TECNOLOGIA DELLA FORMULAZIONE DEI PRODOTTI ALIMENTARI
L0.
Il tema del corso è il prodotto alimentare, pensato come l’intersezione di due ambienti
apparentemente distinti, quello dell’azienda alimentare con i suoi obiettivi e necessità
e dall’altra parte il processo che ha obiettivi tecnologici e specifiche modalità di
gestione e ha necessità di una funzionalità efficiente. L’intersezione è il prodotto
alimentare pertanto non è un’unità a sestante ma frutto di un sistema con obiettivi
specifici. Il prodotto viene normalmente studiato e valutato con una serie di
competenze varie che vanno dalla chimica, biochimica, igiene,tossicologia etc… Nella
visione tradizionale manca tuttavia la tecnologia della formulazione che è un
approccio multidisciplinare che si sviluppa attingendo competenze conoscitive e
modalità operative di soluzioni pratiche per la produzione di prodotto in varie
competenze. Il processo di produzione parte dallo sviluppo di un idea verso la
produzione e commercializzazione finale del prodotto. Sono fasi che richiedono varie
competenze e un’interrelazione tra funzionalità aziendali differenti. Si parla di fasi ben
codificate, dalla ricerca alla fase di creazione , di rifinitura dell’idea fino alla
realizzazione, promozione e valutazione del mercato. Sono necessarie per arrivare alla
produzione di un alimento.
La formulazione del prodotto si basa sempre su un triangolo : processo-formulazione-
proprietà prodotto che si vogliono raggiungere. (es gelato, esso è un alimento
complesso che necessita il superamento di varie sfide dal punto di vista fisico per
ottenere un prodotto finito gradevole e idoneo alla richiesta del consumatore, ciò è
spiegato ad esempio dall’ingredientistica che sta dietro la sua produzione). Il cambio
anche delle tecniche di lavorazione incidono sui co ingredienti e sulla formulazione
che devono essere introdotti ,in funzione, con concentrazioni differenti. Medesimo
discorso può essere fatto ad esempio sulla formulazione della stampa 3d del prodotto
in questo il gelato. Quindi alle necessità nuove della tecnologia di produzione deve
sempre essere affiancato lo sviluppo della tecnologia di formulazione adeguata in
modo sempre da soddisfare il consumatore.
Un altro esempio possono essere le creme liofilizzate , dove si indicano con
etichettature più corte, troviamo un abbondante utilizzo di additivi e ingredienti
secondari che soddisfanno le esigenze funzionali del prodotto. Da uno studio accurato
partendo dalla liofilizzazione come processo al suo studio in termini di T e p nel tempo
si è arrivati a definire che gli ingredienti secondari aggiunti non hanno solo
un’incisione sensoriale ma sono legati proprio a controllare il processo (soddisfazione
tecnologica e non solo sensoriale)e renderlo possibile. (Liofilizzazione: processo che
prevede sublimazione dell’acqua e che prevede un congelamento seguito da due
essiccamenti primario e secondario).il mondo della tecnologia alimentare si presenta
come un triangolo partendo dalle base più importante che è la fascia della tecnologia
della produzione, rispetto al vertice più piccolo che è la fase della competenza della
formulazione. In mezzo vi è la fascia degli analisti che analizzano prodotti finiti e allo
stesso tempo con il processo.
La tecnologia della formulazione è una disciplina emergente presente in molte
industrie non solo alimentari, è una disciplina che segue un approccio multidisciplinare
necessario per sviluppare nuovi ingredienti specifici e nuovi prodotti. Pone particolare
attenzione sull’aspetto chimico e biochimico in relazione al processo di trasformazione
di materiali nel prodotto finito. Quindi si occupa di tutti gli alimenti indipendentemente
dalla loro natura e nello specifico da attenzione a ciò che essi poi andranno a svolgere
e in che modo.
Ingrediente = è una sostanza che forma parte di una dispersione. Quindi gli alimenti
possono essere definiti dal punto di vista fisico come dispersioni. In funzione degli
ingredienti a livello di presentazione finale ed etichettatura , si distinguono tra generici
oppure con finalità salutistiche e che quindi possono presentare in etichetta claim
specifici di funzionalità o nutrizionali. Esistono prodotti borderline che si interfacciano
con l’ambiente farmaceutico come i prodotti nutraceutici, una categoria di sostanze e
non alimenti ottenuti per isolamento da matrici alimentari che sono commercializzati
in forma pura o abbastanza purificata. Si tratta di preparazioni che hanno subito
estrazioni. Gli alimenti presi in studio in questo corso possono essere generici,
fortificati nel caso in cui sia presente il 10% o più di un particolare nutriente con
finalità riconosciute diverse dal fornire semplicemente energia. La classe degli alimenti
funzionali è definita come alimenti che hanno documentati benefici dal punto di vista
salutistico e che quindi o promuovono benessere o prevengono situazioni patologiche
e pertanto rappresentano una classe complessa di prodotti in cui troviamo alimenti
naturali come carote (b carotene) oppure possiamo avere alimenti processati integrati
con qualche aggiunta di componente a buona finalità salutistica come gli yogurt
arricchiti in calcio oppure ancora alimenti che hanno materie prime prodotte tali da
essere ricche di un componente con elevate capacità salutistiche come i pomodori con
un alto livello di licopene. Sono tutti chiamati ingredienti funzionali da non confondere
con gli alimenti funzionali o superfood ma ci occuperemo di ingredienti funzionali
ovvero ingredienti che esprimono funzionalità fisiche all’interno di una matrice
alimentare. Molti degli alimenti contengono componenti naturali che hanno una
grande potenzialità funzionale- fisica ad esempi molti componenti naturali che
agiscono come emulsificanti altri in grado di plasticizzare una matrice etc.. Queste
proprietà possono essere sviluppate da componenti naturali che sono presenti di per
sé nella formulazione come ingredienti primari come proteine,lipidi etc… che svolgono
un azione fisica all’interno del prodotto. Quindi a questo patrimonio naturale di
componenti con ruolo funzionale si utilizzano altre sostanze nella formulazione che
coprano funzionalità necessarie nella classe alimenti ad esempio per dare stabilità al
colore , proprietà gelanti, modificatori della texture , che controllano stabilità allo
scongelamento e congelamento etc… Ovviamente sono presenti in quantità
decisamente più basse che lavorano in sinergia . Si parla di additivi alimentari. Gli
additivi alimentari sono sostanze che sono aggiunte intenzionalmente ad un alimento
al fine di compiere specifici ruoli tecnologici, tali ruoli possono essere legati a proprietà
percepite sensorialmente come colore, texture etc.. oppure possono servire per
funzioni non direttamente visibili come il prevenire la degradazione quindi per
conservare il prodotto. Sostanze in concentrazioni basse con ruoli funzionali specifici.
Sono ammessi dalla comunità europea e sono valutati attentamente prima di essere
ammessi nel libero utilizzo e sono identificati con 2 modalità : E seguito da un numero
che identifica la classe tecnologica oppure sono presenti col loro nome specifico (es:
gomma di xantano che è un idrocolloide o la troviamo scritta tale o con E415). I
produttori giocano spesso su questa duplice identificazione in quanto delle volte è
meno impattante sul consumatore la dicitura E415 ad esempio piuttosto che il nome
stesso del prodotto. Ingrediente funzionale: la schiuma della birra, la schiuma è una
dispersione di aria in liquido ed è gradito al consumatore avere una schiuma
persistente quindi l’obiettivo è mantenere una schiuma stabile e di grande massa. La
schiuma pertanto si può osservare a diversi livelli. Attraverso la microscopia ottica e
quindi ingrandendo si osserva la struttura e spingendo alla scala nanoscopica si può
notare che due pareti di bolle d’aria sono separate da un liquido intermedio (un film di
interfaccia). Ancor + nel dettaglio si osserva tale film e la sua struttura che ospita
molecole che hanno un ruolo specifico ovvero di stabilizzare i due liquidi a contatto,
per cui la molecola che è qui presente è una molecola che ha una stabilità
termodinamica tale da mettere in contatto la fase gassosa con quella liquida. Quindi
per ottenere birre dalla schiuma persistente è necessario lavorare sulla stabilità
dell’interfaccia e fare in modo che essa si arricchisca di un agente di interfaccia ovvero
l’emulsionante. La birra non contiene additivi quindi i ruolo per stabilizzare la schiuma
è data da molecole naturalmente presenti tra gli ingredienti della birra, in questo caso
sono le proteine che agiscono stabilizzando la schiuma. Si parla di proteine che
interagiscono con i lipidi polari presenti nel sistema stabilizzando quel film
nanodimensionato che è la parete di bolla d’aria. Quindi le proteine hanno ruolo anche
funzionale. Il caso opposto è quello di additivi veri e propri che hanno un ruolo non di
stabilizzazione dell’interfaccia ma anzi di rottura di questa interfaccia ovvero di
molecole che vengono assorbite da questa superficie di interfaccia e che annullano il
ruolo delle molecole con attività di superficie che causerebbero di per sé una stabilità
della schiuma quindi vanno a distruggere queste strutture di stabilizzazione del film
interfacciale. Sono agenti antifuming ovvero antischiuma e tali agenti sono agenti che
indeboliscono la membrana e la connettività e ciò è necessario in molti passaggi
tecnologici quando un insorgere naturale di schiuma può dar fastidio alla gestione di
una fase dell’impianto di trasformazione. Quindi ci sono preparazioni in cui le attività
schiumogene vengono bloccate. (questi sono ingredienti con funzionalità di tipo fisico).
Ogni additivo ha la sua specifica funzionalità. Inoltre aiutano a mantenere il prodotto in
uno stato qualitativo richiesto dal consumatore. Ovviamente sono componenti
altamente controllate e devono rispettare regolamenti molto rigidi, che indicano i
criteri per l’utilizzo e lo scopo e anche una modalità di utilizzo che non metta in
pericolo la sicurezza del consumatore. Chi si occupa a livello europeo di valutare gli
additivi è L’EFSA che sta a Parma. Ha un suo iter di valutazione e in caso positivo
assegna il codice E… per poi essere messo in commercio. L’EFSA oltre a valutare la
sicurezza dei nuovi tiene monitorata anche la funzione di quelli già messi in
commercio da tempo rivalutandoli in base alle tecniche e innovazioni scientifiche
scoperte col passare degli anni. Si va così a formare l’ADI ovvero quella dose
giornaliera ammessa espressa in mg/kg corporeo/die e la dose massima può essere
rivalutata in base a dossier specifici aggiornati che l’EFSA poi valuterà. Questi additivi
sono normati da una legge comune raggiunta negli anni, l’EFSA infatti attualmente
lavora stabilendo 3 direttive: la lista degli additivi che possono essere impiegati, gli
alimenti in cui gli additivi possono essere utilizzati e i livelli max ammessi e la
sicurezza e purezza richiesta per ciascuno. L’EFSA ha dei competenti specifici che
valutano tutti questi aspetti ma si avvale anche di competenti indipendenti a supporto
come università etc.. che grazie alla ricerca possono supportare certi dati e certe
modalità di utilizzo. L’obiettivo è quello di fare un’analisi di rischio per far si che
l’additivo non possa ingannare il consumatore. Dall’inizio fino alla fine possono
intercorrere nel processo di valutazione di un additivo circa 10 anni, i primi per fare
test , poi la valutazione e infine un’approvazione nei singoli paesi delle indicazioni
stabilite per l’utilizzo. Gli additivi possono poi essere classificati in 2 grandi famiglie, da
una parte quelli che mantengono la freschezza e prevengono il deterioramento e
dall’altra quelli che amplificano e promuovono gli attributi di qualità di un prodotto.
Purtroppo l’allarmismo ingiustificato agli additivi che nasce dall’ignoranza del non
conoscere la natura di questi additivi e la loro specifica funzione. L’uso degli additivi
deve essere sicuramente l’ultima spiaggia , ovvero prima si cercano tutti i metodi
tecnologici possibili per raggiungere un dato risultato ma certo non vanno
demonizzati. Secondo un sondaggio l’intolleranza che può portare ad allergie nei
confronti di additivi (che vengono dalle penicilline) di rapporto 150:2 . Quindi sono da
monitorare e fare uso con criterio ma l’allarmismo è esagerato rispetto agli effetti che
possono provocare sull’uomo. Nanocellulosa batterica = potenziale nuovo additivo che
viene sintetizzata come b-glucano extracellulare impiegato dai glucanobatteri, è un
polimero con grandi potenzialità tecnologiche come alta idrofobicità, cristallinità,
resistenza meccanica elevata etc… Impiegata specialmente come materiale di
packaging ma anche come agente ispessente , gelante etc… oppure anche nei dessert
come ingrediente nei prodotti carnei anche. Ciò che è importante ricordare è l’iter di
approvazione ovvero un prodotto di cui già scientificamente si prova che è ottimo
all’utilizzo prima che si impiega sul mercato da che viene concepita l’idea, passano
oltre 5 anni. Novel Food= cibi e ingredienti introdotti dopo il 15 maggio 1997 o
ottenuto da nuove tecnologie o come ingrediente isolato e applicato in determinate
situazioni. Per poterli impiegare devono anch’essi essere accompagnati da prove
scientifiche che dimostrano l’efficacia e l’efficienza del loro impiego stabilite dall’EFSA.
Ovviamente si tratta di alimenti sani e sicuri nell’utilizzo. Esiste poi una scala di TRL
ovvero technology ridlness level , va da 1 a 9 ed indica il grado di avanzamento di una
tecnologia nuova dove 1 è solo poco + di un’idea teorica, il 2 è una prima valutazione
di fattibilità tecnologica, il 3 rappresenta livelli di ricerca di laboratori che sviluppano il
concetto e via dicendo crescendo fino a livelli superiori a 5, l’ 8 è la definizione di
fattibilità economica e il via libera dal punto di vista regolatorio e il 9 finale è quello di
fine processo per cui la tecnologia è completamente commercializzabile sul mercato.
Esempi: tecnologie ad alte pressioni che consentono di superare i vecchi sistemi di
trattamento termico sono molto avanzate (livello 8) e ci sono già soluzioni molto
impiegate. Le radiofrequenze o di campi alternati sono una tecnologia nuova (5,6) e
così via. Si classificano quindi 3 grandi classi di queste tecnologie emergenti con TRL
altissime, quelle non termiche emergenti come ultravioletto e infine quelli emergenti
che sta uscendo ora dai laboratori come plasma freddo, ultrasuoni etc… Gli alimenti
prodotti che vorranno impiegare tali tecnologie devono sottoporsi ad un iter di
approvazione dall’EFSA.
L1 INIZIO CORSO
Si parla in tal corso di scienza del materiale dai quali si nota che le proprietà
macroscopiche del prodotto dipendono da tutte le organizzazioni che il prodotto ha a
livelli non visibili ovvero al di sotto della macroscala. Questa organizzazione prosegue
al di sotto con microscala, mesoscala,scala molecolare e scala nanometrica. Esiste
difatti una gerarchia in termini dimensionali delle particelle che compongono la
materia di studio, si parte con dimensioni molto piccole che interessano
l’organizzazione molecolare come proteine, carboidrati , nanoemulsioni etc… che sono
nell’ordine di 1-100 nm seguiti da emulsioni e alimenti schiumogeni nell’ordine dei
micrometri per infine arrivare alle strutture alimentari + complessi originatesi al
termine come risultato di processi di trasformazioni come le polveri o gli alimenti
stessi finiti che raggiungono la scala dei mm-cm. Tutto questo approccio fa molto
riferimento all’analisi fisica dei materiali che può essere dimensionale (granulometria
delle polveri ad esempio) , la reologia che caratterizza il comportamento funzionale
dei componenti alimentari). Segue l’analisi termica che serve a simulare il
comportamento del materiale sottoposto a stress termici ove grazie ad uno specifico
strumento è possibile quantificare in termini fisici la quantità di energia necessaria per
fare avvenire determinati fenomeni dipendenti da T. Molti sistemi alimentari sono visti
come sistemi dispersi, ovvero un sistema dove si ha la co presenza di una fase
dispersa distribuita come unità concrete all’interno di una seconda sostanza che
rappresenta la fase continua della dispersione. L’elemento critico e + importante da
controllare in una dispersione è l’interfaccia che esiste tra le due fasi in quanto avente
ruolo strategico molto importante. Difatti molte proprietà tecnologiche si vanno a
controllare direttamente esercitando a sua volta una forma di controllo su tale
interfaccia. Le soluzioni hanno dimensioni <1nm sono sistemi omogenei di Sali,acidi e
basi, tramite condensazione o aggregazioni possono dare origine alle dispersioni
colloidali di dimensioni tra 1 e 500 o 1000 nm e sono sistemi microeterogenei
composti di plasma e soluzioni macromoleoclari. Attraverso coagulazione danno
origine alle dispersioni eterogenee (viceversa per dare le precedenti di prosegue per
dispersione) con dimensioni >500 o 1000 nm e sono sistemi eterogenei come il
sangue o il latte. Ciascuna di esse ha caratteristiche fisiche ben specifiche. Ad
esempio a livello di passaggio attraverso membrana lo possono compiere solo le
soluzioni mentre le dispersioni colloidali solo in alcuni casi ove non si hanno barriera
semipermeabili e le dispersioni eterogene invece no. Così come la sedimentazione che
interessa le dispersioni eterogene e non le soluzioni e
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