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Linguistica romanza

La linguistica romanza studia tutte le lingue che sono nate ed evolute dalla lingua latina, infatti queste vengono definite anche lingue neolatine. Quindi la linguistica effettua una delimitazione di tipo storico delle lingue, esaminando il periodo medioevale che finisce con la scoperta del nuovo mondo, ma anche un taglio geografico, in quanto viene analizzato lo spazio europeo delle lingue romanze, anche se esiste tutto un mondo neolatino anche nelle ex colonie europee in America, ma nel periodo preso in esame il nuovo continente non era ancora stato scoperto.

Le lingue romanze inoltre hanno anche una seconda classificazione, quella ideata da Schlegel, il quale diversificò le parlate in: isolanti, agglutinanti e flessive. Le prime sono quelle in cui ogni parola corrisponde ad un solo morfema, come il cinese e il vietnamita. Le lingue agglutinanti comprendono invece parole formate da più morfemi distinti tra loro come accade nelle lingue turche; infine, le lingue flessive sono quelle come il latino, le cui parole sono formate da molteplici morfemi, variabili e non necessariamente distinti tra loro.

Analisi della parola latina

Se analizziamo ad esempio la parola latina “LUPUS”, notiamo che questa è formata dal primo morfema “LUP” e dai seguenti tre racchiusi nella desinenza “us”. Questi indicano il maschile, il singolare e la funzione sintattica che nel nostro caso è nominativa. Tutte le lingue romanze rientrano oggi nel tipo flessivo, in quanto fanno parte di un'unica famiglia linguistica, poiché hanno in comune tutte lo stesso capostipite: la lingua madre latina.

Concetto di similarità tra lingue

Il concetto che lingue così distanti tra loro possono avere dei tratti simili è antichissimo: già Dante infatti nel suo “Divulgari eloquentia” aveva accennato all'unità di varie lingue romanze, individuata sulla base di coincidenze lessicali. Più tardi, tra il XVIII e il XIX secolo, vennero poi scoperte le affinità di un gruppo di lingue che include il latino, il greco, il tedesco, il russo e il sanscrito. Le similitudini non sono state trovate sulla base lessicale, né si tratta di affinità evidenti, ma di corrispondenze tra suoni e morfemi.

È stata quindi riconosciuta come capostipite unico di queste lingue, l'indoeuropeo, all'interno del quale si distinguono poi le famiglie: germanica, romanza e slava. Il ramo romano è l'unico esempio attestato, in una lingua quale il latino ha dato origine ad un'altra intera famiglia.

Latino volgare e metodologie di studio

Quindi le lingue romanze documentate nel medioevo e nate dal latino sono il nostro punto di arrivo: quello di partenza è rappresentato dal cosiddetto latino volgare, vero discendente del mondo romanzo, anche se non disponiamo ancora di nessun metodo per verificare la trasformazione diretta da una lingua all'altra. Gli studiosi tra il 600 e il 700, acquisirono un metodo comparativo che permetteva di verificare le reali corrispondenze esistenti tra le varie lingue indoeuropee: ciò permise al tedesco Diez di produrre una grammatica comparata delle lingue romanze e un vocabolario etimologico della famiglia, attraverso i quali vengono ordinati i fenomeni romanzi in relazione alle corrispondenze forme latine e di individuare l'origine latina dei principali termini romanzi.

Anche oggi nella linguistica romanza esiste un metodo di comparazione, attraverso il quale è possibile comparare i termini delle lingue romanze per risalire poi alla forma latina. Se la derivazione dal latino standard non è possibile, parliamo allora di latino volgare. In questo caso il metodo è comparativo ricostruttivo, viene cioè ipotizzata una forma volgare, non scritta né documentata.

Non mancano però delle contraddizioni all'interno delle lingue indoeuropee: il rumeno ad esempio è considerato una lingua romanza anche se il suo lessico assume più un carattere slavo; o l'inglese, lingua germanica anche se metà del suo lessico è di origine latina.

Analisi diacronica e sincronica

La linguistica romanza analizza le lingue neolatine in ogni aspetto antico o moderno: esse hanno dunque un versante diacronico ed uno sincronico. Con il primo le lingue vengono analizzate e confrontate in momenti diversi della loro storia; mentre sotto l'aspetto sincronico gli studiosi verificano le somiglianze e le evoluzioni delle lingue in un preciso momento storico. Per verificare la nascita di una lingua volgare, lo studio è stato effettuato sulle forme più arcaiche su testi umili, perfino sulle iscrizioni sui muri degli analfabeti e sulle correzioni dei grammatici sulle forme assunte dal latino.

Ci si rende conto quindi, che le lingue romanze non sono nate dalla lingua di Cicerone, ma da quello normalmente parlato nell'impero romano, quello volgare appunto. Proprio Cicerone parlava di un “plebeus o vulgaris sermo”, una lingua plebea o volgare: già al suo tempo quindi esisteva la consapevolezza della differenza tra livelli linguistici, legata alle diverse situazioni comunicative: anche Cicerone utilizzava un linguaggio informale nelle lettere e la lingua classica nelle orazioni. Anche dal punto di vista scritto quindi, esistevano vari livelli di latino: quello poetico era sicuramente diverso dal linguaggio giornalistico.

Delimitazione dello spazio e regionalismi

Per ricercare le forme che hanno dato luogo alle lingue della Romania, era necessario effettuare anche una delimitazione dello spazio poiché le varie evoluzioni e innovazioni con le mescolanze linguistiche potevano deviare tali forme. Quello di cui parliamo non era infatti un latino monolitico, ma una lingua che poteva subire modifiche innanzitutto fonetiche a seconda dell'area geografica del parlante, i cosiddetti regionalismi fonetici e lessicali di cui però non abbiamo alcuna documentazione, e poi per le influenze delle lingue in quelle aree preesistenti.

Un esempio di regionalismo è il verbo passivo “svegliarsi” che nella sua forma più antica veniva detto “expergiscar”; col tempo tale termine diventò inconsueto, e nacquero varie forme nuove, più comuni in varie zone dell'impero: in Gallia ad esempio si diceva “experire”, in Spagnaexpertare” e in Italiaexgiuilare”: ogni zona quindi sostituì la vecchia forma del latino classico attraverso un proprio regionalismo.

Confini linguistici e geografia linguistica

Centrale è quindi nella linguistica, il problema dell'esistenza di confini linguistici, problema che diede spinta alla nascita di una geografia linguistica, che ha ricostruito l'antica distribuzione di fenomeni fonetici e morfologici grazie alla realizzazione di atlanti linguistici. Differenziazioni del latino: regionalismi, registri linguistici diversi, colonizzazioni. Queste potevano avvenire dal basso, attraverso un grande flusso immigratorio sul posto di persone appartenenti al paese conquistatore, in questo modo la diffusione era sia del latino standard che non.

Attraverso le colonizzazioni dall'alto invece, gli immigrati occupavano i ruoli chiave dei paesi, gestendo istituzioni, posti di governo, tribunali, e in questo caso troveremo sicuramente una diffusione del latino per lo più classica e formale.

Area geografica delle lingue romanze

Oggi le lingue romanze occupano un'area geografica dell'Europa occidentale, ad ovest di una linea che va dal canale della Manica al mare Adriatico. All'interno di tale area, troviamo anche zone linguistiche alloglotte (diverse da quella ufficiale). Le principali sono la Bretagna francese di lingua celtica e la zona basca, che comprende i dipartimenti sud occidentali francesi e la Navarra, zona spagnola settentrionale.

Sono molte anche le isole romanze, tra queste: le isole normanne della Manica, politicamente britanniche, le Canarie spagnole in sud America, la Corsica, le Baleari catalane. All'interno di questa area molte parlate hanno avuto anche una tradizione letteraria, che insieme alla normalizzazione grammaticale ha permesso di renderle ufficiali.

Le grandi lingue romanze sono dunque: il portoghese, lo spagnolo o castigliano, il francese e l'italiano, sebbene il catalano iberico abbia avuto una grande importanza medioevale e gode di un certo riconoscimento anche odierno, così come il provenzale in Francia.

In Europa orientale però, esiste un'altra grande area romanza, al di là del confine tracciato, in cui gran parte della Romania e della Moldavia è di lingua neolatina. Tutto ciò costituisce la grande “romània”, l'area romanza derivata dalle antiche tracce linguistiche del latino: accanto a questa si posiziona però, un'altra area che il latino non conosceva, la nuova romània, quella che varca i confini europei.

Espansione delle lingue romanze

Innanzitutto va infatti considerata l'America: è romanza il Quebec (francese), mentre sono spagnoli il Messico, il Costarica, il Salvador, l'Ecuador, il Perù, Panama, Venezuela, l'Argentina, Cuba e Portorico. Il Brasile invece è portoghese, mentre tra le isole caraibiche ritroviamo Haiti di lingua francese. In Africa non abbiamo nessuno stato propriamente romanzo, anche se sono molti quelli che hanno mantenuto la lingua dell'antico paese conquistatore, utilizzata dalle piccole elite, e dai sistemi scolastici. Così parlano francese in Burkina Faso, Costa d'Avorio, Marocco, in Algeria, Guinea, Madagascar, Tunisia. Il portoghese invece è la lingua utilizzata in Angola e nelle isole di Capo Verde. In Asia ritroviamo lo spagnolo nelle Filippine, sebbene è una piccola minoranza rispetto alle lingue locali e all'inglese. In Oceania viene utilizzato il francese da piccoli gruppi di isole tra cui Tahiti.

Tra le lingue romanze la più diffusa è sicuramente lo spagnolo, seguita dal portoghese, francese e infine l'italiano. Nel caso dell'Africa romanza, le lingue adottate non sono state una decisione presa dagli stessi abitanti africani ma dai loro governi: parliamo in questi casi di politica linguistica. Un importante esempio avvenne nell'813, quando il concilio di vescovi riuniti a Tours, decisero che le liturgie delle chiese dell'impero carolingio dovevano restare in latino, ma l'omelia doveva essere interpretata in lingua volgare, in modo che tutti potessero intenderla. Ci troviamo di fronte al più antico esempio di allontanamento, separazione tra la lingua volgare e quella latina: questa decisione infatti attestava per la prima volta una legittimità alle lingue volgari.

In Italia la storia del ducato dei Savoia, ebbe una svolta quando il duca Emanuele Filiberto, decise di adottare l'italiano per le questioni amministrative e giudiziarie negli stati italiani posseduti (1560). Atti meno importanti di politica linguistica sono quelli che prevedono la fondazione di accademie che hanno il compito di regolare l'uso linguistico. Le più antiche sono l'Accademia della Crusca in Italia e l'Academie française in Francia, le quali hanno stabilito il corretto utilizzo delle rispettive lingue sull'aspetto grammaticale e lessicale.

Oggi la Francia si è adoperata in modo che venisse rifiutato qualsiasi termine straniero, infatti a Parigi non si dirà computer ma bensì “ordinateur”, e ha stabilito che anche le insegne dei negozi fossero in francese, scritte come la lingua vuole: gli accenti circonflessi e la dieresi. Le decisioni politiche e governative hanno tutte lo scopo di imporre una sorta di unità di questa o quella norma, quindi nel caso delle decisioni linguistiche, queste dovrebbero essere uguali per tutti gli abitanti di una determinata area.

Variazioni linguistiche

La variazione linguistica è però la condizione principale di una lingua, la quale varia non soltanto se confrontata con altre aree, ma anche all'interno delle singole. La variazione è limitata solo dalla necessità di comunicare, i parlanti di una stessa area devono cioè capire e farsi capire, ma all'interno di questi vincoli ritroviamo un grande margine di differenza. Già Dante nel De vulgari eloquentia aveva osservato che anche all'interno di una stessa città, non tutti i quartieri si esprimono allo stesso modo: gli studiosi dell'800 invece, fecero le loro analisi su piccole unità di parlanti, dei villaggi, osservando che in ognuno di esso le persone parlavano in modo omogeneo.

Più tardi però, ci si rese conto che non era così; la prima motivazione era sulla base temporale: alcuni conservavano vecchie abitudini, altri invece, solitamente i giovani, le modificavano anche sulla base di esperienze in paesi vicini, servizio militare o necessità di emigrazione. Si pensò allora, che almeno all'interno di una stessa famiglia ci si esprimesse in modo uguale, ma ancora una volta non fu così. Un'inchiesta dimostrò infatti che le differenze linguistiche variano a seconda di sesso, età, occupazione: le donne non si esprimono proprio come gli uomini, così come i giovani rispetto agli anziani, o ancora chi lavora nei campi rispetto ai commercianti.

Nella prima metà del 900 invece, pur di non rinunciare al concetto di omogeneità linguistica, vennero eseguiti degli studi sull'individuo, ma nemmeno allora tale necessità venne soddisfatta. Il termine idioletto indica tutte le caratteristiche linguistiche personali di cui si serve un individuo, il quale adotta via via termini che utilizza in modo foneticamente diverso di volta in volta, anche se di poco. Anche il linguaggio individuale quindi, è ricco di variazioni: lo stesso individuo può essere ritenuto polimorfico. Ciò avviene anche nella lingua scritta, anche se le differenze sono meno visibili e individuabili. Si deve dunque riconoscere che la variazione è una caratteristica propria di ogni lingua.

Livelli di variazione

Esistono principalmente quattro diversi livelli di variazione:

  • Abbiamo quella diatopica, la quale individua le differenze linguistiche nello spazio e vale sia per quelle ampie tra diverse famiglie linguistiche, che per quelle minime tra quartieri di una stessa città.
  • La variazione diastratica ha invece a che fare con le differenze di una stessa comunità linguistica: il contadino ad esempio, si esprimerà sempre in modo diverso rispetto al proprietario terriero.
  • Esiste poi una dimensione diafasica, che analizza i diversi registri linguistici: quello formale, solenne, o familiare.
  • Infine abbiamo la variazione diacronica che riguarda le differenze linguistiche nel tempo: possiamo infatti confrontare l'italiano dell'800 con quello odierno ad esempio.

La forma più evidente di variazione è quella diatopica: tutti infatti ci accorgiamo che parlanti che abitano in località diverse dalla nostra si esprimono anche in modo diverso, a volte siamo perfino in grado di riconoscere, dal dialetto del nostro interlocutore, il suo luogo d'origine. I dialetti sono nati sulla base di influenze innanzitutto del latino, e poi delle lingue romanze vicine. Il romanesco ad esempio, pur continuando la tradizione latina di Roma, per secoli ha avuto carattere nettamente medioevale, avvicinandosi molto ai dialetti campani, più di quanto accade oggi.

I dialetti provengono direttamente dal latino quindi, proprio come le lingue romanze, e non dobbiamo pensare che siano delle deviazioni delle lingue nazionali, le quali a loro volta si sono formate da un dialetto, come accade per l'italiano ad esempio che è nato dal dialetto toscano e in particolare quello fiorentino. Un'evoluzione della lingua senza influenze, è improbabile anche per i fenomeni di immigrazione in molte aree della Romania: quella moderna soprattutto, deve le loro parlate a questa condizione, in quanto sono aree che non hanno mai fatto parte dell'impero latino, ma che hanno sviluppato poi lingue romanze a partire dalle conquiste e immigrazioni del 400 in poi.

La condizione diatopica quindi, è abbastanza complessa anche se in genere non profonda: gli abitanti di una località sono quasi sempre in grado di capire chi abita nelle vicinanze: solo ad una certa distanza le differenze diventano nette. In Italia è stata stabilita come isoglossa la linea “La Spezia-Rimini” che corre lungo l'Appennino tosco-emiliano, poiché l'opposizione tra il ligure e il romagnolo e quello tra il toscano e il marchigiano è cospicua. Le barriere geografiche in questo modo, rappresentano anche quelle linguistiche.

Anche se non è sempre così: le Alpi infatti, non impediscono che i dialetti provenzali scendano nelle valli piemontesi e nella Valle d'Aosta. I dialetti si identificano per specifiche caratteristiche linguistiche che acquistano valore di stereotipo: in toscano abbiamo la “h” che sostituisce la “c” come in “hasa” mentre in siciliano ritroviamo le consonanti retroflesse “beddu” per bello. Differenze importanti le ritroviamo anche nella sintassi: a Firenze si dirà “noi si va al cinema” mentre al sud è molto più comune l'utilizzo della preposizione “a” prima del complemento oggetto “ho visto a Maria”.

Sono parecchi poi i geosinonimi, cioè quelle parole che esprimono lo stesso concetto, ma vengono utilizzate diversamente da area in area: il macellaio ad esempio, verrà chiamato in Sicilia “carnezziere”, parola di origine iberica. Ancora diverso è il caso della Romania nuova: lo spagnolo di Caracas è sicuramente diverso da quello di Madrid. Questo perché a Caracas i colonizzatori che hanno fondato la lingua locale, erano di provenienza eterogenea e parlavano varietà altrettanto diverse.

Questo associato al diverso ambiente, stile di vita, abitudini, ha modificato molto il lessico. Sono abbondanti le parole di origine indigena che spesso sono state importate anche nella madrepatria e sono diventate di uso internazionale, come patata o cacao, mentre altre volte sono rimaste di uso locale.

Un caso analogo di lingua, veniva a crearsi negli atti commerciali: i coloni europei avevano la necessità di effettuare scambi con gli indigeni ma non imparavano la loro lingua. Le difficoltà di comunicazione erano alte, e si creavano perciò delle lingue semplificate dette “pidgins”, le quali avevano un lessico molto semplice, tutte di tipo isolante, e servivano soltanto a fini commerciali. Il pidgin non era mai la lingua madre di quelli che lo parlavano, i quali erano indigeni o romanzi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roberta.esposito.165 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia e linguistica romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Luongo Salvatore.
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