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Ricerca sociale

Che cos'è la sociologia?

Sociologia ingenua = patrimonio di conoscenze, legato all’esperienza diretta, che ciascuno di noi impiega per orientarsi nella vita sociale. Limiti di questo sapere:

  • Concentrato nel presente;
  • Circoscritto ad uno spazio sociale ristretto;
  • Facilmente influenzabile dal “sentito dire”.

La sociologia come scienza sociale, attraverso i suoi strumenti, supera i limiti della sociologia ingenua formulando:

  • Interrogativi appropriati e rilevanti, sulla base di una riflessione teorica disciplinata;
  • Risposte basate su dati raccolti con metodo scientifico.

Sociologia come studio scientifico della società

È l’insieme delle ricerche di coloro che si riconoscono come sociologi professionisti (comunità di studiosi) e sono riconosciuti da altri (istituzioni pubbliche, specialisti di altre discipline, istituzioni private ecc.).

La sociologia:

  • Non prescrive fini sociali da perseguire; aiuta invece a ragionare sui mezzi più adeguati per raggiungere gli obiettivi scelti;
  • Serve a capire meglio il mondo in cui viviamo: comprendere il passato e il presente, delineare scenari futuri plausibili;
  • Non fornisce certezze.

Perché studiare sociologia a servizio sociale?

  1. È parte essenziale della cultura umanistica, fondamento generale della formazione di tutti gli operatori sociali, nonché parte rilevante della cultura e delle tradizionali prassi più specifiche del social work;
  2. È formativa per chi intenda svolgere attività di diagnosi sociale, programmazione, organizzazione, valutazione, informazione, prevenzione.

Cos'è la metodologia della ricerca sociale?

  • Ontologia: riflessione sull’essere; qual è l’essenza dei fenomeni sociali?
  • Epistemologia: riflessione sulla conoscenza scientifica; i principi del metodo scientifico sono gli stessi per tutte le scienze?
  • Metodologia: riflessione sul metodo e sul suo rapporto con le scelte epistemologiche; quali tecniche e procedure si possono usare per studiare empiricamente i fenomeni sociali?

Metodologia: tra epistemologia e tecnica

Seguendo Luciano Gallino, (Dizionario di Sociologia, 1978), la metodologia della ricerca sociale si colloca tra un piano nobile, l’analisi dei postulati epistemologici, e un piano più operativo (ma altrettanto importante), che concerne l’elaborazione delle tecniche di ricerca. Anche il termine tecnica deriva dal greco (tèchne), dove designa una capacità artistico-artigianale, che si può insegnare; per Gallino, la tecnica «è un complesso di norme e di modi di procedere, almeno in parte codificato, reiterabile, trasferibile mediante insegnamento».

La metodologia delle scienze sociali si è sviluppata attorno ad alcune dicotomie fondamentali:

  • Soggettività / oggettività
  • Individuo / società
  • Micro / macro
  • Azione / struttura
  • Comprendere / spiegare
  • Qualità / quantità

Secondo alcuni autori, scuole, tradizioni ecc. queste coppie sono da intendersi come termini in opposizione, tra cui dover scegliere; secondo altri sono coppie di termini complementari.

Teoria sociologica e ricerca empirica

Il rapporto tra teoria e ricerca empirica è circolare:

  • La teoria produce ipotesi e domande sulla realtà, stimolando la ricerca empirica;
  • La ricerca empirica a partire dai suoi risultati retroagisce sulla teoria, rispondendo agli interrogativi e ponendone di nuovi.

In sociologia, come in altri settori professionali, c’è una «divisione del lavoro» tra gli studiosi: ad esempio, alcuni si specializzano nella ricerca teorica e altri nella ricerca empirica. Da un’eccessiva specializzazione può derivare difficoltà di comunicazione tra i due ambiti di ricerca, con speculazioni poco concrete da un lato e produzione di grandi moli di dati poco informative dall’altro.

Perché studiare metodologia della ricerca a servizio sociale?

Fare ricerca sociale rientra de iure nell’attività professionale dell’A.S. come affermano:

  • La declaratoria che ha modificato gli orientamenti professionali (DPR 328/2001, art. 21 cc. 1 e 2);
  • Il Codice Deontologico (2009, artt. 16, 25, 35, 53).

De facto, oggi gli AA.SS. fanno poca ricerca sociale empirica (in media il 5% delle ore lavorative: Facchini, 2010). Per dare impulso a tale attività, la Soc.I.S.S. ha organizzato la Ia Conferenza Italiana sulla Ricerca di Servizio Sociale, tenutasi al CLE - Torino nel 2017. L’Università di Trento ospiterà la IIa conferenza nel 2019.

Il servizio sociale e la ricerca

Nel Servizio Sociale si riscontra da tempo un rapporto duplice con la ricerca sociale:

  • Gli assistenti sociali sono fruitori dei risultati della ricerca, in quanto devono conoscere adeguatamente i contesti in cui esercitano la professione, per operare con efficacia.
  • Per conoscere adeguatamente i problemi, i bisogni e le risorse espressi da un territorio e dalle sue comunità, gli assistenti sociali si possono trovare a svolgere in prima persona l’attività di ricerca.

L’assistente sociale ricorre alla ricerca per produrre conoscenze che indirizzino la sua operatività, con lo scopo di promuovere il cambiamento nei contesti di interesse, anche attraverso la partecipazione diretta degli utenti e degli stakeholders —› Ricerca intervento (Action Research). Il rapporto con l’azione non va considerato un ostacolo al rigore scientifico, bensì un valore aggiunto: trasformare una realtà nel senso desiderato è il miglior modo per validare ciò che afferma la teoria.

Nascita della sociologia come scienza empirica

Si inscrive all’interno di un processo di modernizzazione e razionalizzazione della civiltà occidentale (poi propagatosi ad altre); in tale processo si individuano tre grandi “rivoluzioni”*:

  • La rivoluzione scientifica
  • La rivoluzione industriale
  • La rivoluzione francese

*nel senso di ribaltamento dell’ordine ricevuto dal passato in vista della costruzione di un nuovo ordine per il futuro.

Rivoluzione scientifica

A partire dal XVII sec. si assiste a:

  • Sviluppo impetuoso delle scienze della natura su base sperimentale, ossia su osservazione controllata di eventi naturali, spontanei o provocati;
  • Gigantesco ampliarsi degli ambiti di indagine scientifica, dominio in precedenza di magia e religione; grande mole di scoperte che gettano nuova luce sui “segreti” della natura.

Dalla fine del XVIII sec. (segnato dall’Illuminismo) si diffonde in Europa la fiducia nella possibilità di estendere allo studio della persona, della società e della cultura, gli stessi principi del metodo scientifico già applicati nello studio dei fenomeni naturali.

Rivoluzione francese

Fine del XVIII sec.: in Francia si assiste alla fine di un ordinamento politico fondato sul principio dinastico e divino e sul potere assoluto. La sovranità passa dal re al popolo e si affermano i valori di uguaglianza e libertà dei cittadini (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, 1789). Il fondamento del vivere associato non è più posto in un’istanza trascendente ma all’interno della società stessa.

Rivoluzione industriale

In Inghilterra, verso la fine del XVIII sec., prende avvio una trasformazione radicale dei processi produttivi (grandi innovazioni tecnologiche che si combinano con la razionalizzazione della produzione agricola e lo sviluppo della fabbrica meccanizzata); ne derivano profonde innovazioni non solo a livello economico e tecnologico ma anche di tutte le relazioni sociali. La sociologia nasce nel XIX sec. per comprendere le profonde e ambivalenti trasformazioni che anticipano quella che sarà la società moderna.

Sostenitori della modernità e critici

L’atteggiamento verso le tre rivoluzioni è ambivalente: accanto agli entusiasti per il progresso (—› positivisti), ad esempio Auguste Comte (1798-1857) e Herbert Spencer (1820-1903), c’è anche chi, come Ferdinand Tönnies (1855-1936), manifesta timori di dissoluzione di legami sociali autentici e rimpiange le società del passato. Émile Durkheim (1858-1917) e Max Weber (1864-1920) assumono una posizione «realista»: analizzano i vantaggi della modernizzazione occidentale, riconoscendone le profonde radici e l’inarrestabilità, proponendo misure per guidarla e limitarne i rischi.

XIX sec.: nascita delle inchieste sociali

Si diffondono le prime inchieste sociali. Alla base c’è l’interesse per la rilevazione empirica e la descrizione minuziosa dei fenomeni sociali, oltre alla preoccupazione umanitaria verso gli strati sociali più svantaggiati, che vivono spesso in condizioni di assoluta miseria. Una delle prime vere ricerche empiriche di sociologia è condotta da Frédéric Le Play (1806-1882). I risultati sono sintetizzati nell’opera Les ouvriers européens (1855): 36 monografie (a cui se ne aggiungeranno successive) di famiglie di regioni diverse, dalle popolazioni nomadi degli Urali al proletariato parigino. Individua tre tipi di famiglie: patriarcale, legata all’ambiente rurale, instabile, diffusa tra gli operai dell’Europa occidentale, e stirpe (un figlio maschio sposato vive con i genitori).

Come si studia il rapporto individuo-società?

Prima che sulla desiderabilità o meno della modernizzazione, i fondatori della sociologia si dividono sui fondamenti della concezione della realtà sociale: come si definisce? Come esaminarla, descriverla, interpretarla e spiegarla? Come intervenire su di essa basandosi su evidenze scientifiche? Dalla fine del XIX sec. il dibattito metodologico si è articolato attorno a numerose contrapposizioni e dispute.

Pluralità delle concezioni di realtà sociale

Le concezioni sono pre-teorie, ossia stanno a monte delle teorie sociali oltre che della metodologia della ricerca sociale. Le concezioni sono costituite da assunti di carattere cognitivo, affettivo e valoriale. Nessuna concezione è falsificabile mediante esperimenti e ricerche sul campo. Un sociologo può ragionare sull’adeguatezza della propria concezione per i modi con cui intende contribuire all’interpretazione della realtà sociale e al suo cambiamento; può inoltre ragionare sulla congruenza tra la propria concezione di realtà sociale e le sue scelte teoriche e metodologiche. In una società aperta è auspicabile un costante confronto anche tra individui che adottano visioni del mondo diverse.

Albori della sociologia e concezioni della realtà sociale

  1. La sociologia empirica nasce con il positivismo a metà del XIX sec.: ha come riferimento le scienze naturali e ambisce a spiegare fatti sociali oggettivi. Rappresentanti sono Émile Durkheim, John Stuart Mill.
  2. Fine del XIX sec.: reazione antipositivista, soprattutto in Germania: le «scienze dello spirito», o «scienze della cultura», hanno come modello l’ermeneutica letteraria e la storiografia. Figura di spicco è Wilhelm Dilthey.
  3. In questo confronto si inserisce la terza via epistemologica elaborata da Max Weber: la ricerca sociale apprende dalle altre scienze empiriche, ma deve elaborare le proprie prassi, adeguate al proprio oggetto di ricerca (azioni e relazioni sociali).

Le dicotomie che strutturano il dibattito epistemologico-metodologico

  • Spiegazione e Comprensione
  • Approccio idiografico e approccio nomologico
  • Individualismo metodologico e olismo metodologico
  • Analisi a livello micro e livello macro
  • Ricerca theory-driven e data-driven/grounded-theory
  • Ricerca qualitativa e ricerca quantitativa

Spesso i termini di ciascuna dicotomia sono stati concepiti in opposizione, talvolta come complementari.

Spiegazione e Comprensione

Lo storico tedesco Johann Gustav Droysen (1808-1884), esponente dello storicismo, introduce alla metà del XIX sec. la distinzione tra comprensione, operazione ricorrente nelle scienze storiche, e spiegazione, tipica delle scienze naturali. Il comprendere è una forma di conoscenza le cui categorie fondanti – scopo, valore, significato – (diverse da quelle della conoscenza del mondo naturale) sono desunte dall’esperienza umana. Ogni fenomeno umano va inteso non in modo costante ma entro il contesto storico; la stessa attività di interpretazione è soggetta a cambiamento nel tempo. Si colloca in quest’alveo la distinzione di Wilhelm Dilthey (1833-1911) tra scienze della natura e scienze dello spirito.

Idiografico e Nomologico

Distinzione elaborata originariamente dal filosofo Wilhelm Windelband (1848-1915). Alcune scienze, dette idiografiche, esaminano i fenomeni di loro pertinenza come singolarità. Altre scienze, nomotetiche (oggi: nomologiche) hanno come obiettivo primario quello di elaborare leggi* mediante le quali spiegare poi i singoli eventi. Secondo Windelband, le scienze naturali sono nomotetiche, le scienze della cultura sono idiografiche. *nel senso di relazioni tra proprietà, valide universalmente.

Individualismo e Olismo metodologico

L’assunto di base dell’I.M. è che ogni fenomeno sociale collettivo va interpretato come risultato, complesso e spesso non intenzionale, della combinazione di azioni, credenze o atteggiamenti individuali. Per i fautori dell’O.M., invece, i fatti sociali collettivi si manifestano con una propria natura, secondo proprie leggi a cui gli individui sono sottomessi, consapevolmente o meno.

La coppia è strettamente connessa a un’altra dicotomia, diffusa sia nella teoresi sociologica sia nella metodologia della ricerca sociale:

  • Micro e Macro analisi.

Micro e Macro nella metodologia della ricerca

Micro e Macro sono categorie analitiche della teoria sociologica che hanno avuto definizioni e stipulazioni diverse da cui derivano modi diversi di porli in relazione (Micro-Macro-Link debate). In ambito metodologico, i termini si riferiscono in senso descrittivo (utilizzabili sia entro una prospettiva I.M. che O.M) all'unità d'analisi di cui si rilevano le proprietà: salvo diversa specificazione, micro è convenzionalmente l’individuo, macro un collettivo di individui. Si possono individuare anche altri livelli, ad es. meso. Esempio: Lavoratore – Azienda – Mercato.

Ricerca theory-driven e data-driven

Riflessione teorica —› Formulazione di ipotesi di ricerca o domande di ricerca —› Ricerca empirica. Ogni ricerca empirica si basa su presupposti teorici. La ricerca theory-driven deduce ipotesi o domande ricavate da un quadro teorico definito a priori, per poi sottoporle a test empirico. La ricerca data-driven scopre la teoria durante il lavoro sul campo, induttivamente, esplorando i dati; nella ricerca qualitativa si parla di «grounded theory».

Ricerca qualitativa e quantitativa

È la dicotomia concettuale che ha fino ad oggi occupato maggiormente il dibattito metodologico nella ricerca sociale. La ricerca QLT produce informazioni dettagliate in forma narrativa-discorsiva relative a pochi casi; la ricerca QNT produce dati (numerici) relativi a molti casi, di solito con l’intento di generalizzarli a popolazioni ancor più ampie. A lungo le due strade si sono sviluppate indipendentemente o in reciproca contrapposizione: ricercatori «qualitativi» e «quantitativi» si organizzano in comunità separate, con i propri centri di elaborazione e riproduzione dei saperi (scuole, convegni, riviste, sezioni delle associazioni professionali ecc.).

Tre concezioni epistemologiche: i caratteri distintivi

Vediamo ora come le dicotomie esaminate ci aiutano a capire meglio le caratteristiche distintive delle tre concezioni di realtà sociale presenti dagli albori della sociologia. Oggi il termine positivismo non si usa per denotare una posizione epistemologica attuale ma solo in ambito di storia del pensiero. Di conseguenza non ha più molto senso usare l’etichetta anti-positivismo. Per individuare le tre concezioni epistemologiche oggi possiamo usare dei termini più generali: Oggettivismo, Soggettivismo e Terza via epistemologica.

Oggettivismo: Émile Durkheim (1858-1917)

Il termine oggi indica una concezione che ha alle sue origini il positivismo del XIX secolo, poi evolve nel positivismo logico del primo Novecento e successive formulazioni (post-positivismo, realismo critico...). Caratteristiche fondamentali:

  • Monismo metodologico
  • Orientamento nomologico
  • Ricorso a modelli formalizzati, costruiti per via deduttiva e induttiva
  • Idea della cumulatività della conoscenza scientifica
  • Canone guida del resoconto scientifico: oggettività

La spiegazione oggettivista. Il primo modo di intendere la spiegazione in una logica oggettivista è quello che Hempel e Oppenheim (1948) definiscono spiegazione Nomologico-Deduttiva. La struttura generale (illustrata con esempi tratti dalla fisica classica) è la seguente:

  • Date le Condizioni fattuali: [C1, C2......CM]
  • Individuate le appropriate Leggi, esaustive e universali: [L1, L2.......LK]
  • Si deduce come conseguenza certa l’evento: Y (explanandum)

Successivamente, prendendo atto che un modello di spiegazione deterministica non descrive tutta la ricerca in fisica e tanto meno quella di altri campi, Hempel ha proposto un modello di spiegazione Probabilistico-Induttiva:

  • Date le Condizioni fattuali: [C1, C2......CM]
  • Individuate le leggi generali Probabilistiche: [Lp1, Lp2.......LpK]
  • Si inferisce come conseguenza altamente probabile l’evento: Y

Durkheim considerava metodo elettivo della sociologia la spiegazione funzionale; come in biologia si studia la funzione di un organo per la vitalità di un organismo, così in sociologia si studia la funzione di un’istituzione, struttura, rito ecc. per la ri-produzione della società.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicole.colombara97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Albano Roberto.
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