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Biochimica clinica - Riassunto esame Appunti scolastici Premium

Appunti riassuntivi di Metodologia Clinica del prof. Nassi su Biochimica clinica: grandezze e unità di misura, qualità analitica ed errori, Variabilità dei dati biochimico-clinici, le proteine del plasma, Elettroforesi delle sieroproteine, omeostasi glicemica, lipidi plasmatici, enzimologia clinica, marcatori tumorali.

Esame di Metodologia Clinica docente Prof. A. Nassi

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β,

- Diabete tipo 1: distruzione delle cellule deficienza assoluta di insulina, giovanile.

Immunomediato o idiopatico.

- Diabete tipo 2: deficienza relativa di insulina, età matura.

- Gestazionale: insorge durante la gravidanza in donne non diabetiche

- Altri tipi di diabete: difetti genetici, malattie pancreatiche, endocrinopatie, effetti di farmaci,

infezioni.

- Ridotta tolleranza al glucosio (IGT), Alterata glicemia a digiuno (IFG): alterato controllo

dell'omeostasi glicemica con tendenza all'iperglicemia, non inquadrabili come diabete.

Indagini di laboratorio nel diabete mellito

1) Per la diagnosi

Glicemia, test di tolleranza al glucosio, glicosuria, livelli plasmatici di insulina o peptide C,

anticorpi anti isole pancreatiche, indagini di bio molec per mutazioni o per pato correlate.

Le prime 3 per diagnosi generica, le altre per caratterizzare la tipologia.

L'insulinemia può essere misurata in condizioni basali o in prove dinamiche. Al suo posto si può

dosare il peptide C, rilasciato in quantità equimolare e preferito per motivi tecnici.

≥ ≥ ≤

Criteri diagnostici: glicemia casuale 2,00 g/L, glicemia a digiuno ripetutamente 1,26 (se 1,10

non diabete; se compreso tra i due, può essere IGT o IFG: si fa il OGTT).

Test di tolleranza orale al glucosio (OGTT)

- Preparazione del paziente: no malattie, no farmaci, no attività fisica intensa, dieta normocalorica.

- Esecuzione della prova: al mattino, digiuno da 8-16 h. Primo campione di sangue in condizioni

basali, poi somministrazione 75g glucosio a 50 g/dL, in 5 minuti. Prelievo dopo 120 minuti.

-> Diabete gestazionale: diagnosi si basa su OGTT. Il test di screening si esegue tra 24° e 28°

settimana di gravidanza. Il test diagnostico consiste in glicemia a digiuno, dopo 60, 120 e 180

minuti dopo somministrazione di 100 g glucosio. -> se almeno 2 delle 4 glicemie sono superiori.

2) Per valutare l'evoluzione della malattia e l'efficacia dei trattamenti

Ripetizione delle determinazioni glicemiche e di altre indagini. Misurazione giornaliera della

glicemia usando apparecchi con tecnologia dry chemistry con singola goccia di sangue.

-> Hb glicata (HbA1c)

Il glucosio reagisce con i gruppi NH delle proteine, e si forma un prodotto stabile in cui una

2

chetoamina è covalentemente legata alla catena proteica: proteine glicate. L'Hb glicata è indicata

come HbA1, in varie forme (A1a, A1b, A1c...) di cui la prevalente è HbA1c. Questa è determinata

in emolisati con HPLC (vn: 4,3-5,8% Hb totale). Fornisce una valutazione cumulativa del controllo

glicemico nelle ultime 6-8 settimane.

-> Fruttosamina µmol/L.

Test condotto sul plasma: la glicosilazione avviene anche su altre proteine. vn: < 285

Valutazione cumulativa del controllo glicemico nelle ultime 2 settimane.

3) Per il riconoscimento e la sorveglianza di possibili complicazioni

Complicazioni croniche: macroangiopatia diabetica, nefropatia diabetica.

Complicazioni acute: chetoacidosi, sindrome iperglicemica-iperosmolare.

Ipoglicemie

Sindrome ipoglicemica, glicemia 0,40 g/L (sangue) o 0,50 g/L (plasma). Manifestazioni dovute alla

carenza di glucosio (SNC) e alla reazione adrenergica. Si distinguono in:

- esogene (o indotte): conseguenza di eventi esterni (eccessiva somministrazione di insulina,

digiuno o diete ipoglicidiche, iperattività muscolare, eccessivo alcool etilico)

- endogene: alterazioni dei meccanismi di controllo dell'omeostasi glicemica (eccessiva produzione

di insulina, ridotta produzione di ormoni iperglicemizzanti, malassorbimento di glucosio, gravi

epatopatie, ipoglicemia "reattiva").

Diagnostica delle ipoglicemie

Riscontro di bassi livelli di glicemia con sintomatologia sopra descritta; remissione della

sintomatologia a seguito di somministrazione di glucosio. Esami simili a quelli per la diagnosi di

diabete. LIPIDI PLASMATICI

VN 350-600 mg/dL

Trigliceridi, colesterolo (libero o esterificato), fosfolipidi. Sono incorporati nelle lipoproteine

plasmatiche, aggregati micellari di lipidi e proteine (Apolipoproteine).

Le lipoproteine plasmatiche sono di vari tipi, differenti per composizione e proprietà chimico-

fisiche.

- Densità (Kg/L): chilomicroni, VLDL, IDL, LDL, HDL.

α, β.

pre-β,

- Mobilità elettroforetica: chilomicroni, lipoproteine

Lipidi plasmatici e rischio cardiovascolare

Un aumento dei livelli plasmatici di colesterolo e/o trigliceridi è un fattore di rischio

cardiovascolare solo se si tratta di:

- colesterolo associato alle LDL

- trigliceridi associati alle VLDL

- colesterolo e trigliceridi associati alle IDL

Elevati livelli associati ai chilomicroni non rappresentano fattore di rischio, associati alle HDL

costituiscono un fattore di protezione.

-> Potenziale aterogeno delle lipoproteine plasmatiche

Capacità di innescare i processi che portano allo sviluppo delle lesioni aterosclerotiche.

- Lipoproteine aterogene: LDL > IDL > VLDL

- Lipoproteine non aterogene: Chilomicroni

- Lipoproteine anti-aterogene: HDL

Indagini di primo livello

- Trigliceridi: metodo di dosaggio enzimatico-fotometrico. vn: 50-170 mg/dL (plasma, siero)

- Colesterolo totale: metodo di dosaggio enzimatico-fotometrico. vn: 160-220 mg/dL

- Colesterolo HDL: metodi diretti che prevedono precipitazione o uso di particolari detergenti per

separare le componenti. vn: > 35 mg/dL

- Colesterolo LDL: metodi diretti o con la formula di Friedewald (LDL = Tot - HDL -

trigliceridi/5). vn: 60-190 mg/dL

Valori desiderabili: sono quelli che appaiono rendere minimo il rischio per le patologie

aterosclerotiche. Rischio globale: probabilità di insorgenza di patologie cardiovascolari maggiori

entro un certo arco di tempo, calcolato tenendo conto dei livelli lipidemici e di altri fattori (età,

sesso, Pa, fumo, diabete).

Indagini di secondo livello

1. Lipidogramma elettroforetico: separazione elettroforetica delle lipoproteine plasmatiche.

α β

vn: chilomicroni assenti, (HDL) > 24%, pre-β (VLDL) < 16%, (LDL) 43-67 %.

Contribuisce a tipizzare gli stati dislipidemici.

2. Determinazione di apolipoproteine: con metodi immunochimici:

- APO B : caratteristica delle LDL (ma anche VLDL e IDL); vn: 0,55-1,67 g/L

100

- APO A : caratteristica delle HDL; vn: 0,97-2,00 g/L

I

Aumento della prima e diminuzione della seconda: fattori di rischio.

3. Lipoproteina (a): insieme di lipoproteine plasmatiche la cui componente proteica è caratterizzata

da Apo (a), legata ad APO B . Viene dosata con metodi immunochimici. vn: 10-30 mg/dL.

100

Aumenti della Lipoproteina (a) rappresentano un fattore di rischio indipendente da altre alterazioni,

perché ha potere aterogeno, azione pro-infiammatoria e azione pro-trombotica.

ENZIMOLOGIA CLINICA

Settore che riguarda dosaggi enzimatici eseguiti su materiale biologico (acellulare, allo stato liquido)

a scopo clinico.

Determinazione di enzimi

- Concentrazione di massa: metodi immunochimici

- Concentrazione di attività catalitica: misura la velocità della reazione catalizzata, in due modi:

µmole di substrato al

- Unità (U): attività catalitica capace di provocare la trasformazione di 1

minuto in condizioni definite

- Catal: 1 mole al secondo.

Condizioni definite: pH, concentrazione, eventuali cofattori, temperatura (37°C)

Origine degli enzimi plasmatici

1. Enzimi plasma specifici: fisiologicamente destinati ad essere riversati nel plasma (renina,

lecitina, LCAT, (pseudo)colinesterasi)

2. Enzimi di "secrezione": normalmente presenti in secrezioni esocrine, possono essere riassorbiti

e passare in circolo (amilasi, lipasi pancreatica)

3. Enzimi di "sortita" o di "citolisi": tipicamente intracellulari, presenti in circolo per ricambio o

per transitoria modificazione della permeabilità della membrana plasmatica (transaminasi, CK).

Una diminuzione dei primi è attribuibile a ridotta capacità proteosintetica dell'organo produttore, un

aumento dei secondi a ostacolo alla secrezione o a danno cellulare, dei terzi danno cellulare.

Danno cellulare: la facilità con cui una proteina può essere rilasciata dipende dalla differenza di

concentrazione intra- ed extra-cellulare, dalle dimensioni molecolari, dalla localizzazione cellulare

(citosolica, mitocondriale). A parità di queste, dipende dalla gravità e dall'estensione del danno.

Significato clinico degli enzimi plasmatici

Sono marcatori di funzione e di lesione di organi e tessuti.

Si distinguono enzimi ad elevata o a bassa specificità d'organo. Quelli a bassa esistono sotto

forma di diversi isoenzimi con distribuzione organo-specifica.

-> Isoenzimi

Proteine con lo stesso tipo di attività catalitica ma strutturalmente diverse.

Cause delle diversità strutturali: gli isoenzimi sono prodotti di geni diversi o di varianti alleliche

dello stesso gene, oppure sono diversi a causa di diverse modificazioni post-trascriz e traduz.

Natura delle diversità strutturali: possono riguardare la struttura primaria (numero e tipo di subunità)

Determinazione differenziata degli enzimi

- Attività catalitica: separazione mediante elettroforesi o sfruttamento di caratteristiche

differenziali (stabilità al calore o ad agenti denaturanti, sensibilità a inibitori e attivatori, azione

su substrati diversi, immunologia)

- Massa: metodi immunochimici dosano le proteine in termini di concentrazione di massa.

Enzimi più frequentemente determinati per scopi clinici

- Transaminasi 1 e 2 (↑): epatite virale, epatopatie acute

- Fosfatasi alcalina (↑): patologie scheletriche, colestasi

- transpeptidasi (↑): colestasi, epatopatia alcolica

γ-glutamil

- (Pseudo)Colinesterasi (↓): epatiti croniche, cirrosi epatica

- Lattico DH (↑): infarto miocardio, anemie emolitiche

- Creatina cinasi (↑): infarto miocardio, distrofie muscolari

- Amilasi (↑): malattie pancreatiche e delle ghiandole salivari

1. Aspartico transaminasi (AST o GOT)

↔ α-chetoglutarico

Ac. Glutammico + Ac. Ossalacetico Ac. + Ac. Aspartico

VN (siero): 5-40 U/L

Distribuzione: miocardio > fegato > muscolo scheletrico > rene > pancreas. Enzima di citolisi,

esiste in due forme, citoplasmatica e mitocondriale (prevalente), non organo-specifiche.

Interesse clinico: epatopatie acute (infettive, tossiche), pancreatiti, infarto acuto miocardio.

2. Alanina transaminasi (ALT o GPT)

↔ α-chetoglutarico

Ac. Glutammico + Ac. Piruvico Ac. + Alanina

VN (siero): 5-40 U/L

Distribuzione: fegato, in citoplasma.

Interesse clinico: limitato alla patologia epatica, valori maggiori di AST.

3. Fosfatasi alcalina (ALP)

Catalizza l'idrolisi degli esteri fosforici con pH ottimale in ambiente alcalino.

VN (siero): 55-130 U/L

Distribuzione: vari isoenzimi organo-specifici; osso (osteoblasti), fegato (epatociti e dotti biliari).

Interesse clinico: patologie scheletriche da aumentata attività osteoblastica (tumori,

iperparatiroidismo, ipovitaminosi D); patologie epatiche con colestasi. Separazione ottenuta per

elettroforesi e trattamento con neuraminidasi o lectine, oppure con tecniche immunochimiche

(concentrazione di massa) o di immunoimmobilizzazione (attività catalitica).

4. transferasi

γ-glutamil

Catalizza il trasferimento di residui di Glu da vari donatori e accettori; in entrambi il Glu è legato

γ.

attraverso il carbossile Principale substrato: glutatione.

VN (siero): 10-40 U/L

Distribuzione: rene, pancreas, fegato. Partecipa ad assorbimento AA e detox farmaci.

Interesse clinico: pancreatiti e epatiti (colestasi o sofferenza epatocellulare)

γ-glutamil

Indicatori biochimici di Colestasi: enzimatici (fosfatasi alcalina, transferasi, altri

enzimi) e non enzimatici (iperbilirubinemia, ipercolalemia, ipercolesterolemia, riduzione bilinogeni

fecali e urinari).

5. (Pseudo)Colinesterasi (PsChE)

Catalizza l'idrolisi di esteri della colina, scarsa specificità di substrato.

VN (siero): 5100-11700 U/L

Distribuzione: sintetizzata dal fegato e riversata nel plasma.

Interesse clinico: 1) capacità proteosintetica del fegato -> diminuzione nelle epatiti acute e croniche,

e nella cirrosi. (altri indicatori: diminuzione sieroproteine e ridotta attività protrombinica). 2)

intossicazioni da composti organo-fosforici inattivatori di AChE e di PsChE, tra cui farmaci.

6. Amilasi

α-amilasi: agisce sui legami glicosidici internamente nella molecola di amido, liberando maltosio.

VN: siero (totale: 25-125 U/L, pancreatica: 4-120 U/L), urine (< 1500 U/24h)

Distribuzione: pancreas e ghiandole salivari, due isoenzimi diversi.

Interesse clinico: 1) aumenti nel siero e nelle urine: pancreatiti acute e croniche, patologie intestinali

e delle vie biliari, patologie delle ghiandole salivari. 2) aumenti nel siero: insufficienza renale,

macroamilasemia (formazione di complessi con Ig, non filtrabili)

Diagnostica dell'infarto del miocardio

A lungo basata sull'aumento dei livelli sierici di Creatina cinasi (CK), Aspartico transaminasi

(AST) e Lattico deidrogenasi (LDH). Attualmente, di questi, si misura solo CK.

7. Creatina Cinasi (CK)

Catalizza il trasferimento reversibile di gruppi fosforici dall'ATP alla creatina.

VN: 20-160 U/L

Distribuzione: molto diffusa, soprattutto muscolo scheletrico e miocardio. Più forme molecolari, la

più comune è un dimero con subunità di due tipi, M e B (MM: 94-100%, MB: 6%, BB: assente).

Interesse clinico: aumenti di CK si riscontrano nel corso di affezioni della muscolatura scheletrica e

nell'infarto acuto del miocardio. Nelle prime la distribuzione è normale (MB 6%), nell'infarto

aumenta MB ( > 6%) perché molto concentrata nel miocardio. Per determinare MB si usano metodi

di immunoinibizione, con anticorpi anti subunità M: MM completamente inibito, MB inibito per il

50%, BB normalmente assente; oppure metodi immunochimici.

-> Proteine non enzimatiche come indicatori dell'IMA

µg/L)

1. Mioglobina (vn 0-75

Proteina eminica a bassa Mr, citosolica, muscolo scheletrico e miocardio. Limiti:

- scarsa specificità: isoforme indistinguibili, aumento dovuto a esercizio intenso;

- finestra diagnostica ristretta: rapidamente eliminata, valori basali anche dopo 24h.

Però: elevata sensibilità diagnostica, valore predittivo (-) circa 100%, precoce (1h).

µg/L)

2. Troponina I cardiaca - cTnI (vn 0-0,15

E' il marker più specifico dell'IMA: aumenti precoci (3-6h) e persistenti (fino a 7 gg). Sopra al 99°

percentile nella distribuzione di riferimento -> IMA.

Composti azotati non proteici

1. Urea (ammoniaca)

A livello renale l'urea filtra liberamente: 60% eliminato e 40% riassorbito.

µg/dL; urine: urea 10-30 g/24h

VN siero: urea 10-50 mg/dL, ammoniaca 20-80

Diminuzioni

- malnutrizione proteica (inadeguata assunzione, difetti digestione o assorbimento AA)

- epatopatie: genetiche o acquisite.

Aumenti

- Cause renali: nefropatie con ridotta filtrazione glomerulare;

- Cause extra-renali: patologie delle vie urinarie, diete iperproteiche, accentuato catabolismo

proteico, insufficienza cardiocircolatoria, ostruzioni intestinali.

2. Creatinina

Vedi Prisco

3. Acido Urico

Prodotto terminale del catabolismo delle basi puriniche. Si forma nel fegato, e può derivare dalle

basi puriniche esogene (assorbite a livello intestinale) o endogene (degradazione a.n.).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico - durata 6 anni)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia Clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Nassi Antonio.

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