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ESTRATTO DOCUMENTO

Prevale nella narrazione oggettiva, a dominante

 referenziale.

– Ordine ARTIFICIALE:

Il testo narrativo può cominciare dalla fine e risalire

 fino all’inizio PROLESSI

Il testo narrativo si può interrompere per raccontare

 fatti accaduti in precedenza FLASHBACK

Le caratterizzazioni della narrazione dipendono dalle distinzioni che riguardano non solo le figure empiriche

dei partecipanti alla comunicazione ma specialmente i ruoli discorsivi riconoscibili nell’organizzazione degli

enunciati.

Determinate per il tipo di enunciazione è la scelta del mezzo e del canale: in relazione a questi le forme in cui

si manifesta l’atto del narrare possono subire modifiche.

Determinante è pure la scelta del modo e della fondamentale distinzione fra mimesi e diegesi

TIPI di testo narrativo:

• Se adottiamo come chiave di lettura il riscontro di fatti e avvenimenti in successione cronologica

abbiamo a che fare con: biografie, cronache, memorie

• Nel settore del riporto o registrazioni di fatti visti o vissuti o comunque presentati nel loro svolgersi

abbiamo: corrispondenze giornalistiche di inviati speciali, radiocronache, ricostruzioni fatti a scopi

giudiziari, registrazioni delle deposizioni testimoniali

• Se adottiamo come chiave di lettura il riconoscimento di raccontare come azione ludica senza la

preoccupazione di essere fedele allarealtà abbiamo: fiabe, favole, leggende, aneddoti, scherzo.

• Testi predittivi: testi nel quale il tempo dell’enunciazione e tempo dell’avvenimento sono distinti. Ne

fanno parte: profezie, proverbi, aforismi, motti.

ARGOMENTAZIONE

Il locutore mette in gioco un ragionamento e lo sostiene con argomenti.

In questa tipologia rientrano testi che attuano procedimenti argomentali, ovvero tutte le specie di discorsi che

contengono ragionamenti variamente strutturati.

TIPI di testi argomentativi:

1. LOGICO DEDUTTIVO: testo argomentativo che dal generale passa al particolare.

Il principale procedimento argomentativo è il SILLOGISMO

formato da:

premessa maggiore (generale)

premessa minore (caso specifico)

conclusione (deduzione).

Nella retorica, discorso che ha per oggetto non delle verità

assolute, ma delle opinioni o delle verità contingenti, il

procedimento logico deduttivo è l’ENTITEMA, ovvero una forma

di sillogismo abbreviato in cui una o entrambe le premesse sono

implicite e una o entrambe le premesse sono verosimili e non

necessariamente e universalmente vere.

2. LOGICO INDUTTIVO: testo argomentativo che dal particolare passa al generale.

Il principale procedimento logico induttivo è l’ESEMPIO, testo

che ricorre ad un fatto particolare, reale o inventato purchè

verosimile, che può essere generalizzato.

STRUTTURA del testo argomentativo:

1. Presentazione del problema (premessa)

2. Enunciazione della tesi da dimostrare

3. Argomenti (prove) a sostegno della tesi

4. Eventuale antitesi da confutare

5. Eventuali argomenti a sfavore

6. Confutazione degli argomenti a sfavore

7. Conclusione che ribadisce la ragionevolezza delle tesi

TECNICHE ARGOMENTATIVE

• Ricorrere ad argomenti pratici: esempi, aneddoti, dati dir ealtà

• Ricorrere ad argomenti logici che mettono in evidenza i rapporti causai tra gli argomenti addotti e la

tesi da dimostrare

• Ricorrere ad argomenti di autorità: un parere autorevole di un esperto genera un effetto psicologico

di verità

• Ricorrere ad argomenti pragmatici: argomenti che mettono in evidenza gli effetti concreti positivi

della tesi sostenuta.

CARATTERISTICHE di un testo argomentativo:

• Coinvolgimento del destinatario

• Presenza esplicita del mittente

• Presenza di relazioni connettivali di tipo argomentativo.

DISTINZIONE TIPI DI TESTO

Quando bisogna interpretare o redigere un testo per un uso ben preciso p per desiderare di comunicare i

nostri pensieri, dobbiamo classificare il testo che leggiamo o produciamo.

Il significato, e quindi il contenuto più profondo di un testo è il risultato di ciò che vi ha messo l’autore e di

ciò che vi trova e vi mette il lettore, secondo il suo sapere, le sue attese e i suoi obiettivi.

Per cogliere il carattere del singolo testo dobbiamo guardare specificatamente l’atteggiamento comunicativo

che l’autore assume trattando un certo tema, pensando a come deve e può recepirlo il lettore. Quindi il

criterio fondamentale che guida chi redige un testo è quello di renderli adatti al tipo di ricezione che deve

farne il lettore. Mentre il lettore a sua volta interpreta i testi muovendosi su una scala di posizioni che va da

un massimo di adesione a un massimo di libertà rispetto alle intenzioni dell’autore.

Quindi ci possono essere due tipi di testo: testi composti con parole e costruzioni rigide che non devono

lasciare margini di incertezza nell’interpretazione, e testi in cui prevalgono parole e costruzioni elastiche

dove il lettore è libero di interpretare.

In questo modo si arriva a costruire quel ricco campionario di testi che si chiama TIPOLOGIA DI TESTI.

Questo modello:

• Accoglie tutti i tipi di testo che si incontrano in una determinata cultura

EX: testi giuridici  leggi, atti, norme

Testi scientifici  testi con una terminologia scientifica e dettagliata

• Accoglie i vari atteggiamenti comunicativi di autore e lettore rispecchiando la vera vita del testo in

quanto non si rifà solo alle intenzioni dell’autore ma all’effetto che il testo produce sul lettore.

• Introduce come unico criterio per classificare i testi, il modo rigido o elastico di utilizzare la lingua.

Questo criterio segnala che le differenze vanno osservate direttamente sulla lingua del testo. Questa

operazione ci permette di cogliere il significato dei testi, per come li ha consegnati l’autore e per

come essi parlano a noi.

Poiché il principio che può rendere più rigido o più elastico un testo è il vincolo, più o meno forte posto alla

loro interpretazione, i testi si possono dividere in 3 categorie:

1. Testi MOLTO VINCOLANTI (molto rigidi)

a) Testi scientifici: descrizioni o definizioni formalizzate , specialmente se di materia

che consente il trattamento quantitativo dei dati.

b) Testi normativi: leggi, decreti, regolamenti e altri testi assimilabili (atti

amministrativi, giudiziari, notarili, contratti e simili)

c) Testi tecnico – operativi: istruzioni per l’uso o per eseguire operazioni

2. Testi MEDIAMENTE VINCOLANTI (non molto rigidi)

a) Testi espositivi: trattati, manuali di studio, saggi, enciclopedie, relazioni,

lettere d’affari, memorie forensi e altro genere.

b) Testi informativi: opere divulgative e di informazione corrente, testi

giornalistici, corrispondenza famigliare e tra amici.

3. Testi POCO VINCOLANTI (molto elastici)

a) Testi d’arte o letterari: opere con finalità d’arte o che assumono forme

artistiche per altri fini

Ci sono dei FENOMENI che possono dare rigidità o elasticità al tessuto linguistico:

RIGIDO ELASTICO

VERBO Secondo il SIGNIFICATO Con il SIGNIFICATO

COMUNE non lascia spazio a ASSOLUTO richiede una

integrazioni libere del lettore: interpretazione personale da parte

RIGIDITA’ INTERPRETATIVA del lettore

RIPETIZIONE DI UN TERMINE Viene utilizzata per indicare sena Ricordo a SINONIMI e

possibili equivoci uno STESSO PERIFRASI per indicare lo stesso

REFERENTE referente, perché vuol farci vedere

quell’oggetto sotto diversi luci

INIZIO DI UN ENUNCIATO Richiedono al lettore di

CON “E” o “MA” rintracciare l’intero blocco di

discorso da riagganciare con

quello che si sta per dire

PUNTO FERMO SOLO ALLA CONCLUSIONE Che stacca una coda da quella

della struttura della frase frase per creare l’effetto sorpresa

scandisce l’informazione in alla fine di quel segmento.

segmenti conclusi

TECNICHE ESPRESSIVE

L’atto della comunicazione è dato dall’interazione tra un mittente, che ha un senso, cioè un intentio dicendi

globale, che è un insieme di semantica (ciò che vuole dire) e pragmatica (perché lo vuole dire), e la realizza

in un testo, ed un destinatario che riceve e decodifica il testo risalendo al senso.

Il destinatario coglierà il senso linguistico se ha in comune col mittente il codice, ma potrà intendere

diversamente il fine comunicativo e ricostruire dal testo un senso diverso da quello presente nella mente del

locutore. Quindi uno stesso testo può acquistare significati diversi, in certe situazioni anche contradditorie.

Alla base di ogni teoria della comunicazione è il concetto che UNA COSA E’ IL TESTO E UNA COSA E’ IL

SENSO, il quale oscilla tra il polo del mittente, cioè l’intenzione di colui che parla, e il polo del destinatario,

cioè di che cosa intende colui che ascolta.

Dunque LO STESSO SENSO PUO’ MEDIARSI IN TESTI DIVERSO e LO STESSO TESTO PUO’

AVERE SENSI DIVERSI.

Il testo è sempre in funzione del senso, esso infatti è uno dei molti specchi possibili del senso: UN SENSO 

TANTI TESTI.

DAL SENSO AL TESTO

Per passare dal senso al testo il punto di partenza è il senso che si vuole comunicare, cioè l’intenzione

comunicativa globale che determina in modo fondamentale la struttura del testo, condizionandolo

radicalmente.

Questa trasformazione avviene con l’intervento di altri fattori esterni:

a) La capacità espressiva del locutore, cioè la sua competenza linguistica

b) Il condizionamento del codice che possiede potenzialità determinate dipendenti da tale

struttura e condizionanti fortemente il linguaggio.

c) Le condizioni sociali oggettive, cioè lo spazio/tempo a disposizione, o la situazione in cui

avviene la comunicazione.

Questi meccanismi che presiedono il passaggio del senso al testo determinano la costruzione di testi

diversissimi.

LE TECNICHE ESPRESSIVE

Chiamiamo tecniche espressive i vari modi in cui uno stesso senso può essere elaborato testualmente,

tenendo presente che tutte le collaborazioni tendono allo stesso fine: la MASSIMA EFFICACIA

DELL’ATTO COMUNICATIVO.

Ogni testo si costruisce mediante opzioni paradigmatiche successive che formano una linea sintagmatica,

così la dialettica tra paradigma e sintagma è alla base delle tecniche espressive.

1. IL CONCETTO DI TRADUZIONE

Il significato dominante del verbo tradurre è trasporre un testo da una lingua ad un’altra. Questa definizione è

però limitata.

Dal punto di vista storico il verbo tradurre deriva da trans ducere, ossia condurre al di là, quindi in senso

lato, portare da una lingua ad un’altra.

Il concetto moderno di traduzione non esisteva nella cultura classica e medievale, nelle quali la traduzioni

era concepita come un rifacimento, o interpretazione, di un testo in un’altra lingua, ci che però veniva

tradotto era il nucleo, il CONTENUTO DEL TESTO DI PARTENZA.

Nell’età rinascimentale però comincia ad affacciarsi la consapevolezza più problematica della complessità

del procedimento traduttivo e si dibatte sulle prerogative, i limiti e i vantaggi della traduzione ad verbum

(parola per parola) o alla traduzione libera, “a senso”.

Solo alla fine del 1700 nell’ambito della filosofia tedesca compare il concetto di traduzione come

trasposizione speculare da una lingua all’altra parola per parola.

La traduzione è un meccanismo fluido schematizzabile in un percorso che parte da un testo A, risale al senso

e lo realizza in un testo nuovo B.

Questo processo è alla base di 3 tipologie di traduzione:

1. Traduzione INTERLINGUISTICA:

È il concetto più diffuso di traduzione che prevede il passaggio tra due codici linguistici

diversi. Il passaggio conduce da un testo A con un codice linguistico al testo B, con lo stesso

senso, ma in un codice linguistico diverso.

L’impossibilità della traduzione parola per parole si giustifica con il fatto che ogni codice usa

strutture intermedie diverse.

Esiste, quindi, un solo modo di tradurre, cioè di interpretare il senso di un testo e ricomporre

il testo nell’altra lingua tale da produrre lo stesso senso.

2. Traduzione SEMIOTICA o INTERSEMIOTICA:

È la traduzione in cui si passa da un codice linguistico ad un altro: da un testo A in un certo

codice comunicativo al testo B, con lo stesso senso, ma in un altro codice comunicativo.

EX: dal codice linguistico – verbale al mimico o prossemico, all’iconico, al musicale. (un

registra che trae un film da un romanzo)

3. Traduzione ENDOLINGUISTICA:

È la traduzione che opera all’interno di uno stesso codice di linguaggio: da un testo A in un

certo codice linguistico al testo B, con lo stesso senso, e nella stessa lingua.

EX: la parafrasi di un testo, oppure il passaggio tra i vari registri

REGISTRI

Con il termine registro si intende un livello di comunicazione: lo stesso concetto, lo stesso senso può essere

espresso attingendo al codice degli strumenti (lessicali, morfologici, sintattici) diversi per fascia sociale. Il

registro rappresenta una varietà del codice, si tratta di una VARIETA’ DIAFASICA (discorso)

SITUZIONALE, collegata, cioè al contesto comunicativo.

La gamma dei registri è vasta e può essere classificata:

1. FAMILIARE, COLLOQUIALE o VOLGARE: registro proprio di un contesto comunicativo

confidenziale caratterizzato da un’espressione linguistica non particolarmente sorvegliata,

dall’impegno di un lessico anche popolare, dalla preferenza per una morfologia e una sintassi

semplificate, non sempre rispettose delle norme codificate della grammatica.

2. CIVILE o STANDARD: proprio della comunicazione a livello medio caratterizzata da un

uso sostanzialmente standard della lingua dal di vista sia lessicale che morfo – sintattico.

3. FORMALE o SOSTENUTO o AULICO: proprio di situazioni comunicative elevate, ufficiali

o formali, caratterizzato da un espressione linguistica molto sorvegliata, forbita, da proprietà e

finezza lessicale, rispetto per le norme grammaticali.

Considereremo a parte il registro scientifico poiché esso è da considerarsi un sottocodice: l’uso di un lessico

specialistico, tecnico, è proprio di un registro sostenuto, la cui prerogativa è, tra le altre cose, la precisione e

la proprietà terminologica.

La classificazione proposta non è rigida perché tra i due estremi del registro famigliare e del registro formale,

la fascia intermedia è determinata piuttosto da sfumature, per cui una persona potrà porsi tra un registro

familiare – colloquiale e il civile – standard, o tra questo e il formale – sostenuto.

Tutti i termini hanno lo stesso significato, ma la differenza sta nella diversità della situazione comunicativo –

sociale: all’interno del codice esiste una serie di vocaboli appartenenti alla stessa area semantica, che tuttavia

si diverisfican in virtù del diverso rapporto che stabiliscono tra mittente e destinatario. Si tratta di un fattore

sociale che coinvolge le fasce socio – culturali. Tale variazione di relazione che si lega alla diversità dei

registri, viene a volte definiti in termini di denotazione, cioè di contenuto semantico, e connotazione, cioè la

differenza di registro, quindi il livello sociale.

Il messaggio insomma passa nella sua unità poiché le sue componenti sono inscindibili, non esiste parole che

significa una cosa e in più è “volgare” o “civile”, ma esiste un concetto che si comunica civilmente e uno che

si comunica volgarmente.

I registri sono diversi livelli di interrelazione sociale attraverso i quali possiamo mediare gli stessi contenuti

concettuali. Una variazione di registri consiste nella comunicazione di uno stesso contenuto attraverso

opzioni linguistiche o scelte testuali diverse, dettate dall’appartenenza a un sottogruppo sociale che richiede

l’impiego di un livello linguistici, necessario a rendere coesi i gruppi sociali diversi. Perciò il registro è

un’opzione pragmatica che avviene scegliendo una parola o costrutto sintattico piuttosto che un altro,

collocandomi così in una situazione sociale diversa.

TEMA – REMA

Con il termine “ARTICOLAZIONE TEMA - REMA” consideriamo quella sfuggente dimensione

dell’attività linguistica che si usa spesso chiamare information structure, termine tradotto in “struttura

informativa dell’enunciato. Inoltre con “tema – rema” ci riferiamo a predicati semantici, ossia elementi della

rappresentazione semantico pragmatica di un testo che nella loro manifestazione linguistica possono

corrispondere a prole, sitagmi o persone e possono non essere autonome sul piano lessicale e non manifestati

del tutto.

Il testo viene considerato sia come un’azione complessa in grado di modificare il contesto sia come una

gerarchia predicativo – argomentale congrua, nella quale dei predicati astratti detti connettivi sequenziali,

cioè dei predicati relazionali che impongono una serie di condizioni ai loro posti argomentali, assumono tra

di loro argomenti sequenze testuali di varia estensione.

Queste condizioni devono essere soddisfatte dagli argomenti concreti perché siano congrui con il connettivo

sequenziale che li domina e quindi con l’intero testo, inoltre definiscono la funzione che la sequenza realizza

all’interno del testo.

L’organizzazione comunicativa o struttura informativa dell’enunciato, ha a che fare non tanto con il

contenuto dell’enunciato ma con il modo in cui questo contenuto viene presentato al destinatario.

Il modello che sta alla base di questa organizzazione comunicativa è la TEORIA DELLE CONGRUITA’,

teoria basata su una nozione di congruità semantica ed evidenzia la stertta connessione tra gli aspetti logico –

semantici e pragmatici del testo.

Le categorie dell’organizzazione comunicativa in primo luogo sono componenti necessarie e universali della

rappresentazione del significato di un testo, indipendentemente dai mezzi utilizzati per manifestarle nelle

diverse lingue, i quali sono estremamente diversificati e sempre parziale:

1. CONGRUITA’ SEMANTICA

La teoria della congruità è basata su una nozione di congruità semantica che evidenzia la

stretta connessione tra gli aspetti logico – semantici e pragmatici del testo. Consiste in un

“CAMBIAMENTO DEL CONTESTO” percepito come un cambiamento dello stato

dell’informazione condivisa dagli interlocutori. Inoltre considera la struttura semantica del

testo come una rete di argomenti e predicati, ossia come una gerarchia di predicati che

dominano argomenti a diversi livelli.

Centrale, nella teoria della congruità, la nozione di PREDICATO inteso come un possibile

modo di essere. Il predicato impone la condizione che l’argomento deve soddisfare, o

predefinisce la classe dei singoli argomenti.

Infatti esiste congruità semantica fra un predicato e l’argomento che esso domina quando i

tratti imposti dal predicato sul posto argomentale sono iperonimi (termine che indica

un’unità lessicale di significato più generico ed esteso rispetto ad un o più unità lessicali che

sono incluse in essa EX: fiore  rosa, viole, glicine) dei tratti dell’argomento vero e proprio.

I predicati però possono anche imporre delle presupposizioni, ciò che gli interlocutori

devono condividere perché l’enunciato possa costituire un atto comunicativo. Ci possono

essere DUE IPOTESI di portata generale: nella prima si ipotizza che tutte le forme di non –

senso, di incongruità, derivino dalla violazione o dalla contrapposizione delle

presupposizioni a diversi livelli. Nella seconda invece, si difende l’idea che tutte le

presupposizioni debbano essere considerate in termini di congruità, come se fossero imposte

da un predicato su uno dei suoi posti argomentali.

Un’ipotesi è stata anche avanzata SEUREN, nel quale delinea una rappresentazione

semantica nella quale due tipi di condizioni sono associati ai predicati: la satisfaction

conditions e le preconditions. Quando una satisfaction conditions non è soddisfatta il

risultato è la falsità, mentre il fallimento delle preconditions risulta il non senso.

EX: il re di Francia è calvo  preconditions: x esite, x appartiene a una categoria i cui membri

sono normalmente coperti di peli in zone prototipiche

Inoltre Seuren suggerisce di estendere la descrizione della presupposizione basata sul

concetto di soddisfazione delle precondizioni imposte dai predicati così da comprendere non

solo le presupposizioni esistenziali ma ance le presupposizioni categoriali.

2. CONNETTIVI:

Ci sono due tipi di connettori:

a. Il CONNETTIVO SEQUENZIALE è un predicato astratto di alto livello che ha come

argomento una sequenza testuale, ossia un gesto semiotico corrispondente a un momento

relativamente autonomo del senso testuale, un’unità cui si può far corrispondere una

funzione comunicativa unitaria e relativamente autonoma. Esso assegna una funzione alla

sequenza e da un parte la mette in relazione con gli interlocutori, con le loro conoscenze,

desideri, intenzioni e impegni reciprochi, dall’altra la connette ad altre sequenze, sia

esplicitamente manifestate nel testo e quindi da inferire.

Inoltre specificano la funzione della sequenza anche in testi composti da una sola sequenza,

da un solo enunciato, definendo il rapporto tra quella sequenza e i partecipanti all’evento

comunicativo.

La FUNZIONE è quella di connettere, direttamente o indirettamente, la sequenza testuale al

testo nella sua globalità, e quindi che il mittente si attende che esse provochi. Il connettivo

sequenziale DICE CHE COSA FA IL MITTENTE AL DESTINATARIO CON LA

SEQUENZA.

b. CONNETIVO PRAGMATICI sono predicati che impongono particolari restrizioni

all’interpretazione dell’enunciato nel quale compaiono e anche ad altri argomenti astratti,

che il più delle volte si possono recuperare anaforicamente dall’interpretazione di passi più o

meno ampi del testo precedente o dal contesto.

Inoltre impongono al co – testo e alle informazioni contestuali condivide dai parlanti come a

un assieme di presupposizioni che un predicato di livello superiore impone ai suoi

argomenti, i quali possono essere sia contenuti associati e segmenti di testo, sia contenuto

impliciti.

3. REMA Il rema è un predicato che in una sequenza testuale direttamente realizza la funzione della

sequenza, ossia permette di soddisfare le condizioni che il connettivo sequenziale impone

sulla sequenza.

È inoltre quella parte di enunciato che ne realizza lo scopo informativo e ne veicola

l’illocuzione.

Questa definizione però presenta DUE PROBLEMI: il primo è che il rema non veicola o

esprime direttamente la funzione pragmatica dell’enunciato di soddisfare le condizioni di

felicità della funzione pragmatica. Il secondo invece riguarda l’illocuzione che nella

letteratura linguistica è una caratterizzazione ancora troppo generica della funzione

pragmatica di un enunciato per permettere di determinare l’articolazione comunicativa

interna dello stesso e in particolare do individuare il rema.

L’incongruità del rema va a contraddire direttamente la funzione specifica assegnata dal

connettivo alla sequenza.

4. TEMA: Il tema è un’entità, un evento o una situazione di cui parla la sequenza. Spesso è stato

descritto come la parte dell’enunciato che esprime e informazioni note che aggancia ciò che

viene detto al testo precedente o al contesto.

I temi sono caratterizzati dalla definitezza e sono sempre considerati parte del common

ground degli interlocutori. Se non lo sono ancora tendono ad essere aggiunti dai destinatari.

Un’altra caratteristica importante è quella dell’interesse e della sua pertinenza per il mittente

e il destinatario.

È attraverso la caratteristica dell’interesse il tema entra in rapporto con la funzione della

sequenza e quindi con il connettivo.

Se la definitezza del tema è l’aggancio cognitivo attraverso il quale nuove informazioni si

aggiungono a quelle già condivise dagli interlocutori, la sua pertinenza agli interessi del

destinatario costituisce l’aggancio esistenziale che permette alla sequenza di avere una

funzione.

L’incongruità del tema va invece a ledere delle presupposizioni di interesse collegate non a

un unico specifico connettivo, ma in generale a ogni atto comunicativo.

5. FRECCIA REMANTICA

La freccia rematica è la terza funzione che applicata al tema come suo argomento dà valore

come valore il rema stesso.

Il suo compito è quello di specificare la relazione logico – semantica che lega il rema al

tema. Essa circoscrive l’ambito del rema a partire dal tema.

Essa da una parte specifica l’aspetto per il quale il tema è coinvolto nella funzione specifica

della sequenza, dall’altra pone le alternative che sono direttamente pertinenti per il

realizzarsi della funzione.

L’individuazione della freccia rematica implica l’individuazione della categoria in cui, di

volta in volta, il rema rientra, ossia il PARADIGMA REMATICO. La scelta di un elemento

alternativo nel paradigma ha come esito la diretta contraddizione della funzione della

sequenza definita dal connettivo sequenziale.

Ogni sequenza definisce un paradigma di alternative tra le quali il rema è l’unica prescelta.

Un aspetto importante che riguarda il rema e il paradigma è la NEGAZIONE di frase:

negando il rema si afferma il resto del paradigma. EX Giovanni non legge fumetti.

I paradigmi definiti dalla freccia rematica assumono una valenza tutta particolare

nell’interpretazione degli enunciati negativi. La negazione dell’enunciato opera sul rema e

sul suo paradigma, il rema viene escluso e viene aperta la possibilità che ognuna delle

alternative previste dal paradigma assuma la funzione di rema. Mentre quando un enunciato

è positivo, viene al tempo stesso selezionato il rema e sono escluse tutte le altre alternative

del paradigma.

Inoltre si può identificare la classica dicotomia tema – rema con l’articolazione della

sequenza in due parti: il paradigma, che corrisponde al tema che è presupposto, e la seconda

parte che opera la selezione all’interno del paradigma, il rema che corrisponde all’unica parte

non presupposta della sequenza ed è il bersaglio della negazione. LA PARTE DELLA

SEQUENZA CHE COSTITUISCE IL PARADIGMA DEL REMA NON PUO’ ESSERE

SEMPRE IDENTIFICATA CON IL TEMA.

Questa difficoltà viene superata eliminando la categoria del tema e lavorando solo

sull’opposizione tra rema e sfondo ovvero facendo ricorso alla funzione di FRECCIA

REMATICA.

NEO STANDARD

MIONI definisce il neo – standard come un nuovo standard italiano che si sta formando e che anche nell’uso

scritto ne sta lentamente prendendo atto. Il nuovo standard nascente, creato dalla mutata interazione sociale,

è strutturalmente più semplice (maggiormente vicino alla parlata colloquiale), più variato e più ampiamente

fondato in termini sociali.

SERIANNI invece ammette che nel parlato ci sia stata l’affermazione di tendenze innovative, che hanno

portato ad un nuovo italiano medio, ma è molto più cautelativo circa la possibilità di delineare un nuovo

standard nello scritto in quanto la pressione della norma scritta tradizionale sia ancora molto efficace.

Anche BRUNI nota che nei secoli passati accanto ai testi della letteratura alta, anche prodotti modesti ma

radicati nella cultura media e utilizzati dalla scuola hanno formato un tessuto connettivo sia linguistico che

culturale.

La situazione del rapporto fra standard letterario e neo – standard è più complicata di quanto sembri, per

essere chiarita esigerebbe ulteriori ricerche, nella duplice direzione di presenza di tratto non standard nell’uso

scritto dei secoli passati e di relativa frequenza di tratti standard e neo – standard nell’uso scritto e parlato

odierno.

Infatti SABATINI chiama l’italiano dell’uso medio parlato e scritto la varietà risultante da questo insieme di

fenomeni tanto che ha fornito una lista di tratti fonologici, morfologici, e sintattici che <<panitaliani>> e

<<usati da persone di ogni ceto e di ogni livello di istruzione>>, benché siano stati sinora per lo più

trascurati o ignorati dai manuali e dalle grammatiche didattiche, rappresentano significativamente la

diffusione e l’accettazione, nell’uso parlato e scritto di media formalità, di un tipo di lingua che si differenzia

dallo standard ufficiale soprattutto perché è decisamente ricettivo dei tratti del parlato.

1. MORFOSINTASSI

Questo è il primo settore in cui la larga accettazione e l’incipiente standardizzazione di costrutti

originariamente marcati e specifici del parlato è costituito dalle frasi con diversi principi di strutturazione

rispetto a quello normale in cui il soggetto è sia tema che dato e viene in prima posizione, e che danno luogo

a ordini dei costituenti diversi rispetto a quello tipico per l’italiano: Soggetto – verbo – oggetto.

Questi ordini dei costituenti diversi sono:

a) DISLOCAZIONE A SINISTRA

Per dislocazione a sinistra intendiamo, oltre alla dislocazione a sinistra vera e propria, anche

costrutti simili con il cosiddetto tema libero o tema sospeso o nominativus penden.

EX: Gianni non gli ho detto niente.

Si tratta di un costrutto col quale si porterebbe in posizione del tema un elemento della frase

che secondo l’ordine normale non sarebbe in posizione tematica e che quindi porta a tema

l’elemento dislocato a sinistra ripreso nella frase con un pronome clitico.

L’elemento dislocato a sinistra sarebbe il frutto della messa a centro d’attenzione del

parlante. La dislocazione a sinistra sembra fra l’altro un ottimo sostituto della costruzione

passiva.

Essa rappresenta, secondo SABATINI, uno di quei tratti di cui si può dire che erano già

presenti nel sistema che è alla base della lingua italiana ed erano stati accolti anche nelle

varie norme scritte regionali ma non furono accolti nella supernorma che ha dominato l’uso

standard della lingua italiana.

b) DISLOCAZIONE A DESTRA

La dislocazione a destra sembra infatti condividere in pieno la sorte della dislocazione a

sinistra.

BERRUTO distingue però DUE COSTRUTTI DIVERSI, ma uguali nel fatto che si tratta di

costruzioni in cui a destra di una frase semplice compare un sintagma nominale il cui ruolo

sintattico dipende dal verbo della frase e che viene ripreso da un clitico all’interno della

frase: 1. La dislocazione a destra SENZA PAUSA NE’ VARIAZIONE INTONATIVA

fra la frase e il sintagma dislocato. Ha la funzione di costruire l’elemento

dislocato come tema motivato per il parlante, costituendo quindi un modo

particolare di porre un tema discorsivo creando un retroterra comunicativo

posto come condiviso e gettando fra parlante e interlocutore un filo

internazionale di cordialità e confidenzialità.

2. L’altro costrutto, chiamato “ripensamento” è caratterizzato da PAUSA E

INTERRUZIONE DELLA CURVA INTONATIVA fra la frase e l’elemento

dislocato (le mangio, le mele) sembra più legato ai problemi di

pianificazione del parlato, in quando avrà la funzione di richiamare un tema

già in corso, come una sorta di glossa esplicativa che ripara a possibili

ambiguità nel recupero del referente identificato da clitico.

In entrambi i casi si tratta di una costruzione marcata per la posizione del tema che viene a

trovarsi sulla destra, invertendo l’ordine nominale che prevedrebbe la successione tema +

rema. Questa maggiore marcatezza in termini di struttura informativa, e il particolare valore

internazionale che si è detto, saranno presumibilmente ragioni perché la dislocazione a

destra, comune nel parlato, non sia frequente nello scritto.

c) C’E’ PRESENTATIVO

Costruzione costituita da un C?E?/CI SONO che introduce un sintagma nominale il quale

viene specificato da una relativa esplicativa (c’è un gatto che gioca in cortile) Il c’è che ….

Che pare funzionare da segnale rematico che serve a spezzare una frase polirematica (gatto

gioca in cortile) in due blocchi monorematici più semplici, e a mettere in rilievo un elemento

attraverso la segmentazione così ottenuta.

Il costrutto evita che una frase contenga in blocco troppa informazione nuova, facilitando sia

la codificazione che la decodificazione mediante la distribuzione dell’informazione su due

frasi: il c’è presentativo introduce un rema che diventa tema della frase relativa che segue.

d) FRASE SCISSA

Anch’essa consente lo spezzettamento dell’informazione in due blocchi frasali distinti, ma la

sua funzione fondamentale è di essere marcata per novità e contrastività del sintagma

nominale estratto, che viene contrapposto ad altri possibili membri dell’insieme a cui si

riferisce.

La frase scissa è uno strumento duttile per questo scopo, perché consente di mettere in

rilievo il costituente marcato indipendentemente dalla sua natura grammaticale (predicato

verbale, avverbiali, la negazione).

La frase scissa va considerata oggi del tutto integrata nello standard. SATTA ha affermato

che si tratta di un uso sconsiderato e poco sopportabile di un modulo sintattico e retorico, ed

ammette tuttavia che è ben difendibile per ragioni enfatiche, quando si vuol dare grande

rilievo al soggetto.

2.1 IL CHE POLIVALENTE


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Esperto Linguistico per il Management e il Turismo
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martyxangel92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche espressive dell'ìtaliano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Gilardoni Silvia.

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