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Botanica generale

Appunti di botanica generale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Tomei dell’università degli Studi di Pisa - Unipi, della facoltà di Agraria, Corso di laurea in viticoltura ed enologia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Botanica docente Prof. P. Tomei

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Il ciclo vitale dei funghi è influenzato dalla disponibilità idrica, dalla temperatura, dall’umidità, dal

pH, dalla luce e dall’areazione. La maggior parte dei funghi hanno optimum di temperatura tra 15-

35°C (mesofilli). L’umidità è un fattore molto importante per lo sviluppo fungino (90-100%), anche

il pH del substrato se elevato impedisce lo sviluppo, (preferiscono ambienti tendenzialmente

acido). Per quanto riguarda l’aria, esistono pure dei funghi aerobi ed anaerobi (stanno nel rumine).

Le ife sono strutture tubulari e nel loro insieme costituiscono il micelio, che può essere

considerato il risultato finale della duplicazione e ramificazione ifale. La parete cellulare

rappresenta l’interfaccia tra l’ambiente e l’organismo. Esso e costituito da polisaccaridi (80%), da

proteine (20%). L’imenio costituisce la parte più esterna all’aria nella parte facciale, se ci sono i

tubuli, rappresenta la parte esterna della trama tubulare. Generalmente l’imenio è la struttura

incaricata a produrre spore, nei basidi le cellule fertili (basidi) producono spore, negli ascomiceti le

cellule fertili sono dette aschi.

LA CLASSIFICAZIONE DEI FUNGHI E’ COSI ARTICOLATA:

DIVISIONI

-Zygomicota;

-Ascomycota;

-Basidiomycota;

-Chrystomycota;

-Glomeromycota.

Ascomycota: questa divisione comprende circa 33000 specie, si comportano da saprofiti e

parassiti, ne sono un esempio i tartufi(tuber), l’oidio (oidium). La struttura caratteristica e è l’asco,

luogo in cui avviene la cariogamia e la divisione meiotica, con la successiva formazione delle

ascospore. Gli aschi possono essere liberi (lieviti) o portati in un ascocarpo che a seconda della

forma prende il nome di: apotecio, periteccio e cleistotecio.

La riproduzione sessuale avviene attraverso la fusione dei gametangi: anteridio (maschio) e

ascogonio (femmina, caratteristica forma di fiasco). I nuclei migrano dall’anteridio all’ascogonio

tramite un tricogino e si formano tanti dicarion. Si generano inseguito le ife dicariotiche ascogene.

L’ultima ifa si ingrossa e si trasforma in asco, avviene quindi la cariogamia (unione dei nuclei

genitoriali) e la successiva meiosi che porta alla formazione delle ascospore endogene.

La riproduzione asessuale si realizza con la produzione di conidiospore che si sviluppano all’apice

di ife specializzate chiamate conidiofori.

I lieviti sono organismi unicellulare che rivestono una buona importanza nel campo delle

fermentazioni. Essi vivono da saprofiti o patogeni e si riproducano asessualmente per gemmazione

e sessualmente formando aschi liberi.

Basidyomicota: esistono circa 300 specie, sono funghi prevalentemente saprofiti e parassiti. Ruolo

speciale nel campo delle micorrize, i saprofiti li troviamo nelle lettiere. La struttura riproduttiva è il

basidio (fusione nucleare e successiva meiosi, sono spore esogene) ed è portato dal basidiocarpo

nell’imenio.

Il ciclo vitale del Basidyomicota:

-riproduzione sessuale che inizia con la fusione di ife monocariotiche che danno luogo ai dicarion.

I basidiocarpi presentano stipite o gambo, cappello e imenio (a tubuli, a lamelle o a spine).

Riproduzione somatica: avviene con la formazione del micelio grazie all’unione a fibbia delle ife.

I BIOMI

Gli ecosistemi terrestri, si possono raggruppare in base alla struttura della vegetazione dominante.

La distribuzione dei biomi è particolarmente influenzata dal clima: dalla precipitazione e dalla

temperatura.

Foresta tropicale pluviale (stagionale o di montagna): elevate temperature(25-30°C), abbondanza

delle piogge (2000ml), umidità alta.

La zona: America meridionale, alcune parti dell’Asia sud-orientale e nelle isole tra Asia e Australia.

Sono presenti alberi (caducifoglie) e sempreverdi, alti anche 30 metri.

Savana tropicale: caratterizzata da alberi sparsi e da uno strato erboso più o meno omogeneo.

La zona: Africa centrale e orientale. Il clima è arido e le precipitazioni sono scarse.

Deserti sub-tropicali e temperati: meno di 250 mm di precipitazione. Troviamo piante, le

succulente.

Bioma mediterraneo: inverni umidi e miti, estati calde e siccitose.

La zona: bacino del mediterraneo, Sudafrica, Africa occidentale e meridionale. Alberi non alti,

querce: macchie mediterranea e Gariga.

Foresta temperata: caducifoglie: regioni a clima temperato, piogge abbondanti, e le temperature

variabili tra estate e inverno.

-zone: Europa, Asia orientale e America settentrionale.

- Praterie temperate: la pioggia è tra i 300 e 800vmm, le temperature sono in inverno fredde, e

d’estate calde e umide.

-Zone: pianure dell’Asia Centrale, nord e Sudamericane e Australiane. Dominano le Graminaceae.

Foreste boreali: clima freddo, piante: aghiformi e sempreverdi, alane, caducifoglie (Salix), licheni e

muschi(tanti).

-Zona: America Settentrionale ed Eurasia.

Tundra: regioni artiche, climi nivali, sempre sotto lo zero. Erbe di piccole dimensioni, muschi e

licheni.

Sistematica delle piante:

-crittogame (non hanno fiori), sono cellulari e vascolari, non hanno organi riproduttivi (felci,

muschi e licheni).

-fanerogame (hanno i fiori), si suddividono in gimnosperme e angiosperme, e a loro volta le ultime

in dicotiledoni e monocotiledoni.

Alternanza di generazione: ciclo vitale sessuale in cui si alternano una fase aploide (n) e una fase

diploide (2n).

Sporofito (2n), Gametofito (n).

INTERAZIONI FUNGHI-ALGHE

LICHENE: è una associazione (o meglio un consorzio) tra un organismo eterotrofo (fungo

Ascomycota) ed un autotrofo (alghe verdi). Il lichene è un consorzio, una simbiosi (due organismi

viventi diversi vivono assieme).

Tale risultato, di queste associazioni è un organismo che nella struttura non assomiglia a nessuno

dei componenti, è una struttura vincente. Il lichene è organismo fra i più resistenti in assoluto

capace di vivere in posti dove fungo e alga da oli non sopravvivrebbero. Si sviluppano anche in

luoghi e periodi siccitosi.

Raggiungono anche i 1000 anni, colonizzano le rocce, gli alberi, i muschi, il cuoio, materiali

inorganici.

La loro crescita: è influenzata dalle caratteristiche fisiche e chimiche del terreno. I licheni

attaccano le scorze acide, ma non quelle basiche. Sono definiti organismi pionieri: per la loro

facilità di insediamento u organismi quali: organismi vegetali e animali, sono presenti da altitudine

0 fino a 7000 m e da -35°C a 60°C.

Forme di crescita: crostosa, fogliare e fruticosa:

- Crostosa: fortemente aderente al substrato.

- Fogliare: lobi appiattiti e di dimensioni variabili, sono ancorati per mezzo di rizine.

- Fruticosi: aderenti al substrato solo con la parte basale.

Micorriza: associazione simbiotica mutualistica che si realizza tra funghi del suolo e radici della

pianta. Oggi conosciamo le ectomicorizze e le endomicorizze. La razionale utilizzazione delle

micorrize la diminuzione dell’uso di fertilizzanti negli impianti agronomici. Inoltre le piante

micorrizate presentano resistenze agli stress abiotici e biotici.

Oggi conosciamo le ectomicorizze: funghi ( Basidiomycota e Ascomycota) le troviamo nelle foreste

boreali, ei pini negli abeti e in Australia. Queste piante micorrizate portano essa ad un’assenza di

peli radicali e si formano strutture complesse(radichette).

Le endomicorizze: il fungo avvolge la radice e gli penetra all’interno attraverso l’epidermide. Le

troviamo in ambienti mediterranei nei corbezzoli, nei mirtilli in Asia settentrionale e nell’erica.

Briofite (talofite) ovvero i muschi: piante non vascolari, i quanto prive di vasi e parti lignificate.

Sono composte da gametofito (10cm) e da sporofito (qualche centimetro), vive a spese del

gametofito, sono presenti su rocce, sottobosco della foresta, tronchi si alberi. I muschi

contribuiscono in maniera significativa alla biodiversità di ecosistemi (foreste umide, paludi). Sono

in grado di sopportare sbalzi di temperatura, irraggiamento e stress idrici, perdono molta acqua

infatti vanno in fase latente e hanno dei sistemi per non disidratarsi. Uno dei sistemi per non

disidratarsi, è quello di cambiare orientazione delle foglioline grazie a meccanismi che limitano

l’evaporazione. Altro sistema è quello di adottare una pigmenta<ione particolare di colore rosso

porpora scuro o nero per essere protetti dai raggi ultravioletti. Le briofite si comportano da

organismi peciloidrici, ovvero vanno in strato di quiescenza quando la disponibilità idrica non è

sufficiente. Briofite e licheni vengono definiti organismi pionieri, in quanto colonizzano i substrati

più disparati. Inoltre molte briofite sono anche utilizzate come buoni bioindicatori e pertanto nella

valutazione della qualità dell’aria. I muschi si dividono in: muschi propriamente detti, epatiche e

antocerote.

I muschi propriamente detti sono 15000 specie e lo sporofita è un parassita.

Epatiche sono 800 specie vivono in zone umide, si suddividono in epatiche fogliose e tallose. Lo

sporofito non fa la fotosintesi ed è costituito da piede, seta e capsula. Questo muschio si svilupa

anche pr via vegetativa.

Antocerote sono circa 200-250 specie, si trovano in zone prevalentemente umide, dove l’acqua è

sempre presente e strisciano tra le rocce. La riproduzione è sia di tipo sessuale che asessuale. Il

gametofito è un tallo dorso-ventrale che forma una rosetta circolare o sub-circolare. Lo sporofito è

indipendente, in quanto fa la fotosintesi, in quanto provvisto di tessuto fotosintetico e di stomi

regolabili, ma dipende dal gametofito per acqua e Sali minerali. Lo sporofito è quindi parzialmente

autonomo. Nelle briofite normalmente lo

sporofito non fa la fotosintesi. La riproduzione di questi può essere sia asessuale che sessuale, per

sporogamia.

APPROFONDIMENTO

Il gametangio maschile è l’anteridio, è a forma di sfera e sono contenuti numerosi gameti

biflagellati, spermatozoidi che si muovono quando piove nuotando. Il gametangio femminile è

l’archegonio, questo è a forma di fiasco e la loro parte basale(ventre), racchiude la cellula uovo. Si

formano all’apice del fusticino o dei rami laterali.

La riproduzione sessuale: gametangi e gameti (oogamia). Abbiamo due eventi: la produzione di

quattro cellule aploidi(n) dopo la meiosi, e la fecondazione o gamia per fusione dei gameti. Dalla

fusione si forma lo zigote (2n).

CICLO BIOLOGICO di un muschio:

lo sporofito per meiosi produce le spore all’interno dello sporangio (capsule). La spora aploide,

germinando, produce un protonema filamentoso e ramificato da cui si sviluppa il gametofito

foglioso; su questo sono portati anteridi e archegoni. Gli spermatozoidi flagellati nuotano

raggiungendo la cellula uovo all’interno dell’archegonio, ove avviene la fecondazione seguita dallo

sviluppo dell’embrione e quindi dello sporofito. Il ventre dell’archegonio, ingrossandosi formerà la

caliptra.

Ma la riproduzione può avvenire anche per via vegetativa (gemme e propaguli uni o pluricellulari).

Si forma così il gametoforo. È il più veloce, conveniente in quanto si replicano organismi a datti a

determinati habitat.

ANGIOSPERMAE - STRUTTURA DEL FIORE

Il fiore completo è composto da quattro verticilli:

• calice: formato da sepali (antofilli sterili) Perianzio o peri g onio

• corolla: formato da petali (antofilli sterili)

• androceo: formato da stami (antofilli fertili)

• gineceo o pistillo: formato da ovario, stilo e stigma (antofilli fertili)

Il ricettacolo (o talamo) è l’organo su cui s'inseriscono, in genere in modo verticillato, i vari elementi

del fiore.

Perianzo

La porzione esterna del fiore, composta da sepali (calice)e petali (corolla), è detta perianzio. Il

perianzio può svolgere una semplice funzione di protezione oppure una duplice funzione

comprendendo anche quella vessillifera.

I due verticilli che formano il perianzio possono essere morfologicamente differenti o no.

Considerando la presenza o assenza di questi verticilli il fiore può essere:

• Aclamidato (o nudo) quando manca del calice e della corolla, ossia del perianzio o del

perigonio (euforbia, salice, frassino).

• Clamidato (o vestito) se è fornito di almeno uno dei suddetti verticilli, ed in tal caso può

essere:

– Monoclamidato asepalo o apetalo è il fiore che presenta la sola corolla

(Ranucolaceae- Clematis) o il solo calice (Urticaceae)

– Diclamidato se presenta entrambi i verticilli (perianzio completo)

Perigonio

Involucro fiorale composto da sepali e petali indifferenziati (tepali). Il perigonio è tipico delle

Monocotiledoni, ma è presente anche in diverse Dicotiledoni ad impollinazione anemogama.

Calice

I pezzi fiorali che compongono il calice sono detti sepali e sono in genere di colore verde in quanto

assumono una funzione di protezione. Ai fini della sistematica si distinguono due tipi di calice:

• calice gamosepalo: è composto da sepali saldati almeno alla base a formare un unico pezzo

fiorale

• calice dialisepalo: è composto da sepali liberi, inseriti singolarmente sul ricettacolo.

Corolla

I pezzi fiorali che compongono la corolla sono detti petali e quasi sempre hanno funzione vessillare

cioè di attirare gli insetti impollinatori. Ai fini della sistematica, si distinguono due tipi di corolla:

• corolla gamopetala: è composta da petali saldati almeno alla base a formare un unico pezzo

fiorale

• corolla dialipetala: è composta da petali liberi, inseriti singolarmente sul ricettacolo

In base alla forma della corolla e al suo grado di simmetria distinguiamo:

• fiori regolari (attinomorfi) quando la corolla ha una simmetria di tipo radiale (o raggiata),

quindi ha diversi piani di simmetria (es. Rosaceae)

• fiori zigomorfi se gli elementi hanno una simmetria bilaterale (fi. bilabiali delle Labiatae, fi.

papilionacei delle Leguminosae)

Androceo

L'androceo è formato dagli organi di riproduzione maschile, detti stami (omologhi ai

microsporofilli delle Gimnosperme) in cui si distingue:

• una porzione sterile, filamento

• una porzione fertile, antere

Ai fini sistematici è di grande importanza il numero e lo

sviluppo degli stami, la loro disposizione e la forma delle

antere. Il numero degli stami può essere uguale o

doppio a quello dei petali oppure superiore, ma

raramente inferiore.

In base al numero di stami si usa la seguente

terminologia:

• fiori monoandri: provvisti di un solo stame

• fiori diandri: provvisti di due stami

• fiori poliandri: provvisti di più di due stami

In base al rapporto anatomico esistente fra gli stami si distinguono i seguenti casi:

• stami liberi: a filamenti tutti liberi

• stami monoadelfi: a filamenti saldati in unico fascio che può eventualmente formare un tubo

che avvolge il pistillo.

• stami diadelfi: a filamenti saldati in due fasci

• stami poliadelfi: a filamenti saldati in più fasci

Alla sommità del filamento è inserita l'antera che è composta da due teche. Ogni teca contiene uno

o due sacche polliniche al cui interno si differenziano i granuli pollinici (gametofito maschile). Ogni

granulo contiene solo tre nuclei anziché quattro come nelle Gimnosperme, una cellula vegetativa e

due cellule spermatiche.

Gineceo Il gineceo (o pistillo) rappresenta la parte fertile

femminile. E’ costituito dai carpelli fogliari (omologhi

ai macrosporofilli delle Gimnosperme) che sono

ripiegati da formare una cavità chiusa, l’ovario, entro

cui sono contenuti gli ovuli (gametofito femminile).

Prendendo in considerazione il numero di carpelli si

distinguono:

• gineceo apocarpico (o coricarpico): se i carpelli

restano separati e liberi tra loro ed ogni carpello

forma un ovario e per ogni fiore ci sono più pistilli

(Magnoliaceae, Ranuncolaceae, Crassulaceae, Platanaceae, Rosaceae)

• gineceo sincarpico: è formato da più carpelli saldati che danno luogo ad un unico ovario

suddiviso al suo interno in uno (ovario monoloculare) o più loculi (ovario pluriloculare)

(Papaveraceae, Malvaceae, Boraginaceae, Lamiaceae, Liliaceae, Cruciferae, etc.)

• gineceo monocarpico: è formato da un unico pistillo costituito da un unico carpello

Nella struttura generale del gineceo si distinguono:

porzioni sterile: stilo, prolungamento dell’ovario e stigma, parte superiore del pistillo ed è

- l'organo sul quale si depositano i granuli pollinici all'atto dell'impollinazione. La forma e lo

sviluppo dello stigma è un ulteriore elemento di classificazione.

porzione fertile, ovario: parte basale del gineceo che si forma con l’unione di una o più foglie

- carpellari. L’ovario è un organo cavo, suddiviso in una o più logge, al cui interno è presente il

tessuto placentare da cui prendono origine gli ovuli (gametofito femminile). Gli elementi di

distinzione, ai fini sistematici, sono il numero di logge ovariche, il numero di ovuli, il rapporto

anatomico che l'ovulo ha con l'ovario e, infine, la posizione reciproca dell'ovario rispetto al

ricettacolo e agli altri verticilli fiorali.

In base al numero di logge l'ovario è detto:

• ovario uniloculare

• ovario biloculare

• ovario pluriloculare

L’ovario in relazione alla sua posizione rispetto agli altri verticilli fiorali e al suo grado di fusione con

il ricettacolo può essere:

• ovario supero (fiore ipogino) se gli altri elementi fiorali sono posti inferiormente ad esso.

(Ranuncolaceae, Papaveraceae, Urticaceae, Leguminosae, Aceraceae, Geraniaceae,

Euphorbiaceae, Violaceae, Cruciferae, Malvaceae, Boraginaceae, Lamiaceae, Liliaceae)

• semi-infero (fiore perigino) se gli altri elementi fiorali s'inseriscono in una posizione

intermediaequatoriale (Chenopodiaceae, Rhamnaceae, Rosaceae-Prunus, Alchemilla).

• infero (fiore epigino) se gli altri elementi fiorali sono posti superiormente ad esso

(Rosaceae-Rosa, Malus, Myrtaceae, Rhamnaceae, Apiaceae, Araliaceae, Dipsacaceae,

Caprifoliaceae, Rubiaceae, Asteraceae, Iridaceae, Orchidaceae, Poaceae).

Fiori unisessuali o ermafroditi

Il fiore tipo è ermafrodito (fiore perfetto), provvisto di entrambi gli organi di riproduzione. I fiori

unisessuali (fiori imperfetti) sono distinti in staminiferi (o maschili), se provvisti del solo androceo,

e in pistilliferi (o femminili) se provvisti del solo gineceo.

In base alla disposizione dei fiori unisessuali, le piante sono dette monoiche, se provviste di fiori di

entrambi i sessi (mais, cocomero asinino), o dioiche se provviste di fiori di un solo sesso (ortica,

salice). In quest'ultimo caso si parla di piante maschili e piante femminili.

FORMULA FIORALE

La formula fiorale rappresenta un modo rapido per descrivere le caratteristiche generali di un fiore,

gli elementi fiorali, il loro numero e il loro rapporto reciproco. Si utilizzano sigle convenzionali:

(calice) a cui segue il numero dei sepali che lo compongono

K (corolla) a cui segue il numero dei petali

C

P (perigonio) a cui segue il numero dei tepali (se non c'è differenza tra calice e

corolla)

A (androceo) a cui segue il numero degli stami

(gineceo) a cui segue il numero dei carpelli

G indica ovario infero ovario supero

(fiori femminili)

(fiori maschili)

(fiori ermafroditi)

(fiori con simmetria bilaterale)

* = (fiori regolari, con simmetria attinomorfa)

= molti (indica un numero superiore a 10)

(con il numero entro le parentesi che indica gli elementi saldati tra loro)

(n) (La frazione indica quanti elementi sono liberi in alto e saldati in basso)

* K C A G )

5 5 (3

5+5

* P A G

3+3 3+0 (3)

S imm e tria Gineceo

P e rianz o Androceo

DIAGRAMMA FIORALE

Rappresentazione grafica della disposizione dei vari verticilli fiorali visti in sezione trasversale.

Diagramma fiorale Liliaceae Lilium martagon

Scrivere il nome degli elementi fiorali indicati dalle frecce

ANGIOSPERMAE - STRUTTURA E VARI TIPI DI FRUTTI

Dal punto di vista anatomico il frutto viene distinto in tre strati:

epicarpo derivante dall’epidermide superiore della foglia carpellare

mesocarpo derivante dal mesofillo

endocarpo derivante dall’epidermide inferiore

Esistono molti tipi di frutti:

• Se alla formazione del frutto partecipa solo l’ovario, si hanno veri frutti; se

partecipano anche altre parti del fiore (ricettacolo, asse fiorale) si hanno falsi

frutti (fragola in Fragaria, siconio in Ficus, cinorrodio in Rosa, pomo in Malus).

• frutti semplici e frutti composti (o infruttescenze), derivanti da infiorescenze

semplici e composte

• frutti monocarpellari se derivano da ovari con un solo carpello frutti

pluricarpellari se derivano da ovari con più carpelli fusi

• frutti monospermi se racchiudono un seme frutti plurispermi se

racchiudono più semi

• frutti deiscenti se a maturità si aprono per rilasciare i semi frutti

indescenti se a maturità rimangono chiusi

• frutti secchi o carnosi in base alla consistenza e alla percentuale di acqua

a) Frutti secchi

- Frutti indeiscenti sono generalmente monospermi:

I • Achenio (es. Ranunculus)

• Noce (es. Corylus, Castanea, Quercus)

• Schizocarpo: diachenio (Umbrelliferae), Tetrachenio (Labiatae), Poliachenio (Malva,

Clematis), samara o disamara (Acer).

- Frutti deiscenti sono generalmente plurispermi:

II • Follicolo (es. Delphinium)

• Legume (es. Leguminose - Papilionaceae)

• Siliqua e siliquetta (Cruciferae)

• Capsula setticida, loculicida (Iris), poricida (Papaver, Antirrhinum).

b) Frutti carnosi

• Drupa (frutti del pesco, albicocco, ciliegio (Prunoidee)

• Bacca (Solanum, Cucurbitaceae, Phoenix dactylifera.

Dalla bacca derivano diversi frutti carnosi come:

esperidio (agrumi)

- peponide (Cucurbitaceae)

- balaustro (melograno)

-

Infruttescenza

Insieme di più frutti, di solito piccoli.

• frutti aggregati: (mora del Rubus o poliachenio del Ranunculus)

• frutti multiplo: (sorosio dell’ananas o gelso)

FRUTTI SECCHI INDEISCENTI

FRUTTI SECCHI DEISCENTI

I tessuti vegetali si classificano i tessuti meristematici e adulti.

Tessuti meristematici che derivano direttamente dal tessuto embrionale sono definiti

meristematici primari.

In seguito alla divisione e al successivo differenziamento delle cellule di questi meristemi, si

originano i tessuti primari, essi si trovano alle estremità della pianta, nei peli, ovvero all’apice del

fusto e delle radici.

Il meristema apicale del fusto è detto apice vegetativo e produce foglie e rami, mentre quando la

pianta è pronta per passare allo stadio riproduttivo, si trasforma in apice fiorale, e da origine a

sepali, petali, stami e carpelli.

Il meristema apicale radicale, forma la radice principale e la cuffia radicale.

Il meristema secondario si trova nell’individuo adulto tra i tessuti definitivi (nelle gimnosperme e

in alcune angiosperme dicotiledoni).

Il meristema secondario si trova nell’individuo adulto tra i tessuti definitivi (nelle gimnosperme e

in alcune angiosperme dicotiledoni).

Dalla divisione delle cellule si formano i tessuti secondari.

I meristemi secondari vengono definiti anche cambiali e sono responsabili della crescita in

diametro del fusto e della radice. I cambiali possono distinguersi in: cambio subero- follodermico:

genera il periderma; cambio cribro-vascolare: genera il sistema conduttore

I meristemi secondari:

-intercalari: hanno la capacità di dividersi e sono presenti tra i tessuti dell’organismo adulto.

-avventizi: si originano per sdifferenziamento di tessuti parenchimatici, in seguito a ferita, per la

ferita per formare un tessuto di cicatrizzazione.

Tessuti definitivi (parenchimatici o fondamentali):

-sono cellule vive, svolgono un ruolo importante anche a maturità, i quanto riescono a riparare le

ferite.

Possiedono solamente la parete primaria e sono presenti spazi intercellulari più o meno ampi.

Presentano grandi vacuoli e in base alla loro caratteristiche, i tessuti parenchimatici vengono

classificai in:

-parenchima clorofilliano: svolge la fotosintesi e presenta pareti sottili.

-parenchima di riserva: è specializzato nell’accumulo di sostanze di riserva di varia natura.

Infatti vengono accumulati, nelle cellule: amido secondario, lipidi e proteine. Esso è catalizzato in

diverse parti del fusto, dalla radice alla foglia e dalla foglia.

Parenchima di trasfusione: trasferimento di soluti a breve distanza.

Parenchima acquifero: è specializzato nella conservazione dell’acqua, abbandonante nelle piante

grosse, visto che esse si devono adattare ad ambienti aridi. Esse trattengono fortemente l’acqua

(cellule grandi).

Parenchima aerifero: è specializzato nel favorire la diffusione e la circolazione dell’aria nelle piante

acquatiche sommerse o piante situate in zone paludose.

Parenchima conduttore: cellule con funzione di riserva e trasporto a media distanza di molecole.

Tessuti tegumentali:

-possono essere esterni e interni, i primi hanno funzione protettiva, gli interni formano barriere di

separazione e di isolamento tra i tessuti si uno stesso organo.

I tessuti primari possono essere esterni, esoderma ed epidermide o interni, esoderma.

I tessuti secondari possono essere secondari esterni, sughero.

L’epidermide: è il tessuto più esterno che ricopre l’intero corpo della pianta, essa deriva dallo

strato più superficiale dei meristemi apicali (protoderma).

L’epidermide della radice si chiama rizoderma, esso è uni stratificato, ma può essere anche

pluristratificato. Le piante co habitus arboreo, perdono epidermide e lo sostituiscono con un

tessuto tegumentale d’origine secondaria, il sughero.

La funzione fondamentale dell’epidermide negli organi aerei della pianta è essenzialmente di

protezione, questo tessuto modera efficacemente la traspirazione, difende contro i parassiti e

regola gli scambi gassosi. Inoltre in caso di lesione può partecipare alla formazione di tessuti

cicatriziali. Le cellule sono appiattite e sono vive, tra i pigmenti sono abbondanti gli antociani, i

flavoni e gli xantoni. La parete cellulare è notevolmente spessa, anche qui però dipende dalla zona

in cui si trova pianta. La parete può anche gelificare. Nella parete delle cellule epidermiche è

presente uno strato superficiale detto cuticola. Esso ricopre tutto l’epidermide ad eccezione del

rizoderma essendo impermeabile all’acqua ed ai gas , esercita protezione su perdita d’acqua e

inoltre costituisce una barriera agli attacchi parassitari. Sono presenti delle cellule stomatiche. La

cuticola può essere più o meno spesso. Oltre alla cuticola, cono presenti rivestimenti cerosi,

soprattutto in pianta in cui ci si deve difendere da eccessive piogge esterne. In altri casi i

rivestimenti cerosi sono costituiti da pruine.

Nelle piante acquatiche sommerse si fermano gli idrotropi, che hanno la funzione di assorbire

acqua e Sali minerali.

Stomi: col termine stoma, indichiamo il significato di bacca, in quanto le cellule di guardia

assomigliano a due labbra più o meno socchiuse. Gli stomi realizzano la comunicazione tra

ambiente esterno ed interno. Essi regolano gli scambi gassosi, ogni stoma è delimitato da cellule di

guardia. Esse differiscono dalle altre cellule per la forma e per la grandezza e inoltre fanno la

fotosintesi. L’apertura stomatica è delimitata da: ormoni, luce, e acqua. A seconda del turgore

della pianta, le cellule di guardia restringono o aprono del tutto le cellule stomatiche.

Rizoderma:

è lo strato più superficiale della radice, svolge la funzione di protezione e di assorbimento. Infatti

le pareti cellulari sono sottili e la cutina è assente. Il rizoderma è caratterizzato dalla presenza di

peli radicali.

I peli radicali sono ricchi di pectine e si trovano qualche distanza dall’apice radicale, e quindi si

formano man mano che la radice si allunga sempre più. La loro vita è breve (pochi giorni). Intanto

il sughero può essere costituito dal sughero, tessuto tegumentario esterno.

Esoderma: è localizzato nelle radici, può essere mono o pluristratificato. L’esoderma succede il

rizoderma che cade.

Endoderma: è un tessuto tipico dagli organi quali radici, che svolgono una funzione assorbente. È

una guaina cilindrica che avvolge i tessuti più interni. La funzione è quella di attraverso la Banda

del Caspary di impedire il libero accesso di sostanze dannose ai tessuti conduttori a causa di un

loro scarso controllo. Questo è possibile perché la banda del Caspary è impermeabile.

Sughero: accrescimento secondario in spessore provocato dal cambio cribro-legnoso produce

nuovo legno e nuovo libro, ma siccome l’epidermide non è in grado di seguire tale accrescimento,

essa viene sostituita dal peri-derma.

Il periderma è un meristema secondario chiamato cambio subero-follodermico o fellogeno che

produce verso l’esterno sughero e verso l’interno foloderma.

Il sughero è un tessuto tegumentario secondario esterno, che ha la funzione di sostituire

l’epidermide in seguito all’ingrossamento del fusto. Il sughero è costituito da cellule morte, questo

tessuto sono presente sul fusto, radici, tuberi, frutti succulenti e nelle squame delle gemme. Il

sughero è impermeabile ad acqua ed ai gas, alcune piante hanno struttura omogenea e altre

stratificate. La continuità del sughero è interrotta dalle lenticelle. Le lenticelle si aprono(d’estate) e

si chiudono(d’inverno).

Tessuti meccanici:

hanno lo scopo di sostenere la pianta e di fornire resistenza al piegamento e alla trazione.

Possiamo distinguere il collenchima e lo sclerenchima. Il collenchima è un tessuto adulto primario

che sta sotto l’epidermide. È costituito da cellule vive a sezione poligonale e si trovano nelle parti

del germoglio ancora in accrescimento. La parete cellulare è ispessita, è fatta di cellulosa-pectica,

infatti a seconda di come sono e di dove sono gli ispessimenti si possono definire i collenchimi in:

angolare, lamellare, lacunare. Il collenchima è assente nelle radici, ma può essere presente nella

corteccia delle radici aeree o cresciute a luce.

Sclerenchima: questo è costituito da cellule morte, esso è più resistente del collenchima. In base

alla loro morfologia, si possono distinguere due tipi di cellule: scleridi e fibre.

Tessuti conduttori:

sono adibiti alla funzione di trasporto e hanno risolto il problema del trasporto delle acque e delle

sostanze nutritive attraverso il corpo delle piante. La presenza di tali vasi è caratteristica delle

cormofite. Le piate che posseggono vasi sono dette vascolari. La loro caratteristica è quella di

possedere cellule allungate. Secondo uno schema le direzioni di trasporto sono due: acqua e

nutrienti minerali si muovono verso l’alto attraverso il tessuto vascolare (xilema) (linfa grezza); le

sostanze prodotte dal metabolismo, decorrono dalle foglie verso le zone delle piante dove trovano

impiego e vengono traportati dal tessuto cribroso (floema) (per la linfa elaborata).

Gli elementi del vaso conduttore sono denominati vasi e sono costituiti da cellule morte, ogni

cellula morta è denominata articolo del vaso. I vasi sono costituiti da trachee e da tracheidi.

Queste ultime vengono chiamate vasi chiusi e le trachee vasi aperti. Nelle gimnosperme le

tracheidi hanno funzione di sostegno e di conduzione e per questo vengono definite fibro-

tracheidi. A seconda dell’ispessimento della parete, possiamo distinguere i seguenti vasi in;

anulati, spiralati, anulo-spiralati, reticolati, punteggiati.

Fasci conduttori: gli elementi vascolari e cribrosi di origine primaria sono riuniti in complessi tipo

cordoni o fasci aventi decorso longitudinale. A seconda della loro costituzione vengono chiamati

fasci vascolari o fasci cribrosi. Nei fasci sono presenti tessiti conduttori, parenchimatici e

sclerenchimatici. Le denominazioni più comuni per i fasci sono le seguenti: fascio legnoso e fascio

cribroso. Quando lo xilema è di origine primaria, si distinguono due parti protoxilema e

metafloema. Il protoxilema è formato da pochi vasi e da cellule parenchimatiche che formano il

parenchima del legno. Il metoxilema ha una struttura più complessa, con una maggiore numero di

vasi, in parenchima e fibre.

Il floema invece si differenzia in profloema e metafloema. Il protofloema sta nella parte più

esterna e si differenzia per prima (durante l’allungamento).

Il metafloema, è quella parte del fascio floematico che si differenziamento dopo che è terminato

l’allungamento dall’organo. I tubi durano e funzionano per tutta la vita delle piante. Il floema

comprende anche cellule parenchimatiche e cellule compagne. Le cellule parenchimatiche

costituiscono il parenchima del libro, le cellule compagne, sono di tipo parenchimatico e

partecipano al trasporto nei tubi cribrosi, queste hanno durata di vita analoga ai tubi cribrosi.

Nelle nervature fogliari sono fondamentali per il trasporto dei prodotti fotosintetici dalle cellule

produttrici agli elementi del tubo. Si distinguono in quanto ricche di materiali proteici e vengono

chiamate cellule albuminose solitamente i fasci vascolari e cribrosi sono ravvicinati e formano un

unico fascio detto fascio cribro-vascolare, e a seconda di come sono disposti vengono detti:

collaterali e concentrici.

I fasci collaterali sono tipici dei fusti di angiosperme e gimnosperme, i fasci sono disposti così:

all’interno abbiamo il fascio legnoso e all’esterno quello cribroso. I fasci collaterali possono essere:

fascio collaterali chiuso e fasci collaterale aperto. I fasci concentrici si distinguono in fasci

perixilematici e fasci perifloematici. Abbiamo anche fasci radiali e i fasci incompleti.

Tessuti secretori: sono presenti in molte piante vascolari, differiscono nelle strutture nella

posizione e nel materiale secreto. Le cellule sono ricche di mitocondri. In base al sito di dispersione

del secreto gli distinguiamo tra secrezione intercellulare ed extracellulare. I tessuti secretori

possono essere presenti in tutti gli organismi e in posizioni superficiali sotto forma di peli secretori,

ghiandole, nettari e all’interno sotto forma di idro blasti, canali secretori, tasche secretorie e

laticifere.

LA FOGLIA

La foglia è uno dei tre organi costituenti le piante

vascolari. Le sue principali funzioni sono la

fotosintesi e la traspirazione, questo tipo di foglie

sono dette monofilli.

Esistono anche foglie secondariamente adattate

alle più varie funzioni:

-accumulo di nutrienti e di acqua, difesa,

protezione delle gemme, sostegno, produzione di

spore. Tutte con conformazioni diverse.

Esistono due tipi di foglie con diversa origine

evolutiva:

-microfilli: piccole foglie; Lycophita (rosmarino);

-macrofilli: grandi foglie: pteridofite (felci).

Fillotassi: a seconda di come sono disposte le foglie, possiamo avere una fillotassi:

-alternata, opposta, verticillata, decussata, a spirale o elicoidale. Si dispongono in maniera

intelligente, onde evitare ombreggiamenti.

MORFOLOGIA

Le principali funzioni dei monofilli sono la fotosintesi e la traspirazione. Il processo fotosintetico

sfrutta l’energia luminosa per trasformare anidride carbonica (C02) e acqua in zuccheri e ossigeno.

La traspirazione è la perdita d’acqua ed avviene attraverso le parti aeree della pianta (foglie). La

traspirazione però deve essere regolata dall’assorbimento di acqua e sostanze minerali, ci deve

essere un bilancio. La forma più vantaggiosa è quella laminare (alto rapporto superficie/ volume).

La parte esposta della foglia è detta laminare o lembo fogliare, in essa è possibile distinguere una

faccia adassiale ( superiore) e una faccia abassiale (inferiore).

Il picciolo connette la lamina al fusto, si possono distinguere in picciolate e sessili (senza picciolo).

Il picciolo ha un ruolo di far muovere la foglia, onde evitare l’instaurarsi di insetti patogeni ed altro.

Alla base del picciolo talvolta troviamo una stipola (Rosaceae, leguminose). In molte piante, come

in molte monocotiledoni (grano), la guaina fogliare può circondare il fusto e come avviene nelle

graminaceae estendersi per tutta la lunghezza dell’internodo. Le foglie possono essere semplici o

composte. Le prime hanno la lamina intera, le seconde hanno la lamina suddivisa in foglioline

ognuna con proprio peduncolo. La differenza sta nel fatto che queste foglie non posseggono

gemme ascellari e non hanno gemme apicali.

Esistono due tipi di foglie: pennate (stanno su un rachide) e palmate. Se la pianta presenta più

morfologie è detta eterofillia. La lamina fogliare è dotata di nervature (sistemi conduttori della

foglia). Nelle dicotiledoni abbiamo nervazione reticolata, nelle monocotiledoni la nervazione è

parallela.

Anatomia della foglia: come gli altri organi anche la foglia possiede un sistema: tegumentale

(epidermide), fondamentale (parenchima) e conduttore (fasci conduttori). Il mesofillo è situato tra

la pagina inferiore e superiore, ha la funzione foto sintetizzante. Nel mesofillo ci sono i tessuti.

Il parenchima clorofilliano:

-distinguiamo due tipi di parenchima: a

palizzata (localizzato sulla pagina superiore),

spugnoso (localizzato sulla pagina inferiore).

Le foglie il cui parenchima clorofilliano è

verso quello abassiale, sono dette

dorsoventrali, sono le dicotiledoni.

Le foglie in cui la faccia superiore è simile a

quella inferiore, sono definite isofacciali. Le

foglie in cui una delle due facce(superiore) è

ridotta o assente, sono definite unifacciali

(aglio).

Particolari tipi di foglie:

-foglie sclerofille: sono dette sclerofille, per via delle loro foglie rigide e coriacee, in quanto

adattate ad ambienti aridi per la scarsità di precipitazioni o perché l’acqua non è disponibile (neve,

ghiaccio).

Esempi: olivo, alloro, leccio. La loro parte esterna dell’epidermide, presenta cuticola spessa e ricca

di cere.

Foglie aghiformi: le conifere, piante adattate ad ambienti aridi hanno una morfologia fogliare

aghiforme; piccole foglie squamiformi si trovano in tante conifere come il pino, il ginepro

(Juniperus), la tuia (Thuja).

Le pareti esterne della cellula sono molto spesse, lignificate e ricoperte da spessa cuticola. Gli

stomi sono infossati sotto la superficie fogliare. Sotto l’epidermide si trova l’ipodermide. Nel

mesofillo è presente il tessuto di trasfusione circondato dall’endoderma. Le foglie sono perenni

(da 5 a 45 anni).

Spine fogliari: difesa dagli erbivori (cactacee), queste foglie non fanno la fotosintesi.

Perule: riparano le gemme prima della schiusura (ramo di fico), queste foglie non fanno la

fotosintesi.

Foglie succulente: foglie specializzate per l’accumulo di acqua (agave e aloe, l’era), queste foglie

fanno la fotosintesi.


PAGINE

57

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2.91 MB

PUBBLICATO

5 mesi fa


DETTAGLI
Esame: Botanica
Corso di laurea: Corso di laurea in viticoltura ed enologia
SSD:
Docente: Tomei Paolo
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher raffaeleserreli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Botanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Tomei Paolo.

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