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Se l’atto è nazionale il parametro è nazionale, se è l’atto comunitario il parametro è comunitario.

L’atto nazionale è impugnabile a livello nazionale, se comunitario in ambito comunitario. La Corte

ha sostenuto che ogni atto soggiace al proprio legittimo, come se i segmenti fossero disgiunti. La

parte quindi può avere doppi problemi processuali, con conseguenti possibili difformità.

Il diritto dell’Unione fissa le regole, che vengono attuate dalla amministrazioni nazionali. Questa

amministrazione avveniva con procedimenti che gli stati erano liberi di disciplinare e attraverso

rimedi nazionali, c’era cioè un’uniformità comunitaria ma che non comprendeva il procedimento e il

processo principio di autonomia procedimentale e processuale. Il diritto comunitario prevedeva un

certo livello di omogeneità ma le regole devono essere applicate da ogni paese secondo le proprio

regole e tradizioni giuridiche. Ad un certo punto la Corte ha detto che non c’è il principio di

autonomia processuale ad esempio procedimento per appalti pubblici.

TUTELA GIURISDIZIONALE 8

L’ordinamento giuridico dell’UE è fortemente caratterizzato da principi generali preposti alla tutela

dei propri soggetti e da un sistema giudiziario pensato per assicurare effettività ai principi stessi.

Inoltre, per il processo di integrazione con gli ordinamenti giuridici degli stati membri, le varie forme

di tutele previste dal diritto dell’UE rilevano direttamente per i giudizi nazionali ove si trattano

questioni a rilevanza europea, ed influenzano in senso riformato i sistemi nazionali processuali

anche per la parte ancora non direttamente coinvolte dal diritto dell’UE.

Occorre vedere il rapporto tra l’ordinamento giurisdizionale e l’ordinamento interno processuale.

Nel sistema giurisdizionale UE, da dopo Lisbona (prima c’era solo la Corte di giustizia), c’è la Corte

di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), il tribunale e i tribunali specializzati.

Di tribunale specializzato c’è solo quello per gli impiegati pubblici dell’UE. Il tribunale è l’appello

dei tribunali specializzati.

Il tribunale è in molti casi giudice di primo grado, e la Corte di Giustizia è giudice di appello. In altri

casi la Corte di Giustizia è giudice di unico grado.

Ogni organo ha il proprio regolamento procedurale.

Il tribunale ha una competenza generale in primo grado per:

- I ricorsi promossi dalle persone fisiche o giuridiche contro gli atti di cui sono destinatarie e

che le riguardino direttamente e individualmente.

- Per i ricorsi proposti dagli Stati membri contro la Commissione e il Consiglio, in determinate

materie.

- Per le azioni di risarcimento dei danni causati dalle istituzioni dell’UE e dai suoi agenti

nell’esercizio delle sue funzioni.

- Responsabilità contrattuale dell’UE.

- Contenzioso sul marchio comunitario.

- Ricorsi avverso le decisioni di alcuni uffici ed agenzie europee.

In Italia la procura presso la Corte di Cassazione, non ha potere propulsivo, ma ha solo il potere di

rassegnare le proprie conclusioni, non è parte in senso tecnico, è un soggetto che dà argomenti a

sostegno di un’altra parte.

Presso la Corte di giustizia si ha l’istituto dell’avvocato generale (sono 11): rassegna le proprie

conclusioni, che spesso, vista l’autorevolezza, viene poi seguita dal giudice. I giudici della Corte,

come gli avvocati generali e i cancellieri, beneficiano di privilegi, garanzie e di immunità, a tutela

della loro indipendenza.

I giudici della Corte (così come dei tribunali) sono nominati, di comune accordo, dai Governi degli

Stati membri e restano in carica per 6 anni, con possibilità di riconferma. Solitamente gli Stati

scelgono persone molto bene preparate, di prestigio.

La Corte e il Tribunale nominano il proprio presidente e il cancelliere.

La Corte svolge, talora, importanti funzioni consultive, così come avviene nel caso della

conclusione di accordi internazionali da parte dell’UE, ove uno Stato membro, il Parlamento, il

Consiglio, la Commissione possono chiedere il parere della Corte sulla compatibilità dei trattati. Il

parere è di natura vincolante.

Inoltre, la Corte di Giustizia si pronuncia:

- Sui ricorsi presentati da uno Stato membro, da un’istituzione o da una persona fisica o

giuridica

- In via pregiudiziale, su richiesta delle giurisdizioni nazionali, sull’interpretazione del diritto

dell’UE o sulla validità degli atti adottati dalle istituzioni

- Negli altri casi previsti dai trattati. 9

I tribunali specializzati sono istituiti dal Consiglio e hanno competenze in particolari materie: le loro

sentenze sono impugnabili presso il Tribunale, che diventa giudice di ultimo grado.

La Corte di Giustizia è giudice di secondo grado delle cause decise dal Tribunale e può anche

essere di unico grado: quando giudica come giudice amministrativo giudica come una corte

Costituzionale di unico grado.

Rimedi giudiziali

1. Ricorso per annullamento

PROFILI SOGGETTIVI:LEGITTIMAZIONE

- Ricorrenti privilegiati: stati, istituzioni (Consiglio, Parlamento europeo, Commissione) e

BCE Corte di Giustizia

- Persone fisiche o giuridichetribunale

- Dipendenti pubblici tribunale per la funzione pubblica

PROFILI OGGETTIVI:ATTI IMPUGNABILI

- Istituzioni comunitarie: atti che non siano raccomandazioni o pareri del Consiglio, della

Commissione e della BCE, atti che producono effetti per terzi del Parlamento Europeo.

- Singoli: atti che li riguardano direttamente o individualmente: decisioni o atti regolamentari

(direttive: cioè quando forma non coincide con la sostanza, conta la qualificazione

sostanziale). Per quanto riguarda le comunicazioni della Commissione sorge il problema

della qualificazione sostanziale.

PROFILI OGGETTIVI (sono stati richiamati poi anche nel nostro ordinamento: incompetenza,

violazione di legge, eccesso di potere):

- Incompetenza (relativa) sconfinamento di un’Istituzione nei poteri di un’altra istituzione.

- Violazione di forme sostanziali un atto non può mai essere annullato, se l’amministrazione

dovrebbe comunque adottare un atto che è stato annullato. Cioè, quelle forme che siano a

garanzia di situazioni individuali (es. una violazione del procedimento non basta, se

sostanzialmente non può essere fatto valere un contenuto). Sono cioè quelle irregolarità

nella forma o nella procedura che determinano una conclusione del procedimento diversa

da quella prevista dalla normativa applicabile.

- Violazioni del trattato

- Sviamento di potere casi in cui un’istituzione usa i suoi poteri per un fine diverso da quello

per cui sono stati conferiti.

REGIME PROCESSUALE

L’azione va proposta, a pena di decadenza, entro due mesi dalla pubblicazione, dalla notificazione

o dalla conoscenza dell’atto (art. 263, § 6, TfUE). In difetto, l’atto diviene inoppugnabile, a meno

che risulti radicalmente nullo e/o inesistente (caso raro ed eccezionale).

L’azione ha natura costitutiva: la sentenza produce effetti retroattivi, ora per allora (ex tunc).

Tuttavia, i giudici di Lussemburgo possono determinare nel decisum i suoi effetti (art. 264, § 2,

TfUE, per i regolamenti: ma la giurisprudenza ha esteso tale potere alle direttive). Quindi, se così

dispone la sentenza, questa è in grado di effetti -in tutto o in parte- non retroattivi (ex nunc). Essa,

normalmente, estende i suoi effetti ai soggetti (persone fisiche e giuridiche) che hanno proposto

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ricorso (cfr. le decisioni) e statuisce sui motivi di ricorso (corrispondenza fra il chiesto e il

pronunziato).

Il processo amministrativo è sull’atto, di carattere annullatorio con effetto retroattivo. Nel 2011 il

Consiglio di Stato ha detto che l’effetto annullatorio della sentenza amministrativa è la regola, ma

non è assoluta, cioè può essere eliminata la retroattività quando l’effetto annullatorio avrebbe

creato uno svantaggio e non un vantaggio per il ricorrente. Tutto questo deriva dall’influenza del

processo comunitario, sul processo amministrativo.

REGIME IMPUGNATORIO

L’impugnazione della sentenza di primo grado, che si è pronunziata sul ricorso per annullamento, è

ammessa per soli motivi di diritto (ovviamente, non nuovi) e va proposta entro due mesi dalla

notificazione della pronunzia appellabile. L’appello non produce effetto sospensivo, ma può essere

richiesta la sospensione degli effetti del primo dictum (artt. 278-279 TfUE). La decisione del

secondo giudice (che non esercita, però, una revisione del primo grado), in caso di accoglimento

dell’impugnazione, annulla la sentenza opposta: nel qual caso, può decidere nel merito la

controversia; oppure può rinviare il processo al primo giudicante, vincolandolo sul punto di diritto

su cui ha statuito il giudice altior. N.B.: le sentenze dei giudici dell’Unione costituiscono titolo

esecutivo per l’esecuzione forzata negli Stati membri.

2. Eccezione di invalidità

Ci sono dei ricorrenti privilegiati che possono fare ricorso presso la Corte di Giustizia, quindi i

singoli non possono ricorrere per atti che non li riguardano concretamente (o che li possono

riguardare, come regolamento preciso). Il singolo come può farlo valere l’illegittimità nel

procedimento? Eccezione di invalidità, cioè in via incidentale in un singolo processo. È una

domanda che è all’interno del processo.

Uno stato non può far valere l’eccezione, deve impugnarlo entro i termini perentori.

Se la parte non solleva l’eccezione di invalidità, non può dichiarare illegittimo, ad esempio un

regolamento. È come un procedimento per annullamento, ma per via incidentale, da parte di chi

non è un ricorrente privilegiato e quindi non poteva avviare un procedimento per annullamento.

Gli effetti sono incidentali o erga omnes? L’invalidità è erga omnes se l’eccezione viene accolta,

mentre solo incidentale se viene respinta. L’atto non viene annullato, serve l’abrogazione da parte

dell’Istituzione.

I vizi per cui si può proporre sono uguali a quelli del ricorso per annullamento.

3. Ricorso in carenza

L’oggetto del ricorso in carenza è costituito dalla inazione di una istituzione comunitaria (Consiglio,

Commissione, Parlamento) e, ora, della BCE.

Il presupposto del ricorso (costituente una “condizione di procedibilità”) è rappresentato da una

omissione tout-court, contestata con un atto formale di messa in mora, protrattasi per un termine di

due mesi, senza che l’istituzione e/o la BCE abbiano “preso posizione”.

Il rimedio si prefigge di porre fine ad una situazione di illegittima inerzia, in contrasto con un

(preciso) obbligo di provvedere, avente fonte nei Trattati.

L’inazione riguarda non necessariamente l’atto finale e/o definitivo, potendo concernere anche un

(mero) atto procedimentale (ad es.: l’avvio).

Il ricorso in carenza è speculare rispetto a quello per annullamento (la giurisprudenza, infatti,

evoca un parallelismo fra i due ricorsi). 11

→ Ha ad oggetto un comportamento omissivo, anziché commissivo, che investe l’omessa

adozione di atti vincolanti, come i regolamenti, le direttive e le decisioni (non le raccomandazioni,

né i pareri).

Legittimazione attiva → compete a:

- Stati membri, istituzioni comunitarie e BCE → Corte di giustizia

- persone fisiche e giuridiche → Tribunale.

Osservazioni conclusive: il rimedio è scarsamente incisivo e poco utilizzato; assume un carattere

eminentemente politico, il cui substrato è costituito da endemiche tensioni sovranazionali e

interstatuali.

Atto comunitario nell’ambito nazionale

Problema del sindacato sull’atto comunitario: il giudice nazionale può valutare la validità o meno

dell’atto comunitario? No, spetta solo al giudice comunitario, in quanto altrimenti il diritto

comunitario diventerebbero tanti quanti gli stati  presunzione di validità degli atti comunitari.

Lo Stato può fare una questione pregiudiziale (2 casi: validità degli atti e interpretazione),

sospendendo il processo.

QUESTIONE PREGIUDIZIALE

- Validità: deve essere accertato dalla Corte di Giustizia

- Interpretazione: il giudice nazionale non può disapplicare, ma può interpretarlo.

I giudici nazionali possono interpretare, mentre non possono sindacare sulla validità.

Si prevede che il giudice possa richiedere l’interpretazione, a meno che sia un giudice di ultimo

grado, allora è un obbligo. Normalmente i giudici di ultimo grado fanno poche sentenze, ma in Italia

ne fa molte di più, fortunatamente la Cassazione non deve fare molte interpretazioni del diritto

comunitario, lo deve fare spesso il Consiglio di Stato, che per fortuna ha meno carico di lavoro.

Teoria dell’atto chiaro: se la questione interpretativa non si pone, perché è chiara, semplice e piana

non vi è l’obbligo.

La responsabilità della Repubblica vi è se il giudice fa una falsa interpretazione di una norma

chiara.

I quesiti riguardano il diritto dell’Unione europea, la Corte ha una funzione nomofilattica. La

questione deve avere un valore anche nel diritto interno.

Una questione è irricevibile? Prima di tutto deve investire l’interpretazione del diritto comunitario

(spesso in Italia si pongono dei quesiti che affrontano interpretazioni domestiche: la Corte cerca di

essere comunque utile, riformulando il quesito). La questione deve essere posta all’interno di un

processo (un procedimento amministrativo non consente di adire la Corte serve legittimazione

remittente); le attività amministrative indipendenti pure possono adire la Corte? Tematica discussa,

ma ad oggi non è ammissibile, seppur abbiano un ruolo paragiurisdizionale.

Nel caso della Corte dei Conti? Ha sia potere giurisdizionale che di controllo. Prevale l’effetto

oggettivo, se è effetto di controllo non può, se nell’ambito di un contenzioso si.

Consiglio di Stato: nel caso di appello nei confronti del TAR, può sollevare il rinvio pregiudiziale;

quando svolge attività di consulenza no, ma alcune volte in cui avviene in forme paragiurisdizionali

in cui si fa ricorso al Capo dello Stato può fare ricorso.

Se si ha un giudizio arbitrale? L’arbitro può sollevare il rinvio pregiudiziale? Difficile, perché si

contrappongono la teoria negoziale e la teoria secondo cui gli arbitri risolvono una questione con

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un lodo, con tanti effetti analoghi a quelli del processo. Problema analogo al problema della

costituzionalità riguardo all’arbitrato. La Corte Costituzionale ha deciso che gli arbitri hanno

funzione decisoria, e la loro funzione è equiparabile a quella dei giudici; la Corte di Giustizia

invece, in quanto soggetti privati, ha deciso che non possono.

Per ordini che decidono lo stato dello persone, ad esempio gli ordini professionali, ha ritenuto ci

fosse la ricevibilità.

La Corte Costituzionale può sollevare un rinvio? Negli anni ’90 la corte Cost. ha detto no, in quanto

è un organo istituzionale e non giurisdizionale. Successivamente, la Corte ha cambiato

orientamento.

In seguito, è stata elaborato il criterio della “doppia pregiudizialità”, in base a cui il giudice a quo:

- rinvia alla CGCE per interpretare il diritto comunitario;

- e, parallelamente o in seguito, rinvia alla C. cost. per vagliare la non manifesta illegittimità

costituzionale della norma nazionale.

Con ord. n. 103/2008, la C. cost., giudice di ultimo grado (art. 137, c. 3, Cost.) ha ammesso il rinvio

pregiudiziale alla CGUE, allorché era impugnata, in via principale, una legge regionale.

La sentenza ha efficacia ex tunc, anche se il carattere retroattivo della pronunzia può essere

limitato (in analogia con il ricorso per annullamento).

→ Gli Stati membri possono apporre limitazioni agli effetti delle sentenza della CGUE, nel senso

che sono ammessi a disporre termini e/o forme per assicurare l’osservanza al dictum. Basta che

siano rispettati i principi di equivalenza e di effettività.

Esempio: direttiva in materia di inquinamento elettromagnetico, con Stato fa una legge

quadro, Regione fa legge quadro. Lo Stato impugna la legge della Regione, in quanto

questa ha violato delle direttive. La Corte Costituzionale deve valutare la direttiva, in questo

caso la Corte Costituzionale fa un rinvio pregiudiziale in quanto la Corte può interpretare, e

poi io giudicherò in base all’interpretazione data dalla Corte.

Se dall’interpretazione del diritto comunitario nasce un contrasto, lo singolo stato membro dovrà

conformarsi. Questo avverrà attraverso la legge comunitaria oppure quando non è possibile con

una legge normale. Ma lo stato può adottare dei correttivi? Ha discrezionalità per adeguarsi

all’interpretazione, assicurando però alcuni correttivi: principio di effettività (termine con una certa

congruità) e equivalenza (regime che si applicherebbe anche in situazioni non regolate dal diritto

comunitario). Normalmente l’effetto è retroattivo (ora per allora).

RESPONSABILITA’ DEI DANNI

Il ricorso per responsabilità fa parte dei ricorsi che possono essere intentati dinanzi alla Corte di

giustizia dell’Unione europea. Tale ricorso permette ai privati o agli Stati membri che hanno subito

un danno di ottenere un risarcimento da parte dell’istituzione che ne è all’origine.

Il ricorso per responsabilità è un ricorso intentato dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea

(CGUE). Può essere promosso dagli Stati membri o da privati.

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Il ricorso per responsabilità permette di ottenere un indennizzo per un danno di cui è responsabile

l’Unione europea. Esistono, infatti, due tipi di ricorso:

- il ricorso che chiama in causa la responsabilità contrattuale dell’Unione, quando essa è

parte di un contratto;

- il ricorso che chiama in causa la responsabilità extracontrattuale dell’Unione a causa di un

danno cagionato dai suoi organi o dai suoi agenti nell’esercizio delle loro funzioni.

RESPONSABILITA’ CONTRATTUALE

Gli organi e gli agenti dell’Unione possono concludere contratti che impegnano la responsabilità

dell’Unione. La CGUE non è, però, sempre competente per giudicare le controversie derivanti da

tali contratti.

Infatti, il ricorso per responsabilità può essere intentato presso la CGUE solamente se previsto da

una clausola compromissoria. Ciò significa che il contratto di cui è parte l’Unione deve comportare,

obbligatoriamente, una clausola che preveda la competenza della CGUE in caso di controversia.

In caso contrario, la competenza per statuire sulla controversia derivante dal contratto ricadrà sui

giudici nazionali.

Le azioni per la responsabilità contrattuale sono di norma quindi, affidate alle giurisdizioni degli

stati membri, tuttavia l’art. 272 TFUE sancisce la possibilità di apporre una clausola

compromissoria, contrattualmente stabilita, che rende competente la Corte di Giustizia.

Norme di riferimento:

- art. 272 TfUE (art. 238 TCE): la CGUE è competente a giudicare in virtù di una clausola

compromissoria contenuta in un contratto di diritto pubblico o privato stipulato dall’Unione o

per conto di questa;

- art. 273 TfUE (art. 239 TCE): la CGUE è competente a conoscere di qualsiasi

controversia tra Stati membri in connessione con l’oggetto dei trattati, quando tale

controversia le venga sottoposta in virtù di un compromesso;

- art. 274 TfUE (art. 240 TCE): “ Fatte salve le competenze attribuite alla CGUE dai trattati,

le controversie nelle quali l’Unione sia parte non sono, per tale motivo, sottratte alla

competenza delle giurisdizioni nazionali”;

- art 340, § 1, TfUE (art. 288, § 1, TCE): “La responsabilità contrattuale dell’Unione è

regolata dalla legge applicabile al contratto in causa”.

a) la responsabilità contrattuale è devoluta alle giurisdizioni degli Stati membri (salvo che venga

pattuita una clausola compromissoria);

b) l’Unione può essere convenuta dinanzi alle medesime giurisdizioni;

c) tutto ciò costituisce un punto di rottura con le organizzazioni internazionali (normalmente immuni

dalle giurisdizioni nazionali).

RESPONSABILITA’ EXTRACONTRATTUALE

L’Unione deve risarcire i danni di cui è responsabile. I danni possono essere cagionati, ad

esempio, da un agente dell’UE nell’esercizio delle sue funzioni, o possono derivare dall’attività

normativa delle istituzioni europee, come l’adozione di un regolamento.

La responsabilità extracontrattuale dell’UE è sottoposta a disposizioni uniformi elaborate dalla

giurisprudenza della CGUE. Il ricorso può essere intentato da privati o da Stati membri che sono

stati vittime del danno e che vogliono ottenere un risarcimento. Il ricorso va presentato entro un

termine di cinque anni a decorrere dal verificarsi del danno.

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La Corte di giustizia riconosce la responsabilità dell’Unione se si verificano tre condizioni:

• il ricorrente ha subito un danno;

• le istituzioni europee o i loro agenti hanno tenuto un comportamento illegale rispetto al

diritto europeo;

• esiste una relazione di causalità diretta tra il danno subito dal ricorrente e il comportamento

illegale delle istituzioni europee o dei loro agenti.

Il ricorso per responsabilità intentato dinanzi alla Corte di giustizia dell’UE può chiamare in causa

solamente la responsabilità dell’Unione.

Norme riferimento:

- art. 268 TfUE (art. 235 TCE): la CGUE è competente a conoscere delle controversie

relative al risarcimento dei danni di cui all’art. 340, § 2 (e § 3);

- art. 340, § 2, TfUE (art. 288, § 2, TCE): “In materia di responsabilità extracontrattuale,

l’Unione deve risarcire, conformemente ai principi generali comuni ai diritti degli Stati

membri, i danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti nell’esercizio delle sue

funzioni” .  competenza esclusiva CGUE (altri casi di giurisdizione esclusiva sono le

sanzioni e il pubblico impiego comunitario).

Sentenza Van Gend & Loos (1963): diritti dei cittadini ad avere tutela reale.

Sentenza Francovich (1991):

- l’effettività del diritto sarebbe invalidata se i singoli non avessero legittimazione ad agire anche

nei confronti degli Stati e

– la responsabilità extracontrattuale degli Stati membri nei confronti dei singoli per violazione del

diritto comunitario è inerente al sistema giuridico dei trattati.

Con l’azione di responsabilità gli interessati (persone fisiche o giuridiche e Stati membri) chiedono

la condanna dell’Unione al risarcimento del danno, previo accertamento della sua responsabilità

extracontrattuale.

Condizioni:

- I soggetti (coloro che agiscono in nome e nell’interesse dell’Unione) debbono aver agito

nell’esercizio delle loro funzioni, perseguendo le finalità intestate all’istituzione comunitaria

coinvolta.

- Nesso causale derivante da azione o da una omissione.

- I danni risarcibili devono essere immediati e diretti.

- Comprendono i danni materiali e morali, il danno emergente e il lucro cessante, gli interessi

e la svalutazione monetaria.

- Onere della prova grava sul danneggiato.

- L’azione si prescrive in 5 anni.

- La quantificazione dei danni, di solito, non viene operata in sentenza (questa si limita ad

accertare la responsabilità, lasciando le parti di concordare l’entità del risarcimento).

Le situazioni configurabili sono la responsabilità per atti normativi e per atti amministrativi.

- Applicazione di un atto comunitario illegittimo: l’applicazione fattene è in sé corretta, ma il

danno prodotto al terzo è ugualmente ingiusto per illegittimità dell’atto normativo stesso. Il

giudice nazionale chiede l’invalidità dell’atto alla Corte di Giustizia: se sono illegittime, gli

atti nazionali sono invalidi in quanto invalido l’atto comunitario.

- Applicazione illegittima di un atto comunitario legittimo.

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Deve trattarsi di una grave violazione, riguardare una norma giuridica superiore e deve essere una

norma intesa a tutelare i singoli.

Quando l’azione per il risarcimento del danno trova la sua base in un atto amministrativo

comunitario, si determinato possibili sovrapposizioni con l’azione di annullamento, in quanto

l’azione di responsabilità potrebbe pensarsi ammissibile solo successivamente ad un’azione di

annullamento dell’atto illegittimo. In realtà, l’azione di responsabilità è autonoma rispetto all’azione

di annullamento: nell’azione di responsabilità il giudice comunitario accerta in via incidentale

l’illegittimità dell’atto comunitario. Il carattere incidentale di tale accertamento fa si che riguardi

solamente le parti in causa, senza altrimenti mettere in discussione l’atto contestato (

disapplicazione).

RESPONSABILITA’ EXTRACONTRATTUALE DEGLI STATI MEMBRI

Buona parte del diritto dell’Unione è eseguito dagli stati membri tramite le rispettive

amministrazioni. Ci sono 2 forme di responsabilità: per attività o inattività degli Stati membri in

violazione del diritto dell’Unione; oppure per fatti degli Stati stessi che rappresentano una corretta

attuazione del diritto dell’Unione di cui si contesta la legittimità. Nel primo caso la fonte della

responsabilità sta nel diritto nazionale, mentre nel secondo nello stesso diritto dell’Unione.

Quando il fatto illecito è puramente nazionale, nel senso di essere ascrivibile senz’altro

all’amministrazione nazionale, l’azione di responsabilità non trova fondamento nell’art. 340 e dovrà

essere attivata davanti ai giudici nazionali, i quali giudicheranno secondo il diritto dello Stato

senza necessità di dover coinvolgere o giudici comunitari.

Non avendo l’Unione particolari strumenti giuridici per condizionare sistematicamente l’attività di

esecuzione del diritto comunitario da parte degli Stati, la Corte ha ritenuto correttamente che, in

principio, l’Unione non sia corresponsabile per gli illeciti commessi dagli Stati in esecuzione del

diritto comunitario. Il risultato è la mancanza di uniformità nell’applicazione e nella garanzia del

diritto europeo.

Diverso è il caso in cui si contesti il diritto europeo che è stato eseguito correttamente

dall’amministrazione nazionale. L’azione sarà egualmente presentata al giudice nazionale, ma

questo potrà fare un rinvio pregiudiziale.

Un altro caso, riguarda gli Stati membri per il recepimento della direttiva: responsabilità degli stati

membri per violazione del diritto comunitario. Si è sviluppato un sistema che riguarda il

recepimento della direttiva.

Sentenza Francovich: “Sarebbe messa a repentaglio la piena efficacia delle norme comunitarie, se

… i singoli non avessero la possibilità di ottenere un risarcimento ove i loro diritti siano lesi da una

violazione del diritto comunitario imputabile ad uno Stato membro … La possibilità di risarcimento

a carico dello Stato membro è particolarmente indispensabile qualora, come nella fattispecie, la

piena efficacia delle norme comunitarie sia subordinata alla condizione di un’azione da parte dello

stato e, di conseguenza, i singoli, in mancanza di tale azione, non possano far valere dinanzi ai

giudici nazionali i diritti loro riconosciuti dal diritto comunitario”.

Gli sviluppi della responsabilità degli stati membri (per cattivo esercizio della funzione legislativa)

hanno interessato le direttive comunitarie per:

- omesso (o tardivo) recepimento delle direttive;

- infedele attuazione delle medesime.

Condizioni (Francovich, 1991):

1) la direttiva attribuisca diritti ai singoli;

2) il contenuto di tali diritti sia individuabile in base alla direttiva;

3) sussista un nesso di causalità fra l’obbligo gravante sullo Stato e il danno subito

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Tale azione è proponibile davanti ai giudici nazionali. Le modalità della tutela risarcitoria vengono

previsti dai singoli ordinamenti processuali degli Stati membri.

Occorre verificare se allo Stato membro competa un margine (consistente) di discrezionalità; se

c’è, la violazione deve essere grave e manifesta (Dillenkofer, 1996: viaggi «tutto compreso»). La

CGUE esercita un potere di verifica sulla normativa nazionale e sulla sua qualità: deve avere

precisione.

Brasserie du Pêcheur e Factortame III (1996): danni cagionati dal legislatore per violazione del

diritto U.E. (legge tedesca sulla purezza della birra + immatricolazione di pescherecci: GB-E): il

diritto al risarcimento è il necessario corollario del diretto effetto della previsione comunitaria dalla

violazione della quale è dipeso il danno; altrimenti, sarebbe vanificata la piena effettività del diritto

comunitario.

Una seconda caratteristica è che la responsabilità per fatto illecito della PA è solo una parte della

comprensiva responsabilità dello Stato per tutte le funzioni pubbliche al suo interno esercitate,

inclusa la funzione normativa e quella giurisdizionale.

Lomas (1996): diniego dell’amministrazione britannica alla esportazione in Spagna di ovini vivi. La

sentenza Francovich non distingueva tra atti normativi e atti amministrativi: essendo problema

comunitario la questione della responsabilità dello Stato per violazione del diritto comunitario, non

rileva la partizione nazionale delle funzioni tra i vari poteri pubblici.

Qualche volta esistono casi in cui il giudice ha giurisdizione esclusiva (nel senso di escludente), ad

esempio negli appalti pubblici, il giudice UE può sospendere e quantificare il danno (accettato dalla

Corte Costituzionale).

Il primo effetto, dopo la responsabilità per atti normativi, è la responsabilità per atti amministrativi e

successivamente anche per gli atti giurisdizionali.

La Corte di Giustizia dichiarò che il diritto interno era ostativo al diritto comunitario per atti in

materia di appalto limitare la responsabilità.

Nel 1992 una norma italiana nell’ambito degli atti pubblici si ha risarcimento, al di fuori no,

ripristinando l’atto amministrativo che non è risarcibile (venivano quindi poste eccezioni, ma la

regola rimaneva la non risarcibilità).

La Cassazione ad un certo punto nella sentenza n. 500 del 1999 ha cambiato versione:

responsabilità per violazione del diritto comunitario non ci sarebbe bisogno, affermava la Corte, di

espresse previsioni di legge per riconoscere la risarcibilità degli interessi legittimi.

Nei casi in cui si ha un atto comunitario, che poteva essere soggetto al ricorso per annullamento, il

giudizio di validità si ha in via incidentale, per la tutela risarcitoria, facendo valere tutte le violazioni

(tutela piena).

La responsabilità per violazione del diritto europeo si è estesa anche all’attività svolta dagli organi

giurisdizionali degli Stati membri (CGUE, 30.09.2003, Köbler, C-224/01).

Attestata la responsabilità solitamente ci sono decreti legge oppure con una legge comunitaria.

Oggi si fanno anche decreti legge con tutta una serie di correttivi (motivati come nel diritto

comunitario).

Più complesso è il caso dei procedimenti composti: la responsabilità (dell’Unione e dello Stato)

assume carattere concorrente, con l’onere di adire la giurisdizione comunitaria e quella nazionale.

La responsabilità dello Stato può derivare -e, sempre più spesso, deriva- dall’omessa attuazione

del diritto europeo da parte di soggetti diversi dallo Stato, nell’ambito delle loro competenze

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legislative (Regioni) o amministrative (enti pubblici). Per ovviare a tale situazione, la legge

comunitaria del 2007 (legge n. 38/2008) ha introdotto il diritto dello Stato alla rivalsa.

ATTI AMMINISTRATIVI E INVALIDITA’ COMUNITARIA

L’atto amministrativo nazionale avviene nell’ambito di un procedimento (sommatoria di atti

amministrativi). Gli atti amministrativi sono distinti, ma sul piano della funzione sono tutti collegati.

L’atto che assurge è quello conclusivo, che è normalmente quello impugnabile (sia Stato che

Unione).

Nel sistema italiano una legge del 1889 è la legge istitutiva una giurisdizione per illegittimità di un

atto amministrativo del Consiglio nazionale di Stato. Questo sistema è stato codificato dalla Carta

costituzionale: tutti i possono agire in giudizio per la tutela dei propri interessi legittimi (art. 24 -

113) Il provvedimento che viola il diritto comunitario è illegittimo per i vizi di legittimità:

incompetenza, violazione di legge e eccesso di potere (assetto costituzionalizzato).

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Articolo 24: “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni

giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.”

Articolo 113: “Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela

giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o

amministrativa.

Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o

per determinate categorie di atti.

La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica

amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.”

Gli atti comunitari integrano parametri di validità degli atti amministrativi nazionali. E, nelle direttive,

la legge di recepimento può essere «anticomunitaria»; oppure la direttiva produce «effetti diretti»,

disconosciuti dall’atto amministrativo.

Il ricorso presso il giudice amministrativo è su atti per conseguire annullamento, con effetto

retroattivo entro un termine decadenziale.

È sorretto dal principio della domanda: il giudice si pronuncia solo sulla domanda, con rispetto del

principio sul chiesto e il pronunciato.

Nel sistema italiano qual è l’impatto del diritto dell’UE sull’atto amministrativo? Gli atti

amministrativi che violano il diritto comunitario: si applica il regime dell’atto amministrativo italiano

o europeo?

Provvedimento amministrativo (bando di gara) che viola il diritto comunitario; il bando di gara è

impugnabile. Se la parte interessata non impugna? Si consolida anche se viola il diritto

comunitario? il giudice può agire d’ufficio?

- Teoria dell’atto nullo fin dall’inizio: Il regime è quello della nullità assoluta, perché gli atti

amministrativi sono adottati in carenza di potere: con l’effetto che il vizio è rilevabile d’ufficio

(prescindendosi dai motivi proposti) -e da chiunque- in qualsiasi momento. si scontra con

esigenze opposte, legate alla certezza dei rapporti giuridici e alla conservazione dei valori

giuridici.

- Il regime è condiviso con quello della invalidità nazionale: osservanza del principio della

domanda e del termine decadenziale.

- Chiti non c’è nullità, però il giudice amministrativo può fare uso dell’istituto della

disapplicazione.

Questa teoria non è stata condivisa e ha trovato un ostacolo nella giurisprudenza dei giudici

amministrativi. Questa innovazione per i giudici era difficilmente metabolizzabile; la maggior parte

della dottrina ha ritenuto che il diritto dell’UE era vincolata ai principi procedurali.

La Corte di Giustizia è stata adita più volte in via pregiudiziale e ha avuto un approccio empirico:

- Peterbroeck, 1995: il giudice nazionale avrebbe potuto d’ufficio valutare la compatibilità

comunitaria di provvedimenti nazionali anche quando il motivo comunitario non sia stato

invocato dall’interessato entro un determinato termine.

- Ciola, 1999: inoppugnabilità derivava dal fatto che prima il diritto comunitario non era

applicabile, in quanto l’Austria non faceva pare dell’Unione. Il giudice può disapplicare:

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risoluzione del singolo caso concreto, non dei principi generali. In un caso si è applicata la

teoria del Chiti.

- Santex, 2003: è compatibile con il diritto dell’unione un processo come il nostro. La

fissazione dei termini prescrittivi rispetta, in linea di massima, il principio comunitario di

effettività. Si è affermato così il principio secondo cui quando un atto viola il diritto

comunitario, il regime processuale è quello interno. L’atto è quindi annullabile entro il

termine decadenziale (abbandono della teoria del Chiti).

Un atto amministrativo si consolidava, e la Corte di Giustizia interpretava in maniera diversa se la

giurisprudenza cambia, e accerta che l’atto è in contrasto con il diritto comunitario la parte può

porre istanza, e l’amministrazione nonostante l’inoppugnabilità deve fare riesercizio del potere

(ridecidere quella cosa tenendo conto del diritto comunitario).

L’autotutela (possibilità di risolvere autonomamente - ovvero senza il ricorso al potere

giurisdizionale- un conflitto di interessi attuale o potenziale con i destinatari dei provvedimenti e, in

particolare, di sindacare la validità dei propri atti producendo effetti incidenti sugli stessi, nell'ambito

di tutela dell'interesse pubblico.) diviene obbligatoria quando:

- ha ad oggetto atti amministrativi suscettibili di riesame;

- i rimedi giurisdizionali sono esauriti;

- la pronunzia del giudice nazionale contrasti con il diritto U.E., in base ad un orientamento

sopravvenuto della CGUE (Sentenza Kühne & Heitz, 2004): il principio di cooperazione

derivante dall’art 10 CE impone ad un organo amministrativo di riesaminare una decisione

amministrativa definitiva per tener conto dell’interpretazione delle pertinenti disposizioni

comunitarie nella giurisprudenza comunitaria.

- l’interessato si sia rivolto alla P.A., inoltrando rituale istanza.

La Corte di Giustizia ha creato un modello nel quale il diritto comunitario apporta limitazione alla

definitività degli atti amministrativi.

Sentenza Kuhne & Heitz: deve essere tenuto valido un atto amministrativo inoppugnabile che è

contrario al diritto comunitario? La Corte di Giustizia ha sostenuto che non possono essere esperiti

dei correttivi, il provvedimento è definitivo, ma l’amministrazione su sollecitazione ha l’obbligo di

rivedere l’atto e rivalutare alla luce del nuovo quadro normativo emerso.

Mentre nel diritto interno c’è un potere discrezionale di rivedere i provvedimenti, se c’è contrasto

con il diritto UE c’è un obbligo da rivalutare l’atto amministrativo.

L’ADEGUAMENTO DELLE FONTI NAZIONALI AL DIRITTO COMUNITARIO

Problema dell’adattamento del diritto italiano a quello comunitario nella fase discendente: occorre

togliere delle norme non compatibili con il diritto dell’Unione; il problema è quello di organizzare

l’intervento.

Evoluzione normativa:

- 1989 legge La Pergola: legge comunitaria il Parlamento assicura il periodico adeguamento

dell’ordinamento nazionale a quello comunitario.

- 2005 n. 11: legge comunitaria + decreto legge: intervento straordinario quando la scadenza

precede l’entrata in vigore della legge comunitaria.

- 2012 n. 234: questa normativa disciplina l’attività normativa. Una volta all’anno occorre fare

un’attività di adeguamento: recepire la nuova normativa. Questo rappresenta la maggior

parte dell’attività del nostro Parlamento. La tradizione è quella della legislazione delegata: il

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zorro93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto amministrativo europeo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Antonioli Marco.

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