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1ª lezione

Cos'è la storia bizantina?

Il nome è dato dalla capitale Bisanzio, una colonia greca di Megara del VI secolo a.C. Grazie all’imperatore Costantino, Bisanzio viene rifondata come sua capitale. Il termine “bizantino” è improprio perché i bizantini non si consideravano tali ma Romei, cioè gli unici eredi dell’antico impero romano.

In quale periodo si può cominciare a parlare di "storia bizantina"?

Lo storico Warren Treadgold inizia a trattarne a partire dall'imperatore Diocleziano. L’impero bizantino si considerava erede dell’impero romano ma sviluppò anche caratteristiche particolari, come quelle culturali. Lo storico Ostrogorsky nel suo capitolo introduttivo ne individua i caratteri peculiari: nasce dal diritto romano ed è basato sulle norme romane. Una delle differenze principali tra i due imperi sarà infatti il cambiamento linguistico. Ad esempio, il Corpus Iuris Civilis di Giustiniano sarà scritto in latino per poi essere tradotto in greco, perché quest’ultima lingua soppianterà la prima. Dal punto di vista linguistico la regione di confine è l’Illirico (o Illiria, l'attuale penisola balcanica). Già dai tempi di Diocleziano in questa regione si parlava sia il greco che il latino; di qui inoltre furono originari alcuni imperatori orientali: Diocleziano, Costantino, Giustiniano. La lingua pian piano diventa greca dopo la conquista araba. Gran parte della letteratura bizantina è greca e di stampo agiografico. L’adozione della religione cristiana per l’impero d’occidente distingue i due imperi.

Diocleziano e l'inizio della divisione dell'impero

Diocleziano governò dal 285 al 305. Secondo Treadgold è con Diocleziano che la parte orientale dell’impero inizia ad avere un’esistenza separata ed un ruolo più importante rispetto alla parte occidentale. Con Diocleziano siamo alla fine del III secolo, un’epoca di crisi:

  • A livello economico: per l’aumento dei prezzi;
  • A livello demografico: sotto Marco Aurelio c’era stata una grande pestilenza;
  • A livello sociale: per l’estrema povertà.
  • A livello politico: il potere centrale è in crisi.

Diocleziano riuscì a conquistare il potere in modo illegittimo, succedendo a Numeriano (cioè l'Augusto dell'oriente). La divisione tra oriente e occidente venne introdotta da Diocleziano ma era un problema già esistente. Numeriano venne ucciso in una congiura e Diocleziano accusò dell'omicidio il prefetto del pretorio uccidendolo pubblicamente. In occidente prese invece il potere l’Augusto Carino, fratello di Numeriano, ma i suoi soldati lo uccisero. In questo modo Diocleziano controllava di nuovo tutto l’impero e a questo punto introdusse la Tetrarchia: Diocleziano scelse per sé la parte orientale dell’impero e pose la sua capitale a Nicomedia di Bitinia (in Asia Minore). Non tenne in considerazione il maggior prestigio dell’occidente e di Roma perché riteneva che la parte più ricca e meglio difendibile fosse appunto l’oriente. Il suo impero comprendeva i territori dall’Illirico verso est, mentre lasciò la parte occidentale al suo collega Massimiano.

Massimiano venne nominato dapprima Cesare mentre Diocleziano Augusto, in seguito lo equiparerà a sé nominandolo Augusto. Le due parti dell’impero (occidente e oriente) diverranno quattro, due preture e due prefetture affidate a due Cesari. Il prefetto del pretorio era il responsabile di una prefettura in modo da controllare meglio il territorio. Diocleziano inoltre ridusse la grandezza delle vecchie province dell’impero romano e le raggruppò in diocesi. Quindi l’impero venne diviso in due parti governate rispettivamente da un Augusto e da un Cesare, ed ognuno di essi governava in qualità di prefetto del pretorio. Le prefetture erano poi divise in diocesi e province. Questo sistema permise di avere maggior controllo, grazie anche all'ingrandimento dell'apparato burocratico da parte di Diocleziano. L'imperatore cercò di scindere il potere militare da quello amministrativo. I governatori della provincia divennero solo degli amministratori affiancati da un dux militare (a differenza di prima, quando il governatore aveva entrambi i poteri, amministrativi e militari).

A livello amministrativo la divisione di Diocleziano durerà ma il sistema dei tetrarchi si rivelerà un fallimento perché dopo il ritiro di Diocleziano i Cesari e gli Augusti iniziarono a combattersi fra loro.

Massimiano in occidente rimase fedele a Diocleziano, tra i due c’era una certa concordia. Dal punto di vista militare sconfissero i persiani. Sul fronte orientale la principale minaccia veniva, infatti, dalla dinastia Sassanide; mentre in occidente il problema era rappresentato dalle tribù barbare e poi dagli Unni (un pericolo quello dei barbari che veniva dalla Tracia, dal confine sul Reno e il Danubio). I Cesari e gli Augusti insieme fermarono i persiani e poi dislocarono nei quattro punti dell’impero le loro capitali:

  • Nicomedia di Bitinia, capitale dell’Augusto d’oriente: Diocleziano;
  • Nella Penisola Balcanica prima Sirmio (Mitrovica in Kosovo) e poi Tessalonica (Salonicco) per il prefetto del pretorio, cioè il Cesare d’oriente: Galerio;
  • Treviri sul Reno per il Cesare d’occidente: Costanzo Cloro (padre di Costantino);
  • Roma, poi Milano ed infine Ravenna per l’Augusto d’occidente: Massimiano.

Costantino e la fondazione di Costantinopoli

Diocleziano viene posto come protagonista della divisione dell’Impero ma ha poche caratteristiche dell’imperatore bizantino: la caratteristica principale è, infatti, quella di essere pagano. Lui e Galerio perseguitarono in oriente i cristiani e si accanirono contro le proprietà della Chiesa. Inoltre Diocleziano impose il culto al “genio imperatore”. Dopo il suo ritiro volontario avvenne la disgregazione della Tetrarchia. Costanzo Cloro morì a causa di una malattia. In base alle regole della tetrarchia, a succedergli doveva essere il suo Cesare ma il figlio Costantino, sostenuto dall’esercito, si oppose. In oriente invece si ribellò il figlio di Massimiano, Massenzio. Costantino e Licinio, uomo di fiducia di Galerio, si allearono contro Massenzio. Dopo averlo eliminato a Ponte Milvio, i due si impossessarono dell’occidente ma ben presto iniziarono a combattersi. Costantino si contrappose a Licinio in oriente e lo sconfisse vicino Bisanzio, dove deciderà di collocare la propria capitale. Questa scelta ha anche una motivazione di sicurezza strategica: viene infatti fondata da Costantino sul Corno d’Oro (insenatura del Mare) che la rende inespugnabile. L’unico modo per conquistare la città era l’attacco sincronizzato da terra e da mare e ci riusciranno gli occidentali con la quarta crociata del 1204 e gli ottomani nel 1453 con l’aiuto dei cannoni.

Costantino e il cristianesimo

Costantino fondò Costantinopoli e appoggiò il cristianesimo, due eventi fondamentali per la costituzione dell’impero bizantino. L’imperatore dapprima battezzerà la capitale come Nuova Roma, poi la chiamerà Costantinopoli. Con l’Editto di Milano del 313 Costantino concesse la libertà di culto ai cristiani. In quell’epoca Licinio si accordarono per restituire i beni ai cristiani precedentemente confiscati. A Bisanzio Costantino abolì i giochi tra i gladiatori e conservò l’ippodromo, dove vi era un passaggio diretto tra il palazzo imperiale e la tribuna. Costruì due portici (le basiliche), un senato (per duplicare Roma) e per farvi trasferire i senatori romani costruì delle case (quest’opera si ha soprattutto con suo figlio, Costanzo II). Oltre alle opere di edilizia Costantino fornì al popolo le tessere dell’annona per la distribuzione gratuita di cibo e vestiti.

Dal punto di vista religioso Costantino appoggiò il Concilio di Nicea del 325 che denunciava l’arianesimo. Il prete Ario sosteneva che Cristo era stato creato dal Padre e a lui era subordinato (l'attuale Credo cattolico è quello di Nicea). Questo concilio fu appoggiato da Costantino per l’unità della Chiesa. Dopo aver fondato Costantinopoli, Costantino mantenne in vita la struttura delle diocesi, province e prefetture del pretorio creata da Diocleziano. Alla sua morte si arrivò a una nuova spartizione tra occidente e oriente nonostante lui fosse l’unico imperatore. In oriente così divenne Augusto Costanzo II, mentre in occidente altri due fratelli si combatterono. Il vincitore tra i due però venne ucciso da un usurpatore, sconfitto poi grazie all'intervento dello stesso Costanzo II, che così riunì nuovamente l’impero.

La politica di Costanzo II e la crisi imperiale

Costanzo II adottò una politica a favore dell’arianesimo e con lui abbiamo per la prima volta un procedimento contro il culto pagano. Alla morte di Costanzo II gli successe l’erede Giuliano (pagano) e per tre anni il paganesimo tornò al potere. Egli per rafforzare il culto dei pagani creò una struttura religiosa gerarchica parallela a quella della Chiesa. Tuttavia Giuliano morì tre anni dopo in battaglia contro i persiani. Salì al trono Gioviano (si tratta di un potere effimero e di breve durata), per poi arrivare a Valente (imperatore) e a Valentiniano (ufficiale militare). Valente si rese conto di non poter governare tutto l’impero da solo e decise così di affidare al fratello l’occidente. Sotto Valente assistiamo a un fenomeno preoccupante, cioè la maggiore aggressività dei barbari. Egli morì nel 378 nella battaglia di Adrianopoli contro i Goti. I goti erano diventati più aggressivi a causa degli Unni, spingevano in occidente le tribù germaniche che diventavano così più pericolose. Valente prima di questo disastro sottovalutò il problema.

Già dal III secolo molti barbari chiesero di essere arruolati come mercenari nell’impero romano (già sotto Marco Aurelio era stato dato il permesso di risiedere nell’impero). Valente concesse ai goti di stanziarsi nell’Illirico e in Tracia ma quando si rese conto del pericolo decise di affrontarli venendo tuttavia sconfitto. Da questo momento il problema dei barbari divenne sempre più grave sia in occidente che in oriente. Alla morte di Valente prese il potere il generale Teodosio, che era stato designato da Graziano, nipote di Valente. Con Teodosio l'impero venne diviso nuovamente in occidente e oriente; in passato questa divisione veniva, a volte, sanata dall’intervento dell’imperatore dall’oriente in occidente. Ma con i figli di Teodosio, Arcadio e Onorio, la divisione diventerà definitiva.

Teodosio e la divisione definitiva dell'impero

Teodosio si recò in oriente dove il pericolo persiano non era pressante. Contenne i goti in oriente con il compromesso di accettarli all’interno dei confini dell’impero e di inserirli nell’esercito come federati, ma cercando di dividere i goti in:

  • Ostrogoti nella parte occidentale dell’Illirico;
  • Visigoti nella Tracia dell’Illiria.

Questa penetrazione dei barbari nell’esercito era iniziata fin dal III secolo in qualità di mercenari dell’esercito romano. Con Teodosio però abbiamo l’inquadramento dei barbari come ufficiali. Essi divennero il nervo dell’esercito romano. Alcuni barbari militari divennero importantissimi nella politica dell’impero sia in occidente che in oriente. Alla morte di Teodosio avvenne, come detto, la divisione dell’impero: ad Arcadio la parte orientale e ad Onorio quella occidentale. Quando morì Teodosio i due erano degli adolescenti (Arcadio era il più grande ed aveva 18 anni). A causa della sua morte improvvisa non aveva strutturato bene la sua successione e quindi designò come tutore di Onorio il barbaro Stilicone, mentre Arcadio venne controllato da due funzionari di palazzo (Rufino ed Eutropio).

Il ruolo di Stilicone e la crisi dell'occidente

Stilicone era un generale di origine barbarica, molto importante a livello politico e militare e Onorio ne sposerà la figlia. Stilicone cercò di controllare Costantinopoli tramite Gaìna, un generale barbaro. Teodosio era l’unico imperatore che controllava tutti gli eserciti quindi, quando attuò la divisione, Stilicone aveva il comando degli eserciti che spettavano alla parte orientale. Questo generò delle tensioni con Arcadio e Stilicone decise di inviare in oriente Gaìna. Stilicone non poteva avvicinarsi in armi alla parte orientale, ed il compito del generale era produrre intrighi (con dei rapporti tra Alarico e i Goti) che gli permisero di prendere il potere a Costantinopoli, comandando dietro le quinte. L’opposizione al generale barbaro provenne dal patriarca San Giovanni Crisostomo visto che Gaìna tentò di far aprire delle chiese ariane per compiacere i goti. Ma grazie al Patriarca i goti vennero linciati e cacciati, insieme allo stesso Gaìna. Essi fuggirono oltre la Tracia dove incorreranno in una nuova sconfitta, venendo massacrati dagli Unni.

In oriente finisce quindi il dominio del partito filo-goto come in occidente e anche Stilicone verrà ucciso e soppiantato da altri. Arcadio e Stilicone muoiono nel 408. Si acuì nel frattempo la distanza tra l’occidente e l’oriente. Entrambe le parti dovevano fare i conti con i barbari alle frontiere e con i federati all’interno. Le due parti però risposero in modo diverso al problema dei barbari. L’oriente riuscì a dirottare le invasioni barbariche verso la parte occidentale ed infatti nel 410 avvenne il Sacco di Roma da parte dei Visigoti di Alarico. Stilicone aveva respinto nel 401 Alarico e altre tribù ostrogote fin quando era in vita. Quando sarà ucciso i goti avranno via libera verso l’occidente (la parte più debole dell’impero). Il Sacco di Roma fu una traumatica sconfitta dopo quella di Adrianopoli.

Perché l'oriente resiste e l'occidente cade?

Il III secolo è un’epoca di crisi per l’impero sia in occidente che in oriente ed alcuni storici individuano come causa di questa crisi l’imbarbarimento dell’esercito visto che i soldati barbari erano facilmente manovrabili e utilizzabili. Perché l’oriente riesce a resistere? Perché è più ricco. Aveva territori maggiormente produttivi, come l’Egitto che era il granaio dell’impero, oppure la Siria che era molto produttiva. In oriente nel momento in cui si presentò il problema dei barbari, l’impero preferì pagarli per far si che queste popolazioni barbariche e persiane non minacciassero i territori bizantini. In occidente questo pagamento non era possibile. In oriente inoltre ci fu un governo più stabile e dopo Arcadio continuò tranquillamente la successione degli imperatori. In occidente invece dopo Onorio ci furono usurpatori e il potere divenne meno stabile. L’oriente quindi poteva pagare i tributi ai barbari e dirottarli verso l’occidente, è per questo che l’impero romano d’oriente resistette alle pressioni dei barbari.

Dopo il Sacco di Roma del 410 si verificarono altri attacchi verso l’occidente. Nel V secolo molte popolazioni come Alemanni, Visigoti, Vandali - una tribù germanica che passerà il Reno insieme agli Svevi (Alemanni e Alani) - Burgundi migrarono verso l'occidente formando i regni romano-barbarici. L'oriente era riuscito a contenere i barbari stabilitisi in Tracia e nell’Illirico, in occidente invece si costituirono questi regni barbari stabili. I Vandali si insediarono in Spagna, poi in nord Africa fino a quando il loro regno non venne abbattuto da Giustiniano con il generale Belisario nel 430. I Vandali, approfittando della morte di Valentiniano III, nel 455 effettuarono il Sacco di Roma con Genserico.

Altri regni e la fine dell'impero d'occidente

Altri regni barbarici: Visigoti in Spagna, Burgundi in Provenza e in Borgogna, Longobardi in Austria, in Francia i Franchi con Clodoveo che nel VI secolo conquistò tutto il territorio, mentre l’Italia viene invasa da Attila. Nel 451 viene respinto dal generale barbaro Ezio ai Campi Catalaunici. Dopo la caduta di Ezio e la morte di Valentiniano III c’è il sacco di Genserico nel 455. Attila si ritira, tornerà in Italia, ma dopo un incontro con Papa Leone I tornerà in Pannonia dove morirà nel 453.

In occidente morì nel 455 Valentiniano III e in oriente troviamo come imperatore Marciano, uomo che non faceva parte della dinastia di Teodosio. Egli divenne imperatore a 5 anni e salì al trono grazie al matrimonio con Pulcheria (sorella di Teodosio II e figlia di Arcadio). Teodosio II regnò succube della sorella e della moglie e di molti funzionari eunuchi. Teodosio II è noto per il Codex Theodosianus, una raccolta di leggi che anticiperà l’opera di Giustiniano. Pulcheria sposò poi Marciano e sotto il suo regno venne convocato un nuovo sinodo o per meglio dire un concilio ecumenico, il Concilio di Calcedonia del 451 che condannò il monofisismo.

In oriente la successione al trono continuò in modo tranquillo a differenza dell'occidente dove, dopo la morte di Valentiniano III, si verificarono nuove usurpazioni che generarono imperatori effimeri sostenuti da generali semibarbari (Recimero) o dalla classe senatoria autoctona. L’ultimo tentativo dell’oriente di imporsi in occidente avvenne sotto l’imperatore Leone I. Egli sostenne un suo uomo di fiducia nella lotta al trono dal nome di Antemo (siamo alla vigilia del crollo dell’impero d’occidente). In oriente a Leone I successe Zenone. Questi in occidente, dopo un usurpazione, riconobbe la legittimità di un candidato, il senatore Nipote, ma questi verrà scalzato da Romolo Augusto, sostenuto da Oreste, suo padre. Giulio Nepote era l’imperatore d’occidente prima di Romolo Augusto e dopo il colpo di Stato fuggì nell’Illirico. Romolo è l’ultimo imperatore che risiede in Italia.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/07 Civiltà bizantina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eowyn87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Civiltà bizantina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Paroli Elena.
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