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Appunti di filosofia teoretica su Foucault basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Viti Cavaliere dell’università degli Studi di Napoli Federico II - Unina, Facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea in filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Filosofia teoretica docente Prof. R. Viti Cavaliere

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Foucault-Il coraggio della verità.

1’ febbraio 1984

Parresia, dire il vero. Aleturgia=atto attraverso il quale la verità si manifesta. Dire il vero su stesso

è importante perché deriva dal conosci te stesso di Socrate. Servono delle pratiche di sé per dire il

vero su se stessi. Nel cristianesimo nella confessione c’è l’uso del dire la verità su stessi ad un

altro. L’altro può essere chiunque, un consigliere politico, un amante, amico; è colui con il quale

applicare il parlar franco (la parresia). La preistoria della parresia è formata da coppie famose

come penitente-confessore, psichiatra-malato, psicanalista-paziente. Bisogna cogliere gli intrecci

fra la veridizione, tecniche di governamentalità e pratiche di sé, ci sono i saperi (studiati nella

specificità della loro veridizione), relazioni di potere (emanazione di un potere sostanziale e

invadente attraverso il quale viene condotta la vita degli uomini) e pratiche di sé (come si

costituisce il soggetto). Il parresiasta è colui che dice tutto, della verità. Per esserci parresia c’è

bisogno di un legame importante fra verità detta ed il pensiero di chi la dice, poi messa in

discussione del legame fra gli interlocutori (colui che dice la verità e colui a cui viene detta) e infine

il coraggio di dire tutta verità rischiando di sciogliere il legame con l’altro che ascolta (e che quindi

permette la parresia). La parresia è quindi il coraggio della verità, di chi rischia dicendola e di chi

rischia ascoltandola. Il profeta solleva il velo dal futuro, il parresiasta solleva il velo su ciò che è

già. Il profeta parla per enigmi, il parresiasta parla chiaro, il profeta aiuta gli uomini dicendo cosa

avverrà di loro mentre il parresiasta li aiuta solo a conoscersi meglio. Saggio molto più vicino al

parresiasta che non al profeta, il saggio parla con saggezza perché è ciò che è. Il saggio si

differenza perché è silenzioso, non per forza deve parlare. Il saggio non dice ciò che avverrà ma

ciò che è, essere del mondo e delle cose.

1’ febbraio 1984-2’ ora

Il falegname etc… hanno un sapere tecnico, tekhnè, che non è solo un saper fare ma possiede

anche un sapere teorico che a differenza del saggio devono diffondere e saper dimostrare. Chi

insegna la tecnica permette a quest’ultima di sopravvivere, chi dice la verità rischia di morire. La

profezia, saggezza, insegnamento, tecnica e parresia sono dei modi di dire il vero. 4 modalità di

dire il vero: enigmatica, apodittica (parla del’essere), physis e l’ordine delle cose. Parresia e

saggezza associate nell’antichità mentre nel medioevo l’università e la predicazione le scindono. In

epoca moderna non si sa dove ritrovare la parresia, nel discorso rivoluzionario vs politica ad

esempio.

8 febbraio 1984

Nell’antichità la parresia non si ha se non si è cittadini di nascita, o si è in esilio o se la propria

famiglia è macchiata da disonore. In democrazia la parresia è un pericolo per la città chiunque può

prendere la parola e dire cose utili o nefaste. Un altro pericolo, noto nella repubblica di Platone, è

che in democrazia chi viene ascoltato è chi dice ciò che desidera il popolo e non il vero parresiasta

che dice il vero. In un falso elogio alla democrazia ateniese (che si riteneva scritto da Senofonte) si

diceva che è bene che gli ateniesi concedano libertà di parola a tutti, non solo ai giusti ma anche ai

folli, nessuna precauzione che impedisca ai folli di venire e partecipare all’assemblea. In una città

in cui solo i migliori possono prendere la parola essi cercheranno il buono, utile e vantaggioso per i

migliori della città. Nella democrazia ateniese invece non prendono i migliori le decisioni ma la

maggioranza, e per definizione i migliori sono la minor parte dunque la maggioranza sarà formata

dai peggiori. I peggiori quindi cercheranno di fare ciò che è negativo per la città. Se la parola fosse

data esclusivamente ai migliori si avrebbero imposizioni che riguardano l’utile per la società, a

vantaggio dei migliori e quindi della gente onestà e svantaggio del popolo. In questo pamphlet

“Athenanion Politeia” si nota in principio quantitativo: pochi vs la folla, qualitativo: migliori vs

peggiori, poi distinzione fra il bene per i migliori che è utile per la società e il bene per i peggiori

che è il male per la società, infine il vero può essere detto solo quando si è capito chi sono i buoni

e chi i cattivi e solo ai primi dev’essere concessa la parola. Aristotele non dice che i meno

numerosi debbano per forza essere i migliori. Per Aristotele ci può essere una monarchia che ha

l’interesse di realizzare il bene comune, e lo chiama regno, può anche essere un’aristocrazia in cui

pochi decidono cos’è meglio e infine la democrazia in cui si decide cos’è meglio la chiama politeia.

È difficile che nella democrazia fuoriesca un buon governo, anche per ciò che dice il testo di (forse)

Senofonte ma in democrazia i governati possono diventare governanti (e questo alletta). Ad Atene

una volta vi era il provvedimento di ostracismo, ossia se un individuo era troppo al di sopra degli

altri veniva esiliato. Era giustificato in quanto questo solista non faceva esaltare l’equilibro

complessivo, magari avrebbe potuto esercitare un potere tirannico ma fondamentalmente non

faceva emergere la grandezza generale ma solo la sua. Per Aristotele le eccezionalità vanno non

solo tenute ma anche messe come privilegio dello stato, si deve obbedire a costui. Se vien fuori un

uomo di vera virtù allora la democrazia gli deve lasciar posto.

8 febbraio 1984 2 ora

La figura del tiranno è sempre molto presente nel pensiero greco ed in tale contesto il parresiasta

si tiene fuori dalla vita politica perché il tiranno non vuole sapere il vero ma ciò che gli piace,

dunque no parresiasti ma adulatori. Per Platone serve dare un educazione filosofica al principe e ci

prova con Dioniso il giovane che però per eventi singolari quando prende il potere viene corrotto

dagli intrighi di corte e dalla sua giovane età e l’esperimento in Sicilia di Platone fallisce. Nicocle,

figlio del tiranno Evagora, sale al potere dopo la morte del padre e tutti gli portano doni tranne

Isocrate che gli fa dono del sapere in quanto dice che i sovrani quando salgono al potere non

vogliono che nessuno li consigli ma lui non gli offre consigli su questa o quella situazione specifica

ma gli darà la formazione etica dell’anima capace così di provvedere da sé. Ci sono tre realtà/poli

per quanto riguarda la parresia: polo del dire il vero (aletheia), polo della politeia (e del governo) e

polo dell’etho-poiesis (formazione del cittadino). In filosofia c’è questa promessa di riconciliare

questi tre aspetti. Potremmo definire attitudine profetica quella che in filosofia promette e predice

oltre i limiti del presente il momento in cui la verità (aletheia), l’esercizio del potere (politeia) e la

formazione morale (ethos) arriveranno a coincidere. C’è l’atteggiamento della saggezza che è il

discorso che pensa o cerca di pensare e di dire l’unità fondatrice della verità della politeia e

dell’ethos. La parte tecnica è di colui che non cerca un’unità fondamentale ma cerca di definire le

loro specificità e le loro condizioni formali (la logica), eterogeneità. L’atteggiamento parresiastico in

filosofia è il discorso dell’irriducibilità della verità, del potere e dell’ethos e l’impossibilità di pensare

questi 3 separati.

Lezione 15 febbraio 1984

Foucault prende in esempio il più grande caso di amore per la parresia, ossia Socrate che per

amore del vero si fa uccidere. In tribunale Socrate inizia dicendo “i miei avversari mentono. Io no” e

questo loro mentire e saper parlare mi fa dimenticare chi sono. Esiste un ciclo di racconti su

Socrate, l’apologia (processo), Critone (possibile evasione) e Fedone (ultimi momenti di vita).

Socrate dice che non ha fatto politica perché altrimenti l’avrebbero fatto uccidere come chiunque

che vuole ostacolare le ingiustizie. Socrate fa esempi di come in democrazia e in aristocrazia

(esempi inversi) lui se avesse applicato la parresia politica (esempi simmetrici) sarebbe morto.

Quando all’oracolo fu chiesto quale uomo è più sapiente di Socrate l’oracolo rispose nessuno.

Questa risposta è enigmatica e Socrate non si lascia ingannare dall’aspetto abituale che punta ad

interpretare ma attende per vedere se la profezia è vera. Socrate sa più degli altri perché sa della

propria ignoranza, e per questo si spinge sempre a voler conoscere. La missione di Socrate non è

quella di essere un saggio ma un soldato che interviene quando è necessario, il suo compito è

quello di far sì che gli uomini veglino su se stessi con ragione. Le accuse a Socrate possono

essere ricondotte ai tre punti profeta, saggi, insegnante. Profetica quando porta nel campo della

realtà la profezia dell’oracolo. Saggio perché quando gli mossero l’accusa di empietà ossia di

parlare di ciò che accade in cielo e in terra lui mostrò che nessuno l’aveva mai sentito parlare di ciò

ma solo della prova dell’anima. L’insegnamento lui risponde che non è sofista e che si occupa

degli altri affinché capendo di non sapere nulla imparino a occuparsi di se stessi. La sua è una

parresia etica.

15 febbraio-2 ora

Foucault si mette ad analizzare il libro di Dumezil, una parte è su Nostradamus e l’altra su Platone.

La critica pare abbia letto solo quella sul primo. Per Socrate vivere vuole dire essere malato,

morire è tornare in salute. E la sua ultima affermazione “portate un gallo ad ascelpio”

significherebbe proprio questo. Però è strano che Socrate consideri la vita una malattia e la morte

la sua cura, interpretazioni dicono che forse Socrate aveva un’altra malattia. Il gallo poi potrebbe

anche essere interpretato dalla tradizione persiana come se socrate stesse chiedendo la

risoluzione di un problema. Socrate prima di morire parla con Cebete e Simmia che dicono, il

primo dice che l’anima può anche sopravvivere alla morte del corpo migrando in un altro corpo

come noi facciamo coi vestiti però non è detto sia immortale, Simmia dice che morto il corpo

muore l’anima. Dopo varie analisi si capisce che Critone deve offrire un gallo ad Ascelpio e non lui

e socrate, forse dice noi perché il dolore di uno è anche dell’altro. Socrate vuole dire che se

prevale il discorso negativo perdono tutti, se prevale il discorso positivo vincono tutti. Homologia è

avere lo stesso logos di qualcuno con cui si discute. La guarigione di cui si parla è che, essendo il

discorso come una lotta fra bene e male, Socrate ringrazia Critone che ha sconfitto la sua malattia

(il discorso negativo) insieme a lui poiché se fosse prevalso il discorso negativo anch’egli sarebbe

stato malato. Socrate non evase perché disse che le leggi vegliano sulla città come gli dei vegliano

su di noi (epimeleia). L’ultima parola di socrate è “non dimenticate- me amelesete”). Ultima volontà

è che i suoi amici si occupino di loro stessi.

22 febbraio 1984

Foucault analizza il termine melo nella forma impersonale che significa questo mi preoccupa.

Potrebbe derivare da mel, melodia che significa canto ma non ha senso rapportato a epimeleia.

Questa frase era utilizzata negli affari giuridici come dovere, essere il sorvegliante di qualcosa e

forse può significa “questa cosa mi suona bene”. “il monaco nero in grigio dentro Varennes” è il

libro di dumezil dell’altra volta, diviso in “sotie nostradamica” e “divertimento sulle ultime parole di

Socrate”. Nei dialoghi di Platone troviamo esempi sulla perresia di socrate, nel Lachete, troviamo

l’exetasis come maniera di testare/esaminare, quindi parresia come coraggiosa franchezza del dire

il vero, eetasis come pratica dell’esame e della prova dell’anima e infine la cura come potente

finalità di questa parresia. Dialogo importante anche per il rapporto con lo scenario politico, parla

dei giovani e del ruolo politico che dovrebbero avere e ne discute con gli adulti e propone un tipo di

discorso e di veridizione che non è quello che fa parte della politica e che fa entrare gli uomini

politici dentro la dimensione a lui proposta. Nel mondo occidentale si pensa che per avere accesso

alla verità il soggetto deve instaurare un rapporto di rottura col mondo sensibile, invece poi nasce

un nuovo aspetto: la lotta per arrivare alla verità formata da coraggio e curiosità. Nel lachete si dice

che bisogna occuparsi dei giovani e insegnare a loro ad occuparsi di se stessi. Il primo passaggio

per l’analisi del lachete è il patto di franchezza, ci sono Lisimaco e Melesia che vogliono ottenere

una risposta e lo animano, poi ci sono Nicia e Lachete (primo politico e secondo generale).

Presentano un maestro d’armi Stesilao che si vanta di saper maneggiare le armi molto bene e ne

dà anche prova visiva. I primi due portano a vedere lo spettacolo agli altri due e gli chiedono se è

giusto affidare i loro figli a gente come questo maneggiatore d’armi. Questi rispondono che i loro

padri non si sono occupati di loro e li hanno lasciati vivere nell’ozio, lo dicono con imbarazzo ma

grazie all’opera del parlar franco riescono a dirlo. Lachete critica il maestro d’armi poiché è utile

solo dove non ci sono soldati ben addestrati. Interviene socrate e dice che per questioni di questo

genere si decide non in base alla maggioranza ma in base alla tecnica appunto. La tecnè è buona

se chi la esegue ha avuto buoni maestri e anche in base all’opera che produce. Per capire come

educare i propri figli e scegliere i maestri (in caso) bisogna quindi vedere se ci sono esempi di

maestri che hanno educato a fare grandi opere.

22 febbraio 2’ora


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AUTORE

CmPu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CmPu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia teoretica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Viti Cavaliere Renata.

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