La mutazione feudale
Il passaggio dalla società di tipo romano-germanico alla vera e propria società feudale viene definita oggi "Mutazione Feudale". Alcuni pensano che sia stato un mutamento rapido e violento, altri (la maggioranza) che sia stato un processo lento ed ineguale, che va dalla fine del IX alla metà dell'XI sec d.C.
Alla morte di Carlo Magno, i suoi discendenti si disputarono la corona imperiale senza comunque esitare di dividere l'impero in diversi regni indipendenti: infatti nei regni germanici non vi era il concetto di successione del primogenito. Un documento che evidenzia questa spaccatura sono i "Giuramenti di Strasburgo" fatti dai due nipoti di Carlo Magno, Ludovico, re dei Franchi Orientali, e Carlo il Calvo, re dei Franchi Occidentali, che strinsero alleanza contro il terzo fratello Lotario. La città di Strasburgo fu scelta perché era ed è il confine politico e linguistico tra Francia e Germania. Di fronte ai due eserciti riuniti ognuno pronunciò il giuramento nella lingua dell'altro.
Verso l'anno Mille, ci fu una frattura decisiva dei territori: il regno dei Franchi Occidentali divenne Regno di Francia, mentre quello d'Oriente inglobò anche l'Italia del Nord e divenne Impero Germanico.
Nel IX sec. l'Impero Carolingio entrò in crisi a causa dell'assenza di qualcuno che potesse assumere la corona con indiscussa legittimità. Sintomo di questa crisi fu l'incapacità degli imperatori di controllare i propri Conti. La corona diventò quindi elettiva, chi guadagnava il favore dei Conti diventava Imperatore, perciò si decise di lasciargli la massima libertà. I Conti si aspettavano, oltre la libertà di governo, anche la trasmissione ereditaria dell'Honor.
Capitolare di Quierzy
Il Capitolare di Quierzy dell'877 d.C, sancisce l'ereditarietà dei Conti:
- Se un Conte muore in assenza dell'Imperatore, i diritti degli eredi saranno salvaguardati fino al suo ritorno;
- Nel caso in cui un Conte diventato vecchio decida di ritirarsi, gli viene concessa la facoltà di trasmettere il proprio incarico ad un figlio o un parente.
Nel X sec. i Conti continuavano comunque a giurare fedeltà all'Imperatore, ma si erano trasformati in dinasti ereditari, detti Principi. I Principi si combattevano fra loro per impossessarsi dei territori. I Conti quindi diventarono sempre meno ed iniziarono a prendere il titolo di Duchi o Marchesi e risultavano essere, più che dei subordinati, degli alleati degli Imperatori e dei Re.
Sul piano religioso, il sovrano continuava a mantenere la sua supremazia, in quanto incarnava direttamente la figura di Dio, ma sul piano economico e militare era sullo stesso piano dei Principi. L'appoggio dei Vescovi, che vedevano nell'Imperatore un immediato superiore, consentì all'Impero ed alle altre Monarchie di non scomparire completamente.
I benefici maggiori erano governati da Conti, Duchi e Marchesi, mentre i possessori dei benefici minori erano i Milites (Cavalieri) che formavano le clientele vassallatiche dei Principi e dei Vescovi. L'Imperatore per governare aveva bisogno del consenso dei Principi, che a loro volta avevano bisogno del consenso dei Milites. I Milites però entrarono ben presto in conflitto con i Principi, dal momento che anch'essi volevano poter far valere la trasmissione ereditaria dell'Honor, proprio come i Principi (Constitutio de Feudis, legge emanata dall'Imperatore Corrado II nel 1037 per sedare il conflitto tra l'Arcivescovo di Milano ed i suoi Vassalli).
Declino del governo carolingio
Nei sec. che vanno dal IX al X, il governo Carolingio subì un veloce declino, dovuto a due fattori:
- Mali Christiani, cioè le continue lotte tra Principi ed i loro Cavalieri;
- Seconda ondata di invasioni Barbariche: Vichinghi, Ungari, Arabi, che razziavano i territori e saccheggiavano gli oggetti di valore.
In risposta a queste razzie, prese piede il fenomeno dell'Incastellamento, cioè si moltiplicarono le fortificazioni (fino a quel momento le città erano protette dalle mura romane) che presero il nome di Castra.
A differenza dell'epoca di Carlo Magno, dove solo il potere pubblico poteva costruire fortificazioni, intorno al X sec. i Castelli sorgevano ovunque e per iniziativa privata. Inizialmente i sovrani ordinarono la distruzione dei castelli edificati illegalmente, ma successivamente il permesso di fortificare venne concesso a chiunque. Chi fortificava a proprie spese era autorizzato a riscuotere le imposte trattenendole per sé e a mantenere l'ordine pubblico. I Conti, i Sovrani ed i Vescovi, nel creare fortificazioni private, non puntavano tanto alla protezione degli abitanti, quanto piuttosto alla protezione dei loro possedimenti.
Ne risultò che ci fu una spoliazione del potere pubblico (sia quello del Re che quello dei Principi). Chiunque decidesse di costruire un castello, si presentava come il sostituto detentore del potere pubblico. Nasce così la Signoria Politica o Signoria di Banno, dove il padrone di un castello esercita il potere militare, fiscale e giuridico che inizialmente spettava al Re.
Il mutamento delle condizioni contadine, che si aggravava sempre più, portò all'abolizione definitiva della schiavitù antica, in quanto la situazione contadina era schiacciata da una doppia dipendenza:
- Verso il padrone della terra che lavoravano;
- Verso il padrone del castello che gli forniva la protezione in cambio del pagamento di tasse.
Il decollo dell'occidente
Intorno all'anno Mille, vi furono diverse trasformazioni che interessarono l'Europa Latina:
- Crescita Demografica;
- Crescita Economica: per far fronte ai sempre più numerosi scambi, nel Duecento si riprese a coniare l'oro dal momento che le zecche non tenevano più il passo con la domanda. I mercanti, inoltre, svilupparono forme di pagamento a distanza come la lettera di cambio, che evitava il trasporto della moneta liquida. Altre invenzioni in campo economico sono ad esempio la partita doppia nella contabilità e la polizza assicurativa.
- Crescita della Produzione Agricola: l'espansione agricola comportò un'espansione demografica che ebbe due conseguenze:
- Più bocche da sfamare
- Più braccia per lavorare
- Innovazione nell'Edilizia: vennero rinnovate tutte le Chiese, le Cattedrali, i Monasteri e le Cappelle Minori. Vennero sostituite le costruzioni in legno dell'Alto Medioevo con altre fatte in marmo, che risultava essere un materiale più resistente. Gli edifici antichi, ormai in rovina, vennero utilizzati come materiale di recupero per le nuove costruzioni.
- Innovazione nell'Agricoltura: con lo sfruttamento dell'energia motrice, attraverso la diffusione del mulino ad acqua, con l'utilizzo del collare a spalla per aggiogare il cavallo che rendeva la pratica dell'aratura più rapida e con la rotazione triennale che risulta essere l'innovazione più importante in campo agricolo. La rotazione triennale sostituiva quella biennale.
- Rotazione biennale: il numero di campi veniva diviso a metà; una metà veniva coltivata per 1 anno e l'altra lasciata a riposo (maggese);
- Rotazione triennale: la terra veniva arricchita alternando le culture. Ogni anno un contadino coltivava 1/3 della sua terra con cereali invernali, 1/3 con cereali primaverili e 1/3 veniva lasciata a riposo. Così facendo vi era sia un aumento della produzione che una diversificazione del prodotto.
- Crescita dei Commerci: i primi segni certi di questa crescita si possono individuare alla fine del XI/XII sec. Ci fu una crescita negli scambi testimoniata dai mercati settimanali che divennero sedi di importanti affari fra mercanti. Si diffusero inoltre forme di produzione su larga scala.
La riforma della chiesa
Le trasformazioni dei rapporti fra Chiesa e società laica prendono il nome di Riforma Ecclesiastica, che dura circa 2 sec. ½ a cavallo dell'anno mille. Inizialmente la Riforma Ecclesiastica si manifesta nel mondo monastico ed i motivi furono principalmente due:
- Inizialmente i monasteri venivano protetti dal potere imperiale e questo comportava un totale rapporto di sottomissione ai fini politici da parte dei monasteri. L'imperatore per controllare le ricchezze dei monasteri inviava degli Abati Laici, cioè dei laici di propria fiducia a cui veniva affidato il compito di gestire il monastero;
- Con la perdita del potere imperiale, i monasteri vennero lasciati senza alcun tipo di protezione di fronte agli abusi dei principi e dei vescovi.
All'interno dei monasteri vi erano gli intellettuali e gli uomini di cultura del tempo, i monaci erano quindi i più adatti a formulare una qualche riforma; la riforma più famosa fu quella all'interno del monastero di Cluny, che riscosse un grande successo internazionale e l'abate di Cluny divenne uno dei personaggi più influenti d'Europa.
La riforma cluniacense prevedeva:
- Maggiore importanza e tempo dedicato alla preghiera rispetto al lavoro manuale;
- La preghiera non era più individuale, ma era una preghiera collettiva e cantata;
- La Chiesa, i paramenti e gli arredi, dovevano essere sfarzosi per evocare il regno di Dio ed essere in contrasto con le angosce e la miseria della vita quotidiana;
- Erano vestiti di nero;
- Non vedevano di buon occhio i preti, in quanto questi, potendosi sposare, cedevano ai piaceri della carne;
- Erano contro il sesso e le donne, perché queste erano viste come una tentazione al peccato;
- Rispondevano solo alla superiorità del Papa e non dei Vescovi.
I monaci cluniacensi avevano un atteggiamento aggressivo nei confronti dei laici, ad esempio, nei confronti dei cavalieri e dei principi, i monaci ricordavano che chi si sporcava le mani di sangue era destinato a bruciare e veniva quindi consigliato loro di rispettare il parere dei monaci e magari di prendere in vecchiaia l'abito monastico.
Contro allo sfarzo dimostrato dai Cluniacensi, si contrapponevano i monaci Cistercensi, i quali si rifacevano alla regola benedettina. La riforma cistercense prevedeva:
- Chiese nude e senza ornamenti;
- Nutrimento scarso;
- Vestiti di colore bianco in segno umiltà;
- Ridussero la durata delle funzioni;
- All'interno della comunità cistercense vi erano i conversi, fratelli laici, che svolgevano i lavori più duri.
Questi atteggiamenti da parte dei monaci richiesero il bisogno di una riforma, che cominciò a farsi sentire anche fuori dai monasteri.
Gli obbiettivi di questa riforma erano:
- L'emancipazione del mondo ecclesiastico dalle interferenze e dagli abusi dell'autorità laica;
- Persuasione del clero nell'adottare valori e stili di vita più simili a quelli monastici.
Questo duplice obbiettivo si tradusse nella lotta ai mali peggiori della Chiesa dell'XI sec:
- La Simonia: compravendita di cariche ecclesiastiche (il nome deriva dalla figura biblica di Simon Mago, che offrì denaro a San Pietro per acquistare i doni dello Spirito Santo e conoscere il segreto di compiere miracoli);
- Il matrimonio del clero: benché la Chiesa fosse favorevole al celibato ecclesiastico, anche se per matrimonio non si intendeva un impegno religioso ma civile, i riformatori vedevano questo come una forma di peccato, dal momento che il voto di castità era ritenuto fondamentale per una vita consacrata a Dio. Si giunse ad affermare che chiunque fosse favorevole al diritto di sposarsi dei preti cadeva in eresia (Nicolaismo).
Nel corso dell'XI-XII sec. si diffuse in Occidente il cosiddetto Movimento Canonicale, che incoraggiava i preti a vivere all'interno di una comunità, seguendo le regole monastiche. Per riorganizzare il patrimonio ecclesiastico, riacquisendone il totale controllo, Roma impose il celibato anche ai preti, che fino a quel momento potevano lasciare la loro Chiesa e le ricchezze annesse ai figli.
Con la Riforma Ecclesiastica vi è una nuova concezione del matrimonio cristiano. Inizialmente la Chiesa aveva un'idea negativa del matrimonio, in quanto legato alla procreazione e quindi al peccato e per di più, all'interno delle Sacre Scritture, non vi erano esempi al riguardo. Fino a quel momento il matrimonio era un semplice contratto civile. Nel XII sec, invece, divenne un Sacramento da officiarsi in presenza di un Sacerdote. I successi della Riforma, trasformarono il Papa in un sovrano assoluto ed i Vescovi diventarono suoi funzionari. Prima di questa riforma il Papa non poteva né imporre regole alle Diocesi né nominare Vescovi, la sua, da valenza spirituale, dopo la riforma diventa una valenza anche politica.
A Milano ci fu una dura opposizione del Clero alla Riforma. Qui infatti, per la prima volta, i fedeli si fecero portatori di una propria idea, mobilitando masse popolari contro l'Arcivescovo ed il Clero, per convincerli ad aderire alla Riforma.
Il conflitto fra Papato ed Impero nacque dall'esasperazione della campagna contro la Simonia, che condannava l'intromissione del laicato nell'elezione dei Vescovi (la sorveglianza che l'Imperatore esercitava sull'elezione dei Vescovi iniziò a stare stretta). Nel X sec. gli Imperatori erano riusciti a salvaguardare la loro autorità appoggiandosi ai Vescovi, ma i riformatori vollero mettere fine ad ogni tipo di intromissione imperiale nell'elezione dei Vescovi. La Riforma prevedeva anche l'abolizione del Privilegium.
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