Laura Tomellini
CHIMICA GENERALE
E INORGANICA
Università degli Studi di Verona
CdL Biotecnologie (L-2)
a.a. 2019-2020
La chimica è la scienza della materia e delle trasformazioni che essa subisce.
Tutto il mondo che ci circonda è costituito da materia; la materia è fatta di sostanze
(ovvero diversi tipi di materia), ognuna delle quali presenta delle proprietà (caratteristiche
proprie delle diverse sostanze).
Esistono due grandi categorie di proprietà:
proprietà di tipo fisico, non legate a trasformazioni della materia (colore, temperatura,
• conducibilità elettrica,…);
proprietà chimiche, riguardano la trasformazione di sostanze chimiche in altre sostanze
• chimiche (per esempio, il ferro, se lasciato in ambiente umido, arrugginisce: la ruggine è
un composto chimico diverso dal ferro).
Si possono distinguere tre stati di aggregazione della materia:
solido, in cui ha forma e volume propri. I solidi sono infatti costituiti da particelle
• fortemente legate le une alle altre, quindi presentano una notevole rigidità; le particelle
non possono scorrere le une sulle altre né possono separarsi;
liquido, in cui ha volume proprio, ma assume la forma del recipiente, poiché le particelle
• che costituiscono un liquido possono scorrere le une sulle altre;
aeriforme (che comprende gas e vapori), in cui non ha né volume né forma propria,
• assume quelli del recipiente. Le particelle che costituiscono i gas interagiscono molto
debolmente tra di loro, perciò tendono a occupare tutto il recipiente in cui si trovano.
Gli stati di aggregazione possono trasformarsi l’uno nell’altro, mediante trasformazioni di
stato di tipo fisico, in quanto i composti non cambiano la propria natura chimica.
Esempio di sublimazione è il ghiaccio secco (diossido di carbonio solido): a basse
temperature è solido, a temperatura ambiente non passa attraverso il liquido, ma diventa
direttamente vapore.
Ebollizione e fusione avvengono a temperature caratteristiche delle varie sostanze.
Vi sono inoltre delle trasformazioni chimiche, durante le quali una sostanza si trasforma in
un’altra sostanza, che prendono il nome di reazioni chimiche.
La materia è composta da atomi, come enunciato dal chimico inglese John Dalton. Il
termine deriva dal greco ἄτομος (àtomos), “indivisibile”, e indica le particelle più piccole
che mantengono le loro caratteristiche chimiche; gli atomi in realtà sono divisibili perché
formati da particelle più piccole, che, se divise ulteriormente, perderebbero le proprietà
chimiche dell’atomo. 1
L’elemento è una sostanza costituita da un solo tipo di atomi (es. Fe, Al, Au); gli elementi
chimici complessivamente sono 118, di cui 89 presenti in natura, mentre i restanti sono
stati prodotti artificialmente mediante reazioni nucleari.
I composti sono sostanze contenenti almeno due tipi di atomi diversi (es. H O).
2
Una delle leggi fondamentali della chimica è la legge della composizione costante (o
legge delle proporzioni definite legge di Proust):
o un composto ha sempre la stessa
composizione, indipendentemente dalla fonte (vi è qualche eccezione, ma non si tratta di
composti “normali”). Quindi, in un composto chimico, gli elementi che lo costituiscono
sono sempre presenti in rapporti in massa definiti e costanti.
In un composto, gli atomi sono legati da forze di tipo chimico, ovvero da legami chimici.
In molti composti, la presenza dei legami chimici genera gruppi discreti e ben definiti,
chiamati molecole, che mantengono le proprietà chimiche del composto.
La molecola è la porzione più piccola di un composto che mantiene le proprietà chimiche
di quel composto; non tutti i composti hanno natura molecolare (es. sale da cucina).
La miscela è la mescolanza di due o più composti diversi e mostrano proprietà fisiche
intermedie a quelle dei costituenti. Le miscele possono essere di due tipi:
miscugli),
eterogenee (o in cui i componenti, mescolati insieme, occupano regioni
• spazialmente separate a livello macroscopico (es. zucchero+sabbia);
soluzioni),
omogenee (se liquide, in cui i componenti sono mescolati uniformemente
• anche su scala atomica, per cui le proprietà fisiche sono identiche in ogni punto (es.
acqua+zucchero); in una soluzione si distinguono solvente (solitamente una
componente liquida), presente in quantità maggiore, e soluti, ovvero gli altri componenti
della miscela, che possono essere solidi, liquidi o gas.
Le proprietà della materia possono essere:
estensive, che dipendono dalle dimensioni del campione (massa, volume, resistenza
• elettrica, …);
intensive, che non dipendono dalle dimensioni del campione (temperatura, densità,
• d = m /V
→
colore, …) , massa e volume sono proprietà estensive; d = 1g/cm .
3
H O
2
Le proprietà (come massa, temperatura, volume, tempo) si devono misurare: per poter
compiere delle operazioni di misura, bisogna poterle esprimere con un opportuno sistema
di unità di misura, raccolte nel Sistema Internazionale di unità di misura (S.I.), un sistema
coerente e trasferibile. Alcune unità di misura derivate
Unità di misura fondamentali
N.B.: K = °C + 273,15
1 mol = 6,022・10 atomi o molecole (numero di Avogadro)
23
1 L = 1000 cm 3 2
Spesso è necessario utilizzare multipli o sottomultipli delle unità di misura fondamentali.
Una misura sperimentale è sempre affetta da una incertezza. Si
possono distinguere due tipi di misure:
le misure precise, ovvero affette da un piccolo errore casuale e
• riproducibili;
le misure accurate, cioè affette da un piccolo errore sistematico;
• danno un valore prossimo a quello reale. 1
Gli elementi chimici tavola periodica degli elementi,
Gli elementi chimici sono riportati nella ideata dal chimico
russo Dmitrij Mendeleev nel 1869: sono 118 e sono identificati da un simbolo (Fe: ferro,
Natrium).
La: lantanio, P: fosforo, Na: sodio, dal latino
La tavola periodica è una tavola complessa, costituita da 18 gruppi e 7 periodi, che
permette di classificare e prevedere le proprietà degli elementi, poiché variano in maniera
regolare e prevedibile (elementi appartenenti allo stesso gruppo hanno proprietà chimiche
simili). Tra i gruppi, si distinguono metalli alcalini, metalli alcalino-terrosi, calcogeni,
alogeni (dal greco, “generatore di sali”), gas nobili (che non si legano con altri elementi). Vi
terre rare)
sono inoltre gli elementi (o metalli) di transizione e le serie dei lantanidi (o e
degli attinidi (elementi molto pesanti, radioattivi e instabili).
Per quanto riguarda le proprietà fisiche degli elementi, questi si dividono in elementi
metallici ed elementi non-metallici.
I metalli sono quasi tutti solidi (ad eccezione, ad esempio, di mercurio e gallio); hanno
• proprietà particolari di conduzione elettrica e termica; hanno una lucentezza
caratteristica, ovvero riflettono la luce e hanno un colore tipicamente metallico (eccetto
oro, di colore giallo, e rame, di colore rossastro); hanno anche proprietà meccaniche
particolari: sono duttili (ovvero possono essere ridotti facilmente in fili sottilissimi) e
malleabili (cioè possono essere ridotti in fogli sottili). Anche lantanidi e attinidi sono
metalli.
I non-metalli sono elementi che non hanno le proprietà dei metalli: non conducono il
• calore né la corrente elettrica, non sono tutti solidi (ad esempio, ossigeno O), non hanno
la capacità di riflettere la luce, non hanno buone proprietà meccaniche (allo stato solido,
si possono facilmente fratturare).
http://www.humanwareonline.com/project-management/center/precisione-accuratezza-misure/
1 3
La tavola periodica permette di prevedere le proprietà di un elemento, in quanto metalli e
non-metalli occupano posizioni diverse al suo interno. Gli elementi in prossimità della
linea di separazione tra metalli e non-metalli presentano proprietà intermedie (prendono
metalloidi).
infatti il nome di
L’ipotesi atomica
Nel 1803, il chimico inglese John Dalton per primo cercò di descrivere l’atomo basandosi
su dei punti fissi.
1. Tutta la materia è fatta da particelle microscopiche indistruttibili e indivisibili chiamate
atomi.
2. Tutti gli atomi di uno stesso elemento sono identici e hanno uguale massa (perciò
atomi di elementi diversi si differenziano per la loro massa).
3. Gli atomi di un elemento non possono essere convertiti in atomi di altri elementi.
4. Gli atomi di un elemento si combinano, per formare un composto, solamente con
numeri interi di atomi di altri elementi (di qui, un composto è una determinata
combinazione di atomi di uno o più elementi).
5. Gli atomi non possono essere né creati né distrutti, ma si trasferiscono interi da un
composto ad un altro (ovvero cambiano la loro disposizione relativa, dando luogo a
composti diversi da quelli di partenza).
In realtà, gli atomi non sono indivisibili, poiché sono costituiti da particelle minori.
La struttura atomica
Il primo componente microscopico degli atomi venne scoperto nel 1897 dal fisico inglese
Joseph John Thomson, ovvero l’elettrone, a seguito di un’esperienza con raggi catodici
che evidenziò la presenza di tali particelle subatomiche all’interno degli atomi.
Nei suoi esperimenti, Thomson utilizzò un tubo di Crookes; si tratta di un tubo di vetro
resistente che viene mantenuto sotto vuoto spinto, alle estremità del quale sono applicati
due elettrodi collegati rispettivamente con il polo positivo (anodo, precedentemente
forato) e con il polo negativo (catodo) di un generatore di corrente, generando quindi una
differenza di potenziale. Quando questa differenza raggiunge un valore elevato e la
pressione interna un valore bassissimo, si osserva l’emissione di raggi catodici che,
partendo dal catodo e propagandosi in linea retta, si dirigono verso l’anodo, fino a
raggiungere uno schermo fluorescente, che di conseguenza riemette le radiazioni ricevute
con una lunghezza d’onda compresa all’interno dello spettro visibile. L’unica spiegazione
possibile è che tali particelle siano respinte dal catodo e attratte dall’anodo, perciò hanno
necessariamente carica negativa. Questo è confermato anche dal fatto che, posizionando
un altro campo elettrico perpendicolare ai raggi catodici, le particelle vengono deviate di
un angolo α in quanto attirate dall’anodo. Esse vengono anche deviate dalla presenza di
un campo magnetico. 4
Thomson, grazie all’esperimento, riuscì a determinare il valore del rapporto e/m tra la
carica e la massa dell’elettrone (e/m = 1,7588196・10 C/kg). Ulteriori esperimenti
11
permisero poi di determinare separatamente il valore della carica dell’elettrone (e = 1,6・
10 C) e il valore della massa dell’elettone (m = 9,11・10 kg); per convenzione, la carica
-19 -31
dell’elettrone viene identificata come una carica unitaria negativa (e = -1).
-
Il modello atomico
Thomson arrivò anche a proporre un modello atomico, secondo cui gli elettroni, di carica
negativa, sono distribuiti in una sostanza gelatinosa carica positivamente.
Nel 1909, il chimico neozelandese Ernest Rutherford condusse un esperimento
utilizzando lastre di oro estremamente sottili, che bombardò con particelle α (atomi di
He ). Egli si aspettava che le particelle avrebbero facilmente attraversato le lastre d’oro,
2+
viste le ridotte dimensioni degli elettroni: tutte avrebbero dovuto incidere sullo schermo,
invece solo una frazione raggiunse lo schermo passando imperturbata, altre venivano
invece deflesse, alcune (1 su 20000) addirittura di angoli maggiori di 90°. Rutherford
comprese quindi che la struttura dell’atomo non era quella supposta da Thomson e
propose un modello secondo cui negli atomi la carica positiva, anziché essere dispersa in
tutto il volume degli atomi, era concentrata in un volume molto piccolo, dove si trovava
concentrata anche tutta la massa, che egli denominò “nucleo”. Gli atomi sono neutri,
perciò la carica positiva doveva corrispondere alla carica negativa degli elettroni disposti
modello atomico planetario,
attorno al nucleo. Il modello di Rutherford è definito secondo
cui un atomo è costituito da un nucleo attorno a cui si muovono gli elettroni seguendo
determinate orbite. Analizzando la distribuzione degli angoli con cui venivano deflessi i
raggi α, Rutherford fu addirittura in grado di prevedere quante unità di carica positiva
erano presenti nel nucleo di oro, ovvero all’incirca 100 (infatti, il nucleo di Au ha carica
+79), e ne stimò anche il diametro, che era dell’ordine di 10 m.
-14
Anche secondo il chimico neozelandese, il nucleo era indivisibile, ma in realtà esso è
protoni
costituito da diversi tipi di particelle. I portano una carica positiva equivalente alla
carica negativa di un elettrone (+1); la differenza tra protoni ed elettroni è che la massa di
un protone è di 1836 volte maggiore di quella dell’elettrone, che è quindi trascurabile
neutroni,
rispetto alla massa di un protone. Vi sono inoltre i particelle elettricamente
neutre (portano una carica 0) che hanno la stessa massa dei protoni (m = 1,67・10 g).
-24
numero
Il numero dei protoni nel nucleo di un elemento viene indicato attraverso il
atomico (Z), il cui numero è equivalente al numero degli elettroni. Il valore di Z può essere
misurato sperimentalmente, come fece il fisico inglese Henry Moseley attraverso l’analisi
dei raggi x emessi dagli atomi in certe condizioni: fu così possibile determinare per tutti gli
atomi di tutti gli elementi il numero atomico. Tutti gli elementi chimici si differenziano per il
valore del numero di Z, infatti nella tavola periodica essi sono disposti in ordine di numero
atomico crescente. nucleoni,
Protoni e neutroni prendono il nome complessivo di e il loro numero all’interno
di un atomo viene indicato con il numero di massa (A).
La massa di un atomo è data dalla somma delle masse dei protoni e dei neutroni, in
quanto gli elettroni hanno una massa trascurabile. Attraverso uno strumento chiamato
spettrometro di massa, essa può essere determinata sperimentalmente. Grazie allo
isotopi,
spettrometro, si è scoperta l’esistenza degli notando la presenza di atomi di uno
stesso elemento con masse diverse. Atomi di uno stesso elemento hanno però lo stesso
numero di elettroni (poiché sono essi a definire la chimica degli atomi), quindi anche di
protoni. Se la massa è diversa, è per il numero di neutroni: non hanno carica elettrica,
quindi non contribuiscono alla chimica dell’elemento, bensì alla massa. Prendono il nome
di isotopi atomi che hanno lo stesso valore del numero atomico, ma diverso numero di
5
massa; possiedono quindi le stesse proprietà chimiche, ma non le stesse proprietà fisiche
(cfr. acqua pesante, od ossido di deuterio).
L’abbondanza di un isotopo è data dal rapporto tra il numero degli atomi dell’isotopo e il
numero totale degli atomi di quell’elemento. La massa media degli atomi presenti in un
campione naturale di un determinato elemento è data dalla media ponderata, secondo la
loro abbondanza, delle masse degli isotopi di tale elemento: questo valore prende il nome
peso atomico
di (P.A.).
La massa degli atomi può essere espressa con una diversa unità di misura, ovvero l’unità
di massa atomica dalton
(u.m.a. o u), detta anche (Da), che corrisponde a 1/12 della
massa dell’isotopo 12 del carbonio (m( C) = 1,9926・10 g = 12 u.m.a. esatte; 1 u.m.a.
126 -23
= 1,66・10 g).
-24
Moli e massa molare
In un campione macroscopico di un elemento è presente un elevato numero di atomi, per
questo si utilizza un’unità di misura conveniente che esprime il numero di oggetti
mole
microscopici contenuti in tale campione: questa unità di misura si chiama ed
esprime il numero di atomi contenuti esattamente in 12 g dell’isotopo 12 del carbonio (1
numero di Avogadro).
mol = 6,022・10 oggetti microscopici, definito
23
Una mole di un elemento possiede una massa espressa in grammi pari al peso atomico
in u.m.a. dell’elemento. Per esempio, un atomo di rame (Cu) ha un peso atomico di 63,54
u.m.a.; una mole di atomi di rame ha una massa di 63,54 g.
massa molare
Si definisce la massa di una mole di un elemento, espressa in g/mol, pari
alla massa di una mole di tale elemento. La massa molare del rame è quindi pari a 63,54
g/mol. 6
I composti composti molecolari,
I composti possono essere divisi in le cui unità fondamentali sono le
composti ionici,
molecole, e in formati invece da ioni, atomi o raggruppamenti di atomi
dotati di una carica elettrica, legati da interazioni di tipo elettrostatico fra cariche opposte.
Le molecole che compongono i composti molecolari sono gruppi ben definiti di atomi
legati da ben precisi legami chimici; le formule molecolari si esprimono attraverso simboli
chimici e pedici che indicano il numero di atomi degli elementi nella molecola. Le
molecole possono essere biatomiche (come Cl , in cui due atomi di cloro sono legati da
2 peso molecolare
un legame covalente) o poliatomiche (come NH , CO ). Il esprime la
3 2
massa media di una molecola; poiché le masse sono additive, si ottiene sommando i pesi
atomici degli atomi che compongono la molecola. Anche in questo caso, una mole di
molecole di un composto ha una massa espressa in grammi e una massa molare
espressa in g/mol pari al peso molecolare del composto.
I composti ionici sono invece formati da ioni, atomi o gruppi di atomi carichi
elettricamente (possono avere c
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