Che materia stai cercando?

Appunti personali (parte 1)

Appunti di Fondamenti di neuroscienza, parte 1, basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Granozzi dell’università degli Studi di Padova - Unipd, Facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali, Corso di laurea in scienza dei materiali. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Fondamenti di neuroscienza docente Prof. G. Granozzi

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

PARAMAGNETISMO: fenomeno derivante dal fatto che i singoli momenti magnetici sono

indipendenti e vale la legge di Curie:

Quando accendo un campo esterno, H, induco una magnetizzazione totale. La T ha un effetto di

creare disordine nell’allinearsi dei magnetini secondo il campo H applicato.

FERROMAGNETISMO: le forze di scambio fra i magneti sono tali da farli orientare in maniera

parallela generando dei DOMINI, zone in cui tutti i momenti magnetici sono allineati lungo la

stessa direzione.

ANTIFERROMAGNETISMO: In questo caso i magnetini si pongono a coppie in maniera anti-

parallela

FERRIMAGNETISMO: Ordine in cui i magneti si pongono contrapposti. I momenti opposti sono

disuguali e rimane, perciò, una magnetizzazione spontanea.

Oltre le temperature di Curie e Neel i domini diventano disordinati.

NP magnetiche sono usate in molte applicazioni: imaging, storage di dati, ferro fluidi ecc… L’alto

S/V fa sì che una sostanziale porzione di atomi hanno un accoppiamento magnetico differente con

gli atomi vicini che produce diverse proprietà magnetiche. Un materiale bulk ferromagnetico di

solito forma una serie di domini magnetici. NP magnetiche spesso presentano un solo dominio e

spesso mostrano un fenomeno detto SUPERPARAMAGNETISMO: le magnetizzazioni delle varie

particelle sono distribuite casualmente in seguito a fluttuazioni termiche e diventano allineate solo

in presenza di un campo magnetico applicato.

SUPERPARAMAGENTISMO: si verifica quando il materiale è costituito da piccolissime cristalliti

dove ci sono spin interagenti (1-10nm). In questo caso anche quando la T è sotto la T di Curie o di

(e quindi l’energia termica non è sufficiente a vincere le forze di accoppiamento fra atomi

Neel

Fulvio Sinisi, Nanoscienza Cap: 2-5

vicini), l’energia termica è sufficiente a cambiare la direzione di magnetizzazione dell’intero

cristallita. Le variazioni risultanti nella direzione di magnetizzazione fanno si che la media del

campo magnetico sia zero. Perciò il materiale si comporta in maniera simile al paramagnetismo. E’

un paramagnetismo generato non dal singolo atomo avente un momento magnetico indipendente da

quello adiacente ma dal singolo cristallita avente un proprio momento magnetico. Non guardo gli

atomi ma i vari cristalliti aventi dei super-magnetini. Per questo parlo di super-paramagnetismo.

Sistemi che presentano superparamagnetismo sono i materiali FERROFLUDI. Essi sono dei liquidi

che diventano fortemente polarizzati in presenza di un campo magnetico. Si tratta di una soluzione

colloidale che comprende NP magnetiche sospese in un olio sintetico. Le particelle sono rivestite

l’un l’altra.

con un sapone o un detergente per evitare che si aggreghino Questi materiali sono

utilizzati in svariati campi, quali: AEREONAUTICA (gli aerei sono rivestiti da queste miscele e

riescono ad eludere i radar), MEDICINA (sono usati per scovare e rimuovere i tumori),

AUTOMOTIVE (sono usati come ammortizzatori regolabili dato che la viscosità del fluido, e

quindi la quantità di smorzamento fornito dalla sospensione, può essere variata).

Un neologismo per “spin-based electronics”

Spintronica: anche detta magneto-elettronica, è una

come se usasse la sua carica. E’

tecnologia emergente che sfrutta gli stati quantici di spin degli e-

l’equivalente dell’elettronica in cui, però, si usano le proprietà di spin dell’e-. La spintronica ha un

vasto campo di applicazioni. L’effetto più importante è il GMR, effetto su cui si basano gli hard-

disk (fino a qualche anno fa).

GMR: Essa si basa sulle proprietà magnetiche di film ultrasottili. La GMR è un effetto quanto-

meccanico, una sorta di magnetoresistenza, osservata in film sottili composti da strati alternati di

ferromagnetici e non magnetici. L’effetto si manifesta come una diminuzione significativa

materiali

nella resistenza elettrica in presenza di un campo magnetico. In assenza di un campo magnetico

applicato, la direzione di magnetizzazione degli strati ferromagnetici adiacenti è anti-parallela a

causa di un debole accoppiamento anti-ferromagnetico fra gli strati e diminuisce ad un livello più

basso di resistenza quando la magnetizzazione degli strati adiacenti si allinea a causa di un campo

esterno applicato. Il sistema, in pratica, funge come una valvola che può essere aperta o chiusa al

passaggio degli e-: quando le magnetizzazioni dei due strati ferromagnetici sono parallele, la

valvola è aperta e si è in uno stato di bassa resistenza. Quando sono anti-parallele le

magnetizzazioni, la valvola è chiusa e siè in uno stato di alta resistenza.

La GMR è stata ampiamente usata nelle testine di lettura degli hard-disk. La GMR ha portato ad un

aumento nella densità di memorizzazione di dati sugli hard-disk ma ormai è tecnologia passata.

Sostituita da poco da dispositivi di tunnelling di spin dipendenti come le giunzioni ad effetto tunnel

magnetico (MTj).

MTj: Una giunzione ad effetto tunnel magnetico (MTJ) consiste di due strati di metallo magnetico,

come cobalto-ferro, separati da uno strato ultrasottile di isolante, tipicamente ossido di alluminio

con uno spessore di circa 1 nm. Lo strato isolante è così sottile che gli elettroni possono tunnelare

attraverso la barriera se viene applicata una tensione di polarizzazione tra i due elettrodi metallici.

Poiché questo processo è proibito in fisica classica, la magnetoresistenza di tunnel è un fenomeno

strettamente meccanico quantistico. Dunque in MTJ la corrente di tunnel dipende dall'orientamento

Fulvio Sinisi, Nanoscienza Cap: 2-5

relativo di magnetizzazione dei due strati ferromagnetici, che possono essere modificate da un

campo magnetico applicato. Questo fenomeno è chiamato tunneling magnetoresistenza (TMR).

Nei NS l’effetto delle dimensioni ridotte fa sì che, per quanto concerne la

Proprietà ottiche:

struttura elettronica, si modifichino le energie dell’HOMO e del LUMO. Emissione ed

assorbimento dipendono dalle transizioni fra questi 2 stati. Sia i SC che i Me (con meccanismi

differenti) mostrano modifiche nelle proprietà ottiche, come il loro colore, in funzione delle

dimensioni delle particelle. Altre proprietà che possono essere affette dalla dimensionalità ridotta

conducibilità, la fotoemissione e l’elettroluminescenza.

sono la fotocatalisi, la foto

Proprietà chimiche: nano catalisi. Le NS hanno alto S/V e potenzialmente strutture

cristallografiche diverse. Questi possono portare ad una alterazione della reattività chimica e a

fenomeni di tipo catalitici. La catalisi avviene all’interfaccia S-L o L-G. Catalisi che usano NS

possono presentare reazioni chimiche più veloci, più selettive e più efficienti. Il processo è tanto più

efficace quanto più il catalizzatore è disperso, dunque, aumentare la superficie attiva migliora

l’effetto di catalisi. La maggior parte dei catalizzatori industriali sono solidi ad alta area superficiale

sui quali è disperso un componente attivo in forma di particelle molto piccole. In genere si tratta di

piccole particelle metalliche (1-20 nm) supportate su ossidi. Il substrato deve avere alta area

da evitare che le NP si agglomerino tra di loro riducendo l’area specifica.

superficiale così

Un esempio di catalizzatore usato nella pratica è la marmitta catalitica. L’involucro di allumina è

impregnato con NP di Pt, Rh, Ce, Zirconia. Essi formano dei nidi di ape. Il Pt serve ad ossidare

idrocarburi e CO, Rh serve a ridurre gli NOx. La ceria, in particolare combinata con la Zirconia,

lavora come un componente che immagazzina l’ossigeno permettendo che avvenga l’ossidazione di

CO e idrocarburi. Lo svantaggio è che il convertitore è attivo ad alte T (300-400°C), il cosiddetto

problema dello cold start. Di fatto, le marmitte catalitiche non servono nel traffico cittadino.

Dunque: le performance di un catalizzatore possono essere sensibili alle dimensioni delle particelle

perché la struttura superficiale e le proprietà elettroniche possono cambiare ampiamente in questo

range di dimensioni. Per esempio, il calore di adsorbimento per CO e l’energia di attivazione per la

dissociazione del CO cambiano entrambe con l’aumentare delle dimensioni delle particelle di Ni.

Nell’immagine successiva sono schematizzati tutti i fenomeni che avvengono nei processi catalitici.

Il supporto ha proprietà che si possono modificare come la forza, la porosità, la conducibilità

termica, la riducibilità. Ultimi studi dicono che la zona più importante per i processi catalitici è la

zona di interfaccia fra supporto-metallo-gas (SPILLOVER).

Fulvio Sinisi, Nanoscienza Cap: 2-5

Le dimensioni nano di un catalizzatore possono avere un ruolo importante. L’Au bulk non ha

proprietà catalitiche. Se, però, ho NP con diametri inferiori a 2 o 3 nm, le NP Au sono attive alla

catalisi del processo di attivazione dell’ O . (Per maggiori dettagli leggi A7). NP Au su una

2

superficie di titania sembrano essere particolarmente attive alla ossidazione di CO e CO fatta a

2

Tamb.

Fulvio Sinisi, Nanoscienza Cap: 2-5

CAPITOLO 3

Metodi di fabbricazione: Le varie metodologie con le quali produrre NS possono essere

raggruppate secondo 2 possibili classificazioni:

1) In base al confinamento dei sistemi che si vogliono realizzare, ossia se ho NP 3D, strutture

2D come NT o NWire oppure sistemi 1D come film ultrasottili;

In base all’ambiente nel quale è fabbricato l’oggetto, ossia se è fatto allo stato solido, in

2) vuoto, oppure in soluzione sfruttando metodologie di wet chemistry;

Inoltre, i metodi di fabbricazione si suddividono in metodi che sfruttano un controllo

termodinamico e metodi che sfruttano un controllo cinetico. I primi portano alla produzione di

sistemi più vicini alla idealità, mentre, i secondi, consentono di produrre sistemi più difettivi, il che

non significa avere un sistema peggiore, ad esempio, in catalisi il difetto è un valore aggiuntivo.

In base al particolare tipo di approccio seguito per realizzare il NS, le tecniche si possono

suddividere in due grandi categorie: tecniche BOTTOM-UP e tecniche TOP-DOWN. Nel primo

caso la generazione del nano materiale parte da componenti più piccoli e può essere sotto controllo

termodinamico o cinetico. Si tratta, di fatto, della normale chimica dei materiali pilotata dalla

riduzione dell’energia libera di Gibbs, per cui si ha a che fare con processi più vicini all’equilibrio.

In genere è sotto controllo TD soprattutto se il processo coinvolge la chimica inorganica, invece, nel

caso di chimica organica si lavora per lo più sotto controllo cinetico. Le tecniche top-down, invece,

prevedono che la generazione del nano materiale parta dalla progressiva rimozione e modellamento

del materiale massivo. Questo approccio sfrutta praticamente sempre il controllo cinetico e,

generalmente, introduce stress interni, difetti superficiali, contaminazioni con il risultato di ottenere

sistemi più difettivi.

Vediamo elencati esempi di queste tipologie di fabbricazione di NS:

Fulvio Sinisi, Nanoscienza Cap: 2-5

I metodi top-down sono più di ambito fisico. Esistono, inoltre, anche metodi IBRIDI. Prima di

entrare nel dettaglio dei metodi più importanti, dobbiamo richiamare alcuni concetti fondamentali di

nucleazione e crescita ed estenderli per valutare alcuni aspetti peculiari relativi alla nanoscienza.

Trasformazioni di fase: Descriviamo i processi di trasformazione di fase per cui un sistema

composto da una singola fase in equilibrio ad una certa T e p genera una nuova fase al variare delle

condizioni esterne. Come criterio generale possiamo dire che quando una trasformazione avviene in

condizioni di quasi-equilibrio (processi lenti e reversibili) la trasformazione stessa è limitata dalla

sua termodinamica. Viceversa, se la trasformazione avviene lontano dalle condizioni di equilibrio

(es. raffreddamento rapido di un fuso), la trasformazione è controllata dall'aspetto cinetico e si

possono formare fasi metastabili non presenti nel diagramma di fase di equilibrio. α

In termodinamica esiste un criterio ben preciso per valutare la stabilità di una certa fase rispetto ad

β β

un'altra , che fa riferimento all'energia libera di Gibbs: se Gβ<Gα la fase è più stabile rispetto

α

alla . Questo è rappresentato in termini grafici nel diagramma seguente, in cui si vede che le due

curve di energia libera si incrociano nel punto T=Tc con Tc è la temperatura di trasformazione di

equilibrio.

Cioé sarà per:

=

T = Tc Gα Gβ equilibrio tra le due fasi

< α

T < Tc Gα Gβ la fase è stabile

> β

T > Tc Gα Gβ la fase è stabile

Nella realtà alla T=Tc la trasformazione non ha luogo perché manca la "driving-force" perché essa

= ΔT=Tc-T

avvenga (Gα Gβ ). Dovremo produrre un sottoraffreddamento per far sì che la

Δμ

transizione avvenga. In definitiva è una differenza di potenziale chimico che origina il processo

stesso. Vogliamo ora provare a calcolare la "driving-force" termodinamica (cioé la variazione di

energia libera, che spesso prende il nome di sovrasaturazione) nella ipotesi semplificativa che il

ΔT

valore di sia piccolo. Allora sarà:

cioé la variazione di energia libera, che rappresenta la "driving-force" termodinamica, sarà

ΔT.

proporzionale al sottoraffreddamento

Fulvio Sinisi, Nanoscienza Cap: 2-5

Richiami di nucleazione e crescita: NUCLEAZIONE OMOGENEA.

β,

Supponiamo ora di avere una fase omogenea all'interno della quale a seguito di un

ΔT α.

sottoraffreddamento vengano a formarsi dei nuclei di piccole particelle di una nuova fase

Vogliamo ora calcolare la variazione di energia libera che accompagna la formazione di una

α.

particella (che assumiamo sferica di raggio r) della fase Come abbiamo appena visto la "driving-

force" per la formazione della nuova fase è data dalla variazione di energia libera di Gibbs. Per

ottenere un valore riferito all'unità di volume (ΔGv ), dobbiamo dividere per il volume molare della

α.

fase Pertanto , se si forma una particella sferica di raggio r , la variazione di energia libera riferita

a tutta la particella (ΔGvolume ) sarà data da

ΔT ΔGvolume<0

(NB se >0 , perché L è negativo)

ΔGvolume

Se riportiamo in grafico il valore di in funzione del raggio della particella, vediamo che

l'andamento è monotono e l'abbassamento di energia libera è proporzionale al cubo del raggio.

Ma il termine energetico che abbiamo finora valutato non tiene conto del fatto che la formazione

della particella porta alla nascita di una interfaccia tra le due fasi. Per il fatto di creare una superficie

γ.

di separazione dobbiamo aggiungere un termine che tiene conto dell'energia libera interfacciale

ΔGsurface

Per cui avremo un pari a:

Tale termine, positivo in quanto dobbiamo fare un lavoro per creare l'interfaccia, è riportato nel

ΔGr

diagramma di sopra. La somma di tutti i contributi porta ad una curva di in funzione del raggio

Fulvio Sinisi, Nanoscienza Cap: 2-5

che presenta un massimo ad un valore di r = rc chiamato raggio critico, il cui significato è il

seguente: se la particella ha un raggio inferiore al raggio critico essa tenderà a sparire, mentre se ha

ΔGr

un raggio superiore al raggio critico allora la sua crescita ulteriore è possibile in quanto il per il

processo di accrescimento è <0. Le particelle con r < rc sono dette embrioni, e la loro esistenza è

ΔG*

transitoria. Si definisce anche un valore di in corrispondenza del raggio critico che rappresenta

una sorta di barriera di attivazione che deve essere superata affinché la nuova fase possa essere

nucleata.

E' importante esplicitare la dipendenza di questi parametri dalla temperatura. Dal momento che

l'energia superficiale e di strain sono pressoché indipendenti dalla temperatura, tutto dipende da

ΔGv

come varia con la temperatura:

L'andamento relativo è riportato nel grafico seguente. Si vede chiaramente che aumentando il

sottoraffreddamento diminuisce sia il raggio critico sia la barriera di potenziale da superare per

l'avvio della nucleazione. Si vede inoltre che per un sottoraffreddamento nullo la barriera da

superare ed il raggio critico diventano infiniti, per cui non può avvenire nucleazione.

Un ulteriore aspetto da mettere in risalto è la relazione strutturale esistente tra la fase precipitata e la

matrice. La forma dei precipitati all'interno della matrice non necessariamente sarà di tipo sferico,

ma a seconda della natura dell'interfaccia, si potrà avere una minimizzazione dell'energia di

attivazione di nucleazione crescendo precipitati che abbiano una forma anisotropa (non sferica, ad

Fulvio Sinisi, Nanoscienza Cap: 2-5

es.lamelle, aghi..). In altre parole la morfologia del precipitato può essere sotto controllo

interfacciale.

A questo punto ci si può chiedere come la nucleazione in sé possa avvenire se, affinché l'embrione

possa ingrandirsi, è necessario raggiungere il valore del raggio critico. La risposta a questa domanda

viene dal fatto che l'equilibrio termodinamico non è un evento statico ma dinamico in cui una

molteplicità di eventi microscopici fluttuanti generano una situazione media descritta dalle variabili

termodinamiche macroscopiche (termodinamica statistica rispetto alla termodinamica). Anche nel

caso di una singola fase omogenea (descritta ad esempio con una valore di densità costante in tutta

la fase) esistono fluttuazioni localizzate di densità la cui media porta alla densità dell'intera fase.

Esistono similmente delle fluttuazioni eterofasiche in cui localmente si genera un embrione di una

nuova fase.

La concentrazione di tali fluttuazioni aumenterà man mano che ci avvicineremo alla temperatura

critica e quando T<Tc (Gα<Gβ ) tali fluttuazioni genereranno embrioni con raggio maggiore di

α.

quello critico che evolveranno verso la crescita del nuovo nucleo di

Richiami di nucleazione e crescita: NUCLEAZIONE ETEROGENEA. Prima che si realizzi

effettivamente un evento di nucleazione omogenea vengono attivati altri processi per i quali

l'energia di attivazione è favorita. In questo caso si parla di nucleazione eterogenea ed essa avviene

presso siti difettuali quali vacanze, dislocazioni, stacking-faults, bordi di

grano, impurezze o superfici del contenitore. Il motivo è da associare al fatto che la creazione del

nucleo distrugge parte del difetto, rilasciando così la sua energia ed abbassando quindi la barriera di

attivazione. Esaminiamo le caratteristiche della nucleazione eterogenea studiando il caso della

β

nucleazione di una fase su una superficie di un bordo di grano, che consideriamo per semplicità

planare (grano grosso). θ

In questo caso il nucleo avrà una forma lenticolare caratterizzata da un angolo di contatto che

dipende dal bilanciamento delle tensioni interfacciali La condizione di equilibrio fornisce:

Per valutare la variazione di energia libera conseguente alla formazione del

nucleo avente raggio di curvatura r, dovremo prendere in considerazione i

seguenti termini (trascurando il termine di strain):

Fulvio Sinisi, Nanoscienza Cap: 2-5

Rispetto al caso della nucleazione omogenea abbiamo un termine negativo in più dovuto alla

α-α. ΔGr

distruzione di una parte dell'interfaccia Per paragonare quantitativamente il etero con il

ΔGr

corrispondente omo dobbiamo valutare V, Aαα e Aαβ. Essi dipenderanno dal valore dell'angolo

di contatto e, dopo alcune considerazioni di carattere geometrico che tralasciamo,si giunge alle

espressioni della figura riportata sopra. Rimaneggiando quelle espressioni si giunge alla seguente

relazione fondamentale: θ

La cosa importante è che per un valore dell'angolo di contatto (cioé delle proprietà interfacciali tra

ΔGr

le due fasi) lo shape factor è costante, per cui facendo la derivata di etero rispetto al raggio di

curvatura r si trova che il valore del raggio critico non cambia rispetto alla nucleazione omogenea.

mentre il valore dell'energia libera al raggio critico (cioé la barriera di attivazione alla nucleazione)

viene riscalata per lo shape factor:

cioé si ottiene il risultato schematizzato nella seguente figura.

Fulvio Sinisi, Nanoscienza Cap: 2-5

Cinetica di nucleazione e crescita Abbiamo visto che per trasformare una fase in un'altra è

necessario passare attraverso la formazione di nuclei della nuova fase, superando una barriera di

attivazione, che abbiamo calcolato sia nel caso della nucleazione omogenea (rara) che in quella

eterogenea (più comune). Se guardiamo ora agli aspetti cinetici della trasformazione possiamo

individuare due stadi consecutivi:

1° stadio: formazione dei nuclei critici;

2° stadio: accrescimento e coalescenza dei medesimi per fornire la nuova fase finale.

Per quanto riguarda il primo stadio, la velocità sarà:

Per valori grandi di sottoraffreddamento aumenta rapidamente la velocità con cui si formano i

nuclei critici, cioé si formano numerosi nuclei critici nell'unità di tempo. Una volta creati, tali nuclei

critici possono evolvere ingrandendosi.

Nel caso del secondo stadio, la velocità sarà:

Dal momento che la barriera di attivazione alla diffusione ED è indipendente dalla temperatura,

allora v2 fornisce un grafico esponenzialmente decrescente con il diminuire della temperatura. Si

può definire allora la velocità del processo globale di trasformazione (nucleazione e crescita) che

sarà dato dal prodotto delle velocità dei due stadi per cui:

Fulvio Sinisi, Nanoscienza Cap: 2-5

Il grafico della velocità di trasformazione globale avrà un massimo per una temperatura T di

compromesso tra due opposte tendenze: a bassi sottoraffreddamenti (alta T ) il processo sarà

limitato dalla formazione dei nuclei critici, mentre ad alti sottoraffreddamenti (basse T ) il processo

sarà limitato dalla diffusione. Da questo tipo di diagrammi possiamo ricavare varie informazioni di

carattere pratico. Avendo la curva della velocità di trasformazione globale un massimo, potremo

avere la stessa velocità di trasformazione a due differenti temperature T1 e T2. Però la

microstruttura delle due crescite sarà molto diversa. Infatti ad alta temperatura avremo una nuova

fase con grana molto grossa (bassa velocità di formazione di nuclei critici ma alta velocità di

accrescimento), mentre a bassa temperatura avremo una grana molto sottile (alta velocità di

formazione di nuclei critici ma bassa velocità di accrescimento). Per questo motivo, per ottenere da

un fuso la formazione di cristalli macroscopici (cristalli singoli) si opera a bassi valori di

sottoraffreddamento con un processo di raffreddamento lento di modo che sia dato il tempo

necessario ai nuclei di accrescersi (controllo termodinamico).

Nucleazione omogenea in soluzione per precipitazione: La formazione di NP da nucleazione

omogenea prevede la presenza di una iniziale sovrasaturazione. In questo caso non sfrutto una

variazione di temperatura per averla, ma, come spesso accade nei processi di wet chemistry, lavoro

sulle concentrazioni delle soluzioni: faccio avvenire una precipitazione in una soluzione omogenea.

Quando la concentrazione del soluto supera la solubilità appare una nuova fase perché la soluzione

possiede un’alta energia libera di Gibbs ed essa viene ridotta se il sistema produce una segregazione

di fase. Questa riduzione della G è la driving force per i processi di nucleazione e crescita. La

variazione dell’energia libera di Gibbs per unità di volume della fase solida è così espressa:

Fulvio Sinisi, Nanoscienza Cap: 2-5


PAGINE

27

PESO

1.06 MB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienza dei materiali
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Jimenez27 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di neuroscienza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Granozzi Gaetano.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Fondamenti di neuroscienza

Appunti (parte 2)
Appunto