Introduzione
La ricerca della didattica è oggi sempre più orientata a studiare da vicino quello che accade quando si insegna. Analizzando il titolo del libro, questo identifica l’oggetto specifico al quale si rivolge lo studio, mentre il sottotitolo apre alla direzione interpretativa dell’oggetto, ovvero all’analisi-comprensione dell’insegnamento a partire dalle sue componenti tacite: quei saperi che l’insegnante matura in seguito alla formazione che acquisisce durante un percorso accademico.
L’interesse della Nuova Ricerca Didattica è indagare su cosa accade realmente nelle reali pratiche di insegnamento al di là dell’apriori di ciò che le teorie pedagogiche dicono per i motivi seguenti:
- Crisi della razionalità del programma della razionalità moderna;
- Perimetrare le linee di ricerca più recenti che hanno posto gli impliciti dell’insegnare a oggetto privilegiato della loro indagine: all’insegnante maestro va data la centralità che oggi manca sia nello spazio istituzionale sia nello spazio della ricerca didattica;
L’implicito è nascosto nei silenzi delle classi, fra le righe del conversare in sala professori, è l’enigma del non detto. Illuminare l’implicito delle didattiche dell’insegnamento può avere senso se i risultati delle indagini contribuiranno a far leggere sempre meglio all’insegnante il suo lavoro d’aula e a far riflettere su quanto può essere modificato per rendere l’esperienza dello stare a scuola sempre più umana e umanante.
La magistralità è un saper essere culturalmente fondato, è l’opposto di quella cultura del fare nella quale si è stemperato negli ultimi anni il significato di insegnamento e di formazione dell’insegnante. Bisogna adoperare una pratica di esplicitazione del farsi se stesso, che potrebbe offrire un apporto rilevante per contribuire a modificare i tratti che connotano il profilo di un insegnante che può diventare per l’allievo un vero modello educativo. Si tratta di una pratica che è possibile definire nei termini di:
- Presa di coscienza: per rendere gli insegnanti sempre più consapevoli del valore intellettuale ed etico del proprio agire e della conseguente necessità di vederselo riconosciuto attraverso la legittimazione di tempi delicati per lo studio e per la ricerca;
- Presa di parola: per dare sempre più visibilità al sapere dell’insegnante oggi circoscritto alle nicchie della ricerca didattica.
Capitolo I - Il sapere del pratico
Cosa si intende per implicito?
L’etimo del sostantivo rinvia al latino implicitus che significa avvolgere ed indica ciò che è compreso e quasi avvolto in altro, per cui si deduce per via di sottintesi. Nella didattica dell’insegnante c’è una didattica nascosta fatta di ragionamenti abduttivi che solo parzialmente accedono alla comprensione esplicita restando nelle tracce di esperienze educative destinate sullo sfondo di resoconti narrativi che educatori di vaglia ci hanno lasciato come esempi di testimonianze.
Nel tempo si è cercati di guardare l’insegnamento come pratica e l’insegnante come un produttore di sapere pratico e ad assumere importanza è stata l’assunzione dell’azione come forma di conoscenza: un’azione è infatti un comportamento dotato di significato e intenzione.
Le novità introdotte dalla svolta pratica, sono essenzialmente due: interesse volto a comprendere il nesso esistente tra pratica magistrale e soggettività del pratico; sensibilità per la descrizione/comprensione/spiegazione dei modi di funzionamento delle pratiche educative. Capire in cosa consiste l’insegnamento e comprenderne i processi di sviluppo significa accostare i modi di funzionamento e di articolazione dei comportamenti e degli atti, tentando di identificare le variabili che li organizzano in una pratica. Ogni pratica è superata dall’incommensurabilità della persona.
Il primo tentativo viene adoperato da Dewey, finalizzato all’analisi del carattere eminentemente implicito delle pratiche educative e mette in luce per la prima volta i tratti pre-concettuali della pratica, che è vista come l’insieme delle azioni grazie alla quali si esplicitano sempre più le operazioni del proprio pensare, al fine di giungere al fine di giungere al controllo di quelle operazioni e alla conoscenza.
Ad essere pratica è la natura stessa umana, il pensiero di cui l’uomo è capace, in ragione del suo porsi dei fini e del cercare delle soluzioni per ottenerli; è un processo aperto di sperimentazione incessante nel e rispetto al quale l’attività del pensiero progressivamente si esercita e definisce. L’azione è mediatore della conoscenza. Si parla di conoscenza implicita della pratica che ha funzione trasformativa e non di mera corrispondenza alla realtà cioè in grado di ipotizzare i possibili modi di costruzione di relazioni efficaci con gli oggetti e si esercita in uno spazio nel quale l’azione diventa significante e la conoscenza si fa significato dell’azione.
È solo nel 1986 che con Shulman l’attenzione della ricerca didattica viene portata sulla conoscenza pedagogica della materia, facendo ancora una volta riferimento al concetto di trasformazione nasce la didattica dell’implicito. La ricerca didattica schiude nuovi orizzonti alla ricerca dell’insegnamento. Per comprendere meglio ciò che l’insegnante fa quando insegna è possibile riscontrarlo con l’orientamento degli studi didattici verso l’individuazione di quei cambiamenti che l’azione insegnativa introduce scolarizzando i contenuti disciplinari.
Il pensiero del pratico
Cos’è comunque il pensiero del pratico? Il pratico è un professionista che produce un sapere peculiare e il sapere prodotto dal pratico si costruisce conversando con la realtà. Nella costruzione del sapere insegnante grande rilevanza assumono alcune dimensioni non osservabili della magistralità: visioni professionali, l’eticità che maturano per sapere di esperienza. Il primo passo che si prospetta al ricercatore è di esplicitare il più possibile la dinamica del processo di costruzione di tale sapere. La pratica magistrale è la codifica del sapere da insegnare che solo il docente esperto sa realizzare.
Potremmo definire l’implicito pratico come l’inconscio pratico, il non-dicibile, quella dimensione nascosta, oscura pratica dell’insegnamento di cui il docente sa poco o perché non la conosce o perché non vuole rivelarla a volte anche a se stesso. La didattica dell’implicito è fatta dei saperi del saper-ci fare.
Il sapere insegnante che fa capo alla didattica dell’implicito non è un sapere teorico ma è un sapere che attraversa la vita personale dell’insegnante, che si costruisce per pratiche sociali, apprendimenti informali.
Caratteristiche delle pratiche
- Opacità: caratteristica saliente che nasce per adattamento alla complessità della pratica, anche quella dell’attimo vissuto, che si accende solo quando la riflessione porta sulle cose lo sguardo del pensiero facendo sì che l’esperienza esce dall’implicito e si fa sapere;
- Trasformatività: modello di riferimento utile per comprendere come si fa a transitare dalle zone pre-riflessive dell’esperienza alla consapevolezza cui si perviene solo attraverso la validazione intersoggettiva degli assunti e delle visioni del mondo con cui i soggetti interpretano la realtà;
- Corporeità: il sapere pratico ha nel corpo in azione il suo punto di ancoraggio al mondo; è infatti un sapere di gesti ed include il repertorio lessicale del senso pratico. È al gesto che bisogna guardare per comprendere il sapere.
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