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Cultura e percezione

In un gruppo di persone si produce cultura. Cosa viene percepito di questa cultura? Essa fa parte della maggioranza.

La scrittura come tecnologia

La lingua scritta è una tecnologia molto antica, tanto da non sembrarlo. Lo è ancora perché noi utilizziamo degli strumenti come carte e penna e organizziamo il testo in una determinata maniera, ciò significa rielaborare il pensiero. Saper leggere e scrivere è una abilità essenziale. È una tecnologia, non è naturale come la lingua, bisogna impararla. Ciò ha cambiato il nostro approccio alla cultura.

I sordi e la lingua

I sordi nella produzione della lingua vocale e scritta non fanno errori ma produzioni non-standard dell’italiano, ripetuta in tutti i sordi seppur con storie completamente diverse. Questo dipende dall’input diverso da loro percepito.

Lezione 1. Oralità e scrittura

Questi studi risalgono agli anni 60-70, anni fondamentali per la ricerca. La filosofia ha aperto nuove strade e riflessioni, grazie allo studio delle scienze sociali, da cui sono iniziati studi su tanti elementi che fanno parte della cultura, tra cui la lingua scritta. Il primo interesse si è concentrato sulle differenze tra strutture mentali.

Parola parlata vs parola scritta

La parola parlata fa riferimento al tempo, quella scritta allo spazio. La narrazione nel tempo assume un’altra dimensione, quando viene scritta la sua presenza resta reale. La cultura che si basa sul parlato non è documentata, a differenza di quella scritta che per questo viene ritenuta più affidabile (differenza preistoria-storia). La lingua parlata è basata sulla memoria mentre la lingua scritta è basata su scritti come saggi e romanzi.

Iliade, Odissea, Bibbia sono testi scritti ma basati su precedenti tradizioni orali. Hanno per questo delle caratteristiche specifiche, come il carattere dei personaggi molto definito, per essere di facile memorizzazione. Si basano su proverbi, metrica, cliché, parole facili da ripetere e memorizzare, anche attraverso ritmo e rima. La cultura parlata è partecipata, ci si affida al sapiente. La parola scritta mette distanza e dà la possibilità al singolo di ragionare sul discorso e riflettere su ciò che si legge, per aderirvi o meno. La letteratura è l’insieme dei testi scritti, ne esistono di tantissime forme (es. della matematica, della geografia, ecc.). Su 3000 lingue solo 78 hanno una letteratura (senza considerare i dialetti).

Oralità e immaginazione

Leggere un testo significa convertire il suono con l’immaginazione. La scrittura non può fare a meno dell’oralità. Il discorso è orale perché è inseparabile dalla coscienza umana. Ciò costituisce la retorica antica del mondo occidentale che ha organizzato in un prodotto la coscienza. Per rendere comprensibile ciò che sto dicendo, devo organizzarlo nella mia mente (es. retorica di Socrate). Il pensiero deve essere messo in ordine per riuscire a comunicarlo. L’organizzazione del pensiero avviene grazie alla coscienza.

Oralità primaria e secondaria

Possiamo distinguere oralità primaria (senza scrittura) e oralità secondaria (seguente la scrittura). La tradizione orale non ha analogo in letteratura. Per questo in LIS non possiamo parlare di letteratura, se non in senso figurato, in quanto abbiamo solo una tradizione orale. La tradizione orale è mutevole e alla fine finisce per non assomigliare più all’originale.

La scrittura e la scienza

La scrittura tende ad assimilare il resto a sé anche senza l’aiuto delle etimologie. La scrittura imprigiona le parole e le cristallizza. Un testo seppur contiene una dichiarazione falsa, continuerà a riportarla, rimane. La scrittura è necessaria alla scienza. La scienza è nata grazie alla scrittura (osservazione, riflessioni, scrittura, condivisione).

Platone e la scrittura

Platone. Una volta che la scrittura entra a far parte della tradizione greca regola il nuovo mondo per questo Platone esclude i poeti dalla Repubblica ideale in quanto amanti di cliché e formule, controproducenti. Afferma però in un suo scritto – facendo parlare Socrate - che la scrittura indebolisce la mente anche se se ne serve per scrivere i libri (contraddizione).

Psico-dinamica dell’oralità

Havelock su Platone. Studioso degli anni 60 che ha reinterpretato la concezione del mondo antico. Psico-dinamica dell’oralità. Secondo la cultura antica sappiamo ciò che ricordiamo e siamo ciò che sappiamo. Dove non esiste scrittura non c’è pensiero fuori dal pensatore. La lingua esiste nel momento in cui si parla e non fuori.

Caratteristiche del pensiero orale (Ong)

Caratteristiche del pensiero e dell’espressione orale (Ong). È paratattico anziché ipotattico. Paratattico vuol dire che è pieno di coordinazioni, mentre ipotassi vuol dire pieno di subordinazione. Quando parliamo le frasi sono brevi perché il linguaggio sta dietro al pensiero, che va veloce. Quando si scrive invece si riflette, si mettono in ordine le idee, si approfondisce. Ad esempio nella genesi troviamo tante frasi coordinate poiché riprende il discorso orale. Il linguaggio scritto sviluppa una grammatica più elaborata e fissa di quello orale, poiché il significato dipende più dalla struttura linguistica mancando il contesto che invece contribuisce a determinarlo nel caso del discorso orale, anche indipendentemente dalla grammatica. Il pensiero orale è aggregativo piuttosto che analitico, si va per associazione mentale. Il contenuto deve emozionare, più emoziona più è memorabile. È caratterizzato da ridondanza o copia: ripetere più volte lo stesso concetto per renderlo memorizzabile. Prima di introdurre un nuovo discorso ripeto quello già conosciuto. La ripetizione sia nel discorso orale sia nei discorsi degli anziani che ripetono sempre le stesse cose è valore.

Lezione 2. Lingua parlata e lingua scritta

Sia lingua scritta che parlata sono due forme della lingua, seppur differenti. La lingua orale esiste/nasce prima della forma scritta nella storia (filogenesi) e nel bambino (ontogenesi). La scrittura si sviluppa quando la lingua deve svolgere certe funzioni. Comincia a essere necessaria con le società fluviali, quando bisognava registrare e ricordare i raccolti conservati, segnare le tasse, i calendari, le misure, il lavoro, ecc. quindi nasce quando un processo si trasforma in un prodotto. Processo = lingua parlata, prodotto = lingua scritta. Un’altra priorità della lingua parlata sulla scritta è anche antropologica: esistono delle lingue senza forma scritta.

Sistemi di scrittura

I sistemi di scrittura sono arbitrari e richiedono una codifica e una decodifica, quindi devono essere condivisi per poter essere compresi. La scrittura si è evoluta in modo diverso nelle differenti culture fluviali (Egitto, Sumeria e sud-Ovest dell’Asia nel 4000 a.C., Cina nel 2000 a.C., Messico centinaia di anni d.C.). Si è partiti da forme pittoriche (disegni), per arrivare ai caratteri, per esempio l’aggettivo “alto” veniva rappresentato con una torre inizialmente e poi la parola per associazione fonetica si disegna in maniera simile alla torre. Nel momento in cui c’è un’associazione fonetica c’è un’astrazione che va dall’oggetto al suono. Così nasce la scrittura. Il processo è stato veramente lungo. Si è poi passato al sistema consonantico dei fenici per arrivare all’introduzione vocalica con i greci. La scrittura diventa tale quando rappresenta i suoni linguistici. (Si sta tentando di scrivere le lingue dei segni con il SW. È una tecnologia e come tale va appresa.)

Sistemi di scrittura specifici

  • Sistema di scrittura cinese: Idiografico. Usa un sistema di caratteri non alfabetico.
  • Sistema di scrittura egiziano: Una sorta di sillabario. Funziona come un rebus con all’interno anche morfemi.
  • Sistema alfabetico: L’alfabeto latino è una delle tante scritture alfabetiche del mondo e rappresenta i fonemi elementari, è un’evoluzione del sistema sillabico (egiziano fenicio). Esso è in grado di scrivere tutte le lingue. Per questo è universale: traduce i fonemi (quasi tutti) in grafemi.

Alfabeto europeo

L’alfabeto fenicio era unicamente consonantico. I greci hanno introdotto le vocali, rendendo più semplice la scrittura, facendola evolvere. I romani impararono a scrivere dalla civiltà etrusca.

Altre forme di scrittura in occidente

  • Idiografica: Cifre arabe e musica.
  • Pittografica: Segnali stradali e simboli.

Quando la scrittura diventa fondamentale

Quando la scrittura si è assunta l’onere della trasmissione culturale, sono nate le scuole. Inoltre i registri della lingua scritta denotano le diverse funzioni sociali.

Fasi della scrittura nei secoli

  • Direzione del rigo: prima da destra verso sinistra e da sinistra verso destra. Successivamente stabilizzata dalle culture da destra verso sinistra i fenici, mentre la cultura europea da sinistra verso destra.
  • Introduzione di spazi fra le parole.
  • Introduzione del segno di interpunzione per il periodo.
  • Differenza tra minuscole e maiuscole.
  • Introduzione di altri simboli per segnare la funzione del discorso (?!).

Lingua parlata e scritta secondo Halliday (1992)

La lingua scritta trasforma un processo (la lingua parlata) in un prodotto. La lingua parlata è un processo perché è fortemente contestuale. La lingua scritta è un prodotto perché è debolmente contestuale, va contestualizzato (es. con titolo e introduzione). La scrittura omette alcune caratteristiche prosodiche, non tutte possono essere coperte dalla punteggiatura. La scrittura è intrinsecamente lineare e segmentale: assume la forma di una sequenza di elementi discreti e lineari.

La lingua scritta è densa (ha più voci lessicali e meno grammaticali). La lingua orale è rada (ha meno voci lessicali e più grammaticali).

La lingua dei segni e la scrittura

La lingua dei segni non ha una forma scritta, per questo possiede le peculiarità della lingua orale. La lingua scritta dei sordi è una forma della lingua italiana con la quale i sordi entrano in contatto ma non in maniera così immediata.

Voci lessicali e grammaticali

  • Voce lessicale: È un sistema semanticamente aperto: ad esempio “albero” a cui possiamo opporre altri elementi. Le voci lessicali sono composte da almeno tre lettere. Sono registrate nel dizionario con significato, sinonimi e contrari.
  • Voce grammaticale: Sistema semanticamente chiuso: esempio “lui”. Le voci grammaticali sono composte da poche lettere. Nel dizionario non è spiegato tanto il significato ma la funzione.

Lingua scritta vs lingua parlata

La lingua scritta è un prodotto, crea un mondo di cose; visione sinottica. La lingua parlata è un processo, crea un mondo di avvenimenti; visione dinamica. Nella forma parlata possono essere fatte divagazioni, nella scritta no. Vengono usate per scopi diversi.

Le culture alfabete tendono a non prendere in considerazione la lingua parlata e le testimonianze scritte sono considerate più pregiate delle testimonianze orali.

La grammatica nasce con la scrittura e codifica la lingua scritta, poiché è la lingua scritta che ci permette di riflettere sulla lingua. La grammatica è la teoria della lingua scritta.

Linguaggi diversi per esigenze diverse

A questo punto è possibile comprendere come latino medievale (editto di Rotari, leggi) e latino classico (letteratura) abbiano convissuto per secoli occupandosi però di due settori diversi della cultura: ovvero, una lingua per la legge e una lingua per la cultura. Sono entrambe latino ma con due compiti diversi. Dunque la lingua scritta crea altra lingua. In tal senso si comprende anche l’esiguità del linguaggio specifico nella LIS. Ad esempio nel caso delle diglossie, abbiamo lingue diverse per scopi diversi (arabo standard e dialetti/ LIS e italiano).

Con l’arrivo della stampa aumentò la distanza tra letterati e illetterati. Erano dati alle stampe solo i libri in latino, per cui scrivevano solo i letterati. Mentre gli illetterati scrivevano solo per uso personale. Anche dopo che la stampa si occupava dei testi in volgare, la difficoltà venne offerta dai testi difficili (burocratese) per i quali ci si affida ad esperti. Inoltre la differenza era marcata anche nell’uso dei dialetti. Con l’unità d’Italia si è sentita la necessità di uniformare la lingua italiana su tutto il territorio nazionale. In questo quadro si comprendono le scelte del Congresso di Milano del 1880 (imposizione del metodo oralista per i sordi, lingua dei segni bandita).

Lezione 3. Pensiero e linguaggio

Ci sono tante teorie sull’influenza del pensiero sul linguaggio e viceversa, ma nessuna soluzione. Più che una questione scientifica è una questione filosofica. Sono ricerche che sono state fatte soprattutto nell’ultimo secolo.

Il caso di Victor

Il bambino selvaggio dell’Aveyron che è stato trovato all’età di 11-12 anni. Si pensava che fosse sordo perché non capiva il linguaggio. Quindi fu affidato a un medico ma non si ottenne alcun successo.

Il caso di Genie

Una bambina che ha vissuto senza alcuna interazione sociale da un anno di età alla sua scoperta, quando aveva ormai tredici anni. La bambina non aveva sviluppato nessuna lingua e dopo sette anni di riabilitazione non raggiunse ancora la competenza linguistica.

Il caso di Isabelle

Imprigionata con la madre sordomuta fino a sei anni e mezzo: neanche lei apprese una lingua, ma a differenza di Genie acquisì velocemente la normale abilità di linguaggio attraverso una sistematica assistenza specialistica. Questo ci fa intuire che c’è un’età biologica entro il quale bisogna apprendere la lingua.

Ildefonso: un caso di acquisizione

Ildefonso. A man without words. È un sordo immigrato negli Stati Uniti dal Messico che si affaccia al mondo della lingua dei segni tramite l’interprete S. Schaller con un bagaglio di esperienza vissuta alle spalle con l’Home signing sviluppato col fratello, anch’esso sordo. È un caso di acquisizione di una lingua visivo-gestuale in età adulta. La sua apertura al linguaggio avvenne d’improvviso, come una rivelazione.

I sordi che non possiedono linguaggio conoscono esclusivamente attraverso la loro esperienza che talvolta, senza etichette, rimane disordinata. Concetti come Dio, tempo, nostalgia vs malinconia, sono concetti molto complessi per loro perché astratti e intangibili.

A differenza dei selvaggi che non hanno mai conosciuto la comunità umana, Ildefonso ha vissuto tra loro. L’assenza di linguaggio non significa assenza di umanità, ma determina una mancanza di consapevolezza, a partire dalla “distinzione tra me e l’altro”.

Funzioni del linguaggio

Funzioni più importanti del linguaggio: comunicativa, simbolica e di astrazione. Sono importanti per lo sviluppo e l’impiego del nostro pensiero.

Pensiero e linguaggio: un dibattito

Il rapporto tra pensiero e linguaggio nel secolo scorso è stato abbastanza dibattuto da correnti filosofiche e scientifiche, ognuna di loro ha cercato di offrire una risposta a questo problema. La risposta iniziale è stata che il pensiero è un prodotto del linguaggio. Il processo di acquisizione di una lingua viene analizzato grazie all’intreccio e alla collaborazione di più discipline: neurologia, psicologia, neurolinguistica e il principio di direzionalità (come le informazioni passano da una parte all’altra del cervello).

Approccio comportamentista

L’approccio comportamentista (inizi ‘900). Il pensiero è linguaggio ovvero un comportamento verbale interiorizzato. Il linguaggio è considerato un’attività motoria appresa con il condizionamento operante (correggendo il bambino). Il bambino si impadronisce progressivamente di abilità linguistiche che vengono rafforzate dalle persone che lo circondano e smette man mano di utilizzare le espressioni che gli adulti non accettano. Egli impara ad unire le parole in modo da formare frasi che gli adulti rinforzano o meno a seconda che siano o meno corrette. Il riuscire ad esprimere un proprio bisogno o desiderio costituisce di per sé un rinforzo per il bambino.

Ipotesi della relatività linguistica

Lo sviluppo cognitivo di ciascun essere umano è influenzato dalla lingua che parla. Il mondo viene percepito e categorizzato in maniera differente dalle persone sulla base delle strutture linguistiche fornite dalla loro lingua madre. Pensiero e percezione dipenderebbero dalla lingua in uso. Questi studi sono stati influenzati dagli studi sugli indios della Mesoamerica. Tuttavia non può essere il linguaggio a influire il pensiero (rapporto unidirezionale) ma i due si influenzano a vicenda (rapporto bidirezionale). “La conoscenza etichetta e l’etichetta fa conoscenza”.

Teoria di Vygotskij

Vygotskij anni ’30: pur avendo un’origine indipendente, linguaggio e pensiero si integrano in un processo di reciproco influenzamento divenendo strutturalmente indipendenti. Il linguaggio non serve soltanto a verbalizzare ciò che si pensa, bensì esercita una funzione regolatrice sul funzionamento del pensiero e del suo sviluppo. Questo avviene anche in seguito alla lingua scritta. C’è una relazione tra il linguaggio interno di cui il senso non è condiviso e il linguaggio esterno, il cui significato è condiviso. Il linguaggio è una forma di relazione sociale proprio perché le parole esprimono significati intelligenti per il pensiero di coloro che comunicano. Nel bambino, queste due funzioni si intersecano dando luogo ad una funzione, il pensiero verbale, nel quale un pensiero specifico prodotto dalla mente è espresso dal linguaggio sotto forma di una parola. Nello sviluppo del pensiero verbale la funzione sociale del linguaggio (interpsichica) diventa essenziale per la funzione di consapevolezza e di crescita interiore (intrapsichica). Vanno di pari passo consapevolezza e acquisizione del linguaggio.

Chomsky e il linguaggio

Chomsky: Linguaggio e problemi della conoscenza. Il linguaggio è una facoltà geneticamente determinata, una manifestazione comunicativa e sociale. L’argomento dell’ipercorrettismo è stato utilizzato da Chomsky nella sua polemica contro la teoria comportamentista sull’acquisizione del linguaggio.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

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