Composti inorganici di interesse tecnologico
Mirko Leccese
13 aprile 2017
Sommario
L’obiettivo di queste note è quello di fornire una panoramica sulle proprietà e sulle possibili
applicazioni tecnologiche di alcune classe di composti inorganici. In particolare, l’attenzione
verrà rivolta verso i materiali ceramici, sia quelli tradizionali, come le argille, la silice o i
feldspati, sia quelli avanzati, come i carburi e i nitruri di silicio, impiegati oggi in diversi
settori dell’industria tecnologica.
Indice
1 Generalità sui materiali ceramici 2
1.1 Proprietà fisiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.2 Tecnologie preparative . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.3 Ceramici tradizionali e ceramici avanzati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
2 Ossidi inorganici 6
2.1 Silice e silicati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
2.2 Vetri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
2.3 Allumina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
2.4 Magnesia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
2.5 Zirconia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
2.6 Zeoliti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
3 Materiali ceramici avanzati 13
3.1 Carburo di Silicio, SiC . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
3.2 Nitruro di Silicio, Si N . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
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4 Allotropia del Carbonio 15
4.1 Diamante e Grafite . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
4.2 Nanotubi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
4.3 Fullereni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
4.4 Fibra di carbonio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
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1 Generalità sui materiali ceramici
Con il termine materiale ceramico si indica comunemente qualsiasi materiali costituito da composti
inorganici caratterizzati da frattura fragile. La produzione di materiali ceramici da parte dell’uomo
risale a circa 10000 anni fa; da allora fino a questo secolo, gli sviluppi in questo campo sono
stati piuttosto scarsi e il termine "materiale ceramico" ha generalmente sempre indicato materiali
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ottenuti per cottura di impasti di minerali argillosi, secondo un processo noto come sinterizzazione .
Più recentemente il significato si è esteso fino a comprendere buona parte dei materiali inorganici
non metallici duri, cioè caratterizzati da frattura fragile, e ottenuti anche con processi diversi
dalla sinterizzazione, come i materiali vetrosi, il quarzo, il cemento, i composti ionici come NaCl,
i silicati, ecc. A lungo, gli impieghi dei materiali ceramici sono stati fortemente limitati, a causa
della loro estrema fragilità, che ne impedisce l’adozione come materiali strutturali. Tuttavia, nei
tempi moderni, grazie a tecniche avanzate di preparazione, si è in grado di produrre ceramici con
ottima resistenza alla frattura, e quindi di estenderne le possibili applicazioni. Poiché si tratta in
genere di processi complessi e costosi, gli impieghi in alcuni settori tecnologici, come la motoristica,
sono ancora limitati, seppur promettenti.
I materiali ceramici possono essere classificati in due grandi categorie:
i) Tradizionali, ovvero quelli che rientrano nella definizione originaria del termine, come le
argille, la silice, i feldspati, ma anche alcuni materiali refrattari e vetrosi;
ii) Avanzati, ovvero materiali ceramici moderni, caratterizzati da composti puri (o quasi). Tra
questi annoveriamo l’ossido di alluminio (Al O ), utilizzato come base di supporto per mi-
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crocircuiti integrati in un modulo a conduzione termica, il carburo di silicio (SiC), utilizzato
nelle zone a elevate temperatura nei moti a turbina degli aerei, il nitruro di silicio (Si N ).
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Tra i settori principali dell’industria ceramica possiamo citare: prodotti strutturali da argilla (mat-
toni, grondaie, condotti per fognature, tegole, canne fumarie, piastrelle), porcellane (stoviglie, pia-
strelle, sanitari, porcellana decorativa, protesi dentali), refrattari ( mattoni e prodotti monolitici e
prodotti colabili nell’industria dell’acciaio, dei metalli non ferrosi, vetro, cemento, trasformazione
del petrolio), vetri (vetro piano, contenitori bottiglie, vetro soffiato e stampato, fibre di vetro, fibre
ottiche), abrasivi (naturali come granati e diamante, e sintetici come alluma, carburo di silicio),
cementi (usati nella costruzione di edifici, ponti, strade, dighe).
Diverse modalità di preparazione possono dare origine a materiali ceramici con strutture differenti.
In particolare possiamo distinguere strutture cristalline, strutture miste, cioè matrici vetrose in-
globanti fasi microcristalline, o strutture vetrose (amorfe). All’interno di queste strutture possono
essere presenti sia legami di natura ionica, sia covalente, la cui percentuale può essere determi-
nata dalla differenza di elettronegatività tra gli atomi costituenti. La disposizione degli ioni è
determinata dalle dimensioni relative e dal bilanciamento delle cariche, necessario a mantenere
l’elettroneutralità. Nei materiali ceramici a forte carattere ionico, la caratterizzazione strutturale
può essere effettuata adottando il noto modello ionico; la stabilità della struttura sarà quindi ga-
rantita dal più efficiente impaccamento degli anioni attorno al catione, determinato dal valore del
r /r
rapporto .
c a
Come in ogni materiale allo stato solido, anche nelle strutture ceramiche cristalline possono essere
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presenti varie tipologie di difetti, come vacanze, impurezze, dislocazioni , giunti di grani, porosi-
tà, incrinature. Possiamo riassumere le proprietà principali comuni alla gran parte dei materiali
ceramici nei seguenti punti: carattere refrattario, elevata durezza, alta resistività elettrica, bassis-
sima conducibilità termica e dilatazioni termiche contenute, buona resistenza chimica, bassi costi
di materie prime e fabbricazione (solo per i tradizionali), possibilità di manipolare l’aspetto attra-
verso trattamenti superficiali, fragilità, elevato modulo elastico, densità medio-bassa. Per quanto
riguarda la porosità, distinguiamo i materiali ceramici permeabili da quelli non permeabili. I primi,
come laterizi, terrecotte (refrattarie e non) e maioliche, sono caratterizzati da una pasta porosa,
scalfibile da una punta d’acciaio; i secondi, come grès e porcellane, hanno una pasta compatta, non
1 La sinterizzazione corrisponde di fatto ad un trattamento termico che permette di densificare un’insieme di
polveri compattate, eliminando o riducendo la porosità.
2 Le dislocazioni nei materiali ceramici non hanno elevata mobilità, come accade nei metalli, a causa dell’assenza
di scorrimenti plastici. Di conseguenza, a differenza dei metalli, i ceramici non sono caratterizzati da indurimento
per deformazione plastica. 2
scalfibile da alcuna punta di acciaio.
Laterizi, terrecotte, maioliche e gres sono tutti materiali ceramici a base argillosa, ottenuti con
temperature di cotture differenti. A cause delle loro differenti resistenze alla compressione, ven-
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gono utilizzati per scopi differenti. Ad esempio, i laterizi, ottenuti attraverso cotture a 900 C,
hanno basse resistenze (intorno ai 10-20 MPa) e vengono quindi impiegati al più come pietre da
costruzione; il gres, al contrario, è molto più resistente e viene quindi adoperato per pavimenti,
tegole, ecc. La porcellana, a differenza dei precedenti, è costituita da una miscela di caolinite
(Al Si O (OH) ), quarzo e feldspati. Le proporzioni di questi tre componenti variano a seconda
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dell’impiego della porcellana stessa. Se si tratta di porcellane per usi ornamentali, esse si attestano
attorno a 50%-25%-25%. Le porcellane per uso dentale presentano invece una netta maggioranza
di feldspati (75-85%) e una quasi totale assenza di caolinite (0-4%).
In generale, argilla, quarzo e feldspati rappresentano le materie prime più comunemente utilizzate
per la produzione di ceramici. Esistono tuttavia anche ceramici "speciali" di uso meno comune,
come le vetroceramiche o le bioceramiche (queste rientrano ancora nella categoria di ceramici tra-
dizionali e non avanzati). Le vetroceramiche si ottengono tramite la formazione e l’accrescimento
di numerosissimi cristalli all’interno di un vetro, mediante un opportuno ciclo termico. Il proces-
so, detto ceramicizzazione è di fatta una sorta di devetrificazione controllata. L’agente nucleante
principalmente utilizzato è il biossido di titanio, TiO . Il risultato è una struttura microcristallina
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con cristalli densamente impaccati e collegati insieme dalla fase vetrosa in cui si sono formati. Le
vetroceramiche presentano proprietà meccaniche eccezionali, come elevata resistenza e durezza.
Inoltre, grazie alla loro maggiore trasparenza, ad una porosità quasi assente e all’elevata resistenza
all’usura, possono essere impiegati come ceramiche dentali, con maggiore efficienza rispetto a quelle
tradizionali. Le bioceramiche sono, invece, materiali bioattivi e riassorbili, utilizzati in ogni tipo
di ricostruzione ossea, come ossa craniche, ricostruzione maxillofacciali, giunture, protesi oculari,
ecc.
1.1 Proprietà fisiche
Essendo caratterizzati da legami ionici e covalenti, nei materiali ceramici non sono disponibili
elettroni liberi per la conduzione elettronica, quindi essi si presentano generalmente come dei
buoni isolanti elettrici. Allo stato cristallino, resistono alle elevate temperature, sono dei buoni
isolanti termici e hanno bassi coefficienti di dilatazione termica. Non vi è invece omogeneità per
quanto riguarda le proprietà ottiche: alcuni sono opachi, altri trasparenti e altri traslucidi. Tuttavia
possono essere facilmente colorati. Dal punto di vista meccanico, a temperature non molto elevate
mancano di deformabilità plastica, sono cioè fragili, a causa della ridotta mobilità delle dislocazioni
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(assenti negli amorfi). Sono però duri e hanno elevate rigidità (cioè elevati moduli di Young ). Ad
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esempio, le porcellane dentali hanno moduli di Young dell’ordine di 90 000 N/mm , paragonabili a
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quelle delle leghe di Au IV, pari a circa 100 000 N/mm . Presentano anche elevate resistenze alla
compressione ma limitata resistenza agli urti, a causa dell’altra rigidità. La resistenza alla trazione
è invece notevolmente più bassa a causa della facilità di propagazione delle irregolarità superficiali.
La resistenza all’usura è superiore rispetto a quelle delle resine composite. A temperature più
elevate, possono però presentare un certo scorrimento viscoso e si possono dunque presentare
fenomeni di scorrimento lungo i giunti, provocando così incrinature e quindi rotture del materiale.
1.2 Tecnologie preparative
La sequenza base nella lavorazione dei materiali ceramici è la seguente:
i) Preparazione delle materie prime;
ii) Formatura;
3 Il modulo di Young o modulo di elasticità longitudinale è definito a partire dalla legge di Hooke,
σ
E = (1)
ε
m
σ ε
dove è lo sforzo, dimensionalmente una pressione, e è un coefficiente adimensionale definito come la variazione
m
di lunghezza su lunghezza iniziale (∆l/l). Il modulo di Young è quindi una misura dell’elasticità di un materiale
sottoposto ad una deformazione elastica (quindi reversibile) lineare.
3
iii) Trattamento termico;
La fase di preparazione dei materiali richiede la frantumazione delle polveri a granulometrie di
dimensioni adeguate. Quindi le polveri vengono miscelate con acqua (nei casi in cui gli standard
siano modesti) (miscelazione a umido) o con altri agenti leganti e lubrificanti (miscelazione a secco).
Durante questa fase, vengono aggiunti una serie di additivi, necessari a modificarne le proprietà e a
permettere la formatura. I principali additivi sono: solventi, surfattanti, deflocculanti, coagulanti,
plastificanti, lubrificanti, ecc. I solventi sono fondamentali per formare una massa viscosa. Come
già citato, generalmente si utilizza acqua, in quanto solvente a basso costo e ad elevata polarità.
Tuttavia a volte è necessario ricorrere ad altri solventi come alcol, chetoni, tricloroetilene, ecc. Il
solvente viene allontanato durante la successiva fase di trattamento termico. I deflocculanti vengono
aggiunti per ridurre l’agglomerazione delle particelle solide mentre i coagulanti per aumentarla. I
deflocculanti agiscono quindi nel senso di aumentare le forze repulsive tra le polvere, i coagulanti
per ridurle. I surfattanti sono utilizzati per ridurre la tensione interfacciale tra fase solida e fase
liquida. Migliorano quindi la dispersione delle polveri nel solventi, producendo paste più uniformi
e a minore viscosità ( a parità di rapporto solido/liquido).
La formatura è il processo di formazione del materiale ceramico a partire dalla polvere ceramica.
Può essere effettuata a secco, a caldo, ad umido, a freddo, uniassiale, isostatica. Nella formatura
isostatica, la polvere ceramica viene caricata in un contenitore ermetico (sigillato sotto vuoto),
flessibile che si trova all’interno di una camera di fluido idraulico al quale viene applicata una pres-
sione. La forza di questa pressione compatta uniformemente la polvere, con il risultato finale di un
prodotto che acquista la forma del contenitore flessibile. Questo processo è largamente utilizzato
in quanto permette di ottenere con rapidità notevole quantitativo di pezzi con uniformità e tolle-
ranze ristrette. Se la pressatura avviene a caldo, si ottengono prodotti ceramici con alte densità e
◦
proprietà meccaniche avanzate; il nitruro di silicio, ad esempio, viene pressato a 100 MPa a 1800 C
in stampi di grafite. Esistono anche altri processi di formatura, come ad esempio l’estrusione, la
formatura per iniezione o injection molding, o il colaggio su nastro. Nell’estrusione, un impasto di
polvere ceramica ed acqua viene estruso attraverso una vite senza fine (questo processo viene usato
sia per ceramici tradizionali che avanzati). Nell’injection molding, una miscela di polvere ceramica
e carica polimerica viene immessa sotto pressione in uno stampo di geometria anche complessa. E’
un metodo costoso, usato principalmente per rotori per turbine. Richiede componenti di qualità
elevata e spesso è difficile rimuovere la carica polimerica per semplice decomposizione termica. Il
colaggio su nastro prevede invece di colare una sospensione di polvere ceramica e additivi polime-
rici su un nastro a scorrimento; dopo essiccamento le lamine sottili possono essere arrotolate. In
genere questo metodo è utilizzato per produrre ceramiche destinate all’elettronica. Un processo più
antico ma comunque ancora adottato è quella della sinterizzazione. Con questo metodo, polveri
ceramiche, metalliche, vetrose o miscele di esse, una volta compattate (preparato cioè un crudo
o verde) e riscaldate a circa 3/4 della temperatura di fusione, si legano fino a formare un solido
denso. La sinterizzazione può essere effettuata sia sotto pressione sia senza pressione. L’elevata
temperatura è necessaria a favorire la mobilità degli atomi all’interno del materiale e sopratutto
lungo la superficie delle particelle di polvere. I processi di diffusione tendono a ridurre le superfici
libere, saldando i grani. Si riducono così gradualmente anche i vuoti tra grano e grano e la densità
del materiale aumenta.
La compattazione delle polveri è in generale costituita da tre fasi sequenziali: i) bassa velocità di
compattazioni (basse pressioni) dovute al movimento delle polveri; ii) elevata velocità di compatta-
zione, per la quale le polveri si deformano per effetto della forza e si riduce la porosità intergranulare;
iii) bassa velocità di compattazione dovuta alla riduzione della porosità intergranulare.
1.3 Ceramici tradizionali e ceramici avanzati
Come già precedentemente sottolineato, i ceramici tradizionali sono principalmente costituiti da
argilla, silice (quarzo) e feldspati. L’argilla è costituita da alluminosilicati idrati (Al O SiO H O)
2 3 2 2
con impurezze di altri ossidi (TiO , Fe O , CaO, MgO, Na O, K O). L’argilla conferisce lavorabi-
2 2 3 2 2
lità alla miscela. La silice ha elevata temperatura di fusione e conferisce refrattarietà alla miscela.
· 6SiO
Il feldspato di potassio (K OAl O ) ha bassa temperatura di fusione e produce una fase ve-
2 2 3 2
trosa che lega i componenti refrattari. Tra i ceramici tradizionali sono compresi anche i refrattari,
◦
ovvero materiali capaci di resistere per lunghi periodi alle alte temperatura (fino ai 1500 C) senza
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reagire chimicamente con gli altri materiali con i quali si trovano in contatto. I refrattari silicei,
silico-alluminosi e alluminosi sono così detti refrattari acidi perché ad alte temperature reagiscono
facilmente solo con ossidi metallici. I ref
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Nomenclatura composti
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Nomenclatura composti inorganici
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NOMENCLATURA composti inorganici
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Chimica generale e inorganica - Composti inorganici