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Appunti di fisica sull'elettromagnetismo del professor Santorelli. Il file contiene elementi di elettromagnetismo, in particolare su: come caricare un corpo (lo strofinio, il contatto, l'induzione), la legge di Coulumb, l'atomo di Rutherford e le linee di forza.

Esame di Fisica II docente Prof. P. Santorelli

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ESTRATTO DOCUMENTO

RESISTENZE

Collegando una batteria ad un filo, viene a determinarsi una differenza di potenziale (V) e una corrente

elettrica. La grandezza dei conduttori elettrici data dal rapporto tra la differenza di potenziale e l’intensità

( )

V Volt

di corrente che percorre il conduttore stesso è detta resistenza. = = = Ω

R Ohm

i Ampere

A seconda del materiale del conduttore, si hanno differenti velocità di corrente e, di conseguenza, diversi

valori della resistenza. Per misurare la tensione si usano i voltmetri; per misurare la corrente si usano gli

amperometri; per misurare la resistenza si usano gli ohmetri.

Le resistenze si possono collegare o in serie o in parallelo:

V

= = ⋅

R V R i

i −

V V

= − = ⋅

1

A

R V V R i

1 1 1

A

i

V V

= − = ⋅

1 2

R V V R i

2 1 2 2

i Resistenza in serie

V V − = ⋅

= ⇒

2 B V V R i

R

3 2 B 3

i Attraversate dalla stessa

corrente ma

sommando i valori ottenuti si ha: caratterizzati da

differenza di potenziale

( ) ( ) ( )

− + − + − = ⋅ + ⋅ + ⋅

V V V V V V R i R i R i

A 1 1 2 2 3 1 2 3

( )

− = + +

V V i R R R

A B 1 2 3

( )

= + +

V i R R R

1 2 3

( )

+ +

V i R R R

= = = + +

1 2 3

R R R R

eq 1 2 3

i i − − −

V V V V V V

= = =

A B A B A B

i i i

1 2 3

R R R

1 2 3 Resistenza in

− − − 

V V V V V V 1 1 1

= + + = − + + 

A B A B A B

i V V 

A B 

R R R R R R parallelo

1 2 3 1 2 3

− −

V V V V

= =

A B A B

R 

 Hanno tutti la stessa

i 1 1 1

− + + 

V V 

 differenza di potenziale

A B 

 R R R

1 2 3 ma caratterizzate da

1 1 1 1

= + + diversa corrente elettrica

R R R R

1 2 3

PRIMA E SECONDA LEGGE DI OHM

Prima legge: Per tutti i conduttori metallici, l’intensità di corrente i è direttamente proporzionale alla

differenza di potenziale V. i = V/R - La resistenza, in qualsiasi punto, è sempre uguale e costante.

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Seconda legge: La resistenza elettrica R di un filo conduttore è direttamente proporzionale alla sua

lunghezza e inversamente proporzionale alla sua sezione.

l

ρ

=

R A

ρ [rò] = resistività del materiale, dipende dalla sostanza di cui è

fatto il filo e dalla sua temperatura.

l = lunghezza

A = area

Più grande è la sezione, più piccola sarà la resistenza. Più lungo è il conduttore più grande sarà la

resistenza.

IL GENERATORE DI TENSIONE ELETTRICO

Supponiamo che nel conduttore collegato al generatore si

muovano soltanto cariche positive. Man mano che esse si

spostano dal punto A, a potenziale alto, al punto B, a

potenziale basso, la differenza di potenziale tende a diminuire.

Per ricreare il dislivello elettrico, il generatore di tensione deve

prelevare le cariche positive dal polo a potenziale più basso ( -

) e trasportarle all’altro polo ( + ) in modo da rimetterle in

circolazione. Si chiama generatore ideale di tensione un dispositivo (non realizzabile in pratica) capace

di mantenere ai due capi una differenza di potenziale costante, per un tempo indeterminato e qualunque

sia l’intensità della corrente che lo attraversa. www.totuccio.too.it

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POTENZA DI UN CIRCUITO ELETTRICO Questo è un circuito elettrico con un generatore di tensione (ε)

ed una resistenza R. Il generatore di tensione è un dispositivo

che genera costantemente una differenza di potenziale

(batteria). La grandezza del generatore di tensione è la forza

elettromotrice (fem), cioè il lavoro compiuto su un’unità di

carica per mantenere la differenza di potenziale costante.

Unità di misura della forza motrice è il volt.

( )

L L

ε = = − >

⇒ V V V V

A B A B

q q ( )

E

− = = −

V V E q V V energia che si perde

A B A B

q

 

q

= ⋅ =

 

q i t i

 

t

( )

= ⋅ ⋅ −

E i t V V dividendo tutto per t

A B

( )

E = ⋅ −

i V V

A B

t ( ) E Joule

= ⋅ − = = =

P i V V P Watt

A B t Secondi

L E

ε ε

= = = ⋅

⇒ E q

q q

ε ε

⋅ ⋅

E q q

= =

⇒ P

t t t

q ε

= = ⋅

ma i P i

t ε ε

= = ⋅

ma R R i

i

= ⋅ 2

P R i La potenza assorbita da una resistenza .

La trasformazione in calore di potenza da parte di una resistenza è l’effetto Joule.

LE LEGGI DI KIRCHHOFF

Per calcolare le correnti che fluiscono in un circuito complesso, se si conoscono le tensioni ai capi dei

generatori e i valori delle resistenze, si possono utilizzare le leggi di Kirchhoff, che esprimono le

proprietà fondamentali di qualunque circuito ohmico (che cioè contiene solo generatori di tensione

costante nel tempo e resistenze). www.totuccio.too.it

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In un circuito si chiama nodo un punto in cui convergono 3 o più conduttori. Una maglia è invece un

tratto chiuso di circuito.

La prima legge di Kirchhoff (o legge dei nodi): La somma delle intensità di corrente entranti in un

nodo è uguale all’intensità della corrente uscente. (La corrente che entra in un nodo, per convenzione, è

positiva; la corrente che esce da un nodo è, invece, negativa).

La seconda legge di Kirchhoff (o legge delle maglie): La somma algebrica delle differenze di

potenziale che si incontrano percorrendo una maglia è sempre uguale a zero.

Il magnetismo è nato quando ci si accorse che alcune sostanze (magnetite) erano in grado di attrarre i

metalli (soprattutto ferro). Prima elettricità e magnetismo erano considerati due argomenti eterogenei,

ma in seguito, grazie ad un esperimento, nacque l’elettromagnetismo: si notò infatti che una carica

elettrica in movimento crea un campo magnetico.

Ma come ci accorgiamo della presenza di un campo magnetico? Se mettiamo una carica in movimento e

questa è soggetta all’azione di altre forze, allora c’è un campo magnetico. La forza a cui è soggetta la

= ⋅ ∧

F q v B

particella in movimento è uguale a dove B è il campo magnetico e v la velocità.

0

La direzione della forza è quella perpendicolare al piano formato dai due vettori, mentre il verso si

stabilisce con la regola della mano destra: Pollice i; Indice B; Medio F

α

= ⋅ ⋅ ⋅

F q v B sin

0

V ⋅

F N s

= = =

B Tesla

α

⋅ ⋅ ⋅

sin

q v C m

0

B 2

Altre unità di misura del campo magnetico sono: il Weber/m e il Gauss

2 4

1 T = 1 Weber/m = 10 Gauss.

Per convenzione si utilizza un puntino se il campo magnetico è uscente da una superficie, mentre una

croce x se il campo magnetico è entrante.

Per riconoscere se in una certa regione di spazio vi è un campo magnetico basta vedere se, su un

magnete posto in quella regione, agisce una forza. In particolare, come magnete di prova si può usare

un piccolo ago magnetico, libero di ruotare intorno al suo centro di gravità. In ogni località della terra un

piccolo ago magnetico isolato (cioè lontano da altri magneti), si orienta sempre in una ben determinata

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direzione. Se lo si sposta facendolo ruotare un pò, esso dopo qualche oscillazione torna a disporsi in

quella direzione. Ciò mostra che nelle vicinanze della terra esiste un campo magnetico che è chiamato

campo magnetico terrestre. Per convenzione si chiama Polo Nord di un magnete, l’estremo che si

rivolge verso il Polo Nord magnetico della Terra e Polo Sud l’altro estremo. In generale, si definisce

come direzione e verso di un campo magnetico in un suo punto, la direzione e il verso della retta

orientata che va dal Polo Sud al Polo Nord di un ago magnetico che sia in equilibrio in quel punto.

Una volta definiti la direzione e il verso di un campo magnetico è possibile costruire le sue linee di

campo. Prendiamo un piccolo ago di prova, mettiamo il suo centro di gravità in un punto e determiniamo

la direzione e il verso del suo asse in una situazione di equilibrio. Spostiamo poi il centro di gravità

dell’ago lungo tale direzione di un tratto molto piccolo e determiniamo la nuova direzione e il nuovo verso

dell’asse nella posizione di equilibrio. Ripentendo questo procedimento, arriviamo a costruire una linea

spezzata. Rendendo sempre più piccolo lo spostamento la linea si riduce in una linea continua orientata

che rappresenta una linea del campo magnetico. Per convenzione le linee del campo magnetico escono

dal Polo Nord ed entrano nel Polo Sud.

EQUAZIONE DI LORETZ

Se abbiamo una calamita e una sfera carica, una carica di prova posta in un punto P con velocità v

risente del campo magnetico generato dalla calamita ma anche del campo elettrico generato dalla sfera.

La forza elettromagnetica che si crea e agisce sulla carica di prova è la forza di Lorentz.

= ⋅ ∧ + ⋅

F q v B q E

0 0

ESPERIENZA DI OERSTED Il fisico danese Oersted dimostrò che una corrente

elettrica genera nello spazio circostante un campo

magnetico. Egli prese un filo percorso da corrente e,

nelle immediate vicinanze, ha posto diverse bussole.

Lo studioso notò che, quando non c’è corrente, le

bussole indicavano il Polo Nord magnetico, mentre,

quando faceva passare corrente, gli aghi delle bussole

si disponevano in modo da essere tangenti alla

circonferenza. www.totuccio.too.it

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RAPPORTO TRA UN FILO PERCORSO DA CORRENTE E CAMPO MAGNETICO (ESPERIENZA DI FARADAY)

In un filo percorso da corrente, sono presenti molte cariche. Se consideriamo un elettrone, prendendo in

esame la sua velocità v e il tempo che impiega a percorrere il filo t , allora diremo che l’elettrone è

0

= ⋅ ∧

F q v B

influenzato da una forza 0

Moltiplichiamo e dividiamo per t

0

l

Trasformiamo in vettore che ha per intensità la lunghezza del filo, per verso quello della corrente.

= ⋅ ∧

F i l B

TEOREMA DI AMPERE µ ⋅ i

∑ µ

∧ ∆ = ⋅ =

0

B l i B π

0 2 r

DEFINIZIONE OPERATIVA DI AMPERE E COULOMB

Dall’esperienza di Oersted e da quella di Faraday si deduce che, tra due correnti, deve esistere una

forza. Infatti il campo magnetico generato da ciascuno di esse esercita una forza sull’altra.

La verifica sperimentale di questo fenomeno fu fatta dal fisico André Ampere. Egli misurò la forza di

attrazione (o repulsione) tra due fili rettilinei e paralleli percorsi da corrente.

Il primo filo, per la legge di Ampere, avrà campo

µ i

= ⋅

0 a

B e sarà uscente ed entrante nel

magnetico π

a 2 d

secondo filo. Come sappiamo, se un filo è percorso da

corrente e si trova investito da un campo magnetico, è

= ⋅ ∧

F i l B ; in questo caso, il

soggetto ad una forza = ⋅ ⋅

F i l B

secondo filo è soggetto ad una forza .

b b a

Sostituendo ad essa il valore di B diventa

a

µ

µ ⋅

i i

i

= ⋅ ⋅ ⋅ = ⋅ ⋅

0 a b

0 a

F i l l

F

che diventa .

π π

b b b

2 d 2 d

Facendo lo stesso procedimento per il secondo filo,

uguale e contraria ad F .

otteniamo una forza F

a b

L’azione di queste due forze, fa si che i due fili si pieghino verso l’interno (se le correnti hanno verso

opposto) o verso l’esterno (se le correnti hanno verso uguale). www.totuccio.too.it

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In conclusione, supponiamo di prendere due fili di lunghezza l = 1m, posti alla distanza di 1m e con

µ µ π −

= = 7

0

F 4 10

= i = 1A otteniamo la forza . Essendo , la forza diventa

intensità di corrente i a b π 0

2

= ⋅ 7

F 2 10 N Riassumendo: quando, attraversando due fili conduttori lunghi

. abbiamo la corrente di 1 A −

⋅ 7

2 10 N

1m e posti alla distanza di 1m, fa nascere su di essi una forza pari a .

ELETTROCALAMITA

Per costruire un’elettrocalamita ci serviamo di una sorta di molla di filo conduttore: il solenoide.

Se, nel filo, passa una corrente elettrica e supponiamo di dividerlo in piccoli tratti, si creano tanti piccoli

campi magnetici. Il risultato finale è che, se sommiamo tutti i campi magnetici, si vengono a creare delle

linee di flusso.

Le linee di flusso create tra le spire sono dovute al fatto che esse sono poste a distanza l’una dall’altra e

sfugge una parte del campo magnetico. In fisica, non potendo studiare sperimentalmente il fenomeno, ci

serviamo di un solenoide ideale per trovare il campo magnetico all’interno di esso.

Il solenoide ideale è infinito, laddove, in fisica, per infinito viene definito un filo la cui lunghezza è 12 volte

il diametro della sezione. In un solenoide così fatto le linee di flusso non si chiudono mai, ma restano

quelle tra le spire perché esse non sono a perfetta tenuta. Un solenoide ideale dovrebbe quindi avere

sezione quadrata, infatti:

1. le sezioni cilindriche si incontrano secondo una retta

2. le sezioni cubiche si incontrano secondo un piano

All’interno del solenoide si crea così una sorta di cubo in cui passa il campo magnetico.

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Applicando il teorema di Ampere sul percorso chiuso di

∑ µ

∧ ∆ = ⋅

∆ B l i

lunghezza l si ha: . In questo caso:

0

Prodotto scalare = 0 (B = 0)

Prodotto scalare = 0 (perché il campo magnetico è

perpendicolare alla superficie)

Prodotto scalare = 0 (vedi 2)

µ

⋅ = ⋅

B h Ni (N numero spire) che diventa

0

µ

= ⋅

0

B Ni . Da qui si deduce che se vogliamo intensificare

h

il campo magnetico, dobbiamo aumentare il numero delle

spire

IL MAGNETISMO NATURALE

Che differenza c’è tra il campo magnetico generato da una calamita e quello generato da una corrente

elettrica? Per rispondere a questa domanda bisogna andare a fondo nella materia: già l’atomo è una

piccola calamita perché, attorno al nucleo, vi sono particelle cariche (gli elettroni) che si muovono; è per

questo motivo che si parla di magnetismo atomico. Oltre al movimento attorno al nucleo, l’elettrone gira

Se l’elettrone gira su se stesso in senso orario

anche su se stesso e questo movimento è detto spin.

(quindi verso l’alto) allora si parla di spin positivo, se l’elettrone gira su se stesso in senso antiorario

(quindi verso il basso) allora si parla di spin negativo.

Se prendiamo una lastra di ferro, gli atomi sono disposti in maniera caotica; se mettiamo la lastra in un

campo magnetico con una certa intensità, gli atomi tendono ad aggregarsi in gruppi detti domini (insieme

di atomi che hanno il verso del campo magnetico diretto verso la stessa direzione). Se togliamo il campo

magnetico, gli atomi tendono a ritornare alla loro posizione originaria senza però mai riuscirci

pienamente: rimane infatti un certo magnetismo residuo che si esaurisce lentamente a causa della

ed è legato alla temperatura: ad una certa

temperatura. Questo fenomeno si chiama isteresi magnetica

temperatura (di Curie), tutti i magneti perdono le loro proprietà attrattive o repulsive immediatamente.

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I MATERIALI

Tutti i materiali presenti nell’universo possono essere classificati a seconda di determinate proprietà

relative alla loro risposta alla presenza di un campo magnetico. È per questo motivo che si parla di:

M ATERIALI FERROMAGNETICI Fortemente attratti da un leggero campo magnetico (ferro, cobalto e nichel)

M ATERIALI PARAMAGNETICI Debolmente attratti da un campo magnetico intenso (aria, argento, rame)

Sempre respinti da una calamita che genera un campo magnetico molto intenso (tutti i

M ATERIALI DIAMAGNETICI

materiali diamagnetismo causato dal magnetismo degli atomi)

COMPORTAMENTO DI UNA PARTICELLA ALL'INTERNO DI UN CODENSATORE E IN PRESENZA

DI UN CAMPO MAGNETICO

Se spariamo un carica q all'interno di un condensatore che si trova in un campo elettrico, su di essa

= ⋅

F q E (elettrica)

agiscono due forze: e

= ⋅ ⋅

F q v B (magnetica).

M

Se una delle due forze prevale sull'altra allora la carica avrà un moto parabolico diretto verso l'alto (se

prevale F ) o verso il basso (se prevale F ). Se le due forze si equivalgono il moto sarà una linea retta.

e m

x x

= =

v t

dove v è la velocità e t il tempo

t v

= − = ⋅

F F F F m a

la forza risultante è uguale alla massa (m) per l'accelerazione (a) ( )

e m www.totuccio.too.it

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se lasciamo cadere un grave sarà soggetto ad una forza che lo fa deviare secondo l'equazione

1 F 1 F

= ⋅ = = ⋅ ⋅

2 2

y a t a y t

in questo caso per cui diventa sostituendo il precedente valore di t

2 m 2 m

2

1 F x

= ⋅ ⋅ = −

y F F F

che è l'equazione di una parabola dove:

troviamo: e m

2

2 m v v è la velocità della particella

x è la lunghezza delle armature

da questa equazione non conosciamo la velocità che possiamo calcolare perché

E

= ⋅ = ⋅ ⋅ =

F F E q q v B v

per cui

e m B

Se al posto della particella viene sparato un elettrone, in assenza del campo magnetico esso è soggetto

 

e

= ⋅ = ⋅ = ⋅  

a E

F e E m a

solo alla forza elettrica per cui  

e  

m −

  2

1 e x

= ⋅ ⋅

 

y E

l'equazione della traiettoria è sempre una parabola che è:   2

 

2 m v

e 2 y

= ⋅ 2

v

da qui ricaviamo alla quale va sostituito il valore della velocità calcolato grazie al campo

⋅ 2

m E x − −

2

e 2 y E e 2 y E

= ⋅ = ⋅

magnetico. L'equazione diventa per ciò ⋅ 2 2 2 2

m m

E x B x B

attraverso l'esperimento di Millikan possiamo conoscere la massa (m) dell'elettrone perché conosciamo

la carica dell'elettrone

CORRENTE ELETTRICA RISENTE DI UN CAMPO MAGNETICO

Supponiamo di prendere una spira (filo conduttore di

forma rettangolare) immersa in un campo magnetico

entrante. Analizzando le forze a cui è soggetta la spira

noteremo che quando la corrente entra in un campo

= ⋅ ⋅

F i y B dove y è

magnetico, risente di una forza

a 1

la lunghezza del filo immerso nel campo magnetico.

X X X X X X X Questa forza per la regola della mano destra risulterà

rivolta verso l'interno.

X X X X X X X

y Quando invece la corrente esce dal campo magnetico,

X X X X X X X essa risente di una forza uguale e contraria alla prima

anch'essa rivolta verso l'interno. Se consideriamo il

= ⋅ ⋅

a F i a B

della spira la corrente sarà influenzata dalla forza rivolta verso l'alto per la regola

tratto 2 www.totuccio.too.it

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bilancia inizialmente posta in equilibrio con un peso, essa

della mano destra. Collegando la spira ad una

F

si sposterà a causa della forza , per cui per riportarla in equilibrio dobbiamo togliere una certa massa

2 m

= = ⋅ ⋅ =

m F i a B B

per cui risulterà . Conclusione: se una corrente risente di un

pari alla forza: ⋅

2 i a

campo magnetico, per simmetria un campo magnetico è generato da una corrente come dimostra

l'esperienza di Oersted

MOTO DI UNA PARTICELLA CARICA IN PRESENZA DI UN CAMPO MAGNETICO

Se spariamo una particella carica con un moto

rettilineo perpendicolarmente ad un campo

magnetico, allora essa tenderà a muoversi con

un moto circolare influenzata dalla forza

= ⋅ ⋅

F q v B v B

. Se e sono perpendicolari,

0 ∧ = ⋅ ⋅ ° = ⋅

v B v B sin 90 v B

allora , per cui la

forza a cui è soggetta una carica in movimento

= ⋅ ⋅

F q v B

lungo un campo magnetico diventa 0

Questa forza fa muovere la carica lungo un'orbita circolare per cui essa sarà uguale alla forza centripeta

2

v

= ⋅

F m dove m è la massa, v è la velocità ed r il raggio per cui

(data dal campo magnetico): c r

2 m v

v

⋅ = ⋅ ⋅ =

r

m q v B ed . In questo modo possiamo conoscere il raggio della circonferenza

0

r q B

0

descritta da una carica in movimento su un campo magnetico.

LEGGE SULL’INDUZIONE ELETTROMAGNETICA

Faraday prese una spira ed ha collegato i due

estremi ad un amperometro. Prese inoltre una

calamita e vide che, quando si avvicinava,

l’amperometro segnalava la presenza di corrente;

quando invece la calamita era ferma l’amperometro

non segnalava la presenza di corrente: se la

calamita si muove allora circola corrente. Se

avvicinava la calamita, la corrente aveva un

determinato verso; se allontanava la calamita il verso era opposto. Inoltre, se invertiamo i poli, cambia il

verso della corrente stessa. È come se ci fosse una calamita poiché se circola la corrente, si crea una

forza elettromotrice indotta dal movimento della calamita secondo il fenomeno chiamato “induzione

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elettromagnetica”: la forza V che si genera è la variazione del flusso nel tempo (legge di Faraday-

φ

= b

V

Neumann). .

t

Questa forza elettromotrice fa passare, nel circuito, una corrente indotta se il circuito è chiuso su se

stesso.

Quando avviciniamo la calamita abbiamo un flusso che aumenta e il flusso varia nel tempo. Questo

determina la presenza o meno di un’interazione tra le linee di forza del campo magnetico con la spira; se

la calamita non era abbastanza vicina al circuito allora le linee di forza non entravano, mentre se

avvicinavamo la calamita al circuito queste riuscivano ad entrare per generare una corrente.

LEGGE DI LENZ Lenz ha modificato la legge di Faraday-Neumann. Egli

stabilisce che il verso della corrente indotta è tale da opporsi

alla causa che l’ha generata, ossia alla variazione del flusso

che la genera. Quindi: φ

= − b

V ∆

t

La corrente indotta genera a sua volta un campo magnetico

che ha lo stesso verso del campo magnetico inducente se il

flusso sta diminuendo, mentre ha verso opposto se il flusso

sta aumentando.

In effetti, se la corrente gira in un senso, si crea un campo magnetico. Se avviciniamo una calamita ad

una spira, in essa circola corrente e si vengono a creare delle linee di forza del campo magnetico, con

un polo Nord ed un polo Sud. Avvicinando la calamita, la corrente girerà in senso orario e il polo Nord

della calamita incontra il polo Sud della spira ed è attratto. Al contrario, se la corrente gira in senso

antiorario, il polo Nord della calamita incontra il polo Nord della spira e viene respinto; quindi la corrente

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crea un campo magnetico con delle linee di forza tali da opporsi alla causa che ha generato la corrente:

ossia la calamita.

In questo modo possiamo stabilire il verso della corrente, proprio perché dobbiamo necessariamente

incontrare una resistenza nell’avvicinare la calamita alla spira. Quindi si compie un lavoro che si tramuta

2

in effetto Joule (P=R*i ).

Calamita Verso corrente

Polo Nord Antiorario

Polo Sud Orario

POTENZA DISSIPATA PER MUOVERE UNA SPIRA

Prendiamo una spira rettangolare di lunghezza a e altezza l. Spostiamo quindi la spira con una velocità

Φ = ⋅

B S . Dove S è un vettore

v; sappiamo che il flusso, quando la spira è ferma, è uguale a B

perpendicolare alla superficie e con intensità pari alla superficie stessa.

= ⋅

S l x sono paralleli

=

B B

Φ = ⋅ ⋅

l x B

B ∆x.

Iniziamo a spostare la spira con una certa velocità e consideriamo lo spostamento nel tratto

φ = ⋅ − ∆ ⋅

l ( x x ) B

B φ φ

− = − ⋅ ∆ ⋅

l x B

La variazione del flusso è: . Poiché sappiamo, dalla legge di Faraday-Lenz che:

B B

1 0

φ

∆ ∆ ∆

   

x x spazio = ⋅ ⋅

= ⋅ ⋅ = =

= −    

B V l B v

B velocità

V l

V , sostituendo si ha: , per cui: (forza

∆ ∆

∆    

t t t tempo

elettromotrice). Supponiamo di avere un circuito elettrico con una resistenza. www.totuccio.too.it

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DETTAGLI
Esame: Fisica II
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria informatica
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fisica II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Santorelli Pietro.

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