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Alterazioni della pressione arteriosa

La pressione arteriosa è definita come il prodotto della gittata cardiaca per le resistenze periferiche vasali totali.

  • Le resistenze periferiche totali sono da attribuire per due terzi al calibro delle arteriole e quindi al tono della muscolatura liscia. Il resto dipende dalla viscosità del sangue.
  • La gittata cardiaca è il risultato di numerose variabili quali la volemia, il ritorno venoso, la forza di contrazione sviluppata dal miocardio, l’allungamento di partenza delle fibre e del sarcomero, le dimensioni della camera ventricolare e la frequenza cardiaca.

Tra queste variabili la volemia è regolata soprattutto dal rene mediante il riassorbimento di sodio e di acqua a livello del tubulo renale. Questo riassorbimento a sua volta è regolato dal sistema renina-angiotensina, dall’aldosterone e dalla vasopressina.

Sistema renina-angiotensina

L’angiotensinogeno è prodotto dal fegato, sotto lo stimolo di vari ormoni come IGF-1. Su di esso agisce la renina, una proteasi prodotta e rilasciata dalle cellule dell’apparato juxtaglomerulare, formando così l’angiotensina I, un decapeptide. L’angiotensina I costituisce il substrato per un enzima legato alle cellule endoteliali, ACE o angiotensin converting enzyme, che genera l’angiotensina II. Questo peptide agisce sui recettori endoteliali provocando vasocostrizione e sui recettori delle cellule della zona glomerulare della corteccia surrenalica aumentando la sintesi e la secrezione di aldosterone, il quale determina espansione del volume plasmatico.

Il sistema renina-angiotensina è solo uno dei molteplici sistemi che provvedono alla regolazione della pressione. Il loro cedimento porta ad ipertensioni ed ipotensioni.

Ipotensione

L’ipotensione è la diminuzione dei normali valori della pressione arteriosa al di sotto di 90 mmHg per il valore sistolico e di 60 mmHg per il valore diastolico. Il principale effetto di questo abbassamento è la diminuita perfusione di organi e tessuti. Si distinguono ipotensioni transitorie o acute e ipotensioni persistenti o croniche.

Un esempio di ipotensione acuta, dovuta al diminuito ritorno venoso, è quella ortostatica che si verifica nel passaggio dalla posizione supina a quella eretta quando notevoli quantità di sangue tendono a spostarsi nelle parti declivi e le reazioni di compenso sono assenti o insufficienti. L’ipotensione duratura, invece, può essere genetica o secondaria ad un’altra malattia che causa ipovolemia e/o diminuzione delle resistenze periferiche (insufficienza cardiaca o surrenalica ad esempio).

Vi sono ipotensioni genetiche o costituzionali che risultano in qualche modo vantaggiose. Quando infatti la diminuzione dei valori pressori è modesta, si ha un vantaggio per il cuore che ha un minore lavoro da compiere. Ciò si associa spesso ad un guadagno di aspettativa di sopravvivenza.

  • Quando inizia l’ipotensione entrano in azione i riflessi atti a correggerla:
  • I barocettori innescano la risposta adrenergica per cui le arteriole si costringono (cute fredda) aumentando così le resistenze periferiche, le vene si costringono e contribuiscono a ricostruire l’equilibrio emodinamico e aumenta la frequenza cardiaca. I riflessi vasomotori non interessano il cuore ed il cervello che perciò diventano i maggiori beneficiari di questi riflessi protettivi.
  • Il rene risponde all’anossia attivando il sistema renina-angiotensina-aldosterone che determina il risparmio di acqua ed elettroliti.
  • Si ha la secrezione di vasopressina, un vasocostrittore anche chiamato ormone antidiuretico che controlla l’espressione delle acquaporine sul tubulo renale.

Ipertensione

L’ipertensione arteriosa si ha quando si superano i 140 mmHg per il valore sistolico e i 90 mmHg per il valore diastolico. Si può classificare sulla base del rialzo pressorio (sistolica, diastolica o ambedue).

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Scienze mediche MED/11 Malattie dell'apparato cardiovascolare

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