La vita come proprietà emergente
Possiamo definire la vita come una proprietà risultante dalle interazioni tra varie componenti.
Dunque, la vita è autodefinita da tali componenti, che sono:
Ordine o organizzazione _ gli organismi seguono un piano strutturale dato dal patrimonio
• genetico. Questa informazione genetica deve poi essere interpretata nei minimi dettagli.
L’organizzazione, quindi, corrisponde ad un’informazione che tende a rendere efficiente
l’organismo
Riproduzione _ si lega al concetto di teoria della cellula, per cui ogni cellula nasce da una cellula
• precedente e ogni organismo nasce da un organismo precedente
Crescita e sviluppo _ della cellula o dell’organismo sul piano corporeo. Tali crescita e sviluppo
• fanno parte dell’organizzazione dettata dal genoma (così come invecchiamento e morte)
Utilizzazione dell’energia _ tutti gli organismi rispondono alla seconda legge della
• termodinamica, per cui l’entropia di un sistema isolato tende a salire nel tempo finché non
raggiunge l’equilibrio termico (entropia = disordine presente in un sistema fisico). Il
metabolismo, infatti, è il consumo costante di energia: se l’organismo mantiene la sua
organizzazione interna, questa va ad aumentare l’entropia esterna (ad esempio espelle energia
sotto forma di rifiuti). Crescendo il disordine nell’ambiente, sta alla comunità di organismi il
mantenimento dell’ordine; l’entropia quindi sale nell’ambiente terra nel suo complesso
Adattamento evolutivo _ nell’ambito della crescita si tiene conto dell’adattamento evolutivo:
• tutte le molecole e organismi si sono evoluti tendendo all’ottimizzazione e lasciando tracce di
questa evoluzione
Risposta all’ambiente _ è una caratteristica di quasi tutti i viventi, anche se gli animali l’hanno
• sviluppata maggiormente grazie al sistema nervoso
Omeostasi _ è la capacità di tenere costante il proprio ambiente interno a spese dell’energia
• Metabolismo _ è l’equivalenza tra energia e informazione, organizzata da molecole
• informazionali come DNA, RNA e proteine. Per questo, informazione e ordine sono strettamente
collegati
Controllo genetico del metabolismo
Possiamo definire il metabolismo come il complesso delle reazioni cataboliche (di degradazione) e
anaboliche (di ricostruzione) dell’organismo.
Poiché ogni reazione della cellula è controllata da un enzima, la biochimica spiega queste reazioni
di metabolismo.
Inoltre, ogni enzima è un prodotto genetico e l’azione degli enzimi è coordinata.
Infine, le vie metaboliche sono evolutivamente conservate (la vita è unitaria).
Unità nella diversità
Ciò che testimonia l’unità della vita nella sua diversità è il fatto che tutti gli organismi hanno le
stesse molecole fondamentali, che sono caratteristiche di tutti gli organismi; dunque, tutti questi
compiono gli stessi processi metabolici (soprattutto per quanto riguarda il flusso metabolico e di
informazioni).
L’ambiente, inoltre, influisce sull’utilizzo dell’informazione genetica.
Il fatto che, ad esempio, tutte le cellule utilizzino l’energia sotto forma di ATP e la immagazzinino
come glucosio è un’altra prova di unità nella diversità. La teoria cellulare, che vedremo in seguito,
sta alla base di questa unitarietà.
Ereditarietà dell’informazione biologica
I viventi hanno evoluto la capacità di mantenere le informazioni relative alla loro struttura e alle
loro reazioni metaboliche e di trasmetterle alle generazioni successive. Questo ci consente di
mantenere il nostro livello di evoluzione, ovvero tutto ciò che si è formato nel tempo per arrivare al
massimo livello di perfezione possibile in quel momento. Il meccanismo di duplicazione del DNA 1
Giorgia Palladino
(molto perfezionato, perché si verifica un errore ogni miliardo di duplicazioni) permette di
trasmettere questa informazione. L’insieme di forma, struttura, abitudini, ecc. è quindi codificato
dal genoma e si può suddividere in due sottogruppi:
Fenotipo _ tutto ciò che osserviamo. Forma, struttura e proprietà di un vivente costituiscono il
• fenotipo e dipendono essenzialmente dalle sue proteine che, di norma, devono essere
continuamente rinnovate. Il fenotipo, dunque, è il frutto dell’interazione tra genotipo e
ambiente
Genotipo _ tutte le informazioni che trasmettiamo. Il fenotipo si mantiene e si trasmette grazie
• al genotipo, che conserva le informazioni in maniera stabile e che è materialmente costituito
dagli acidi nucleici DNA e RNA. Dato che il DNA viene copiato in RNA nella parte che deve
essere letta e, a sua volta, l’RNA viene tradotto in proteine, il genotipo si identifica con le
proteine, che sono il prodotto genico finale.
L’ambiente influisce sull’espressione del genotipo, e dunque sul fenotipo degli organismi, in
quanto questi si adattano ai suoi cambiamenti, diversificandosi (ad esempio Biston betularia).
Alcune caratteristiche della vita
Prima di introdurre la teoria cellulare, possiamo riassumere quanto detto.
La vita è unitaria in quanto gli organismi si compongono delle stesse molecole base del
metabolismo (molecole fondamentali) e compiono gli stessi processi fondamentali nel flusso
metabolico e in quello di informazioni (e che sono ereditari).
Inoltre, la vita si evolve perché l’ambiente cambia e i viventi si adattano e si diversificano.
La teoria cellulare
La cellula è la più piccola unità del vivente
• Tutti gli organismi sono costituiti da cellule
• Ogni cellula deriva da una cellula pre-esistente
• In base a caratteristiche quali la presenza di un nucleo e di strutture intracellulari (organuli),
• classifichiamo le cellule in due categorie: procariotiche (più semplici) ed eucariotiche (più
complesse).
La cellula batterica è procariotica. I batteri vengono divisi in due categorie: archeobatteri, o
estremofili, in grado di vivere in ambienti estremi e chemioautotrofi, ovvero sfruttano le reazioni
chimiche per ottenere nutrimento; eubatteri, che si sono sviluppati successivamente. Nonostante gli
archeobatteri si siano sviluppati prima, in alcuni aspetti sono molto più simili agli eucarioti rispetto
agli eubatteri.
Ogni cellula ha una sua organizzazione interna per mantenere bassa l’entropia.
Nonostante le dimensioni ridotte, la cellula batterica è molto complessa ed evoluta; tuttavia, le
cellule più complesse sono quelle eucariotiche, che vivono più a lungo e costituiscono organismi
pluricellulari (sono quindi specializzate).
La cellula procariotica
Questa cellula è caratterizzata dalla presenza di due o tre pareti e, a volte, da dei pili. La membrana
più interna è quella plasmatica, simile a quella che avvolge le cellule eucariotiche. In queste cellule
il DNA non è avvolto da membrana e la doppia elica è in gran parte priva di strutture
tridimensionali (ovvero organizzazione del filamento su proteine dette istoni), al contrario delle
cellule eucariotiche. In DNA, dunque, è a contatto con il citoplasma: l’RNA messaggero entra,
dunque, subito in contatto con i ribosomi.
La cellula eucariotica
Questa cellula presenta vari organuli separati dal citoplasma da un sistema di membrane interne, tra
cui l’involucro nucleare, simili tra loro. Questo fa si che i processi interni della cellula siano
separati: questo permette di abbassare l’entropia della cellula (ad esempio, se gli enzimi
intermembrana sono già orientati nel verso giusto, non occorre aspettare che si orientino 2
Giorgia Palladino
casualmente in modo da combinarsi con la proteina di cui catalizzano la reazione. Informazione =
ordine)
Le dimensioni delle cellule procariotiche e eucariotiche sono molto diverse. Le cellule batteriche
-6
hanno una grandezza di 0.1 – 10 µm (micron o micrometri = 10 metri), mentre quelle eucariotiche
-9
misurano 10 – 100 µm. Gli organuli, invece, sono nell’ordine dei nanometri (1 nm = 10 m).
In un organismo pluricellulare le cellule sono specializzate per svolgere funzioni diverse e la loro
morfologia dipende dalla funzione che svolgono. Gli organuli primari sono, tuttavia, presenti in
tutte le cellule: specializzazione cellulare = differenziamento.
I livelli di organizzazione
à à à à à
ATOMI MOLECOLE MACCHINE MOLECOLARI ORGANULI CELLULA
à à à à à
TESSUTI ORGANI ORGANISMI SOCIETÀ BIOMI BIOSFERA 3
Giorgia Palladino
Le dimensioni in biologia 4
Giorgia Palladino A dimensioni diverse corrispondono
modalità diverse di visualizzazione e
discipline diverse: anatomia e fisiologia,
istologia, biologia cellulare, embriologia,
genetica, microbiologia, virologia,
biochimica e biologia molecolare, chimica,
fisica…
Il mondo del micrometro
Con il microscopio elettronico ho una risoluzione maggiore che con quello ottico, è cioè più nitido.
5
Giorgia Palladino Spessore della sezione:
1,5 µm 0,03 µm
La risoluzione si misura in unità di lunghezza (è quindi una distanza) ed è la distanza minima alla
quale due punti vengono percepiti come distinti.
Nella microscopia ottica il mezzo che utilizziamo per vedere un oggetto è la luce visibile. Poiché
mezza lunghezza d’onda ci da la risoluzione per quella lunghezza d’onda e poiché la lunghezza
d’onda della luce visibile va da 300 (luce blu) a 800 (luce rossa) nanometri (nm), la risoluzione con
la luce visibile è 200 nm.
A occhio nudo, invece, riusciamo ad avere una risoluzione di 0,2 mm, ovvero 200 µm.
Nella microscopia elettronica, invece, uso un fascio di elettroni. Poiché gli elettroni hanno una
lunghezza d’onda di 1/1000 della luce visibile, la risoluzione sarà mille volte superiore a quella del
microscopio ottico. Con il microscopio elettronico, infatti, ho una risoluzione di 0,2 nm.
Confronto tra cellula vegetale e cellula animale
Gli eucarioti si dividono in tre regni principali: funghi, vegetali e animali.
Le cellule vegetali possiedono una parete di cellulosa esterna che ricopre la membrana plasmatica.
All’interno troviamo un vacuolo che costituisce il luogo di eliminazione delle scorie e da dove la
cellula attinge acqua da scambiare col citoplasma. Nelle parti verdi si trovano i cloroplasti per la
fotosintesi (che si sono evoluti da batteri fotoautotrofi).
Nelle cellule animali, invece, troviamo solo una membrana plasmatica all’esterno e la struttura più
grande è il nucleo, delimitato da due membrane. Nel citoplasma troviamo organuli come, ad
esempio, il reticolo endoplasmatico o i mitocondri. 6
Giorgia Palladino
Immagini ottenute con il microscopio elettronico Esistono due tipi di microscopio
elettronico.
Nel microscopio elettronico a
trasmissione, i raggi X
attraversano il preparato tagliato
molto sottile. Le strutture che
devono essere osservate vengono
prima colorate, in modo da
trattenere i raggi X che le
attraversano. Tali coloranti sono
metalli pesanti come sali di
piombo, sali d’oro o di uranio in
grado di trattenere i raggi.
Nel microscopio elettronico a scansione, invece, gli oggetti appaiono tridimensionali. Questo perché
sul preparato viene passato un pennello di elettroni che intercetti i rilievi della superficie. Anche in
questo caso il preparato viene prima colorato con sali di metalli pesanti che vengano intercettati dal
pennello ma la risoluzione è più bassa rispetto al microscopio a trasmissione. 7
Giorgia Palladino
Una galleria di cellule procariotiche
Un’altra galleria di cellule procariotiche, alcune in divisione 8
Giorgia Palladino
Il mondo del nanometro -9
Un nanometro corrisponde ad un miliardesimo di metro, cioè 1 nm = 10 m. vediamo alcune
dimensioni della biologia cellulare: Elica di DNA _ ha uno spessore,
• cioè un diametro, di 2 nm; quella
umana ha una lunghezza di circa
198 cm
Microtubulo _ è una struttura
• cava all’interno con diametro di
circa 25 nm
Microfilamento _ ha un diametro
• di 7 nm
Ribosoma batterico _ ha un
• diametro di 25 nm
Membrana plasmatica _ ha uno
• spessore di 7-8 nm
I virus appartengono al mondo del nanometro (sono stati scoperti in quanto elementi infettivi
filtrabili). Ad esempio, il virus dell’HIV ha un diametro di circa 100 nm. 9
Giorgia Palladino
Scala delle dimensioni
Un globulo rosso umano, ad esempio, ha un diametro di circa 7 µm. Le cellule più piccole umane,
quelle del cervelletto, misurano 2-3 µm, mentre quelle più grandi arrivano a 30-50 µm (o anche ai
millimetri per quelle muscolari).
Dimensioni del genoma
Il gamete aploide umano possiede 3,2 miliardi di basi, ossia 109 basi azotate. Anfibi e piante hanno
un genoma molto più grande, per cui le dimensioni del genoma non definiscono il livello di
complessità. 10
Giorgia Palladino
Gran parte del nostro DNA è ripetuto e non utilizzato: solo il 2-5% codifica per le proteine, l’80%
viene usato per scopi di regolazione e il 20% ha funzione strutturale o è frutto di inserimento di altri
genomi, per cui non viene mai letto.
La biologia cellulare
La biologia cellulare nasce dall’intersezione di tre filoni:
Citologia _ studio e descrizione della cellula; nasce nel ‘600, quando si osservarono le cellule per
• la prima volta
Biochimica _ studio dei composti del carbonio; nasce verso il 1825, quando fu sintetizzata la
• prima molecola organica, l’urea
Genetica _ è lo studio della trasmissione dei caratteri ereditari; nasce grazie all’attività di
• Mendel, tra gli anni ’50 e ’70 dell’800 11
Giorgia Palladino 12
Giorgia Palladino
Galleria di cellule eucariotiche al microscopio ottico lievito
gemmante
(Saccharo-
myces
cerevisiae), o
lievito della
birra e del
pane. È un
eucariote
unicellulare
colonie di lievito
in una piastra Petri Un altro lievito
utilizzato per la birra,
un altro eucariote
unicellulare: questo
lievito è detto “a
scissione” perché si
riproduce per scissione
semplice
(Schizosacharomyces
pombe).
Diatomee Ameba
eucarioti eucariote
unicellulari unicellulare 13
Giorgia Palladino Due protozoi
ciliati
(eucarioti
unicellulari),
Tetrahymena
a sinistra e
Paramecium a
destra
Cellule Cellule
epiteliali di epiteliali
rivestimento, dell’esofago
disposte su un al
unico strato. microscopio
Microscopio ottico
ottico Cellule
epiteliali
dell’intestino
tenue, la cui
superficie
presenta
microvilli Cellule epiteliali striate,
microscopia a
fluorescenza Cellule di
muscolo striato:
microscopio
ottico (sx),
microscopio
elettronico a
falsi colori (dx)
14
Giorgia Palladino
Cellule del Cellule
sangue al nervose al
microscopio microscopio
elettronico a elettronico a
scansione scansione
(falsi colori) (falsi colori)
Un neurone
motorio del
midollo spinale al
microscopio ottico Cellula uovo fecondata
da spermatozoi al
microscopio
elettronico a scansione
Cenni sull’origine delle cellule
L’evoluzione riguarda tutto lo scibile della biologia; per questo diciamo che l’ontogenesi (sviluppo
embrionale) ricapitola la filogenesi (sviluppo dell’evoluzione), secondo la teoria dell’”evo-devo”,
ovvero “evolution development”. 15
Giorgia Palladino
Vediamo ora velocemente come si è evoluto lo sviluppo della vita sulla Terra, immaginando di
ridurre 4500 milioni di anni in un calendario di un mese. Le prime tracce di vita, risalenti a 3450
milioni di anni fa, furono alghe unicellulari procariotiche: queste hanno lasciato tracce molto lievi
perché utilizzavano enzimi che necessitavano di ferro.
L’atmosfera terrestre al tempo in cui si evolsero i primi organismi era composta da metano,
ammoniaca, azoto, anidride carbonica e vapore acqueo; non c’era ossigeno perché questo si costituì
grazie alle fotosintesi dei primi organismi autotrofi come prodotto di scarto.
Inoltre, dato che la catena alimentare non era ancora completa, gli organismi morti non venivano
completamente degradati, quindi cominciarono ad accumularsi i primi combustibili fossili.
Durante gli anni 50 del ‘900 si compirono i primi esperimenti riguardo all’origine della vita
nell’atmosfera primordiale.
Nel 1951, Muller ricreò il brodo primordiale con l’aggiunta di acqua, aumentando la temperatura e
ricreando le scariche elettriche che potessero simulare i temporali: così, vide che spontaneamente si
erano formati nell’ambiente prodotti organici. 16
Giorgia Palladino
Inoltre, molte strutture cellulari come virus, ribosomi e RNA presentavano la capacità di auto-
assemblarsi, grazie alla tendenza delle molecole ad unirsi.
Così, si ebbe la transizione da una chimica delle forme pre-biotiche a quella dei viventi.
È stato ipotizzato da Rich, Woese e Gilbert un mondo a RNA, sviluppatosi circa 4 miliardi di anni
fa, sulla base della capacità di tale molecola di fungere da enzima e di autoreplicarsi. Infatti, non
solo l’RNA è in grado di trasmettere il genoma (genotipo), ma ha anche funzioni e
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