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comitato dei creditori, all’approvazione del giudice delegato. Cmq, prima di tale approvazione, il

curatore può procedere alla liquidazione dei beni solo se dal ritardo può derivare pregiudizio agli

interessi dei creditori, sempre con autorizzazione del giudice e parere del comitato.

Nonostante non vi siano modalità tassative per realizzare l’attivo, la legge fall. all’art. 105 ne

privilegia alcune: vendita del complesso aziendale o di suoi rami, cessione delle attività o passività

dell’impresa. Qualunque sia la modalità scelta, la liquidazione deve avvenire sulla base di

procedure competitive, di stime effettuate da esperti, assicurando max partecipazione e

informazione.

348. continua: f) la ripartizione dell’attivo.

Operazione conclusiva, attraverso la quale si attua la finalità del fall., ovvero la distribuzione delle

somme ricavate dalla distribuzione dell’attivo tra i creditori.

Tale distribuzione avviene sulla base di un progetto predisposto dal curatore secondo un ordine

preferenziale ex nuovo art. 111 legge fall.:

1. crediti prodeducibili, cioè quelli sorti durante il fall. o altra proc. conc., i crediti sorti durante

la continuazione dell’impresa e la gestione del patrim. del fallito dopo la dichiarazione dello

stato di insolvenza;

2. crediti ammessi con prelazione sulle cose vendute secondo l’ordine assegnato dalla legge;

3. crediti chirografari in proporzione dell’ammontare di ciascuno.

► Cmq la distribuzione non può riguardare la totalità delle somme disponibili; infatti deve essere

accantonata un percentuale non inferiore de 20% per imprevisti, e le somme necessarie per

soddisfare i creditori ammessi con riserva, i creditori la cui ammissione è stata impugnata o della

quale si è chiesta la revocazione (art. 113 legge fall.).

Contro il progetto depositato in cancelleria, i creditori possono proporre reclamo nel termine di 15

gg. dalla comunicazione dell’avvenuto deposito; decorso detto termine il giudice del.lo dichiara

esecutivo (art. 110 legge fall.).

Il riparto finale avviene dopo il compimento della liquidazione dell’attivo e previa approvazione del

rendiconto del curatore.

349. Chiusura della procedura.

Ai sensi dell’art. 118 legge fall. sono:

1. la ripartizione finale dell’attivo;

2. l’avvenuta estinzione di tutti i debiti ;

3. mancata proposizione di domande di ammissione al passivo del fallimento nel termine

previsto nella sent. dichiarat. di fall.; sotto tale aspetto, si verifica in sostanza una mancanza

di concorso, e quindi il venir meno della ragione stessa della proc. conc.;

4. insufficienza dell’attivo .

In tali casi la chiusura del fall. non è automatica, ma deve essere dichiarata dal tribunale, mediante

decreto motivato, su istanza del fallito, del curatore o d’ufficio.

Il decreto di chiusura (e quello di rigetto dell’istanza di chiusura) è soggetto a reclamo dinnanzi alla

corte d’appello, procedendosi in tal caso secondo quanto disposto in generale per i reclami dall’art.

26 legge fall. (ex art. 119 legge fall.).

350. Il concordato fallimentare.

Forma particolare di cessazione della proc. di fall., attraverso cui si attua il soddisfacimento dei

creditori senza ricorrere alla liquidazione giudiziaria del patrimonio del fallito.

Non va confuso con quegli accordi stragiudiziali con cui il fallito può provvedere alla liquidazione

dei suoi beni → questi possono comportare la chiusura del fallimento ai sensi dell’art. 118, n. 2,

legge fall., ma non costituiscono concordato.

Si tratta di un atto complesso, costituito da un accordo (tra fallito e creditori) e un provvedimento

giurisdizionale di omologazione. 13

● Secondo il sistema originario, il tribunale aveva ampi poteri in materia, dato che la sua

omologazione mediante sentenza investiva non solo la legittimità dell’atto (cioè l’essere conforme

alla legge) bensì anche il merito dell’atto, negando l’omologazione qualora riteneva l’atto non

conveniente.

● Ma con il D.lgs. n. 5/2006, viene modificata tale disciplina ► ai sensi del nuovo art. 129 legge

fall., il tribunale si limita a verificare il rispetto della proc. e dell’esito delle votazioni con cui i

creditori hanno espresso il loro consenso; non può più operare alcun controllo circa il merito della

proposta, ed inoltre il provvedimento di omologazione è ora adottato con decreto.

■ Si tratta di un atto a formazione successiva:

1. in primo luogo vi deve essere una proposta di concordato, che può essere presentata dal

fallito, creditore o terzo; è necessario però la conoscenza della situazione debitoria, e quindi

che lo stato passivo sia stato reso esecutivo o cmq che si disponga di dati contabili idonei e

verificare tale stato (nuovo art. 124 legge fall.). La proposta deve contenere misura e

modalità circa il soddisfacimento dei creditori e le garanzie offerte → sotto quest’ultimo

aspetto può essere offerto il pagamento di una % (c.d. concordato remissorio), il pagamento

dilazionato nel tempo ( c.d. concordato dilatorio), garanzie reali sui beni del fall. o garanzie

reali-personali di terzi.► Tra le diverse proposte che si possono fare, assume particolare

rilevanza quella ex art. 137, 5° co., legge fall., per cui le obbligazioni nascenti dal

concordato sono assunte da un 3 con liberazione immediata del fallito, 3 detto assuntore del

concordato; la liberazione del fallito consegue immediatamente all’omologazione del

concordato, e le vicende inerenti alle obbligazioni di esso fanno esclusivamente capo

all’assuntore e in nessun caso possono determinare la riapertura del fallimento.

2. la proposta di concordato è presentata mediante ricorso al giudice del., e sottoposta ad alcuni

adempimenti preliminari come il parere favorevole del comitato e del curatore, e, qualora

siano previsti trattamenti differenziati per singole classi di creditori, la verifica del tribunale

circa la correttezza dei criteri di distinzione adottati (art. 125 legge fall.);

3. espletati tali adempimenti preliminari, la proposta viene sottoposta all’approvazione dei

creditori, che avviene con votazione dei creditori; la proposta si intende approvata con voto

favorevole dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto; per

agevolare la formazione della maggior., si ritengono consenzienti i creditori che non hanno

manifestato il loro dissenso entro il termine previsto dal giudice delegato (art. 128 legge

fall.).

4. Se è raggiunta la necessaria maggior., ciò viene comunicato al proponente, fallito e

dissenzienti e viene fissato un termine per la proposizione di eventuali opposizioni e per la

richiesta di omologazione (entrambe si devono proporre con ricorso ex art. 26 legge fall.);

5. a) in mancanza di opposizioni, la proposta diviene efficace e il tribunale omologa il

concordato con decreto non soggetto a gravame;

b) se invece vi sono opposizioni o è stata presentata richiesta di omologazione, il tribunale

provvede con decreto immediatamente efficace, ma impugnabile mediante reclamo alla

corte d’appello ex nuovo art. 131 legge fall. (art. 129 legge fall.);

6. Scaduti i termini per opporsi o esauritisi i procedimenti di impugnazione, il decreto di

omologazione diviene definitivo; allora il curatore rende conto della gestione e il tribunale

dichiara chiuso il fall. (art. 130 legge fall.).

Nonostante sia chiusa la proc. fall., il curatore, il giudice del. e il comitato continuano a svolgere

una funzione di sorveglianza circa l’adempimento del concordato (art.136 legge fall.).

► Ai sensi dell’art. 137 legge fall., qualora gli obblighi del concordato non sono adempiuti, il

tribunale, entro 1 anno dalla scadenza del termine dell’ultimo pagamento, pronuncia la

risoluzione del concordato, e riapre la proc. di fall., salvo che gli obblighi del concordato siano

stati assunti da un 3 con liberazione del debitore. 14

► Ai sensi dell’art. 138, qualora risulti che il passivo è stato dolosamente esagerato o parte

dell’attivo è stata sottratta, curatore e creditori possono chiedere l’annullamento del concordato.

La sentenza che annulla il concordato riapre il fall..

351. La riapertura del fallimento.

La proc. fall. si può riaprire:

a. in conseguenza della risoluzione o dell’annullamento del concordato fall.;

b. quando, non essendo i creditori interamente soddisfatti, sopravvengano nel patrimonio

del fallito cospicue attività o il debitore faccia offerta di pagare almeno il 10% ai

creditori (art. 121 legge fall.).

La riapertura è soggetta a limiti di tempo: nei casi sub a, si guarda al termine previsto per

l’ammissibilità della risoluzione (1 anno dalla scadenza dell’ultimo pagamento) o dell’azione di

annullamento ( 2 anni dalla scadenza dell’ultimo pag.); nel caso sub b, il termine è fissato dalla

legge a 5 anni dalla data del decreto di chiusura del fall..

Una volta riaperto il proc. con sentenza, questo si svolge con le forme consuete.

● Si discute se tale riapertura comporti una nuova dichiarazione di fall., oppure la continuazione del

fall. precedente. → alcuni autori si pronunciano nel senso di una nuova dichiar. di fall., sulla base

del fatto che concorrono nuovi creditori.

In realtà tale affermazione è secondo FERRI discutibile per alcuni motivi: in primo luogo possono

essere proposte azioni revocatorie anche in riferimento ad atti anteriori alla prima dichiarazione; in

secondo luogo presupposto della riapertura non è lo stato di insolvenza al momento della riapertura

stessa, bensì lo stato di insolvenza esistente al momento della dichiar. di fall.. Inoltre significativo

per avvalorare tale conclusione è il fatto per cui ai sensi dell’art. 121 legge fall., si prevede che i

vecchi creditori già ammessi al passivo, possono limitarsi a chiedere un conferma di tale

ammissione, salvo che non intendano insinuare al passivo ulteriori interessi. ► Quindi per FERRI

si ha un continuazione del precedente concorso, con l’unica differenza per cui ad esso partecipano

nuovi creditori.

352. La esdebitazione.

La chiusura del fall. determina il venir meno degli organi fallimentari e la cessazione degli effetti

del fallimento sul patrimonio del fallito. I creditori riacquistano libertà di azione per la realizzazione

della parte non soddisfatta dei loro crediti (art. 120 legge fall.); a tal fine possono esercitare le

azioni che non sono state esercitate dal curatore. Ciò ovviamente implica un grave ostacolo alla

futura attività del fallito, i cui guadagni sono suscettibili di essere aggrediti anche dai creditori

precedenti al fallimento → si tratta di una conseguenza ex art. 2740 c.c., per cui dei debiti si

risponde anche con i beni futuri.

Cmq è necessario cercare di ovviare a tale problema che grava profondamente sulle attività

successive del fallito ► A ciò provvede l’istituto della esdebitazione, prima previsto solo per i casi

di concordato fall. e concordato preventivo, mentre ora è generalizzato ad opera del D.lgs. n.

5/2006. Con esso il debitore può essere ammesso al beneficio della liberazione dai debiti residui nei

confronti dei creditori concorsuali → ciò implica che i relativi crediti possono essere dichiarati

inesigibili (art. 143 legge fall.).

Affinché possa essere concesso tale beneficio, è necessario un giudizio di meritevolezza sia

riguardo il debitore che i crediti:

1) nel primo caso, ai sensi dell’art. 142, si tratta di valutare il comportamento

del fallito sia prima che durante la procedura fallimentare ► in caso di

esito positivo, il fallito può beneficiare della esdebitazione a condizione che

non lo abbia già fatto nei 10 anni precedenti;

2) nel secondo caso sono esclusi dalla esdeb. gli obblighi di mantenimento e

alimentari e i debiti per il risarcimento dei danni derivanti da illecito

extracontrattuale. 15

La esdeb. viene pronunciata con decreto del tribunale e può essere compresa nel decreto stesso di

chiusura del fall. oppure dichiarata autonomamente entro l’anno successivo su richiesta del fallito.

4. Il fallimento delle società

353. Deviazione dai principi comuni.

Sostanzialmente riguardo le società gli effetti della dichiarazione di fall. possono estrinsecarsi solo

sulla sfera patrimoniale, mancando la possibilità del verificarsi degli effetti personali del fall..

In realtà la legge fall. estende alcuni effetti personali propri del fallito a soggetti che non sono

imprend. veri e propri: si tratta degli amministratori e dei liquidatori che sono tenuti agli obblighi

imposti al fallito dagli art. 48-49, e sui quali ricadono le eventuali responsabilità penali in caso di

bancarotta semplice o fraudolenta o di altri reali fallimentari (art. 223 e seg. Legge fall.).

La dichiaraz. di fall. non importa l’estinzione dell’organizzazione sociale, ma cmq l’attività degli

organi è paralizzata a causa dello spossessamento dei beni e della loro amministrazione.

La società può proporre per mezzo degli amministratori o dei liquidatori opposizione contro la

sentenza di fall., proposta di concordato, e le istanze opportune; al di fuori di tali atti, l’attività della

società è sostituita dall’attività del curatore, il quale può proporre l’azione di responsabilità avverso

gli ammin., i sindaci, i direttori generali e i liquidatori, previa autorizzazione del giudice delegato e

sentito il comitato dei creditori (art. 146 legge fall.).

Gli atti che la società può compiere nonostante il fall., sono compiuti dai suoi legali rappresentanti,

secondo le norme statutarie.

Riguardo i versamenti ancora dovuti sulle quote, questi per effetto del fall. divengono esigibili

immediatamente.

☻ Sulla base di tali adattamenti, le norme circa gli effetti della dichiar. di fall. e quelle sulla

procedura fallimentare si applicano pienamente nel caso di fall. di società.

354. Fallimento della società e fallimento dei soci illimitatamente responsabili.

Principio fondamentale ex art. 147, 1°co., legge fall. è che il fall. della società comporta il fall. dei

soci illimitatamente responsabili, e che invece, ex art. 149 legge fall. il fall. dei soci illim. resp. non

comporta il fall. della società.► l’autonomia patrimoniale funziona cioè solo unilateralmente, a

favore della società se il dissesto riguarda esclusivamente il patrimonio personale del socio, non

anche a favore di quest’ultimo nel caso in cui manchino rispetto a lui i presupposti per la dichiar. di

fall..→ quindi la dichiar. di fall. del socio illim. resp. è conseguenza automatica della dichiar. di fall.

della società, a prescindere dalla sussistenza nei suoi confronti dei presupposti di legge e del loro

accertamento.

355. Estensione automatica del fallimento dalla società al socio: il fondamento.

Il fondamento di tale estensione trova unicamente una giustificazione di ordine pratico, in quanto

consente una migliore realizzazione della responsabilità sussidiaria del socio,attraverso

l’applicazione nei suoi confronti della procedura concorsuale e quindi dei principi che mirano a

garantire la par condicio creditorum. Allora per effetto della estensione del fall., anche nei confronti

degli atti compiuti dal socio possono essere esperite le azioni revocatorie fallimentari, e quindi

eliminati gli effetti di tali atti pregiudizievoli per i creditori, in modo da consentire la ricostituzione

del patrimonio personale del socio oltre che quello dalla società e successivamente il

soddisfacimento paritetico dei creditori sullo stesso.

Solo in tali termini si giustifica l’estensione suddetta.

356. continua: l’ambito.

L’ambito di applicazione del principio ex art. 147 legge fall., è circoscritto ai soci illimitatamente

responsabili, e cioè:

1. a tutti i soci della società in nome collettivo;

2. ai soci accomandatari della società in accomandita semplice e per azioni . 16

● Ai fini della dichiar. di fall. non importa che la qualità di socio risulti palesemente; è ammesso

anche il fall. del socio occulto, previo accertamento del rapporto sociale.

● Sulla base dei principi del diritto societario, il socio accomandante diviene illimitatamente

responsabile quando consente l’inclusione del suo nome nella ragione sociale o quando partecipa

effettivamente all’amministrazione della società → ma allora per il diritto fall. in tali casi anche il

socio accomandante sarà automaticamente dichiarato fallito in seguito al fall. della società.

● Si era posto un problema in merito alla applicabilità di tale principio anche nel caso del socio

receduto o escluso e degli eredi del socio defunto. ☺ In un primo momento la soluzione più

coerente di quelle proposte dalla dottrina sembrava essere quella che escludeva tale applicabilità

anche nei suddetti casi, in quanto gli effetti della dichiar. di fall. si producono con la sentenza e

possono prodursi anche nei confronti del socio illimitatamente resp. se esiste in quel momento il

relativo rapporto sociale.→ per altro verso, il socio receduto, escluso o defunto non è illimit. resp.

dato che risponde solo delle obbligazioni sociali sorte prima dello scioglimento del rapporto, e non

di quelle sorte successivamente ► da quest’ultimo rilievo risulta un limitazione di resp.

incompatibile con il disposto ex art. 148 legge fall., per cui “il credito dichiarato dai creditori

sociali nel fall. della società si intende dichiarato per l’intero anche nel fall. dei singoli soci “. ☻La

recente evoluzione dell’ordinamento si è mossa invece verso la direzione opposta; infatti:

1. la Corte Cost. con una decisione nel 1999 ha respinto una questione di costituzionalità

dell’art. 147 legge fall., sostenendo che al fall. dell’ex-socio ritiene applicabili gli art. 10-11

legge fall.;

2. il D.lgs. n. 270/1999, dopo aver affermato il principio dell’estensione automatica dello stato

di insolvenza della società ai soci illim. resp., ha precisato che nei confronti del socio

receduto, escluso o defunto tale estensione ha luogo se la dichiar. dello stato di insolvenza è

pronunciata entro l’anno successivo, rispettivamente, alla data in cui il recesso o l’esclusione

sono divenuti opponibili ai terzi e a quella della morte, sempre che l’insolvenza della società

attenga in tutto o in parte a debiti contratti prima di tale data. ► allora ragioni di coerenza

impongono di adottare la stessa soluzione anche per il fallimento che, fuori dall’ambito di

applicazione del D.lgs. n. 270/1999, sia stato dichiarato immediatamente → così dispone

appunto il nuovo art. 147 legge fall..

357. Il fallimento della società non manifesta.

Sorgono problemi nel caso dell’impresa non manifesta o occulta, di quell’impresa cioè che pur

essendo nella sostanza una società, in realtà nei rapporti con i terzi si presenta come impresa

individuale. Vi sono 2 ordini di problemi:

1. in primo luogo, quando è emersa l’esistenza della società, i terzi possono contare sul

patrimonio sociale e la resp. dei soci o solo sul patrimonio del singolo con cui hanno

contrattato? ► dato che non è essenziale al concetto di società, il suo mostrarsi ai terzi e non

potendo i soci esimersi dalla loro resp. attraverso scappatoie, come l’avvalersi di un

prestanome, allora la società occulta e i soci, quando la sua identità sia divenuta palese,

rispondono cmq nei confronti dei terzi per le obbligazioni relative all’attività sociale.

2. in secondo luogo, in caso di fallimento della società occulta bisogna distinguere 2 ulteriori

ipotesi:

a) se prima della dichiar. di fall. emerge che in realtà l’impresa fa capo ad una società

non manifesta, allora può essere dichiarato il fall. anche nei confronti di

quest’ultima, e con gli effetti ex art. 147 legge fall. riguardo i soci illim. resp.;

b) se invece il fall. è dichiar. nei confronti di colui che appare come imprenditore

individuale, e l’assetto societario si palesi solo dopo tale dichiarazione, la soluzione è

più complessa.

Secondo autorevole dottrina si può utilizzare per analogia la disposizione ex 3° co.

art. 147, secondo la quale nel caso in cui dopo la dichiar. di fall. risulti la

partecipazione di altra persona alla società fallita, il fall. si estende anche nei suoi

17

confronti su istanza del curatore. In realtà le ipotesi sono diverse perché in quella ex

3° co. art. 147 si presuppone il fall. della società, mentre nel caso in questione manca

tale presupposto.

Essenziale è l’evoluzione dell’ordinam. anche circa tale problema → il D.lgs. n.

270/1999 prevede che se l’esistenza di un socio illim. resp. risulta dopo la

dichiarazione dello stao di insolvenza della società o di una impresa individuale, il

tribunale estende i relativi effetti anche nei suoi confronti con sentenza in camera di

consiglio. Tale disposizione si attua per coerenza anche circa il fall.; è stata ripresa

in maniera generale nel 5°co. dell’art. 147 legge fall.; e anche implica il fall. del

socio occulto, quindi della società non manifesta.

358. Autonomia delle procedure fallimentari della società e dei soci.

Nonostante il fall. della società e dei soci hanno come presupposto comune l’insolvenza della

società, autonomi sono le rispettive procedure. Sono cmq necessari collegamenti fra queste proc., e

ciò si ha con l’unificazione di alcuni organi fallimentari: vi è un solo giudice delegato e un solo

curatore; possono esistere più comitati di creditori.

E’ necessario inoltre tenere separate, oltre alle procedure, anche i patrimoni, perché sono diversi i

creditori concorsuali; infatti nei fallimenti dei singoli soci concorrono, oltre ai creditori sociali,

anche quelli particolari dello stesso socio.

359. Chiusura del fallimento della società e fallimento dei soci.

● La chiusura del fall. del socio non ha alcun rilievo sul fall. della società e degli altri soci;

● Riguardo la chiusura del fall. della società bisogna distinguere 2 ipotesi:

1. tale chiusura non ha rilievo sui fallimenti dei soci, quando avviene per insufficienza di attivo

o esaurimento delle operazioni fallimentari;

2. ha invece rilievo sui fall. dei soci, determinando anche la loro chiusura, quando avviene per

mancanza di creditori concorrenti, per il loro integrale soddisfacimento o per concordato →

questo perché il fall. dei singoli soci trae origine dall’insolvenza della società, e allora

venendo meno tale insolvenza per uno dei tre motivi suddetti, viene meno anche la ragione

della continuazione della procedura fall. rispetto ai singoli soci.

360. Fallimento della società e patrimoni destinati ad uno specifico affare.

Nel caso in cui il patrimonio destinato trae origine da un contratto di finanziamento, il problema si

risolve regolando le sorti del contratto medesimo, e perciò la disciplina applicabile è quella ex

art.72-ter legge fall. circa la sorte in caso di fall. dei rapporti in corso di esecuzione.

Nel caso invece di un patrimonio costituito per uno specifico affare ex art. 2447-bis c.c., il problema

in tema di fall. è risolto sulla base dei nuovi art. 156-157 legge fall..

Partendo dal presupposto per cui l’insufficienza del patrimonio destinato ad adempiere le

obbligazioni relative allo specifico affare non determina il un autonomo fall. del patrimonio

destinato, ma solo la sua liquidazione (art. 2447- novies). ► così problemi di rapporti con la proc.

fallimentare si pone solo in caso di fall. della società. → in quest’ultimo caso bisogna distinguere se

anche il patrimonio destinato è insufficiente o invece idoneo allo specifico affare.

● Ai sensi dell’art. 155, in caso di fall. della società, l’amministrazione del patrimonio destinato è

attribuita al curatore che vi provvede congestione separata; se esso è idoneo allo specifico affare, si

deve procedere alla sua cessione a terzi e il corrispettivo della cessione viene acquisito all’attivo del

fall.. Se invece il patrimonio è insuff. o la cessione impossibile, il curatore procede alla sua

liquidazione secondo le regole della liquidazione delle società. 18

CAP. III – IL CONCORDATO PREVENTIVO

361. La domanda di ammissione alla procedura.

La procedura di concordato preventivo è una proc. conc. che consente all’imprenditore insolvente di

evitare il fall.; si tratta sostanzialmente di un beneficio concesso all’imprenditore. Tale proc. può

essere richiesta dall’imprend. in stato di crisi, nelle condizioni previste dalla legge, aulla base di un

piano che può prevedere la ristrutturazione de debiti e la soddisfazione dei creditori attraverso ogni

forma, l’attribuzione dell’attività d’impresa ad un assuntore, ecc…

A differenza della proc. fall., il concordato prev. può essere proposto solo su istanza dell’imprend.

mediante ricorso al tribunale del luogo in cui a sede principale l’impresa; per il nuovo art. 124, oggi

può essere proposto anche da un terzo.

Tale ricorso deve essere accompagnato da una relazione sullo stato economico-finanziario-

patrimoniale del’impresa, contenente anche l’elenco dei creditori. Il piano e la relazione devono

essere corredati da una relazione di un professionista avente requisiti del curatore ex art. 28 legge

fall.. Se la domanda di concord. prev. è proposta da una società, deve essere sottoscritta dai legali

rappresentanti della stessa e preventivamente approvata dalla maggior. dei soci, ex art. 152 legge

fall..

362. I provvedimenti del tribunale.

Se la domanda di concord. prev. non risponde alle condizioni suddette, il tribunale con decreto non

soggetto a reclamo, sentito il p.m. e il debitore, dichiara inammissibile tale domanda; dichiara poi

con sentenza in camera di consiglio d’ufficio il fall..

Al contrario, se la proposta rispetta le condizioni previste, il tribunale dichiara aperta la proc. di

concord. prev. con decreto non soggetto a reclamo e:

1. delega un giudice;

2. ordina la convocazione dei creditori indicati nel piano nel termine di 30 gg. dal

provvedimento;

3. nomina il commissario giudiziale ;

4. stabilisce il termine non superiore a 15 gg. entro cui il debitore deve depositare presso la

cancelleria del tribunale la somma per le spese della proc. ► l’esecuzione di tale deposito

entro il termine fissato è condizione di procedibilità, mancando la quale il tribunale dichiara

d’ufficio il fall. (art. 163 legge fall.).

363. Effetti dell’ammissione al concordato preventivo.

L’ ammissione al concord. prev. determina una modificazione della posizione giuridica

dell’imprenditore, non meno della dichiar. di fall.; la situazione è però diversa da quella che si

determina a seguito di quest’ultima.

● Infatti l’ammissione l conc. prev. non determina uno spossessamento dei beni del debitore né una

sostituzione nella loro amministrazione: il debitore conserva tale ammin. e continua l’esercizio

dell’impresa, ma sotto la vigilanza del commissario giudiziale ( art. 167 legge fall.).

● Però al fine di modificare la situazione patrimoniale ha cmq bisogno dell’autorizzazione del

giudice delegato per il compimento degli atti che eccedono l’ordinaria amm.; in mancanza di tale

autorizzazione, gli atti eccedenti l’ord. Amm. sono inefficaci nei confronti dei creditori antecedenti

al concordato prev. e il loro compimento senza quell’autoriz. dà luogo alla dichiar. di fall. (art. 173

legge fall.).

● Circa i creditori, l’ammssione al concord. determina la impossibilità di avanzare azioni esecutive

individuali e l’arresto di quelle in corso; scadenza immediata di tutti i crediti e loro computo ai fini

del concorso secondo le norme previste per il fall.. 19

● Dato che il concord. prev. non comporta necessariamente cessazione dell’esercizio dell’impresa,

non si produce alcun effetto nei confronti dei contratti in corso di esecuzione, le cui obbligazioni il

debitore è tenuto ad adempiere.

● L’ammissione al concord. prev. non consente la revoca degli atti compiuti dal debitore prima

della domanda di concord. e che siano pregiudizievoli per gli interessi dei creditori.

364. Gli organi della procedura.

● Il tribunale è l’organo supremo investito dell’intera procedura; risolve in sede di reclamo

conflitti circa atti del debitore che richiedono l’autorizzazione del giudice delegato; dà attraverso

l’omologazione la sanzione definitiva alla proposta di concordato;

● Il giudice delegato controlla l’operato del debitore e concede le autorizzazioni richieste;

● Il commissario giudiziale ha funzioni di vigilanza per le quali assume la veste di pubblico

ufficiale; sostanzialmente verifica l’elenco dei creditori sulla scorta delle scritture contabili, redige

l’inventario del patrimonio, riferisce al giudice delegato sulle sue indagini, controlla il debitore

nella amm. dei beni; assume responsabilità per atti compiuti, e può essere revocato dal tribunale su

richiesta del giudice del. o d’ufficio. (art. 164-165 legge fall.).

365. Le fasi della procedura.

Una volta ammessa la proc. di concord., sulla base delle condizioni richieste suddette, si hanno 3

fasi:

1. accertamento della situazione patrimoniale del debitore. In tale fase si ha:

a) l’annotazione del giudice del. del decreto di ammissione sui libri contabili (art. 170

lege fall.);

b) la redazione dell’inventario del commissario giudiziale (art. 172);

c) vi possono essere contestazioni dei creditori (art. 175).

d) se il commissario rileva attività del debitore volte a occultare o sottrarre parte

dell’attivo, previsto passività inesistenti, dolosamente omesso diversi crediti →

avverte il giudice delegato ► il quale, fatte opportune indagini, comunica al

tribunale, che adotterà la dichiar. di fall..; si arriva a ciò anche se il debitore compia

atti di straord. amm. senza l’autorizzazione o si accerta la mancanza delle condizioni

previste per l’ammissione al concord. prev. (art. 173 legge fall.).

2. approvazione della proposta di concordato. Il cocncord. è approvato con voto favorevole

dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto; se tale maggior.

non si raggiunge, il giudice del. né riferisce al tribunale che, salvo dei casi, dichiar. il fall.

(art. 179). La votazione avviene in apposita adunanza, la cui data è fissata nel decreto di

ammissione, presieduta dal giudice del.; l’adunanza prevede 2 fasi, per cui nella 1° viene

illustrata la proposta e sollevate eventuali contestazioni di crediti, nella 2° si ha la votazione.

Dalla votazione sono esclusi:

a) creditori muniti di prelazione, a meno che non rinuncino a tale diritto in una data

misura; tale rinuncia ha effetto limitato al solo concordato;

b) coniuge e parenti;

c) creditori esclusi dal giudice del. in conseguenza delle contestazioni sollevate da altri

creditori o dal debitore.

Dell’adunanza è redatto processo verbale nel quale devono essere indicati i creditori, le

rispettive votazioni, e l’ammontare dei loro crediti.; questo è sottoscritto dal giudice del., dal

commissario giud. e dal cancelliere.

Raggiunta la maggior., se necessario anche attraverso successive udienze, il tribunale può

omologare il concordato.

3. omologazione del concordato. Il tribunale, dopo aver sentito il debitore e il commissari

giud. in udienza in camera di consiglio, approva il concord. con decreto motivato di

omologazione. Contro il provvedimento che omologa o respinge il concord., è ammesso

20

appello entro 15 gg. dalla comunicazione del provvedimento stesso. Avverso la decisione in

appello, è ammesso ricorso per cassazione nel termine di 60 gg. dalla comunicazione della

sentenza di 2°grado. Con il decreto di omologazione, che deve essere emesso entro 6 mesi

dalla presentazione del ricorso, la proc. di concordato preventivo si chiude.

366. Risoluzione e annullamento del concordato.

● Qualora gli obblighi che emergono dal concordato omologato non sono adempiuti dal debitore, su

ricorso dei creditori insoddisfatti, o iniziativa del commissario giudiziale o d’ufficio, può essere

pronunciata la risoluzione del concordato e dichiarato il fall..

Tale risoluzione non può essere pronunciata qualora vi sia un 3° assuntore degli obblighi del

concordato, o quando sia decorso 1 anno dalla scadenza del termine dell’ultimo pagamento previsto

nel concordato.

● Il concord. può essere annullato su istanza del commissario giudiziale o dei creditori, quando

dopo l’omologazione si scopre che il passivo è stato dolosamente esagerato o che è stata sottratta

una parte rilevante dell’attivo. Tale azione deve essere proposta nel termine dio 6 mesi dalla

scoperta del dolo, e cmq non oltre 2 anni dalla scadenza del termine dell’ultimo pagamento.

● Non è ammessa alcun altra azione di nullità o annullamento (art. 186 legge fall.).

367. Gli accordi di ristrutturazione dei debiti.

Il concordato preventivo può essere utilizzato anche al fine di risolvere la crisi attraverso accordi

stragiudiziali. Infatti il debitore assieme alla proposta di concordato può depositare in cancelleria un

accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori che rappresentano almeno il 60% dei

crediti , accompagnato da una relazione di un esperto circa l’attuabilità dell’accordo; accordo che

sarà pubblicato nel registro delle imprese ► da tale momento l’accordo diviene efficace.

Nei successivi 30 gg. i creditori e altri interessati possono proporre opposizione.

Il tribunale, decise le opposizioni, omologa l’accordo con decreto motivato → tale decreto deve

essere pubblicato nel registro delle imprese e può essere oggetto di reclamo alla corte d’appello

entro i 15 gg. successivi. (art. 182-bis legge fall.). Omologato l’accordo, gli atti e i pagamenti in

esecuzione dello stesso sono sottratti all’azione revocatoria ex art. 67, 3°co., lett. e, legge fall..

368. Passaggio dal concordato preventivo al fallimento.

Il problema relativo al fatto se i crediti sorti durante il concordato preventivo siano da considerarsi

crediti prededucibili nel caso in cui al concord. segua il fall., è stato risolto in senso positivo dal

nuovo 2° co. dell’art. 111 legge fall..

Ai fini della prededuzione vengono in considerazione solo i crediti sorti legittimamente durante la

procedura di concordato prev..Infatti sono esclusi quei creditori i cui crediti sono sorti sulla base di

atti eccedenti l’ord. amm. privi della necessaria autorizzazione. Tali creditori potranno far valere i

propri diritti una volta chiuso il concorso e sui beni residui o successivamente acquisiti

dall’imprenditore. 21

CAP. IV – LA LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA

369. Origine, fondamento e caratteri.

Accanto al fall.e al concordato prev., la legge fallimentare prevede un regolamento unitario sulla

liquidazione coatta amministrativa, che si sostituisce, per le norme fondamentali, al regolamento

previsto nelle singole leggi speciali (art. 194, 2°co., legge fall.).

● Tale istituto trae origine per le casse di risparmio e i monti di pietà in 2 leggi del 1888 e del 1898,

per i quali, data la loro natura pubblicistica, era inapplicabile il fall..

Successivamente la sua applicazione è stata estesa anche a imprese di assicurazione, imprese

bancarie, società cooperative, ecc…

● A differenza del fall. e del concord. prev., la liquidazione coatta amm. trae fondamento da vari

presupposti:

1. non solo a seguito della crisi economica dell’ impresa,;

2. ma anche a seguito dell’irregolare funzionamento dell’impresa, cioè a causa

dell’esercizio dell’impresa senza autorizzazione, o della mancata osservanza delle direttive

imposte, ecc…;

3. e a seguito della sussistenza di ragioni di pubblico interesse, che a giudizio insindacabile

della pubblica autorità impongano la soppressione dell’ente.

► Da ciò si evince come i presupposti legittimanti tale istituto sono più ampi di quelli relativo alle

altre 2 procedure concorsuali e non sempre sussistono quelle esigenze che la crisi dell’impresa

impone → in particolare il soddisfacimento paritetico dei creditori sul patrimonio dell’imprenditore.

Infatti quando la liquidazione è dovuta dall’irregolare funzionamento dell’impresa o per ragioni di

pubblico interesse, non essendovi una vera crisi dell’impresa, allora la necessità di soddisfare i

creditori è funzionale alla mera soppressione dell’ente, mediante lo stesso processo di liquidazione,

ma non rileva invece l’esigenza di tutelare i creditori di fronte ad una insufficienza del patrimonio.

370. Inserzione della disciplina nella legge fallimentare.

Ma allora qual è il motivo per cui tale istituto, nonostante la varietà di presupposti, sia stato inserito

nella legge fall. ? Infatti, solo nel caso in cui sia disposta per crisi dell’impresa, sorge la necessità di

assicurare quella tutela giurisd. dei creditori che si attua anche nelle altre 2 procedure; solo in tal

caso vi è una identità di situazioni e problemi.

► In realtà tale inserzione si giustifica da un punto di vista pratico, nella estensione delle garanzie

giurisd. a favore dei creditori assicurate nell’ipotesi di crisi dell’impresa, alle altre 2 ipotesi suddette

(n. 2-3), in cui potevano sembrare superflue.

► Sono così state estese a tutte le ipotesi da cui consegue la liquidazione coatta amm. determinate

regole del concorso (ad es. arresto delle azioni esecutive individuali; scadenza dei crediti; effetti sui

contratti in corso di esecuzione, ecc…); si sono ammessi alcuni rimedi di fronte all’operato del

commissario liquidatore (ad es., opposizione contro l’esclusione; impugnazione dei crediti

ammessi).

371. Rapporti con le altre procedure concorsuali.

Qualora si presentano stessi presupposti con le altre procedure concorsuali, quale è quella che si

applica? Tale problema sussiste soprattutto tra fall. e liquid. coatta amm.:

1. per le imprese per le quali è prevista la liquid. coatta amm., il fall. può essere dichiarato solo

se è ammesso dalla legge;

2. secondo il principio della prevenzione, la dichiar. di fall. preclude la liquid. coatta amm. e

viceversa (art. 196 legge fall.);

3. quando la dichiar. di fall. non è ammessa per specifiche categorie di imprese o quando

l’impresa è stata già posta in liquidazione, in sostituzione della dichiar. di fall. si fa luogo

22

all’accertamento giudiziale dello stato di insolvenza → con la conseguenza che si rendono

applicabili anche alla liquid. coatta amm. le norme del concorso atte a tutelare i creditori

circa gli atti pregiudizievoli antecedenti o con cui si è violata la par condicio , e le norme in

tema di reati fallimentari.

► Da ciò si evince come manca la possibilità di sovrapposizione di altra proc. conc. a quella già in

atto. L’unica esigenza si ha nel caso dove non è ammesso il fall., per cui bisogna assicurare la

conservazione del patrimonio in attesa del provved. di liquidazione, quando l’insolvenza si riveli

prima di esso; e nel caso in cui, a liquidazione in atto, bisogna consentire l’inefficacia degli atti a

danno dei creditori e della par condicio ► e ciò attraverso la dichiar. giudiziale dello stato di

insolvenza prima della liquidazione o nel corso di questa.

► Quindi, le differenze fondamentali tra le 2 proc. conc. non riguardano la posizione dei diversi

interessati, bensì le modalità di attuazione del concorso. Infatti, mentre nel fall. il procedimento si

svolge integralmente nell’ambito giurisdizionale, perché l’autorità giudiziaria assolve anche compiti

di natura amministrativa, nella liquid. l’autorità giudiziaria interviene solo in merito

all’accertamento di specifiche situazioni e per risolvere conflitti, mentre compiti di natura

amministrativa sono demandati ad organi amministrativi.

372. Funzioni giurisdizionali e attività amministrativa.

● Le funzioni dell’autorità giudiziaria, il tribunale, sono:

1. accertamento dello stato di insolvenza (art. 195-202 legge fall.);

2. risoluzione delle controversie circa la formazione dello stato passivo (art. 209);

3. esame delle impugnazione proposte contro il bilancio di liquidazione e il piano di riparto

(art. 213);

4. approvazione del concordato, sua risoluzione o annullamento (art. 214-215).

● La pubblica amministrazione svolge tutte le altre funzioni e nomina specifici organi:

1. adotta il provved. che ordina la liquid. dell’impresa;

2. nomina il commissario liquidatore;

3. svolge funzioni di vigilanzasull’operato del commissario;

4. accerta la sussistenza dei presupposti per far luogo alla liquid.coatta dell’impresa;

5. contro inerzia della pubbl. amm. o contro il suo rifiuto di provvedere sono esperibili i

comuni rimedi per la violazione di interessi legittimi.

373. Accertamento giudiziale dell’insolvenza.

Solo qualora si tratti di insolvenza dell’impresa e di impresa privata, i creditori e l’autorità di

vigilanza possono proporre istanza per chiedere l’accertamento giudiziale dello stato di insolvenza.

Se invece l’impresa ha rilievo pubblicistico, il tribunale, prima di dichiarare lo stato di insolvenza,

deve sentire l’autorità governativa di vigilanza dell’impresa, per consentirgli di predisporre elementi

per escludere lo stato di insolvenza.

● Come ogni atto amm., il provved. che ordina la liquidazione può essere revocato dall’autorità che

lo ha emanato;

● Nel caso di accertamento giudiziale dell’insolvenza, la revoca non è ammissibile, se non quando

sia stato accolto l’appello contro la sentenza che dichiara l’insolvenza, ex 5°co. art. 195 legge fall..

● L’accertamento giudiziale dello stato di insolvenza può essere:

1. antecedente al procedimento con cui si ordina la liquidazione → in tal caso con la sentenza

che dichiara l’insolvenza il tribunale adotta i provvedimenti conservativi del patrimonio in

attesa dell’inizio della proc. di liquidazione;

2. successivo al procedimento con cui si ordina la liquidazione → in tal caso effetto della

dichiar. giudiz. di insolvenza è solo quello di rendere applicabili alla procedura di liquid.

coatta amm. le norme sulla revoca degli atti pregiudizievoli ai creditori e le sanzioni penali

previste per i reati fallimentari. 23

► Quindi, l’accertamento giudiz. dell’insolvenza non è una dichiar. di fall. , ma individua una proc.

conc. diversa. Effetto della sentenza non è quello di aprire il concorso, ma, nel caso avvenga prima

della liquid., quello di autorizzare i provved.conservativi del patrimonio e di imporre alla p.a.

l’apertura del concorso.

374. Effetti del provvedimento di liquidazione.

Il concorso si apre dopo il provvedimento che ordina la liquidazione. Tale provved. determina:

1. lo spossessamento del debitore di tutti i beni;

2. sostituzione del commissario liquidatore all’imprenditore o agli organi sociali

nell’amministrazione del patrimonio;

3. si determinano gli effetti che produce l’instaurarsi di una proc. conc. nei confronti dei

creditori e sui rapporti giuridici preesistenti (art. 201 legge fall.; vedi effetti nel fall.).

375. Organi della liquidazione amministrativa.

● Il commissario liquidatore ha funzioni analoghe a quelle del curatore del fall., per le quali si

presenta come pubblico ufficiale:

1. amministrazione del patrimonio e gestione dell’impresa durante la liquidazione;

2. procede a tutte le operazioni della liquidazione secondo le direttive dell’autorità di vigilanza

e sotto il controllo del comitato di sorveglianza;

3. può compiere da solo tutti atti di ord. amm.; è necessari l’autorizzazione dell’autorità di

vigilanza per quelli di straord. amm. indicati dall’art. 35 legge fall.;

4. risponde del suo operato e può essere revocato dall’autorità di vigilanza;

5. ha il potere di formare lo stato passivo, che diviene esecutivo con il deposito in cancelleria

(compito che nel fall. spetta al giudice delegato);

● L’autorità di vigilanza ha sostanzialmente le funzioni del giudice delegato e del tribunale nel

fall.:

1. sovrintende alle operazioni di liquidazione;

2. provvede a nomina e revoca del commissario liquidatore;

3. concede le necessarie autorizzazioni al commissario liquid.;

4. fissa le direttive a cui il comm. liquid. deve attenersi.

● Il comitato di sorveglianza è composto da 3-5 esperti del ramo in cui opera l’impresa; si tratta di

un organo consultivo che:

1. da parere in merito ad atti di straord. amm. ex art 35 legge fall.;

2. fa un rapporto semestrale all’aut. di vigilanza sulla situazione patrimoniale dell’impresa;

3. da parere vincolante sulla vendita in blocco di mobili e immobili.

376. Fasi del procedimento: a) l’accertamento del passivo.

L’accertamento del passivo è compiuto dal commissario liquidatore, che vi provvede sulla base

delle scritture contabili e dei documenti dell’impresa.

Coloro che sono riconosciuti dal comm. partecipano alla ripartizione dell’attivo; solo nel caso in cui

non è riconosciuto il credito dal comm., è necessaria una domanda di riconoscimento del credito da

parte dell’interessato, da proporre con lettera raccomandata entro 60gg. dalla pubblicazione nella

Gazzetta Uff. del provved. di liquidazione → tranne questo caso, non è necessario per la

partecipazione al concorso di una dichiarazione di credito, come invece per il fall..

Anche i terzi possono far valere domande di rivendicazione, restituzione o separazione di cose

mobili possedute dall’impresa, nei termini suddetti e solo se il comm. non ha riconosciuto il loro

diritto.

Sulla base di tutte le domande di creditori e terzi, il comm. forma un elenco e lo deposita in

cancelleria, dando avviso con raccomandata a coloro le cui pretese siano state respinte.

Tale elenco diviene esecutivo entro 15 gg. dal suo deposito in cancelleria; entro tale termine devono

essere proposte le opposizioni avverso l’esclusione del credito e le impugnazioni contro

24

l’ammissione di altri crediti. → si inserisce così nel proced. amm. una fase giurisdizionale ► tale

fase inizia con ricorso al presid. del tribunale da parte dei creditori esclusi o da parte di quelli

ammessi contro l’ammissione di altri crediti; il pres. nomina un giudice istruttore e il processo

continua secondo le forme previste per opposizioni e impugnazioni dei creditori in sede di fall.. (art.

98 → 103 legge fall.).

Anche nella liquidaz. coatta amm. sono consentite domande tardive nelle stesse forme previste per

il fall..

377. continua: b) la liquidazione dell’attivo.

E’ opera del comm. liquid. che ha tutti i poteri necessari, ad eccezione che per la vendita in blocco ,

dove è richiesta autorizzazione dell’autorità di vigilanza e parere favorevole del comitato di

sorveglianza.

378. continua: c) la ripartizione dell’attivo.

Le somme realizzate con la liquid. dell’attivo vengono ripartite secondo l’art. 111 legge fall.,

nell’ordine:

1. in primo luogo per pagamento dei crediti prededucibili;

2. poi per pagamento aventi diritto prelazione su beni venduti;

3. infine creditori chirografari.

Prima dell’ultima ripartizione, il comm. deve sottoporre all’autorità di vigilanza :

1. il bilancio finale di liquidazione;

2. e il piano di riparto tra i creditori.

Questi sono depositati nella cancelleria del tribunale; la notizia del deposito viene pubblicata sulla

Gazzetta Uff.; entro 20 gg. da tale pubblicazione gli interessati possono proporre opposizione in

merito al bilancio e al piano di riparto, ma non sul diritto degli altri creditori a parteciparvi →

quest’ultima contestazione deve essere fatta valere tempestivamente mediante impugnazione

dell’ammissione, non dopo.

Se nel termine suddetto, non vi sono opposizioni, bilancio e piano di riparto si intendono approvati

e si fa luogo alla ripartizione finale secondo l’art. 117 legge fall.; se si tratta di una società, si fa

luogo anche alla cancellazione della stessa (art. 213 legge fall.).

379. Il concordato.

Il procedimento di liquidazione si può concludere anche con un concordato, avente una struttura

diversa da quella che assume nel fall..

Infatti nella liquid. coatta amm. il conc. si attua senza la partecipazione dei creditori, i quali non

sono chiamati ad approvare la relativa proposta, ma possono solo proporre opposizione al tribunale,

al quale è rimessa la decisione in merito all’accoglimento o al rigetto della proposta.

La tutela dell’interesse dei creditori è affidata agli organi della liquidazione che devono autorizzare

l’imprend. a proporre il conc., e al tribunale stesso in sede di decisione.

La sentenza del tribunale è appellabile entro 15 gg. dalla sua pubblicazione, dall’imprend., dal

comm. o dagli opponenti.; contro la sentenza d’appello è ammesso ricorso per cassazione.

Dopo l’approvazione gli organi della procedura controllano l’adempimento di quanto previsto nel

conc. stesso; in caso di inadempimento il conc. può essere risolto su istanza del comm. liquid. o dei

creditori; può essere annullato in caso sia stato dolosamente esagerato il passivo o sottratta parte

dell’attivo; in tali ultimi 2 casi, segue la riapertura della liquid. coatta amm..

380. La liquidazione coatta delle società.

Particolarità della liquid. coatta amm. di società è che essa non si estende ai soci illimitatamente

responsabili; tuttavia gli effetti dell’accertamento giudiziale dell’insolvenza della società si

producono anche nei loro confronti, con la conseguenza che gli atti di disposizione da essi compiuti

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anita K

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Commerciale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Crisi dell'Impresa, Ferri. Nello specifico gli argomenti analizzati sono i seguenti: la crisi economica dell'impresa, crisi economica e tutela dei creditori ( le procedure concorsuali), la dichiarazione di fallimento, il potere di iniziativa a richiedere il fallimento, forma domanda, giudice competente, forma e presupposti del provvedimento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Università: Brescia - Unibs
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anita K di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Brescia - Unibs o del prof Notari Mario.

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