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Benedetto Croce - Filosofia dello spirito

Introduzione alla filosofia dello spirito

La filosofia dello spirito può essere divisa in due ambiti:

  • La filosofia dell’agire teoretico
  • La filosofia dell’azione pratica

Essa si compone di quattro volumi:

Volumi della filosofia dello spirito

I. 1902: L’Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale. Riferimenti ad estetica e linguistica li ritroviamo in una delle ultime parti della Riduzione.

II. 1905: Lineamenti di una logica come scienza del concetto puro.

III. 1909: Filosofia della Pratica. Nel 1906-1907 l’autore si dedica allo studio di Hegel. Dopo ciò: nel 1908 ripubblica l’Estetica, In queste ripubblicazioni si trovano le maggiori influenze che ebbe Hegel su Croce.

Riduzione

La Riduzione della filosofia del diritto a filosofia dell’economia di Croce, è un testo che presenta un doppio ordine di problemi:

  • Collocazione di tale testo all’interno del sistema filosofico crociano, legata ad una determinata stagione della riflessione filosofica crociana.
  • Il testo dev’essere considerato come lavoro autonomo e che offre una specifica prospettiva sulla riflessione teorica sul diritto.

La Riduzione è un testo breve, discusso oralmente da Croce tra l’aprile e il maggio del 1907 e presentato come una memoria (=relazione). Proprio per questo motivo ha una struttura stilistica propria del “parlato”. Il pubblico della memoria fu quello dell’Accademia Pontaniana, che ha sede a Napoli ed è una delle accademie più importanti della cultura scientifica. Questo pubblico era formato da uomini colti, degli specialisti.

Pubblicazioni della Riduzione

Il testo ha due fondamentali pubblicazioni:

  • La prima è quella pubblicata negli atti dell’Accademia Pontaniana così com’è stata letta.
  • Venti anni dopo, nel 1926, il giovane Adelchi Attisani, allievo fidato di Croce, lo convince a riproporre questo testo includendo nello stesso anche alcune delle note polemiche che avevano contraddistinto la discussione animatasi attorno allo stesso: così, ad esempio, alla fine del testo in “Obiezioni intorno alla mia teoria del diritto” Croce si occupa di rispondere alle critiche mosse dagli ambienti filosofici e giuridici del tempo.

Interpretazioni della Riduzione

Il titolo (Riduzione della filosofia del diritto a filosofia dell’economia) allude ad una riduzione, cioè un assorbimento della filosofia del diritto a filosofia dell’economia; tuttavia portò ad un fraintendimento di quello che voleva essere il tema portato avanti dall’autore in tale lavoro, infatti fa pensare che Croce si posizioni contro la filosofia del diritto. Per molto tempo la Riduzione fu intesa come un testo di provocazione intellettuale: Croce avrebbe, con esso, espresso la sua visione di filosofia del diritto come una disciplina che non poteva essere autonoma. In realtà l’autore non vorrebbe condurre nessun attacco alla filosofia del diritto, né farne il punto centrale del suo lavoro.

Contesto storico e culturale

A cavallo tra XIX e XX secolo si apre una cornice di conflitto tra filosofi e giuristi che, ognuno per la propria categoria, rivendicavano il primato per definire il diritto: questo il momento storico-culturale in cui Croce agisce, e la sua opera rischia di ricadere in tale polemica. I filosofi erano propugnatori di una disciplina, la filosofia del diritto, che iniziò ad essere definita tale solo nel corso dell‘800, e che prima di quel momento era solo “diritto naturale”. La filosofia del diritto quindi stava cercando un proprio spazio tentando di emanciparsi dal diritto naturale.

Il dibattito filosofico-giuridico

Gli intellettuali in questione si occupavano, agli inizi del ‘900, di offrire del diritto un concetto, e nella maggior parte dei casi si collocarono all’interno di scuole di pensiero neoidealistiche (o neokantiane): si trattava di una riflessione filosofica del diritto speculativa e che si colloca su un piano di astrazione. L’astrazione venne conferita al concetto di diritto ma anche a tutte le riflessioni possibili sul fenomeno giuridico. Tutto quello che riguardava nella realtà il fenomeno giuridico era inteso come spurio, cioè non in grado di rispondere al quid ius. Secondo i neoidealisti per rispondere a tale domanda bisognava collocarsi fuori dalla realtà storico-sociale in cui opera il diritto ed immettersi in una realtà puramente concettuale.

Critica di Croce alla filosofia del diritto

Dunque da parte di Croce c’è un’avversione concettuale (non espressa in quest’opera) nei riguardi di questo modo di fare filosofia del diritto, che per lui si riduce in una speculazione totalmente priva di ogni razionalità. Questa filosofia del diritto non dialoga con il punto di vista dei giuristi. Si apre così una stagione pluridecennale in cui il tema del rapporto conflittuale tra filosofi e giuristi nella filosofia del diritto è centrale. C’è un lavoro molto interessante di Luigi Caiani che ricostruisce questi dibattiti, in cui è possibile collocare anche la Riduzione del 1907.

La filosofia della pratica

In quel periodo Benedetto Croce si stava occupando della stesura di un testo che sarebbe uscito un paio di anni dopo, e che occupava gran parte del suo impegno. Nel 1908 esce infatti Filosofia della pratica, uno dei testi più importanti in cui propone la sua filosofia dell’azione pratica. L’introduzione di questo testo ci è funzionale per capire quale fosse la domanda filosofica che tormentava Croce e che gli impediva di attaccare effettivamente la filosofia del diritto, cioè quella riguardo l’agire pratico.

Sistema filosofico crociano

Nel sistema filosofico crociano c’è la possibilità di individuare due grandi quadranti nei quali l’azione umana può, a suo avviso, collocarsi: l’attività teoretica e l’attività pratica. In quei mesi sta lavorando all’attività pratica: si tratta di un’azione pratica dell’essere umano che però sotto il profilo soggettivo non è serenamente ascrivibile a lui. Per Croce l’attività pratica si fa distinguere in due forme dell’agire, l’economica e l’etica:

  • L’economica è quell’attività pratica posta in essere dall’individuo nel perseguimento dell’utile.
  • L’etica è quell’attività pratica posta in essere dall’individuo nel perseguimento dell’universale.

Nell’etica non rileva più il profilo individualistico dell’essere umano come nell’economica, ma va ad elevare l’individuo verso l’essere umano perché persegue uno scopo universale. Quest’ultima è un’idea ripresa da Kant, secondo cui attraverso l’attività etica l’individuo pone in essere un’azione che vale per sé ma anche per il genere umano nella sua interezza.

Attività economica e pratica

Nell’attività economica l’individuo iscrive la sua azione nel mondo come tale, non volendo portare la sua azione al di là di quello che è il contesto delle circostanze date. L’azione economica costituisce il proprio modo d’essere in rapporto alle circostanze date, è forza tra le forze offerte dalle circostanze nelle quali l’individuo si trova ad agire. Questa è la cornice filosofica entro la quale Croce va a collocare le riflessioni che affida alla memoria: la ricerca delle forme e della natura dell’attività pratica. I risultati di tale ricerca, la cui spiegazione è affidata all’opera Filosofia della pratica, si ritrovano in nuce nel testo del 1907.

Diritti e morale

Il tema di questo libro è la questione diritto-morale, in particolare la ricerca degli elementi distintivi che possono individuarsi tra questi. Sono due temi apparentemente diversi, ma impostare la filosofia della pratica come problema che si colloca entro la questione dei rapporti tra diritto e morale ha una sua dignità, nella misura in cui il problema ricade al centro di tutto ciò che dalle origini fino ai suoi giorni, chi ha veramente fatto filosofia del diritto, si è occupato. Questi due piani, che fino a quel momento erano rimasti sempre separati, si incrociano.

Prospettiva della Riduzione

Il testo del 1907 ci offre una specifica prospettiva all’interno della quale Croce sceglie di collocarsi per riflettere sul tema dell’azione pratica, quella che da sempre contraddistinse la riflessione filosofico-giuridica: il rapporto tra diritto e morale. Dalle prime pagine di questo lavoro emerge che la filosofia del diritto è quell’area di problemi tutti concentrati sulla ricerca di una distinzione tra i due: non è una disciplina, ma è una domanda che verte sulla distinzione tra diritto e morale. Quando questa domanda diventa il centro della riflessione filosofica di qualcuno, nasce la filosofia del diritto.

Similitudini e distinzioni tra diritto e morale

Diritto e morale sono due attività non totalmente estranee, ma hanno molti elementi in comune. Croce scrive infatti che “sono del tutto simili salvo che per qualcosa”. Per Croce “distinzione” non significa separazione. Kelsen aveva costruito un rigoroso ordine di separazione tra diritto e morale: rigoroso perché costruito e affidato ad una stessa modalità di intendere la norma giuridica, cioè facendola derivare dalla legge naturale.

Concezione del diritto di Croce

A Croce non interessa approcciare il tema del diritto come tema della sua formulazione normativa, cioè come linguaggio della generalità e dell’astrattezza ma come azione giuridica. L’azione giuridica è quella che l’individuo compie agendo assumendo il diritto come ragione della propria azione. Egli non fa leva sulla coattività, ma sul fatto che il diritto sia ragione per agire: questa è una posizione piuttosto moderna, quasi post-kelseniana. La giuridicità diventa tale quando è incorporata nell’azione dell’individuo.

Legge e azione giuridica

Sebbene buona parte del testo si vada costruendo su una formulazione diversa della giuridicità, cioè come azione, giunge un momento in cui Croce concede spazio alla questione della generalità e astrattezza della formulazione linguistica, quindi alla legge come schema qualificativo. Questa però non viene risolta, ne viene data solo una forma di riposta provvisoria nella terza parte della Filosofia della pratica. Nell’idea di Croce nella terza parte della Filosofia della pratica ci sarebbe dovuta essere proprio la Riduzione.

Collegamento tra Riduzione e Filosofia della pratica

Nella pagina introduttiva della Riduzione del 1907 pubblicata subito dopo la relazione orale che tiene Croce all’Accademia, è specificato in una nota che il testo costituisce un’anticipazione della riflessione più ampia che sarà quella della Filosofia della pratica, quindi un “lavoro preparatorio”. Alla fine questo lavoro preparatorio non è riversato nella sede nella quale questo, a detta di Croce, era destinato. La terza parte della Filosofia della pratica, infatti, è tutta dedicata al tema della legge, e non c’è alcuna operazione di riproduzione o di ripresa della Riduzione, né di riferimento significativo al tema del rapporto tra diritto e morale.

Conclusione

Dunque non c’è continuità tra Riduzione e terza parte della Pratica, ma con la prima Croce costituisce l’impianto della Filosofia della pratica. A differenza di Kelsen, che parla di formulazione normativa e di separazione tra diritto e morale, Croce colloca il diritto su un piano dell’attività pratica in cui conta l’azione, e lo colloca su un piano di rapporti diverso con la morale, quello della distinzione. Diritto e morale sono del tutto simili, sono entrambe attività umane.

Significato della Riduzione

In sintesi, la Riduzione è:

  • Un testo che ha un significato specifico nel percorso filosofico di Croce.
  • Un testo che ci presenta una certa concezione di filosofia del diritto (può dirsi tale quando si occupa della distinzione tra diritto e morale).
  • Ci dà una concezione del diritto calata nella dimensione pratica dell’azione (concezione moderna di diritto come regola per l’agire).

Il diritto e la filosofia del diritto

“Che cos’è il diritto?” per Croce significa chiedersi “che cos’è l’attività giuridica?”. Per Croce il diritto non è una definizione, ma un’attività concreta che è posta in essere da un individuo. Per lui “individuo” non è un termine comune, ma è una particolare singolarità dell’io storicamente determinato e concreto. L’azione non ha senso se non è prodotta da quella individualità, perché l’azione è concrezione di una volontà individuale al punto tale che non scrive “azione” ma volizione. La volizione è espressione della volontà ma non sua conseguenza, perché la volontà si fa azione. Azione e volontà si implicano a vicenda. Non esiste una volontà che resta pensata, ma essa esiste solo quando è azione.

Collocazione del diritto nell'attività pratica

Il diritto è da lui pensato all’interno delle forme dell’attività pratica. Quando Croce va a sistematizzare le forme dell’agire pratico non c’è spazio per una forma dell’agire pratico che autonomamente possa dirsi diritto: distingue solo economica ed etica. Dato che ha in mente i due momenti dell’attività pratica, sappiamo che il diritto non ne costituisce un momento autonomo. Ne tratta nel secondo capitolo della Riduzione.

Assorbimento del diritto

Dunque il problema del diritto ha a che fare con la possibilità di assorbire il diritto all’economica o all’etica. La concezione che egli ha del diritto è evidentemente distante da quella che la filosofia del diritto tratta nel XIX e XX secolo. Croce infatti si chiede cosa sia il diritto nel senso di attività pratica, come espressione dell’agire dell’uomo.

Risposta alla domanda quid ius

Secondo Croce nella storia della filosofia del diritto rispondere alla domanda quid ius ha significato sempre impostare il discorso introducendo l’attività morale. La polarizzazione diritto/morale per lungo tempo è stata risolta facendo ricorso ad una riduzione: si tratta di atteggiamenti che hanno provato a risolvere i rapporti tra diritto e morale ora riducendo la morale al diritto, ora riducendo il diritto alla morale. Questi hanno prevalso fino al momento in cui per la prima volta si esplicita in termini teorici l’opportunità di non intendere più il problema del diritto come da risolversi all’interno dei tentativi di riduzione con la morale, ma in termini di distinzione: le attività giuridica e morale hanno dunque una basilare natura comune, ma hanno anche degli elementi di distinzione.

Thomasius e la filosofia del diritto

Questo momento ad avviso di Croce matura grazie a Thomasius: esponente dell’illuminismo tedesco che, a cavallo tra XVII e XVIII secolo, imposta per la prima volta il grado del problema dei rapporti tra morale e diritto come problema della distinzione. Thomasius non utilizza la parola “distinzione”, che infatti è crociana, è Croce a vedere in lui un precursore della sua teoria. Egli infatti mette in relazione l’obbligo giuridico con l’obbligo morale e con l’obbligo sociale (iustum, honestum, decorum).

Fondamenti della filosofia del diritto

Per Croce quindi con Thomasius e con il suo Fundamenta Iuris Naturae inizia la filosofia del diritto, perché grazie a lui si formula la domanda quid ius in modo corretto, cioè nel senso della ricerca degli elementi di distinzione tra diritto e morale. Da questa deduzione si trae una conseguenza molto importante: per l’autore non esiste filosofia del diritto che non si riconosca in base a tale domanda (cosa differenzia il diritto dalla morale?), espressione di un atteggiamento che imposta nel senso della distinzione i rapporti tra diritto e morale. Senza quel problema non vi è la filosofia del diritto.

Concezione moderna del diritto

A Croce interessa rispondere al quid ius sul piano dell’azione, dove la coattività non è dirimente, e non è dunque l’elemento che ci fa distinguere il diritto dalla morale. Si tratta di una concezione molto moderna, in cui il diritto è concepito come ragione dell’azione individuale, e conta nella misura in cui è capace di contribuire in qualche modo al determinarsi dell’azione. Croce riconosce alla filosofia del diritto (come lui l’ha definita) il primato di aver colto il problema di due forme dell’attività umana che sono simili.

Prospettiva normativa di Croce

È ingenuo pensare che la morale vincoli la coscienza e il diritto le azioni, perché entrambe sono dei punti di vista normativi nella misura in cui tendono ad orientare il comportamento: non c’è alcuna morale che avrebbe senso se non ambisse ad orientare la condotta umana. Il punto di vista di Croce su diritto e su filosofia del diritto si proietta anche retroattivamente nella misura in cui non riconosce dignità filosofico-giuridica a quegli atteggiamenti che hanno colto il rapporto tra diritto e morale impostandolo come un rapporto tra due entità separate che quindi vanno ridotte le une alle altre.

Posizione controcorrente

È questa una posizione che ha attratto l’attenzione degli interpreti in quanto contrasta con la gran parte delle indagini sull’origine filosofica del diritto.

N.B. Abbiamo infatti detto che la tradizione filosofica del diritto nasce quando comincia...

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Stabile2001 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Marzocco Valeria.
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