Letteratura greca: età arcaica
Omero: i poemi omerici, il prodotto di un’intera cultura
La letteratura greca comincia con due poemi epici, l’Iliade e l’Odissea. Secondo la tradizione antica, essi furono composti da un poeta di nome Omero, anche se possiamo persino dubitare del fatto che Omero sia realmente esistito; e, se anche così non fosse, non possiamo assegnargli se non un’attività ridotta. Gli antichi hanno creduto di poter ricostruire almeno in parte la vita del poeta. Erodoto ci dice che doveva essere vissuto nel IX secolo a.C. Di Omero si diceva che fosse cieco, in omaggio ad una tradizione secondo cui il poeta è in definizione un veggente, e il veggente è cieco perché vede con l’occhio interiore.
Struttura e contenuti
I due poemi si compongono di 24 libri ciascuno, questa divisione risale ai filologi alessandrini. L’Iliade non racconta tutta la decennale guerra di Troia, ma solo una cinquantina di giorni dell’ultimo anno. La prima parola del poema è l’“ira” di Achille, che rappresenta il motore dell’azione. La guerra scaturisce dall’offesa fatta da Paride, figlio del re di Troia Priamo, al re di Sparta Menelao: poiché Paride ha rapito Elena, moglie di Menelao, Agamennone, suo fratello, raccoglie un esercito e lo conduce in guerra contro Troia, insieme con tutti gli altri principi greci.
Anche se la trama dell’Odissea è più facile da esporre, dal punto di vista della struttura narrativa è più complessa e sfrutta la tecnica narrativa del flashback. Il poema fa parte di quel gruppo di poemi epici che gli antichi chiamano “nostoi” o ritorni degli eroi da Troia in patria.
Trama Iliade
Il poema si apre con la peste suscitata nel campo greco da Apollo, dalla quale i Greci si salvano perché Agamennone restituisce la schiava Criseide al padre Crise. Ma il re vuole come indennizzo Briseide, schiava assegnata ad Achille, che irato si ritira dalla guerra. L’esercito greco e quello troiano si preparano allo scontro. Paride, alla vista di Menelao, è assalito dal terrore; mentre sta per soccombere contro Menelao, è però salvato da Afrodite. Agamennone offre a Achille la restituzione di Briseide purché egli torni in battaglia, ma l’eroe rifiuta. I troiani avanzano, così Patroclo chiede ad Achille le sue armi per poter entrare in battaglia, ma nello scontro viene ucciso da Ettore. Achille, appresa la morte dell’amico, vuole tornare in battaglia per vendicarlo ed Efesto gli forgia delle armi nuove. Riconciliatosi con Agamennone, torna in battaglia ed uccide Ettore. Dopo i solenni funerali di Patroclo, il vecchio re Priamo si reca di notte alla tenda di Achille per riscattare il corpo del figlio: Achille, commosso, glielo restituisce.
Trama Odissea
Lo scenario d’apertura è Itaca, dove spadroneggiano i proci. Atena incoraggia il figlio Telemaco a partire in cerca del padre. Intanto, Odisseo è trattenuto nell’Isola di Ogigia dalla dea Calipso, che finalmente lo lascia partire su una zattera e, in seguito a un naufragio, raggiunge l’Isola dei Feaci. Il soggiorno presso i sovrani Alcìnoo e Arète è argomento di sette libri durante i quali Odisseo narra ai suoi ospiti le precedenti peripezie: i Ciconi, i Lotòfagi, i Ciclopi e Polifemo, i Lestrìgoni, la maga Circe, i Cimmèri, la scena di necromanzia e gli incontri con i morti, le Sirene, Scilla e Cariddi, i compagni di Odisseo che divorano i buoi del Sole, la fine dei compagni superstiti. Successivamente riprende la narrazione in terza persona: i ritorni paralleli di Odisseo e di Telemaco a Itaca, i preparativi per la strage, la gara dell’arco, l’uccisione dei pretendenti, il riconoscimento dei due sposi. Il poema si chiude con una seconda visita di Odisseo nell’Ade per rivedere il Laerte, il padre, e successivamente continua con la lotta contro le famiglie degli uccisi e con la pace generale.
Le tematiche principali: la guerra e il viaggio
L’Iliade
L’Iliade è per intero il poema della guerra, soprattutto l’aggressività guerresca è vista come il mezzo principale perché ciascun eroe affermi l’onore che conferisce la fama. Si comprende solo così che l’ira di Achille per la sottrazione di Briseide non è causata dall’interesse per la donna, ma da una sottovalutazione dell’onore che spetta ad Achille. Dodds definisce questa una “civiltà della vergogna”, in quanto fondata sul timore che emerge nell’eroe di fronte al mancato riconoscimento del proprio statuto eroico da parte della comunità. Pertanto, combattere valorosamente in guerra è considerato un valore positivo. La guerra in sé è vista anche con l’angosciosa coscienza dei mali che comporta. Nell’Iliade non c’è spazio per tematiche diverse da quella bellica, una pausa dal tema è presente solo nell’episodio dei giochi funebri in onore di Patroclo.
L’Odissea
Nell’Odissea la guerra è presente solo sullo sfondo. Piuttosto, particolare importanza hanno il tema geografico, il riferimento alla vita civile e politica del tempo, il matrimonio, l’eredità, il governo, ecc. Nell’Odissea si registra una maggiore apertura alla presentazione dei sentimenti dei personaggi, i personaggi femminili sono molti e l’amore riveste un ruolo molto più forte rispetto all’Iliade. Nell’Odissea, inoltre, ricevono maggiore risalto temi che nell’Iliade sono assenti, come la magia.
I personaggi: gli uomini, caratterizzazione e processi psicologici
L’epos non entra in particolari che siano veramente descrittivi dei personaggi. Sul piano fisico l’eroe risponde ai canoni di bellezza e prestanza fisica. La descrizione accurata si rende necessaria solo nel caso del brutto e del non eroico. A ciascun eroe è solitamente associato un epiteto caratterizzante. L’associazione fissa tra l’epiteto e il nome dimostra che la descrizione caratteriale è minima. Solo raramente viene esposto il processo psicologico decisionale, e quando avviene assume termini quasi meccanici. Alcuni studiosi hanno voluto vedere nei continui interventi divini un modo per attenuare o persino negare la responsabilità umana; però, spesso l’uomo è punito per le sue azioni e lo stesso Zeus afferma con forza la responsabilità umana. La descrizione delle emozioni ha un suo statuto espressivo speciale. Sono frequenti le reazioni violente. Il pianto richiede un discorso articolato. Achille piange con la madre per l’offesa ricevuta, questo è un modo per presentare una reazione estrema del comportamento; il pianto causato dal lutto rientra invece nel comportamento codificato dalla collettività. Quando Odisseo si commuove al racconto di episodi di guerra, cerca di nascondersi: sono momenti non eroici e quindi vanno nascosti. L’eros è assente, ma non è assente il tema dell’amore, anche se con differenze tra uomo e donna. Se la donna sembra realmente innamorata, l’uomo non fa niente per far trasparire un analogo sentimento. Al rapporto omoerotico che gli antichi e i moderni vedono tra Patroclo e Achille non si fa nessun accenno nell’Iliade.
Gli dèi: sfere di competenza e antropomorfismo
Il sistema divino risale alla civiltà micenea, essi prendono parte attiva allo scontro, schierandosi o per l’uno o per l’altro esercito. Gli uomini rivolgono agli dei sacrifici e preghiere per ottenere in cambio quello che desiderano, tuttavia non sono onnipotenti. In ogni caso Zeus è il re degli dei e a lui si rivolgono gli uomini che richiedono giustizia. A prescindere dalle implicazioni teologiche e religiose, va precisato che gli dei omerici formano una società chiusa in sé stessa e soprattutto simile a quella umana, hanno solo il privilegio dell’immortalità e poteri sovrannaturali. Questo è il cosiddetto “antropomorfismo”. In Omero la religione olimpica è già razionalizzata, solo poche scorie rimangono di quella che era sentita come fase “barbarica”, restano solo accenni alla lotta condotta dalle divinità olimpiche per conquistare il potere.
La natura e la vita quotidiana
La sede in cui si manifesta la presenza della natura sono le similitudini, nelle quali il dettaglio descrittivo serve a creare un più efficace richiamo alla situazione narrata, alle emozioni e ai sentimenti. Oltre alla natura, anche la vita quotidiana e gli affetti familiari trovano spazio nelle similitudini.
Lingua, stile e formularità
La lingua omerica è una lingua “mista”, perché vi si mescolano principalmente due grandi raggruppamenti dialettali: lo ionico e l’eolico. Viene definita una lingua artificiale perché non è mai stata parlata. Peculiarità di questa mistione è l’assenza del dorico. Secondo alcuni studiosi potrebbe essere perché al tempo dell’invasione dorica la guerra di Troia era già conclusa, ma i Dori non sono entrati nei poemi neanche dopo, in seguito agli interventi “chirurgici”. Un fenomeno a parte è rappresentato dagli atticismi che dimostrano il passaggio del testo omerico attraverso Atene, almeno a partire dal VI secolo a.C., si tratterebbe per lo più di semplici fatti grafici.
Sullo stile va detto che l’epos racconta, e che racconta in modo continuato e piano, prediligendo la paratassi del periodo e narrativa. Una caratteristica dell’epos sono le formule: “un’espressione regolarmente usata, nelle medesime condizioni metriche, per esprimere un’idea essenziale” e possono avere:
- Grado minimo, nome+epiteto;
- Grado medio, un’espressione formulare che abbraccia un intero verso;
- Grado massimo, “scene tipiche”: interi blocchi di versi che si ripetono uguali.
La metrica
I due poemi sono scritti in esametri, che sono composti da sei cellule dattiliche, nel verso è determinante la quantità (opposizione vocale lunga-vocale breve). Ne risulta un verso adatto alla recitazione e, di solito, accompagnato da uno strumento musicale, a differenza della lirica che prevedeva musica piena e canto spiegato.
Fortuna
Omero sarà sempre, quanto alla lingua, il punto di partenza da cui misurare la maggiore o minore distanza dei singoli stili nei diversi generi letterari. La funzione educativa dei poemi è riconosciuta all’interno di tutta la civiltà greca. Per quanto riguarda l’immensa fortuna che ebbe nelle altre letterature, ne sono una prima testimonianza i Romani, in particolare Virgilio che li ha come modelli per la sua “Eneide”. Il testo riprenderà fortuna durante l’Umanesimo, ma la vera rinascita si ha con il Romanticismo e con la sua ricerca dei generi che esprimano la voce popolare.
La paternità dell’Iliade e dell’Odissea
Non è possibile risalire ai singoli elementi che costituiscono i poemi. In una situazione del genere l’intervento di uno o più autori è difficilmente identificabile: sembra più logico parlare di una creazione collettiva, piuttosto che di un’opera individuale. Pisistrato nel VI secolo a.C. avrebbe fatto riunire insieme i canti epici di Omero tramandati fino ad allora. Già nel mondo greco la figura di Omero era un problema storico e critico. Già nel II secolo a.C. Xenone ed Ellenìco sostenevano che i poemi fossero da attribuire a due autori diversi. Dalla fine del Seicento in poi la “questione omerica” riceve sempre più attenzione. La corrente della “critica analitica” (che si contrappone alla critica unitaria, secondo cui i poemi sono stati redatti interamente da un unico autore) di Wolf, tendeva a evidenziare il carattere composito dei poemi, da ricondurre ad autori diversi, arrivando alla teoria dei “canti separati”.
La svolta nel dibattito critico è stata la “teoria oralistica” di M. Parry (1928), il quale ha evidenziato come i poemi siano scaturiti da un contesto orale, che ne ha determinato stile, tecnica e contenuti. Secondo Parry, le “formule” erano funzionali a fornire un indispensabile aiuto mnemonico al poeta. Questo nuovo approccio era basato sulla comparazione con i canti balcanici trasmessi oralmente nel Novecento. La nuova prospettiva con cui si è guardato all’Iliade e all’Odissea ha consentito di comprendere anche che è un’intera cultura a rispecchiarsi nei poemi, con le sue componenti religiose, civili, guerresche e le sue istituzioni. Non a caso, i poemi omerici sono stati definiti “libro di cultura”, un libro collettivo in cui si rispecchia l’intera civiltà.
L’“enciclopedia tribale”
Gli studi hanno riconosciuto i poemi come un’“enciclopedia tribale” dei Greci, cioè come un testo depositario del sapere di un’intera civiltà. Il pubblico dell’epos è tutta la collettività. È per questo che la principale caratteristica dei temi epici è la loro tipicità, che si estende anche alla rappresentazione psicologica dei personaggi.
I poemi omerici: una “testimonianza” di oralità
Queste opere sono state composte, pubblicate e trasmesse in modo non usuale per noi moderni. In particolare, i due poemi omerici furono:
- Composti oralmente;
- Pubblicati attraverso la recitazione orale davanti a un pubblico di ascoltatori;
- Trasmessi dapprima oralmente, poi per iscritto.
Gli indizi interni
L’“oralità”, almeno per la fase iniziale di diffusione, cioè una composizione che non utilizza la scrittura. I poemi non sono un documento di oralità, che riproduce l’oralità originaria. Il valore dei poemi come testimonianza di poesia orale lo ricaviamo da una serie di indizi interni. Innanzitutto, il metro: l’esametro, con la sua regolarità ritmica, è il segno di una lunga elaborazione orale. In secondo luogo la formularità, che è un forte indizio di composizione orale. Ma l’esametro omerico è frutto di una lunga elaborazione e di un perfezionamento ritmico, esso è dunque più antico della scrittura. Inoltre la menzione della scrittura nei poemi è molto scarsa.
La rielaborazione scritta
Alcune spie linguistiche rivelano tuttavia il graduale passaggio dalla fase orale a un’ulteriore elaborazione compositiva condotta direttamente per iscritto: sono la frequente violazione della formularità e la presenza di tratti linguistici più recenti all’interno di sezioni più antiche. Anche gli elementi storici e sociali a cui si allude nei poemi mostrano la stratificazione di realtà (all’epoca micenea risale il grande scudo, al Medioevo ellenico risale l’uso di cremare i cadaveri).
L’aedo: una figura in evoluzione
L’aedo omerico e il suo pubblico
L’Odissea è la nostra fonte principale per la figura del cantore dell’epoca creativa e orale. Femio e Demòdoco sono i primi che conosciamo. Gli aedi di cui parlano i poemi omerici operano nell’ambiente della corte nobiliare. L’attività dell’aedo si configura come una dote divina (ispirata dalla Muse). L’aedo condivide con l’indovino la caratteristica emblematica della cecità fisica (è in grado di vedere con l’occhio interiore). Ma gli aedi costruiscono anche la memoria culturale della società di cui fanno parte, e in particolare, del gruppo nobiliare a cui sono legati. La materia privilegiata del canto aedico sono le “glorie degli eroi”, a cui si affiancano episodi mitici legati al mondo divino. In ambito tematico il cantore epico opera una selezione: la materia che sceglie di trattare ha la funzione di celebrare un’aristocrazia guerresca. Quanto alla capacità compositiva degli aedi, abbiamo visto come le formule, l’esametro e le “scene tipiche” costituiscano un ausilio, sia alla memoria del cantore, sia per chi ascolta. L’intimo rapporto fra il cantore epico e il suo pubblico presuppone quindi lo stabilirsi di quella che viene definita empatia.
Dall’aedo al rapsodo
Anche se i poemi omerici presentano l’aedo come un poeta di corte, non si deve pensare che questa situazione fosse ancora attuale nella Grecia dell’età arcaica. Le recitazioni dell’epos si spostarono alle feste religiose. Parallelamente a questo mutamento socio-culturale, l’epos esaurì la sua stagione creativa e si ridusse alla semplice ripetizione di racconti epici già fissati e consacrati dalla tradizione. Per distinguere le due fasi si suole designare con il termine aedo chi racconta (e a suo modo crea) l’epos e con il nome di “rapsodo” chi l’epos lo racconta soltanto.
Omero minore
Introduzione
Per “Omero minore” si fa riferimento a molte opere anonime che per tematica e stile generale vengono ricollegati ai poemi omerici. Queste opere sono: il Ciclo epico, alcuni poemi parodici, degli epigrammi e gli “Inni omerici”. Tutte queste opere sono però da ricondurre ad una fase compositiva posteriore all’epos arcaico.
Il ciclo epico: il Ciclo epico come testimonianza dell’epica arcaica
Il cosiddetto “Ciclo epico” comprende vari poemi epici attribuiti ad Omero. I cicli in realtà sono più d’uno: ciclo troiano, quello tebano e la saga degli Argonauti. I frammenti del ciclo epico mostrano l’ampiezza del patrimonio mitico della Grecia arcaica. Tra i vari cicli epici, il Ciclo troiano comprende i poemi incentrati sulla guerra di Troia, alcuni appaiono premesse ai poemi omerici, altri completano gli avvenimenti narrati. I poemi ciclici si possono far risalire al VII-VI secolo a.C., essi ci sono giunti solo in forma frammentaria. L’eccellenza dell’Iliade e dell’Odissea oscurò i poemi del Ciclo. Ma essi ebbero fino all’epoca classica una fortuna straordinaria.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.