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INTRODUZIONE STORICA - Fascismo

Caso italiano fu primo caso di esperimento di fascismo in Europa, Mussolini fu di

ispirazione per altri leader politici che ripercorreranno le sue gesta

Riferimento al clima del primo dopoguerra (guerra come mai era esistita, 10/12

milioni di morti di cui 600mila in Italia) che vide una serie di mutamenti molto profondi

nella realtà europea e mondiale: crollo di 4 imperi multinazionali (ottomano,

austro-ungarico, russo, tedesco) + Europa perde suo ruolo di centralità che aveva

rivestito sotto molti punti di vista fino ad allora e si affacciano nuove potenze

extraeuropee nello scenario internazionale (Russia e sua rivoluzione nel 1917 che

condizionerà gli assetti geopolitici del mondo nei decenni a venire, Giappone che si

proietta con forza nello scenario internazionale, USA entrati nel conflitto nel 1917

cambiandone gli equilibri e imponendosi come forza di grandissimo impatto politico /

economico /militare) + crisi profonda dei sistemi liberali (Germania, Austria, Italia)

> L’Italia già prima dello scoppio della guerra aveva conosciuto una fase di difficoltà

con la fine del sistema politico giolittiano e l’avvento dei primi partiti di massa -> di

questa crisi si avevano avuto avvisaglie già allo scoppio conflitto quando lo scontro tra

neutralisti e interventisti aveva già evidenziato quello stappo nel Paese (avanguardia

interventista che aveva manifestato disprezzo per Giolitti, per parlamentarismo, per

democrazia: gli egoismi nazionali era emersi in modo evidente)

> La Russia aveva attraversato una rivoluzione, quello che era stato fino ad allora un

mito sbandierato dalle forze socialiste, ovvero una rivoluzione, era avvenuto

veramente e in un Paese grande come la Russia

> Forti fatture all’interno delle singole società, soprattutto tra classi sociali, momento

di crisi della borghesia che vede sempre con maggior timore lo svilupparsi del

movimento operaio (il quale aveva difficoltà a sopravvivere in una situazione

economica difficile di molti Paesi all’indomani della guerra)

> Sostanziale fallimento di una politica che era stata portata avanti dal presidente

americano Wilson che aveva prospettato una dopoguerra secondo i “14 punti” con

creazione di una Società delle Nazioni (progenitore ONU) per evitare che ricapitasse

un’altra volta un conflitto del genere: avrebbe dovuto essere uno strumento per

mettere insieme le grandi Nazioni che volevano parteciparvi al fine di attuare delle

politiche di riconciliazione che impedissero il verificarsi di conflitti, prima di tornare ad

un conflitto le Nazioni si devono parlare e concordare, devono trovare risoluzione

pacifica dei conflitti -> uno dei 14 punti era l’autodeterminazione dei popoli (rispetto

della volontà dei singoli popoli di organizzarsi in maniera libera), molte aspettative che

verranno poi in gran parte disilluse, uno dei paradossi del tentativo di Wilson che

proprio gli USA non entrerà nella Società in quanto Wilson non rieletto e il parlamento

americano non approverà l’entrata del Paese (Wilson voleva delineare un futuro di

pace, garantire le nazionalità, accordo a livello internazionale), il fallimento sostanziale

della logica delle SdN si lega al fatto che quando si trattò poi di sedersi al tavolo delle

trattative di pace da un lato ci sono i punti di Wilson che dice “delineiamo un futuro di

pace” ma dall’altro iniziarono le discussioni che calpestarono questi principi

generali, nel concreto vennero fuori gli egoismi nazionali, le nazioni vincitrici

vollero monetizzare la propria vittoria

es. Italia era entrata in guerra tradendo la Triplice Alleanza e schierandosi con i

potenziali nemici perché le furono promessi dei guadagni territoriali che ottenne solo

in parte infatti ottenne Trentino, Alto-Adige, Trieste, Venezia-Giulia ma non gli fu ridata

Fiume (non tenendo conto del principio di nazionalità di cui si parlava nei 14 punti,

aspirazione più o meno legittima degli abitanti di Fiume di tornare alla propria Patria)

Vi sono nuove coordinate e prospettive che segnano la politica internazionale dopo la

fine della IGM che spingono nella direzione di una crescente instabilità e potenziale

conflittualità, la guerra non ha affatto risolto i problemi, ne ha acuiti -> in questo clima

generale di instabilità e conflittualità (maggiore per i Paesi che hanno perso il conflitto)

si inserisce l’Italia

L’Italia sarà sede del primo esperimento di fascismo in Europa -> date da ricordare >

23 marzo 1919: nascita del movimento dei Fasci di combattimento + 28

ottobre 1922: Marcia su Roma + 25 luglio 1943: prima caduta del Fascismo

nella storica e drammatica riunione del Gran Consiglio del fascismo (Mussolini

viene rimosso dalla sua carica e viene fatto arrestare) + 25 aprile 1945: crollo

definitivo Fascismo (dopo l’esperienza del neofascismo repubblicano, quella della

Repubblica Sociale Italiana) e fine della II GM per quanto ci riguarda

Il movimento dei Fasci di combattimento nasce ufficialmente in una riunione in un

teatro vicino a Piazza San Sepolcro (Milano) il 23 marzo 1919, da cui il nome di San

Sepolcristi (padri fondatori del Fascismo che si ritrovarono quel giorno in piazza): è

un movimento che nasce come agglomerato di tendenze e personalità molto diverse,

in questo teatro ci fu un incontro di questi primi attivisti (discussero soprattutto al

mattino) appartenenti a forze molto diverse: ex-interventisti/ ex-combattenti/ futuristi/

anarco-sindacalisti/ nazionalisti/ ex-socialisti -> gruppo eterogeneo di forze e

pensieri che aveva come elemento di coagulo Mussolini: era stato direttore

dell’Avanti, militante socialista, poi convertito a interventismo alla vigilia della IGM,

fondò il suo giornale “Il popolo d’Italia”, fu combattente e fu ferito, rientrato dal fronte

tornò alla direzione del Popolo d’Italia e da lì aveva portato avanti la sua battaglia

patriottico-nazionalistica

Da quella prima riunione ne venne fuori una miscela confusa di postulati spesso

in contraddizione tra loro, si parlò dell’abolizione del Senato + della lotta alla

monarchia + della lotta alla Chiesa e i suoi presunti privilegi (quindi inizialmente tono

antimonarchico e anticlericale) + del suffragio universale non solo maschile +

partecipazione delle operaie a gestione aziende (tendenze di ispirazione socialista), di

“terra ai contadini” + di riduzione orario di lavoro + di rivendicazioni territoriali

(Dalmazia, Fiume) + di carica antisocialista (nonostante molti fossero proprio socialisti)

+ richiesta di riduzione competenze statali, insomma un mix non esaltante di aspetti

molto diversi che però nel giro di poco tempo riesce a toccare le sensibilità di un

numero sempre più ampio di cittadini e questo si deve a molti fattori tra cui il ruolo

esercitato sin dall’inizio da Benito Mussolini

Mussolini nato a Predappio (Forlì) il 29 luglio 1883, il papà era un fabbro socialista e la

mamma una maestra elementare, anche Benito è maestro elementare, è condizionato

sin dall’inizio dal sindacalismo rivoluzionario di Sorel, entra nel Partito Socialista

abbastanza giovane, nel 1910 è già Segretario della sezioni di Forlì del Partito

Socialista, nel 1912 (all’indomani della vittoria della corrente massimalista al

congresso di Reggio Emilia che segna grande spaccatura nel partito socialista) diventa

direttore dell’organo ufficiale del Partito ovvero “L’Avanti” (uno dei primi giornali

italiani che ha una copertura nazionale con elevata tiratura), rimane direttore fino a

quando nel 1914 (con un articolo che farà scalpore) prende posizione a favore

dell’intervento in guerra (bisognerebbe passare da neutralità assoluta a neutralità

attiva ed operante), viene espulso dal partito (che invece era neutralista) e dalla

direzione dell’Avanti, nel giro di poche settimane però fonda grazie all’appoggio di

alcune industrie (meccaniche, di tessuti, di armi, di abbigliamento militare che

avevano interessi economici di entrata in guerra dell’Italia, es. Agnelli e Perrone;

anche ambienti governativi vicini al governo francese in segreto garantiscono la

copertura finanziaria per questa impresa) un nuovo giornale “Il Popolo d’Italia”, questo

giornale sarà quasi subito ad elevata tiratura (arriverà a 30mila copie molto in fretta)

Nonostante un programma instabile e non coerente: sicurezza nel personaggio di

Mussolini che sapeva imporsi e cogliere/orientare gli umori secondo le sue aspirazioni

+ mito della rottura con precedente politica dei piccoli passi del pragmatico Giolitti

(molto sentito nella mentalità e nella sensibilità dell’epoca) + carica

antiparlamentare dei primi fascisti abbastanza forte (antiparlamentarismo sempre

più alimentato nel Paese prima dai nazionalisti e poi dai fascisti, Giolitti come

emblema di quel parlamentarismo che non piace più perché non sa mai di svolta ma

solo di intrighi, al contrario il fascismo si vuole porre al di sopra di questo) + tema del

primato dell’azione (tema molto forte che attraverserà tutto il ventennio, anche se

non ideologia precisa basta agire) -> prendere in mano il proprio destino e quello del

Paese (uomini d’azione che sono disposti a usare violenza se necessario) è aspetto che

fa trovare appoggio di gruppi conservatori (soprattutto vicini alla grande industria, al

mondo imprenditoriale e alla proprietà agraria) che vedono in loro una possibile

arma per tenere a bada il movimento operaio e socialista che proprio in quel

momento sta manifestando una particolare irrequietezza

Si va verso il periodo del biennio rosso: grande conflittualità e preoccupazione nelle

aziende, periodo che viene visto con grande timore dalle classi imprenditoriali,

soprattutto dagli industriali

L’avvicinamento di certi gruppi conservatori ai primi fascisti si lega anche al fatto che

Mussolini manifesta grande abilità nel tenere insieme dimensioni spesso diverse, con

la sua dialettica (“noi siamo conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari,

legalisti e illegalisti”) si dimostra in grado di rassicurare molti fronti

Queste aspirazioni sono portate avanti dai primi fascisti che vengono da un mondo di

insoddisfazione (avevano voluto la guerra ma non avevano raccolto quanto secondo

loro gli era dovuto), quando ci si trova in una grande crisi chi promette una svolta

radicale (come facevano i primi fascisti e Mussolini) ha più possibilità di ascolto e

successo (oggi diremo populismi), per questi primi fascisti si trattava di

assecondare/dare voce ad un certo malcontento che vi era nel Paese e alle richieste

della maggior parte della gente -> una politica “dei piccoli passi” sembrava non

bastare più in quel clima esplosivo del primo dopoguerra reso tale anche dalla

rivoluzione bolscevica che provoca due reazioni molto diverse ma entrambi

potenzialmente destabilizzanti: mito della rivoluzione infiamma il mondo operaio e

socialista (finalmente è avvenuta, si ha modello concreto e realizzato da seguire) vs.

terrore in mondo borghese/imprenditoriale/classe dirigente liberale/grandi proprietari

terrieri/classi più agiate per la prospettiva di rivoluzione (si affidano dunque a questi

nuovi fascisti che si dichiarano antisocialisti fino a passare alle vie di fatto, alla

violenza per combattere il socialismo: gli obiettivi delle prime violenze dei fascisti sono

essenzialmente i militanti del partito socialista e i sindacalisti vicini questo partito)

Vi era poi un’altra ragione di malcontento nel Paese che riguardava molti di

coloro che avevano combattuto al fronte con ruoli di primo piano o comunque di un

certo rilievo es. ex-ufficiali di complemento (sottotenenti giovani con titolo di studio

che erano entrati nell’esercito per fare il corso da ufficiale e che dunque nella guerra

avevano avuto un ruolo di certo rilievo) che al ritorno dalla guerra non ebbero

riconoscimento che gli era stato promesso ovvero dopo aver avuto un ruolo

importante tornarono nella normalità del dopoguerra senza un ruolo particolare e mal

si adattarono a quel nuovo ruolo (dopo epica della guerra mediocrità del ritorno a

casa) -> ritorno dalla guerra reso ancora più amaro (e questo è un altro mito

negativo su cui il Fascismo punterà molto per la sua vittoria) dal mito della

vittoria mutilata: molti erano tornati dalla guerra mutilata e con conseguenze

psicologiche gravissime portate dalla guerra ed erano dunque convinti di aver diritto a

qualcosa mentre invece avevano ottenuto pochissimo sul fronte economico e

lavorativo, beffa della vittoria mutilata per chi aveva combattuto per ottenere

qualcosa e gli era stato dato molto meno, Fiume era emblema della vittoria a metà

(all’Italia era stato promesso qualcosa, i suoi cittadini avevano combattuto per quello

ma alla fine non gli era stato concesso) -> La demagogia, il populismo può attecchire

solo quando oltre alla parole c’è anche qualcosa di oggettivo che non funziona nel

Paese: dati economici e produttivi legati all’inflazione, disoccupazione (nel 1919

circa 2 milioni di disoccupati) molto gravi (bilancio statale in deficit, guerra era costata

molto di più di quello che aveva reso)

Malcontento crescente nel Paese, alimentato dai socialisti da una parte e dai fascisti

dall’altro che vogliono approfittare di questo stato di instabilità nel Paese: apice

nell’occupazione fabbriche del settembre 1920 e biennio rosso (1919-20:

elevatissima conflittualità a livello sociale, scioperi, occupazioni di fabbriche), proprio il

biennio rosso sarà uno dei passaggi che più spingerà il movimento fascista al suo

successo (protagonista dei nuovi equilibri del Paese)

Nel settembre 1919 vi era stata una clamorosa (tra l’altro pessima figura a livello

internazionale al nostro Paese) impresa di occupare Fiume con a capo D’Annunzio

che era partito con una legione di circa 9000 volontari (figure molto eterogene,

irredentisti + reparti esercito regolare + ex combattenti ecc.), motivazione nel fatto

che l’Italia non era riuscita a difendere quanto era stato dichiarato/promesso nel

trattato di Parigi, l’Italia invece di far valere le proprie ragioni lasciò il tavolo delle

trattative in occasione della pace di Parigi (la cosa peggiore che si può fare quando si

contratta con qualcuno) e così verosimilmente ottenne meno di ciò che gli era stato

promesso, i legionari di D’Annunzio dicevano “ciò che l’insipienza dei nostri governanti

non ha saputo darci ce lo prendiamo noi con le armi”, ci fu una marcia su città istriana

con obiettivo di annetterla all’Italia (chiaro atto di ribellione allo Stato), in un primo

momento riesce e si instaura un governo chiamato ‘reggenza del Carnaro’ (braccio di

mare davanti alla città) e fu predisposta una carta Costituzionale (mix di

corporativismo, nazionalismo, ecc.), contava porre davanti all’opinione pubblica

internazionale questa questione di Fiume lasciata in sospeso dalla guerra

La vicenda occupazione fabbriche segnò un momento di grande incertezza nel Paese

Nel frattempo nel novembre 1919 prime elezioni del dopoguerra -> quelle prima

erano le prime a suffragio universale del 1913 rif. patto Gentiloni che era accordo tra

liberali e cattolici, questi ultimi nel 1913 non presentarono proprie liste perché

formalmente nel 1913 il no expedit era ancora in vigore, nel gennaio 1919 viene

mano in quanto i cattolici creano il primo partito cattolico in Italia, infatti il sacerdote di

origini siciliane Luigi Sturzo fonda il Partito Popolare Italiano: per la prima volta non

c’è più solo un partito di massa potenzialmente in grado di raggiungere consensi di

grande parte popolazione soprattutto operaia come il Partito Socialista, anche il partito

cattolico è potenzialmente in grado di raccogliere consensi ampi dato che i cattolici

erano comunque una maggioranza nel Paese, il PPI rivendica fin dall’inizio la sua

aconfessionalità ovvero la sua non dipendenza diretta dalla Santa Sede, cambia la

prospettiva e i cattolici non sono più costretti ad accordarsi con i liberali per avere una

propria rappresentanza -> le elezioni del 1919 sono le prime con il sistema

elettorale proporzionale (i seggi attribuiti sono proporzionali ai voti ottenuti, da

p.d.v. logico è forse il migliore, se non fosse che spesso nel sistema italiano ha portato

a delle degenerazioni di varia natura che hanno spesso reso difficile la governabilità, si

sono poi adottati dei sistemi maggioritari o con varie correzioni per garantire la

governabilità, in Italia la proliferazione dei partiti ha spesso reso difficile governare; il

sistema proporzionale è quello che garantisce che se nel Paese ci sono il 10% di

elettori vicini al Partito Popolare questo Partito abbia la stessa percentuale di seggi in

Parlamento), elezioni che danno risultati molto chiari e premiano i due grandi

partiti “di massa” ovvero il Partito Popolare (circa 100 deputati: 20% voti) e il

Partito Socialista (156 deputati su 508 totali: 32% voti) mentre i liberali hanno 200

seggi circa -> i due partiti di massa hanno la maggioranza, per la prima volta i liberali

non hanno più la maggioranza nel Parlamento e nel Paese, problemi di governabilità

(problema storico in Italia) per cui i liberali per fare il governo devono appoggiarsi a

qualcuno (o ai socialisti o ai popolari)

Giolitti torna al governo nel giugno 1920 in un momento di grave difficoltà

del Paese che stava vivendo la grana dell’occupazione delle fabbriche, il

centro era a Torino -> si raccolgono molti militanti attorno alla rivista “Ordine Nuovo”

(prima settimanale e poi quotidiano, ne fa parte Gramsci) che ha il suo centro

organizzativo in una serie crescente di consigli di fabbrica (soprattutto al Nord) su

modello dei soviet che vogliono essere l’avangu

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saby.comba di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del giornalismo e della comunicazione politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Forno Mauro.
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