17.12.2013
Guida per la preparazione dell’esame di Scienze Umane
(non sono inclusi quelli di Psicologia generale)
ARGOMENTI DI BIOETICA
1. è
Perché necessaria una riflessione bioetica in ambito scientifico?
“bioetica”
Potter, colui che introdusse per primo il termine nel 1970/71 vedeva il futuro della ricerca
come pericoloso per l’uomo(catastrofista) quindi per poter garantire la sopravvivenza della specie
“la
umana, delle nazioni e della cultura, definì la bioetica come sapienza biologicamente fondata su
come usare la conoscenza per fare il bene della società”. Quindi Potter intendeva la bioetica come
è
un ponte fra la cultura tecnica e quella biologica, fra ciò che e ciò che deve essere, con un occhio
non sul singolo, ma sull’intera comunità e l’ambiente circostante. L’ostetrico Hellegers modifica il
concetto di Potter definendola come sintesi fra la Scienza e l’Etica, con una precisione della
componente scientifica ed un’attenzione all’esame dei valori etici più profondi. La bioetica quindi si
deve dotare di un metodo.
“Bioetica” è
diviene l’etica applicata alla biomedicina. Ciò evidente soprattutto nelle
è
sperimentazioni, in quanto in questo campo fondamentale l’utilizzo di una specie di guida etica
che possa indirizzare verso una ricerca che punti a risultati efficaci, passando però attraverso una
fase di sperimentazione rispettosa della persona. Anche in reazione ad un approccio troppo tecnico e
è
distaccato dovuto al metodo scientifico si resa necessaria l’introduzione di una nuova materia che
includa un ritorno ad un approccio più umano e diretto.
2. Quali sono i limiti del metodo sperimentale e cosa vuol dire che il metodo
è
sperimentale un metodo riduzionista?
è
Il metodo sperimentale di Galileo e Bacone la modalità con cui la scienza procede per giungere ad
una conoscenza della realtà oggettiva affidabile, verificabile e condivisibile. Inizialmente introdotto
da Galileo può essere scomposto in 4 parti: osservazione dei fenomeni, formulazione di un’ipotesi,
è
verifica sperimentale e valutazione dei risultati. Attualmente alla 3 fase preferita la definizione
“falsificabilità” introdotto da Karl Popper a seguito della Teoria della Relatività di Einstein. Lo
“nessuna
stesso Einstein affermava: quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione un
unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato.” I più grandi limiti del metodo sperimentale
quindi sono: l’eccessiva frammentazione del sapere che porta a perdere di vista il legame che
sottende i vari elementi, poggia su dati e fatti di ordine esclusivamente quantitativo, può rispondere
“come”, “perché”,
alla domanda ma non a non tiene conto dei soggetti della sperimentazione. Questo
è “riduzionistico”, è
un metodo ovvero vi una maggiore considerazione della parte piuttosto che
della struttura unitaria, riduce tutto a ciò che si può quantizzare e misurare. Questa scuola di
è “olismo”
pensiero opposta all’ che invece propone una visione globale per cui un sistema non deve
essere giudicato dalle parti che lo compongono, quanto alle interazioni che concorrono fra esse.
è
Infatti un sistema differente dalla spuria somma delle sue parti.
3. Quali sono gli elementi di novità della riflessione bioetica rispetto all’etica medica
tradizionale? è
Secondo la definizione dell’Encyclopedia la bioetica intesa come una nuova metodologia di esame
“studio
dei problemi etici della biomedicina (nuovi e vecchi) alla luce dei principi che l’etica ha già:
rivitalizzato dell’etica medica” cit. LeRoy Walters. Il filosofo cattolico Dan Callahar , fondatore
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dell’Hastings Centre, amplia i limitati orizzonti di Potter. Divide la storia della medicina in 3 ere:
ippocratica con il paternalismo, scientifica con l’introduzione del metodo scientifico e la 3 era della
“medicina
tecnologia e della impossibile”.
Proprio nella 3 era individua il problema della medicina moderna nei suoi alti costi. La bioetica
diviene quindi l’inserzione tra l’ Etica e la Scienza della Vita e inoltre si differenzia enormemente
dall’etica medica tradizionale per il suo aspetto globale conferitole da Potter, poi ridimensionato da
Hellegers.
4. Quali sono i fatti storici che hanno favorito la nascita della bioetica?
I problemi che portarono alla nascita della Bioetica furono fondamentalmente 2:
le nuove scoperte della genetica come la programmazione dell’esperimento di integrazione nell’ E.
Coli del genoma di un virus, sv40 collegato a forme tumorali condotto nella Stanford University, e
la sperimentazione sull’uomo come nei crimini dei medici nazisti, le sperimentazioni sui negri, sui
bambini o sugli handicappati (caso Tuskegee). Inoltre anche i trapianti di organo, l’inizio della vita e
i problemi di fine vita ebbero un’importanza cruciale.
5. Quali eventi hanno portato alla nascita del movimento della bioetica? Lo studio
Tuskegee e i problemi etici della sperimentazione clinica
Vedi risp 4 e… è
Lo studio Tuskegee , paradigma delle problematiche che hanno portato alla nascita della Bioetica,
una sperimentazione condotta dal servizio sanitario USA in una cittadina del sud (82% negri, 20%
malati di sifilide) per analizzare il decorso della sifilide senza che i malati fossero curati, nonostante
la scoperta della penicillina di Fleming contemporanea alla ricerca (1946). Lo studio era già non
etico in partenza e la sua prosecuzione venne ulteriormente criticara, le cavie vennero reclutate fra la
popolazione nera, analfabeta e povera e queste persone furono tenute all’oscuro della loro malattia e
su cosa si centrava la ricerca, inoltre i malati che chiedevano aiuto non ricevevano farmaci, ma solo
placebo o tranquillanti. Su 600 cavie reclutate ne sopravvissero solo 74. Questa sperimentazione
durò 40 anni dal 1937 al 1972 e si concluse solo grazie al clamore che ebbe la sperimentazione al
momento della scoperta della stampa.
6. La sperimentazione pre-clinica (sull’animale) e clinica come paradigma dei problemi
della bioetica.
7. è
Quale la definizione che Potter dà al termine bioetica?
“bioetica” “the
Potter introduce il termine in due pubblicazioni definendola come: science of
“bridge
survival” e to the futre”
La prima definizione si fonda sul pensiero che se la mentalità tecnologica e materialistica del suo
tempo avesse continuato a percorrere la strada che aveva intrapreso in quel periodo, la specie umana
probabilmente non sarebbe sopravvissuta a lungo. In seguito Potter continuò a sostenere la sua idea
“Bioethics:
e raccolse tutti i suoi pensieri a riguardo nel libro Bridge to the Future” . infatti con la
seconda definizione Potter vuole spingere l’uomo a considerare la Bioetica come un’ancora di
salvezza per la sopravvivenza. è
Quindi secondo Potter la bioetica come un ponte fra la cultura tecnica e quella biologica, fra ciò
è
che e ciò che deve essere e contemporaneamente si preoccupa del singolo, ma nei rapporti con la
comunità e l’ambiente che lo circonda.
8. è
In che senso si dice che la visione di Potter naturalistica? 17.12.2013
La visione di Potter può essere considerata naturalistica in quanto la sua idea di bioetica non
rifuardava solo la sfera della medicina, ma quello della biologia e della scienza in generale. Infatti
secondo lui non bastava solo giungere a nuove scoperte, ma queste dovevano essere utilizzare a
favore della sopravvivenza e il benessere della specie umana e per questo non dovevano essere
focalizzate solo sull’uomo, ma anche sulla biosfera in senso generale.
9. “bio-ethik”
L’imperativo bioetico di Fritz Jahr e il concetto di
Anche se la nascita del termine Biotica viene attribuita a Potter, in realtà fu Fritz Jahr a coniare il
termine quasi 50 anni prima nel 1927. Egli anticipò gran parte degli argomenti e delle discussioni
è
ora attuali nelle ricerche biologiche sugli animali. Jahr inoltre ricordato per aver introdotto il
concetto di imperativo bioetico ricalcando l’imperativo categorico di Kant. Egli infatti intendeva la
Bioetica come una disciplina e una condotta morale nuova e necessaria, rispettosa di tutte le vite e
è
con legittime obbligazioni. L’imperativo biologico quindi guida le attività etiche ed basato su
è
evidenze storiche che la compassione, caratteristica essenziale per il medico, un fenomeno
empirico.
10. Chi ha introdotto per primo - nelle università - il termine bioetica e quale
compito si proponeva di assegnarle? è
Il primo ad aver introdotto nelle università il termine bioetica l’ostetrico Andrè
Hellegers. Ma lui non si limitò a introdurlo nelle università ma lo fece anche in
politica, nei media e nelle scienze biomediche.
Egli oltre ad essere un ostetrico era anche uno studioso di fisiologia fetale, infatti
Hellengers considerava il feto come un individuo adulto il quale per questo aveva
diritto di essere analizzato come se fosse un vero e proprio paziente.
Partecipò inoltre al consiglio vaticano II in quanto chiamato ad integrare la
“commissione pontificia” su famiglia, popolazione e natalità.
11. Quale doveva essere per Hellegers la metodologia della bioetica rispetto a
quella della morale medica tradizionale?
Hellengers indirizzò la bioetica su binari diversi e la sua attenzione si poneva
principalmente sulla riproduzione umana. La sua concezione di bioetica infatti
è è
prevede che l’etica sia applicata alla biomedicina e questa la formula che tra l’altro
prevalente al giorno d’oggi.
Utilizzò inoltre la metafora dell’ostetricia: Egli considerava la bioetica come
maieutica, in pratica come scienza capace di cogliere i valori attraverso il dialogo e il
confronto, tra la medicina, la filosofia e l'etica.
12. Cosa significa che la bioetica ha una genesi bilocata?
La nascita della bioetica può considerarsi bilocata in quanto la bioetica odierna nasce
dall’afflusso di due correnti. Infatti accanto al filone originario della bioetica
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naturalistica di Potter, va considerata un'altra eredità di Hellegers ovvero quella più
è
incentrata sulla medicina. Tra le due correnti però quella di Hellengers quella che ha
avuto maggior successo.
13. Che cosa vuole dire che la metodologia bioetica deve essere interdisciplinare?
Hellengers indicò anche la metodologia della bioetica che secondo lui doveva essere
interdisciplinare: lo studio diretto dei problemi biologici avrebbe fatto progredire
l’etica stessa, per questo il clinico bioeticista sarebbe diventato più esperto del
moralista tradizionale.
La bioetica quindi doveva riguardare sia l’area scientifica (la ricerca, la biomedicina e
la medicina), sia quella umanistica (filosofia e giurisprudenza)
14. Quali sono i compiti della bioetica secondo la prima definizione di bioetica data
dall’Encyclopaedia of Bioethics nel 1978? “lo
Nell Encyclopaedia of Bioethics del 1978 la bioetica viene definita come studio
sistematico della condotta umana nell’ambito delle scienze , della vita e della salute.
Condotta esaminata alla luce di valori e principi morali. Quindi secondo questa prima
è
definizione la bioetica intesa come un nuovo metodo con solide basi etiche, su cui
basare l’azione biomedica, esaminando i problemi (vecchi e nuovi) della biomedicina.
15. Cooperazione formale e materiale (prossima e remota) ad un’azione illecita
anche chi si associa ad una decisione illecita e non etica apporta ad essa una
é
consenziente collaborazione. In questo caso Non illecito soltanto compiere
un'azione cattiva, ma anche prestare collaborazione per essa. é
La cooperazione al male inoltre può essere formale o materiale: la prima quando c'è
la partecipazione non soltanto sul piano dei fatti , ma anche in quello delle intenzioni.
La seconda avviene invece quando il collegamento avviene nei fatti , ma il
cooperatore poterebbe non conoscere tale collegamento o potrebbe non averlo
ricercato o voluto.
Questo ultima modalità di cooperazione può essere a sua volta distinta in prossima,
quando l' azione del collaboratore fa un'unità operativa con l'azione dell'agente
principale, oppure in remota, quando tra l'azione dell'agente principale e di quella del
collaboratore c'è uno iato che può permettere un orientamento molteplice nell'attività
dell'agente principale e non uno sbocco unico ed inevitabile. Nel caso della
collaborazione indiretta l'azione dell'agente principale può prendere più direzioni e
non una sola a seconda delle proprie decisioni, con la quale azione del collaboratore
é
non necessariamente né volutamente collegata. Di per sé la collaborazione di chi
compie la diagnosi può rientrare in quest'ultima situazione. 17.12.2013
16. è
Quale lo statuto epistemologico della bioetica (oggetto formale e oggetto
materiale) in base alla prima e alla seconda definizione di bioetica? Alla luce della
é
definizione di bioetica del 1978 l'oggetto materiale della bioetica la condotta umana
é
nel campo delle scienze della vita e della salute. Il metodo uno studio sistematico e
l'oggetto formale sono i principi e i valori formali. Però questa definizione ha dei limiti
colmati con l'introduzione del principlismo nato col Belmont Report in risposta a: una
preoccupazione clinica, ovvero la necessità di fornire indicazioni concrete agli
operatori sanitari, all'esigenza sociale di fissare direttive pubbliche in una società
pluralista e di arrivare al consensi sociale. Da qui si ha quindi la necessità di elaborare
un linguaggio comune. Negli anni 90 il dibattito si sposta dai problemi della bioetica
alla bioetica stessa, con lo statuto epistemologico, alla luce di ciò la definizione di
bioetica viene revisionata in modo da includere tutte le dimensioni morali e l'utilizzo di
varie metodologie etiche con un'impostazione interdisciplinare. In questa nuova
definizione il metodo rimane sempre lo studio sistematico, però l'oggetto materiale è
passa alle dimensioni morali delle scienze della vita e della salute e l'oggetto formale
ora l'utilizzo di varie metodologie etiche con un'impostazione interdisciplinare.
17. Quali sono i limiti della prima definizione di bioetica? Come sono stati superati
dalla seconda definizione di bioetica? I limiti della definizione del 1978 risiedono negli
oggetti formale e materiale, ci si chiede: l'oggetto materiale riguarda come gli uomini
agiscono o come dovrebbero agire? L'oggetto formale si riferisce ad una generale
impostazione etica oppure ad una precisa ed univoca? Questi problemi vengono
superati con la II definizione di bioetica dal principlismo.
18. è é
Cosa il rapporto Belmont? Il rapporto di Belmont del 1979 un rapporto
creato dal dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti e tratta i è
principi etici e le linee guida per la protezione de
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