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Foucault - Il coraggio della verità

1 febbraio 1984

Parresia, dire il vero. Aleturgia = atto attraverso il quale la verità si manifesta. Dire il vero su se stessi è importante perché deriva dal "conosci te stesso" di Socrate. Servono delle pratiche di sé per dire il vero su se stessi. Nel cristianesimo, nella confessione, c’è l’uso del dire la verità su se stessi ad un altro. L’altro può essere chiunque: un consigliere politico, un amante, un amico; è colui con il quale applicare il parlar franco (la parresia).

La preistoria della parresia è formata da coppie famose come penitente-confessore, psichiatra-malato, psicanalista-paziente. Bisogna cogliere gli intrecci fra la veridizione, tecniche di governamentalità e pratiche di sé. Ci sono i saperi (studiati nella specificità della loro veridizione), relazioni di potere (emanazione di un potere sostanziale e invadente attraverso il quale viene condotta la vita degli uomini) e pratiche di sé (come si costituisce il soggetto).

Il parresiasta è colui che dice tutto, della verità. Per esserci parresia c’è bisogno di un legame importante fra verità detta ed il pensiero di chi la dice, poi messa in discussione del legame fra gli interlocutori (colui che dice la verità e colui a cui viene detta) e infine il coraggio di dire tutta la verità rischiando di sciogliere il legame con l’altro che ascolta (e che quindi permette la parresia). La parresia è quindi il coraggio della verità, di chi rischia dicendola e di chi rischia ascoltandola.

Il profeta solleva il velo dal futuro, il parresiasta solleva il velo su ciò che è già. Il profeta parla per enigmi, il parresiasta parla chiaro. Il profeta aiuta gli uomini dicendo cosa avverrà di loro, mentre il parresiasta li aiuta solo a conoscersi meglio. Il saggio è molto più vicino al parresiasta che non al profeta. Il saggio parla con saggezza perché è ciò che è. Il saggio si differenzia perché è silenzioso, non per forza deve parlare. Il saggio non dice ciò che avverrà ma ciò che è, essere del mondo e delle cose.

1 febbraio 1984 - 2ª ora

Il falegname, ecc., hanno un sapere tecnico, tekhnè, che non è solo un saper fare, ma possiede anche un sapere teorico che, a differenza del saggio, devono diffondere e saper dimostrare. Chi insegna la tecnica permette a quest’ultima di sopravvivere; chi dice la verità rischia di morire.

La profezia, saggezza, insegnamento, tecnica e parresia sono dei modi di dire il vero. Quattro modalità di dire il vero: enigmatica, apodittica (parla dell’essere), physis e l’ordine delle cose. Parresia e saggezza sono associate nell’antichità, mentre nel Medioevo l’università e la predicazione le scindono. In epoca moderna non si sa dove ritrovare la parresia, nel discorso rivoluzionario vs politica ad esempio.

8 febbraio 1984

Nell’antichità la parresia non si ha se non si è cittadini di nascita, o si è in esilio, o se la propria famiglia è macchiata da disonore. In democrazia la parresia è un pericolo per la città; chiunque può prendere la parola e dire cose utili o nefaste.

Un altro pericolo, noto nella Repubblica di Platone, è che in democrazia chi viene ascoltato è chi dice ciò che desidera il popolo e non il vero parresiasta che dice il vero. In un falso elogio alla democrazia ateniese (che si riteneva scritto da Senofonte) si diceva che è bene che gli ateniesi concedano libertà di parola a tutti, non solo ai giusti ma anche ai folli, nessuna precauzione che impedisca ai folli di venire e partecipare all’assemblea.

In una città in cui solo i migliori possono prendere la parola essi cercheranno il buono, utile e vantaggioso per i migliori della città. Nella democrazia ateniese invece non prendono i migliori le decisioni, ma la maggioranza; e per definizione i migliori sono la minor parte, dunque la maggioranza sarà formata dai peggiori. I peggiori quindi cercheranno di fare ciò che è negativo per la città.

Se la parola fosse data esclusivamente ai migliori si avrebbero imposizioni che riguardano l’utile per la società, a vantaggio dei migliori e quindi della gente onestà e svantaggio del popolo. In questo pamphlet "Athenanion Politeia" si nota in principio quantitativo: pochi vs la folla, qualitativo: migliori vs peggiori, poi distinzione fra il bene per i migliori che è utile per la società e il bene per i peggiori che è il male per la società, infine il vero può essere detto solo quando si è capito chi sono i buoni e chi i cattivi e solo ai primi dev’essere concessa la parola.

Aristotele non dice che i meno numerosi debbano per forza essere i migliori. Per Aristotele ci può essere una monarchia che ha l’interesse di realizzare il bene comune, e lo chiama regno; può anche essere un’aristocrazia in cui pochi decidono cos’è meglio e infine la democrazia in cui si decide cos’è meglio, la chiama politeia.

È difficile che nella democrazia fuoriesca un buon governo, anche per ciò che dice il testo di (forse) Senofonte ma in democrazia i governati possono diventare governanti (e questo alletta). Ad Atene una volta vi era il provvedimento di ostracismo, ossia se un individuo era troppo al di sopra degli altri veniva esiliato. Era giustificato in quanto questo solista non faceva esaltare l’equilibro complessivo, magari avrebbe potuto esercitare un potere tirannico ma fondamentalmente non faceva emergere la grandezza generale ma solo la sua.

Per Aristotele le eccezionalità vanno non solo tenute ma anche messe come privilegio dello stato, si deve obbedire a costui. Se viene fuori un uomo di vera virtù allora la democrazia gli deve lasciar posto.

8 febbraio 1984 - 2ª ora

La figura del tiranno è sempre molto presente nel pensiero greco ed in tale contesto il parresiasta si tiene fuori dalla vita politica perché il tiranno non vuole sapere il vero ma ciò che gli piace, dunque no parresiasti ma adulatori.

Per Platone serve dare un’educazione filosofica al principe e ci prova con Dioniso il giovane che però, per eventi singolari, quando prende il potere viene corrotto dagli intrighi di corte e dalla sua giovane età e l’esperimento in Sicilia di Platone fallisce. Nicocle, figlio del tiranno Evagora, sale al potere dopo la morte del padre e tutti gli portano doni tranne Isocrate che gli fa dono del sapere in quanto dice che i sovrani quando salgono al potere non vogliono che nessuno li consigli ma lui non gli offre consigli su questa o quella situazione specifica ma gli darà la formazione etica dell’anima capace così di provvedere da sé.

Ci sono tre realtà/poli per quanto riguarda la parresia: polo del dire il vero (aletheia), polo della politeia (e del governo) e polo dell’etho-poiesis (formazione del cittadino). In filosofia c’è questa promessa di riconciliare questi tre aspetti. Potremmo definire attitudine profetica quella che in filosofia promette e predice oltre i limiti del presente il momento in cui la verità (aletheia), l’esercizio del potere (politeia) e la formazione morale (ethos) arriveranno a coincidere.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/01 Filosofia teoretica

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