Lo studio del comportamento
Da Von Frisch, Lorenz e Tinbergen in poi, lo studio dei meccanismi e dei processi che sottostanno al comportamento ha subito uno stravolgimento dagli studi dei tre Nobel. Tale stravolgimento non ha solo influenzato lo studio del comportamento animale, ma anche quello umano.
Il comportamento come fenotipo
Il comportamento è a tutti gli effetti parte integrante del fenotipo. Il comportamento si realizza individualmente nell’interazione con l’ambiente fisico e biologico, di quei fattori ereditari responsabili delle azioni istintive e nei limiti nella capacità di apprendere. I fattori ereditari di una specie sono a loro volta determinati dall’origine della specie stessa e dalle successive pressioni selettive a cui è stata sottoposta. Compreso ciò, è possibile studiare in modo comparato il comportamento, i meccanismi e i processi che ne sono alla base.
Il comportamento e fenotipo: ad esempio, le aree depigmentate compaiono in molti animali domestici e si accompagnano al processo dell’addomesticamento. Il comportamento di mansuetudine è accoppiato al colore del manto. Ciò è indice che comportamento e morfologia sono esempi di fenotipo.
Le cause del comportamento
- Cause prossime del comportamento determinate, mantenute e dirette da condizioni esterne all’animale e controllate da fattori interni;
- Cause remote del comportamento sono il successo riproduttivo dell’individuo e il mantenimento della sua prole.
Ogni comportamento è adattato al contesto in cui l’animale vive, l’adattamento è possibile solo se l’individuo ha avuto informazioni dall’ambiente circostante. Ciò è possibile sia nel corso della vita individuale, mediante l’apprendimento, sia durante l’evoluzione della specie, con l’inserimento graduale delle informazioni nel patrimonio ereditario se costituiscono un carattere plesiomorfico.
La complessità del comportamento
- Ai fattori da controllare per mantenere le omeostasi;
- All’informazione sensoriale percepita e trasmessa ai centri nervosi superiori;
- All’apparato motorio da dirigere;
- Ai centri associativi e decisionali dell’informazione acquisita e analizzata a quella assimilata con l’esperienza.
I riflessi
Sono elementi comportamentali semplici ed ubiquitari che si trovano sia in animali ad organizzazione comportamentale “semplice” ma anche inseriti nel repertorio di comportamenti complessi come elementi integranti di questi. Il riflesso è una risposta automatica e stereotipata ad uno stimolo determinato, per cui a parità di condizioni stimoli eguali producono risposte eguali. I riflessi sono unità essenziali del comportamento. Il comportamento è movimento; ad esempio, il cane che si gratta il fianco perché punto da una pulce applica il riflesso di grattamento che si può indurre anche quando il midollo spinale è isolato dall’encefalo. Molti riflessi sono parte di comportamenti complessi come la locomozione, il nuoto, il volo.
I riflessi possono essere anche condizionati, infatti molte risposte comportamentali sono rappresentate da riflessi condizionati che si originano per associazione tra uno stimolo originariamente neutro ed uno che induce una risposta riflessa, ad esempio i cani di Pavlov e lo stimolo condizionante.
Le reazioni di orientamento
Sembrano simili ai riflessi, ma sono molto più complesse perché coinvolgono il movimento dell’intero corpo e sono:
- Primarie per il controllo della postura;
- Secondarie per il raggiungimento di una posizione determinata in campo stimolante (es. via dalla luce delle planarie).
Le reazioni istintive
Sono movimenti ordinati con valore adattativo (o vestigiale) costanti nella forma per una data specie. I riflessi, le reazioni di orientamento e quelle istintive costituiscono tutto o quasi tutto il repertorio comportamentale, quindi tutte dipendenti dalle istruzioni fissate nel patrimonio genetico ereditario.
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