Il prelievo venoso
Il prelievo venoso è una manovra invasiva che permette la raccolta di campioni ematici venosi per scopi diagnostici.
Tecnica
Si effettua ispezionando la zona antecubitale del braccio, chiedendo al paziente di “fare pugno”, posizionando il laccio emostatico a circa 10 centimetri dalla piega del gomito (deve essere mantenuto in sede per lo stretto necessario, giusto il tempo del prelievo), il laccio emostatico deve bloccare il ritorno venoso e non il flusso arterioso.
Le vene utilizzate generalmente sono la basilica e la cefalica, è preferibile però non utilizzare la basilica proprio per minimizzare il rischio di colpire il nervo mediano che gli scorre parallelamente, si utilizzano le vene più esterne in quanto procurano meno dolore. È necessario sentire la vena per un tratto di circa 2 centimetri.
L’utilizzo di aghi di grosso calibro riduce il rischio di emolisi, infatti si utilizza l’holder, il cui vantaggio è anche quello di prelevare elevate quantità di sangue cambiando unicamente la provetta. L’ingresso nel tessuto sarà effettuato con il becco di flauto rivolto verso l’alto.
Metodologie di veni puntura
- Tecnica indiretta: prevede l’entrata laterale alla vena individuata, per poi perforare il lume con un angolo di deviazione di circa 30°. È una tecnica vantaggiosa in quanto minimizza il rischio di trapassare completamente la vena;
- Tecnica diretta: non prevede tragitti sottocutanei e la vena viene perforata direttamente.
Prima di sfilare l’ago è necessario togliere il laccio emostatico per evitare eventuali accumuli di sangue.
Le provette
Le provette sono contenitori monouso che permettono la raccolta di campioni ematici venosi, sono dotate di vuoto interno che consente l’esatto riempimento del volume della provetta. Ogni provetta presenta un tappo colorato in quanto ogni provetta rappresenta un tipo di esame diagnostico, una tipologia di esame di laboratorio.
- Rossa: provetta per il siero, presenta al suo interno un gel attivatore della coagulazione che innesca la coagulazione quando viene invertita (centrifugazione), infatti durante la centrifugazione il gel si muove verso l’alto formando una barriera stabile che separa il siero dalle cellule; ciò permette di congelare e scongelare il campione ematico senza favorire un rimescolamento delle parti. È l’unica provetta che ha un pro-coagulante.
- Azzurra: provetta per la coagulazione che contiene una soluzione tamponata di sodio citrato (anticoagulante) che evita la cascata coagulativa del campione ematico.
- Verde: provette per il plasma, hanno all’interno eparina di litio, di sodio o di ammonio, additivi che attivano le antitrombine impedendo la coagulazione del campione.
- Viola: provetta adatta per le indagini sul plasma, per la diagnostica molecolare e per determinare la carica virale. Hanno all’interno EDTA K2 o K3, additivi che legano il calcio inibendo la coagulazione. Gli eritrociti, i leucociti e le piastrine rimangono stabili per 24h in un campione trattato con EDTA.
- Grigia: provetta utilizzata per le curve glicemiche e del lattato, contengono un anticoagulante e uno stabilizzatore.
- Rosa: provetta per le prove crociate, può presentarsi sotto due forme, quella per il siero con pro-coagulante e quella per il sangue intero con anticoagulante.
- Gialla: provetta per i gruppi sanguigni e la conservazione delle cellule.
- Blu: provette per esaminare gli elementi presenti in tracce (Zi, Mg), possono essere o senza additivo o con pro-coagulante.
- Bianca: provetta per determinare l’omocisteina, un fattore importante nel rischio cardiovascolare. Dopo il prelievo il campione continua a rilasciare omocisteina che potrebbe alterare i dati d’analisi, quindi la provetta contiene uno speciale additivo che stabilizza il campione per 6h a temperatura ambiente.
- Nera: provetta per la VES, contiene una soluzione tamponata di citrato di sodio, con rapporto di diluizione 1:4 con il sangue.