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Sviluppo cognitivo, emotivo e sociale

Lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale sono molto interconnessi. Questa considerazione è stata fatta negli ultimi cinquant'anni, poiché i bambini sono inseriti in diversi contesti culturali, hanno precocemente relazioni sociali in contesti differenti (come l'asilo nido) e sono esposti all'impatto dei mass media (prima la televisione, poi cellulari e internet). Perciò, negli ultimi trent'anni anche lo studio dello sviluppo infantile è cambiato. Una parte della psicologia dello sviluppo oggi si occupa anche, infatti, di connessioni tra sistema nervoso, quindi basi biologiche, e aspetti psicologici. Normalmente i fattori ambientali pesano di più dei fattori genetici, anche se la proporzione varia da individuo a individuo.

Nel determinare le differenze individuali concorrono, oltre ai geni, anche interazioni molto complesse fra fattori genetici e comportamentali-fisiologici della madre e gli effetti dell'ambiente in cui la madre si trova. L'effetto di questi fattori varia enormemente e non può essere controllato. Inoltre, bisogna tenere ben presente che l'ambiente comincia ad agire prima che il bambino nasca (per esempio le relazioni che la madre instaura in gravidanza e il supporto personale e sociale che riceve influenzano le relazioni che ella instaurerà col bambino); è stato dimostrato che gli investimenti nei servizi di supporto alla gravidanza sono ripagati con un successo nello sviluppo perinatale e postnatale. Lo studio in questi campi dà grande supporto alla politica sociale. C'è inoltre un collegamento sempre più stretto tra psicologia dello sviluppo normale e clinico (patologico). In alcuni casi si comprendono meglio i processi di sviluppo se si conoscono i processi patologici e devianti.

Principali riferimenti teorici della psicologia dello sviluppo

La psicologia dello sviluppo fa riferimento a metodi di diversi rami come la psicologia generale, dinamica, le scienze sociali, le neuroscienze.

Teoria di Piaget

La teoria di Piaget, formulata negli anni '30, tratta soprattutto dello sviluppo cognitivo, ma si è occupato anche dello sviluppo sociale e morale. Piaget è ripreso attualmente nell'ambito delle neuroscienze cognitive. Per esempio, egli pensava che le azioni motorie sono una fonte primaria dello sviluppo cognitivo (capacità di elaborazione delle informazioni del neonato già nelle prime settimane di vita). Per Piaget alle radici dello sviluppo cognitivo ci sono gli schemi senso-motori, cioè coordinazioni di percezione e azione. Inoltre, per Piaget lo sviluppo biologico condiziona in maniera molto forte lo sviluppo delle capacità. Per esempio, la capacità di calcolo numerico astratto compare solo ad una certa età. Piaget è rimasto infatti legato alla sua formazione di biologo. A differenza di altri studiosi, era aperto alle teorie psicanalitiche e mostrava che ci sono relazioni tra lo sviluppo affettivo e quello cognitivo. Piaget è stato inoltre il primo a studiare lo sviluppo del giudizio morale legandolo a quello affettivo e sociale.

Teorie psicanalitiche

Freud e Margaret Maller sono figure chiave. Il primo si è occupato di bambini in set analitico, come Melanie Klein, e oggetto dell'osservazione è anche la relazione tra terapeuta e bambino ed è poco controllabile. Margaret Maller invece ha usato delle registrazioni in diversi ambiti, cioè una tecnica di osservazione molto rigorosa. In questo modo ha potuto avere delle intuizioni sulla mente infantile non altrimenti possibili.

L'interpretazione psicanalitica del gioco dei bambini include il gioco simbolico. Esempio del gioco del rocchetto attaccato al filo che simboleggia la madre. L'interpretazione piagetiana sarebbe stata di un gioco sensomotorio. In altri momenti ci possono essere convergenze tra teorie diverse e oggi ci si muove verso interfacce comuni, in cui le teorie diverse si confrontano. Un altro esempio è la differenza di interpretazione dei comportamenti aggressivi. Di metodo clinico aveva parlato anche Piaget poiché il suo obiettivo è ricostruire i processi mentali del bambino a partire dall'osservazione del comportamento manifesto e dai colloqui. Usa anche il metodo critico, predisponendo compiti che presumono una scelta di soluzione.

Comportamentismo

Il comportamentismo viene illustrato con l'esperimento sul piccolo Albert (condizionamento alla paura). I processi di apprendimento (condizionamento) dati da associazioni ripetute di stimoli avvengono già nel feto. Il comportamentismo è stato importante più per l'apporto metodologico che per le teorie. Il condizionamento operante studia il modo in cui diversi tipi di rinforzo modellano il comportamento. Skinner spiega in questo modo anche processi complessi come l'apprendimento del linguaggio. Questa concezione fortemente ambientalista che negava i fattori genetici è stata superata.

Apprendimento sociale di Bandura

Derivata dal comportamentismo, l'apprendimento sociale di Bandura è chiamata più recentemente teoria cognitivo sociale. È applicata in ambito di comportamenti aggressivi. Ritiene fondamentali i concetti di osservazione e imitazione da parte del bambino del comportamento adulto. Ha fatto esperimenti sull'apprendimento del comportamento aggressivo dai mass media. La probabilità di imitazione è maggiore se il modello ha valenze affettive o di potere nei confronti del bambino. Bandura si riferisce inoltre a processi di autorinforzo, quindi interni. Importante è il fatto che vengono imitati anche i comportamenti prosociali. Molti comportamenti sono volti ad aumentare il senso di autoefficacia, perciò il bambino è partecipante al suo sviluppo.

Altre teorie

  • Etologia: mostra come il primo sviluppo è guidato da processi predeterminati, come l'imprinting. Ciò è servito a ideare ipotesi di periodi sensibili dello sviluppo, per esempio quelli per l'apprendimento del linguaggio.
  • Vygotskij: ha insistito sulle origini sociali del pensiero. Le radici del pensiero hanno origine sociale, nascono dall'interazione tra il bambino e gli adulti prima e tra il bambino e i coetanei dopo.
  • Bruner: influenze della cultura sullo sviluppo cognitivo; sviluppo del pensiero narrativo, distinto dal pensiero logico, secondo Bruner ha rilevanza importante nello sviluppo cognitivo generale. Ricerche sul linguaggio: qualità delle interazioni anche non verbali (gioco) è importante per lo sviluppo del linguaggio (dispositivo di supporto allo sviluppo del linguaggio).

Rapporto natura/esperienza

Le predisposizioni individuali allo sviluppo sono frutto di interazioni diverse e complesse tra fattori genetici e biologici prenatali e perinatali e fattori dell'esperienza di carattere relazionale.

Prospettiva della genetica del comportamento

Indaga l'interazione tra fattori genetici e ambientali che agiscono sulle differenze individuali nello sviluppo sia normale che patologico. Oggi si tende alla integrazione tra genetica del comportamento, psicologia dello sviluppo e neuroscienze. Roberto Plomin, in particolare, sostiene che scopo della psicologia dello sviluppo è studiare come gli effetti dei geni si manifestano nel comportamento nel corso dello sviluppo e come interagiscono e si combinano con l'esperienza.

La genetica del comportamento ha realizzato ricerche longitudinali, seguendo gruppi di soggetti dall'infanzia all'età adulta, ricorrendo all'uso di modelli matematici molto complessi e usando i metodi di studio dei gemelli e dei figli adottivi nel corso del tempo. Sia il peso dei fattori genetici che il modo di operare nell'influenzare lo sviluppo variano nel corso del tempo. Per esempio, nelle dimensioni cognitive l'effetto dei geni sembra aumentare. Gli stessi geni possono avere effetti diversi a età diverse.

Ci sono poi geni strutturali che non sono influenzabili dall'ambiente (escluse manipolazioni artificiali) e geni regolatori che controllano l'espressione dei primi e, come dice Plomin, dialogano con l'ambiente. Si ha perciò una concezione bidirezionale dei rapporti tra fattori genetici e ambientali. Perciò l'attività genetica dei geni regolatori influenza l'attività neurale, che a sua volta influenza il comportamento e questo l'ambiente, ma avviene anche il percorso contrario, perché è noto che l'ambiente influenza il comportamento, questo l'attività neurale e di conseguenza l'attività genica.

Ogni neonato nasce diverso dall'altro non solo per ragioni genetiche, ma anche per tutte le vicende biologiche legate alla gravidanza (condizioni non solo fisiche, ma anche psicologiche della madre, per esempio lo stress). Quindi gli effetti dell'ambiente cominciano prima che il bambino venga al mondo.

Effetti del genotipo sull'ambiente

  • Effetto passivo: i geni dei genitori influenzano alcuni aspetti dell'ambiente in cui il bambino cresce (per esempio genitori intelligenti creano ambiente stimolante).
  • Effetto evocativo: i geni dei bambini, agendo sul comportamento, influenzano l'ambiente che il bambino stesso crea attorno a sé (per esempio i bambini più irritabili ricevono risposte meno positive).
  • Effetto attivo: quando il bambino cresce i geni contribuiscono anche alla scelta del suo ambiente (per esempio scelta del gruppo di amici).

Ciò non significa che i fattori genetici sono più importanti nell'influenzare lo sviluppo dell'individuo. Essi però contribuiscono alla formazione degli ambienti in cui l'individuo sta. Perciò l'ambiente non è più solo dato, subito come diceva il comportamentismo di Watson (a parte situazioni come il disagio sociale o l'abuso), ma il comportamento dell'individuo modifica l'ambiente (risposte che provoca col suo comportamento o scelte di esperienze) e lo stesso ambiente può avere significati diversi per individui diversi. Le esperienze ambientali possono essere più personali o più condivise. La famiglia stessa può costituire un ambiente di esperienze personali (rapporti dei singoli fratelli coi genitori) e di esperienze condivise (livello culturale della famiglia). Queste sono due polarità tra le quali ci sono diversi gradi e qualità di condivisione dell'ambiente. Una stessa caratteristica dell'ambiente può essere in alcuni casi personale e in altri condivisa.

Secondo Scarr, le esperienze ambientali non condivise sono più importanti di quelle condivise, nei limiti della normalità (per esempio in caso di abuso le esperienze condivise possono avere peso maggiore). La concezione che si crea è comunque quella che l'ambiente più rilevante è quello sperimentato dal singolo individuo, cioè l'ambiente soggettivo (interazione con la teoria di Lewin e la psicologia clinica). Secondo Plomin, le concezioni che emergono dalla prospettiva della genetica comportamentale sono integrabili in una visione più generale, di cui fanno parte anche la teoria piagetiana, psicanalitica, cognitivista, sistemica e la concezione ecologica di Bronfenbrenner.

Tratti di temperamento

I tratti di temperamento hanno caratteristiche specifiche che li distinguono dagli altri tratti di comportamento. Sono differenze individuali nel modo di rispondere a stimoli e situazioni. Emergono precocemente e hanno una relativa stabilità nel tempo. Sono influenzati da fattori genetici e altri fattori biologici (prenatali e perinatali). Fin dalla nascita interagiscono con fattori ambientali.

Il modello di Thomass e Chess include: livello di attività; regolarità dei ritmi biologici; modi di reagire alle novità; gradi e tempi di adattabilità; soglia di sensibilità; intensità delle reazioni emotive (autoregolazione ed esteriorizzazione, che però dipendono anche da esperienze relazionali primarie). Questo è un tratto importante perché elevati livelli fanno parte di quadri psicopatologici; qualità dell'umore; distraibilità, cioè capacità di spostare l'attenzione su un altro stimolo (tratto positivo); estensione dell'attenzione (mantenere a lungo l'attenzione su qualcosa o porla velocemente su qualcos'altro). Thomass e Chess hanno individuato tre tipologie di bambini: più facili, più difficili e a lenta attivazione.

Altri modelli hanno tentato di raggruppare le caratteristiche del temperamento in tre dimensioni (EAS) o in due polarità (reattività e autoregolazione). Un tratto di personalità molto importante dove il temperamento ha grande influenza è quello che caratterizza l'individuo nella tendenza alla ricerca di elevati livelli di eccitazione (sensation seeking): hanno una serie di manifestazioni comportamentali che li portano a preferire attività e divertimenti con elevati livelli di tensione. Si sono studiate le basi biologiche di questo tratto, anche se non sono determinanti. Nel caso di questa caratteristica è evidente come i tratti di temperamento interagiscono con i fattori sociali e ambientali. Per esempio, una cultura nella quale la spinta al consumo di messaggi di tipo audiovisivo ad alto contenuto di tensione è molto forte, incrementa la tendenza al sensation seeking (per esempio i programmi televisivi sono ricchi di stimoli che contribuiscono a mantenere alta l'eccitazione). Questo, secondo alcuni ricercatori, disturba lo sviluppo e l'organizzazione dei processi cognitivi.

Il temperamento dei bambini influenza la qualità delle relazioni con il care-giver. Anni fa questo aspetto era del tutto trascurato. Alcuni tratti di natura congenita sono stati riconosciuti anche in ambito psicanalitico tra livello teorico psicanalitico e ricerca sul temperamento. Freud ha anticipato molte cose interessanti; pensava che si sarebbero definite alcune disposizioni neurologiche di alcuni comportamenti. Klein sostiene che il bambino possiede oggetti interni, cioè rappresentazioni che derivano da fattori innati e vicende prenatali. Ritiene che sia sottovalutata l'importanza dei fattori esterni.

Sviluppo prenatale

  • 8 settimane: sussulti e primi movimenti globali;
  • 15 settimane: percezione del dolore, le sofferenze prenatali sia fetali che della madre possono incidere sulla disposizione con cui il bambino viene al mondo (più ansiosi);
  • 20 settimane: riconoscimento voce della madre che può essere riconosciuta dopo la nascita;
  • Processi di assuefazione cioè diminuzione della reattività ad uno stimolo ripetuto, non sono uguali per tutti e alcuni genetici li diminuiscono;
  • 32 settimane: tracce di sonno REM, perciò si ipotizza il sogno fetale, l'attività mentale è quindi già più sviluppata di quanto si credeva anni fa; si sono sviluppate le aree cerebrali di apprendimento e memoria.

Riflessioni sull'unicità dell'esperienza con la madre biologica, anche se un caregiver estraneo è meglio di una cattiva madre.

Le prime fasi dello sviluppo cognitivo

Piaget ritiene che alle radici dello sviluppo cognitivo ci sono gli schemi sensomotori che il bambino si crea. Ritiene che il bambino sia in grado di utilizzare strumenti creandosi prima delle esperienze.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VeroG91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Caprin Claudia.
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