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Arto inferiore

Appunti di anatomia clinica sull'arto inferiore basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Familiari dell’università degli Studi de La Sapienza - Uniroma1, facoltà di Seconda medicina e chirurgia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Anatomia clinica docente Prof. G. Familiari

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pubica) è acuto nel maschio (70°) e ottuso nella pelvi femminile (110°). Anche le ali

dell’ileo sono allargate in basso nella femmina, più strette nel maschio.

Per quanto riguarda lo stretto inferiore questo è irregolare: sostanzialmente ha come

punti di repere l’apice del coccige, le due tuberosità ischiatiche e il margine inferiore

della sinfisi pubica. La posizione del coccige può variare e in base a quanto varia la

sua posizione varia anche il diametro anteroposteriore di questa zona.

Ecco perché è importante calcolare il coccige quando si parla di bacino/pelvi. La spina

iliaca anterosuperiore si sposta in maniera verticale. Vengono misurati diversi diametri

(coniugate ostetriche o ginecologiche): al momento del parto bisogna essere sicuri che

ci sia lo spazio necessario a far passare il feto. Durante la gravidanza si guadagna

qualche centimetro perché le articolazioni si ammorbidiscono (sinfisi pubica) e in

genere quindi si riesce a partorire naturalmente. Tutte queste misure vengono

effettuate durante le visite che si fanno.

Il bacino femminile si estende in larghezza, quello maschile è più alto e stretto.

Articolazioni del bacino

Sinfisi pubica

Due capi articolari giustapposti e piani, ricoperti di cartilagine ialina. Tra i due capi c’è

tessuto fibrocartilagineo e due legamenti di rinforzo:

1. Legamento superiore del pube

2. Legamento inferiore del pube

Articolazione sacroiliaca

Comporta lo scorrimento di due superfici piane e quest’articolazione è rinforzata da

una serie di legamenti interossei, sacroiliaci anteriori, posteriori ma anche

indirettamente dal sacrospinoso e sacrotuberoso che vanno dall’osso sacro

rispettivamente alla spina ischiatica e alla tuberosità ischiatica. Abbiamo quindi un

notevole rinforzo. Altri legamenti:

- Legamento inguinale

- Benderella ileopettinea

- Legamento otturatorio che chiude il forame lasciando un piccolo spazio per vasi

e nervo otturatorio

La presenza del sacrospinoso e sacrotuberoso individua il grande forame ischiatico e il

piccolo forame ischiatico. Qui ci sarà il passaggio di muscoli che si originano sulla

superficie interna del sacro per uscire poi fuori.

- Legamento ileolombare (dalla cresta iliaca alle ultime lombari)

Femore e articolazione coxofemorale

Osso lungo che compone lo scheletro della coscia, è l’omologo dell’omero. Ha un collo

molto più spiccato che si incastra in una superficie profonda. Questo collo è angolato e

si inserisce sulla diafisi; distinguiamo un’estremità prossimale del femore che si

presenta con una struttura poco caratteristica. Abbiamo una linea anteriore: la linea

intertrocanterica; è presente il grande trocantere anteriormente e lateralmente, poi

abbiamo una cresta che termina nel piccolo trocantere. Questa struttura è molto

rilevata: ci sono tanti muscoli che si devono inserire qua e quindi ci sono delle sedi di

inserzione molto distese. Non tutta la testa del femore si inserisce nell’acetabolo.

Questa articolazione è mobile ma sopporta anche un peso notevole, quello del tronco.

Ci sono quindi dei legamenti che rinforzano:

- 1 intracapsulare

- 4 extracapsulari

Il legamento intracapsulare è il legamento rotondo della testa del femore. Nasce

all’interno della cavità acetabolare dove non c’è la porzione articolare e si va ad

inserire sulla corrispondente fossetta presente sulla testa del femore. La superficie

articolare si chiama faccia semilunare (ha la forma di una semiluna). La funzione di

questo legamento è quella di tenere il femore nella cavità acetabolare.

È presente una bella capsula articolare che si inserisce alla base della cavità

acetabolare. È estesa, lassa in grado di consentire i movimenti del collo, presenta una

porzione sierosa interna e una fibrosa esterna e sul femore il punto di inserzione

consiste nella linea intertrocanterica (anteriormente), a livello della fossa

intertrocanterica posteriormente. La riflessione della sierosa è più corta: la parte

fibrosa è più estesa. La parte sierosa termina alla base del collo.

Abbiamo poi un legamento anteriore, il legamento ileofemorale (che parte dall’ileo e

va al femore), legamento più robusto del corpo umano, possiede una parte laterale e

una mediale. È presente poi il legamento pubofemorale e il legamento ischiofemorale.

A questi legamenti si aggiunge la zona orbicolare, un legamento con le fibre orientate

in modo circolare che va a rinforzare ulteriormente il bordo dell’articolazione.

Questi legamenti avvolgono completamente tutta l’articolazione.

Muscoli della pelvi

È importante individuare i trocanteri. Il femore è angolato, non dritto ma va in senso

lateromediale obliquamente. Questi angoli dipendono dall’angolazione del collo del

femore che si modifica con l’età: tende a diventare quasi un angolo retto. La

modificazione di questo angolo fa si che lo scarico della forza peso sia meno efficiente.

Se il collo non è angolato la forza peso viene scaricata tutta su questo e quindi si

frattura (anche a causa dell’osteoporosi). Le due epifisi sono diverse e svolgono due

funzioni estremamente diverse. Il corpo ha sezione prismatica. La faccia piana è quella

in avanti dove c’è bisogno di superficie per l’inserzione dei muscoli della coscia.

Posteriormente è presente la linea aspra, molto evidente, che scende dal piccolo

trocantere e si divide in due linee che terminano negli epicondili dell’epifisi distale.

Questa linea è inserzione dei muscoli posteriori della coscia. La testa del femore è

circa 2/3 di sfera.

Nella zona dell’anca abbiamo una serie di muscoli.

I muscoli interni sono: 

- Grande psoas ileopsoas | origine a livello delle lombari e si va a fondere

con il muscolo iliaco, passano nella lacuna muscolorum per unirsi in un tendine

che termina sul piccolo trocantere. Muscolo dotato di una borsa, la borsa

ileopettinea che si trova tra la parte del muscolo iliaco e l’articolazione perché il

ventre muscolare passa sopra l’osso e si ha uno sfregamento forte sull’ileo: la

borsa serve a diminuire l’attrito. L’azione è quella di aiutare nella flessione

dell’articolazione del femore mentre se l’arto è appoggiato a terra allora flette il

tronco (tenendo come punto fisso il femore).

I muscoli esterni:

1. Superficiale

a. Tensore della fascia lata | ventre muscolare disposto in alto, piccolino

che sfuma in un tendine che si chiama tratto ileotibiale che continua nella

fascia lata che termina sulla tibia. Mette in tensione questa fascia

(stabilizzatore dell’arto)

b. Grande gluteo | muscolo più superficiale che dà forma alla zona del

gluteo. Muscolo ampio, a forma di ventaglio, origine ampia dalla cresta

iliaca, dall’articolazione sacroiliaca, dalla linea glutea posteriore, fascia

lambodorsale e i suoi fasci si dirigono obliquamente e terminano in parte

sul tratto ileotibiale in parte sul femore. La sua azione è l’abduzione

dell’arto e rotazione esterna della coscia. Si inserisce infatti

posteriormente sul femore e pertanto se si accorcia porta esternamente il

femore.

2. Intermedio

a. Medio gluteo | si trova in avanti e superiormente rispetto al grande

gluteo. È il più alto dei tre glutei, si origina in un’aria ampia tra le due

linee glutee, forma a ventaglio e inserzione sulla punta del grande

trocantere.

3. Profondo

a. Piccolo gluteo | si origina in quell’aria anteriore alla linea glutea

anteriore, forma a ventaglio, inserzione sull’apice del grande trocantere

più lateralmente rispetto al medio gluteo. I muscoli glutei sono tutti

abduttori della coscia. Il grande gluteo non ha ruolo nella deambulazione,

ma piccolo e medio aiutano il femore a mantenersi nella cavità

acetabolare (ruolo simile alla cuffia dei rotatori nell’arto superiore – ruolo

strutturale).

b. Piriforme | si origina sulla superficie anteriore dell’osso sacro, dentro la

pelvi. Esce e va sull’apice del grande trocantere del femore. Ha una forma

triangolare e al di sopra e al di sotto contrae rapporti con i nervi glutei

anteriori, inferiori e con lo sciatico. Contraendosi diventa spesso e si

poggia proprio sull’incisura ischiatica per fare forza. La contrazione e

l’infiammazione dei muscoli di questa zona possono portare alla sciatica.

c. Otturatore esterno | si origina sul forame otturatorio, sostanzialmente

in una zona anteriore ma la sua inserzione è posteriore (nel piccolo

trocantere). Se va al piccolo trocantere quando si contrae extraruota

l’anca.

d. Otturatore interno | si origina sulla superficie interna dell’anca

(superficie interna della membrana otturatorio e superficie osseo

compresa tra il foro ischiatico e la spina ischiatica) e si inserisce

passando sotto al legamento sacrospinoso nella fossa intertrocanterica.

e. Gemelli superiore e inferiore | si originano al margine inferiore della

spina ischiatica e dalla tuberosità ischiatica, forma triangolare e vanno a

livello della fossa intertrocanterica.

f. Quadrato del femore | si origina dal margine laterale della tuberosità

ischiatica e va alla cresta intertrocanterica.

I muscoli dello strato profondo contraggono relazioni con i nervi del plesso sacrale, il

cui nervo più importante è il nervo ischiatico. Questo ha rapporto col piriforme e

l’irritazione del muscolo piriforme fa venire la sindrome del piriforme (la sciatica).

L’azione di questi muscoli serve per extraruotare l’anca e portare il collo del femore

lateralmente. I loro antagonisti sono i muscoli mediali della coscia (gli adduttori).

Muscoli della coscia

Si divide la coscia in tre logge:

- Anteriore

- Posteriore

- Mediale

Se i muscoli esterni dell’anca sono tutti extrarotatori gli antagonisti saranno gli

adduttori della loggia mediale della coscia. La loggia anteriore contiene il quadricipite

femorale, muscolo più grande della coscia, flessore di questa sul tronco (la avvicina al

tronco) ma anche estensore della gamba e il sartorio, flessore di coscia ed estensore

della gamba. Nella loggia posteriore abbiamo i flessori della gamba sulla coscia (la

gamba la avvicino alla coscia).

Loggia anteriore:

1. Sartorio

2. Quadricipite

Loggia mediale:

1. Adduttore lungo

2. Adduttore grande

3. Adduttore breve

4. Adduttore minimo

5. Gracile

6. Pettineo

Sono funzionalmente adduttori della coscia.

Loggia posteriore:

1. Bicipite femorale

2. Semitendinoso

3. Semimembranoso

4. Popliteo Loggia anteriore

Sartorio: è orientato in maniera obliqua. Si origina dalla spina iliaca anterosuperiore,

scende diagonalmente ed e si inserisce nel condilo mediale della tibia. È

anatomicamente una striscia fusiforme, funzionalmente è un muscolo biarticolare

1

(scavalca anca e ginocchio): provoca almeno due funzioni. Il nervo è il femorale . La

sua inserzione sulla tibia va a formare una struttura legamentosa importante per la

stabilizzazione del ginocchio: la zampa d’oca. Il suo tendine si fonde col tendine del

gracile e del semitendinoso (?) a formare la zampa d’oca. Lateralmente c’è la fascia

lata. Il sartorio flette la coscia sul bacino ma anche la gamba sulla coscia. Essendo

orientato in maniera obliqua ha una piccola componente di extrarotazione.

Quadricipite femorale: muscolo grande e potente, diviso in 4 porzioni. Queste

quattro porzioni convergono in un tendine che prosegue anteriormente e ingloba la

patella. Questo tendine termina sulla tuberosità tibiale. È formato da:

(superficiale)

- Retto del femore

- Vasto mediale (profondi)

- Vasto intermedio

- Vasto laterale

L’origine del retto è la spina iliaca anteroinferiore e tetto dell’acetabolo, capsula

dell’articolazione coxofemorale e si inserisce sul tendine comune che ingloba la patella

e arriva alla tuberosità tibiale. Il vasto mediale origina sulla faccia mediale del femore

e terminazione nel tendine comune. Il vasto intermedio ha origine sulla faccia

anteriore, il vasto laterale sulla faccia laterale. Il tratto tra la tibia e la tuberosità tibiale

è chiamato legamento patellare. L’innervazione è sempre del nervo femorale. Anche

lui è biarticolare: l’origine sulla spina iliaca anteroinferiore è a monte della

coxofemorale: provoca la flessione della coscia sul tronco ma anche l’estensione della

gamba. Se voglio dare un calcio a qualcosa uso il quadricipite femorale.

Loggia posteriore (muscoli ischiocrurali)

Sono chiamati ischiocrurali perché si originano dall’ischio (tuberosità ischiatica) e

vanno a finire sempre sulla tibia.

- Bicipite femorale

- Semitendinoso

- Semimembranoso

- Popliteo (che ricorda l’anconeo – fa schifo quanto lui)

Bicipite femorale: due capi, uno lungo e uno breve. Il capo lungo si origina nella

parte della tuberosità ischiatica vicino al legamento sacrotuberoso, il capo breve

invece si origina sul terzo medio del labbro laterale della linea aspra del femore (cresta

ben rilevata presente sulla superficie posteriore – sezione triangolare e corpo

prismatico con apice rivolto posteriormente e faccia piana rivolta anteriormente). Si

inserisce sulla testa della fibula (osso laterale della gamba – perone). Se il quadricipite

1 Tutto ciò che fa parte del plesso anteriore della coscia deriva dal plesso lombare. Tutti i

muscoli della loggia anteriore sono innervati dal plesso lombare e il più importante è il nervo

femorale. Tutto ciò che è posteriore (coscia, gamba e piede) è innervato dal plesso sacrale.

era un estensore, lui sarà un flessore della gamba. Flettendo la gamba porta indietro

la coscia e quindi sarà anche un estensore della coscia. È innervato dal tibiale e

peroniero, rami dello sciatico – plesso sacrale.

Semimembranoso: origine nella tuberosità ischiatica (il più laterale). Va ad inserirsi

sul condilo mediale della tibia. Anche lui è un flessore della gamba ed estensore della

2

coscia. Lo innerva il tibiale . Il semimembranoso ha un tendine particolare (diviso in tre

parti):

1. Inserzione diretta, che scende, parte discendente (inserzione sul condilo

mediale della tibia)

2. Inserzione che torna indietro, parte ricorrente (torna in alto e indietro, risale fino

al condilo laterale del femore – legamento popliteo obliquo)

3. Parte riflessa (parte anteriore, si irradia anteriormente).

Passa sotto al legamento collaterale mediale del ginocchio, andando a formare la

zampa d’oca.

Semitendinoso: origine più mediale, sempre sulla tuberosità ischiatica. Si

inserisce sempre sulla tibia, parte superiore. Insieme al tendine del sartorio e del

gracile fa la zampa d’oca superficiale.

Esistono infatti due zampe d’oca: la superficiale è fatta dal sartorio, dal gracile e

dal semitendinoso; la tripartizione del semimembranoso si chiama zampa d’oca

profonda (perché sta sotto il collaterale mediale del ginocchio). La superficiale è

formata dalla triplice inserzione tendinea di sartorio, semitendinoso e gracile (da un

muscolo anteriore, uno posteriore e uno mediale). Il semitendinoso è addetto alla

flessione della gamba ed estensione della coscia.

Popliteo: come l’anconeo è messo in maniera obliqua, però tra tibia e femore. Non

è per la sua posizione un muscolo grande e potente, in realtà quindi sta a chiudere

posteriormente il ginocchio per evitare che il femore scappi indietro (ruolo

strutturale). Contribuisce alla flessione della gamba e all’estensione della coscia,

ma è importante per la sua funzione di contenimento del ginocchio.

Loggia mediale

Sono 6, 4 sono adduttori e 2 sono il gracile e il pettineo: tutti però hanno la stessa

funzione di adduttore.

Adduttore lungo e breve: si originano dal ramo superiore del pube

Adduttore grande e minimo: si originano

nella branca ischiopubica (parte inferiore)

Adduttore lungo: ramo superiore del pube tra tubercolo e sinfisi

(molto mediale). Inserzione posteriormente alla linea aspra.

In più il fatto che si originano dal ramo superiore

del pube ma l’inserzione è posteriore gli

conferisce molta più forza per fare l’adduzione

(tirano dalla parte posteriore verso la parte

anteriore). L’orientamento infatti gli dà molta

forza. È innervato dal nervo otturatorio, che

2 Rappresenta la componente maggiore del nervo sciatico.

innerva tutti questi muscoli. È il più lungo e ha la forma di ventaglio. Avvicina la

coscia alla linea mediale del corpo (la adduce).

Adduttore breve: poiché è più corto vuol dire che sta più in alto. Origine sul ramo

superiore del pube, faccia anteriore verso l’acetabolo. Inserzione terzo medio

labbro mediale linea aspra del femore. Stessa funzione e stessa innervazione.

Grande adduttore: ventaglio che si origina sulla branca ischiopubica, faccia

anteriore vicino alla tuberosità ischiatica e si inserisce sul labbro mediale della

linea aspra del femore sopra l’epicondilo mediale del femore. Il tendine verso il

basso ha uno spazio chiamato anello del grande adduttore.

Adduttore minimo: origine branca ischiopubico inserzione labbro mediale linea

aspra del femore, un tragitto molto breve perché è il più corto.

Pettineo: il pettineo ha la funzione di adduttore, si origina a livello del ramo

superiore del pube, tubercolo pubico. Si inserisce sulla linea pettinea del femore.

Innervazione del nervo femorale. Agisce sulla coscia (sulla gamba non ci arriva).

Gracile: muscolo sottile, molto mediale. Origine dalla branca ischiopubica, va sulla

tibia (parte mediale della tibia) e come tutti è un adduttore. Il suo tendine insieme

a quello del sartorio e del semitendinoso forma la zampa d’oca superficiale. È un

muscolo sottilissimo e si sovrappone al tendine che delimita l’anello del grande

adduttore, fiancheggia l’epicondilo mediale del femore fino ad arrivare alla tibia.

Ginocchio

È l’articolazione più grande del corpo, sostanzialmente un ginglimo angolare. In

realtà non è così semplice. La tibia è sostanzialmente una superficie piana, quindi

ci sono tutta una serie di dispositivi che aumentano la superficie di contatto fra

condili del femore e della tibia, in modo che il femore rimanga in loco. Il ginocchio

può compiere una rotazione esterna di circa 40°, più limitata la rotazione interna.

Le superfici coinvolte sono i condili di femore e tibia + la superficie articolare della

patella (o rotula). La testa del perone non è assolutamente coinvolta nel ginocchio.

Il ginocchio fa una flessione ma questa flessione è la somma di movimenti di

scorrimento e rotazione che avvengono momento per momento. Sostanzialmente il

femore rotola sulla tibia. Questo rotolamento deve essere molto regolato e

controllato, e a questo serve tutto l’apparato legamentoso e muscolare.

L’incongruenza di superfici ossee è annullata da uno spesso strato di cartilagine

articolare e dai menischi, che servono ad aumentare la superficie di contatto. In

proiezione anteriore e posteriore si nota che il femore non ha la forma del martello,

ma presenta un’incisura che anteriormente è rivestita di cartilagine (faccia

patellare) dove scorre la patella, mentre posteriormente il condilo mediale è diviso

da quello laterale da una fossa, la fossa intercondiloidea. Se guardiamo in sezione

l’estremità terminale rivestita di cartilagine: è una sfera in cui il raggio di curvatura

cambia (più largo anteriormente che posteriormente). Il condilo laterale è più largo

anteriormente e più stretto posteriormente, quello mediale è omogeneo. Il raggio di

curvatura è leggermente diverso (c’è una modesta curvatura, su ciascun condilo,

ad asse sagittale). Questa è la forma dell’estremità distale del femore.

La tibia ha un condilo mediale più sviluppato, un

condilo laterale dove, nella parte posteriore, si articola

la testa del perone. L’articolazione tra tibia e perone

non ha il movimento di pronosupinazione e quindi

questa articolazione è rinforzata dalla membrana

fibrosa e la testa rimane attaccata alla tibia. La tibia ha

i condili praticamente piani, su cui rotolano i condili del

femore. In mezzo è presente una specie di

montagnetta a sperare i due condili: l’eminenza

intercondiloidea, una montagna che si inserisce nella

fossa

intercondiloidea. I

due condili tibiali

sono piani e

ricoperti da cartilagine articolare.

Se si guarda l’estremità prossimale della tibia i

condili si nota come siano leggermente spostati

all’indietro rispetto alla tuberosità tibiale. Oltre a

queste superfici cartilaginee abbiamo delle

impronte lasciate dagli importantissimi

legamenti crociati, anteriore e posteriore.

Servono alla stabilità del femore. Abbiamo altri

due siti d’attacco per i menischi (laterale e

mediale). Tutto è circondato dalla membrana

sinoviale, la quale esclude i legamenti crociati.

Passa anteriormente e dietro si insinua tra i punti di attacco dei menischi ma va ad

escludere i crociati, i quali sono considerati intracapsulari ma extrarticolari (esclusi

dalla sinoviale). Stanno nella capsula fibrosa ma non nella capsula propriamente

articolare.

La patella è un piccolo osso sesamoide incluso completamente nel tendine del

quadricipite femorale, ha un corpo sostanzialmente triangolare con apice rivolto

verso il basso e una superficie anteriore dotata di tanti piccoli fori dentro i quali

entrano i vasi sanguigni. La superficie anteriore è completamente inclusa nel

tendine, quella posteriore è completamente rivestita di cartilagine ialina bipartita

da una cresta che va ad inserirsi nel solco nella parte articolare per la patella

(venendosi a formare una sorta di “piccola troclea”). Lo spessore della cartilagine

anche in questo caso è notevole.

Il tendine del quadricipite femorale arriva alla rotula, la ingloba e prosegue fino alla

tuberosità tibiale come legamento patellare. Abbiamo due legamenti collaterali,

uno mediale ed uno laterale. Il collaterale laterale va dal condilo della tibia alla

fibula; simmetricamente avviene dalla parte mediale.

Sono presenti i menischi. Tutto è inglobato in una capsula articolare non rigida, ma

lassa e ampia. La parte della rigidità è infatti suddivisa tra legamenti e muscoli, ma

il ginocchio ha bisogno di un grande movimento. La capsula possiede diversi

recessi pieni di liquido sinoviale. I recessi sono utilizzati per le iniezioni nel

ginocchio (soprattutto nel sovrapatellare): quando si devono inserire acido glicoli o

farmaci per le infezioni del ginocchio. La linea di riflessione della sinoviale sul

femore è molto alta mentre nella tibia è vicina al margine dell’articolazione. Ci sono

poi a livello dei recessi anche delle borse comunicanti e non. Le borse sono

sacchetti fatti di sinoviale pieni di liquido che serve ad evitare attrito tra il ventre

muscolare e l’osso e il tendine e l’osso. Qui ce ne sono diverse per tutti i tendini e

muscoli della coscia.

I legamenti crociati stanno nella capsula fibrosa ma non nella sinoviale: sono

intracapsulari ma extrarticolari. Per stare nell’articolazione bisogna essere

circondati dalla sinoviale e dalla

fibrosa: ciò non accade per i

crociati.

Il sovrapatellare è il più sfruttato per le iniezioni nella cavità articolare. La cartilagine

del ginocchio è soggetta ad uno stress meccanico notevolissimo e variabile anche da

3

persona a persona (stile di vita, patologie come l’artrosi , età). La borsa prepatellare e

la infrapatellare profonda non comunicano con la cavità articolare.

I legamenti sono il legamento patellare, legamento collaterale mediale (largo) e

laterale (sottile). I collaterali mediali e laterali vanno dal condilo del femore al condilo

3 Degenerazione della cartilagine articolare. Si cerca di curarla il più possibile con

antiinfiammatori locali, acido ialuronico – che occupa lo spazio e lubrifica lo scorrimento, e

quando diventa troppo grave c’è la protesi del ginocchio mono o bi compartimentale,

sostituendo con superfici metalliche e si recupera movimento e funzionalità.


PAGINE

25

PESO

4.42 MB

AUTORE

martiune

PUBBLICATO

7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico)
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martiune di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Familiari Giuseppe.

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