Risk management (Isaia)
L'attività creditizia e il rischio di credito delle banche italiane
Questo grafico ci mostra la dimensione dei prestiti bancari tramite dati mensili e le variazioni percentuali su 12 mesi. Nella linea rossa c’è la variazione dell’offerta di credito dell’intero sistema bancario italiano e poi con le altre linee si cerca di segmentare il settore bancario italiano per tipologie di banca. (La banca piccola farà più attività tradizionale creditizia, quindi voce alta in crediti e più ridotta in investimenti [con titoli domestici], mentre le banche grandi hanno voce crediti consistente, ma anche voce investimenti titoli molto consistente e in ciò non vi saranno solo titoli domestici ma anche titoli più rischiosi che generano esposizione alle fluttuazioni di mercati internazionali.)
Durante la prima crisi (2008) i primi 5 gruppi hanno ridotto il credito (curva decresce) mentre le banche piccole hanno aumentato la propria attività creditizia. I primi 5 gruppi hanno circa il 50% del totale degli attivi del sistema. Questo come mai?
Il credito si è ridotto perché la normativa di vigilanza impone alle banche di detenere capitale in maniera proporzionale ai rischi assunti. Quindi, più alto è il rischio e più alto è il capitale da detenere a copertura. Tale disposizione è il coefficiente di solvibilità: ≥8% RWA. È aumentato il rischio delle attività (titoli, investimenti stranieri, titoli collateralizzati, ecc) e quindi le banche dovevano aumentare il capitale a copertura per rispettare il coefficiente di solvibilità e quindi si è ridotto il capitale disponibile dell’attività creditizia.
Le banche piccole invece avevano bassi investimenti (avevano principalmente titoli di Stato) e quindi non hanno subito questo aumento di rischiosità e non hanno avuto l’esigenza di assorbire maggior capitale e hanno potuto servire quei clienti non serviti dai grandi istituti. Inoltre, tali banche erano, secondo la concezione pubblica, meno rischiose delle banche grandi e ciò ha portato una migrazione dei clienti da banche grosse a piccole.
Poi i trend si sono allineati (banche grandi e piccole) perché dal fallimento della Lehman Brothers la percezione di rischio globale ha indotto tutti gli intermediari ad assumere le misure più prudenti a mercato.
Le banche estere hanno avuto un picco molto elevato nel 2007, ciò significa che banche estere sono entrate nel mercato italiano con politiche aggressive (tassi bassi) per poi diminuire fino a quasi annullarsi nel 2009. Le banche estere erano interessate a fare credito in Italia perché l’Italia ha un sistema bancario che si finanzia sostanzialmente coi depositi. (Le banche prendono a prestito dai depositi e prestato con i prestiti). Prestiti 1,7kkk e depositi 1,4kkk. Solo in Italia così (propensione al risparmio molto alta in Italia) e ciò attira le banche che possono facilmente prendere denaro quasi a costo zero. L’84% dei prestiti è finanziato dai depositi (quindi costo 0) e le banche han bisogno di fare funding gap per solo 16%. Le fonti di funding extra sono altre forme di deposito (espresso altri int. Fin.), gestioni di obbligazioni, BCE e capitale.
Dai depositi le banche pagano praticamente 0, come anche da raccolta da BCE mentre le obbligazioni emesse ed il capitale (bisogna remunerare gli azionisti) invece pagano un certo tot. A marzo 2018 il costo medio della raccolta del sistema bancario italiano è 0,28%.
Attivo del sistema bancario
L’attivo del sistema bancario è composto da prestiti, poi vi sono investimenti in obbligazioni (principalmente in Titoli di Stato) e pochissime azioni. Quindi le banche italiane nell’attivo hanno praticamente solo prestiti e poche obbligazioni sicure. Questo fenomeno è chiamato sovran loop ed è un circolo di dipendenza tra sostenibilità banca e sostenibilità paese. Le banche italiane sono fortemente esposte al debito pubblico e quindi la salute del sistema bancario è condizionata pesantemente dal rischio sovrano. Questa esposizione è stata significativa di tutti i paesi dell’Europa periferica e sono i paesi che hanno subito fortemente la crisi (tra cui l’Italia).
È giusto che le banche sottoscrivano così tanto debito pubblico? Se non ci fosse sostegno delle banche a finanziare il debito pubblico come si farebbe? Le banche hanno un ruolo fondamentale di finanziamento al paese e hanno anche un ruolo sociale perché se il territorio stesso non ha fiducia nel paese sarebbe un problema. I soggetti domestici hanno una percezione del rischio sovrano solitamente inferiore rispetto a soggetti stranieri (unico loro interesse è speculare). Il problema è quando si innescano meccanismi virtuosi, ad esempio banche prendono denaro da BCE e con tale denaro comprano titoli di Stato. Nel 2012 per far fronte alla crisi del debito sovrano è stata introdotta misura di emergenza che ha attribuito un peso di rischio 0 a tutti i titoli governativi denominati in euro. Quindi le banche sono state autorizzate a comprare titoli di Stato denominati in euro e considerarli risk-free. Ciò fa sì che le banche non devono tenere capitale a copertura di investimenti in tali titoli. Ciò per permettere le banche di acquisire debiti pubblici per rifinanziare i sistemi pubblici. Tutto ciò ha gonfiato i portafogli bancari di obbligazioni.
In più, i titoli di Stato sono un buon collateral per accedere a finanziamento della BCE e i titoli di Stato sono uno degli investimenti privilegiati nel rispetto del requisito prudenziale sulle liquidità. Liquidity cover ratio introdotto da Basilea è una misura per combattere il rischio di liquidità ed il fatto di investire liquidità in titoli di Stato è privilegiata.
Ora vi è stato dibattuto per capire come tornare indietro e modificare questa regola visto che non si è più in emergenza, ma il risultato è stato di mantenere tale regola perché modificare oggi tale norma vorrebbe dire che paesi con rating bassi (es. Italia BBB) dovrebbero scontare un peso al rischio troppo alto che determina assorbimento di capitale elevato e comporterebbe vendita massiccia sul mercato di titoli di Stato e genererebbe una nuova crisi finanziaria colpendo i paesi più deboli.
Analisi del secondo grafico (seconda crisi)
Banche estere tornano sul mercato italiano, poi scoppia crisi del debito sovrano e scappano. Tra le due crisi l’andamento banche grandi e piccole è decrescente perché vi è stata recessione economica quindi si è tagliata attività prestito ed è aumentata la probabilità di default dei clienti ed è diminuita la domanda (quindi domanda diminuisce sia per banche grandi sia piccole).
Qualità del credito
Quando si parla di problematiche creditizie si fa riferimento ai crediti in bonis (quelli regolari) e crediti deteriorati (quelli che hanno problematicità nel rimborso del debito). A giugno 2018 il totale sistema ha 95% dei crediti sono crediti in bonis (5% crediti deteriorati e in sofferenza solo 2%). Tale risultato è anche dovuto alla pulizia dei bilanci bancari tramite le operazioni di cartolarizzazione.
Tasso di copertura: quanta parte di esposizione del credito problematico trova copertura in fondi accantonati dalla banca (cioè se credito va in perdita la banca riesce a coprirlo tramite fondi già accantonati? Se non riesce dovrà mettere capitale proprio)
Conto economico delle banche
Possiamo vedere come il risultato di gestione nel 2017 è completamente assorbito da svalutazione di crediti. Nel 2016 le svalutazioni erano addirittura doppie rispetto al risultato di gestione. Ciò ci dice che il rischio di credito attuale ha assorbito completamente il risultato di gestione e con un utile netto che va negativo o presso lo zero e varia poi in base anche alle attività straordinarie. Però i risultati della pulizia del bilancio la si vede dal fatto che negli anni è cambiato il segno passando da negativo a positivo.
Il risultato di gestione è difficile da aumentare perché i tassi sono bassi e stessa cosa per i rendimenti sul mercato.
Ultimo impatto commentato è quello sul capitale: (+≥8% RWA esposizione al rischio + patrimonio) Ciò, con Basilea III, ha portato ad un incremento del patrimonio delle banche. L’86% del patrimonio delle banche è a copertura del rischio di credito (ci sta perché è l’attività principale), mentre solo il 3% a copertura del rischio di mercato, il 9% per i rischi operativi e praticamente 0 per il rischio liquidità. Ciò perché il rischio di liquidità è gestito attraverso una politica di strutturazione dell’attivo e passivo. La vigilanza non ha imposto capitale a copertura ma obbliga le banche ad avere una certa struttura dell’attivo e passivo (raccogliere secondo certi canali ed investire secondo certi canali).
Livello di patrimonializzazione delle banche italiane
- Coefficiente relativo al common equity
- Coefficiente relativo al Tier 1
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