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Costruzione in Zona Sismica - Progetto di Gruppo Appunti scolastici Premium

Progetto svolto per il corso di Costruzioni in zona sismica della professoressa Parisi Maria Adelaide. Completo di relazione tecnica di calcolo, verifica e dimensionamento sismico, per un edificio in muratura e calcestruzzo armato, sito in provincia di La Spezia. Comprende l'analisi sismica del sito, lo studio strutturale dell'edificio ed i modelli eseguiti con il programma di calcolo SAP2000. La relazione,... Vedi di più

Esame di Costruzioni in zona sismica docente Prof. M. Parisi

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POLITECNICO DI MILANO Corso di Costruzioni in Zona Sismica

Ingegneria dei Sistemi Edilizi Docente: Prof. Ing. M. A. Parisi

Anno accademico 2016/2017 Assistente: Ing. T. Zambetti

6. VERIFICHE ____________________________________________________________________ 28

6.1. Verifica solaio ____________________________________________________________________ 28

6.2. Verifica travi _____________________________________________________________________ 28

6.2.1. Flessione ____________________________________________________________________________ 28

6.2.2. Taglio _______________________________________________________________________________ 29

6.3. Verifica nodo trave‐colonna ________________________________________________________ 30

7. ALLEGATI ____________________________________________________________________ 32

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1. INTODUZIONE

1.1. Contestualizzazione dell’edificio

L’edificio è collocato a Santo Stefano di

Magra, in provincia di La Spezia (Liguria, 50

m s.l.m., Zona sismica 3, Categoria di

sottosuolo D). Indicativamente,

consultando il sito dell’Istituto Nazionale di

Geofisica e Vulcanologia (I.N.G.V.), ed in

particolare la mappa di pericolosità sismica

del territorio nazionale da esso proposta, si

può osservare come il nostro comune (vedi

punto rosso in Figura 1), è ubicato in S. Stefano di

corrispondenza con una zona a media Magra (SP)

sismicità (Zona sismica 3). L’accelerazione

massima del suolo in esame (area verde

scuro), con probabilità di eccedenza (p.e.)

del 10 % in 50 anni, secondo il terreno

rigido di riferimento, è compresa tra 0,125 Figura 1 – Mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale

÷ 0,150 dell’accelerazione di gravità (g).

Nei paragrafi successivi verranno determinati gli spettri di risposta agli Stati Limite di Danno (S.L.D.) e agli Stati

Limite di salvaguardia della Vita (S.L.V.), per la zona oggetto della seguente trattazione. Tali valutazioni verranno

svolte prendendo in esame anche fattori locali specifici che saranno considerati successivamente, quali la

tipologia e le condizioni del sottosuolo, la pericolosità sismica e la classe d’uso dell’edificio.

1.2. Descrizione dell’edificio

L’edificio oggetto di analisi è un fabbricato multipiano in cemento armato ad uso residenziale, con distribuzione

regolare in pianta e simmetrica in alzato. La sua struttura è a telaio con pianta rettangolare 20,0 x 14,0 m, maglia

strutturale 5 x 4 ad interasse variabile, in pianta si intervallano quindi pilastri con aree di influenza differenti (vedi

Figura 2). L’edificio ha uno sviluppo fuori terra di 10,5 m, con copertura piana non praticabile. I piani fuori terra

sono in numero di 3, due dei quali da 3,5 m. Il piano terra è stato ricavato in parte al di sotto della quota del

terreno, per via del piano delle fondazioni posto ad una quota di 2,0 m al di sotto del piano di riferimento; ha per

questo motivo un’altezza (estradosso‐estradosso) di 5,5 m. Per una più completa comprensione della

distribuzione in pianta ed in alzato della struttura si riportano gli elaborati grafici di massima relativi all’edificio

in questione (vedi Figura 3 e Figura 2).

L’impalcato tipo è realizzato con un solaio in latero‐cemento costituito da nervature in calcestruzzo armato e

blocchi forati di alleggerimento in laterizio, completato con una caldana collaborante in calcestruzzo armato. 1

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Figura 3 – Sezione verticale con quote altimetriche

Figura 2 – Pianta strutturale piano tipo 2

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La geometria della struttura si mantiene identica per tutti i piani, si considera un'unica soluzione identificando il

piano tipo dell’edificio.

Le strutture di elevazione verticale sono costituite da calcestruzzo armato, le cui luci, come anticipato in

precedenza, hanno un interasse non costante. Nello specifico le mutue distanze tra i pilastri creano delle maglie

strutturali rettangolari in pianta con le seguenti dimensioni ricorrenti: 400 x 450 cm; 400 x 500 cm; 400 x 600 cm;

500 x 600 cm; 600 x 600 cm.

Le travi poste lungo il lato lungo hanno il compito di sostenere I carichi permanenti strutturali (PS) e permanenti

non strutturali (PNS), e variabili (VAR), gravanti su tutta l’estensione del solaio di competenza. Le travi lungo il

lato corto invece, hanno la funzione di collegare i telai strutturali lungo tale direzione, per un corretto

comportamento ai carichi orizzontali, legati all’azione sismica e del vento. Per tale motivo la dimensione delle

travi nella direzione lunga potrà essere differente di quelle nella direzione più corta.

I criteri adottati per il predimensionamento degli elementi strutturali, per le successive verifiche di resistenza al

sisma, sono di seguito riportati:

 Solai: altezza del solaio posta pari ad un venticinquesimo della luce maggiore delle travi, di cui 4 cm

saranno dedicati alla caldana superiore. 600 20 4

25 25

 Travi: si è scelto di utilizzare travi in spessore di solaio, quindi l’altezza di queste ultime sarà identica

all’altezza del solaio, ipotizzata pari a 24 cm. La larghezza delle travi è stata invece ricavata ponendola

pari ad un sesto della loro luce maggiore. 600 100

6 6

Per le travi di bordo si è assunta invece una larghezza di 80 cm.

 Pilastri: le dimensioni in sezione dei pilastri sono state ricavate a partire da un dimensionamento di

massima mediante un calcolo statico dei carichi agenti.

1.3. Riferimenti normativi

Le considerazioni contenute nei paragrafi a venire della seguente relazione, ed i successivi calcoli,

dimensionamenti e verifiche, sono stati redatti ai sensi e nel rispetto del seguente quadro normativo vigente:

 D.M. 14 gennaio 2008 Testo Unitario – Norme Tecniche per le Costruzioni;

 Normativa Europea:

Eurocodice 2 – Progettazione delle strutture di calcestruzzo;

- Eurocodice 7 – Progettazione geotecnica;

- Eurocodice 8 – Indicazioni progettuali per la resistenza sismica delle strutture.

-

 Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Istruzioni per l’applicazione delle Norme Tecniche per le

Costruzioni, Circ. n° 617 del 2 febbraio 2009;

 Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Pericolosità sismica e Criteri generali per la classificazione sismica

del territorio nazionale, All. n° 36 del 27 luglio 2007;

 P.C.M. Dip. Protezione Civile, Indirizzi e criteri per la Microzonazione sismica, Parti I, II e III;

 UNI 9916 – Criteri di misura e valutazione degli effetti delle vibrazioni sugli edifici. 3

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1.4. Materiali utilizzati

I materiali impiegati per la realizzazione della struttura portante dell’edificio sono costituiti da:

 CALCESTRUZZO:

Classe di resistenza C 25/35;

- Classe di esposizione XC2;

- Dimensione massima dell’inerte 20 mm;

- 2

= 25 N/mm : resistenza caratteristica a compressione su provino cilindrico;

f

- ck 2

R = 35 N/mm : resistenza caratteristica a compressione su provino cubico;

- ck 0,85 ∙ 0,85 ∙ 14,16 / : resistenza di calcolo a compressione;

- ,

0,5 ∙ 0,5 ∙ 14,16 7,08 / : resistenza di calcolo a compressione dell’anima.

-

 ACCIAIO:

Tipologia B450C;

- Tondini ad aderenza migliorata;

- Laminatura a caldo;

- 2

= 450 N/mm : tensione caratteristica di snervamento;

f

- yk 2

f = 540 N/mm : tensione caratteristica di rottura;

- tk 391 / : tensione di snervamento di progetto.

- , 4

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2. ANALISI DEI CARICHI

Di seguito viene riportata l’analisi dei carichi gravanti sulla struttura precedentemente presentata. In particolare,

si sono suddivisi i carichi nelle principali categorie:

 ): peso proprio di tutti gli elementi strutturali presenti nel pacchetto

Carichi permanenti strutturali (PS, G

1

stratigrafico della soluzione scelta;

 Carichi permanenti non strutturali (PNS, G ): peso proprio di tutti gli elementi non strutturali presenti nel

2

pacchetto stratigrafico della soluzione scelta;

 ): azioni agenti sull’elemento strutturale con valori istantanei, con possibilità di risultare

Variabili (Q ki

sensibilmente diversi fra loro nel tempo (di lunga o breve durata, rispetto alla vita nominale della

struttura).

2.1. Solaio interpiano

Come anticipato durante la presentazione dei criteri di predimensionamento della struttura, lo spessore di solaio

da esso derivante risulta essere pari a 24 cm, di cui 20 di pignatte e 4 cm dedicati allo strato di caldana

collaborante in calcestruzzo armato. I travetti interposti tra le pignatte avranno una larghezza di 12 cm, e saranno

posizionati con un interasse definito dalla dimensione degli elementi in laterizio, quindi pari a 54 cm. Attenendosi

alle seguenti dimensioni, e agli strati ipotizzati, che compongono la soluzione (vedi Figura 4), vengono ora

illustrati in forma tabellare i pesi permanenti gravanti sull’elemento strutturale.

Figura 4 ‐ Stratigrafia solaio di interpiano 3 2

Strato Spessore [m] Densità [kN/m ] Peso specifico [kN/m ]

Caldana 0,04 25,0 1,00

Travetti 0,12 x 0,20 25,0 1,20

2

Pignatte 8 pz/m 11,4 kg/pz 0,72

TOT (G ) 2,92

1

Piastrelle 0,02 20,0 0,40

Sottofondo 0,04 20,0 0,80

Massetto impianti 0,10 12,0 1,20

Intonaco 0,02 20,0 0,40

*

Partizioni interne 2,00

* Le partizioni interne vengono considerate come un carico distribuito costante ripartito per tutta la vita utile dell’edificio.

3

Per la partizione interna, ipotizzando una composizione di muratura in forati (sp= 0,08 m e ρ= 11,0 kN/m ), finita su entrambi

5

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TOT (G ) 2,80

2

Nelle valutazioni esposte in tale paragrafo, non vengono considerate le incidenze dei cordoli strutturali di solaio,

in quanto verranno successivamente addizionati ai pesi competenti alle travi.

2.2. Solaio copertura

Lo strato strutturale di competenza della chiusura orizzontale superiore rimane invariato rispetto al solaio di

interpiano, varia invece il pacchetto di completamento superiore. Poiché si è ipotizzata una copertura non

praticabile risulta superfluo l’impiego di strati che ne consentano l’utilizzo a tal fine, come piastrelle o massetti

di distribuzione dei carichi. La finitura superficiale è stata quindi semplicemente prevista avente un isolamento

termico ed uno strato impermeabilizzante contro le infiltrazioni di acqua, a protezione dell’isolante e degli strati

interni.

Come per il paragrafo precedente, attenendosi alle dimensioni ed agli strati ipotizzati per tale soluzione (vedi

Figura 5), riportati in forma tabellare, vengono anche per questo caso, indicati i pesi permanenti gravanti

sull’elemento strutturale.

Figura 5 ‐ Stratigrafia solaio di copertura 3 2

Strato Spessore [m] Densità [kN/m ] Peso specifico [kN/m ]

Caldana 1,00 25,0 1,00

Travetti 1,20 25,0 1,20

Pignatte 0,72 11,4 kg/pz 0,72

TOT (G ) 2,92

1

Impermeabilizzante 0,008 0,08 0,00064

Massetto 0,10 12,0 1,20

Isolante termico 0,10 1,0 0,10

Intonaco 0,02 20,0 0,40

TOT (G ) 1,70

2 3

i lati con intonaco al civile (sp= 0,02 m e ρ= 20,0 kN/m ), si definisce per tale elemento tecnico un carico lineare q = 5,88

l,int

kN/m, dato un interpiano di 3,5 m. 6

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2.3. Chiusura verticale esterna

Tramite la Figura 6, e con il supporto della successiva tabella, vengono illustrate le dimensioni ed i pesi che

competono all’elemento tecnico di chiusura verticale esterna.

Figura 6 ‐ Stratigrafia di chiusura verticale esterna

3 2

Strato Spessore [m] Densità [kN/m ] Peso specifico [kN/m ]

Intonaco 0,02 20,0 0,40

Muratura semipiena 0,12 16 1,92

Intonaco 0,02 20,0 0,40

Isolante termico (EPS) 0,03 0,1 0,03

Muratura forati 0,08 11,0 0,88

Intonaco 0,02 20,0 0,40

TOT (G ) 4,03

2

Conoscendo l’altezza di interpiano pari a 3,5 m, posso ottenere il carico lineare per la muratura corrente di

chiusura verticale, ipotizzando un’incidenza delle aperture del 20 % rispetto alla superficie totale esterna

dell’edificio, secondo la seguente formula:

∙ ∙ 0,20 4,03 ∙ 3,5 ∙ 0,20 2,82 /

,

2.4. Partizione verticale interna

Tramite la Figura 67, e con il supporto della successiva tabella, vengono illustrate le dimensioni ed i pesi che

competono all’elemento tecnico di partizione verticale interna. 7

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Figura 7 ‐ Stratigrafia di partizione verticale interna

3 2

Strato Spessore [m] Densità [kN/m ] Peso specifico [kN/m ]

Intonaco civile 0,02 20,0 0,40

Muratura forati 0,08 11 0,88

Intonaco civile 0,02 20,0 0,40

TOT (G ) 1,68

2

Essendo il valore di carico d’esercizio inferiore al valore indicato dalla normativa, il peso specifico che si prende

2

in considerazione per tale partizione sarà pari a quest’ultimo, quindi 2,00 kN/m .

Tabella 1 ‐ estratto da “Valori dei carichi d’esercizio per le diverse categorie di edifici”

Conoscendo l’altezza di interpiano pari a 3,5 m, posso ora ottenere il carico lineare per la muratura corrente di

partizione verticale, secondo la seguente formula:

∙ 1,68 ∙ 3,5 5,88 /

,

2.5. Carichi variabili

Secondo la Norma Tecnica per le Costruzioni (NTC 08), essa impone per ambienti con destinazione d’uso

2

residenziale, carichi variabili pari a 2,0 kN/m . Data la non presenza di ulteriori destinazioni d’uso all’interno del

fabbricato, si assume tale valore come unico per tutto l’edificio. 8

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Nei sotto‐paragrafi a seguire si procederà con il calcolo e l’analisi del carico variabile derivante dall’azione del

vento e dall’azione della neve.

2.5.1. Carico da vento

Per il calcolo della pressione del vento (p) in facciata si fa riferimento alle linee guida e al metodo riportato

all’interno del D.M. 14 gennaio 2008 Testo Unitario – Norme Tecniche per le Costruzioni.

Si procede ora alla definizione di ogni singolo fattore che contribuisce ad influenzare la pressione del vento

agente sull’edificio.

1. Velocità di riferimento (v ): facendo riferimento

b

alla cartina delle zone di vento presenti sul

territorio italiano, riportata in Figura 8, si

individua la zona a cui appartiene il paese

oggetto di tale relazione, Santo Stefano di Magra

(SP). Una volta determinata la zona di vento 7,

con l’aiuto della Tabella 3, vengono definiti i

valori caratteristici per l’area di interesse, che

risultano quindi essere:

v = 28 m/s, velocità base di riferimento

- b,0

a livello del mare;

a = 1000 m, altitudine di riferimento

- 0

rispetto al livello del mare;

k = 0,54 parametro caratteristico di

- a

zona.

Sulla base dell’altitudine sul livello del mare del

sito ove sorge la costruzione (a = 50 m s.l.m.),

s

definisco la velocità di riferimento come: Figura 8 ‐ Zone di vento in Italia

, ⇒ 28 /

1500

, 3

2. Pressione cinetica di riferimento (q ): ricordando che la densità dell’aria è posta pari a ρ = 1,25 kg/m ,

b air

la pressione cinetica di riferimento si ottiene dalla seguente formula:

1 1

∙ ∙ ∙ 1,25 ∙ 28 490,0 /

2 2

): basandosi sempre sul sito ove sorge la costruzione, con distanza dal mare

3. Coefficiente di esposizione (c

e

di 8 km, ed in base alla zona di vento 7, facendo riferimento alla Tabella 3 determino la categoria di

esposizione, ipotizzando una classe di rugosità del terreno A (“Area urbana, in cui almeno il 15 % della

superficie del terreno sia coperto da edifici la cui altezza media supera i 15 m”). 9

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Tabella 3 ‐

Criterio di

assegnazione

della

categoria di

esposizione

per le diverse

zone di vento

italiane

Tabella 3 ‐ Valori dei parametri caratteristici per le diverse zone di vento

italiane Una volta nota la classe di esposizione IV, con l’aiuto della Tabella 4, vengono definiti i valori caratteristici

per l’area di interesse, che risultano quindi essere:

= 0,22, fattore di terreno;

k

- r

z = 0,30 m, altezza di rugosità;

- 0

z = 8,0 m, altezza minima.

- min

Tabella 4 ‐ Valori dei parametri caratteristici per le diverse categorie di esposizione ,

Per calcolare il coefficiente di esposizione del sito, devo conoscere anche il coefficiente topografico c t

posto pari a uno in quanto non si è in possesso di approfondite valutazioni topografiche più approfondite,

e la zona di studio è prettamente pianeggiante. Sulla base quindi dei valori individuati, e dell’altezza fuori

terra dell’edificio in questione (z= 10,5 m), definisco il coefficiente di esposizione come:

∙ 7

∙ ∙ ln ∙ ln 10,5

10,5 ∙ 7 1 ∙ ln 1,82

⇒ ∙ 1 ∙ ln

0,22 0,30

0,30

4. Coefficiente dinamico (c ): data la forma regolare in alzato ed in pianta dell’edificio oggetto della

d

seguente relazione, e per via della sua altezza fuori terra di molto inferiore agli 80 m, il coefficiente

dinamico può essere posto pari ad uno.

5. Coefficiente di pressione (c ): per un dimensionamento a favore di sicurezza delle strutture, si suppone

p

la condizione di esercizio più sfavorevole. L’edificio è quindi ipotizzato non stagno, e per tale motivo, il

10

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coefficiente di pressione esterna (c ) è sommato al coefficiente di pressione interna (c ), poiché opposti

pe pi

in segno. Si avrà quindi: c c c 0,8 0,2 1,0

Una volta noti tutti i valori sopra elencati è possibile ricavare attraverso una semplice formula la PRESSIONE DEL

VENTO agente sulle strutture dell’edificio, per il sito ove sorge la costruzione (zona di vento 7, classe di rugosità

A, e categoria di esposizione IV):

∙ ∙c 490 ∙ 1,82 ∙ 1,0 ∙ 1,0 891,80 / , /

∙c

A conclusione di tali valutazioni sul carico vento si riportano in Figura 9 le altezze di competenza di ogni singola

trave di piano, ricordando che la trave sotto il livello di riferimento non si assume alcuna percentuale di azione

di questo genere.

Figura 9 ‐ Schema delle altezze di competenza delle travi soggette ad azione del vento

Con riferimento quindi al suddetto schema di distribuzione si ricava il carico lineare agente su di ogni singola

trave, moltiplicando il carico superficiale agente in facciata (pressione del vento) per il rispettivo interasse di

influenza della trave in oggetto. Si riportano in forma tabellare i risultati ottenuti, suddivisi per ogni piano.

2

Piano h [m] z [m] z/z c p [kN/m ]

inf min e

Piano 1 5,25 3,5 1,63 0,799

z < z

min

Piano 2 3,50 7,0

Copertura 1,75 10,5 z > z 1,82 0,892

min 11

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2.5.2. Carico da neve

Il calcolo del carico neve sulla copertura del nostro

edificio è effettuato a partire dall’individuazione della

zona di appartenenza del sito ove è ubicata la

costruzione. A seconda della probabilità e dell’intensità

di eventuali precipitazioni nevose, il territorio della

Liguria, viene classificato in zona II, come si evince dalla

Figura 10.

Come fatto in precedenza per il carico da vento, anche

per questo caso, si procede con la determinazione dei

fattori che concorrono a definire il carico neve agente

sulla copertura dell’edificio.

1. Coefficiente di forma della copertura (μ ): viene

i

definito in base all’inclinazione di installazione

della copertura. Poiché la copertura dell’edificio

oggetto di studio è piana (α= 0°), come si nota

dalla Tabella 5, il coefficiente di forma della

copertura è posto pari a 0,80. Figura 10 ‐ Carico neve nelle zone del territorio italiano

Tabella 5 ‐ Valori del coefficiente di forma della copertura

2. Valore caratteristico di riferimento per il carico neve al suolo (q ): sulla base della distinzione del

sk

territorio in zone di neve, e dell’appartenenza alla zona II, data l’altezza della località in cui sorge la

costruzione inferiore a 200 m s.l.m. (a = 54 m s.l.m.), il valore di riferimento del carico neve al suolo viene

s

2

posto pari a 1,00 kN/m .

3. Coefficiente di esposizione (C ): fattore impiegato per modificare il valore del carico neve in copertura

e

in funzione delle caratteristiche di esposizione all’azione del vento dell’area in cui sorge l’opera. Per il

territorio di La Spezia viene considerata una classe di topografia normale, per cui il coefficiente di

esposizione è pari ad uno, come si vede dalla Tabella 6.

Tabella 6 ‐ Valori di coefficiente di esposizione per le diverse classi di topografia

4. Coefficiente termico (C ): fattore utilizzato per tenere in considerazione la riduzione del carico neve a

t

causa dello scioglimento della stessa per mezzo del rilascio di calore da parte della costruzione. Tale

coefficiente dipende principalmente dalle proprietà di isolamento termico del materiale utilizzato in 12

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copertura. In assenza di uno specifico e documentato studio, come nel nostro caso, viene assunto pari

ad uno.

Una volta noti tutti i valori sopra elencati è possibile ricavare attraverso una semplice formula il CARICO NEVE

agente sulle strutture di copertura dell’edificio, per il sito ove sorge la costruzione (zona di neve II, copertura

piana, e classe topografica normale):

∙ ∙ ∙C 0,80 ∙ 1000,0 ∙ 1,0 ∙ 1,0 800 / , / 13

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3. DETERMINZAZIONE DELL’AZIONE SISMICA

In riferimento alla NTC 08, le azioni sismiche di progetto, in base alle quali valutare il rispetto dei diversi stati

limite considerati, si definiscono a partire

dalla pericolosità sismica di base del sito di

costruzione. Essa costituisce l’elemento di

conoscenza primario per la determinazione

delle azioni sismiche. Dalle caratteristiche

del sito vengono definiti degli spettri di

risposta di progetto, derivati da quelli

presenti in normativa. Ogni forma spettrale

è definita sulla base della probabilità di

superamento del periodo di riferimento

(V ), a partire dai seguenti valori

R

caratteristici del sito di riferimento rigido Tabella 7 ‐ Classe d'uso e coefficiente d'uso della struttura

orizzontale:

 a [g]: accelerazione orizzontale massima al sito;

g

 F : valore massimo del fattore di amplificazione dello spettro in accelerazione orizzontale;

0

 * [s]: periodo di inizio del tratto a velocità costante dello spettro in accelerazione orizzontale.

T C ) è intesa come il numero di anni nel quale la

La definizione della vita nominale di un’opera strutturale (V n

struttura, purché soggetta alla manutenzione ordinaria, deve potere essere impiegata allo scopo per il quale è

stata destinata. Per l’edificio oggetto di studio, a destinazione residenziale, secondo la Tab. 2.4.I “Vita nominale

per diversi tipi di opere”, della suddetta normativa, è stata assunta pari a 50 anni.

In presenza di azioni sismiche, con riferimento alle conseguenze di una interruzione di operatività o di un

eventuale collasso, le costruzioni sono suddivise in quattro classi d’uso. In relazione. L’edificio in questione, per

la NTC 08, appartiene poi alla Classe d’uso II, corrispondente ad un affollamento di persone normale, a cui è

abbinato un coefficiente d’uso della struttura C unitario. Con riferimento alla Tabella 7 si ottiene un valore di

u

), sulle quali si valuteranno le azioni sismiche insistenti sulla costruzione.

periodo di riferimento (V R ∙ 50 ∙ 1,0 50

3.1. Stati limite di progetto

Nei confronti delle azioni sismiche gli stati limite, sia di esercizio che ultimi, sono individuati riferendosi alle

prestazioni della costruzione nel suo complesso, includendo gli elementi strutturali, quelli non strutturali e gli

impianti. In particolare per il nostro progetto si sono considerate due tipologie di stati limite, a cui compete per

ognuno una determinata probabilità di eccedenza nel periodo di riferimento (P ), a cui riferirsi per individuare

VR

l’azione sismica agente:

 Stati limite di esercizio:

 = 63 %): stato per cui a seguito di un terremoto la costruzione

Stato Limite di Danno (S.L.D., P VR

subisce danni che non genera però rischi per gli utenti, e non persiste alcuna perdita di capacità

di resistenza della struttura;

 Stati limite ultimi: 14


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mar_tini

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DESCRIZIONE APPUNTO

Progetto svolto per il corso di Costruzioni in zona sismica della professoressa Parisi Maria Adelaide. Completo di relazione tecnica di calcolo, verifica e dimensionamento sismico, per un edificio in muratura e calcestruzzo armato, sito in provincia di La Spezia. Comprende l'analisi sismica del sito, lo studio strutturale dell'edificio ed i modelli eseguiti con il programma di calcolo SAP2000. La relazione, grazie alle spiegazioni dettagliate e alle tabelle in essa presenti, include tutto il necessario per interpretare e svolgere al meglio l'esercitazione, prefiggendosi come valido supporto alla stesura di una propria relazione finale, necessaria per la verbalizzazione del voto.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in ingegneria dei sistemi edilizi (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mar_tini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Costruzioni in zona sismica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof Parisi Maria Adelaide Vittoria.

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