DIRITTO AMMINISTRATIVO
Prova A-L lunedì 30 Marzo con oggetto l'organizzazione amministrativa (da pag 1 a 130)
2° prova Mercoledì 29 Aprile con oggetto un caso pratico da risolvere
Pre appello mercoledì 10 Giugno alle 9.30
Che cos'è il diritto amministrativo?
Caso pratico:
Soggetto disabile invoca l'art 16 della legge 68/1999, che sancisce le speciali modalità per lo
svolgimento delle prove d'esame, nel caso di specie per le tre prove scritte dell'esame di
magistratura. Per risolvere un caso del genere occorre capire gli interessi in gioco, valutarli e
capire quale fare prevalere.
Nel diritto civile che regola i rapporti tra singoli, di regola le relazioni sono bilaterali. Il diritto
amministrativo è un diritto multipolare. Un secondo elemento che differisce il diritto amministrativo
dal diritto privato è che i soggetti sul diritto privato regola relazioni paritarie e non sperequate,
mentre il diritto amministrativo non regola relazioni paritarie su soggetti posti sullo stesso piano. Il
diritto amministrativo regola posizioni tra un soggetto che è la pubblica amministrazione che consta
in una posizione di supremazia, e una miriade di soggetti privati che si trovano a doversi adattare e
a subire le relazioni poste da un soggetto in una posizione speciale. Questa posizione speciale è
riconosciuta come tale in nome dell'interesse protetto, in nome dell'interesse che la pubblica
amministrazione è chiamata ad invocare in tutela dell'interesse a carattere generale. L'interesse
generale appartiene a ciascun singolo.
Un principio fondante del diritto amministrativo è il principio di imparzialità (art 97 Cost) che si può
garantire nel caso di specie con l'anonimato dei candidati che partecipano al concorso pubblico.
Quindi un ulteriore interesse in gioco è l'anonimato della persona disabile che nel caso dovesse
eseguire la prova separatamente sarebbe vanificato.
Elemento ulteriore al caso è capire se la terapia per la quale si deve sottoporre la disabile si possa
spostare.
Nel diritto amministrativo si ha un giudice ad hoc, un giudice speciale, da cui scaturisce la c.d.
conseguenza giurisdizionale, ossia anche il processo del diritto amministrativo ha regole speciali.
Per ottemperare il principio che a regole sostanziali speciali conseguano regole procedurali
speciali. Quindi si ha un TAR che è il giudice amministrativo di primo grado. Mentre il secondo
grado di giurisdizione nel giudizio amministrativo è il Consiglio di Stato. I tempi del giudizio
amministrativo sono per loro natura tempi lunghi. Le decisioni del giudice amministrativo non sono
sentenze ma il provvedimento è sempre ordinanza, quando bisogna decidere tempestivamente. La
decisione è assunta in sede cautelare, sommariamente.
Nel caso concreto è sorta una controversa e si è ricorsi al TAR del Lazio, il quale provvede con
ordinanza (2563/2014) per giudicare tempestivamente, accogliendo la domanda che per tutti
indistintamente le prove d'esame non siano una dopo l'altra ma un giorno si e un giorno no. In
questo caso si privilegia l'interesse di un singolo rispetto ad altri interessi generali, anche di
carattere finanziario. L'ordinanza è stata subito contestata in quanto non è una soluzione di
compromesso. L'amministrazione appella al Consiglio di Stato nella IV sezione, che viene
immediatamente istruita. Il giudice d'appello riforma l'ordinanza del TAR del Lazio, e lo fa con una
soluzione di compromesso, chiedendosi se esistono soluzioni alternative? il consiglio di stato
risponde in modo affermativo, disponendo che è esagerata la decisione del giudice di primo grado,
e sancendo la modalità alternativa di risoluzione della prova con la possibilità di far sottoporre il
candidato disabile a terapie nelle ore serali dell'ospedale.
Il diritto amministrativo riguarda uno dei tre poteri dello stato che coinvolge il singolo
costantemente.
LA LOGICA DEL DIRITTO AMMINISTRATIVO
Il diritto amministrativo sembra da un lato illogico e dall'altro inefficiente, ma il diritto amministrativo
dovrebbe tutelare i cittadini e disciplinare il potere pubblico. L'evoluzione delle pubbliche
amministrazioni hanno portato un diritto amministrativo più stringente.
Il problema del disordine amministrativo del diritto amministrativo, ossia s'intende la mancanza
di un corpo normativo per il diritto amministrativo, la mancanza di un codice.
Nel diritto amministrativo raramente vi sono definizioni positive, le definizioni del diritto
amministrativo non hanno il carattere dell'universalità che può avere un contratto nel diritto privato.
Questo perché manca un corpo normativo. Le definizioni nel diritto amministrativo se vi sono nella
legge hanno una capacità circoscritta e se non vi sono, sono frutto dell'interpretazione di giuristi.
Il diritto amministrativo è composto da:
- leggi generali: es l. 241/1990 la più nota
- leggi codice: che hanno una copertura orizzontale che si applicano nei vari campi ma non hanno
la completezza che ha un codice vero e proprio.
- leggi codice di settore: che regolano una determinata materia, ossia ambiti di attività materiali
regolati in via amministrativa.
- testi unici: che regolano determinate materie.
Nel diritto amministrativo c'è una dimensione creativa superiore, ecco perché il ruolo di dottrina e
giurisprudenza è molto importante. Altra caratteristica del diritto amministrativo è la dinamicità.
Il paradosso del diritto amministrativo è la creazione della scienza giuridica nel rappresentare il
diritto amministrativo in maniera unitaria, basandosi su criteri che affermano solo in parte la verità.
Il diritto amministrativo costituisce una spiegazione del diritto costituzionale. Inoltre il diritto
amministrativo si fonda su una serie di istituti autonomi costituiti in via interpretativa, sul concetto
che si fondano in modo opposto al diritto privato. ES l'atto tipico del diritto privato è il contratto che
si basa sul consenso - nel diritto amministrativo è il provvedimento della PA che si basa
sull'unilateralità di questa. Autonomia privata - Discrezionalità della PA. Anche il giudice è un
giudice speciale.
C'è anche una logica economica-politica che ci va a spiegare e ci fa capire che ci sono problemi
tipici delle PA che il diritto dovrebbe risolvere. Gli esempi perché la PA deve avere delle regole
particolari è per esempio perché gli enti pubblici agiscono in nome dell'interesse pubblico, e quindi
se la PA agisce sbagliando, fa un danno alla collettività.
Quasi tutto ciò che produce la pubblica amministrazione non è un bene di mercato, la sanità,
l'educazione, sono beni e servizi che non hanno un valore di mercato. Ecco perché è molto difficile
produrre in maniera efficiente che però non è sul mercato.
Infine le PA utilizzano il denaro della collettività con l'imposta fiscale, e anche qui se dal punto di
vista privatistico si spreca il proprio denaro si avrà un danno a se stessi, mentre se si utilizza il
denaro della collettività e si spreca si fa un danno a tutta la collettività. Si deve partire da qui per
capire le regole del diritto amministrativo.
Il diritto amministrativo è molto dinamico in quanto vi è una continua domanda e offerta nella logica
della domanda collettiva.
Il sistema di prezzi impliciti: i comandi giuridici sono un modo per dare un prezzo ad un
comportamento. E' sempre espressioni di prezzi impliciti, non basta introdurre un comando o un
divieto per introdurre un effetto complementare.
Se si prendesse per esempio il codice della strada, nessuno pensa che siano regole imperative
morali. Consideriamo invece il codice della strada come un sistema di prezzi impliciti, calcoliamo di
parcheggiare in divieto di sosta perché siamo disposti ad accettare la sanzione pecuniaria.
Ecco che il diritto amministrativo è disseminato di prezzi impliciti.
Importante anche la comparazione giuridica del diritto amministrativo con altri diritti. Il diritto
amministrativo è il diritto dello stato, del potere pubblico, quindi ogni stato fa storia a sé.
Ma in ogni paese vi sono istituti, esigenze molto simili. In ogni ordinamento l'amministrazione usa il
denaro pubblico e non privato per esempio, ecco perché si confrontano per problemi simili.
Per guadagnare efficienza la PA applica sempre più frequentemente una logica aziendale, però
bisogna tener presente fino a che punto è applicabile una logica aziendale privata in un ente che
tutela interessi generali.
NASCITA E SVILUPPO DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
La PA nasce con lo stato moderno, è creazione dello stato moderno. Lo Stato moderno nasce dal
XV al XVII sec, si gettano le basi dello stato moderno.
Lo stato moderno assume rilevanza per il diritto amministrativo con la Rivoluzione Francese,
perché è essa che porta l'affermazione di un principio cardine, il principio della separazione dei
poteri. La rilevanza giuridica della PA sorge con la separazione dei poteri.
Il precipitato giuridico del principio della separazione dei poteri è appunto la distinzione dei tre
diversi poteri con strutture organizzative distinte chiamate a svolgere funzioni specifiche.
Potere esecutivo: attua la legge curando in concreto gli interessi della collettività.
Non è possibile un travalicamento di un potere nell'altro. Prima di questo principio giudice
amministrativo e giudice ordinario erano riuniti nella stessa persona/organo.
C'è una netta distinzione in Italia, nei paesi di common law, con quelli di civil law. Quelli di common
law si chiamavano "sistemi a diritto amministrativo" rispetto a quelli di civil law che non aveva la
distinzione sul piano amministrativo. Wade grande studioso di diritto pubblico inglese affermava
che in Inghilterra il diritto amministrativo non esiste. Oggi c'è un momento di riavvicinamento
rispetto la scomposizione iniziale.
Perché nasce la PA? Nasce come istanza di garanzia, ha in sé il compito di garantire i pubblici
servizi per tutelare gli interessi generali. Ciò detto entra in gioco il legislatore, detentore del potere
legislativo, e il principio cardine del diritto amministrativo, il principio di legalità.
Il principio di legalità ha una valenza differente quando è riferito ad una PA, ha un contenuto più
stringente . In particolare il principio di legalità in diritto amministrativo significa che la PA può
esercitare unicamente quei compiti, quei poteri, che il legislatore le ha attribuito. Pone quindi un
vincolo di carattere positivo, quando invece con riferimento a privati pone vincoli negativi (cosa non
puoi fare, non cosa puoi fare). Perché in questo caso entra in gioco il principio di libertà, i privati
sono liberi la PA non è mai libera perché vincolata dal legislatore, è vincolata nei sui fini, nei suoi
compiti, dalla legge.
Il che pone un altro principio, che tra politica e amministrazione c'è una netta distinzione, ma al
tempo stesso continuità. Tra organi politici e amministrativi c'è distinzione, ma c'è anche un legame
perché sia il legislatore sia l'amministrazione, curano, tutelano, garantiscono, interessi pubblici, in
maniera diversa: il legislatore-parlamento cura interessi pubblici in astratto, l'amministrazione cura
interessi pubblici in concreto.
Ci sono principi di carattere generale come lo stesso principio di legalità o di separazione di poteri
hanno eccezioni. Il principio della separazione dei poteri conosce un attenuazione con le autorità
amministrative indipendenti.
La PA ha la funzione della cura dell'interesse pubblico in concreto, individuato dal legislatore in
astratto. Vi sono interessi costanti e interessi variabili:
interessi costanti: per esempio i tributi, che non possono essere demandati ai privati. L'ordine
pubblico che se demandato al privato potrebbe essere abusato. La costruzioni di infrastrutture,
ponti, strade, ferrovie. Ecc. Quindi l'interesse pubblico è l'interesse che spetta a tutta la collettività.
Però è un interesse di tipo formale, ossia che deve essere riconosciuto come tale dal legislatore.
Ma il legislatore non è completamente libero, è vincolato dalla gerarchia delle fonti del diritto, è
vincolato dalla Costituzione. La ragion d'essere della PA nasce proprio con un esigenza
costituzionale.
Originariamente sono pochi l'interessi pubblici all'origine la PA è chiamata a tutelare, tanto è che
nell'800 vi è il c.d. Stato minimo, con la tutela dell'ordine pubblico, la sicurezza pubblica, la
sicurezza della nazione da attacchi esterni.
Con lo sviluppo cresce il numero degli interessi pubblici, aumenta il compito della PA e abbiamo la
trasformazione dello stato da minimo, allo Stato del Benenssere, il walfare state, offrendo tutele
positive, con l'aumento degli organi pubblici per ottemperare ai compiti ulteriori.
Affianco allo stato del benessere vi è un ulteriore elemento, lo Stato imprenditore, lo stato si fa
anche impresa, entra nel mercato della produzione dei beni e servizi, mediante la figura dell'ente
pubblico economico (SIP, EIRA, Ferrovie dello Stato), soggetti pubblici che svolgono attività
d'impresa.
La fase attuale è una fase di trasformazione, condizionata dalla crisi finanziaria e dall'inserimento,
dall'integrazione nelle organizzazioni sovrannazionali. Se nell'800 per l'unificazione d'Italia si
uniforma il diritto amministrativo, nascendo come diritto governativo, nazionale. Oggi l'inserimento
in un contesto sovrannazionale, nell'UE, comporta che l'UE si fa portatrice di istanze diverse da
quelle nazionali che portano ad una riduzione della sfera pubblica, vi è una parziale riduzione della
sfera pubblica dovuta all'influenza europea. Perché essa dagli anni 80, con maggior forza dagli
anni 90 persegue politiche pubbliche di liberalizzazione e privatizzazione. Queste politiche
pubbliche portano necessariamente ad una riduzione della sfera pubblica. Comporta la messa in
vendita dei pacchetti che prima facevano parte dello stato imprenditore, oggi sono messi sul
mercato dove possono intervenire operatori economici pubblici o privati.
Ma non si ha una riduzione integrale della PA, questa assume nuove forme. Assume le vesti del
c.d. Stato regolatore, svolgendo un compito pubblico che prima non c'era, ossia la regolazione (la
disciplina) dei mercati che prima invece si trovavano in una situazione di monopolio pubblico. Si
creano nuove PA, che sono le c.d. autorità di regolazione, nascono negli anni 90', svolgono un
tipo di attività laddove prima vi era un solo soggetto (es ENEL, per l'energia elettrica), con
l'introduzione nel mercato anche di soggetti privati, serve un autorità di cornice per l'operato delle
aziende.
Vi sono alcuni interessi pubblici che non possono essere regolati solo a livello nazionale, vi sono
interessi della collettività che non sono sufficientemente garantiti entro i confini statali, Es tutela
ambientale. La PA a livello europeo è strutturata dalla commissione alle agenzie. MA la maggior
parte delle politiche europee sono realizzate in base principio dell'esecuzione indiretta. La PA
nazionale deve rispettare il dettato dell'UE.
Ricapitolando è vero che vi è un principio di libertà del singolo, ma è necessario una pubblica
autorità che garantisca gli interessi della collettività. Si caratterizza quello che è il c.d. fallimento del
mercato, o meglio carenza del mercato, ossia quello che il privato non è in grado di soddisfare in
maniera adeguata i propri interessi. Il privato non è in grado di raggiungere condizioni di efficienza
allocativa, ciò è caratterizzato che talvolta l'interesse generale non è soddsfatto dal singolo, ma è
necessario un apparato pubblico, nel quale l'apparato politico cura in astratto gli interessi pubblici,
mentre la pubblica amministrazione cura in concreto gli interessi pubblici. La politica individua
quegli interessi che l'amministrazione deve tutelare, ciò comporta che il principio di legalità abbia
una valenza più forte. Occorre una legittimazione legislativa. Non è solo il legislatore inteso come il
parlamento, ma abbiamo essenzialmente nella costituzione gli interessi che la PA deve realizzare.
Ma c'è anche un ulteriore fonte, a livello sovrannazionale che condiziona il diritto amministrativo
sotto molteplici aspetti:
1) l'UE ha una propria PA, ci sono diversi soggetti che curano in concreto interessi pubblici (BCE,
Agenzie, Commissione)
2) la maggior parte dei fini che le politiche europee si prefiggono sono concretizzati sulla base del
principio dell'esecuzione indiretta, ossia attuata dalle PA nazionali.
3) tutta la legislazione nazionale deve osservare, rispettare quanto stabilito a livello di trattato
dell'UE, non solo deve essere rispettosa la normativa primaria dell'UE, ma anche quanto
stabiliscono le direttive europee, ossia quegli atti che emana l'UE che non sono direttamente
applicabili ma hanno bisogno di un attuazione a livello nazionale. Le regole che vigono in Italia
derivano dall'attuazione delle direttive europee.
Il modo per garantire la supremazia del diritto europea si evince da una massima del consiglio di
stato, pronunciata nel 2013.
Il caso verteva sulla tutela dell'articoli 41 della costituzione in contrasto con una legge regionale
sarda che sanciva dei limiti, delle condizioni, nello specifico di 700 metri di distanza tra due attività
commerciali identiche. La ratio della regola regionale:
1) ragione di carattere generale, a vantaggio della collettività perché si assicura una distribuzione
in tutto il territorio;
2) a vantaggio dei soggetti coinvolti della categoria,
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