Language, Mind and Knowledge
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Esame da 9 Cfu Prof.ssa Coliva
Cosa si intende con epistemologia o gnoseologia? Cosa si intende con
‘conoscenza’?
metafisica e ontologia? A cosa ci riferiamo con il termine
“teoria della conoscenza”? Quali sono i
In filosofia cosa si intende con
principali sistemi per arrivare alla conoscenza? Cosa si intende con la
“testimonianza”?
parola
S 1: D G
ECTION EFINIZIONI ENERALI
1. Epistemologia, Gnoseologia o Teoria della Conoscenza
“scienza della conoscenza certa”, e dalla
Il termine epistemologia deriva dal greco episteme, ossia
“discorso”. Si tratta di quella branca della filosofia che si
parola logos, ossia occupa di analizzare le
condizioni che concepiscono la conoscenza scientifica e dei metodi per raggiungerla. Nelle regioni
di lingua inglese il termine epistemologia viene usato come sinonimo di gnoseologia o per meglio
dire teoria della conoscenza. Tale disciplina si occupa dello studio della conoscenza in generale. In
dei fondamenti, dei limiti e della validità del sapere
età moderna, la gnoseologia è divenuta l’analisi
o della conoscenza umani, intesi essenzialmente come rapporto tra il soggetto conoscente e oggetto
conosciuto. Questa scienza, nota in Inghilterra come epistemology, comprende diverse branche che
ad oggi sono divenute oggetto indagine filosofica: tra queste vengono principalmente annoverate
il realismo, il razionalismo, l’idealismo,
l’empirismo, lo scetticismo, la fenomenologia e così via.
Figura 1 Schema sintetico delle principali tendenze epistemologiche di fronte al quesito della conoscenza
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2. Metafisica e Ontologia sensibile,
La metafisica è quella parte della filosofia che, andando oltre gli elementi dell’esperienza
si occupa degli aspetti ritenuti più autentici e fondamentali della realtà. Essa mira allo studio degli
“enti” nella loro interezza, a differenza delle scienze specifiche, che si occupano delle loro singole
metafisica le
determinazioni empiriche, secondo punti di vista ben ordinati. Rientrano nell’indagine
di Dio, dell’anima, l’essere in sé, l’origine ed il senso del
questioni come l’esistenza l’immortalità
cosmo. Nello studio generalistico di queste tematiche, la metafisica si lega all’ontologia, ovvero la
in quanto tale. Uno
disciplina che studia l’essere degli interrogativi della metafisica di fatti è proprio
“perché piuttosto che il nulla?”.
il l’essere Intendo principale di questa disciplina è studiare quelli
che vengono definiti principi primi sotto il profilo qualitativo: a differenza della matematica che ne
naturale. Lo scopo ultimo della metafisica è
studia la quantità, o della fisica che ne studia l’aspetto
quello di capire la verità in sé stessa. Tra i più importanti metafisici si annoverano Socrate, Platone,
Aristotele, Campanella, Cartesio, Spinoza, Fichte, Leibniz.
3. Cosa si intende con Empirismo?
Con il termine empirismo si intende quella corrente filosofica, nata nella secondo metà del Seicento
in Inghilterra, secondo cui la conoscenza umana deriva esclusivamente dai sensi o dall’esperienza.
I maggiori esponenti dell’empirismo anglosassone furono John Locke, George Berkeley ed anche il
filosofo scozzese David Hume. Costoro negavano che gli esseri umani avessero idee innate o anche
L’empirismo si sviluppò in una linea
che qualcosa fosse conoscibile a prescindere dall’esperienza. e
di pensiero contrapposta al razionalismo, corrente filosofica condotta sulla base dell’introspezione
sul ragionamento deduttivo. Gli empiristi considerano come base del metodo scientifico e di tutta la
e la fede (come
conoscenza l’osservazione del mondo, piuttosto che l’intuito i razionalisti). In età
sosteneva che tutta la conoscenza viene acquisita dalla nostra coscienza con
moderna, l’empirismo
di sensazioni interne o esterne. Gli empiristi anglosassoni concepivano la conoscenza alla
l’ausilio
stregua di un processo meccanico-determinista: la mente umana, per essi, è una tabula rasa che vien
plasmata dalle impressioni dei sensi (esperienza e ciò che percepiamo attraverso i sensi).
4. Cosa si intende con il termine conoscenza?
La conoscenza è la consapevolezza e la comprensione di fatti, verità o informazioni ottenute grazie
all’esperienza o all’apprendimento, ovvero tramite l’introspezione. La conoscenza è la coscienza
di possedere informazioni connesse fra di loro, le quali prese singolarmente hanno un valore ed una
utilità inferiore. Lo studio della conoscenza in filosofia è affidato all’epistemologia (disciplina che
si interessa della conoscenza come esperienza o scienze ed è quindi orientata ai metodi e ai sistemi
con cui si arriva alla conoscenza) ed alla gnoseologia (disciplina che indaga i problemi a priori della
conoscenza in senso universale). I capi saldi di questa disciplina furono costruiti da Aristotele, però
moderna, in Inghilterra, si diffuse una corrente filosofica secondo
nel corso dell’età cui la quale la
conoscenza deriva unicamente dall’esperienza sensibile. I principali esponenti di questo corrente di
pensiero filosofico furono Bacone, Hume, Locke, Hobbes, Barkeley. Per loro, i principi base a cui
intendevano ricondurre ogni forma di conoscenza umana erano essenzialmente due: la verificabilità,
secondo cui ha senso conoscere soltanto ciò che è verificabile a livello sperimentale (ciò che invece
non può essere verificato, non esiste oppure non ha valore oggettivo); il meccanicismo, in base al
quale ogni fenomeno (compresa la conoscenza umana) avviene secondo leggi meccaniche di causa
ed effetto. Secondo gli empiristi, la mente umana è una tabula rasa al momento della nascita, cioè
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priva di idee innate. Dopo la nascita, le impressioni dei sensi prenderebbero ad agire in maniera del
tutto autonoma e meccanica sulla nostra mente, plasmandola e facendo sorgere in essa dei concetti.
lo
5. Cos’è Scetticismo filosofico?
I filosofi di ogni epoca si sono sempre interrogati se sia effettivamente raggiungibile la conoscenza
“conoscenza”. Se
o se sia possibile giustificare abbastanza le nostre convinzioni da poterle chiamare
si risponde di NO a queste domande si approda al cosiddetto scetticismo filosofico. Tale disciplina
indaga criticamente la conoscenza degli uomini e cerca di stabilire se essa sia rispondente al vero. I
seguaci di questa disciplina sostengono che non è possibile ottenere una conoscenza vera, o fondata
quantomeno, perché la giustificazione non è mai del tutto certa.
6. Cosa si intende in filosofia con testimonianza?
Tra le forme del processo conoscitivo che più direttamente rimandano all’interpersonalità, si può
ovvero al
per certo annoverare la testimonianza. Essa è legata in modo indissolubile all’individuo,
testimone, e consiste nella relazione di fiducia che egli riesce ad instaurare con i destinatari della
testimonianza stessa. Questa forma di conoscenza non ha goduto di grande stima in filosofia, perché
ritenuta fonte di conoscenza inferiore rispetto all’inferenza (ragionamento logico) o all’esperienza
sensibile. La testimonianza è stata vista dai filosofi come una via di serie B di accesso alla verità.
il concetto di verità:
Fra le cause da cui nasce questa valutazione negativa, vi è senz’altro la verità
adeguata alla testimonianza non può essere verificata se non in maniera indiretta, producendo così
una verità depotenziata, capace di attrarre un assenso instabile, privo di fondamento. Gli ambiti di
riflessione filosofica della testimonianza sono quelli dove essa assume grande importanza, come la
religione (testimonianza diretta o testimonianza indiretta, tramandata dalle Sacre Scritture e dalle
rivelazioni), l’ambito giuridico (in un processo la testimonianza è uno strumento privilegiato per il
raggiungimento della verità). In tal senso, la testimonianza diventa una forma di comunicazione e di
trasmissione della verità (noi individui apprendiamo ed acquisiamo conoscenza principalmente con
la testimonianza). Poi, il grado di coinvolgimento che il testimone mostra nella sua testimonianza
può portare il destinatario a credervi con una maggiore o minore intensità.
I F T
L ULCRO DELLA ESTIMONIANZA ED IL PENSIERO DEI FILOSOFI
7. Reid e Hume: testimonianza come fonte di conoscenza
La testimonianza è una fonte di conoscenza molto importante, perché ci permette di acquisire ogni
giorno, sin dalla nostra nascita, un numero infinito di informazioni e conoscenze: dalle più semplici,
come le indicazioni stradali, a quelle più complesse, come una lezione universitaria; o ancora quelle
più familiari, come le storie e i racconti dei nostri amici. La testimonianza, pertanto, ha una valenza
umano. Tuttavia essa non è
enorme nella vita dell’essere mai stata considerata dai filosofi come una
fonte di conoscenza primaria: la testimonianza, infatti, non è mai stata vista come uno strumento di
o alla ragione. Uno dei
conoscenza paragonabile alla percezione, alla memoria, all’introspezione
pochi filosofi ad aver rivalutato e rivendicato il valore della testimonianza è stato Thomas Reid. Il
che la testimonianza possa essere sottomessa o sminuita
filosofo scozzese, infatti, contrasta l’idea
davanti alle altre fonti di conoscenza. Reid, per queste sue idee innovative, si può definire un
outsider, in quanto egli fu uno dei primi filosofi in epoca illuminista a rivalutare le posizioni assunte
dai filosofi a lui contemporanei sul valore della testimonianza. In contrapposizione alle opinioni
reidiane viene posto di norma il lavoro di David Hume. Altro grande filosofo scozzese, Hume, in
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antitesi a quanto affermato da Reid, asseriva che la testimonianza ha un valore inferiore rispetto alle
altre fonti conoscitive ed, in particolar modo, alla percezione.
Attraverso le sue teorie, Reid cerca di ricondurre la filosofia al cd. senso comune (ossia la capacità
di riconoscere in modo immediato, grazie all’intervento della ragione natuale, i principi
dell’uomo
fondamentali della conoscenza, della moralità e della religione), capacità che secondo il filosofo fa
parte di tutti gli uomini. Lo scopo finale del suo lavoro è tuttavia quello di giungere ad una teoria
della conoscenza (epistemologia) che metta in relazione il mondo esterno con la mente umana.
Questa correlazione, Reid la crea sulla base del processo di conoscenza e coscienza che acquisiamo
progressivamente dalle impressioni ricevute dagli oggetti del mondo esterno (dall’impressione
successivamente si arriva alla sensazione, poi alla concenzione ed, infine, alla percezione). Per
Reid, proprio la percezione e la testimonianza umana costituiscono per antonomasia le due fonti
principali della conoscenza umana. Queste idee si contrappongono a quelle di Hume, che invece
dava importanza esclusiva alla percezione, mentre non vedeva la testimonianza come una fonte
affidabile di conoscenza. Per Hume, infatti, la fonte di conoscenza primaria è la cd. percezione
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sensibile, ossia la conoscenza che noi acquisiamo con la nostra stessa esperienza .
Reid critica le idee di Hume e di altri filosofi come Locke, Barkeley e Cartesio, per la loro filosofia
della conoscenza
che egli chiama teoria delle idee. Secondo questa teoria, l’oggetto umana non son
le cose, ma le percezioni/le idee. Reid si oppone a suddetta teoria, in quanto egli crede che siano le
cose in sé stesse a scaturire in noi un giudizio e ci spingono a credere nella loro esistenza (non le cd.
percezioni). Conoscere qualcosa per Reid significa conoscere le cose in quanto esistenti ed il senso
di questa teoria si trova proprio nel senso comune, ossia il sentimento in cui tutti credono nelle cose
esterne al proprio io. Mentre per Reid, dunque, credenza e conoscenza delle cose sono quasi uguali,
per Hume la credenza e la conoscenza son due cose diverse. La credenza è qualcosa di inspiegabile
razionalmente (come la religione), mentre la conoscenza è qualcosa di razionale e dimostrativo.
8. Reid e Hume: testimonianza come operazione sociale
Nel pensiero filosofico di T. Reid, come accennato in precedenza, la testimonianza assume un ruolo
molto importante, perché essa diventa un veicolo sociale di trasmissione delle informazioni basato
sulla comunicazione fra individui. In tal senso, la testimonianza, vista come processo comunicativo,
ha bisogno di un linguaggio composto di segni naturali e di segni artificiali, che permettono a tutti
gli esseri umani di trasmettere agli altri sentimenti, parole e conoscenze. In tali testimonianze, per
Reid, noi riponiamo un certo grado di fiducia sulla base di due principi umani innati: la veracità,
a
ossia la propensione dell’uomo a dire la verità, e la credulità, ovvero la propensione dell’uomo
credere in quello che dicono gli altri. Questo pensiero di Reid, tuttavia, viene contrapposto all’idea
e alla giustificazione della testimonianza. Hume, infatti, credeva
humeana in merito all’accettazione
che le testimonianze possono essere accettate e giustificate se provate dalle altre fonti conoscitive
(memoria, inferenza, ragione e percezione). Per Hume, quindi, dire che la testimonianza è una fonte
di conoscenza diretta/primaria non è possibile, in quanto egli crede nel bisogno di dimostrare che le
parole corrispondano ai fatti, che quanto testimoniato corrisponda a quanto veramente accada. In tal
1 David Hume afferma che ci sono due forme di perc
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