Sociologia
Ognuno di noi possiede un sapere sociologico comune essenziale ad orientarci nel mondo attraverso le aspettative. È un sapere con limiti personali di spazio sociale e legato al presente. La sociologia formula interrogativi sulla base di una riflessione teorica e cerca risposte sulla base di informazioni raccolte in modo sistematico. La sociologia ha sempre avuto un carattere critico.
La sociologia ha come oggetto lo studio scientifico della società. Essa presenta tre interrogativi essenziali: cos’è la società? È una disciplina scientifica e di che tipo? Quali sono i confini con le altre scienze sociali?
Interrogativi essenziali della sociologia
Essa ha un rapporto di studio e di produzione dello stesso oggetto che studia. Si comincia a parlare di società quando le relazioni sociali si indeboliscono (perdono quel carattere tradizionale antecedente al XIX secolo), ed è un prodotto degli stessi mutamenti storici e socio-culturali. Ciò pone un problema epistemologico.
L’immaginazione sociologica è il frutto della sociologia, e consiste nel saper fare un certo ordine nell’ambiente sociale e di comprendere la trama sociale tessuta da uomini e donne. L’identificare i problemi individuali e connetterli a quelli pubblici è l’essenza della scienza sociologica.
La sociologia e la modernità
La sociologia inizia con la modernità (‘800) con la nascita di capitalismo, urbanizzazione, burocratizzazione e stato-nazione. Tutto ciò è dovuto e perpetuato dal mutamento e dalla innovazione continua. Tuttavia, sono considerate statiche le società tradizionali? No, ma cambiano i ritmi.
Nella società moderna sono accadute tre rivoluzioni essenziali: la scientifica, la industriale e la francese. La rivoluzione scientifica modifica i criteri con cui si indaga l’ambiente fisico e gli stessi vengono estesi ai fatti sociali. Dalla rivoluzione industriale nascono le due visioni con cui è stata accolta: alcuni la vedevano motivo di emancipazione, altri la criticavano per la modifica delle relazioni nella struttura sociale portate dal capitale.
Nacquero le prime contrapposizioni tra società e comunità, ovvero il luogo in cui si condividono interazioni vere, una vita comune e una relativa assenza di ruoli sociali gerarchici. Altro oggetto primario che permette la nascita dei primi studi sociologici è la divisione del lavoro: una specializzazione crescente che diviene un oggetto di analisi molto attuale.
La rivoluzione francese come simbolo di opposizione ad una struttura definita della società tradizionale diviene motivo di indagine delle nuove relazioni successive alla caduta delle monarchie assolute.
Domande essenziali della sociologia
- Come è possibile la società?
- Come si è passati dalla società tradizionale alla moderna?
Le risposte essenziali date a ciò dai primi sociologi furono: Marx e la critica al capitalismo, Durkheim e la solidarietà sociale, Weber e il processo di razionalizzazione, Simmel e il processo di individualizzazione (o intellettualizzazione).
Possiamo dividere gli approcci classici attraverso due temi e due paradigmi: il tema dell’ordine che indaga l’equilibrio della società e il tema del conflitto che indaga invece le contrapposizioni di classe. I paradigmi invece sono il paradigma dell’azione (es: Weber) che si basa sulle scelte individuali a formare la struttura sociale e il paradigma della struttura che invece guarda alle rappresentazioni individuali e collettive come veicolate dalla struttura superiore (es: Marx). I paradigmi sono un insieme di teorie che si applicano ai campi di studio perché ritenute valide e consensuali. I periodi di rivoluzione sono periodi di transizione in cui i vecchi modelli non si possono più applicare siccome si sono sviluppate nuove teorie. Il paradigma verrà sostituito da uno nuovo.
Temi e paradigmi sociologici
Oltre ai temi e ai paradigmi ci sono degli assunti ontologici sulla natura umana che condizionano l’impostazione del lavoro teorico.
- Il tema dell’ordine pone la questione di come una società plurale come quella moderna possa avere un equilibrio. Le società tradizionali avevano un forte sistema di credenze (tradizioni o religione) che uniformava la stessa.
- Il tema del conflitto pone al centro il disordine e il mutamento, infatti la società moderna è ritenuta in continuo cambiamento conflittuale. L’ordine appare come una fase contemporanea, ma l’argomento di studio del sociologo sono i meccanismi che regolano il conflitto.
- Il paradigma della struttura vede la società in senso olistico, più della somma degli individui che ne sono inseriti e condizionati; lo studio è rivolto alla posizione che si occupa nella struttura.
- Il paradigma dell’azione si sviluppa negli stessi anni (fine ‘800) e riconduce le macrostrutture ai comportamenti, credenze e valori dei singoli. Si considerano quindi le motivazioni degli attori.
Il tema dell’ordine sociale
Prima della società moderna l’ordine era mantenuto da credenze trascendentali che legittimavano le leggi che governavano il mondo della natura e quindi il mondo umano. Quando la legittimazione viene messa in crisi attraverso una critica della sacralità si devono trovare nuove legittimazioni. Ad esempio, Hobbes (1588-1679) ritrova l’ordine nello stato, Smith nel mercato.
Hobbes influenzò la filosofia politica del 600-700: teorizzò che la vita allo stato di natura è violenta e di guerra perpetua, quindi la ricerca della pace divenne necessaria. L’unico modo riscontrato fu cedere la propria libertà ad un sovrano così che tutti vivessero in pace. Solo un diritto naturale rimane posseduto dagli uomini, il diritto alla vita, mentre gli altri diritti sono affidati ai sovrani a cui gli individui si sottomettono fin dalla nascita e che garantiranno il mantenimento della sicurezza della vita dei sudditi. Se un governo venisse meno ai patti dovrebbe perdere ogni legittimazione di potere.
Smith ritiene che il mercato sia la realizzazione dell’ordine naturale derivato dalla possibilità di raggiungere i propri interessi individuali realizzando la cooperazione alla base di qualsiasi sistema economico.
Dal momento che queste risposte non appaiono sufficienti bisogna trovare un meccanismo che operi all’interno dell’organismo sociale. I primi modelli di natura sociologica sono detti organicistici.
Spencer (1820-1893) è un esempio di sociologo che affianca società e organismo. Fu il teorico del darwinismo sociale per cui la società si evolve per processi di specializzazione e differenziazione (sul modello evolutivo classico delle specie). Il mutamento della società è dettato dalla lotta per la sopravvivenza. Le società semplici si evolvono in forme complesse differenziandosi in nuovi organismi e creando la divisione del lavoro.
Simmel (1858-1918) fu un filosofo e sociologo che proseguì oltre l’organicismo. Riprese la tematica della divisione del lavoro che produce la differenziazione sociale. La differenziazione sociale è la comparsa di organi specializzati che svolgono determinati compiti. L’individualizzazione della società moderna è determinata da questo processo.
Essendo gli individui sempre più differenti l’uno dall’altro per soddisfare le proprie esigenze necessitano delle specialità altrui: si produce una relazione di interdipendenza. La società moderna si mantiene prima di tutto perché esige uno scambio reciproco di tutti gli individui che la compongono. L’ordine sociale cresce spontaneamente dall’interno della società. Così si raggiunge la consapevolezza che la società moderna è formata da individui.
Grandi pensatori della sociologia
Emile Durkheim
L’oggetto della sociologia è un fatto morale, un insieme di credenze condivise che costituiscono la coscienza collettiva di un gruppo sociale su cui si basa la solidarietà sociale.
L’individuo è homo duplex, possiede due componenti: una individuale e una sociale. La prima è propria e unica, l’altra si muove in una società particolare. I due aspetti non sono facilmente separabili, ogni espressione è autonoma o legata al gruppo sociale di appartenenza? Egli distingue tra rappresentazioni individuali e collettive. Le rappresentazioni collettive hanno una forza coercitiva? Dipende dall’epoca storica.
C’è quindi un’ambiguità tra l’autonomia e la forza della società. Egli pone un assunto: l’origine del moderno sistema è da ritrovare nell’individualismo. Collega logicamente la divisione del lavoro alla specializzazione progressiva degli individui: ciò è all’origine dell’individualismo.
La specializzazione è dovuta alla richiesta della divisione del lavoro di sviluppare le proprie qualità, attitudini e talenti seguendo un ideale morale. Oltre a ciò ci sono altri ideali che esaltano invece un obiettivo comune, in aperta contraddizione con i precedenti. Si ritrovano le origini di ciò nello studio storico e sociologico dell’espansione delle società.
Ci sono due differenze tra società semplice e tradizionale: l’assenza/presenza della divisione e specializzazione del lavoro non solo nell’ambito economico. L’aumento della specializzazione è in relazione con l’ordine morale. Ciò è spiegato ne “la divisione del lavoro sociale” (1893). Il problema centrale è il tema dell’ordine. Coglie un nesso tra la divisione del lavoro e la solidarietà sociale.
Esistono due forme di solidarietà: meccanica (società segmentarie) e diffusa o organica (moderne). La solidarietà sociale si misura con i tipi di diritto che si possiedono. Qualsiasi forma di vita sociale produce una regolamentazione morale che si esplicita istituzionalmente nel diritto, ovvero le regole di condotta e sanzione.
Esistono due tipi di sanzione, le repressive (vicine all’odierno diritto penale) che sembra presupporre l’esistenza di una coscienza collettiva che sancisca che alla pena corrisponda una risposta emotiva. La pena tutela la coscienza collettiva. È un esempio di solidarietà meccanica. Le restitutive invece tendono a restituire il colpevole alla società (diritto civile). Esempio di solidarietà organica.
La solidarietà meccanica appartiene alle società segmentarie (tribù o clan), cioè fortemente omogenee. Ogni unità è un segmento della stessa retta. Ciò che unisce questi individui è un vincolo fondato sulla credenza di una comune origine (o identità). All’esterno si mostra come una credenza religiosa o sacrale.
La solidarietà organica appartiene alle società moderne in cui prevale la divisione del lavoro. Il vincolo appare di natura interna, fondato su nessi di interdipendenza funzionale tra le varie professioni svolte da individui e gruppi sociali. Non è perciò legato ad una accettazione di vincoli identitari o da credenze.
Nella seconda edizione del saggio (1902) si accorge che un sistema interdipendente potrebbe funzionare da sé senza nessuna necessità di critica. Quindi teorizza l’indebolimento della coscienza collettiva: il culto dell’individuo, auspicato per trovare un nuovo sistema morale per le società moderne, parrebbe la soluzione all’individualizzazione che è tutt’altro che ininfluente sull’assetto morale. Egli è consapevole che nemmeno le credenze religiose sono più in grado di mantenere la coscienza collettiva quindi propone una nuova forma di sacro. L’affermazione dell’autonomia, dell’identità, del valore dei singoli individui sembra poter essere un nuovo culto sacrale in sostituzione della religione e delle credenze per poter rifondare una coscienza collettiva. In alternativa se non è più possibile valorizzare le credenze diffuse si potrebbe farlo con le piccole aggregazioni gruppali, sul modello delle corporazioni precapitalistiche, creatrici di coscienze collettive.
La critica avanzata da molti riguardò il conflitto interno delle società: se ritiene che la divisione del lavoro garantisca una solidarietà organica, come può spiegare che esistano situazioni di disordine sociale perpetue come gli scontri tra classi. È costretto a riconoscere che la solidarietà organica ha il problema dell’anomia, ovvero la mancanza di regolamentazione. Ciò è dovuto alla velocità dello sviluppo delle divisioni economiche che non ha permesso all’apparato morale di trovare un equilibrio. Definisce la società moderna come anomica, producente anomia.
La ricerca sul suicidio
“È assolutamente certo che un aumento costante di suicidi testimonia un grave turbamento nelle condizioni organiche della società”. Vuole applicare il metodo sociologico per spiegare empiricamente una scelta a prima vista individuale e personale. Al sociologo durkheimiano non interessano le motivazioni che spingono all’atto, ma l’attenzione è rivolta alla società come causa prima. Il suicidio è interpretato come gesto di un individuo che si sottrae alla coesione sociale. Quindi la ricerca sarà rivolta al tasso di suicidi in archi temporali e contesti differenti per attuare un confronto non sulle motivazioni individuali, ma su un fatto sociale.
Il suicidio era già indagato dalla letteratura statistica che considerava fattori biologici, geografici e sociali. Durkheim analizzandoli scarta le motivazioni biologiche e geografiche e si concentra sul fatto sociale. I primi dati raccolti danno una progressione del tasso di suicidi per mln nell’arco di dieci anni (1866-70/1871-75/1874-78) in stati differenti. Si può vedere come i singoli paesi abbiano tassi molto differenti (es: Italia 30-38, Sassonia 193-334) sia per la loro progressione sia per il numero dei singoli stati.
Durkheim tenta di rilevare una serie di correlazioni statistiche forti. La prima è che le spiegazioni geografiche e biologiche spiegano poco della varianza del cambiamento. Quella più forte appare la differenza del credo religioso dei diversi stati. Rileva che i paesi a confessione cattolica hanno meno suicidi dei paesi a confessione protestante; i protestanti hanno tassi maggiori di suicidi di tutte le altre confessioni. Siccome non esiste differenza morale tra le due chiese (suicidio condannato da entrambe), egli si concentra sulla ragione sociale. Questa è che la confessione protestante offre un grado di coesione sociale minore rispetto alle altre religioni, cioè il livello di integrazione dell’individuo nella società. Inoltre la confessione protestante favorisce un libero esame, autonomo e davanti a Dio senza intermezzi, mentre la religione cattolica presenta una forte gerarchia mediatrice: la comunità cattolica favorisce un’integrazione dell’individuo, la religione protestante meno.
A questo punto Durkheim controlla se esiste una correlazione della frequenza con i dati su l’appartenenza a altri gruppi sociali, come ad esempio il nucleo familiare: infatti il tasso di suicidio è superiore in individui non sposati e più la famiglia è numerosa meno sono i suicidi, così come le donne con figli incombono di meno nella scelta estrema. Altra correlazione viene identificata nella situazione politica ed economica, dove guerre e crisi nazionali comportano un minore tasso di suicidi, la cui diminuzione sembrerebbe legata ad una maggiore integrazione con la comunità.
La prima sintesi che ne trae è che il tasso varia in ragione inversa al grado di integrazione nei gruppi sociali. Da questa definizione ne ritrae una prima tassonomia dei suicidi, proponendo un nome a questo tipo di suicidio: suicidio egoistico. Si può interpretare con un’affermazione eccessiva dell’io individuale sull’io sociale.
Il secondo tipo di suicidio è chiamato anomico. Se nel primo caso era spiegata dall’integrazione sociale, in questo caso è la regolamentazione morale, ovvero l’apparato di norme ed ideali che suggerisce modelli di comportamento e introduce le sanzioni a determinati atti (es: punizione per suicidio nell’aldilà). Si concentra sulle relazioni economiche, ovvero la divisione del lavoro. Studia l’andamento del tasso nei diversi settori occupazionali, così si individua una relazione tra le specializzazioni e il tasso di suicidio. Identifica correlazioni tra il tasso e le fasi di depressione economica e anche il cambiamento delle abitudini in fasi di cambiamento generale economico. La motivazione si ritrova nella mancanza di regolazione morale delle relazioni economiche.
Nelle società premoderne il suicidio non era assente, ma assume forme differenti: introduce il suicidio altruista e il suicidio fatalista. Il primo è in relazione a un eccesso di integrazione sociale, come ad esempio un kamikaze che aderisce profondamente ai valori e ai legami sociali; il secondo è legato a un’adesione alle norme eccessiva, come il capitano che lascia la nave che affonda per ultimo.
Tipi di società
Le società sono fatti sociali. La morale comune è la base di una società.
Le società semplici sono quelle in cui c’è una scarsa divisione del lavoro. Ciò determina il grado di coscienza collettiva, ovvero della morale diffusa e condivisa (insieme a sentimenti, rappresentazioni, interessi…). In queste società il tipo di processi e interazioni tra individui sono definiti solidarietà meccanica, per cui l’integrazione e la regolamentazione sono di tipo meccanico e tutti si comportano tendenzialmente allo stesso modo: è ridotta l’autonomia dell’individuo. Tuttavia l’individuo non dipende pienamente dagli altri, poiché non deve fare appoggio sull’esperienza di altri per poter sopravvivere.
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Appunto Hobbes e Rousseau
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Appunto incompleto
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Appunto esame Storia del pensiero sociologico
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Principi della termodinamica, appunto