Teoria dell'attaccamento
Introduzione alla teoria dell'attaccamento
La teoria dell'attaccamento, formulata da Bowlby e sintetizzata nella trilogia "Attaccamento e perdita" (1969; 1973; 1980), ha segnato un cambiamento radicale nella concezione riguardante lo sviluppo dei legami affettivi nell'essere umano. Autore di formazione psicoanalitica, prese le distanze da alcuni concetti freudiani, in particolare da quello di pulsione. Infatti rifiutò il valore che veniva tradizionalmente attribuito alle pulsioni nella formazione dei legami interpersonali fra gli individui, visto come conseguente al soddisfacimento di bisogni. Dice Bowlby: "ciò che... definisco teoria dell'attaccamento, è un modo per concettualizzare la tendenza dell'essere umano a strutturare solidi legami affettivi con particolari persone e... varie forme di profondi turbamenti emotivi e di disturbi della personalità, compresi angoscia, collera, depressione e distacco emotivo, originati da perdite separazioni involontarie... Fino a metà degli anni '50 prevaleva una sola teoria... sulla natura e le origini dei legami affettivi che trovava concordi psicoanalisti e teorici dell'apprendimento. I legami fra le persone si sviluppano... perché un individuo scopre che al fine di ridurre determinate pulsioni, p. es. quelle collegate al nutrimento nell'infanzia e quelle collegate al sesso in età adulta, è necessario un altro essere umano... studiando gli effetti patologici della privazione di cure materne sullo sviluppo della personalità, sono giunto a interrogarmi sull'adeguatezza del modello tradizionale."
Nuovi modelli esplicativi
Nella sua ricerca di un nuovo modello esplicativo, egli si interessò all'etologia, dove trovò delle conferme relative all'ipotesi che la propensione affettiva del bambino sia indipendente dal soddisfacimento dei bisogni di nutrimento, sia dagli studi di Lorenz sul fenomeno dell'imprinting, sia dagli studi effettuati da Harlow con le scimmiette Rhesus.
Studi di Lorenz e Harlow
Lorenz aveva osservato che gli anatroccoli appena nati seguono il primo oggetto in movimento che compare alla loro vista e tendono a seguirlo di continuo fintanto che non crescono. In generale questo primo oggetto è la madre, che ha covato le uova, ma lo stesso comportamento può essere messo in atto anche nei confronti di un essere umano, oppure addirittura verso una scatola di cartone. Dice l'autore: "Qui il lavoro di Lorenz sulla risposta del seguire manifestata dai paperotti e dagli anatroccoli fu di particolare interesse. Dimostrava che in alcune specie animali poteva svilupparsi un forte legame nei confronti di una specifica figura materna senza l'intermediazione del cibo: perché questi piccoli uccelli non sono nutriti dai loro genitori, ma si nutrono da soli catturando gli insetti. Ecco che allora esisteva un modello alternativo a quello tradizionale, e un modello con un certo numero di caratteristiche che sembrava potessero adattarsi al caso della specie umana."
È possibile vedere due interessanti video sull'imprinting ai seguenti indirizzi, in particolare il secondo è molto simpatico: LORENZ e CAGNOLINO.
Nello stesso periodo in cui Bowlby formulò l'ipotesi di una propensione affettiva primaria nell'uomo, indipendente dalla soddisfazione del bisogno di nutrimento, Harlow condusse una serie di ricerche su delle scimmiette separate dalla madre alla nascita, pervenendo alla stessa conclusione. Le scimmiette venivano fatte alloggiare in una gabbia dove erano presenti due fantocci: il primo era metallico e vi era legato un biberon dal quale la scimmietta poteva rifornirsi di latte, il secondo invece era ricoperto con un panno morbido. Le scimmiette trascorrevano la maggior parte del loro tempo aggrappate al secondo fantoccio, dimostrando di preferirlo a quello che forniva loro il cibo. Inoltre, era al secondo fantoccio che la scimmietta si aggrappava in cerca di protezione se provava paura.
È possibile vedere due interessanti video ai seguenti indirizzi: video 1 e video 2.
Comportamenti di attaccamento
Il bambino infatti nasce provvisto di una serie di comportamenti geneticamente determinati, definiti "comportamenti di attaccamento", che svolgono una importante funzione adattiva. Infatti, sono finalizzati a garantire al bambino la prossimità fisica con l'adulto. Dice Bowlby al riguardo: "... per comportamento di attaccamento si intende qualsiasi forma di comportamento che porta una persona al raggiungimento o al mantenimento della vicinanza con un altro individuo differenziato e preferito, considerato in genere più forte e/o più esperto. Anche se particolarmente evidente nella prima infanzia, il comportamento di attaccamento caratterizza l'essere umano dalla culla alla tomba."
E ancora: "Il comportamento di attaccamento si verifica nei piccoli di quasi tutte le specie di mammiferi... anche se vi sono molti particolari diversi fra le specie, il mantenimento della vicinanza di un animale immaturo a un adulto preferito, quasi sempre la madre, è la regola, il che indica come tale comportamento abbia un valore di sopravvivenza. ... La funzione di gran lunga più probabile del comportamento di attaccamento è la protezione, particolarmente dai predatori."
Questi comportamenti appartengono a due classi: quelli con funzione di "segnalazione" (piangere-sorridere), che hanno l'effetto di avvicinare il caregiver al bambino, e quelli con funzione di "accostamento" (aggrapparsi, seguire, succhiare a fini non alimentari), che hanno l'effetto di avvicinare il bambino al caregiver.
È qui possibile osservarne alcuni.
I comportamenti di attaccamento vengono messi in atto soprattutto in situazioni percepite dal bambino come pericolose. "... vengono attivati da determinate condizioni e inibite da altre. Fra le condizioni attivanti troviamo l'estraneità, la fame, la fatica e ogni causa di spavento. Le condizioni inibenti comprendono la vista o il rumore di una figura materna, e in particolare, una serena interazione con essa."
Lo stesso vale anche per l'adulto. "... con gli anni la frequenza e l'intensità con cui tale comportamento viene manifestato diminuiscono costantemente. Tutte queste forme di comportamento rimangono comunque una parte importante del corredo comportamentale umano. Negli adulti..."
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