Lezione 1
Introduzione
L’automatica
Con il termine automatica si fa riferimento ad una disciplina che studia tutti gli aspetti
metodologici e concettuali che stanno alla base dell’automazione, ossia del trasferimento alle
macchine di operazioni di governo e controllo di dispositivi, processi e sistemi di svariata
natura. Si parla di automazione ogniqualvolta un’operazione viene eseguita da una macchina
senza, o con ridotto, intervento dell’uomo.
I comparti applicativi in cui si presenta l’automazione sono i più svariati e toccano da vicino
la vita quotidiana: si pensi agli elettrodomestici (frigoriferi, lavatrici, condizionatori), ai
sistemi di frenatura e sterzo servoassistiti, alle sospensioni attive o al controllo della velocità
di crociera nelle automobili, al pilota automatico negli aerei, ai processi manifatturieri
automatizzati (fabbrica automatica), al controllo di motori elettrici, al controllo degli impianti
per la generazione di energia, e così via.
Una tale vastità di applicazioni in cui l’automazione riveste un ruolo rilevante può far nascere
il legittimo dubbio che l’automatica si riduca ad una rassegna o tutt’al più ad una
classificazione delle applicazioni più significative.
In effetti inizialmente (al principio del ventesimo secolo) non vi era alcuna consapevolezza
del carattere comune delle applicazioni di controllo. Le applicazioni, che pur esistevano
(controllo di livello in serbatoi, controllo di velocità delle macchine a vapore, controllo del
moto delle pale di mulini a vento), evolvevano in modo pionieristico e del tutto indipendente
tra loro.
E’ stato solo con il formarsi, e quindi con il consolidarsi, di una teoria matematica che
l’automatica ha cominciato a prendere le forme di una disciplina scientifica. Tale teoria
matematica va sotto il nome di Il suo indubbio pregio risiede nel fornire gli
teoria dei sistemi.
strumenti per lo studio delle caratteristiche del sistema, oggetto di automazione, in modo
sostanzialmente indipendente dal contesto applicativo. Grazie alla teoria dei sistemi, tutti i
sistemi di automazione elencati sommariamente in precedenza possono essere studiati con la
stessa metodologia matematica.
Lo studio dei fondamenti della teoria dei sistemi, che occuperà la prima parte di questo corso,
consentirà da un lato di dotarsi di strumenti molto efficaci per l’analisi di sistemi (non solo
tecnologici, ma anche economici, ecologici o biologici) in cui è importante formalizzare
l’evoluzione nel tempo delle variabili, dall’altro preparerà la strada allo studio dei sistemi di
che occuperà la seconda parte del corso. L’obiettivo primario dello
controllo automatico,
studio sarà la valutazione oggettiva delle prestazioni dei sistemi di controllo, per mezzo di
parametri che formalizzano concetti intuitivi, quali la stabilità, la velocità di risposta, la
precisione del sistema di controllo. Saranno forniti anche elementi per la progettazione del
dispositivo che esegue il controllo automatico e per la sua realizzazione in tecnologia digitale.
Lez. 1 - 1
P. Rocco - Dispense di Automatica
Il problema del controllo
Un problema di controllo nasce nel momento in cui si vuole imporre ad un “oggetto” (la cui
natura va di volta in volta precisata) un comportamento desiderato, per mezzo di opportune
azioni esercitate sull’oggetto stesso. Operiamo la seguente distinzione:
Controllo automatico: l’azione di controllo viene esercitata da dispositivi che operano in
modo autonomo senza, o con ridotto, intervento umano;
Controllo manuale: l’azione di controllo viene esercitata dall’operatore umano.
Quali sono gli elementi di un problema di controllo?
A) Il sistema sotto controllo
E’ il sistema oggetto dell’azione di controllo. Su di esso agiscono delle variabili
manipolabili, o di controllo (u), e dei disturbi (d) (variabili indipendenti ed incerte),
mentre le sue uscite (y) costituiscono le variabili controllate (di cui interessa cioè
controllare l’andamento nel tempo).
B) L’andamento desiderato delle variabili controllate
Sono le variabili (y°) che esprimono l’andamento che le variabili controllate dovrebbero
assumere per garantire un corretto funzionamento del sistema controllato. Verranno anche
chiamate riferimenti o setpoint. d
y° u y
S
Fig. 1 : Elementi di un problema di controllo
determinare, ad ogni istante, il valore delle variabili di controllo u in
Problema di controllo: modo tale che le variabili controllate y assumano un andamento
quanto più possibile simile all’andamento desiderato y°, qualunque
siano, tra quelli ritenuti ragionevoli, gli andamenti dei riferimenti y°
e dei disturbi d.
oggetto che determina ed esercita l’azione di controllo.
Controllore: criterio secondo il quale agisce il controllore.
Legge di controllo: Lez. 1 - 2
P. Rocco - Dispense di Automatica
Un esempio: il frigorifero
termometro
ϑ
T
ϑ° u C
M
motore compressore
Fig. 2 : Un frigorifero
Mantenere approssimativamente costante la temperatura
Obiettivo del controllo: all’interno del frigo.
ϑ° valore desiderato per la temperatura all’interno del frigo (lo
Riferimento: si imposta con una manopola).
u posizione dell’interruttore di alimentazione del motore del
Variabile di controllo: compressore.
ϑ temperatura dell’ambiente esterno;
Disturbi: d1
ϑ temperatura degli oggetti inseriti.
d2
ϑ temperatura all’interno del frigorifero (può essere misurata
Variabile controllata: o no).
STRATEGIA DI CONTROLLO 1
Si calcola la quantità di calore che deve essere estratta per mantenere una certa temperatura
ϑ°.
desiderata Servendosi di un timer, si accende e spegne il motore ad intervalli regolari.
Lez. 1 - 3
P. Rocco - Dispense di Automatica ϑ d
ϑ ϑ
u
° C S
controllore sistema
Fig. 3 : Strategia di controllo 1
Tipico andamento temporale della variabile di controllo u:
u
1
0 t
Fig. 4 : Posizione dell’interruttore
Osservazioni
• La legge di controllo si basa esclusivamente sul modello (bilancio termico)
• Non è richiesto l’uso di un termometro
• Gli eventuali disturbi (porta del frigo lasciata a lungo aperta, oggetti inseriti
particolarmente caldi, ecc.) compromettono l’efficacia della regolazione della temperatura.
STRATEGIA DI CONTROLLO 2
ϑ ϑ,
m
Si utilizza la misura della temperatura fornita da un termometro.
ϑ d ϑ
ϑ u
° C S
ϑ m T
Fig. 5 : Strategia di controllo 2
ϑ −ϑ°
m
Si alimenta il motore quando la differenza supera una certa soglia e lo si spegne
quando tale differenza scende al di sotto di un’altra soglia (controllo a relè). Lez. 1 - 4
P. Rocco - Dispense di Automatica u
1 m
ϑ − ϑ°
0
−ε ε
Fig. 6 : Controllore a relè
Osservazioni
• La legge di controllo non si basa sul modello
• E’ richiesto l’uso di un termometro
• In presenza di eventuali disturbi la temperatura viene comunque regolata efficacemente.
Lez. 1 - 5
P. Rocco - Dispense di Automatica
Controllo in anello aperto ed in anello chiuso
Controllo in anello aperto (feedforward control)
Non viene eseguita alcuna misura sulle variabili del sistema, oppure le eventuali variabili
misurate, ed utilizzate nella legge di controllo, non dipendono dai valori assunti dalla variabile
di controllo u (strategia 1 nell’esempio precedente). d
M d
d
y° u y y° u y
C
S S
C (a) (b)
Fig. 7 : Schemi di controllo in anello aperto
Lo schema di Fig. 7b prende il nome di compensazione del disturbo: se il disturbo è
misurabile, si esercita un’azione di controllo dipende dalla misura del disturbo stesso
Controllo in anello chiuso (feedback control)
L’azione di controllo viene esercitata sulla base di misure di grandezze il cui valore dipende
anche dal valore assunto dalla variabile u (strategia 2 nell’esempio precedente). In questo
modo si viene a chiudere un anello nel rapporto di causa ed effetto tra le variabili (la variabile
y dipende da u che, a sua volta, dipende da y ...). d
y° u y
S
C m
y M y
Fig. 8 : Schemi di controllo in anello chiuso
Anello aperto Anello chiuso
Misura di y No Sì
Modello matematico accurato Sì No
Sensibilità ai disturbi Elevata Bassa Lez. 1 - 6
P. Rocco - Dispense di Automatica Strumentazione
La strumentazione è costituita dai dispositivi (trasduttore e attuatore) che interfacciano il
processo sotto controllo con il controllore.
misurano una grandezza fisica del sistema sotto controllo (tipicamente la
Trasduttori: variabile controllata) e ne inviano la misura al controllore in una forma
compatibile con la sua tecnologia.
traducono l’azione di controllo determinata dal controllore in un’azione
Attuatori: efficace sul sistema, operando sulle sue variabili manipolabili (tipicamente
con stadi intermedi di amplificazione e conversione di potenza).
d
y° u y
m
A S
C c T
Fig. 9 : Schema di controllo completo di strumentazione
Si osservi che nello schema si è operata la distinzione tra la variabile di controllo u e la
variabile manipolabile m e tra la variabile controllata y e la sua misura c. Lez. 1 - 7
P. Rocco - Dispense di Automatica
Lezione 2
Sistemi dinamici
nel dominio del tempo
Un esempio: il nastro trasportatore 1
sabbia u y
v l
p
Fig. 1 : Un nastro trasportatore di sabbia
u: portata di sabbia all’inizio del nastro
y: portata di sabbia alla fine del nastro
p: perdite di sabbia lungo il nastro
v: velocità (costante) del nastro
l: lunghezza del nastro
Problema di controllo
Fare in modo che la portata y in uscita al nastro sia quanto più possibile simile ad un valore
costante prefissato y°, nonostante le perdite p, agendo sulla portata u di sabbia all’ingresso del
nastro. p
y° u y
S
Fig. 2 : Il problema di controllo
Modello matematico
Il modello matematico traduce in un’equazione il fatto che, ad ogni istante di tempo t, la
τ
portata in uscita uguaglia, a meno delle perdite, la portata manifestatasi in ingresso, istanti
τ
prima, dove è il tempo di percorrenza del nastro:
( ) ( ) ( )
= − τ − τ =
y t u t p t , : l v
1 Da “Modellistica e Controllo”, S. Bittanti, N. Schiavoni, CLUP, 1979.
P. Rocco - Dispense di Automatica Lez. 2 - 1
Si suppone inoltre che le perdite siano calcolabili come la somma di un valore medio costante
∆p:
p e di uno scostamento impredicibile
noto
( ) ( )
= + ∆
p t p p t .
Strategia di controllo in anello aperto
La più ovvia strategia di controllo in anello aperto consiste nell’imporre un valore di portata
in ingresso costante, uguale alla somma del valore desiderato in uscita e del valore medio
delle perdite:
( ) = °+
u t y p .
Risulta però: ( )
( ) ( ) ( )
= °+ − + ∆ = °− ∆
y t y p p p t y p t ,
ossia:
( ) ( )
°− = ∆
y y t p t . ∆p
Pertanto il sistema di controllo è completamente “indifeso” rispetto al disturbo (tutto il
disturbo si traduce in errore).
Strategia di controllo in anello chiuso
Se la portata in uscita è misurabile, si somma alla precedente azione di controllo in anello
aperto un termine correttivo, proporzionale all’errore tra valore desiderato ed effettivo di y:
( )
( ) ( )
= °+ + °−
µ
u t y p y y t ,
µ
dove è un parametro di progetto.
p p
y° u y
S
C T
Fig. 3 : Strategia di controllo in anello chiuso
Risulta allora: ( ) ( ) ( )
( ) ( ) ( ) ( ) ( )
= °+ + µ °− − τ − + ∆ = + µ °− µ − τ − ∆
y t y p y y t p p t 1 y y t p t .
Studiamo anzitutto il comportamento a regime (analisi supponendo costanti le
statica),
( )
∆ = ∆
perdite ( p t p ). Tutte le variabili risulteranno allora costanti, ed in particolare si avrà:
( ) ( )
= − τ =
y t y t y .
Facendo i conti si ottiene:
P. Rocco - Dispense di Automatica Lez. 2 - 2
∆
p
°− =
y y .
+ µ
1 µ
Sembra quindi che pur di scegliere il parametro positivo sufficientemente grande, si possa
ridurre arbitrariamente l’errore.
Il problema è risolto? Non proprio...
Studiamo un transitorio, ossia il passaggio da una condizione di regime ad un’altra (analisi
In particolare, ipotizziamo che l’andamento nel tempo delle perdite sia
dinamica).
rappresentato dal grafico di Fig. 4.
p
p t
0 τ
Fig. 4 : Andamento temporale delle perdite di sabbia
µ
Facendo i conti, si trova che il parametro influenza pesantemente l’andamento temporale
della portata in uscita y, come mostrano i seguenti grafici:
µ < 1
y
y°+p
y° t
2τ 3τ 4τ
τ µ
Fig. 5 : Andamento temporale della portata in uscita: <1
P. Rocco - Dispense di Automatica Lez. 2 - 3
µ = 1
y
y°+p
y° t
2τ 3τ 4τ
τ µ
Fig. 6 : Andamento temporale della portata in uscita: =1
µ > 1
y
y°+p
y° t
2τ 3τ 4τ
τ µ
Fig. 7 :Andamento temporale della portata in uscita: >1
Tipo di transitorio
µ<1 Oscillazioni convergenti (*)
µ=1 Oscillazioni permanenti
µ>1 Oscillazioni divergenti ( )
o + + µ
(*) Si può dimostrare che le oscillazioni convergono al valore y p 1 , coerente con
∆p = −
l’analisi statica, tenendo conto che nel nuovo punto di equilibrio p .
Conclusioni
• L’analisi statica non è sufficiente per lo studio delle prestazioni dei sistemi di controllo. A
µ=1 µ>1)
volte (vedi i casi e può dare risultati addirittura errati.
• E’ allora indispensabile un’analisi dinamica del sistema di controllo.
• Un modello matematico che descrive l’evoluzione nel tempo delle variabili del sistema
prende il nome di modello dinamico.
• Lo strumento matematico che useremo per formulare i modelli matematici sarà quello delle
equazioni differenziali.
P. Rocco - Dispense di Automatica Lez. 2 - 4
Modelli dinamici di sistemi elementari
Resistore R: resistenza
i v i: corrente
v: tensione
R ( ) ( )
=
v t Ri t
Induttore L: induttanza
i v i: corrente
v: tensione
L ( )
di t
( ) =
v t L dt
Condensatore C: capacità
i v i: corrente
v: tensione
C ( )
dv t
( ) =
i t C dt
Massa ( )
dp t
( ) =
M: massa v t dt
( )
p: posizione
F dv t
M ( ) =
a t
v: velocità dt
( ) ( )
=
F t Ma t
a: accelerazione
p F: forza
P. Rocco - Dispense di Automatica Lez. 2 - 5
Oscillatore meccanico M: massa ( )
dp t
K ( ) =
v t
K: costante elastica
F dt
M ( )
D: coefficiente di attrito dv t
( )
D =
a t
p: posizione dt
p ( ) ( ) ( ) ( )
= + +
v: velocità F t Kp t Dv t Ma t
a: accelerazione
F: forza
Pendolo l: lunghezza dell’asta (priva di massa)
τ ( )
ϑ
d t
m: massa concentrata ( )
ω =
t dt
g: accelerazione di gravità
ϑ l ( )
ω
d t
ϑ: ( )
posizione angolare α =
t dt
ω: velocità angolare ( )
( ) ( ) ( )
2
τ = α + ϑ
sin
t ml t mgl t
α:
mg accelerazione angolare
τ: coppia
Serbatoio cilindrico
q : area sezione serbatoio
A
S
i h: livello liquido ( )
: portata di liquido entrante
q dh t
i ( ) =
h q t A
i S
A dt
S
Serbatoio cilindrico con valvola d’efflusso
q A : area sezione serbatoio
S
i A : area di efflusso della valvola
v
A v k: coefficiente caratteristico
h ( )
della valvola dh t
( ) ( )
A = +
q t A kA h t
S q i S v
dt
u h: livello liquido
q : portata di liquido entrante
i
P. Rocco - Dispense di Automatica Lez. 2 - 6
Sistemi dinamici
Un sistema dinamico si interfaccia con il “resto del mondo” per mezzo di una serie di
variabili, che definiremo di ingresso, ed altre che definiremo di uscita.
Definiamo di ingresso le variabili che influenzano il comportamento del sistema, di uscita
quelle che caratterizzano il sistema e sulle quali soffermiamo il nostro interesse (tipicamente
perché costituiscono l’obiettivo del controllo).
u y
S
variabili variabili
di ingresso di uscita
Fig. 8 : Ingressi e uscite di un sistema
La relazione che sussiste tra variabili di ingresso e di uscita è di causa-effetto e non ha nulla a
che vedere con relazioni di afflusso ed efflusso di materia o energia (la portata di uscita in un
serbatoio può essere variabile di ingresso per il sistema, se per esempio è comandata da una
pompa).
E’ sufficiente descrivere il comportamento dinamico di un sistema mediante relazioni
algebriche tra i suoi ingressi e le sue uscite? Quasi sempre no (nei nostri esempi, solo per il
resistore), per due motivi: occorre conoscere i valori assunti dalle variabili di ingresso a
partire dall’istante iniziale ed occorre conoscere una o più condizioni iniziali.
Consideriamo a titolo di esempio il condensatore, in
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