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Guida per la preparazione dell'esame di scienze umane

Argomenti di bioetica

Perché è necessaria una riflessione bioetica in ambito scientifico? Potter, colui che introdusse per primo il termine "bioetica" nel 1970/71, vedeva il futuro della ricerca come pericoloso per l’uomo (catastrofista). Per garantire la sopravvivenza della specie umana, delle nazioni e della cultura, definì la bioetica come sapienza biologicamente fondata su come usare la conoscenza per fare il bene della società. Potter intendeva la bioetica come un ponte fra la cultura tecnica e quella biologica, fra ciò che è e ciò che deve essere, con un occhio non sul singolo, ma sull’intera comunità e l’ambiente circostante. L’ostetrico Hellegers modifica il concetto di Potter definendola come sintesi fra la scienza e l’etica, con una precisione della componente scientifica e un’attenzione all’esame dei valori etici più profondi. La bioetica quindi si deve dotare di un metodo. "Bioetica" diviene l’etica applicata alla biomedicina. Ciò è evidente soprattutto nelle sperimentazioni, in quanto è fondamentale l’utilizzo di una specie di guida etica che possa indirizzare verso una ricerca che punti a risultati efficaci, passando però attraverso una fase di sperimentazione rispettosa della persona. Anche in reazione a un approccio troppo tecnico e distaccato dovuto al metodo scientifico, si è resa necessaria l’introduzione di una nuova materia che includa un ritorno a un approccio più umano e diretto.

Quali sono i limiti del metodo sperimentale e cosa vuol dire che il metodo sperimentale è un metodo riduzionista? Il metodo sperimentale di Galileo e Bacone è la modalità con cui la scienza procede per giungere a una conoscenza della realtà oggettiva affidabile, verificabile e condivisibile. Inizialmente introdotto da Galileo, può essere scomposto in quattro parti: osservazione dei fenomeni, formulazione di un’ipotesi, verifica sperimentale e valutazione dei risultati. Attualmente alla terza fase è preferita la definizione di "falsificabilità" introdotta da Karl Popper a seguito della teoria della relatività di Einstein. Lo stesso Einstein affermava: "Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato." I più grandi limiti del metodo sperimentale sono: l’eccessiva frammentazione del sapere che porta a perdere di vista il legame che sottende i vari elementi; poggia su dati e fatti di ordine esclusivamente quantitativo; può rispondere alla domanda "come", ma non a "perché"; non tiene conto dei soggetti della sperimentazione. Questo metodo è "riduzionistico", ovvero vi è una maggiore considerazione della parte piuttosto che della struttura unitaria, riduce tutto a ciò che si può quantizzare e misurare. Questa scuola di pensiero è opposta all’"olismo", che invece propone una visione globale per cui un sistema non deve essere giudicato dalle parti che lo compongono, ma dalle interazioni che concorrono fra esse. Infatti un sistema è differente dalla spuria somma delle sue parti.

Quali sono gli elementi di novità della riflessione bioetica rispetto all’etica medica tradizionale? Secondo la definizione dell’Encyclopedia, la bioetica è intesa come una nuova metodologia di esame dei problemi etici della biomedicina (nuovi e vecchi) alla luce dei principi che l’etica ha già rivitalizzato dell’etica medica, cit. LeRoy Walters. Il filosofo cattolico Dan Callahar, fondatore dell’Hastings Centre, amplia i limitati orizzonti di Potter. Divide la storia della medicina in tre ere: ippocratica con il paternalismo, scientifica con l’introduzione del metodo scientifico e la terza era della medicina "impossibile" e della tecnologia. Proprio in questa terza era individua il problema della medicina moderna nei suoi alti costi. La bioetica diviene quindi l’inserzione tra l’etica e la scienza della vita e si differenzia enormemente dall’etica medica tradizionale per il suo aspetto globale conferitole da Potter, poi ridimensionato da Hellegers.

Quali sono i fatti storici che hanno favorito la nascita della bioetica? I problemi che portarono alla nascita della Bioetica furono fondamentalmente due: le nuove scoperte della genetica come la programmazione dell’esperimento di integrazione nell’E.Coli del genoma di un virus, sv40 collegato a forme tumorali, condotto nella Stanford University, e la sperimentazione sull’uomo come nei crimini dei medici nazisti, le sperimentazioni sui negri, sui bambini o sugli handicappati (caso Tuskegee). Inoltre, anche i trapianti di organo, l’inizio della vita e i problemi di fine vita ebbero un’importanza cruciale.

Quali eventi hanno portato alla nascita del movimento della bioetica? Lo studio Tuskegee e i problemi etici della sperimentazione clinica Vedi risposta 4... Lo studio Tuskegee, paradigma delle problematiche che hanno portato alla nascita della bioetica, era una sperimentazione condotta dal servizio sanitario USA in una cittadina del sud (82% negri, 20% malati di sifilide) per analizzare il decorso della sifilide senza che i malati fossero curati, nonostante la scoperta della penicillina di Fleming contemporanea alla ricerca (1946). Lo studio era già non etico in partenza e la sua prosecuzione venne ulteriormente criticata. Le cavie vennero reclutate fra la popolazione nera, analfabeta e povera e queste persone furono tenute all’oscuro della loro malattia e su cosa si centrava la ricerca. Inoltre, i malati che chiedevano aiuto non ricevevano farmaci, ma solo placebo o tranquillanti. Su 600 cavie reclutate ne sopravvissero solo 74. Questa sperimentazione durò 40 anni dal 1937 al 1972 e si concluse solo grazie al clamore che ebbe la sperimentazione al momento della scoperta della stampa.

La sperimentazione pre-clinica (sull’animale) e clinica come paradigma dei problemi della bioetica.

Qual è la definizione che Potter dà al termine bioetica? Potter introduce il termine in due pubblicazioni definendola come: "the science of survival" e "bridge to the future". La prima definizione si fonda sul pensiero che se la mentalità tecnologica e materialistica del suo tempo avesse continuato a percorrere la strada che aveva intrapreso in quel periodo, la specie umana probabilmente non sarebbe sopravvissuta a lungo. In seguito, Potter continuò a sostenere la sua idea e raccolse tutti i suoi pensieri a riguardo nel libro "Bioethics: Bridge to the Future". Infatti, con la seconda definizione Potter vuole spingere l’uomo a considerare la bioetica come un’ancora di salvezza per la sopravvivenza. Quindi, secondo Potter, la bioetica è un ponte fra la cultura tecnica e quella biologica, fra ciò che è e ciò che deve essere e contemporaneamente si preoccupa del singolo, ma nei rapporti con la comunità e l’ambiente che lo circonda.

In che senso si dice che la visione di Potter è naturalistica? La visione di Potter può essere considerata naturalistica in quanto la sua idea di bioetica non riguardava solo la sfera della medicina, ma quella della biologia e della scienza in generale. Infatti, secondo lui non bastava solo giungere a nuove scoperte, ma queste dovevano essere utilizzate a favore della sopravvivenza e il benessere della specie umana e per questo non dovevano essere focalizzate solo sull’uomo, ma anche sulla biosfera in senso generale.

L’imperativo bioetico di Fritz Jahr e il concetto di "bio-ethik" Anche se la nascita del termine bioetica viene attribuita a Potter, in realtà fu Fritz Jahr a coniare il termine quasi 50 anni prima nel 1927. Egli anticipò gran parte degli argomenti e delle discussioni ora attuali nelle ricerche biologiche sugli animali. Jahr è inoltre ricordato per aver introdotto il concetto di imperativo bioetico ricalcando l’imperativo categorico di Kant. Egli intendeva la bioetica come una disciplina e una condotta morale nuova e necessaria, rispettosa di tutte le vite e con legittime obbligazioni. L’imperativo biologico quindi guida le attività etiche ed è basato su evidenze storiche che la compassione, caratteristica essenziale per il medico, è un fenomeno empirico.

Chi ha introdotto per primo - nelle università - il termine bioetica e quale compito si proponeva di assegnarle? Il primo ad aver introdotto nelle università il termine bioetica è stato l’ostetrico André Hellegers. Ma lui non si limitò a introdurlo nelle università, ma lo fece anche in politica, nei media e nelle scienze biomediche. Egli, oltre ad essere un ostetrico, era anche uno studioso di fisiologia fetale, infatti Hellegers considerava il feto come un individuo adulto il quale per questo aveva diritto di essere analizzato come se fosse un vero e proprio paziente. Partecipò inoltre al consiglio Vaticano II in quanto chiamato ad integrare la "commissione pontificia" su famiglia, popolazione e natalità.

Quale doveva essere per Hellegers la metodologia della bioetica rispetto a quella della morale medica tradizionale? Hellegers indirizzò la bioetica su binari diversi e la sua attenzione si poneva principalmente sulla riproduzione umana. La sua concezione di bioetica infatti prevede che l’etica sia applicata alla biomedicina e questa è la formula che tra l’altro è prevalente al giorno d’oggi. Utilizzò inoltre la metafora dell’ostetricia: Egli considerava la bioetica come maieutica, in pratica come scienza capace di cogliere i valori attraverso il dialogo e il confronto, tra la medicina, la filosofia e l'etica.

Cosa significa che la bioetica ha una genesi bilocata? La nascita della bioetica può considerarsi bilocata in quanto la bioetica odierna nasce dall’afflusso di due correnti. Infatti, accanto al filone originario della bioetica naturalistica di Potter, va considerata un'altra eredità di Hellegers ovvero quella più incentrata sulla medicina. Tra le due correnti, però, quella di Hellegers è quella che ha avuto maggior successo.

Che cosa vuole dire che la metodologia bioetica deve essere interdisciplinare? Hellegers indicò anche la metodologia della bioetica, che secondo lui doveva essere interdisciplinare: lo studio diretto dei problemi biologici avrebbe fatto progredire l’etica stessa, per questo il clinico bioeticista sarebbe diventato più esperto del moralista tradizionale. La bioetica quindi doveva riguardare sia l’area scientifica (la ricerca, la biomedicina e la medicina), sia quella umanistica (filosofia e giurisprudenza).

Quali sono i compiti della bioetica secondo la prima definizione di bioetica data dall’Encyclopaedia of Bioethics nel 1978? Nell’Encyclopaedia of Bioethics del 1978 la bioetica viene definita come studio sistematico della condotta umana nell’ambito delle scienze, della vita e della salute. Condotta esaminata alla luce di valori e principi morali. Quindi, secondo questa prima definizione, la bioetica è intesa come un nuovo metodo con solide basi etiche, su cui basare l’azione biomedica, esaminando i problemi (vecchi e nuovi) della biomedicina.

Cooperazione formale e materiale (prossima e remota) ad un’azione illecita Anche chi si associa ad una decisione illecita e non etica apporta ad essa una consenziente collaborazione. In questo caso non è illecito soltanto compiere un'azione cattiva, ma anche prestare collaborazione per essa. La cooperazione al male inoltre può essere formale o materiale: la prima quando c'è la partecipazione non soltanto sul piano dei fatti, ma anche in quello delle intenzioni. La seconda avviene invece quando il collegamento avviene nei fatti, ma il cooperatore potrebbe non conoscere tale collegamento o potrebbe non averlo ricercato o voluto. Questa ultima modalità di cooperazione può essere a sua volta distinta in prossima, quando l'azione del collaboratore fa un'unità operativa con l'azione dell'agente principale, oppure in remota, quando tra l'azione dell'agente principale e di quella del collaboratore c'è uno iato che può permettere un orientamento molteplice nell'attività dell'agente principale e non uno sbocco unico ed inevitabile. Nel caso della collaborazione indiretta l'azione dell'agente principale può prendere più direzioni e non una sola a seconda delle proprie decisioni, con la quale azione del collaboratore non è necessariamente né volutamente collegata. Di per sé la collaborazione di chi compie la diagnosi può rientrare in quest'ultima situazione.

Qual è lo statuto epistemologico della bioetica (oggetto formale e oggetto materiale) in base alla prima e alla seconda definizione di bioetica? Alla luce della definizione di bioetica del 1978, l'oggetto materiale della bioetica è la condotta umana nel campo delle scienze della vita e della salute. Il metodo è uno studio sistematico e l'oggetto formale sono i principi e i valori formali. Però questa definizione ha dei limiti colmati con l'introduzione del principlismo nato col Belmont Report in risposta a: una preoccupazione clinica, ovvero la necessità di fornire indicazioni concrete agli operatori sanitari, all'esigenza sociale di fissare direttive pubbliche in una società pluralista e di arrivare al consensi sociale. Da qui si ha quindi la necessità di elaborare un linguaggio comune. Negli anni '90 il dibattito si sposta dai problemi della bioetica alla bioetica stessa, con lo statuto epistemologico, alla luce di ciò la definizione di bioetica viene revisionata in modo da includere tutte le dimensioni morali e l'utilizzo di varie metodologie etiche con un'impostazione interdisciplinare. In questa nuova definizione il metodo rimane sempre lo studio sistematico, però l'oggetto materiale passa alle dimensioni morali delle scienze della vita e della salute e l'oggetto formale ora è l'utilizzo di varie metodologie etiche con un'impostazione interdisciplinare.

Quali sono i limiti della prima definizione di bioetica? Come sono stati superati dalla seconda definizione di bioetica? I limiti della definizione del 1978 risiedono negli oggetti formale e materiale, ci si chiede: l'oggetto materiale riguarda come gli uomini agiscono o come dovrebbero agire? L'oggetto formale si riferisce ad una generale impostazione etica oppure ad una precisa ed univoca? Questi problemi vengono superati con la seconda definizione di bioetica dal principlismo.

Cosa è il rapporto Belmont? Il rapporto di Belmont del 1979 è un rapporto creato dal dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti e tratta i principi etici e le linee guida per la protezione dei soggetti nella ricerca biomedica e comportamentale, ponendo l'enfasi sui principi di rispetto per le persone, beneficenza e giustizia.

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Scienze mediche MED/02 Storia della medicina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiarasanchioni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bioetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Roma Unicatt o del prof Spagnolo Antonio Gioacchino.
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