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L'arte buddhista

Dalla sua introduzione alla fine del VI secolo

Il buddhismo nasce in India intorno alla figura di Siddharta Gautama. Inizialmente, l’arte buddhista è aniconica, cioè non prevede la raffigurazione umana del Buddha, ma ci sono degli elementi che simboleggiano questa figura, come l’impronta dei piedi, la ruota, l’albero sotto al quale il Buddha si è illuminato. Ad un certo punto, però, si comincia a rappresentare il Buddha come un essere umano.

Due centri sono quelli più importanti per lo sviluppo della rappresentazione del Buddha come essere umano. Il Buddha si riconosce da tutta una serie di attributi: usnisa, sporgenza cranica simbolo di saggezza sovrumana; fra le sopracciglia l’urna, dalla quale esce un ciuffo di peli bianchi. I lobi delle orecchie allungati ricordano che il Buddha è in origine un essere umano. Indossa abiti comuni indiani: lunghissimo pezzo di stoffa con un gonnellino tutto intorno al corpo che sale poi fino alla spalla. Le mani sono fondamentali: viene dedicata loro una cura particolare e in più, le mani assumono posizioni particolari che sono chiamate “mudra”. Altre caratteristiche sono il volto impassibile che serve a farci capire il fatto che non è più nel mondo. Le proporzioni del corpo sono perfette. La pelle è dorata, cioè la parte del corpo scoperta deve essere dorata. In ultimo, ha poi sul collo dei disegni che sono tre anelli di carne.

L'arte buddhista arriva in Cina

Il punto chiave è che non è vero che dall’Asia centrale; attraverso il centro Asia e quindi mediata stilisticamente senza essere mediata perché l’impero Han il buddhismo arriva in Cina orientale e si sviluppa molto verso Ovest, dove c’era il regno Kushana, fulcro dell’arte buddhista.

Più antica raffigurazione del Buddha

  • Scolpito all’interno di una tomba datata alla fine del II inizio del III secolo. Si capisce che è il Buddha dall’usnisa e dall’urna.

Urna dell'anima

Sembra un vaso dal coperchio solo che la parte superiore non è un coperchio ma un tutt’uno che lo rende inutilizzabile. Queste urne sono di Cina meridionale e sono rivestite di invetriatura verde. Sono delle figurine diverse da quelle degli esseri umani viste fino ad ora. Si vede la crocchia e una veste che lasciano intendere che si tratti di un Buddha. Inizialmente, il Buddha non viene ritratto a tutto tondo e singolarmente, ma sono delle mini figurine che sono inserite in un’ambientazione. In cima all’urna abbiamo un edificio, un tempio che guardandolo dall’alto si scopre che è vuoto. Uomini, Buddha e uccelli sono tutti nella parte sotto. Si tratta quindi di un tempio celeste. Questo ci fa capire che inizialmente il buddhismo viene accolto in Cina come uno dei tanti culti senza acquisire una particolare importanza. Per questo la figura del Buddha viene inserita all’interno di questi culti. La figura del Buddha è una figura che circolava in India e aveva preso la sua importanza motivo per cui anche in Cina poi si sapeva che era importante.

Sakyamuni

Scultura in bronzo dorato, portatile nel senso che venivano trasportate come se fossero gli attuali santini. Queste figure venivano portate dal fedele non perché poi si fermasse e pregasse chiedendo alla figura cose come se fossero delle divinità, piuttosto per ricordarsi gli insegnamenti del Buddha. Questa scultura è un altro punto chiave perché è stata ritrovata in Cina e recentemente è stata datata alla fine degli Han Orientali. In realtà, questa non è cinese, ma una scultura indiana poi portata in Cina. Quindi queste sono il prototipo delle prime raffigurazioni cinesi del Buddha. Il bronzo umano era quindi di manifattura indiana.

Buddha seduto in meditazione

Piccola scultura in bronzo dorato, esempio di quella che sarà lo sviluppo del modello del precedente Sakyamuni. Figure di questo tipo rimandano anche ad una certa capacità di saperli leggere. Le immagini passano il confine, e quindi gli artisti cinesi guardano e copiano. Il problema è che se l’immagine non si capisce si fanno dei errori. Ha la sua grande usnisa che è diventata una crocchia proprio perché c’è stato un errore nel saper leggere il modello. Manca l’urna. La veste che qui ancora è tutto sommato trattata abbastanza bene, diventa una tunica e non più il mantello indiano. Le mani: quelle della statua del Buddha indiano ha le mani congiunte in meditazione. Le mani formano un angolo retto con il ventre. Qui è il contrario perché la mano destra sta sotto e poi le dita si vedono tutte quindi è successo che le mani cambiano posizione e vengono affiancate al ventre e non verso l’alto. Un indiano che lo guarda potrebbe pensare che questo non è affatto il Buddha visto gli elementi contrastanti. Il resto viene mantenuto. Le pieghe sono un po’ troppo accentuate e le pieghe sul petto in Cina vengono tradotte in U concentriche molto poco realistiche. Il volto è completamente diverso da quello indiano: occhi a mandorla allungati, arco sopraccigliare che nasce dal naso molto allungato. Le labbra sono atteggiate in un piccolissimo sorriso che non ci dovrebbe essere.

Un’altra forma in cui si vedono le figure buddhiste sono sculture di grandi dimensioni scolpite all’interno di templi rupestri. Sono in realtà dei grandi centri monastici e si trovano lungo il corridoio del Gansu che è una parte all’ovest. Si trovano lungo questo percorso e non è casuale. Lungo il percorso c’erano delle città. Le vie carovaniere esistevano già nel periodo Han Occidentale. Ma sono cambiate nel tempo. I templi rupestri sono nati vicino a delle città che se non avevano dimensioni considerevoli, quindi una certa importanza di commercio e di denaro, non permettevano la costruzione di templi che quindi necessitavano di un finanziamento.

Bingling Si

Grotte di Ajanta

I templi rupestri sono stati costruiti ad imitazione di queste grotte.

Buddha stante

È nella nicchia numero 7 della grotta 169, una grotta naturale. Il materiale è argilla cruda ovvero un’argilla che non è cotta quindi non è terracotta, è un impasto di argilla e acqua che poi si è seccato al sole. Le sculture stanno in piedi perché hanno un’armatura di legno e paglia. Si tratta di un altorilievo. Ho l’usnisa che è proprio una crocchia di capelli sopra la testa; l’attaccatura dei capelli abbastanza alta che però taglia la fronte a metà; le sopracciglia allungate come i lobi. Bocca carnosa, volto un po’ squadrato. Il collo è largo e ha due linee incise che ci fa capire che non si è intesa la questione degli anelli sul collo. La veste è diventata una tunica che scopre la spalla da un bordo. La veste è fatta con un tessuto leggero che aderisce al corpo del Buddha che di conseguenza traspare dalla veste. Si vedono le braccia, un corpo mai magro quindi abbastanza sostenuto. Si vede il punto vita, le cosce, gambe divaricate. La veste fascia le gambe e poi è come se sparisse in mezzo alle gambe. Il panneggio non è morbido ma un po’ schiacciato anche se qui ancora si cerca di movimentare un pochino la situazione. Si vede come le pieghe che si formano nel punto in cui si incontrano i lembi del mantello determinano un movimento molto delicato.

Il secondo tempio rupestre molto importante è quello di Mogao

Questo tempio è più famoso per il modo in cui è stato riscoperto, per la grandezza, per la sua durata cronologica. I due templi risalgono allo stesso periodo. Mogao rimane un centro monastico addirittura fino al periodo Song settentrionale. Quindi per secoli vi si continua a vivere e a costruire grotte.

Le grotte di Mogao

Vengono riscoperte circa 100 anni fa da un esploratore occidentale che viaggiava in Cina all’epoca. Ci sono stati anche altri esploratori tra cui Peliot che scopre la grotta della biblioteca. Non sono testi solo in cinese: ci sono un po’ tutte le lingue. Questa biblioteca ha restituito non solo testi sutra, ma anche lettere di pellegrini che quindi ha determinato la fruizione di informazioni.

Buddha Maitreya

Di argilla cruda sostenuta da un’armatura lignea. Si vede una figura umana seduta su un trono il cui schienale è a forma di triangolo rovesciato. La figura è seduta con le gambe penzolanti e incrociate alla caviglia. Indossa una corona fatta di vari medaglioni, orecchie allungate, indossa una prima collana stretta e rigida e una più morbida che arriva all’ombelico. Ha una stola sulle spalle che la copre, i cui lembi rispuntano sul trono sotto le gambe che sono fasciate dal tessuto molto leggero con cui è fatto: una sorta di gonnellino stretto che ha una specie di rovescia sulla spalla. Questo è il Buddha del futuro per questo motivo viene raffigurato come un bodhisatva: la seconda figura più importante all’interno dell’arte buddhista. Essi sono dei quasi Buddha, persone che sono arrivate all’illuminazione ma rinunciano al Nirvana, cioè alla parte finalissima che tutti devono compiere per compassione degli esseri comuni. Quindi fanno un voto e da quel momento passeranno tutto il loro tempo adoperandosi affinché questo voto venga esaurito così che possano poi entrare nel Nirvana. Le vediamo ingioiellate proprio per far capire che non si tratta di Buddha. Un altro elemento particolare che è passato dall’India alla Cina ma che non è stato capito sono i mostri accanto al personaggio. I due mostri vogliono essere dei leoni che sono l’emblema della famiglia di Siddharta. Ma qui il leone non viene compreso ed è molto brutto da vedere.

Tempio rupestre di Yun'Gang

Prima opera nazionale commissionata da un imperatore di Wei settentrionale. È sì un tempio rupestre buddhista ma in realtà le prime grotte scavate sono 5 e 5 sono gli imperatori precedenti Wei settentrionali. Quindi è un po’ come se fosse un tempio ancestrale che viene fatto costruire. Le grotte sono enormi; i Buddha vanno da 14 a 16 metri e mezzo di altezza. Queste dimensioni hanno una doppia valenza: da una parte simboleggiano la grandezza del Buddha e del suo insegnamento, dall’altra simboleggiano anche la grandezza della dinastia che l’ha fatta costruire.

Triade con Buddha Sakyamuni al centro

Il Buddha è seduto a gambe incrociate; le mani sono atteggiate nel mudra della meditazione ma quello che rimane ci fa capire che forse la monumentalità o la pietra o comunque qualcosa lo distanzia molto da quelli che erano i prototipi indiani. La fronte è tagliata a metà, gli occhi sono allungati ma cadono quindi si rimpiccioliscono, le orecchie enormi e poi le spalle... se un uomo ha spalle così larghe non può avere un busto così corto quindi è sproporzionato. Qui si è scambiata la plasticità con la dimensione cioè è come se si fossero presi dei blocchi e messi insieme. Si scambia quindi la plasticità con il semplice voler dare volume. Le pieghe sono diventate un motivo decorativo del tessuto. Anche il Buddha affianco non è proporzionato: fianchi e pieghe schiacciati.

Scene della vita del Buddha

L’arte indiana invece mette in evidenza proprio il corpo della scultura, in evidenza è anche la dinamicità del personaggio pur essendo di per sé statico.

Esterno e interno della grotta num 18

Grande Buddha Stante

Ha sulla veste scolpiti dei mini Buddha. Motivo dei mille Buddha che vuole simboleggiare che il buddhismo si diffonde ovunque: moltiplicazione del Buddha.

Buddha Stante

Bronzo. Siamo nello stesso periodo. È una figura non mastodontica ma comunque alta 1.40 m. Qui si avvicina molto di più al modello indiano. Le gambe divaricate e piedi aperti il che rende la scultura più fissa e quindi meno mobile; rispetto del doppio orlo e addirittura il triplo e di nuovo il modo in cui la tunica si incontra in prossimità del polso formando delle pieghe. Il volto non è così squadrato ma più rotondeggiate con un sorriso più accentuato, orecchie con lobi allungati; i capelli sono resi in maniera più mossa. I volumi del corpo e la sua plasticità prende vita.

Grotte di Longmen

Quando i Wei settentrioni spostano la capitale a Luoyang fanno costruire anche qui un tempio rupestre, di Longmen.

Cappella Binyang Mediana

Pentade dominata dal grande Buddha. Il Buddha è circondato da due figure molto più piccole, Amanda e Kassiapa, i due discepoli prediletti del Buddha. E poi abbiamo due bodhisatva sulle pareti, in più una triade dominata da un Buddha stante fiancheggiato sempre da due bodhisatva. Quindi ho in tutto tre gruppi di figure per un totale di 11 sculture. Sculture in altorilievo.

Triade

(alla destra del Buddha assiso) Il corpo del Buddha è praticamente inesistente. Siamo nella seconda fase del buddhismo: esso viene infatti suddiviso in 4 fasi: nella prima il prototipo indiano è ancora vicino. Nella seconda fase, la su scritta, si vede una sinizzazione e una bidimensionalità: il corpo sparisce e vestiti pesanti, prettamente cinesi. Lateralmente la veste termina in due code che vengono chiamate code di pesce. Le pieghe sono ancora più appiattite di prima. Si ha una grande superficie mossa da queste piegoline. Il volto è ancora più quadrato e sono rimasti i capelli ricci. I bodhisatva qui sono molto sottili. Piedi enormi e molto schiacciati con copricapi molto cinesi.

Processione dell’Imperatrice

Bassorilievi che si trovano entrando nella grotta sopra la porta. Si vede la processione di donne ed è interessante perché è scolpito anche se il modo in cui vengono scritte le linee è più vicino alla pittura. Lo stile di queste figure è più vicino alle pitture e comunque i principi estetici sono gli stessi: corpo assente dietro vestiti ampi che fanno tante pieghe. I volti sono più arrotondati con acconciature complesse e portano il fiore di loto, simbolo del buddhismo che ha le radici nel fango che però quando sboccia è bianco. Dalla parte opposta abbiamo la stessa processione però al maschile: linee con un ritmo ripetitivo, pieghe appiattite, vesti ampie.

Alla divisione dei Wei settentrionali si nota un nuovo contatto con l’India.

Bodhisatva Stante/Buddha Stante

Il corpo comincia di nuovo a trasparire dalla veste che non ha più pieghe ed è aderente e che come tale mette in mostra il corpo. Questo accade sia nel nord oriente che nel nord occidente ma con stili diversi che dimostrano il fatto che il contatto con l’India arriva in queste due zone con strade diverse. Ad occidente arriva via mare, nella parte orientale arriva via terra e la traduzione di tutto questo sta in un ritorno dei volumi del corpo soprattutto nella plasticità delle figure.

I due sono correlati per il luogo dove sono stati trovati. Siamo nello Shandong dove stavano rifacendo un campetto da basket in una scuola superiore. Queste sculture sono state trovate all’interno di una fossa. Esse sono in ottimo stato di conservazione. La scoperta ha permesso di capire qual è stata l’evoluzione della scultura buddhista. Ma perché sculture in una fossa? Perché bisogna pensare che le sculture buddhiste, dopo la cerimonia del disegno degli occhi, contengono veramente la figura del Buddha e non si può distruggere una tale ricchezza.

La veste del Buddha è diventata una tunica vera e propria con tanto di collo e rappresenta l’accrocco di più pezzi di stoffa. Siamo nella terza fase della scultura buddhista. Il sorriso è segno di concentrazione; i lineamenti del volto sono piuttosto delicati; l’attaccatura dei capelli non taglia la fronte ma la alza un pochino e i capelli sono ricci. I bodhisatva hanno un’acconciatura particolare e in più delle corone o dei tessuti che formano delle corone. Una collana più rigida e corta e una più lunga. Ha sulle spalle una stola che passa intorno al braccio e quindi passa dietro e ricompare poi nella mano. La cintura tiene la gonna stretta in vita.

Padmapani

Lo stile è diverso. Pur riprestando attenzione al corpo umano, la figura rimane più rigida e squadrata. Le gambe sono movimentate dalla lunghissima collana che si incrocia sul ventre passando per un fermaglio e che poi si sviluppa sia su una gamba che sull’altra. Ha poi un’altra stola che si incontra davanti alle gambe. Molto movimentato però poco rigido. Padmapani vuol dire portatore di loto. È in realtà uno dei bodhisatva più importanti, Guanin, bodhisatva della compassione quindi quello che più di tutti rimane vicino agli uomini assumendo sia le sue sembianze, quindi di divinità, ma anche di un altro essere umano.

Buddhsita Pittura

Per vederla bisogna ricorrere alle grotte.

Grotta 285

Spazio più o meno quadrato. Entrando sulla parete di fronte c’è un Buddha seduto sul trono seduto su una nicchia con due bodhisatva. Lateralmente ci sono altre nicchie che ci fanno pensare che la grotta poteva essere usata o per riunire i fedeli o come spazi dedicati alla meditazione. All’interno della grotta ci sono sia le sculture che affreschi. I colori sono molto vivaci dove dominano o il verde e l’azzurro o gli arancioni. La grotta è interamente decorata.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/21 Lingue e letterature della cina e dell'asia sud-orientale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lorenza.dutto1994 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte cinese 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Rastelli Sabrina.
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