Corso introduttivo al bridge
Cenni storici
Il presente corso teorico di Bridge verrà svolto su un piano molto semplice e, mi auguro, scientificamente valido e metterà il "discente" nelle condizioni di comprendere la meccanica fondamentale del gioco e quindi di valutare se egli sia più orientato ad un Bridge più "tranquillo" oppure ad un livello di vero e proprio gioco da gara, fonte di grandi soddisfazioni ma anche di elevate difficoltà.
Per introdurre fin da subito l'argomento partiremo dalle origini che, anche se si tratta di nozioni non indispensabili sotto il profilo tecnico, è utile conoscere sia per curiosità sia per avere un quadro di insieme che può far meglio comprendere i motivi che sono alla base della diffusione mondiale che il Bridge ha raggiunto in tempi relativamente brevi.
Il Bridge che si gioca attualmente si chiama Bridge contratto (Contract-Bridge) e deriva da un gioco di carte molto in voga in Inghilterra nei secoli XVIII e XIX, il Whist, che tecnicamente era quasi identico al Bridge moderno ma con qualche differenza.
Inizialmente il Whist era giocato da tre persone ma, nel 1873, nacque una variante, il Whist-Bridge, praticata da quattro giocatori, che incontrò subito un favore inaspettato. In seguito venne importato in Francia e poi in America, suscitando un interesse crescente anche perché furono definite le regole generali per lo svolgimento di incontri a livello agonistico (incontri a squadre).
Nel 1904 vennero codificate, in particolare da Roe, alcune nuove regole che prevedevano la determinazione dell'Atout (cioè della briscola) in base ad un'asta (auction) e tali norme, che diedero vita al nuovo Auction-Bridge, soppiantarono il Whist-Bridge, anche nelle preferenze del pubblico. L'attuale Bridge contratto è nato nel 1925 ad opera di Vanderbilt, in base ad accordi tra il Club Portland londinese, il Club Whist e la Commissione Francese del Bridge.
In realtà si trattava di differenze, rispetto all'Auction-Bridge, che gli inglesi avevano già adottato riprendendo alcune regole del Bridge-plafond francese, il cui scopo era quello di accrescere i rischi di una coppia in modo da consentire maggiore interesse anche da parte dell'altra coppia meno favorita dalla sorte perché in possesso di carte peggiori.
Nel moderno Bridge la dichiarazione "preventiva" del numero di prese che si presume di fare è condizione indispensabile per la validità di ciascuna presa di una smazzata ed è anche l'essenza stessa del Bridge in contrapposizione all'asta (tecnicamente si chiama "licitazione") approssimativa del vecchio sistema Auction-Bridge.
Nel 1929 Culbertson, ritenuto all'epoca come l'indiscusso migliore giocatore del mondo di Bridge, fondò "The Bridge World", la prima rivista di Bridge che contribuì alla diffusione, in tutto il mondo, del suo nuovo sistema dichiarativo e, più in generale, del gioco stesso. Se oggi il Bridge ha un'ampia gamma di espressioni tecniche per identificare alcuni aspetti particolari del gioco lo si deve a Culbertson.
I termini tecnici, quindi, sono nati in inglese e in seguito sono stati tradotti con gli equivalenti in altre lingue ma alcuni sono rimasti inalterati e accettati nella loro dizione originaria. In particolare, la traduzione letterale della parola bridge in italiano, cioè ponte, non tiene conto del fatto che tale nome non deriva dall'equivalente voce della lingua inglese ma si tratta di un adattamento "fonico" alla lingua inglese del termine "bric" (in russo biritch, con la c dolce) che nelle lingue slave significa "tagliare" e che veniva usato per designare il gioco derivato dal Whist (in italiano "briscola", con la stessa radice).
Faccio qualche esempio di termini, inglesi e francesi, che sono entrati a far parte del linguaggio bridgistico italiano: manche = partita; Atout = briscola (in inglese "trump"); impasse = sorpasso (in inglese "finesse"); contre/surcontre = contro/surcontro (in inglese double/redouble); chicane = vuoto; renonce = rifiuto; levée = presa; singleton = carta singola; doubleton = due carte di un seme; rubber = incontro completo; slam = stramazzo/cappotto; book = insieme delle prese relative ad una coppia; fit = accordo dei valori di una mano con quelli delle carte del compagno; partner = compagno; score = punteggio.
Il Bridge ha molti punti di contatto con lo sport non solo perché presuppone le stesse qualità agonistiche ma anche perché richiede la stessa lealtà. Il Bridge è l'unico gioco di carte che consente lo svolgimento di gare internazionali che sono occasione di incontri tra persone di paesi diversi ed è proprio questa "internazionalità" a richiedere la più assoluta lealtà al servizio dell'agonismo perché soltanto in questo modo esso potrà dare il suo contributo ad una maggiore comprensione tra gli uomini di tutto il mondo.
Tra le personalità importanti che giocano o hanno giocato a Bridge incontriamo nomi come gli attori Omar Sharif e John Wayne, Gandhi, il giudice Gherardo Colombo e Bill Gates (che spesso gioca in coppia con Warren Buffet), per citarne alcune.
Per concludere, tengo a precisare una cosa: il Bridge è un gioco difficile, più difficile degli scacchi, che richiede un impegno intellettuale costante e non indifferente, per cui tale mini-corso sarà "volutamente" mantenuto entro limiti, per così dire, "amatoriali". Lo scopo che mi prefiggo non è quello di formare campioni che prenderanno parte a tornei agonistici ma, al contrario, quello di permettere di sedervi intorno ad un tavolo, verde o no, e trascorrere una serata tranquilla, insieme ad amici e/o familiari, giocando un Bridge "discreto" all'insegna del divertimento.
Il tempo deciderà quale potrà essere il percorso migliore per ciascuno di voi. Mi raccomando, non mettete il posacenere sul tavolo da gioco perché nelle sale dei tornei e dei circoli bridgistici è vietato fumare!
Meccanica generale del gioco
Il Bridge si gioca in quattro giocatori che siedono ai quattro lati di un tavolo (preferibilmente quadrato): i giocatori che siedono di fronte sono compagni (partner). Se consideriamo il tavolo orientato in base ai punti cardinali, la coppia Nord-Sud (linea N-S) è avversaria della coppia Est-Ovest (linea E-O). Nella pratica bridgistica in genere si identifica in Sud il giocatore rispetto al quale si considera la condotta di gioco; a Nord, dunque, c'è il suo compagno, ad Est e ad Ovest ci sono gli avversari rispettivamente di destra e di sinistra:
--------------------------------N--------------------O-----------------------E--------------------------------S
Usualmente le coppie vengono stabilite dalla sorte e un giro di Bridge viene considerato completo quando ciascun giocatore ha giocato la sua partita con ognuno degli altri tre. In assenza di accordi particolari la composizione iniziale delle coppie può essere determinata attraverso le carte. Sui tavoli da Bridge dei circoli e nei tornei si usa avere due mazzi di carte da poker con dorsi di diverso colore che vengono adoperati alternativamente per evitare di perdere tempo ma anche per non discutere su chi debba distribuire le carte di volta in volta.
In sintesi il giocatore che è stato scelto come mazziere (distributore) affida il mazzo di carte al giocatore alla sua sinistra il quale lo mescola; in seguito sempre il mazziere cede il mazzo di carte mischiate al giocatore alla sua destra affinché lo tagli e, dopo il taglio, inizia la distribuzione una carta alla volta a partire dall'avversario alla sua sinistra e procedendo in verso orario. C'è da dire che la stessa successione (cioè il senso orario) è valida anche per la dichiarazione e per la successiva giocata della mano.
Al termine della distribuzione ciascun giocatore avrà 13 carte (mazzo da poker da 52 carte senza i Jolly) che potranno essere ordinate, senza farle vedere a nessuno, per colore e per valore. Cosa significa ordinare la propria mano per colore e per valore? Il valore delle carte nel Bridge è il seguente (in ordine decrescente): Asso (la carta più alta) - Re - Donna - Fante - Dieci - Nove - Otto - Sette - Sei - Cinque - Quattro - Tre - Due (la carta più bassa).
Anche i semi (colori) hanno una loro precisa gerarchia che è importantissima (in ordine decrescente): Senza Atout (SA) - Picche - Cuori - Quadri - Fiori (per memorizzare tale gerarchia basta ricordare il detto "Senza Amore Prendi Cara Questi Fiori"). I primi due colori (Picche e Cuori) sono chiamati colori maggiori (o nobili), gli altri due (Quadri e Fiori) sono i colori minori (deboli).
Le prime cinque carte di ciascun colore (A-R-D-F-10 o, in inglese, A-K-Q-J-10) sono chiamate carte onori (o più semplicemente onori) e danno diritto, se si trovano nella stessa mano e se si gioca in quel colore come Atout (cioè come briscola), a speciali premi di punteggio. Inoltre, le prime tre carte (A-R-D o A-K-Q) si chiamano onori maggiori.
Ora, avendo ciascun giocatore 13 carte, si avrà un totale di 13 prese composte da 4 carte ciascuna. Tranne casi particolari, di cui discuteremo in seguito, ciascuna presa spetta a quel giocatore, e quindi alla coppia di cui fa parte, che ha messo sul tavolo la carta più alta del colore giocato ad ogni turno. Questo che significa?
Significa che nel Bridge ha valore soltanto il numero delle prese che una coppia è in grado di vincere rispetto all'altra e non ha alcuna importanza né la qualità delle carte (una presa fatta con l'Asso o una fatta col 2 non fa differenza) né il momento in cui sono state vinte.
Ma torniamo un po' indietro, al momento in cui è terminata la fase di distribuzione delle carte. A Bridge ciascuna smazzata è composta di due fasi: la parte "dichiarativa" (la licitazione) e la "giocata" vera e propria della mano. La dichiarazione non è nient'altro che un annuncio in cui ciascun giocatore, a partire dal distributore, specifica un numero da 1 a 7 seguito dal nome di un colore, se si desidera giocare ad Atout (cioè con quel colore come briscola), oppure dall'indicazione Senza Atout (SA), se si decide di giocare senza briscola.
Il numero indica quante prese, al di sopra delle sei di base, lo stesso giocatore e il suo compagno si impegnano a fare se quel colore (o il SA) diventa la dichiarazione finale. Questo accade perché, per aggiudicarsi i premi partita, una linea deve fare, su un totale di 13 prese, almeno la metà delle prese (cioè 6) più una (ossia 7 prese).
Chiariamo con un esempio: supponiamo che io, a Sud, dichiaro, dopo aver visto le mie carte, 1 Cuori: ciò significa che, secondo me, io e il mio compagno di Nord riusciremo a fare 7 prese (6 di base + 1 dichiarata) con Atout Cuori (cioè utilizzando il colore di Cuori come seme di briscola). Ovest, il mio avversario di sinistra, dichiara 1 Picche superando e di fatto annullando la mia licita di 1 Cuori: dobbiamo ricordare, infatti, che ciascun giocatore, al proprio turno, deve sempre superare la licitazione precedente, con una dichiarazione migliore o maggiore, oppure deve dire "Passo", non potendo contrapporre alcuna licita.
Il mio compagno, a Nord, annuncia 2 Quadri impegnando anche me a fare 8 prese con Atout Quadri e superando, quindi, tutte le aste precedenti. La fase dichiarativa si conclude quando tre giocatori di seguito hanno fatto "Passo" e cioè quando nessuno è in grado di contrapporre alcuna dichiarazione all'ultima licitazione. Sintetizzando, una licitazione deve sempre superare un'altra precedente (tranne il "Passo") come numero di prese maggiore (ES.: 1 Picche --> 2 Fiori) oppure, a parità di numero di prese, scegliendo un colore di rango più elevato come Atout (ES.: 2 Quadri --> 2 Picche).
Ho anche detto, però, che a Bridge si può giocare a SA (cioè senza briscola): a questo riguardo, devo specificare che, a parità di numero di prese, la dichiarazione di SA supera ogni altra dichiarazione in Atout e quindi la scala ascendente delle dichiarazioni allo stesso livello è la seguente: 1 Fiori - 1 Quadri - 1 Cuori - 1 Picche - 1 SA e poi 2 Fiori - 2 Quadri - 2 Cuori - 2 Picche - 2 SA e così via.
Se la dichiarazione finale è di SA vuol dire che nel successivo svolgimento del gioco ogni colore è uguale agli altri mentre invece se la dichiarazione conclusiva è a colore significa che quel colore avrà valore di Atout, col vantaggio che una qualsiasi carta di quel colore, giocata quando non si hanno carte di colore uguale a quella con la quale è iniziata la presa, consente di vincere la presa stessa (tecnica del "taglio").
Nel Bridge è obbligatorio rispondere nel colore giocato dal primo giocatore; ad esempio, se un giocatore apre la mano con una carta di Quadri, gli altri tre dovranno giocare carte di Quadri, in successione. Soltanto nel caso in cui un giocatore ne fosse sprovvisto potrà giocare carte di altri colori, a sua scelta.
È importante sottolineare che la mancata risposta nel colore giocato dal primo giocatore, essendone in possesso, viene considerata dal regolamento internazionale una grave irregolarità (in gergo tecnico si chiama "renonce", in italiano "rifiuto"), anche se fatta per distrazione, e viene punita, ai danni di chi l'ha commessa, con la sottrazione di 2 prese alla fine della smazzata.
Ora, dato che il numero delle prese totali in ciascuna smazzata è uguale a 13 e che queste si suddividono sulle due linee N/S e E/O in modo più o meno proporzionato, può accadere che una linea riesca a conseguire, ad esempio, 7 prese e l'altra 6, ma può accadere anche che una linea faccia tutte e 13 le prese, non concedendo agli avversari neanche il "contentino" di una misera presa.
In tal caso, cioè quando una coppia riesce a realizzare 12 o 13 prese, si dice che ha realizzato uno Slam (in particolare un Piccolo Slam = 12 prese oppure un Grande Slam = 13 prese), la cui realizzazione viene premiata con un punteggio speciale.
In generale, però, si può dire che anche il conseguimento di una sola presa in più (cioè 7 contro 6) rispetto agli avversari comporta l'acquisizione di un certo numero di punti, come vedremo in seguito quando illustrerò l'assegnazione del punteggio. Ma se le cose stessero in questo modo finirebbero per vincere solo coloro che fossero baciati dalla Dea "Fortuna", cioè quelli con tanti onori in mano (A o K o Q).
Ecco allora che, per complicare la vita a noi poveri giocatori, entra in gioco la dichiarazione, che è una vera e propria arma a doppio taglio come vedremo nelle prossime lezioni, se avrete la pazienza e la costanza di seguirmi.
La dichiarazione (o licitazione)
Possiamo considerare il Bridge, dal punto di vista cronologico, come la quinta "incarnazione", quella più moderna, del Whist; in quest'ultimo, la tecnica del gioco della mano è praticamente identica a quella del Bridge attuale con la sola differenza che l'Atout è determinato dal colore dell'ultima carta che viene distribuita e pertanto non esistono né la fase licitativa né la figura del "morto" (cosa che accade, ad esempio, nel Tressette).
È proprio a proposito della fase dichiarativa che mi preme chiarire alcuni concetti importanti. Sappiamo che la dichiarazione inizia dal momento in cui vengono distribuite le carte...
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