Biochimica
L'esercizio aerobico (con O2) è prolungato e costante, ad esempio la camminata, quello anaerobico
(SENZA o2) richiede invece potenza, ad esempio i 100 metri.
Kl/h Kcal
4 200
Camminata in piano → 5,2 240
6 267
Camminata in pendenza →
6% 4 405
6 540
12% 4 600
6 720
Una camminata aduna pendenza del 12% segue una biomeccanica non fisiologica.
Chi ha il diabete dovrebbe svolgere 3 sedute settimanali da 700 Kcal per perdere in un anno circa 4
Kg.
Se la cellula (del muscolo scheletrico) viene stimolata, modifica la propria struttura e funzione.
Dopo 3 settimane il muscolo riesce a sostenere un'intensità più alta.
Inizialmente non andiamo a consumare gli zuccheri, dopo 9/12 di allenamento passiamo però agli
acidi grassi.
Aumentando i mitocondri aumentiamo l'energia a disposizione e quindi l'intensità.
Il DNA mitocondriale ha 16580 basi azotate, quello muscolare ne ha 3,5 miliardi.
Per bruciare ogni volta 700 Kcal (persone di 55 anni), bisogna andare gradualmente (fase di
riscaldamento 18 minuti), in modo da evitare errori biochimici e fisiologici, servono 84 minuti a
pendenza 8% a 6 Km/h. Nella fase di riscaldamento bruciamo 50% zuccheri e 50% acidi grassi,
350 Kcal / 9 Kcal = 38 g. Per bruciare 1 Kg di acidi grassi servono quasi 2 mesi, questi si bruciano
biochimicamente, utilizzando l'ossigeno e svolgendo esercizio aerobico (non saune, massaggi ecc.)
Negli esercizi intensi di breve durata si bruciano gli zuccheri e dopo un po si è stimolati dalla fame.
Se l'energia che introduciamo è maggiore rispetto a quella che bruciamo, viene convertita in acidi
grassi e accumulata a livello di tessuto adiposo.
Una persona è da considerare obesa se il suo peso è il 20% in più rispetto a quello standard.
Ossidare = Metabolizzare
Ricavo energia elettrica attraverso le vie metaboliche, degradando le molecole principali. Questa
energia non è conservabile pertanto la devo produrre solo quando è necessario. Durante il
metabolismo l'energia elettrica viene accumulata dai coenzimi (NADH2 e FADH2).
Il Metabolismo è la somma di tutte le trasformazioni chimiche che avvengono in una cellula o in un
organismo, avviene attraverso una serie di azioni catalizzate da enzimi che costituiscono le vie
metaboliche. Ognuna delle tappe di una di queste via produce una piccola, ma specifica
modificazione chimica, di solito la rimozione, il trasferimento o l'aggiunta di uno specifico atomo e
gruppo funzionale.
Il catabolismo è la fase degradativa del metabolismo, in cui le molecole organiche denutrienti
(Carboidrati, grassi e proteine) vengono convertite in prodotti finali più semplici ( es. acido lattico,
CO2, NH3). Le vie cataboliche rilasciano energia, parte della quale viene conservata mediante la
produzione di ATP e di trasportatori di e- in forma ridotta (NADH, NADPH e FADH2), la parte
rimanente viene rilasciata sotto forma di calore.
Nell'anabolismo (o biosintesi) i precursori semplici vengono uniti tra loro per costruire molecole
complesse più grandi, come i lipidi, i polisaccaridi, le proteine, gli acidi nucleici.
Le reazioni anaboliche hanno bisogno di un rifornimento di energia, in genere sottoforma del
potenziale di trasferimento del gruppo fosforico dell'ATP e del potere riducente di NADH, NADPH
e FADH2.
Glucosio
Nel glucosio, nel C 3 il gruppo OH è a sinistra (mentre negli altri è a destra). Se in un atomo di C i 4
legami riguardano 4 gruppi chimici diversi, quell'atomo di C è detto assimmetrico.
Se l'asimmetria è a destra (OH – C) allora avrò D-.... se invece si trova a sinistra (C – OH) sarà L-...
Glucosio, Mannosio e Galattosio sono isomeri, più esattamente EPIMERI (ossia diasteroisomeri
che presentano una differente configurazione presso un solo stereocentro)
La formula del glucosio in forma lineare non è vera, ma è ciclica. Se nel C, l'H è sopra e OH è sotto
si parla di alfa, in caso contrario di beta.
Gli aldosi hanno la struttura a esagono (Pirannosi).
I chetosi hanno una struttura pentagono (Furanosi).
La Glicolisi
Nella glicolisi una molecola di glucosio viene degradata mediante una serie di reazioni catalizzate
da enzimi che produce 2 molecole di un composto a tre atomi di carbonio, il Piruvato.
Durante le reazioni in sequenza della glicolisi parte dell'energia rilasciata dal glucosio viene
recuperata sotto forma di ATP e di NADH.
Avviene in 10 tappe; le prime 5 costituiscono la fase preparatoria, nella quale viene spesa energia (2
molecole di ATP) per aumentare il contenuto in energia libera degli intermedi della via metabolica.
Il guadagno energetico inizia nella fase di recupero energetico 6 – 10 ( 4 ATP e 2 NADH).
1 FOSFORILAZIONE DEL GLUCOSIO
Nella prima tappa abbiamo il trasferimento di un gruppo fosfato, il quale viene legato
coovalentemente ad un substrato.
Da una molecola di glucosio passiamo ad una molecola di glucosio 6 – fosfato
È una reazione irreversibile ed è catalizzata dall'esochinasi, il quale è un enzima altamente
specifico che riconosce solo gli esosi (compresi i stereoisomeri) in questo caso il D – glucosio.
L'esochinasi ha bisogno di ioni Mg 2+ per la sua attività catalitica, dato che il vero substrato non è
l'ATP 4-, ma il complesso MgATP 2- .
Ioni Mg 2+ proteggono le cariche negative dei gruppi fosforici dell'ATP rendendo l'atomo di fosforo
terminale un bersaglio più accessibile all'attacco nucleofilico da parte di un – OH del glucosio.
P.S. L'enzima è in genere una proteina che fa si che una reazione possa avvenire in condizioni
fisiologiche. Non altera mai l'equilibrio chimico della reazione, ma ne accelera la velocità. Avvicina
e orienta i substrati.
Le chimasi sono enzimi che catalizzano il trasferimento del gruppo fosforico dell'ATP (quindi
molecole donatrici ad alta energia) ad un accettore nucleofilico (substrato). Tale processo è definito
come fosforilazione.
Una reazione è irreversibile quando vi è una grossa differenza di energia tra substrati e prodotti.
2 CONVERSIONE DEL GLUCOSIO 6 – FOSFATO A FRUTTOSIO 6 – FOSFATO
L'enzima fosfoglucosio isomerasi catalizza l'isomerizzazione reversibile del glucosio 6 – fosfato
(aldosio) a fruttosio 6 – fosfato (chetosio).
La reazione procede in entrambe le direzioni (è reversibile), come è suggerito dalla variazione
relativamente piccola dell'energia libera standard.
Questa isomerizzazione ha un ruolo fondamentale nella chimica complessiva della vita glicolitica; il
riarrangiamento dei gruppi carbonilici e ossidrilici in C – 1 e C – 2 è la premessa necessaria alle due
tappe successive.
3 FOSFORILAZIONE DEL FRUTTOSIO 6 – FOSFATO A FRUTTOSIO 1, 6 – FOSFATO
In questa tappa l'enzima fosfofruttochinasi (PFK -1) catalizza il trasferimento di un gruppo
fosforico dall'ATP al fruttosio 6 – fosfato per formare il Fruttosio 1,6 – bifosfato.
È una reazione irreversibile.
Quando il glucosio entra nelle cellule avviene spendendo energia (trasporto attivo), un trasportatore
lega degli ioni sodio al glucosio in modo da aprire la cellula e far si che essi vengano rilasciati al
suo interno. Il glucosio uscirebbe spontaneamente dalla membrana, per impedire ciò si lega un
gruppo fosfato, il quale essendo altamente carico negativamente fa si che la molecola venga legata
dall'acqua e diventi molto più grande.
Il ruolo della fosfofruttochinasi è quello di indirizzare il glucosio nella direzione della glicolisi.
Il glucosio se è fosfato può essere accumulato sotto forma di riserva e per questo è il primo
regolatore del ciclo glicolitico.
La fosfofruttochinasi -1 è soggetta ad una complessa regolazione allosterica.
La sua attività aumenta quando la quantità di ATP cellulare diminuisce e quando prodotti della
demolizione dell'ATP, l'ADP e l'AMP si accumulano. L'enzima viene inibito quando i livelli di ATP
sono elevati, in quanto viene generato anche dal metabolismo di altri combustibili.
P.S. I composti che contengono due gruppi fosforici legati in posizioni diverse nelle molecole sono
chiamati BIFOSFATI, se i due gruppi invece sono uniti uno all'altro in un unico gruppo
pirofosforico sono detti DIFOSFATI.
4 SCISSIONE DEL FRUTTOSIO 1,6 – BIFOSFATO
L'enzima fruttosio 1,6 – bifosfato aldolasi, o più semplicemente aldolasi, catalizza una
condensazione aldolica reversibile.
Il fruttosio 1,6 – bifosfato viene scisso in due diversi triosi fosforilati, le gliceraldeide 3 – fosfato
(un aldosio) e il didrossiacetone fosfato (un chetosio).
Anche se la reazione aldolesica ha una variazione di energia libera standard positiva nella direzione
della scissione del fruttosio 1,6 – bifosfato, alle basse concentrazioni dei reagenti presenti nella
cellula la variazione di energia è modesta, perciò la reazione ?aldolasica? è facilmente reversibile.
5 INTERCONVERSIONE DEI TRIOSI FOSFATO
solo uno dei due triosi fosfato formati dal'aldolasi può essere degradato direttamente nelle tappe
sucessive della glicolisi, questo è la gliceraldeide 3 – fosfato.
Il diidrossiacetone viene rapidamente e reversibilmente convertito in gliceraldeide 3 – fosfato
dall'enzima triosio fosfato isomerasi.
Ha ora inizio la fase di recupero energetico della glicolisi, la quale comprende le tappe della
fosforilazione che conservano parte dell'energia della molecola del glucosio sotto forma di ATP e
NADH.
Una molecola di glucosio genera due molecole di gliceraldeide 3 – fosfato e le due metà della
molecola di glucosio vengono metabolizzate allo stesso modo nella seconda fase della glicolisi.
La conversione di due molecole di gliceraldeide 3 – fosfato in due molecole di piruvato è
accompagnata dalla formazione di 4 molecole di ATP dall'ADP.
La resa netta in ATP per molecola di glucosio è quindi di due molecole di ATP perche 2 sono state
consumate nella fase preparatoria.
6 OSSIDAZIONE DELLA GLICERALDEIDE 3 – FOSFATO A 1,3 – BIFOSFOGLICERATO
La prima tappa della seconda fase è l'ossidazione della gliceraldeide 3 – fosfato a 1,3 –
bifosfoglicerato, catalizzata dalla gliceraldeide 3 – fosfato deidrogenasi.
Questa è la prima delle due reazioni della glicolisi, in cui viene recuperata l'energianecessaria alla
formazione di ATP.
Il gruppo aldeico della gliceraldeide 3 – fosfato viene ossidato (perde e-), formando un'anidride tra
un gruppo carbossilico e l'acido fosforico.
Questa anidride è detta acil fosfato e ha un'elevata energia libera standard di idrolisi,
ΔG = 49,3 KJ/mole. Gran parte dell'energia libera dell'ossidazione del gruppo aldeidico della
gliceraldeide 3 – fosfato viene conservata con la formazione dell'acil fosfato nella posizione C – 1
dell'1,3 – bifosfoglicerato.
Il coenzima NAD+ accetta (si riduce) temporaneamente gli e- e si va a formare il NADH
(NAD+ + H- = NADH).
Vi sono ora 4 cariche negative, le quali avvicinandosi si respingono provocando instabilità.
7TRASFERIMENTO DEL GRUPPO FOSFIRICO DALL'1,3 – FOSFOGLICERATO ALL'ADP
L'enzima fosfoglicerato chinasi trasferisce all'ADP il gruppo fosforico ad alta energia del gruppo
carbossilico dell'1,3 – bifosfoglicerato formando ATP e 3 – fosfoglicerato.
Senza la molecola di fosfato la molecola è più stabile.
La formazione di ATP per trasferimento di un gruppo fosforico da un substrato (come 1,3 –
bifosfoglicerato) è detta fosforilazione a livello del substrato. In questa tappa vengono prodotte 2
molecole di ATP, pareggiando quindi quella usata nella prima e nella terza tappa.
P.S. ADP → ATP – 7,3 KJ/mole
8 CONVERSIONE DEL 3 – FOSFOGLICERATO IN 2 – FOSFOGLICERATO
L'enzima fosfoglicerato mutasi catalizza lo scambio del gruppo fosfolirico tra il C – 2 e il C – 3 del
Il gruppo fosfato passa da C – 3 a C – 2.
9 DEIDRATAZIONE DEL 2 – FOSFOGLICERATO A FOSFOENOLPIRUVATO
L'enalasi rimuove una molecola d'acqua dal 2 – fosfoglicerato, generando il fosfoenolpiruvato
(PEP).
La reazione converte un composto con un potenziale di trasferimento del gruppo fosforico
relativamente basso (il ΔG di idrolisi del 2 – fosfoglicerato è -17,6 KJ/mole) in uno con un'elevato
potenziale di trasferimento (il ΔG di idrolisi del PEP è -61,9 KJ/mole).
10TRASFERIMENTO DEL GRUPPO FOSFORICO DAL FOSFOENOLPIRUVATO ALL'ADP
L'ultima tappa della glicolisi è il trasferimento del gruppo fosforico dal fosfoenolpiruvato all'ADP
catalizzato dalla piruvato chinasi, che richiede K+ e Mg 2+ oppure Mn 2+.
La reazione complessiva ha una variazione di energia libera standard fortemente relativa, dovuta in
gran parte alla conversione spontanea della forma enolica del piruvato nella forma chetonica.
L'ATP è un nucleotide costituito da adenina, ribosio e 3 molecole di fosfato. Nonostante possieda 4
cariche negative (poste nei gruppi fosfati) che si respingono tra loro causando così una condizione
di instabilità, la molecola è stabile.
Nel passaggio da ATP ad ADP le cariche negative diventano 3.
4- 3- 42-
⇆ +
ATP + H O ADP + HPO + H ΔG = -30,5 Kj/mole
2 +
L'idrolisi dell'ATP oltre a produrre ADP, produce anche un gruppo fosfato e uno ione H , il quale va
nel mezzo ed è importante per le reazioni successive.
Attraverso questa reazione vengono liberate 7,6 Kcal.
All'ATP e all'ADP si può legare il magnesio (il quale funge da attivatore), che forma delle
-
interazioni elettrostatiche con 2 ioni O : - -
O O
2+
Mg
2- -
Formando MgATP o l'MgADP 2-
L'energia ricavata dall'idrolisi dell'MgATP è uguale a quella dell'ATP normale.
Il metabolismo del glicogeno negli animali
Nei diversi organismi, dai batteri, alle piante, ai vertebrati, l'eccesso di glucosio viene convertito in
forme polimeriche di deposito, cioe il glicogeno nei vertebrati e in molti microorganismi e l'amido
nelle piante.
Nei vertebrati il glicogeno si trova sopratutto nel fegato e nel muscolo scheletrico.
Il glicogeno muscolare costituisce una riserva di energia immediatamente disponibile per il
metabolismo aerobico e anaerobico e può essere totalmente consumato in meno di un'ora di
esercizio fisico intenso.
Il glicogeno epatico, invece, può essere considerato una riserva di glucosio per gli altri tessuti
quando non è disponibile il glucosio della dieta (tra un pasto e l'altro o durante il digiuno).
Questo è particolarmente importante per i neuroni, che non possono utilizzare gli acidi grassi come
combustibile metabolico. Il glicogeno del fegato può essere consumato in 12 – 24 ore.
Nell'uomo l'energia totale immagazzinata sotto forma di glicogeno è nettamente inferiore a quella
conservata sotto forma di grassi, ma queste sostanze non possono essere convertite in glucosio o
essere catabolizzate anaerobicamente.
I meccanismi generali deputati all'immagazzinamento e alla mobilizzazione del glicogeno sono gli
stessi nel muscolo e nel fegato ma gli enzimi differiscono per alcune importanti proprietà che
riflettono i differenti ruoli del glicogeno nei due tessuti.
Glicogenolisi o demolizione del glucosio
Nel muscolo scheletrico e nel fegato, le unità di glucosio delle ramificazioni del glicogeno entrano
nella glicolisi per azione di 3 enzimi: la glicogenofosforilasi, l'enzima deramificante e la
fosfoglucomutasi.
Il primo catalizza una reazione, nella quale un legame (α 1 → 4) glicosilico tra due residui di
glucosio alle estremità non riducente di una ramificazione viene scisso usando il fosfato inorganico
(Pi), con formazione di α – D – glucosio 1 – fosfato.
Il piridossol fosfato è un cofattore essenziale della glicogeno fosforilasi:
il suo gruppo fosforico agisce come un catalizzatore acido generale, promuovendo l'attacco da parte
del Pi sul legame glicosidico.
La glicogeno fosforilasi agisce ripetitivamente sulle estremità non riducenti delle ramificazioni del
glicogeno, fino a che non raggiunge un punto che dista quattro residui di glucosio da una
ramificazione (α 1 → 6), dove la sua azione si blocca.
L'ulteriore degradazione da parte della glicogeno fosforilasi può avvenire solo dopo che l'enzima
deramificante, oligo (α 1 → 6) (α 1 → 4) glucan-trasferasi, catalizza altre due reazioni di
trasferimento delle ramificazioni.
Una volta avvenuto il trasferimento della ramificazione e l'idrolisi del residuo di glucosio in C-6,
l'azione della glicogeno fosforilasi può continuare.
Il glucosio 1-fosfato, il prodotto finale della glicogeno fosforilasi, viene convertito in glucosio 6-
fosfato dalla fosfoglucomutosi, che catabolizza la reazione reversibile:
⇆
Glucosio 1-fosfato glucosio 6-fosfato
L'enzima, inizialmente fosforilato a livello di un residuo di ser (serina, un amminoacido polare,
chirale), dona il suo gruppo fosforico all'atomo C-6 del substrato e quindi accetta il gruppo
fosforico dell'atomo C-1.
Questa reazione è divisa in due tappe:
1) l'enzima cede il suo gruppo fosforico al glucosio 1-fosfato, producendo glucosio 1,6 –
bifosfato.
2) Il gruppo fosforico sull'atomo C – 1 del glucosio 1,6 bifosfato viene riportato sull'enzima,
riformando il fosfoenzima e producendo glucosio 6 – fosfato.
Il glucosio 6 – fosfato, formato dal glicogeno nel muscolo scheletrico può entrare nella glicolisi e
servirà come fonte energetica per la contrazione muscolare. Nel fegato la scissione del glicogeno ha
un ulteriore scopo: il rilascio del glucosio nel sangue, quando il livello di glucosio tende a
diminuire, come nell'intervallo tra due pasti.
La scissione ric
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