Carmelo Bene
1937-2002
Salentino, uno dei massimi teatranti del ‘900, esponente della ricerca teatrale: esponente dell’avanguardia, insieme a Carlo
Quartucci, radicale la rottura formale da distinguere dalla sperimentazione (più morbida) e il terzo teatro più esistenziale.
L’avanguardia indica una zona teorica in cui lavora e dei suoi punti di riferimento, come Majakovskij Joyce e Mejekord
Lavorerà negli ultimi anni della sua vita anche in televisione, fa cinema e radio, scrive romanzi come “la nostra signora dei turchi”
portato poi in film e in pièce teatrale, nel 1966 (locandina teatro), 1968 il film, pubblica anche poesie alla fine della sua vita e riflessioni
sul teatro. Esordisce nel 1959 in teatro a Roma, con “Caligola” di Albert Camus: i suoi primi spettacoli fanno molto parlare di se.
Proviene dal Salento, poi si trasferisce a Roma dove intraprende l’Accademia ma se ne va non trovandosi. Da poco gli autori
dispongono dei diritti sulle proprie opere, Camus rimane talmente scontento di come il Piccolo di Milano rappresenta Caligola, che
nega i diritti a chiunque voglia rappresentare la sua opera in Italia. Bene e Camus si incontrano a Venezia, lo convincono a cedere a
loro i diritti dato che nessuno lo conosce e affittano un teatro (insieme a Ruggeri). Ciò determina una nuova attenzione su di lui, lo
spettacolo fa parlare di sé sui quotidiani. Realizza grandi opere come Amleto, anche quello del monologo riscritto da Laforgue.
Attore Artifex= È un attore autore= si scrive i testi che realizza che recita, pensa alla compagnia e ci lavora insieme ragionando sulle
scenografie, musiche: artefice completo come De Berardinis. Sin dai primi anni si accompagna alle relazioni teoriche, considerandosi
un attore artifex= in teatro non ha senso altro se non un attore artifex, qualcuno che si pone come tale, un attore autore declinato nel
teatro di ricerca, all’interno dell’avanguardia novecentesca. Una delle caratteristiche sono i copioni rappresentati non solo solo scritti
ex novo da chi recita ma spesso riscritture: Pinocchio, Caligola, Amleto, Salome.. (così come fa Grotowski, Il Living Theatre..), anche
1966 Tutta l’opera
se di sono casi rari in cui spettacoli scritti da sé: “Nostra signora dei turchi” di Bene sta nel solco
dell’avanguardia europea, forma d’arte di contraddizione che si contrappone a quella ufficiale e alla mercificazione, ma presentano
anche opere contraddittorie: “essere Diderot, Mejekord,Wilde, Artaud, Bene” .
lui nell’asse Nel corso degli anni ‘60, la
possibilità di proporre una completa avanguardia viene a meno per le condizioni, non può essere “completamente d’avanguardia”,
dopo la nascita della Società dello Spettacolo, l’avanguardia rischia di diventare una proposta di mercato teatrale, mentre l’idea era
quella di disarticolare la mercificazione= il contesto è completamente mutato, diventa difficile realizzare qualcosa riferibile
completamente alle avanguardie di inizio Novecento. Bene stesso rifiuta la definizione di avanguardia, rivendicando la sua scia nel
novecento (visione antistoricista, così come il rifiuto delle categorie strette). Il tema della novità delle avanguardie, è assente in
Bene, forte saldatura alla tradizione= innovazione formale e tradizione teatrale, come per esempio nell’avanguardia futurista russa e
italiana: in quello italiano la novità é tutto, lotta contro il passatismo, in Russia c’è l’idea di usare la tradizione come base per
l’innovazione e non vuole farne terra bruciata.
Ezra Pound= grande poeta del novecento, scrive i “cantos” riscrittura della Divina Commedia, nella sua riflessione teorica
d’avanguardia, scrive che ciò che conta é sempre la contraddizione tra innovazione e tradizione. La qualità dell’arte, l’originalità
quando é reale ha a che fare con la densità, l’innovatore é condannato nella sua eccentricità.(p. 20-21). Nel contrapporsi alla scena
ufficiale Bene recupera la tradizione del grande attore, quando Bene si contrappone alla regia. “realizzare un disfatto
attore”rovescio negativo. Il suo percorso è variegato e cambia nel percorso degli anni, insieme ad alcune costanti.
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Due periodi:
Dagli esordi del 1959 alla metà degli anni ‘70: periodo meno documentato ma più giovanile, migliore innovatore, parodico
● e critico
Dalla fine degli anni ‘70 alla morte: alcuni tratti si ammorbidiscono, più simbolismo, meno grottesco, più ammorbidito
●
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La carriera:
1959/1968= teatro laboratorio
● 1968/1974= stagione cinematografica
● 1974/1978= ritorno al teatro= anche in radio, le “interviste impossibili” con personaggi inventati dell’antichità, alla presenza
● contrappone l’assenza, usa il termine voce orchestra. Voce come scena assoluta e assenza del sé. La bocca diviene corpo
e la voce orchestra: voce-orchestra.
1979= svolta concertistica= la musica ha attraversato le sue fasi di produzione, anche con esponenti della scena italiana del
● dopoguerra. L’interesse per la musica lo prende dalla zia appassionata di lirica, decisivo nella concezione della musicalità,
anche per l’esperienza da chierichetto. .
Concerto Majakovskij
Spettacolo trasversale: " " lo accompagna in molte sue fasi, prende anche nomi diversi come nella
regia televisiva: “Quattro modi di morire in versi”, Majakovskij, Blok, Pasternak, Esenin. Dal 1960/80 in cinque edizioni. Si estende
per molto tempo e lo accompagna, segnando una serie di esordi. La prima edizione è il suo esordio registico insieme a Bussotti,
esponente fiorentino di musica moderna, comune intenzione destrutturazione significati linguistici e musicali. Nella prima edizione
discografica, Bene e Majakovskij operano in uno studio non convenzionale, istituendo un nuovo ascolto di dialogo, Bene improvvisa
musicalmente in modo autonomo: musicista e attore condividono lo stesso spazio.
Dialoga anche con Gelmetti e Luporini, nel 1968 esordisce nella lirica a Parma, con Gelmetti, spettacolo anticonvenzionale. Si
specializza negli aspetti tecnici, trovandosi ad essere alleati dei fonici, trovando dialogo e sfondando barriere.
Incontra la filosofia, che considera somma, dialogando con personaggi di spicco come Deleuze per la musica: si parla di
rinnovamento straordinario, raccolto nei suoi scritti: Bene alla fine degli anni ‘70 traccia un nuovo cammino per se stesso, il suono
stesso diventa personaggio. Da quel momento in avanti anche in assenza di musica lui sente di esprimersi con musicalità. In
“Sovrapposizioni” Deleuze affronta il Riccardo III, rappresentato da Bene di cui parla nella sua autobiografia, Siciliani fa i
complimenti: propone di declamare insieme a Bellugi (direttore di orchestra) Manfred. il giorno dopo lo chiama e sceglie il Manfred,
poco rappresentato: “sottrarre Il Manfred e riportarlo in forma di oratorio, attuando in parodia patetica asciugando il testo, con
l’assenza di scenografia”: occasione di riflessione teorica nel volume “La voce di narciso” dove si formula l’idea di phone, voce.
Raccoglie scritti precedenti e somma la stagione musicale teorica. Narciso rivisitato in chiave destrutturante, inutilità del gesto,
rapporto più intimo, phone: avvicinamento alla bocca come luogo di risonanza, strumento
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