, le cooperative hanno

invece uno scopo mutualistico, che consiste – a seconda del tipo di cooperativa - nell'assicurare ai

soci il lavoro, o beni di consumo, o servizi, a condizioni migliori di quelle che otterrebbero dal libero

mercato. [modifica]

La mutualistica

prevalenza

Fondamentale è la distinzione tra:

cooperative a mutualità prevalente

• cooperative non a mutualità prevalente, dette "cooperative diverse"

In base al Codice Civile sono società cooperative a mutualità prevalente, in ragione del tipo di

scambio mutualistico, quelle che (art. 2512):

svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni o

• servizi;

si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, delle prestazioni

• lavorative dei soci;

si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, degli apporti di beni o

• servizi da parte dei soci.

Il codice civile prevede criteri oggettivi per il calcolo della prevalenza e fissa i vincoli statutari da

adottare per le cooperative a mutualità prevalente (art. 2513 e 2514).

Le cooperative sociali sono considerate di diritto a mutualità prevalente.

Le disposizioni fiscali di carattere agevolativo previste dalle leggi speciali si applicano soltanto alle

cooperative a mutualità prevalente; inoltre queste ultime non possono trasformarsi in società a scopo

di lucro, mentre l'eventuale passaggio da cooperativa a mutualità prevalente a cooperativa a

mutualità non prevalente è disciplinato dall'art. 2545 octies.

Il voto capitario [modifica]

Le cooperative sono caratterizzate dal voto capitario dei soci, ovvero dal fatto che ogni socio ha diritto

a un voto in Assemblea, indipendentemente dal valore della propria quota di capitale sociale:

viceversa, nelle società per azioni i voti sono attribuiti in proporzione al numero di azioni (con diritto

di voto) possedute da ogni socio. Ai soci cooperatori persone giuridiche tuttavia, può spettare un

numero di voti superiore (fino a cinque) , e lo stesso si può dire per gli appartenenti alla categoria dei

soci sovventori.

Non è possibile il voto per delega, tranne nel caso in cui il socio sia rappresentato da un membro

della famiglia, nell'ambito di una attività di impresa familiare.

Altre peculiarità [modifica]

Caratteristica propria della cooperativa è pure il principio di parità tra i soci (democrazia economica),

che implica, tra l'altro, oltre al voto capitario, la necessità di un giudizio motivato sui motivi di

ammissione o sul diniego di ammissione nei confronti di nuovi soci (art. 2528, quarto comma).

Ulteriori caratteristiche fondamentali sono: costitutivo a seguito

- il principio cosiddetto della porta aperta (non è necessario modificare l'atto

dell'ammissione di nuovi soci: art. 2524);

- il capitale variabile della società cooperativa (art. 2511).

La partecipazione dei soci cooperatori al capitale sociale può essere rappresentata da quote (se si

adotta la struttura di s.r.l.) o azioni (se viene adottata la struttura di società per azioni).

Il Codice Civile riconoscendo la variabilità del capitale come un elemento peculiare delle società

cooperative, non stabilisce un valore minimo da sottoscrivere, ma stabilisce quale debba essere il

valore minimo della quota pro capite € 25,00. Nelle società per azioni, il valore dell'azione non può

essere superiore a € 500.

Struttura giuridica [modifica]

Le cooperative sono regolate dalle norme specifiche presenti nel Codice civile, dall'articolo 2511

all'art. 2548, e, in quanto compatibili, dalle disposizioni sulla società per azioni (art. 2519 primo

comma).

Per le cooperative costituite da meno di 9 soci è obbligatoria (art. 2522, secondo comma)

l'applicazione delle norme sulle s.r.l. (e possono essere costituite esclusivamente da persone fisiche,

non da persone giuridiche).

Le norme sulla società a responsabilità limitata possono essere applicate anche nel caso in cui si

verifichi una delle seguenti condizioni (e l'atto costitutivo preveda espressamente l'applicazione di

tali norme):

- numero dei soci inferiore a venti,

- attivo patrimoniale inferiore a un milione di euro.

Le società cooperative godono di autonomia patrimoniale perfetta. L'art. 2518 dispone infatti che

nelle società cooperative per le obbligazioni risponde soltanto la società con il suo patrimonio.

Tipologie di cooperative [modifica]

A seconda della natura dei soci e delle finalità che gli stessi intendono perseguire possiamo avere:

una Cooperativa di credito: in particolare queste sono rappresentate dalle Banche di

• Credito Cooperativo (BCC): lo scopo consiste nel fare una politica del credito equa verso i

loro soci e clienti, discostandosi da logiche di mero guadagno;

una Cooperativa di consumo: l'obiettivo è di acquistare e rivendere beni di qualità a prezzi

• vantaggiosi ai propri soci-consumatori;

una Cooperativa di produzione e lavoro: lo scopo consiste nel procurare lavoro alle migliori

• condizioni possibili per i propri soci-lavoratori;

una Cooperativa sociale: si tratta di cooperative di lavoro per la gestione di servizi socio

• sanitari ed educativi o finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate;

una Cooperativa di abitanti o Cooperativa edilizia: finalizzata alla costruzione di alloggi per i

• propri soci in un rapporto corretto tra qualità e prezzo;

una Cooperativa agricola o della pesca: si tratta di cooperative per coltivazione,

• trasformazione, conservazione, distribuzione di prodotti agricoli o zootecnici oppure

finalizzate all'esercizio in comune della pesca o di attività ad essa inerenti

41-DIFFERENZA TRA COLLEGIO SINDACALE E CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA

Sistema dualistico (società per azioni)

Il sistema di amministrazione e controllo della S.p.A. noto come "Dualistico" è caratterizzato da una struttura

consiglio di sorveglianza,

che prevede l'elezione da parte dell'assemblea di un organo denominato il quale

consiglio di gestione.

elegge a sua volta un La disciplina di questo modello si costituisce di norme specifiche

(artt. 2409 e ss. c.c.), di rinvii espressi alla disciplina del modello tradizionale e delle norme di chiusura

octies

degli artt. 2380 c.c. e 223 disp. att. c.c. In questa sede si tratteranno le principali differenze col

septies

modello tradizionale al quale si rinvia.

Il sistema dualistico introduce nel diritto societario italiano la pratica della cogestione, nata e particolarmente

diffusa in Germania.

Consiglio di sorveglianza [modifica]

Il consiglio di sorveglianza è l'organo centrale del modello dualistico. Viene eletto dall'assemblea e

dura in carica tre anni. I membri devono essere almeno tre, sono rieleggibili e possono essere

revocati, anche senza giusta causa purché si raggiunga una maggioranza pari ad 1/5 del capitale

sociale (salvo, in quest'ultimo caso, il diritto al risarcimento del danno)(diversamente da quanto

accade nel sistema tradizionale dove per la revoca dei sindaci è necessario un decreto del tribunale

,sentito l'interessato) È un organo peculiare in quanto riunisce in sé delle competenze che nel

modello tradizionale sono demandate all'assemblea ed alcune proprie del collegio

sindacale.Rappresenta una soluzione efficace per creare una separazione tra organo gestorio e soci.

Competenze dell'organo di controllo

• Nomina e revoca gli amministratori, ossia i componenti del consiglio di gestione

o (che possono essere revocati anche senza giusta causa, salvo in questo caso il

diritto al risarcimento del danno).

Approva il bilancio.

o Promuove a maggioranza l'azione sociale di responsabilità nei confronti degli

o amministratori.

terdecies, c,

- l'art. 2409 lett. rinvia all'art. 2403 contenente i doveri del collegio sindacale (vigilanza

sul rispetto da parte degli amministratori di legge e statuto e sul rispetto dei principi di corretta

e ex

amministrazione) e la lett. consente l'esperibilità della denuncia di gravi irregolarità al tribunale

septies ove compatibili,

art. 2409. Inoltre gli artt. 2380 e 223 (sopra cit.) estendono, le norme dettate

per il modello tradizionale in materia di collegio sindacale.

Per quanto riguarda l'approvazione del bilancio, la legge prevede la possibilità che in caso di mancata

approvazione, o qualora un terzo dei membri del consiglio di gestione o di sorveglianza lo chiedano,

la competenza per l'approvazione del bilancio sia demandata all'assemblea.

Consiglio di gestione [modifica]

Il consiglio di gestione ha l’esclusiva responsabilità della gestione e direzione dell’impresa e compie

tutte le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale (art. 2409 novies c. 1 c.c.).

Il consiglio di gestione è composto da almeno 2 membri, anche non soci (art. 2409 novies c. 2 c.c.).

Non può assumere la carica chi è membro del consiglio di sorveglianza (art. 2409 novies c. 4 c.c.). I

primi componenti del consiglio di gestione vengono nominati nell’atto costitutivo. Durante la vita

della società, invece, i consiglieri sono nominati (art. 2409 novies c. 3 c.c.): – dal consiglio di

sorveglianza previa la determinazione del loro numero, nei limiti stabiliti dallo statuto; – dallo Stato

o da un ente pubblico, nei casi previsti dalla legge o dall’atto costitutivo. Lo statuto può inoltre

riservare ai possessori di strumenti finanziari partecipativi, la nomina di un componente

indipendente del consiglio di gestione, indicando le modalità di tale nomina. Salva diversa

disposizione dello statuto essi sono rieleggibili (art. 2409 novies c. 5 c.c.).

I consiglieri di gestione restano in carica per un periodo non superiore a 3 esercizi, con scadenza

alla data della riunione del consiglio di sorveglianza convocato per l’approvazione del bilancio del

terzo esercizio (art. 2409 novies c. 4 c.c.). Se nel corso dell’esercizio vengono a mancare uno o più

componenti del consiglio di gestione, il consiglio di sorveglianza provvede senza indugio alla loro

sostituzione (art. 2409 novies c. 6 c.c.).

I componenti del consiglio di gestione sono revocabili in qualunque tempo con delibera del

consiglio di sorveglianza , anche se nominati nell’atto costitutivo. I componenti nominati dallo Stato

o da enti pubblici sono invece revocabili solo dagli enti che li hanno nominati. In assenza di una

giusta causa di revoca, spetta al consigliere revocato il risarcimento del danno. In presenza di una

giusta causa, invece, il consiglio di sorveglianza può promuovere l’azione sociale di responsabilità per

il risarcimento dei danni prodotti.

43-COLLEGIO SINDACALE NELLE SPA E COMPETENZE

collegio sindacale

Il è un organo di vigilanza presente nelle società di capitali e cooperative. Un

organo analogo è presente anche in alcuni enti pubblici, talvolta con lo stesso nome (come nelle

aziende sanitarie locali), altre volte denominato (come nei comuni e

collegio dei revisori dei conti

nelle province).

Nelle società a responsabilità limitata (Srl), è obbligatorio solo se il capitale sociale è pari o superiore

al minimo previsto per la società per azioni (120.000 euro) o se la società non può redigere il bilancio

in forma abbreviata perché supera i limiti previsti dall'art. 2435 bis del codice civile. Negli altri casi

per le srl, il collegio sindacale è facoltativo e può essere previsto nello statuto.

Dopo la riforma del diritto societario entrata in vigore nel 2004, in realtà qualunque società di

octies-

capitali potrebbe adottare uno dei sistemi di controllo alternativi previsti dagli art. 2409 2409

noviesdecies del codice che non prevedono il collegio sindacale, sistema dualistico (società per

azioni) e Sistema monistico (Società per Azioni), ma attualmente tali sistemi hanno scarsissima

diffusione tra le società italiane.

Composizione e durata del collegio [modifica]

Secondo l' art 2397 c.c, il collegio sindacale si compone di 3 o 5 membri tutti eletti dall'assemblea

ordinaria. In caso di revoca o di dimissioni di un membro effettivo subentra in ordine di anzianità un

supplente, mentre l'assemblea provvede alla nomina dei nuovi sindaci fino al ripristino del numero

stabilito. I nuovi sindaci comunque durano in carica solo fino all'esaurimento del mandato dei

sindaci che sono chiamati a sostituire.

Requisiti dei sindaci [modifica]

Particolari norme sono previste a tutela dell'indipendenza dei sindaci stessi da coloro che sono

soggetti al loro controllo. L'art. 2399 c.c. elenca una serie di cause di incompatibilità con l'ufficio di

parentela e affinità con gli amministratori della società e delle società

sindaco tra le quali rapporti di

controllanti e controllate nonché rapporti di affari e di lavoro con le stesse società. Tali situazioni

quando vengono a determinarsi dopo la nomina determinano l'automatica decadenza dall'incarico.

Lo statuto può prevedere ulteriori restrizioni.

Importanti sono anche i requisiti professionali richiesti. I membri del collegio sindacale devono

essere scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili o negli albi professionali individuati con

decreto del Ministro della giustizia (vedi D.M. 29 dicembre 2004, 320) o devono essere professori

universitari di ruolo in materie economiche o giuridiche.Almeno un sindaco effettivo e un supplente

deve essere iscritto nel registro dei revisori contabili. La cancellazione da tali albi è causa di

decadenza dall'incarico (art. 2397 c.c.)

Poteri e doveri [modifica]

Il collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni trimestre. Delle riunioni deve essere redatto un verbale

sull'apposito libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale. Decade il sindaco che

non partecipa senza giusta causa a due riunioni in un esercizio. Il collegio può deliberare se sono

presenti la maggioranza dei componenti e le delibere sono approvate a maggioranza assoluta (art.

2404 c.c.) I sindaci devono assistere alle riunioni del Consiglio di amministrazione, del comitato

esecutivo se esiste e alle assemblee sociali. La non partecipazione all'assemblea o a due riunioni

consecutive del consiglio senza giusta causa è motivo di decadenza dall'ufficio (art. 2405 c.c.). I

doveri sono fissati dall'art 2403 cc. Il più importante di questi che fa comprendere la funzione di

vigilanza è quella di vigilare sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile

della società.

I sindaci sono retribuiti secondo quanto stabilisce l'assemblea all'atto della nomina. Possono

richiedere informazioni agli amministratori e condurre ispezioni e controlli sui quali però sono tenuti

al segreto nei confronti di terzi. Possono in caso di necessità convocare l'assemblea se ritengono

necessario riferire su particolari fatti o se non vi provvedono gli amministratori.

In caso di danno alla società rispondono in solido con gli amministratori se il danno si poteva evitare

se essi avessero vigilato come previsto dalla legge. La società può avviare in tali casi un'azione di

responsabilità anche contro i sindaci stessi (art. 2407 c.c.). Nelle società con azioni quotate il collegio

sindacale può inoltre, dal 2005, proporre l'azione sociale di responsabilità.

I controlli [modifica]

Il controllo del collegio sindacale è un controllo di legalità perché i sindaci verificano il rispetto della

legge e dello statuto e possono impugnare dinanzi al tribunale le delibere non conformi alla legge e

allo statuto. Inoltre essi verificano l'adeguatezza dell'organizzazione amministrativa e contabile e la

corretta amministrazione della società segnalando all'assemblea eventuali fatti rilevanti. I sindaci

possono denunciare al tribunale eventuali irregolarità riscontrate nella gestione.

Fino alla riforma societaria avevano ampi compiti nelle società non quotate anche per ciò che

riguardava il controllo contabile, compiendo una sorta di revisione interna del bilancio su cui

riferivano con apposita relazione all'assemblea. La loro competenza si è notevolmente ristretta oggi

poiché l'art. 2409 bis c.c. prevede che la revisione del bilancio può essere affidata al collegio sindacale

solo nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e non redigono il bilancio

consolidato. In questi casi il collegio sindacale è composto interamente da revisori contabili. In tutti

gli altri casi, il controllo contabile è affidato a soggetti esterni, revisori o società di revisione e il

controllo del collegio sul bilancio è sostanzialmente formale.

L'art. 2386, comma 5, del codice civile prevede che se vengono a cessare l'amministratore unico o

tutti gli amministratori, l'assemblea per la nomina dell'amministratore o dell'intero consiglio deve

essere convocata d'urgenza dal collegio sindacale, il quale può compiere nel frattempo gli atti di

"ordinaria amministrazione". In alcune circostanze stabilite dalla legge, l'organo di controllo della

società può svolgere atti amministrativi, che sarebbero di per sé di competenza dell'organo

amministrativo vero e proprio. Infatti la norma considera questa ipotesi di assoluta impossibilità di

continuare ad esercitare le funzioni gestorie da parte dell'amministratore. La norma in questione si

applica di fronte ad una causa improvvisa e totalitaria di impossibilità per l'amministratore, o per il

consiglio, di continuare regolarmente ad operare.

Nel momento in cui il collegio sindacale si trova nelle condizioni di dover sostituire l'organo

amministrativo nelle sue funzioni, la legge prevede che l'avvicendamento a tale incarico debba

avvenire in relazione solo e limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione. In linea generale,

possono essere definiti atti di ordinaria amministrazione tutte quelle attività rientranti nella tipologia

di attività semplici di impresa esercitata abitualmente dalla società che viene amministrata. In altre

parole, sono individuati in questa categoria tutti gli atti e i fatti classificabili nella normale attività

della società, la quale, per poterli attuare, necessita dell'intervento degli amministratori. Si tratta,

pertanto, per i sindaci, amministratori pro-tempore della società, di far continuare il normale

svolgimento dell'attività societaria nel concetto più semplice e più elementare possibile. Secondo una

stretta interpretazione, ai sindaci amministratori, spetterebbe il compito di compiere tutti quei fatti

necessari alla conservazione del patrimonio o al suo miglioramento e, in tale caso, non rientrerebbero

dunque quegli atti deliberativi dai quali potrebbero scaturire nuove attività o nuove operazioni di

bilancio, se il periodo in cui

gestione, di significativa importanza. Rispetto all’obbligo di redigere il

l'organo amministrativo dovesse cessare in quello in cui deve essere redatto il bilancio d'esercizio

della società, la dottrina ritiene che sarebbe troppo oneroso e impegnativo per il collegio sindacale

compiere nel frattempo gli atti di ordinaria amministrazione e quindi, fra le altre cose, redigere il

bilancio. Occorre sottolineare un potenziale "conflitto di interesse" nell'attività svolta, in tale

particolare situazione, dal collegio sindacale. Sui medesimi soggetti graverebbero incarichi sia di

gestione che di doppio controllo (legale e contabile), che potrebbero talvolta anche essere confliggenti

tra loro.

44-RAPPRESENTANZA NELLE SOCIETA’ DI PERSONE

Al potere di amministrazione, in linea di principio, corrisponde quello di RAPPRESENTANZA anche

processuale, della società, ossia: il potere di spendere il nome della società e far sì che essa acquisti diritti e

assuma obblighi verso i terzi.

ART.2266: rappresentanza della società

Il potere di rappresentanza degli amministratori si estende a tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale.

La legge non distingue fra atti di ordinaria e straordinaria amministrazione

45-ATTIVITA’ AGRICOLE CONNESSE (elencazione)

essenziali

Nell’ambito delle attività agricole bisogna distinguere tra quelle (senza esercitare una delle quali

connesse

non si può esercitare imprenditore agricola) e quelle (attività non agricole ma se ricorrono

determinate condizioni vengono assorbite e non fanno assumere la qualità di imprenditore commerciale).

Attività agricole connesse: si reputano connesse quelle attività che in sé agricole non sono, ma che, se svolte

da chi esercita un’attività agricola essenziale sono giuridicamente assorbite da questa (e perciò non fanno

acquistare la qualità di imprenditore commerciale).

Il codice considera attività oggettivamente connesse quelle dirette:

-alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti ottenuti

prevalentemente da un’attività agricola essenziale

-alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse normalmente

impiegate nell’attività agricola esercitata,comprese quelle di valorizzazione del territorio e del patrimonio

rurale e forestale e le attività agrituristiche.

L’attività essenziale deve essere prevalente sull’attività connessa

47-DIFFERENZA TRA COMUNIONE E IMPRESA

COMUIONE: GODIMENTO

SOCIETA’: ESERCIZIO DI UN’ATTIVITA’

Il requisito dell’attività economica fissa la differenza tra comunione e società: l’art.2248 sancisce che la

comunione costituita o mantenuta al solo scopo del godimento di una o più cose è regolata dall’art.1100 che

disciplinano della proprietà e gli altri diritti reali.

Diversa funzione dei beni: nelle società costituiscono il patrimonio della stessa. Sono conferiti dai soci come

strumento al fine del loro uso nell’esercizio di un’attività economica.

Nella comunione è l’oggetto della stessa. I comproprietari si limitano a fruire direttamente dei beni in modo

immediato (uso) o mediato (locazione).

Diversità di trattamento: nelle società poteri e responsabilità sono regolati in conformità alle esigenze di

tutela della dinamica degli affari e dei terzi.

Nella comunione coerentemente al fine della conservazione dei diritti proprietari.

Diversità ratio delle discipline: nella società i beni sociali sono riservati al soddisfacimento dei creditori della

società.

Nella comunione il bene comune può essere pignorato da qualsiasi creditore di un comproprietario

Ci sono però 2 fattispecie di confine che danno problemi di qualificazione della disciplina:

LA COMUNIONE DI IMPRESA O AZIENDA

SOCIETA’ IMMOBILIARI DI COMODO

49-CONTRATTI DI ASSICURAZIONE pag.142

Il contratto di assicurazione è disciplinato dall'articolo 1882.

L'assicurazione con il quale l'assicuratore, verso si obbliga a rivalere

è il contratto pagamento di un premio,

l'assicurato, entro i termini convenuti, del ad esso prodotto da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una

danno

rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana.

L'esercizio delle assicurazione - in base all'articolo 1883 del codice civile - si ha quando l'impresa di assicurazione non

può essere esercitata che da un istituto di diritto pubblico o da una società per azioni e con l'osservanza delle norme

stabilite dalle leggi speciali.

Il è il tipico contratto aleatorio: al momento della stipulazione le parti ignorano quali delle due

contratto di assicurazione

ne trarrà vantaggio e in che misura in quanto tutto - spesso - dipende da circostanze future e incerte.

L'assicurato deve fornire all'assicuratore tutte le informazioni utili a consentire la per determinare

valutazione del rischio

adeguatamente il premio.

Se le dichiarazioni dell'assicurato risultano false o reticenti tali che con la mancanza di queste informazioni l'assicuratore

non avrebbe accettato il contratto o lo avrebbe fatto a diverse condizioni, l'assicuratore può chiedere l'annullamento del

contratto se l'assicurato ha agito con colpa grave o dolo.

L'assicurazione in base alla contratto aleatorio presuppone l'esistenza di un rischio, il trasferimento del rischio

dall'assicurato all'assicuratore, la frantumazione del rischio attraverso la mutualità e l'autonomia dell'operazione.

Il rischio è un evento futuro e incerto e spesso dannoso.

Il contratto di assicurazione in base all'articolo 1919 del codice civile può essere fatto sulla vita propria o di un terzo.

L'assicurazione contratta per il caso di morte di un terzo non è valida se questi o un suo legale rappresentante non dà il

consenso alla conclusione del contratto. Il contratto deve essere approvato per iscritto.

L'articolo 1920 del codice civile stabilisce che l'assicurazione sulla vita a favore di un terzo è valida. La designazione del

beneficiario può essere fatta nel contratto di assicurazione, o con successiva dichiarazione scritta comunicata

all'assicuratore, o per testamento.

L'articolo 1921 cc indica la possibilità di revoca del infatti la designazione del beneficiario è revocabile con

beneficiario

le forme con le quali può essere fatta a norma dell'articolo 1920 del codice civile.

Il può comportare la cessazione del contratto.

mancato pagamento dei premi

È importante leggere sempre con attenzione la e le condizioni generali del contratto di

nota informativa

assicurazione.

L’assicurazione contro i danni

L’assicurazione della responsabilità civile

50-TITOLI NOMINATIVI

titoli nominativi

I sono titoli di credito indicanti il nome di una determinata persona, la cui intestazione, a

differenza dei titoli all'ordine, deve risultare non solo dal titolo, ma anche da un apposito registro tenuto

dall'emittente. Ottenute entrambe le registrazioni, il titolo diviene legittimo.

Trasferimento [modifica]

Per trasferire un titolo nominativo occorre che l'emittente cambi l'intestazione sia sul titolo che sul registro.

Tuttavia la doppia annotazione del nome dell'acquirente può avvenire secondo due modalità.

transfert - Il cambiamento contestuale delle due annotazioni avviene a cura dell'emittente.

• a) Se a chiederlo è l'acquirente, questi deve esibire il titolo stesso e dimostrare il suo diritto

di acquisto mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata.

b) Se a chiederlo è l'alienante, questi deve esibire il titolo nonché provare la propria identità

e la capacità di disporre del titolo stesso mediante certificazione di un notaio.

trasferimento mediante girata - In questo caso l'alienante annota sul titolo il nome del

• giratario e l'emittente provvederà alla trascrizione della girata sul relativo registro. Solo dal

momento di tale trascrizione si acquisirà la legittimazione.

52-I CONTROLLI CONTABILI

ARTICOLO 37 - NOMINA

1. Il controllo contabile è esercitato da un revisore contabile o da una società di revisione iscritti

nel registro istituito dal ministero della giustizia.

2. L'assemblea della cooperativa, sentito il consiglio di sorveglianza, conferisce l'incarico, che ha

una durata di tre esercizi, e determina il corrispettivo spettante al revisore o alla società di

revisione per l'intero periodo.

ARTICOLO 38 - COMPETENZE

1. Il soggetto al quale è attribuito il controllo contabile:

a) verifica, almeno ogni tre mesi, la regolare tenuta della contabilità sociale e la corretta

rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili;

b) verifica altresì che il bilancio di esercizio e il bilancio consolidato, ove redatto, corrispondano

alle risultanze delle scritture contabili e degli accertamenti eseguiti e che siano conformi alle

norme che li disciplinano;

c) esprime con apposita relazione un giudizio sul bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato,

ove redatto.

2. Il soggetto che esercita il controllo contabile può chiedere al consiglio di gestione documenti e

notizie utili al controllo e può procedere ad ispezioni.

3. Il consiglio di sorveglianza e il soggetto incaricato del controllo contabile si scambiano

tempestivamente le informazioni rilevanti per l'espletamento dei rispettivi compiti.

54-SOTTOSCRIZIONE DI AZIONI PROPRIE

Nel diritto societario si definiscono azioni proprie quei titoli, rappresentanti una parte del capitale

sociale di una società per azioni, che sono posseduti dalla società stessa.

L'operazione di acquisto (o riacquisto) di azioni proprie (denominata operazione di Buy-back) viene

solitamente effettuata per motivi e con finalità diverse:

1. Può accadere che uno dei soci di minoranza decida di uscire dalla società mettendo a

disposizione il proprio pacchetto azionario, normalmente offerto in opzione agli altri soci.

Qualora questi non intendano acquistarli, per consentire comunque ai soci di esprimere

una sorta di "gradimento" degli eventuali acquirenti terzi, la società procede all'acquisto di

tali azioni, in attesa di reperire un investitore "gradito" a cui cederle.

Borsa valori, questa operazione consente di accrescere la

2. Nel caso di società quotate alla

considerazione degli investitori nella società, rappresentando un segnale di fiducia della

società in sé stessa.

3. Altro scopo per una società quotata può essere quello di sostenere il corso del titolo,

dirottando fondi sullo stesso e provocando un aumento della domanda, con conseguente

incremento del prezzo di riferimento.

4. Nel caso di grandi società, l'acquisto di azioni proprie può essere finalizzato alla successiva

cessione delle stesse al management, in esecuzione dei cosiddetti piani di stock option.

Dal punto di vista della legislazione, il diritto vigente impone un limite all'acquisto di azioni proprie

(al massimo il 10% del capitale sociale, comprese le azioni acquistate da società controllate) ed alcuni

riserva per

obblighi di tipo contabile, il principale dei quali è rappresentato dalla costituzione di una

azioni proprie, imputata a bilancio nel patrimonio netto, di entità pari al valore attribuito alle stesse

azioni proprie, rappresentato dal prezzo di acquisto.

Altra condizione per l'acquisto di azioni proprie è la richiesta da parte degli amministratori

all'assemblea ordinaria di un'apposita autorizzazione. È inoltre essenziale che le azioni oggetto

dell'acquisto siano interamente liberate, e che l'acquisto avvenga utilizzando esclusivamente gli utili

distribuibili e le riserve disponibili (risultanti dall'ultimo bilancio).

Se tali condizioni non vengono rispettate, l'acquisto resta valido, ma la società è obbligata a vendere

le azioni acquistate entro il termine di un anno. In caso contrario, la società sarà costretta ad una

riduzione del capitale sociale nominale annullando le azioni acquistate.

A differenza dell'acquisto di azioni proprie, è vietata in modo assoluto (salvo esercizio del diritto di

opzione) la sottoscrizione di azioni proprie.

Nel caso in cui la sottoscrizione avvenga comunque, questa resta valida, ma sarà imputata agli

amministratori della società (e non alla società stessa, dunque), o, in caso di sottoscrizione indiretta

di azioni proprie, al terzo che ha effettuato la sottoscrizione.

55-IL FACTORING. ASSEGNO BANCARIO

Factoring

Il factoring è una figura negoziale di matrice anglosassone.

Con questo termine, si vuole indicare un particolare tipo di contratto con il quale un soggetto (che si

chiama cedente) si impegna a cedere tutti i crediti presenti e futuri scaturiti dalla propria attività

factor)

imprenditoriale ad un altro soggetto (il il quale, dietro un corrispettivo, si impegna a sua volta

a fornire una serie di servizi che vanno dalla contabilizzazione, alla gestione, alla riscossione dei

crediti ceduti fino alla garanzia dell'eventuale inadempimento dei debitori, ovvero al finanziamento

dell'imprenditore cedente sia attraverso la concessione di prestiti, sia attraverso il pagamento

anticipato dei crediti ceduti.

La cessione dei crediti non rappresenta il fine ultimo dell'accordo, ma lo strumento attraverso cui è

factor.

possibile l'erogazione dei servizi da parte del

factor

I crediti affidati in amministrazione al non devono di norma essere ceduti allo stesso; tuttavia

factoring

nella maggior parte dei casi dietro il contratto di si cela un'operazione di finanziamento

factor

dell'impresa cliente, infatti è prassi costante che il conceda all'impresa cliente anticipazioni

sull'ammontare dei crediti gestiti.

La cessione può avvenire in due modi differenti:

lasciando al cliente il rischio dell'eventuale insolvenza dei crediti ceduti;

pro solvendo:

• il si assume il rischio di insolvenza dei crediti ceduti ed in caso di

pro soluto: factor

• inadempimento di questi ultimi non potrà richiedere la restituzione degli anticipi versati al

cliente.

Tipologie di factoring [modifica]

vengono acquistati, continuativamente, i crediti commerciali del clienti man

Full Factoring:

• mano che essi sorgono

vengono mantenuti uguali le componenti gestionali e assicurative il

Maturity Factoring:

• Factor si astiene dal fornire supporto finanziario al cliente

rivolto a clienti e debitori di paesi differenti

International Factoring:

La legge n. 52 del 1991 ha previsto l'istituzione di un albo delle imprese che praticano la cessione dei

crediti d'impresa (albo tenuto a cura dalla Banca d'Italia). Tale legge non ha introdotto

factoring,

nell'ordinamento italiano la disciplina giuridica del che perciò continua ad essere

considerato un contratto atipico, ma si è limitata a modificare la disciplina tradizionale della cessione

dei crediti.

Le norme della legge n. 52 del 1991 si applicano alle cessioni verso corrispettivo di soli crediti

pecuniari e quando sussistano le seguenti condizioni:

che il cedente sia un imprenditore;

• che i crediti ceduti siano pecuniari e siano imputabili a contratti stipulati dal cedente nel

• corso della sua attività imprenditoriale;

che il cessionario sia una società o un ente avente personalità giuridica.

• factoring

I contratti stipulati dalle società di sono assoggettati alla disciplina sulla trasparenza delle

operazioni bancarie e finanziarie prevista dal decreto legislativo n. 385 del 1993, in quanto dette

società sono comprese tra i soggetti che esercitano professionalmente attività di prestito e

finanziamento.

ASSEGNO BANCARIO:

I requisiti formali sono fissati dall’ART.1 l.ass.. Essi sono:a) la denominazione di assegno bancario; b) l’ordine

incondizionato di pagare una somma determinata; c) il nome del trattario; d) l’indicazione del luogo di

pagamento; e) l’indicazione della data e del luogo di emissione dell’assegno; f) la sottoscrizione del traente.

L’indicazione del soggetto al quale l’assegno può essere pagato non è essenziale (può essere al portatore).

L’emissione dell’assegno bancario presuppone l’esistenza della cd convenzione di assegno: si tratta

dell’accordo in forza del quale la banca consegna al proprio cliente il libretto di assegni, lo autorizza a

emetterli e, in presenza di fondi disponibili, si impegna a pagarli. Normalmente tale convenzione è una

clausola di contratto di conto corrente bancario( non è cmq una causa di validità dell’assegno).

L’emissione dell’assegno presuppone altresì l’esistenza di FONDI DISPONIBILI presso la banca sulla quale è

tratto.

Tanto la mancanza della convenzione di assegno quanto la carenza di fondi disponibili (ASSEGNO A VUOTO)

rendono l’ordine di pagamento non vincolante per la banca trattaria nei confronti del cliente; esse però

prevedono sanzioni gravi per il traente (divieto di emettere assegni, interdizione dall’esercizio dell’attività

professionale).

Il legislatore non ha disciplinato espressamente il pur diffuso assegno in bianco:

quello che manca di elementi essenziali per la validità. Quando manca l’indicazione della somma da pagare e

o la data e luogo di emissione. Momento invalidità:la tesi più rigorosa poggia sull’esigenza di evitare che

tramite l’assegno in bianco il titolo si tramuti, come in effetti avviene, in uno strumento di credito (nullità da

emissione non da presentazione)(es. degli ASSEGNI POSTDATATI).

A quest’opinione è venuto meno il conforto dell’argomento desumibile dall’illiceità penale dell’emissione di

ASSEGNI INCOMPLETI o POSTDATATI. Nullità cmq non opponibile al terzo che riceve l’assegno munito di tutti i

suoi elementi.

57-TITOLO DI DEBITO. TITOLO DI CREDITO

I titoli di credito sono dei documenti che incorporano il diritto a ricevere una determinata

prestazione.

Il titolo di credito è un documento: ciò vuol dire che esso è materialmente costituito da un modulo

prestampato che deve essere riempito nelle parti lasciate in bianco (luogo e data di emissione,

importo del credito, scadenza di pagamento ecc.). Il documento incorpora il diritto di credito, nel

senso che il possesso materiale del documento comporta per ciò solo la titolarità del diritto di credito

e quindi il diritto del possessore a ottenere il pagamento. I titoli di credito sono strumenti diffusi, sia

presso gli imprenditori (es. pagamento dei fornitori mediante rilascio di cambiali), sia presso i non-

imprenditori (es. utilizzo di assegni).

Vi sono tre tipi di titoli di credito:

i titoli di credito in senso stretto, che incorporano il diritto di pretendere la restituzione del

• cambiali e gli assegni);

credito (per esempio le

i titoli partecipativi, come le azioni;

• i titoli rappresentativi di merci, come la "polizza di carico" o la "ricevuta per l'imbarco", che

• consentono al proprietario di merci, consegnate o caricate su navi per essere trasportate, di

vendere o dare in garanzia le merci stesse mediante girate apposte sui suddetti documenti,

allo stesso modo in cui si fare con le cambiali o con degli assegni.

Vita del titolo [modifica]

La "vita" del titolo si sostanzia in 3 fasi.

[modifica]

Creazione del titolo

Un titolo di credito viene creato perché a monte vi è un rapporto c.d. causale tra emittente (debitore)

e primo prenditore (creditore/beneficiario) i quali decidono di fissare appunto nel titolo la

prestazione dovuta dal primo al secondo. Ma la connessone tra rapporto causale e diritto nel titolo

non è identica per i diversi titoli che si dividono nelle due seguenti categorie.

Titoli astratti (es. cambiali):

1. lo sono quei titoli che non menzionano il motivo per cui il titolo è stato emesso;

2. il contenuto del diritto è determinato solo nel titolo.

Titoli causali (es. obbligazioni):

1. lo sono quei titoli che menzionano il motivo per cui il titolo è stato emesso;

2. il contenuto del diritto è determinato sia nel titolo ma anche dalla disciplina relativa al

rapporto che ha fatto creare tale documento.

[modifica]

Circolazione del titolo

Nel caso di circolazione del titolo possono sorgere alcuni problemi legati al collegamento esistente tra

chi ha la titolarità del diritto, che spetta al proprietario del titolo, e chi è legittimato al suo esercizio

ossia il possessore del titolo che lo ha ottenuto mediante le forme previste dai diversi tipi (portatore,

all'ordine, nominativi). Normalmente le due figure coincidono, ma può capitare una loro

dissociazione; in particolare, si distinguono i casi di:

- circolazione regolare: si ha un negozio di trasmissione valido e la figura di proprietario e possessore

coincidono;

- circolazione irregolare: si ha un negozio di trasmissione non valido e le due figure si dissociano.

Il vero proprietario (derubato) è comunque tutelato (mediante l'azione di rivendicazione verso il

ladro o amministrato per titoli all'ordine o nominativi), ma se un terzo acquista il titolo in buona fede

e validamente (in conformità delle norme che ne disciplinano la circolazione) (acquisto a non

domino), allora diventa proprietario del titolo e del diritto a tutti gli effetti (ex art. 1153 codice civile,

c.d. "possesso vale titolo"); il derubato ha solo diritto ad agire verso il ladro per ottenere il

risarcimento dei danni.

La modalità di circolazione dei titoli varia in base alle categorie dei titoli, che sono:

titoli al portatore: così definiti in quanto nel titolo viene inserita la clausola al portatore e

• non viene indicato nel titolo il beneficiario; lo sono anche se nel titolo si inserisce un nome

del beneficiario. Tali titoli circolano con la semplice consegna del titolo e la legittimazione

all'esercizio del diritto avviene con la sola presentazione del titolo al debitore. In via

generale non viene ammesso l'ammortamento. Esempi: assegno, azione di risparmio,

obbligazione.

titoli all'ordine: così definiti in quanto nel titolo viene inserito il nome di una determinata

• persona-beneficiaria e la circolazione avviene attraverso girata. La girata è una

dichiarazione scritta sul titolo che ordina al debitore di adempiere la propria obbligazione

1. 2.

nei confronti del giratario. Essa può essere: piena: quando c’è il nome del giratario; in

3.

bianco: quando non contiene il nome del giratario e c’è solo la firma del girante; per

procura: quando il giratario (ultimo prenditore che riceve) ha la funzione di rappresentante

del girante per l’incasso; in questo caso il diritto cartolare rimane in capo al girante-

4.

proprietario; in garanzia: quando il girante gira il titolo a un giratario attribuendogli un

diritto di pegno sul titolo a garanzia di un credito che lo stesso vanta nei confronti del

girante; in questo caso il girante resta proprietario del titolo, mentre il giratario è

legittimato all'esercizio del diritto.

titoli nominativi: in tali titoli viene inserito il nome di una persona determinata

• (beneficiario) e il nome deve risultare anche in un registro tenuto dall’emittente. Per il

1.

trasferimento vi sono due modalità: trasferimento tramite (emittente): se il

transfert

trasferimento del titolo è richiesto all'emittente dall'alienante (debitore) esso deve esibire il

titolo e provare all'emittente la propria identità e la propria capacità di disporre del titolo

tramite certificazione di un notaio; se il trasferimento del titolo è richiesto dall’acquirente

(nuovo beneficiario) esso deve esibire il titolo acquisito e deve dimostrare il suo diritto di

2.

acquisto mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata; trasferimento mediante

girata: l'alienante pone sul titolo il nome del giratario (beneficiario) mentre l'emittente

provvederà successivamente alla trascrizione nel registro del trasferimento.

[modifica]

Esercizio del diritto incorporato nel titolo

Il possessore del titolo può far valere il diritto cartolare nei confronti del debitore senza essere tenuto

a provare il valido acquisto della proprietà del titolo e il conseguente acquisto del diritto.

Il debitore che senza dolo o colpa grave, anche se non era in buona fede (ad esempio sapendo che il

possessore del titolo è un ladro, ma non avendo i mezzi per provarlo), adempie la prestazione nei

confronti del possessore, è liberato anche se questi non è il titolare del diritto.

Il debitore può opporsi al pagamento nei confronti del portatore del titolo, e lo può fare sollevando

alcune eccezioni; le eccezioni si suddividono in due categorie:

reali: eccezioni opponibili a qualunque portatore del titolo; sono le seguenti:

• eccezioni di forma: mancanza requisiti formali del titolo che ne causa la nullità;

o eccezioni fondate sul contesto letterale del titolo;

o falsità di firma;

o difetto di capacità al momento dell’emissione del titolo;

o mancanza delle condizioni necessarie per l’esercizio dell’azione (levata protesto);

o

personali: eccezioni opponibili solo ad un determinato portatore e che non si ripercuotono

• sugli altri; sono le seguenti:

derivanti dal rapporto causale, opponibili solo al primo prenditore;

o su altri rapporti personali, opponibili solo a chi è stato parte del rapporto;

o difetto di titolarità del diritto, opponibili al possessore del titolo.

o

Procedura di ammortamento [modifica]

L'ammortamento è una procedura che si inizia nel momento in cui un titolo viene smarrito o

sottratto al possessore legittimo. Tramite tale procedura il beneficiario può ottenere la separazione

tra l'esercizio del diritto cartolare e il possesso del titolo stesso. Tale istituto permette di ottenere una

dichiarazione giudiziale che il titolo originario non è più strumento di legittimazione. Chi ha ottenuto

l’ammortamento può esigere il pagamento presentando il decreto emesso dal tribunale di

competenza, e, se il titolo non è scaduto può farsi rilasciare un duplicato dall’emittente.

L'iter della procedura prevede che l'ex possessore faccia contemporaneamente:

denuncia al debitore;

• denuncia al tribunale chiedendo l'ammortamento.

Il decreto di ammortamento rilasciato dal tribunale deve essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e

notificato al debitore dal ricorrente; con questo, se il debitore paga a un terzo non legittimato, non è

liberato.

In caso di esecuzione della procedura di ammortamento, il debitore deve attendere 30 giorni per il

pagamento in quanto entro questo termine l'eventuale terzo detentore del titolo può opporsi

all'ammortamento depositando il titolo presso il tribunale. Se l'opposizione è accolta, si procede alla

revoca del decreto e la proprietà spetta al terzo; se invece l'opposizione viene respinta, il decreto

diventa definitivo e il titolo consegnato al ricorrente.

TITOLI DI DEBITO:

59-SOCIETA’ IN ACCOMANDITA SEMPLICE

La società in accomandita semplice (o S.a.s.) è una società di persone che può esercitare sia

attività commerciale sia attività non commerciale e che si caratterizza per la presenza di due

categorie di soci:

i soci accomandanti: che rispondono delle obbligazioni contratte dalla società

• limitatamente alla quota conferita (responsabilità limitata). Al beneficio della limitazione

della responsabilità corrisponde una rigida esclusione degli accomandanti

all'amministrazione della società. Tale divieto di immistione prevede, in caso di violazione,

oltre ad esporre l'accomandante al rischio di esclusione dalla società, alla perdita del

beneficio della responsabilità limitata. Lo stesso effetto si verifica nel caso in cui

l'accomandante consente che il suo nome sia compreso nella ragione sociale.In questo

caso, risponderà solidalmente e illimitatamente delle obbligazioni sociali, ma non assumerà

la qualifica di accomandatario.

Il divieto di immistione nella s.a.s. regolare non arriva ad escludere del tutto il socio dalla possibilità,

seppur marginale, di partecipare alla gestione della società. Difatti, i soci accomandanti possono

compiere atti di amministrazione ma solo in forza di procura speciale per singoli affari. Inoltre i soci

accomandanti possono prestare la loro opera sotto la direzione degli amministratori e se l'atto

costitutivo lo consente, dare autorizzazioni e pareri per determinate operazioni e compiere atti di

ispezione e sorveglianza. In ogni caso essi hanno diritto di aver comunicazione annuale di bilancio e

del conto dei profitti e delle perdite, e di controllarne l'esattezza, consultando i libri e gli altri

documenti della società. Diversamente nella s.a.s. irregolare il divieto di immistione assume invece

carattere assoluto.

i soci accomandatari: che rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni

• sociali. Solamente ad essi è attribuita l'amministrazione (e la rappresentanza) della società.

Essa è disciplinata dagli articoli 2313-2324 del codice civile, sul modello della società in nome

collettivo con gli adattamenti resi necessari dalla presenza delle due categorie di soci.

L'atto costitutivo della società deve indicare espressamente i soci accomandatari e i soci

accomandanti.

Un eventuale creditore potrà rivalersi sul capitale della società (come per le S.r.l.) ed in parte sul

patrimonio personale degli accomandatari (come per le S.n.c.)

Sono soggette nell'esercizio ad avere una partita IVA, una iscrizione alla camera di commercio per le

attività soggette ed un registro societario. La S.a.s. si distingue dalla Società in accomandita per

azioni dal fatto che la prima fa parte della categoria delle società di persone, dunque si applicherà la

disciplina della Società in nome collettivo con i normali adattamenti previsti per la presenza di soci a

responsabilità limitata, alla seconda, invece, viene applicata la disciplina della Società per Azioni,

infatti fa parte della categoria delle Società di Capitali; Il Capitale sociale della Società in

Accomandita semplice è diviso in quote, in modo tale che ogni socio ha una quota di grandezza

diversa proporzionale ai conferimenti apportati. Le quote di partecipazione non possono essere mai

costituite da azioni come accade invece nelle Società in accomandita per azioni.

60-SCIOGLIMENTO E LIQUIDAZIONE NELLE SOCIETA’ DI CAPITALI

L’estinzione della società si compie mediante una fattispecie a formazione progressiva, composta di tre

fasi:

A. il verificarsi di una causa di scioglimento;

B. il compiersi dell’attività di liquidazione;

C. la cancellazione della società dal Registro delle Imprese.

Cause di scioglimento comuni a tutti i tipi societari sono il decorso del termine, il conseguimento

dell’oggetto sociale o la impossibilità di conseguirlo, la volontà dei soci e le altre cause di scioglimento

previste dal contratto sociale.

Sono previste, inoltre, cause peculiari alle singole tipologie societarie talchè, per le società di persone vi

sarà la sopravvenuta mancanza della pluralità dei soci, qualora nel termine di sei mesi non venga

reintegrata e la sopravvenuta mancanza di tutti i soci accomandatari o degli accomandanti, qualora nel

termine di sei mesi non sia ricostituita tale categoria mancante.

Per le società commerciali sarà causa di scioglimento il provvedimento dell’autorità governativa nei casi

prescritti dalla legge (liquidazione coatta amministrativa) e la dichiarazione di fallimento.

Per le società di capitali lo scioglimento sarà causato dalla impossibilità di funzionamento o dalla

reiterata mancanza di attività da parte dell’assemblea, la dichiarazione di nullità della stessa società, la

riduzione del capitale al di sotto del minimo legale (fatta salva la previsione degli artt. 2447 e 2482 ter.

c.c.), l’impossibilità di liquidare la quota del socio receduto, per deliberazione dell’assemblea e per le

altre cause previste dall’atto costitutivo e dallo statuto.

Per le società in accomandita per azioni è prevista la cessazione dall’ufficio di tutti i soci amministratori.

Per le società cooperative lo scioglimento potrà essere determinato anche dalla perdita dell’intero

capitale sociale, dal provvedimento da parte dell’autorità governativa in conseguenza del giudizio

sfavorevole in merito al raggiungimento degli scopi sociali, della riduzione del numero dei soci al di

sotto del minimo legale qualora nel termine di un anno tale numero minimo non venga reintegrato.

Tali suindicate cause di scioglimento operano di diritto, nel senso che non occorre un accertamento di

carattere costitutivo-negoziale quale, ad esempio, una delibera in tal senso da parte dei soci, o

giudiziale, come un decreto da parte del Tribunale. Le incombenze che, ai sensi dell’art. 2485 c.c.,

debbono essere espletate sono esclusivamente di natura dichiarativa in quanto funzionali a quelle

previste dagli adempimenti previsti dall’art. 2484 3° comma c.c. il quale prescrive che gli effetti dello

scioglimento si determinano, per le cause previste dall’art. 2484 c.c., tranne che per lo scioglimento

anticipato e per le cause previste nell’atto costitutivo, dalla data della iscrizione nel Registro delle

Imprese della dichiarazione con la quale gli amministratori accertano la causa stessa e per lo

scioglimento anticipato dalla data dell’iscrizione della relativa delibera.

In questa fase gli amministratori hanno, nelle società di persone, esclusivamente il potere di

amministrazione in merito agli affari urgenti; hanno, inoltre, l’onere di convocare l’assemblea al fine di

nominare i liquidatori, nel caso in cui tale nomina non sia già stata fatta nell’atto costitutivo. Nelle

società di capitali gli stessi amministratori conservano la gestione per la conservazione dell’integrità e

per il valore del patrimonio, fino a quando non vengano consegnati i libri sociali e non venga

predisposto il rendiconto della gestione per i liquidatori. In caso di atti od omissioni compiuti in

violazione di tali compiti, tali da determinare danni alla società, gli amministratori sono personalmente

e solidalmente responsabili nei confronti dei soci, dei creditori sociali e dei terzi. Gli amministratori

hanno, inoltre, l’onere di convocare l’assemblea dei soci per le deliberazioni afferenti la liquidazione.

I liquidatori vengono nominati, nelle società di persone, con voto dei soci all’unanimità e, in caso di

disaccordo, con decreto del presidente del Tribunale; nelle società di capitali dall’assemblea con le

maggioranze previste per la modifica dello statuto o, in difetto, dal Tribunale.

Essi hanno, tra l’altro, l’onere di iscrivere, presso il Registro delle Imprese, la loro nomina con

l’indicazione dei poteri loro spettanti e le eventuali modifiche; ricevono dagli amministratori i libri

sociali, la situazione contabile alla data di scioglimento e la relazione in merito alla gestione intercorsa

dall’ultimo bilancio, redigendo apposito verbale; hanno l’onere di redazione del bilancio annuale per la

presentazione all’assemblea per l’approvazione, in allegato allo stesso predispongono una relazione in

merito all’andamento ed alle prospettive relative alla liquidazione ed ai criteri per la realizzazione della

stessa. Sono previste, per l’attività svolta, le responsabilità per i danni arrecati alla società nella stessa

misura di quella prevista per gli amministratori.

In conseguenza del pagamento dei creditori sociali i liquidatori procedono alla ripartizione dell’attivo

residuo tra i soci: nella società semplice quale rimborso per i conferimenti ed il residuo ripartito tra gli

stessi in funzione della loro partecipazione ai guadagni; nelle società commerciali viene predisposto un

bilancio finale di liquidazione con indicazione della parte spettante a ciascun socio o azione (piano di

riparto), questo bilancio viene sottoscritto dai liquidatori, corredato dalla relazione dei sindaci e

dell’organo deputato alla revisione contabile e depositato presso il Registro delle Imprese; dopo

novanta giorni senza che sia stato proposto alcun reclamo tale bilancio si intende approvato ed i

liquidatori, espletata la distribuzione dell’attivo risultante dal bilancio, si intendono liberati nei confronti

dei soci. Le somme non riscosse entro novanta giorni dall’avvenuto deposito del bilancio finale di

liquidazione devono essere depositate presso una banca con indicazione del nome e cognome o dei

numeri delle azioni qualora queste siano al portatore.

Come ultima incombenza l’art. 2495 c.c. prescrive che i liquidatori, successivamente all’approvazione

del bilancio finale , debbano chiedere la cancellazione della società dal Registro delle Imprese.

In ogni momento la società, con deliberazione dell’assemblea adottata con le maggioranze previste in

tema di modifica dell’atto costitutivo o dello statuto, può deliberare la revoca dello stato di liquidazione,

naturalmente previa eliminazione della causa di scioglimento ed in armonia al disposto dell’art. 2436

c.c.. Tale deliberà è soggetta alle stesse forme previste per le modificazioni dell’atto costitutivo e dello

statuto e gli effetti di tale revoca possono prodursi, dopo sessanta giorni dalla iscrizione della delibera

nel Registro delle Imprese, solo col consenso preventivo dei creditori sociali ed il pagamento integrale

di quei creditori i quali abbiano negato il consenso; nello stesso termine ciascun creditore anteriore

all’iscrizione ha facoltà di proporre impugnazione ed il Tribunale, nel caso in cui ritenga infondato il

pericolo di pregiudizio per i creditori o quando la società non abbia prestato idonea garanzia può

disporre che la revoca abbia luogo ugualmente nonostante l’opposizione.

61-CONFLITTO DI INTERESSI NELLE SPA

INTERESSI DEGLI AMMINISTRATORI ART.2391

L’amministratore deve dare notizia agli amministratori e al collegio sindacale di ogni interesse che, per conto

proprio o di terzi, abbia in una determinata operazione della società, precisandone la natura, i termini,

l’origine, e la portata; se si tratta di amministratore delegato, deve altresì astenersi da compiere l’operazione,

investendo della stessa l’organo collegiale, se si tratta di amministrazione unico, deve darne notizia anche alla

prima assemblea utile…

DIVIETO DI CONCORRENZA ART.2390

62-AVALLO

L' Avallo è la garanzia cartolare del pagamento che risulta dovuto in base al titolo di credito (assegno

o cambiale): viene assunta dal garante con la firma apposta sul titolo e preceduta dalla formula “per

avallo” o altra equivalente.

La natura cartolare di questa garanzia è evidente nel fatto che il garante è obbligato nello stesso modo

di chi è tenuto al pagamento in forza del titolo. L'avallo è una garanzia personale tipica: la sua

autonomia (ovvero, il suo essere valida malgrado un'eventuale invalidità dell'obbligazione garantita)

la differenzia dalla fideiussione. Malgrado l'autonomia, comunque, la rilevanza della causa di

garanzia dell'obbligazione dell'avallante porta ad una limitata accessorietà: l'avallante non è infatti

l'obbligato principale e comunque può opporre al creditore cartolare la nullità dell'obbligazione

garantita. La giurisprudenza ritiene anche che l'avallante possa opporre le cause di estinzione proprie

dell'obbligazione garantita.

Secondo un illustre teorico del diritto commerciale deve ritenersi che l'avallante, quando escusso,

debba poter opporre al portatore del titolo anche le eccezioni personali che l'avallato stesso potrebbe

opporgli, poiché altrimenti si arriverebbe all'assurdo che: _l'avallante paghi il possessore, non

potendo opporre tali eccezioni e ripeterà la somma all'avallato _l'avallato pagherà l'avallante, ma poi

ripeterà la somma sulla base delle eccezioni personali da lui opponibili verso il creditore!

Con ciò verrebbe meno la natura del t.d.c. cambiario, che con 1 pagamento estingue diversi debiti: qui

si avrebbero 3 pagamenti inutili!

Per cui l'art 37 l.c. deve riferirsi ai soli possessori successivi e non al diretto giratario

63-IMPRESA ARTIGIANA

L'impresa artigiana

La legge quadro n. 443\1985 ha fissato i criteri fondamentali entro i quali le regioni possono

emettere provvedimenti a favore degli artigiani(art. 1).

La legge è quindi intervenuta per permettere una puntuale individuazione di quei piccoli

imprenditori che svolgono la loro attività nell'ambito dell'artigianato delineando le caratteristiche

di questa figura d'impresa; vediamone nella sottostante tabella le caratteristiche.

é imprenditore artigiano colui che esercita personalmente, professionalmente e in qualità di

titolare, l'impresa artigiana, assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri ed i rischi

inerenti alla sua direzione e gestione e svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche

manuale, nel processo produttivo (art. 2)

L'elemento caratterizzante dell'impresa artigiana è proprio l'artigiano, o meglio, l'attività che svolge

l'artigiano; quest'ultimo, infatti, non deve limitarsi a gestire l'impresa ma deve intervenire

personalmente "nel processo produttivo" anzi intervenire "in misura prevalente" nella produzione.

Questa definizione data dalla legge è conforme con l'idea che normalmente si ha dell'artigiano, cioè di

una persona che "con le sue mani" crea il prodotto, quasi un artista.

È anche vero, però, che vi possono essere imprese artigiane che si avvalgono dell'attività di

dipendenti e dell'aiuto di macchine per la produzione. In questi casi può essere difficile distinguere

l'imprenditore artigiano dall'imprenditore commerciale ed è per questo motivo che l'art. 4 pone dei

limiti dimensionali all'impresa artigiana, ad esempio un massimo di 22 dipendenti per la produzione

di serie.

In merito all'attività che deve svolgere un'impresa artigiana l'art. 3 della legge 443\1985 dispone che:

attività svolgimento di un'attività di produzione di beni, anche semilavorati, o di

prevalente prestazioni di servizi

sono escluse dall'attività dell'impresa artigiana le attività agricole e le

attività escluse attività di prestazione di servizi commerciali, di intermediazione nella

circolazione dei beni o ausiliarie di queste ultime, di somministrazione al

pubblico di alimenti e bevande, salvo il caso che siano solamente

strumentali e accessorie all'esercizio dell'impresa artigiana

Riassumendo possiamo dire che l'imprenditore artigiano è colui che impiega il proprio lavoro nella

produzione e non solo nella gestione dell'impresa.

Quando l'impresa si avvale di macchine la produzione deve comunque avvalersi dell'intervento

manuale dell'artigiano; in parole povere"non deve fare tutto la macchina"; in maniera simile a quanto

detto per le macchine utilizzate per la produzione, nel caso in cui vi siano dipendenti questi non

devono produrre il bene in maniera del tutto autonoma, ma devono seguire le direttive dell'artigiano.

Deve trattarsi, cioè, sempre di un prodotto frutto dell'inventiva dell'artigiano.

Il mancato rispetto di queste condizioni comporterà l'equiparazione dell'impresa artigiana

all'impresa commerciale,con la conseguente soggezione al fallimento.

L'impresa artigiana può anche costituirsi sotto forma di società; l'art. 3 detta la disciplina della

società artigiana, vediamola:

deve rispettare i limiti dimensionali e svolgere l'attività delle imprese artigiane

la maggioranza dei soci (o uno, nel caso di due soci) svolgano in prevalenza

lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo e che nell'impresa il

lavoro abbia funzione preminente sul capitale

società

artigiana non può essere svolta nella forma dei S.p.a. o di S.a.a. ma può essere svolta

nelle forme di S.r.l. pluripersonale(l. n. 57 del 5\03\2001)

può essere svolta in forma di cooperativa

L'art. 5 della legge 443\1985, infine, istituisce un albo delle imprese artigiane dove devono iscriversi

le imprese che intendono godere delle agevolazioni che loro riservano le regioni

66-INSIDER TRADING

insider trading

Con il termine inglese si intende la compravendita di titoli (valori mobiliari: azioni,

obbligazioni, derivati) di una determinata società da parte di soggetti che, per la loro posizione

all'interno della stessa o per la loro attività professionale, sono venuti in possesso di informazioni

riservate non di pubblico dominio (indicate come "informazioni privilegiate"). Simili informazioni,

per la loro natura, permettono ai soggetti che ne fanno utilizzo di posizionarsi su un piano

privilegiato rispetto ad altri investitori del medesimo mercato. In questo senso si parla anche di

asimmetria informativa.

trading

L'insider in senso stretto è per questo considerato reato.

I due tipi di insider trading [modifica] insider trading:

Due diversi tipi di negoziazioni possono essere ricompresi nella dizione di

la negoziazione di titoli di un'azienda (per esempio, azioni od opzioni) basata su

• informazioni materiali non di pubblico dominio da parte di soggetti sia interni (insiders) che

esterni all'azienda in oggetto: questa pratica è illegale in molte giurisdizioni, ad esempio in

quella statunitense è denominata abuso di informazioni privilegiate (market abuse);

la negoziazione di titoli di una determinata azienda da parte di soggetti interni (insiders) alla

• stessa ma non basata su informazioni privilegiate: tale pratica, indicata anche come insider

è considerata legale ma è soggetta, in molte legislazioni, a vincoli informativi sulle

dealing,

negoziazioni effettuate mediante la tempestiva comunicazione agli organi preposti al

controllo delle transazioni sul mercato borsistico quali, per esempio, la Securities and

Exchange Commission negli Stati Uniti e la CONSOB in Italia.

Alcune normative in materia di abuso di informazioni privilegiate [modifica]

Negli Stati Uniti non esiste una norma federale generale che proibisca direttamente la pratica

trading,

dell'insider ma la possibilità giuridica di perseguire tale tipologia di transazioni deriva

dall'interpretazione che è stata data dalla Corte Suprema alla "Sezione 10(b)" del Securities Exchange

Act del 1934 e alla "Regola 10b-5" della SEC recante norme in materia delle frodi relative alla

trading

compravendita di valori mobiliari (in effetti la pratica dell'insider è stata considerata legale

negli USA fino agli anni '60).

L'Unione Europea ha, da ultimo, disciplinato la materia tramite la Direttiva 2003/6/CE del 28

gennaio 2003 relativa all'abuso di informazioni privilegiate ed alla manipolazione del mercato,

[1]

direttiva accolta nella legislazione italiana con le modifiche apportate al Testo unico sulla finanza

(TUF). In Italia l'abuso di informazioni privilegiate è, infatti, attualmente disciplinato dal decreto

legislativo del 24 febbraio 1998 n. 58 che ha recepito, tramite la legge comunitaria del 2004, le

[2]

indicazioni contenute nella norma europea.

Ai sensi del disposto di cui all’art.184 del TUF compie il reato di abuso di informazioni privilegiate:

[...] chiunque, essendo in possesso di informazioni privilegiate in ragione della sua qualità di

membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell'emittente, della partecipazione al

capitale dell'emittente, ovvero dell'esercizio di un'attività lavorativa, di una professione o di una

funzione, anche pubblica, o di un ufficio:

a) acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente od indirettamente, per conto

proprio o per conto di terzi, su strumenti finanziari utilizzando le informazioni medesime;

b) comunica tali informazioni ad altri, al di fuori del normale esercizio del lavoro, della

professione, della funzione o dell'ufficio;

c) raccomanda od induce altri, sulla base di esse, al compimento di taluna delle operazioni

indicate nella lettera a). informazione privilegiata:

mentre l'articolo 181, comma 1, specifica cosa debba intendersi per

[...] si intende un'informazione di carattere preciso, che non è stata resa pubblica, concernente,

direttamente o indirettamente, uno o più emittenti strumenti finanziari od uno o più strumenti

finanziari, che, se resa pubblica, potrebbe influire in modo sensibile sui prezzi di tali strumenti

finanziari.

68-COVER WARRANT

Cosa sono i Covered Warrant

Il Covered Warrant incorpora, nella forma di un titolo liberamente trasferibile, il diritto di acquistare

price)

o di vendere un determinato sottostante ad un determinato prezzo (strike entro un periodo

prefissato (stile “americano”), oppure alla data di scadenza prefissata (stile “europeo”).Vengono

chiamati strumenti derivati, poiché “derivano” il loro valore dall’andamento del prezzo di una attività

sottostante, solitamente azioni, indici, valute, materie prime etc.Possono essere ammessi alla

negoziazione solo se emessi da società soggette a vigilanza prudenziale da parte della Banca d’Italia, e

quindi essenzialmente da banche. I Covered Warrant sono quotati e negoziati in Borsa Italiana S.p.A.

nel mercato dedicato, SeDeX.

Quando utilizzarli

Una delle principali finalità dell’utilizzo dei Covered Warrant è volto a trarre i maggiori vantaggi da

movimenti di breve periodo del sottostante, quindi per finalità prevalentemente di trading. In

coerenza con le aspettative di movimento del prezzo dell’attività cui lo strumento finanziario fa

riferimento si acquistano i due tipi diversi di Covered: acquisto di un Covered Warrant Call a fronte

di aspettative di un rialzo del prezzo del sottostante, e acquisto di un Covered Warrant Put se invece

le attese sono per un calo del prezzo del sottostante. Bisogna sempre essere consapevoli del

maggiore grado di rischio a cui la titolarità di un Covered Warrant espone l’investitore rispetto

all’investimento diretto ad esempio in azioni: infatti il valore del Covered Warrant amplifica sempre

le oscillazioni di prezzo dell’attività a cui è legato (cosiddetto effetto leva); valore che addirittura può

anche annullarsi totalmente a scadenza se i movimenti di prezzo del sottostante non sono stati in

linea con le previsioni dell’investitore. A fronte della possibilità di ottenere maggiori guadagni, i

rischi di perdite sono quindi amplificati. Non si sfugge neanche in questo caso alla legge che definisce

in maniera direttamente proporzionale il rapporto tra rischio e rendimenti.

I Covered Warrant possono essere usati non solo a fini puramente speculativi ma anche per

proteggere il valore di singole azioni oppure di un portafoglio di titoli. Ad esempio se le

aspettative sono di un ribasso generalizzato dei corsi delle azioni detenute in portafoglio un modo per

proteggersi da questo rischio è quello di acquistare un Covered Warrant Put sull’indice di mercato:

qualora infatti l’andamento negativo dei corsi delle azioni si verifichi lo strumento in questione

acquisterà valore compensando le perdite registrate dal portafoglio. Bisogna infine fare molta

attenzione ad altri due aspetti: il fattore volatilità del sottostante e l’effetto del trascorrere del

time decay).

tempo (cosiddetto Se il sottostante è molto volatile e l’estinzione del Covered Warrant è

lontana nel tempo, maggiori sono le probabilità che lo strumento in questione, sia esso call che put,

the money).

possa avere a scadenza un importo di liquidazione positivo (in Quindi alta volatilità e

scadenza lontana comportano, a parità di altre condizioni, un prezzo da pagare per l’acquisto del

Covered Warrant più alto. Di conseguenza può accadere che a parità di valore del sottostante il

Covered Warrant perda valore in corrispondenza di una diminuzione delle aspettative di volatilità del

sottostante o semplicemente perché trascorrono i giorni che mancano alla scadenza.

I vantaggi dei Covered Warrant

Possibilità di ottenere profitti elevati: un Covered Warrant ha potenzialità di

• apprezzamento teoricamente illimitate. A fronte della possibilità di un profitto elevato,

l’investimento in Covered Warrant comporta l’assunzione di un rischio altrettanto

significativo: la perdita massima potenziale corrisponde all’intero capitale investito;

Forte reattività ai movimenti di mercato: il valore di un Covered Warrant varia

• generalmente in modo più che proporzionale al variare del valore del sottostante cui si

riferisce per effetto del fenomeno della leva finanziaria;

Si possono utilizzare i Covered Warrant call come alternativa all’investimento diretto nel

• sottostante. Per assumere una posizione rialzista su un’azione, invece di acquistare

direttamente l’azione, si può investire solo una parte del capitale in un Covered Warrant

call sull’azione prescelta e destinare la parte rimanente ad investimenti alternativi.

69-SERVIZI DI INVESTIMENTO

La nozione di servizio di investimento

Come per diverse altre nozioni contenute nel Testo Unico della Finanza, il legislatore non offre una

definizione di carattere generale di servizio di investimento, limitandosi alla composizione di un

elenco delle attività riconducibili a tale categoria. Tale scelta trova ragione nella difficoltà di

identificare caratteri comuni alle specifiche attività che consentano di giungere ad un concetto

unitario. Il d.lgs. n.58 del 1998 sancisce all’art.1, co.5 che per servizi di investimento si intendono le

seguenti attività, quando hanno per oggetto strumenti finanziari:

Negoziazione per conto proprio;

• Esecuzione di ordini per conto dei clienti;

• Sottoscrizione e/o collocamento con assunzione a fermo ovvero con assunzione di garanzia

• nei confronti dell’emittente;

Collocamento senza assunzione a fermo né assunzione di garanzia nei confronti

• dell’emittente;

Gestione di portafogli;

• Ricezione e trasmissione degli ordini;

• Consulenza in materia di investimenti;

• Gestione di sistemi multilaterali di negoziazione.

Il TUF riserva inoltre al Ministro dell’economia e delle finanze il potere di individuare, al fine di tener

conto dell’evoluzione dei mercati finanziari e delle norme di adattamento stabilite dalle autorità

comunitarie, ulteriori servizi di investimento.

I soggetti abilitati alla prestazione dei servizi di investimento

La prestazione di attività e servizi di investimento è sottoposta a riserva di legge e i soggetti deputati

al loro svolgimento sono elencati all’art.18 TUF. Ai sensi del comma 1 di tale articolo, l’esercizio

professionale nei confronti del pubblico delle attività e dei servizi d’investimento è riservato alle

imprese d’investimento e alle banche. Questi intermediari godono di una riserva senza limitazioni,

potendo quindi prestare tutti i servizi senza alcuna eccezione. Alle SIM è inoltre riconosciuto il diritto

di esercitare servizi accessori, altre attività finanziarie e attività connesse e strumentali, fatte salve

ulteriori riserve di legge. Alle banche, sottoposte alla disciplina del TUB, è consentito, oltre

all’esercizio dell’attività bancaria, quello di ogni attività finanziaria secondo la disciplina propria di

ciascuna di queste, nonché quello di attività connesse e strumentali, fatte comunque salve le riserve

di legge. Banche e SIM sono quindi gli unici intermediari a beneficiare della possibilità di svolgere

un’ampia gamma di servizi finanziari, mentre gli altri intermediari sono sottoposti a maggiori

restrizioni. In particolare: a)Gli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di cui all’art.107

TUB possono prestare servizi di negoziazione per conto proprio, di esecuzione degli ordini su

strumenti derivati e il servizio di collocamento di strumenti finanziari, assistito o meno da forme di

garanzia; b)Le società di gestione del risparmio e le società di gestione armonizzata possono prestare

servizi di gestione del portafoglio e di consulenza; c)Gli agenti di cambio possono svolgere attività di

esecuzione degli ordini per conto dei clienti, di collocamento senza assunzione a fermo o dazione di

garanzia nei confronti dell’emittente, di gestione di portafogli, di ricezione e trasmissione di ordini e

di consulenza in materia di investimenti; d)Le società fiduciarie iscritte nella sezione speciale

dell’albo delle SIM possono esercitare l’attività di gestione di portafogli d’investimento; e)Poste

Italiane S.p.A., nell’ambito di un processo di despecializzazione iniziato con il D.P.R. 14 marzo 2001,

è autorizzata a prestare servizi di negoziazione sia per conto proprio che di terzi e attività di gestione

di portafogli.

La riserva di legge relativa ai servizi di cui all’art.18 del TUF è prevista esclusivamente nel caso in cui

tali attività vengano esercitate in maniera professionale e nei confronti del pubblico. La ratio di tale

previsione deriva dall’inadeguatezza delle stringenti regole cui i servizi di investimento sono

sottoposti alla scarsa rilevanza che attività non provviste di tali requisiti assumono. La nozione di

professionalità, esplicata dal D.M. 26 giugno 1997, attiene alla non provvisorietà ed accessorietà dei

servizi ed alla predisposizione di un idoneo schema organizzativo per il loro svolgimento. Più

difficoltosa la ricostruzione della nozione di pubblico, non rinvenibile nel D.M. in precedenza citato e

L’interpretazione maggiormente seguita è quindi quella, analoga

neppure nella disciplina secondaria.

alla disciplina bancaria, che definisce come pubblico i soggetti od economie terze, anche se

numericamente limitate. L’accesso alla prestazione di servizi e attività di investimento è inoltre

subordinato al rilascio di un’autorizzazione emanata dalle autorità competenti dei singoli Stati

membri dell’Unione Europea. Il rilascio dell’autorizzazione presuppone la sussistenza di specifici

requisiti in termini di adeguatezza patrimoniale e struttura organizzativa. Per quanto riguarda le

banche, il rilascio dell’autorizzazione è rimesso alla Banca d’Italia, così come per le società iscritte

nell’elenco previsto dall’art. 107 del Testo Unico Bancario. L’autorizzazione alle società di gestione

del risparmio è altresì rilasciata dalla Banca d’Italia, tuttavia previa consultazione della Consob,

mentre per le società di gestione armonizzate (equivalente comunitario delle SGR) l’autorizzazione

viene accordata dall’autorità competente nello Stato membro d’origine, coerentemente al principio di

mutuo riconoscimento. Infine le società di gestione dei mercati regolamentati sono autorizzate dalla

Consob. L’eventuale svolgimento di servizi o attività di investimento da parte di soggetti non muniti

della necessaria abilitazione configura il reato di abusivismo, sanzionato dall’art.166 TUF con pene

detentive (reclusione da sei mesi a quattro anni) ed amministrative . Inoltre, sotto il profilo

civilistico, la giurisprudenza ha stabilito che i contratti stipulati da soggetti non abilitati sono contrari

a norme imperative e, quindi, affetti da nullità.

70-SPENDITA DEL NOME

L’impresa viene imputata ad un determinato soggetto in base alla spendita del nome. In base a questo

criterio un atto è imputato ad un soggetto in nome del quale è stato compiuto. Se colui che compie un atto

non dichiara di agire in nome di un altro, si ritiene abbia agito in nome proprio e l’atto gli è imputato

(ART.1705). Il criterio della SPENDITA DEL NOME vale anche in campo commerciale per quanto concerne

l’imputazione non solo di atti specifici, ma anche dell’attività nel suo complesso e, dunque, ai fini dell’acquisto

della qualità di imprenditore.

L’IMPRENDITORE è quindi colui che materialmente svolge l’attività qualora non lo faccia in nome altrui; ma

quando il soggetto che materialmente svolge l’attività spende, lecitamente e conformemente ai poteri

ricevuti, il nome di un altro è quest’ultimo che assume tale qualità.

Ci sono cmq ulteriori criteri….pag.24-25-26.

72-LA PROFESSIONALITA’ DELL’IMPRENDITORE

Svolgere professionalmente un’attività significa esercitarla in modo abituale, non occasionale. Non è richiesto

che si tratti dell’occupazione esclusiva, e neppur di quella principale, del soggetto in questione. Deve cmq

trattarsi non di una qualunque serie coordinata di atti di carattere saltuario, ma di un’attività sistematica e

ripetuta nel tempo, anche se eventualmente stagionale. Anche l’esecuzione di un unico affare può essere

sufficiente a far assumere la qualità di imprenditore qualora si tratti di un affare complesso che implichi il

compimento di una pluralità di operazioni fra loro coordinate.

74-RIDUZIONE OBBLIGATORIA DEL CAPITALE SOCIALE

Titolo: Il Patrimonio Netto

Sezione: La formazione e le variazioni delle poste del Patrimonio Netto

A GLI AUMENTI

Le variazioni in aumento del capitale sociale possono essere reali, nominali e miste.

1 Aumento reale

L’aumento reale comporta la sottoscrizione delle azioni di nuova emissione, da parte dei soci o di terzi ed

implica l’obbligo ad effettuare nuovi conferimenti in denaro, in natura, in crediti o mediante il

consolidamento di debiti.

1.1. Aumento mediante conferimenti: fasi e relativi effetti contabili

La sottoscrizione dell’aumento di capitale può intervenire contestualmente all’assunzione della relativa

delibera, oppure entro il termine stabilito dalla delibera medesima.

Il divieto ex art. 2444, comma 3, Cod. Civ., di menzionare negli atti della società l’aumento del capitale

sociale, fino a quando l’attestazione dell’eseguito aumento non sia iscritta nel Registro delle imprese, fa

nascere, sotto il profilo contabile, la necessità di utilizzare un conto diverso da « Capitale sociale », al fine

di accogliere gli importi di capitale sottoscritti dai soci. Qualora, al momento della chiusura dell’esercizio,

sia ancora in corso il termine per la sottoscrizione del capitale, in ipotesi di aumento di capitale scindibile,

gli importi sottoscritti dovranno essere accreditati al conto « Versamenti in conto aumento del capitale

sociale », che costituisce una riserva di capitale con un preciso vincolo di destinazione. Infatti,

successivamente alla iscrizione nel registro delle imprese dell’attestazione di cui all’art. 2444 cod. civ., da

parte degli amministratori, si provvederà a girare tale riserva al conto « Capitale sociale ».

Invece, in ipotesi di aumento di capitale inscindibile, gli importi sottoscritti dovranno essere accreditati ad

un conto di debito verso i sottoscrittori denominato « Azioni sottoscritte per aumento di capitale », in

quanto, se l’importo complessivamente sottoscritto risulterà inferiore a quello deliberato dall’assemblea, i

conferimenti dovranno essere restituiti ai sottoscrittori.

Nel caso dei conferimenti in denaro, contestualmente alla sottoscrizione, deve rilevarsi il versamento di

almeno i 3/10 del valore nominale delle azioni sottoscritte, più l’intero sovrapprezzo nel caso in cui esso

sia stato fissato (art. 2439, comma 1, Cod. Civ.).

Nel caso dei conferimenti in natura e di crediti, le azioni sottoscritte devono essere interamente liberate

contestualmente alla sottoscrizione.

Quando l'aumento di capitale sia attuato in corso di esercizio, se si tratta di un’emissione alla pari, il prezzo

di emissione può comprendere, oltre al valore nominale delle azioni, a titolo di rimborso, le spese relative

all’aumento del capitale e un importo a titolo di conguaglio degli utili in corso, allo scopo di realizzare, in

sede di riparto degli utili, parità di trattamento delle azioni in circolazione. L’importo dell’eventuale

rimborso spese dovrà essere portato a riduzione dei relativi costi.

Il rateo di dividendo da versare, a titolo di quota integrativa dell’utile in corso di formazione, confluisce

nella « Riserva da conguaglio utili in corso », iscritta tra le Altre riserve del Patrimonio netto.

Le azioni di nuova emissione e le obbligazioni convertibili in azioni devono essere offerte in opzione agli

azionisti in proporzione al numero delle azioni da essi possedute (art. 2441 Cod. Civ.).

Nel caso in cui gli azionisti non esercitino il diritto di opzione o non vendano il medesimo ad altri soggetti,

l’art. 2441, comma 3, stabilisce che, se le azioni non sono quotate in Borsa, i soci che hanno esercitato il

diritto di opzione hanno un diritto di prelazione nell’acquisto; se le azioni sono quotate in Borsa, i diritti di

opzione non esercitati devono essere offerti in Borsa dagli amministratori, per conto della società, per

almeno cinque riunioni, entro il mese successivo alla scadenza del termine stabilito a norma del 2 comma.

Se i diritti di opzione sono venduti, trattandosi di operazione sul capitale, il ricavato incrementa la «

Riserva sovrapprezzo azioni » al netto dell'eventuale effetto fiscale.

Qualora la vendita dei diritti di opzione non si realizzi, si configura l’ipotesi in cui le azioni di nuova

emissione non sono tutte sottoscritte entro il termine previsto dalla deliberazione. Se da questa

espressamente previsto, l’aumento si avrà esclusivamente per l’importo corrispondente alle sottoscrizioni

raccolte. In caso contrario l’aumento non potrà considerarsi eseguito neanche per le sottoscrizioni

ottenute (art. 2439, comma 2, Cod. Civ.) e la società dovrà restituire ai sottoscrittori i conferimenti già

eseguiti.

Contabilmente si rileverà l’insorgenza di un debito nei confronti dei sottoscrittori, lo storno dei valori

precedentemente accreditati nel conto « Azioni sottoscritte per aumento di capitale sociale » (ed,

eventualmente, nei conti « Riserva da sopraprezzo azioni » e « Riserva conguaglio utili in corso ») ed il

ripristino dei Costi d’impianto e d’ampliamento.

1.2. Aumento mediante conversione di obbligazioni

La contabilizzazione di un prestito obbligazionario convertibile è trattata nel principio contabile n. 19, « I

fondi per rischi ed oneri. Il trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato. I debiti ».

L’aumento del capitale sociale viene deliberato contestualmente all’emissione del prestito obbligazionario

convertibile.

Alla scadenza del diritto di opzione per la conversione delle obbligazioni in azioni, gli amministratori danno

parziale attuazione all’aumento di capitale, con diminuzione del valore nominale del prestito

obbligazionario, per la parte per la quale è stato esercitato il diritto di opzione, ed un corrispondente

aumento del capitale sociale.

Se il valore delle obbligazioni convertite è superiore a quello delle azioni emesse, l’eccedenza va

accreditata alla riserva sovrapprezzo azioni.

2. Aumento nominale

L’aumento nominale del capitale viene attuato mediante l’attribuzione al capitale sociale di altre poste

ideali del Patrimonio netto.

Le parti ideali del Patrimonio netto che possono essere trasferite ad incremento del capitale sociale sono

rappresentate dalle riserve « disponibili », nell'ampio significato di cui all'art. 2442 Cod. Civ. Si rinvia, sul

punto alla sezione III B di questo documento.

3. Aumento misto

A seguito della delibera di aumento si rileva, per la parte gratuita, l’incremento del capitale sociale e la

diminuzione di una o più poste ideali del Patrimonio netto. Per la parte a pagamento, l’iscrizione

dell’aumento è subordinata alla conclusione della procedura, secondo quanto illustrato in precedenza.

B) LE RIDUZIONI

Alle riduzioni del Capitale sociale si applicano gli articoli 2365 e 2436 Cod. Civ.

I casi di riduzione espressamente previsti dalla normativa sono i seguenti:

• riduzione per esuberanza (art. 2445 Cod. Civ.);

• riduzione per perdite (artt. 2446 e 2447 Cod. Civ.);

• riduzione per recesso del socio (art. 2437 Cod. Civ.);

• riduzione per morosità (art. 2344 Cod. Civ.);

• riduzione per mancato rispetto delle norme in tema di acquisto di azioni proprie (art. 2357, comma 4,

Cod. Civ.) o per possesso di azioni da parte di società controllate in misura eccedente i limiti di legge (artt.

2359-ter e quater);

• riduzione per revisione della perizia di stima dei conferimenti in natura (art. 2343, comma 3, Cod. Civ.).

Accanto a questi casi disciplinati di riduzione del capitale, è da aggiungere anche la riduzione « facoltativa

» per perdite , se esse risultino di ammontare tale da non ricadere nella fattispecie di riduzione «

obbligatoria » (artt. 2446 e 2447 Cod. Civ.) .

1. Riduzione del capitale sociale per esuberanza

L’art. 2445 Cod. Civ. consente la riduzione del capitale sociale, che risulti esuberante per il conseguimento

dell’oggetto sociale.

Si tratta di una fattispecie di riduzione reale del capitale; essa è peraltro facoltativa, perché la decisione è

lasciata alla discrezionalità dei soci, pur sempre nei limiti imposti dalla normativa .

La proposta di riduzione del capitale sociale per esuberanza deve essere motivata e deve prevedere le

modalità tecniche di attuazione.

Dal punto di vista contabile, la riduzione dell’ammontare del capitale sociale può aver luogo alla fine del

previsto iter procedurale. Qualora intervenga la chiusura dell’esercizio prima che il predetto iter sia

completato, il capitale sociale deve essere esposto in bilancio al valore originario, mentre adeguata e

dettagliata informazione circa i motivi e le modalità della riduzione deve essere fornita nella nota

integrativa.

Concretamente, la riduzione del capitale per esuberanza può avvenire attraverso una delle seguenti

modalità:

1) liberazione dei soci dall’obbligo dei conferimenti ancora dovuti;

2) rimborso del capitale ai soci;

3) acquisto e successivo annullamento di azioni proprie.

La contabilizzazione, è ovvio, è confacente alle modalità di cui innanzi.

Per la riduzione del capitale attraverso l’acquisto e l’annullamento delle azioni proprie, contemplata

dall’art. 2357-bis, si rinvia a quanto già esposto nel principio contabile n. 20, « Titoli e partecipazioni», al

punto III, Azioni proprie.

2. Riduzione per perdite

La riduzione del capitale sociale per perdite è obbligatoria o facoltativa.

Si ha riduzione obbligatoria quando il capitale è diminuito di oltre un terzo in conseguenza di perdite e tale

situazione perdura anche nell’esercizio successivo (art. 2446 Cod. Civ.); oppure quando, per la perdita di

oltre un terzo del capitale, questo si riduce al disotto del minimo legale stabilito dall’articolo 2327 (art.

2447 Cod. Civ.).

Devesi ritenere – anche sulla base della dottrina e della giurisprudenza prevalenti – che il capitale sociale è

ridotto di oltre 1/3 per perdite quando queste, per la loro entità abbiano già assorbito tutte le riserve.

Si ha riduzione facoltativa quando le perdite risultano inferiori al terzo del capitale sociale.

Nonostante la norma faccia esplicito riferimento alla Situazione patrimoniale, all’assemblea deve essere

sottoposta la Situazione patrimoniale integrata dal Conto economico relativo al periodo che intercorre tra

la data di chiusura dell’esercizio precedente e la data, il più possibile prossima a quella in cui gli

amministratori sono venuti a conoscenza dell’entità della perdita, di riferimento della Situazione

patrimoniale.

La Situazione patrimoniale così redatta deve, inoltre, essere accompagnata dai seguenti allegati: a) la

relazione degli amministratori illustrativa delle cause delle perdite, nonché dell’andamento prevedibile

della gestione futura, con l’indicazione delle politiche che si intendono perseguire per fronteggiare e

superare la crisi della società; b) le osservazioni del collegio sindacale.

Per la scelta dei criteri di valutazione da utilizzare ai fini della redazione della Situazione patrimoniale, ex

articolo 2446, si fa riferimento alle posizioni dottrinarie economico aziendali e giuridiche di generale

condivisione e cioè a quelle del bilancio ordinario di esercizio.

Sulla base delle informazioni ricevute, l’assemblea può prendere le seguenti decisioni:

a) immediata riduzione del capitale sociale;

b) riporto a nuovo della perdita .

La delibera di riduzione del capitale sociale per perdite è immediatamente efficace. Ne consegue che, ai

fini contabili (e così anche negli atti sociali), occorre procedere subito alla rettifica dell’importo del «

Capitale sociale ».

Può accadere che la perdita sia coperta da versamenti in conto capitale effettuati in precedenza, o con

versamento, a fondo perduto, di somme tali da ripianare la perdita, o con la rinunzia, sempre da parte di

uno o più soci, a crediti vantati nei confronti della società. Nel primo caso, non si realizza (secondo

l’opinione prevalente in giurisprudenza e in dottrina) la fattispecie alla quale l’art. 2426 Cod. Civ. ricollega

l’obbligo di convocare l’assemblea e di sottoporle la relazione sulla Situazione patrimoniale; lo stesso può

accadere anche negli altri due casi, se il versamento a fondo perduto o la rinuncia al credito avvengono

prima che gli amministratori abbiano convocato l’assemblea.

Nel caso sub b), in cui l’assemblea delibera il riporto a nuovo della perdita, alla fine dell’esercizio

successivo, se la perdita non risulta diminuita a meno di un terzo, l’assemblea che approva il bilancio deve

obbligatoriamente deliberare la riduzione del capitale sociale nella misura necessaria per coprire

interamente tali perdite, oppure, in mancanza di una delibera assembleare in tale senso, gli amministratori

e i sindaci devono chiedere che la riduzione venga disposta dal tribunale.

Se in base al disposto dell’articolo 2446 Cod Civ., è stata redatta la Situazione patrimoniale infrannuale e

sono stati adottati i provvedimenti relativi, nel bilancio di fine esercizio occorre darne un’adeguata

rappresentazione contabile.

Una fattispecie particolare di riduzione del capitale per perdite è quella contemplata dall’articolo 2447

Cod. Civ.

3. Riduzione per recesso del socio

Il socio dissenziente, rispetto alle deliberazioni riguardanti il cambiamento dell’oggetto sociale o del tipo di

società o il trasferimento della sede sociale all’estero può recedere dalla società, ottenendo il rimborso

delle proprie azioni (art. 2437 Cod. Civ.).

La procedura di riduzione del capitale per recesso del socio prende avvio dalla comunicazione della

dichiarazione di recesso . La società può scegliere tra:

a) l’acquisto delle azioni proprie dal socio che recede, nel rispetto dell’art. 2357 Cod. Civ.;

b) la riduzione del capitale per importo corrispondente alla quota posseduta dal socio uscente. In caso di

rimborso superiore al valore nominale la differenza deve gravare sulle riserve disponibili12 bis.

Nel caso sub b), l’assemblea straordinaria che delibera la riduzione del capitale sociale deve, pertanto,

stabilire le modalità e l’entità del rimborso della quota di capitale posseduta dal socio receduto , nel

rispetto dell’art. 2437 Cod. Civ.

Dal punto di vista contabile, a seguito della delibera di riduzione del capitale sociale, sorge un debito nei

confronti del socio receduto (Azionisti c/rimborsi, oppure Azionisti c/recessi), per un importo pari al valore

assegnato alle azioni da questi possedute.

4. Riduzione per morosità

Nel caso in cui socio non esegue il pagamento dei decimi richiamati, gli amministratori possono scegliere

tra l’azione di adempimento ed il procedimento previsto dall’art. 2344 Cod. Civ. La messa in mora del socio

genera la riclassificazione del credito nei confronti degli azionisti « Azionisti c/decimi richiamati » in conto

« Azionisti morosi c/decimi richiamati ». Nell’ambito della nota integrativa, se gli importi sono significativi,

è necessario fornire adeguata informazione circa la parte del capitale relativa ai decimi richiamati, per i

quali gli azionisti si sono resi inadempienti.

Trascorsi quindici giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della diffida al pagamento, gli

amministratori possono far vendere le azioni, rispetto alle quali il socio è in mora nei versamenti, « a suo

rischio e per suo conto ». All’acquirente vengono consegnate nuove azioni, in corrispondenza di quelle del

socio moroso, che vengono annullate.

L’ammontare realizzato dalla vendita dei titoli copre il credito verso il socio inadempiente, comprensivo

eventualmente del rimborso dei danni subiti dalla società.

Se l’importo realizzato è superiore a tale credito, la differenza costituisce debito nei confronti del socio

moroso. Nel caso in cui l’importo realizzato è minore, la differenza è iscritta quale credito nei confronti del

socio.

Diverso è il caso in cui, invece, per mancanza di compratori non sia possibile la vendita delle azioni del

socio moroso. In tale ipotesi, l’art. 2344 prevede che gli amministratori possano dichiarare « decaduto » il

socio, trattenendo le somme riscosse, salvo il risarcimento dei maggiori danni.

Se entro la fine dell’esercizio in cui vi è stata la dichiarazione di decadenza, non si è riusciti a rimettere in

circolazione le azioni del socio decaduto, occorre provvedere al loro annullamento. Il capitale sociale

viene, pertanto, ridotto di un ammontare pari al valore nominale delle azioni annullate; a fronte di tale

riduzione, viene stornato il credito vantato nei confronti del socio decaduto (per i decimi da lui ancora

dovuti). La differenza tra la riduzione del capitale e i decimi che il socio aveva versato (differenza che viene

trattenuta dalla società) confluisce in una riserva di capitale.

5. Riduzione per mancato rispetto delle norme che disciplinano l’acquisto di azioni proprie (art. 2357 Cod.

Civ.) e della società controllante (artt. 2359-ter e 2359-quater Cod. Civ.)

Dall’annullamento delle azioni proprie in portafoglio, a fronte della corrispondente riduzione del capitale

sociale, ex art. 2357 Cod. Civ., possono scaturire differenti conseguenze contabili, a seconda che il valore

di bilancio delle azioni proprie sia uguale, maggiore o minore del valore nominale.

Nel primo caso, all’eliminazione del valore delle azioni proprie iscritto all’attivo si contrappone, per lo

stesso importo, la riduzione del capitale sociale; allo stesso tempo, la riserva azioni proprie in portafoglio

(costituita in occasione dell’acquisto di queste ultime) diviene libera, interamente disponibile e va

accreditata alle riserve da cui ha avuto origine.

Nel caso in cui, invece, il valore di bilancio delle azioni proprie sia superiore al valore nominale, la

differenza deve essere imputata a riduzione della riserva azioni proprie in portafoglio; la parte eccedente

della riserva azioni proprie in portafoglio diviene libera e disponibile.

Infine, nel caso in cui il valore di bilancio delle azioni proprie sia inferiore al valore nominale, la differenza

in aggiunta a ciò, anche la riserva azioni proprie in portafoglio diviene libera

genera una riserva disponibile;

e interamente disponibile.

Gli articoli 2359-ter e 2359-quater Cod. Civ. disciplinano i casi nei quali, a seguito di violazione dei limiti

all’acquisto delle azioni della controllante da parte di società controllate di cui all’art. 2359-bis, la società

controllante è tenuta a procedere ad una corrispondente riduzione di capitale, con annullamento di azioni.

Il rimborso delle medesime avviene secondo quanto disposto dell’art. 2437, ovverosia al prezzo medio

dell’ultimo semestre, per le sole società quotate in borsa, o in proporzione al patrimonio sociale risultante

dal bilancio dell’ultimo esercizio.

Per la società controllata, il verificarsi di tale ipotesi comporta la liberazione della riserva per azioni della

società controllante, che diviene disponibile, con accredito alle riserve da cui ha avuto origine. Il rimborso

delle azioni della controllante può dar luogo alla rilevazione di proventi o oneri di natura straordinaria, per

la eventuale differenza tra valore di rimborso e costo di acquisto delle azioni.

Per la società controllante, gli effetti contabili variano a seconda che il valore di rimborso delle azioni sia

uguale, maggiore o inferiore al loro valore nominale. Nel primo caso la riduzione del capitale sociale trova

corrispondente misurazione in un debito verso la controllata, che precede una pari uscita di denaro. Nel

secondo caso, l’eccedenza del valore di rimborso rispetto al valore nominale delle azioni trova

bilanciamento nell’addebitamento di una riserva disponibile. Nel terzo caso, il maggior valore nominale

delle azioni annullate rispetto al valore di rimborso viene accantonato nella “Riserva da riduzione capitale


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Appunti diDiritto commercialecontenenti le risposte a varie domande con particolare attenzione ai seguenti argomenti: capitale sociale e patrimonio sociale, patrimonio netto, conferimenti diversi dal denaro in tutte le società, stima dei conferimenti in natura , strumenti finanziari, l'imprenditore agricolo, società irregolari, trasferimento d'azienda: cessione debiti e crediti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2010-2011

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