La teoria della mente
Grande approccio nato negli anni '80 del 1900. Si pensa a ragionare su come pensano gli esseri umani (noi stessi). Teorie dette ingenue o intuitive poiché tutti le applichiamo essendo fondamentali per attribuire un senso, un'intenzione al comportamento dell'altro. Punto di arrivo: consapevolezza che l'altro può avere credenze diverse dalle nostre. Viene costruita sia con riferimento a sé stessi (sentimenti ecc.) che agli altri.
Lo sviluppo della teoria della mente
Il bambino costruisce la propria conoscenza del mondo psicologico, arriva a comprendere sé stesso e gli altri. Capire:
- Intenzioni
- Credenze
- Desideri
- Motivazioni
Teoria su come funzionano gli esseri umani in quanto diversi dagli oggetti inanimati. Schema del ragionamento desiderio-credenza: da cosa possono essere mossi i comportamenti? Da uno stato fisiologico che fa nascere un desiderio.
Stato fisiologico > desiderio > comportamento che soddisfi il desiderio > reazione che è congruente in base se il desiderio è soddisfatto o no. I desideri possono nascere anche da emozioni che proviamo: sia nel caso di stati fisiologici che emotivi le azioni sono uguali. Desideri = motore del nostro comportamento. Compaiono già nel linguaggio dei bambini ‘Io voglio, lui vuole’.
Catena legata alle rappresentazioni mentali ovvero credenze -> nascono da ciò che vediamo, dalle percezioni, sensazioni. Ciò che pensiamo -> motore del nostro comportamento. Ognuno dei due spinge a dei comportamenti. Termini che rimandano a queste dimensioni compaiono più avanti nei discorsi dei bambini ‘penso che’.
Il desiderio è uno stato mentale più semplice della credenza. Quando dico “lui vuole una mela”, attribuisco all’altra persona uno stato interno diretto verso un oggetto esterno (desiderare qualcosa). Al contrario, quando dico “lui pensa che questa sia una mela”, attribuisco all’altro uno stato interno che incorpora la rappresentazione di una mela, ossia gli attribuisco una metarappresentazione (richiede meno capacità).
Credenza: stato mentale più complesso, metarappresentazione della rappresentazione dell’altro. I bambini di 2 anni possiedono una psicologia del desiderio, che:
- Interpreta le azioni sulla base dei desideri
- Spiega le reazioni emotive congruentemente al fatto che i desideri siano stati o meno soddisfatti
Sfera del volere già presente; in un primo momento tendono a vedere i loro desideri negli altri ma presto comprendono la diversità dei desideri (Welman). Verso i 3 anni i bambini padroneggiano una più complessa psicologia della credenza-desiderio, grazie alla quale:
- Sono in grado di prevedere che le azioni di una persona saranno guidate non solo dai suoi desideri, ma anche dalle sue credenze
- Tali credenze possono essere sia vere che false: credenze vere -> corrispondono all’effettivo stato per come il bambino le percepisce; false -> non corrispondono alla realtà percepita dal bambino
In un primo momento vengono prese in considerazione solo le credenze vere ossia quelle che rispecchiano l’effettivo stato di cose nella realtà.
Come faccio a capire che il bambino ha appreso le false credenze?
Esperimento classico con cui si verifica la comprensione della falsa credenza: Al bambino si presenta uno scenario con 2 bambole, Sally e Anna, che insieme nascondono una biglia in un cesto. Dopo, all’insaputa di Sally, Anna sposta l’oggetto in una scatola. Sally ritorna in scena e il bambino deve dire dove Sally cercherà la biglia. -> La cercherà nel cestino perché non c’era perché non aveva visto lo spostamento.
La falsa credenza
A 3 anni: Sally cercherà la biglia nella scatola, dove effettivamente si trova e non dove l’ha vista nascondere. Il bambino è incapace di rappresentare le credenze altrui quando sono diverse dalla realtà.
A 4 anni: il bambino che comprende la falsa credenza di Sally indicherà il cesto e non il luogo in cui si trova realmente. I bambini che non conoscono le false credenze pensano di aver sempre saputo tutto.
Un importante cambiamento avviene con la comprensione della falsa credenza, intorno ai 4-5 anni. Lo sviluppo della teoria della mente: Quando si distingue la realtà dalla credenza siamo sicuri che ci sia una differenziazione tra stato di cose effettivo e rappresentazione mentale (differenziare rappresentazione e realtà).
La prestazione in questo compito permette di concludere se vi sia o meno una teoria della mente che include una rappresentazione. Alla formulazione la teoria della mente ha avuto molto successo, sottolineano che il deficit cognitivo (difficoltà nell'usare la teoria della mente) sia una caratteristica del disturbo dello spettro autistico (difficoltà a rappresentarsi come funziona la mente umana); oggi visione più complessa, deficit solo secondario.
Precursori della teoria della mente nello sviluppo precoce
- Gioco simbolico (diventa sempre più complesso) nel secondo anno di vita.
- Capacità di rappresentare una realtà diversa da quella percepita.
- I bambini sostituiscono un oggetto con un altro (una banana diventa la cornetta di un telefono), attribuiscono per finta delle caratteristiche agli oggetti (l’orsacchiotto di peluche ha mal di pancia), immaginano qualcosa in assenza (fanno finta di bere da una tazza che in realtà è vuota).
- Intenzione comunicativa dichiarativa alla fine del primo anno di vita. Il bambino intende influenzare lo stato mentale dell’altro relativamente a qualche evento esterno (in particolare il provare interesse per qualcosa o il condividere un’esperienza).
L’utilizzo dei gesti è una tappa fondamentale dello sviluppo. Gesto di indicare -> perché vuole chiedere qualcosa (funzione richiestiva). Gesto con funzione dichiarativa -> per mostrare cosa mi interessa e per far sì che tu possa guardare la mia stessa cosa. Scopo di modificare lo stato mentale dell’altro, condividerlo e richiede una capacità enorme.
Lo sviluppo della teoria della mente non si esaurisce, ma prosegue raggiungendo mete più elevate con la comprensione delle false credenze di secondo ordine -> consentono di cogliere l’ironia e il sarcasmo. A 4-5 anni i bambini iniziano a padroneggiare le false credenze di primo ordine.
La teoria etologica
Disciplina che ha influenzato la psicologia. Teoria evoluzionista. Etologia: studio del comportamento di una specie nel suo ambiente naturale. Fa propria la prospettiva evoluzionista. Ha influenzato -> Psicologia evoluzionista (studia la psicologia umana): rintraccia le origini della psicologia umana nell’adattamento all’ambiente dei nostri antenati.
Etologia ha fornito i principali fondamenti teorici per la prospettiva evoluzionista. Pone l’essere umano in un contesto più ampio: il mondo animale. Inizio: ricerche nel 1930 di K. Lorenz e N. Tinbergen. Animali: organismi attivi che vivono in una particolare nicchia ecologica (ambiente naturale di vita, in cui la specie cresce e vive).
Influenza su psicologia evoluzionista:
- Osservazione naturalistica
- Considerazione delle basi biologiche
- Influenza biologia e caratteristiche umane dall’altro
- Salienza data all’osservazione in ambiente naturale
Imprinting -> Lorenz, ambiente naturale. Influenza nel metodo di studio (osservazione) -> diventa nuovamente fondamentale. Idea di descrivere per ogni comportamento a cosa serve. Caratteristiche dell’ambiente e interne dell’animale che danno il via a un determinato comportamento. La psicologia -> comportamentismo assoluta influenza dell'ambiente. Influenza importante nel contesto storico: sottolineano la dimensione biologica ovvero innata che interagisce con l’ambiente.
Etologia
Studio del comportamento animale in condizioni naturali per identificare il complesso di comportamenti tipici di una specie (etogramma: descrizione completa di una determinata specie animale) prima di sottoporli a indagini sperimentali per studiarne le cause immediate.
Concetti base
- Etologia
- Comportamento innato specie-specifico
- Prospettiva evoluzionista
- Predisposizione ad apprendere
- Metodologia etologica
Comportamento innato specie-specifico: ogni specie ha un comportamento che si riscontra in tutti gli animali della sottospecie (tutti gli spinarelli mostrano la difesa del territorio; i ragni -> ragnatela ecc.). Sono comportamenti innati a base biologica tramandati di generazione in generazione che si conservano perché sono adattivi.
Comportamenti innati specie-specifici
- Sono essenzialmente gli stessi in tutti i membri di una specie
- Sono ereditari
- Sono adattivi
Un comportamento è innato se:
- Presenta una forma stereotipata in più individui di una specie
- È presente senza che vi sia stata un’importante esperienza precedente di apprendimento
- È universale per la specie
- Una volta stabilito, rimane relativamente slegato dall’esperienza e dall’apprendimento
Specie-specifici: hanno luogo in tutti i membri della specie o perlomeno in un particolare sottogruppo.
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