Chimica
Atomo.
La materia è costituita da atomi. L’atomo consiste in un nucleo composto da protoni e neutroni,
circondato da un involucro di elettroni.
Protone:
massa (kg)= 1,67262 x 10 -27
carica= +1
Neutrone:
massa (kg)= 1,67493 x 10 -27
carica= 0
Elettrone:
massa (kg)= 9,10939 x 10 -31
carica= -1
Protoni e neutroni sono anche detti nucleoni.
L’atomo isolato è neutro perchè il numero di protoni è identico a quello degli elettroni.
Numero atomico e numero di massa.
A
Sy Numero di massa: numero di protoni + numero di neutroni (numero
totale dei nucleoni). Si scrive in alto a sinistra del simbolo
dell’elemento.
Sy
Z Numero atomico: numero di protoni di un atomo. Tutti gli atomi con
lo stesso Z, sono atomi dello stesso elemento. Si scrive in basso a
sinistra del simbolo dell’elemento.
Numero di neutroni = numero di massa (A) - numero atomico (Z).
In termini di massa atomica, contano solo neutroni e protoni, ma non gli elettroni.
Ioni.
Gli atomi possono cedere o acquistare elettroni, perdendo la loro neutralità:
Catione: ione positivo; ha ceduto elettroni.
Anione: ione negativo; ha acquistato elettroni.
Nei processi chimici sono coinvolti soltanto gli elettroni; si parla altrimenti di processi nucleari.
Isotopi (occupano lo stesso posto nella tavola periodica).
Gli isotopi sono atomi di uno stesso elemento, quindi con uguale numero atomico, ma con
diverso numero di neutroni e perciò, diverso numero di massa. Avendo lo stesso numero di
protoni, e quindi di elettroni, hanno le stesse proprietà chimiche. Ogni elemento è costituito da
uno o più isotopi, presenti in percentuale variabile. La maggior parte degli elementi naturali
possiede due o più isotopi stabili, quelli instabili sono radioattivi: emettono raggi α, β e γ per
stabilizzarsi.
esempio: carbonio.
isotopi naturali: 12 C; 13
C; 14 C.
isotopi artificiali: 8
C; 9 C; 10
C; 11 C; 15 C. 1 di 108
Idrogeno:
1 H 2 H 3 H
idrogeno o prozio deuterio trizio
1 protone, 0 neutroni 1protone, 1 neutrone 1protone, 2neutroni
Massa degli atomi e difetto di massa.
La massa reale di un atomo è sempre inferiore a quella calcolata sommando le masse dei
nucleoni. Il nucleo dell’atomo, nonostante vi siano più protoni a distanza ravvicinata con una
forte repulsione elettrostatica tra loro, è molto compatto, grazie a un’interazione nucleare forte,
per generare la quale, parte della massa dell’atomo si trasforma in energia di legame, secondo
la relazione di Einstein: E = m x c 2 (ΔE= Δm x c 2
) dove c è circa 300.000 km/s.
Il difetto di massa corrisponde perciò all’energia liberata per la formazione del nucleo.
Massa atomica e unità di misura.
L’U.M.A. è l’unità di massa atomica ed è pari a 1/12 della massa atomica del carbonio 12.
1 U.M.A. = 1,6605 x 10 -27
kg
La massa atomica tabulata (presente sulla tavola periodica) è la media delle masse degli isotopi
naturali di un elemento ponderata secondo le rispettive abbondanze naturali.
Atomi e molecole.
Gli atomi, unità base della materia, tendono spontaneamente ad aggregarsi formando sostanze.
Una sostanza è una porzione di materia a composizione definita e costante. L’unità base delle
sostanze è la molecola, la più piccola particella capace di esistenza allo stato libero che conservi
tutte le proprietà della sostanza.
Contiene atomi dei vari elementi in un rapporto ben definito.
Esempi:
La massa di un molecola è la somma delle masse degli atomi che la compongono e si esprime
in U.M.A.
La materia è costituita da: Miscugli o miscele:
porzione di materia costituita da più sostanze
Sostanze pure: pure mischiate. Non ha caratteristiche
sistema a composizione definita e costante. chimiche e fisiche proprie ben determinate
ma conserva in gran parte quelle delle
sostanze da cui è costituita.
Sostanze pure.
Una sostanza pura può essere:
Elementare: costituita da atomi dello stesso
2 di 108
elemento;
Composta: costituita da atomi di più elementi in combinazione chimica.
Sono note milioni di sostanze pure, solo un centinaio di esse sono sostanze elementari.
Sostanze elementari.
Gli atomi di uno stesso elemento possono avere diverse forme:
Forma monoatomica: He; Ne; Ar; Kr; Xe; Rn.
Forma molecolare biatomica: H ; O ; F ; I ; Cl etc.
2 2 2 2 2
Insieme continuo di atomi legati covalentemente: grafite, silicio, boro amorfo ecc.
Forma metallica: la maggior parte delle sostanze elementari si presentano in questa forma; si
tratta di un insieme di atomi disposti ordinatamente nello spazio, tenuti insieme dal legame
metallico.
Forme allotropiche (allotropi): alcuni elementi danno origine a più di una sostanza
elementare, come il carbonio che si presenta in forma amorfa, diamante, grafite, nanotubi di
carbonio etc.
Sostanze composte.
Molecolari: costituite da atomi di due o più elementi in combinazione chimica (H O, H O ,
2 2 2
C H O );
2 6 2
Ioniche: costituite da ioni, particelle dotate di carica elettrica a causa della presenza di un
numero di elettroni diverso dal numero di protoni. I cationi sono ioni positivi che hanno perso
uno o più elettroni; gli anioni sono ioni negativi che hanno acquisito uno o più elettroni.
Ci sono ioni monoatomici (Na + ; Cl - ; ecc.) e poliatomici (NO 3- ; NH 4+ ecc.).
Gli ioni si organizzano in reticoli cristallini contenenti ioni di segno opposto: un cristallo di
NaCl è costituito da un insieme ordinato di ioni Na + e Cl - in numero uguale; ogni Cl - è
circondato da sei Na + e ogni Na + da sei Cl - .
Miscugli o miscele.
Ci sono due tipi di miscele o miscugli:
Omogenei (soluzioni): hanno la stessa composizione in ogni punto e i componenti sono
indistinguibili. Possono esistere nei tre stati di aggregazione. Esempi: aria, vino, bronzo,
acciaio.
Eterogenei: non hanno la stessa composizione in ogni punto e presentano parti fisicamente
distinguibili (rocce; latte; nebbia ecc.).
Formule chimiche.
Sono scritture che contengono tutta l'informazione qualitativa e quantitativa necessaria a
descrivere la composizione atomica della sostanza.
Tipi di formule:
Formula minima: esprime i rapporti tra gli elementi che formano un composto usando come
indici i numeri più piccoli possibili; esempio: CH O;
3
Formula molecolare: riporta i rapporti tra gli atomi effettivamente presenti nella molecola
della sostanza composta; esempio: C H O ;
2 6 2
Formula di struttura: esprime graficamente le posizioni relative e le connessioni tra gli atomi,
evidenziandone i legami chimici. Glicole etilenico
3 di 108
Isomeri.
A una stessa formula molecolare può corrispondere più di una sostanza. Due o più sostanze con
la stessa formula molecolare ma diversa natura e proprietà, hanno diversa formula di struttura.
Esempio: C H O.
2 6 Modello atomico.
Teoria atomica di Dalton (1802-1803): Dalton intuì che la materia era costituita da atomi
piccolissimi, indivisibili, indistruttibili e non creabili; solo questo poteva spiegare le leggi di
Lavoisier e Proust. La teoria di Dalton sostiene che tutti gli atomi di un elemento sono uguali
tra loro e hanno la stessa massa; da essi non è possibile ottenere atomi di un altro elemento e
si possono combinare solo con numeri interi di atomi di un altro elemento; in una reazione
chimica gli atomi non possono essere né creati e distrutti ma si trasferiscono interi formando
nuovi composti. Dalton postulò anche la legge delle proporzioni multiple o legge di Dalton:
quando un elemento si combina con la stessa massa di un secondo elemento per formare
composti diversi, le masse del primo elemento stanno tra loro in rapporti esprimibili
mediante numeri interi e piccoli.
Modello di Thomson (1904): anche detto modello a panettone; in questo
modello, l'atomo è costituito da una distribuzione di carica positiva diffusa,
all'interno della quale sono inserite le cariche negative. Nel complesso l'atomo è
elettricamente neutro. È stato anche lo scopritore dell’elettrone (1897) e degli
isotopi.
Modello di Rutherford o modello planetario (1911): fu il primo a
sostenere che il numero di protoni e quello di elettroni fossero
uguali, perché l’atomo isolato è neutro. Il modello di Rutherford è
in disaccordo con la teoria elettromagnetica classica secondo la
quale una carica elettrica (in questo caso l’elettrone), in
movimento, dovrebbe perdere gradualmente energia,
descrivendo orbite di raggio sempre minore, fino a ricadere sul
nucleo.
Modello di Bohr (1913): si basa su Rutherford e la teoria
quantistica di Max Planck. Ipotizza l’esistenza di orbite stazionarie
nelle quali gli elettroni possono muoversi senza irradiare energia. Un elettrone appartiene a
un’orbita stazionaria se il valore del suo momento angolare mvr è multiplo intero di h/2π.
mvr = n x h/2π h = costante di Planck = 6,625 x 10 -34
J x s.
n = numero quantico principale.
Più un elettrone è lontano dal nucleo, maggiore è la sua energia; gli elettroni più lontani
hanno n maggiore, perciò maggiore è n, maggiore è l’energia dell’elettrone.
L’atomo scambia energia con l'esterno quando un elettrone passa da un'orbita a un'altra.
Viene emesso o assorbito un fotone di energia pari a ΔΕ = E - E
2 1.
4 di 108
Ipotesi di De Broglie: De Broglie avanzò l’ipotesi che la materia possedesse una natura
ondulatoria. Secondo tale ipotesi, a ogni corpo è possibile associare un'onda. Per provare
tale ipotesi era necessario calcolare la lunghezza d'onda associata a un certo oggetto (per
esempio un elettrone) e controllare sperimentalmente se esso potesse produrre fenomeni
ondulatori come interferenza o diffrazione, compatibili con la lunghezza d'onda calcolata. La
lunghezza d'onda di De Broglie è calcolata come rapporto tra la costante di Planck e la
lunghezza d’onda. Le orbite quantizzate di Bohr devono soddisfare la condizione
di contenere un numero intero di λ ; si formano perciò onde
DB
stazionarie.
Modello ondulatorio dell’atomo.
Nel modello ondulatorio, l'atomo è costituito da un nucleo (contenente protoni e neutroni) e da
elettroni. Il movimento degli elettroni può essere rappresentato soltanto tramite il concetto di
probabilità: l'elettrone si trova confinato in regioni di spazio dette orbitali, nelle quali non è
identificabile come particella fisica poiché si comporta come una nuvola elettronica.
Principio di indeterminazione di Heisenberg.
È impossibile conoscere simultaneamente l'esatta quantità di moto e la posizione della
particella subatomica. Tanto più esattamente si conosce la posizione, tanto meno si conoscerà la
quantità di moto e viceversa. Non si può parlare per l'elettrone di una traiettoria ma solo di uno
spazio in cui è diversa da zero la probabilità di trovare un elettrone.
La meccanica ondulatoria.
Un'onda è data dalla variazione periodica e regolare di una certa proprietà. È caratterizzata da:
λ= lunghezza d'onda: distanza tra due punti del fenomeno ondulatorio nella stessa
situazione (è una lunghezza);
v= frequenza: numero di creste che si producono in un punto nell'unità di tempo. È l'inverso
del tempo (1/t) e si misura in cicli per secondo o Hertz;
Ampiezza: picco massimo o minimo raggiunto dalla cresta; è associata all'energia trasportata
dall’onda.
λ e v sono inversamente proporzionali e correlate alla velocità di propagazione: λ x v = C .
[λ x v] = lunghezza/tempo.
Le onde interagendo tra loro dando luogo a interferenze costruttive distruttive come fenomeno
di diffrazione (cerchi nell’acqua quando si getta una pietra).
Oscillatore vincolato.
La condizione delle orbite stazionarie è la stessa che fissa la frequenza di vibrazione di un
oscillatore vincolato.
Esempio: la corda di una chitarra, fissata alle due estremità. I nodi in cui è fissata non vibrano e
ne condizionano la vibrazione suddividendola in distanze pari a λ/2 (mezze lunghezze d’onda).
Una corda vincolata produce solo certe caratteristiche λ perché la corda può necessariamente
contenere solo un numero intero di λ/2 e quindi solo vibrazioni per cui vale la relazione:
L= n(λ/2)
L= lunghezza della corda n= 1,2, 3, 4…
Si possono dunque formare solo onde stazionarie.
Un fascio di elettroni che attraversa una lamina d'oro produce una figura di diffrazione perciò
anche l'elettrone può comportarsi da onda. 5 di 108
Meccanica ondulatoria.
Schrödinger con la meccanica ondulatoria introdusse l’idea che le informazioni sullo stato
dell'elettrone possano essere trovate risolvendo l'equazione d’onda (tipica di un
comportamento ondulatorio).
Elettrone nell'atomo di idrogeno: Schrödinger ricavò un'equazione differenziale, l'equazione
d'onda di Schrödinger, che descrive l'onda materiale tridimensionale associata all'elettrone
della atomo di idrogeno vincolato a orbitare attorno al nucleo.
Le soluzioni dell'equazione di Schrödinger sono funzioni d'onda orbitali o semplicemente detti
orbitali e sono quantizzati secondo tre numeri quantici: n, l e m.
Un orbitale non è un oggetto e non ha una forma, ma è una funzione matematica che
rappresenta lo spazio in cui si ha una probabilità superiore al 90% di trovare un elettrone.
ψnlm (x’,y’,z’) (equazione di Schrödinger): descrive l’ampiezza dell'onda materiale associata
all'elettrone in un determinato punto nello spazio (x’,y’,z’) e come tale può avere segno positivo
o negativo a seconda che l’ampiezza dell’onda si positiva o negativa.
[ψnlm (x’,y’,z’)]2 è invece la probabilità di trovare un elettrone in un certo punto (x’,y’,z’) e come
tale non è mai un valore negativo (una probabilità può essere maggiore o minore ma mai
negativa!).
Il concetto di traiettoria esatta della meccanica newtoniana viene sostituito da quello di
distribuzione di densità elettronica.
I numeri quantici.
n: numero quantico principale interi > 0 n= 1,2,3,4..
Definisce il livello energetico e l’energia dell'elettrone.
n 1 2 3 4 5 6 7
nome guscio K L M N O P Q
l: numero quantico secondario interi da 0 a n-1
Definisce la forma dell'orbitale:
l=0 orbitali s l=1 orbitali p l=2 orbitali d l=3 orbitali f.
m: numero quantico magnetico interi da -l: -l, (-l+1)…0…(l-1), +l
Definisce l'orientamento nello spazio dell'orbitale.
s: numero quantico di Spin: l’elettrone può ruotare attorno al proprio asse in senso orario o
antiorario (moto di Spin). A seconda del senso di rotazione, s assume convenzionalmente il
valore di +1/2 o -1/2.
Essendo l'elettrone una particella carica elettricamente, ruotando su se stesso genera un campo
magnetico. Quando due elettroni hanno spin opposto, l'alterazione dovuta ai loro campi
magnetici compensa la forza repulsiva dovuta alle cariche uguali e permette agli elettroni di
occupare la stessa regione di spazio.
Principio di esclusione di Pauli: non possono esistere nello stesso atomo, due elettroni con gli
stessi quattro numeri quantici —> ogni orbitale descrive al massimo due elettroni che
differiscono tra loro per lo spin.
Le caratteristiche degli orbitali si modificano perché:
1. Il valore dell'energia diminuisce avvicinandosi al nucleo;
2. I sottolivelli di un livello n non hanno la stessa energia perché essa dipende anche da l
(s<p<d).
L'elettrone a seconda dell'energia che possiede, va a situarsi in zone di energia corrispondente.
Orbitali con la stessa energia sono detti degeneri.
Livelli energetici aventi lo stesso n sono detti gusci elettronici:
6 di 108
In uno stesso guscio vi possono essere orbitali che differiscono per il numero quantico l e sono
detti sottogusci; per esempio: guscio L (n=2) ha l=0;1 e ha perciò due sottogusci,2s e 2p;
guscio M (n=3) ha l=0;1;2; ha perciò tre sottogusci, 3s, 3p e 3d.
Si possono costruire le configurazioni elettroniche (distribuzione degli elettroni nei vari orbitali)
seguendo cinque regole che formano il principio di Aufbau (costruzione in tedesco).
Principio di Aufbau.
È composto da cinque regole:
1. Un orbitale può contenere al massimo due elettroni,
che devono avere spin opposto (principio di
esclusione di Pauli);
2. Gli elettroni devono essere inseriti in ordine di energia
crescente degli orbitali;
3. Tutti gli orbitali della stessa energia devono essere
riempiti prima di passare a quelli successivi;
4. Gli elettroni tendono a occupare singolarmente
orbitali aventi uguale energia (degeneri) —> quando si
aggiungono elettroni a orbitali degeneri, prima di
accoppiarli in uno stesso orbitale, si inserisce un solo
elettrone in ognuno —> regola di Hund; in questa
maniera l'atomo è più stabile;
5. Quando si inseriscono gli elettroni, uno a uno, in
orbitali degeneri, devono avere spin
parallelo.
Esempio: configurazione elettronica del ferro.
Tavola periodica degli elementi.
La tavola periodica degli elementi è stata ideata dal chimico russo Mendeleev nel 1869, e, in
modo indipendente, dal chimico tedesco Meyer. Riporta tutti gli elementi chimici, individuati da
un nome e da un simbolo (una o due lettere, la prima sempre maiuscola,la seconda mai).
Gli elementi sono disposti in ordine crescente di numero atomico: dall’1 al 92 si trovano
abbastanza facilmente in natura, essendo stabili o avendo
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