Corynebacterium
Corynebacterium, Corynebacterium diphtheriae. I batteri del genere Corynebacterium fanno parte della famiglia Corynebacteriaceae (classe Actinobacteria, phylum Actinobacteria). I corinebatteri sono piccoli bastoncelli con una morfologia distintiva: sottili, pleomorfi, Gram-positivi, e che tendono a colorarsi in modo irregolare, immobili, non capsulati e asporigeni, anaerobi facoltativi.
Corynebacterium è un grosso genere che include specie ospiti normali delle mucose dell’uomo e degli animali (solo occasionalmente patogeni opportunisti), oltre che saprofite ampiamente diffuse in natura. Comprende batteri correlati agli actinomiceti e dalla particolare forma clavatacoryne, che ne ha determinato il nome (in greco coryne, clava). La specie patogena più importante per l’uomo è C. diphtheriae, agente eziologico della difterite, mentre gli altri corinebatteri, come C. pseudotuberculosis, C. vaginalis, C. pyogenes, C. pseudodiphthericum, C. renale, C. xerosis, sono detti paradifterici o difteroidi.
Corynebacterium diphtheriae
Corynebacterium diphtheriae, detto anche bacillo di Klebs-Loeffler perché venne descritto da Klebs nel 1883 e poi isolato in coltura pura da Loeffler nel 1884, è l’agente eziologico di una malattia infettiva acuta e grave, la difterite, che può essere respiratoria o, meno frequentemente, cutanea (difterite cutanea: una ulcera cronica) che è stata in passato molto diffusa ed è attualmente sotto controllo grazie alla diffusa vaccinazione di massa.
Il nome “difterite” (dal greco diphtéra, membrana) fu coniato da Pierre Bretonneau nel 1821 per distinguere questa malattia, caratterizzata dalla formazione di pseudomembrane nelle vie respiratorie, dalle altre affezioni della gola. La difterite viene trasmessa soprattutto tramite goccioline di saliva contaminata da malati o portatori ed è una tipica malattia esotossica in cui la tossina difterica (polipeptide A e B) inibisce la sintesi delle proteine eucariotiche.
L’accertamento di laboratorio si basa sull’isolamento del bacillo su terreno agar di Tinsdale al tellurito di potassio (che inibisce la flora respiratoria) e l’identificazione microscopica con colorazione al blu di metilene che permette di evidenziare i caratteristici corinebatteri disposti in gruppi simili a lettere cinesi o a palizzate, talvolta clavati.
La terapia è basata su anticorpi antitossina (siero di cavallo) e antibiotici (eritromicina o penicillina); la profilassi consiste nella immunizzazione con tossoide antidifterico, spesso associato al tossoide tetanico e agli antigeni del bacillo della pertosse.
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