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Conflitto, sicurezza e State Building

Professore Andrea Beccaro - Lezione 1 – 22/09/2020

Questo corso, in ambito accademico anglosassone, si definisce security studies. L’ambito è quello degli studi sulla sicurezza. Il corso è diviso in tre sezioni:

  • Di breve durata riguarda la teoria sugli studi della sicurezza e scuole di pensiero.
  • Rapporto tra stato e guerra (che cos’è lo stato e come si è evoluto nei confronti della guerra e viceversa).
  • La guerra irregolare (guerriglia e controinsorgenza) e il terrorismo.

Che cosa sono gli studi sulla sicurezza?

Sono una disciplina accademica recente, nella forma di studi sulla sicurezza. Sono una disciplina, sottodisciplina delle relazioni internazionali, le quali si occupano di politica internazionale, occupandosi di ciò si occupa di economia internazionale, diplomazia, conflitti, guerre e tensioni. Per cui è una disciplina ampia e con svariate possibilità di ricerca, questa ampia scelta si ripercuote nella sicurezza.

Gli studi strategici sono un ulteriore sottodisciplina delle relazioni internazionali. Quale differenza c’è tra questa materia e gli studi sulla sicurezza? La linea di demarcazione tra le due è che gli studi strategici si occupano esclusivamente di aspetti strategici e militari, la guerra, ma affrontare la guerra significa affrontare la strategia della singola guerra e i relativi impatti. Gli studi strategici sono quella branca che invece che avere più soggetti di ricerca ne hanno uno, la guerra affrontato sotto molteplici lenti.

Gli studi sulla sicurezza sono tutto ciò che non riguarda il conflitto militare, come la sicurezza nelle sue sfaccettature.

Studi sulla sicurezza, cosa si intende per sicurezza?

Non esiste una definizione di sicurezza. È fondamentale il contesto storico della sicurezza per capire a pieno cosa si intende con questo concetto. Storicamente il concetto di sicurezza è nuovo in questo ambito, perché prima della Seconda guerra mondiale, la sicurezza di oggi era un sinonimo di difesa e guerra, quindi si rientrava negli studi di geopolitica e di guerra. Con la guerra fredda, 45-89, cambia l’interpretazione della sicurezza, ma la svolta epocale si avrà negli anni 80/90 del secolo scorso.

Alla fine della WW2 cambiano tre questioni:

  • Ci si concentra su questioni politiche oltre che militari e tecniche. La coesione sociale, la relazione tra militari e civili, le minacce non militari. Queste tematiche nascono in questo periodo e diventano fondamentali a partire dagli anni 80.
  • Nasce la questione nucleare. Con l’introduzione delle armi nucleari si è aperto un campo di ricerca nuovo, si militare e collegato alla ricerca bellica ma anche collegato alla società e all’economia dello stato, oltre che al campo tecnologico. Questo aspetto della teoria nucleare introduce il terzo elemento:
  • I civili vengono inseriti negli studi sulla sicurezza e strategia. Per avere competenza in settori così diversi tra di loro, nei paesi anglosassoni i civili vengono gradualmente ammessi negli ambiti militari.

Queste tre cose portano alla distinzione di questa materia dagli studi strategici e poi all’ampliamento della materia stessa. Con Buzan, negli anni 80 si sposta il focus degli studi sulla sicurezza su ambiti non più militari.

Che cos’è la sicurezza?

Non esiste una definizione di sicurezza, però si deve capire quali sono gli elementi centrali:

  • Contesto politico e storico è centrale per capirla.
  • La sicurezza è politica, è un elemento della politica.
  • La sicurezza è un bene pubblico. Lo stato si sente sicuro quando non è oggetto di una qualche minaccia, oppure quando quello stato sa di dover affrontare una minaccia, ma sa di avere la forza per affrontare. Negli altri così non si percepirà sicuro. La minaccia può essere sia reale e percepita, e lo si capisce studiando la cultura politica dello stesso.

Un esempio di come cambia la percezione riguarda la Russia: nel 2014 ha occupato la Crimea con un’operazione militare. In risposta a quelle azioni che avvenivano in un contesto dove c’erano state mosse da entrambe le parti non amichevoli, l’occidente ha attuato delle sanzioni economiche contro la Russia, la percezione occidentale era che queste servissero come strumento difensivo contro la Russia che aveva utilizzato strumenti offensivi per occupare la Crimea. La lettura russa di questa situazione è stata che le sanzioni economiche siano delle manovre offensive nei confronti della Russia per bloccare il suo sviluppo. Essa le percepisce come una limitazione.

Non esiste giusto o sbagliato ma esiste come si legge la stessa situazione in modi diversi in base a contesti diversi. La sicurezza non è stabile ma cambia a seconda nel contesto in cui è inserita.

Fino agli anni 80 c’era la differenza tra alta politica (internazionale) e bassa politica (politica interna). Fino alla guerra fredda la tematica della sicurezza era legata alla alta politica, ma oggi questo non è più così, facendo aumentare la confusione su questo concetto. Si mischiano high e low politics, la sicurezza è ovunque. Fino alla fine della guerra fredda la sicurezza era relativa ad interessi materiali e tangibili, oggi all’interno di sicurezza rientrano anche valori e beni immateriali: democrazia per esempio. Tematiche che fino a vent’anni fa non rientravano nel dibattito.

Che cos’è il dilemma della sicurezza?

Uno stato che non si sente sicuro cerca di migliorare la sua situazione aumentando la propria sicurezza, ma come? Lanciando un programma di riarmo, politica offensiva. Queste dinamiche mettono in allarme i paesi vicini che per risposta cercheranno un processo di riarmo per contrastarlo. Dinamica presente nella politica internazionale, la quale è una lotta internazionale per le risorse e la lotta per la sicurezza è importante.

Ci sono delle conseguenze: spesso il riarmo è destabilizzante e il disarmo stabilizzante, ma non è così in tutti i casi. Due esempi: la guerra fredda è il periodo dove la corsa agli armamenti ha permesso di non avere un paese più forte dell’altro. Le armi nucleari si pareggiavano, il processo di riarmo è stato costoso e distruttivo in assoluto, le armi nucleari prodotte durante la guerra fredda sono così letali che però non sono mai state usate, la guerra era sotto controllo. Un periodo di altissimo riarmo si è trasformato in un periodo di stabilità. Ci sono state tensioni ma non un conflitto ad alto livello. Allo stesso tempo il disarmo non è per forza di cosa stabilizzante per uno stato, il periodo successivo alla Prima guerra mondiale. Il fatto che la Francia ed Inghilterra come altri paesi europei abbiano ridotto il proprio armamento ha permesso di far rientrare la Germania nello scenario bellico. Lo stesso è successo nel 2011 con le primavere arabe che hanno prodotto la nascita di movimenti destabilizzanti in seguito al ritiro delle forze di sicurezza americane in Iraq che porta ad un aumento della conflittualità locale.

La sicurezza è un bene pubblico e quindi è una funzione dello stato. È importante, forse la più importante, ma non è l’unica. È una funzione essenziale tra le tante e va ottimizzata. Per definire sicurezza si deve riferire ad aspetti metapolitici; vuol dire che quei elementi come la cultura politica, la storia, le questioni sociali sono tutti elementi che concorrono a creare i contenuti della sicurezza in quel particolare contesto storico ed attore.

La differenza tra difesa e sicurezza. Hanno entrambi, fino alla WW2 lo stesso significato, poi dopo la difesa si intende al lato militare e la sicurezza al lato globale. La difesa, ma anche la sicurezza in modo complesso, si basa su due componenti principali ovvero civile e militare che si devono integrare, cosa che dovrebbe succedere anche nella sicurezza.

Detto appunto che i contenuti e il significato di sicurezza deriva dal momento storico che si sta vivendo, un autore come Buzan stila quattro domande di ricerca, che permettono di capire i contenuti della sicurezza:

  • Lo stato è oggetto di ricerca oppure no?
  • Le minacce sono interne allo stato o esterne?
  • Si parla di sicurezza in ambito militare o anche fuori?
  • La sicurezza è legata a tematiche attuali?

Le risposte danno il via ad un percorso di ricerca.

Lezione 2 – 23/09/2020

Buzan ha scritto vari testi, negli anni 80 con uno di essi, cambia la prospettiva degli studi sulla sicurezza. Il testo in questione è “People, State and Fear”.

Le quattro domande servono per indirizzare la ricerca e capire quali sono i paletti di riferimento sulla sicurezza e capire la direzione in cui ci si muove o si deve muovere.

Lo stato è oggetto di ricerca di studi sulla sicurezza

Fino alla guerra fredda la risposta era sì, la sicurezza era legata allo stato. Oggi la risposta è no, l’oggetto non è solo lo stato. Questo apre ad una serie di possibilità di ricerca più o meno efficaci. A seconda della risposta si hanno agende di ricerca e possibilità di ricerca diverse. Se si risponde sì si entra in un filone di ricerca tradizionale, se si risponde no si va ad una ricerca con riflessioni diverse.

Le minacce che si vanno a studiare sono interne o esterne

Rispetto a chi? Rispetto allo stato, inteso come istituzione politica di riferimento qualunque esso sia (impero, città stato, gruppo organizzato). Si intende se la minaccia è interna (gli studi sulla sicurezza non sono l’ambito di ricerca principale) se è esterna (gli studi sulla sicurezza hanno un peso e si riprendono i legami con le relazioni internazionali e lo studio della politica estera).

La sicurezza è esclusivamente militare

Nel corso del XX secolo fino ad oggi questo focus sull’aspetto militare si è ampliato integrando vari aspetti. Se ci si concentra sugli aspetti militari, oggi si parla di studi strategici al posto di studi sulla sicurezza rimanendo sulla tradizione, mentre se ci si concentra sugli aspetti civili, si parla di studi sulla sicurezza e tutte le sfaccettature tra le quali sicurezza ambientale, informatica, risorse e altre cose.

La sicurezza è legata a questioni contingenti

Il focus della ricerca è legato alla questione che in quel momento risulta essere pressante? È importante perché nel momento in cui si ha una problematica da risolvere, la maggior parte degli esperti si focalizzano su di essa. Questo sposta l’attenzione da fattori secondari a fattori considerati primari in quel momento, a scapito di avere un’idea poco chiara di sicurezza in quel momento. Ci si focalizza in un aspetto perdendo di vista gli altri.

Questa prospettiva è sbagliata. Nella guerra fredda la maggior parte degli studi in ambito di queste materie erano focalizzate sulla questione nucleare, tralasciando le altre questioni ritenute meno centrali. Si è vista questa tendenza dopo l’11 settembre 2001, dopo questo giorno tutti si sono messi a parlare di terrorismo, prima si parlava ma in modo secondario. Gli attentati lo hanno reso centrale per un ventennio, poiché ora si parla di clima.

Una ricerca su queste problematiche della ricerca accademica ha messo in luce dei dati significativi: meno dell’1% delle ricerche pubblicate tra gli anni 80 e il 2001 sul tema religione e guerre erano presenti, dopo il 2001 questo valore è nettamente cresciuto. Dal 2001 sono stati pubblicati su questi temi più ricerche che in tutti gli ultimi secoli. Questo evidenzia come gli elementi contingenti spingano sulla ricerca. Le ricerche spingono dove i fondi sono presenti. La questione del covid di quest’anno ha portato la questione sanitaria al centro di ogni ricerca. In questo momento la situazione contingente è questa.

Tenendo presente quello che ha scritto Buzan, lui si rifà a tre diversi concetti per spiegare il concetto di sicurezza.

Concetto complementare

  • La sicurezza la si può definire o studiare prendendo in esame concetti che per un motivo o per altro sono complementari al concetto di sicurezza. Ne è esempio quello di strategia. Concetti che non esauriscono il problema ma che aiutano a capire il quadro. Sono delle specifiche domande di ricerca.

Concetti paralleli

  • Concetti che non sono strettamente correlati al problema della sicurezza ma allo stesso tempo aiutano a capire il concetto di sicurezza perché hanno elementi in comune per capire meglio. Come i concetti di potere e sovranità (la forma della sovranità contemporanea è lo stato, se questa viene modificata in qualche modo entrando in crisi dello stato comportando un’influenza sulla sicurezza, ma anche il concetto delle ideologie e le identità basate sulle religiose. Concetti che possono rappresentare ricerche slegate dal concetto di sicurezza, ma hanno un’utilità per capire dei passaggi relativi alla sicurezza.

Concetti contrari

  • Si parla di rischi, pace anziché di guerra, filone di peace studies. Concetti contrari che affrontano il problema dal lato opposto.

Nel corso della guerra fredda gli studi sulla sicurezza si sono ampliati nell’agenda. Questo passaggio può essere semplificato con il concetto delle quattro S: quattro elementi caratterizzanti di quella tipologia di periodo storico e di analisi accademica:

  • Stato = la prospettiva attraverso cui si guardava la politica internazionale era statocentrica. Oggi questo focus è cambiato.
  • Strategia = in quei anni non c’era diversità tra studi strategici e studi sulla sicurezza. Ci si concentrava sulla strategia e la deterrenza nucleare.
  • Scienza = durante la guerra fredda, tra gli anni 50 e 60, ci fu un dibattito sulle relazioni internazionali concentrato sullo sviluppo di un metodo scientifico per studiare le tematiche delle relazioni. Il caso più noto di questo approccio è il body count della guerra in Iraq (contare i morti e usare i dati per capire come stiano procedendo le azioni militari e come stia andando la guerra).
  • Status quo = il fatto che durante la guerra fredda era fondamentale mantenere la situazione bipolare tra USA e URSS. Nonostante le crisi e i conflitti la struttura centrale, quella bipolare, è rimasta intatta fino al 1991.

All’inizio degli anni 80 le nuove tendenze trovano in Buzan l’autore più importante, che pubblicando il libro “People, State and Fear” mette in luce i nuovi approcci legati alla sicurezza. Concetti che negli anni successivi hanno portato ai diversi e nuovi approcci. Si produce uno spostamento dell’attenzione dalle quattro S di prima, si avvia uno sviluppo moderno con approcci e mentalità diverse per gli studi strategici. Buzan non vuole studiare solo ed esclusivamente la sicurezza dello stato ma la sicurezza delle collettività umane, indipendentemente dalla loro forma di aggregazione, aprendo a possibilità di utilizzo di approcci che prima non venivano presi in considerazione.

Secondo lui sono cinque i settori dove la sicurezza di queste collettività può essere toccata:

  • L’aspetto militare = se non c’è una sicurezza militare tutto il resto viene meno.
  • L’aspetto politico = la stabilità dello stato e l’ideologia con il sistema di governo hanno un impatto decisivo sul concetto di sicurezza e sul tipo di sicurezza che quell’entità politica sta ricercando.
  • L’aspetto economico = le risorse e il mercato internazionale ha un impatto sulla sicurezza.
  • L’aspetto identitario del gruppo = la cultura e la religione.
  • L’aspetto dell’ambiente = il rapporto dell’uomo con l’ambiente e come questi rapporti abbiano un impatto con la sicurezza, ne è esempio le migrazioni.

Nel corso dei decenni si sviluppano nell’attuale ricerca legata agli studi sulla sicurezza. Gli studi sulla sicurezza sono una sottodisciplina delle relazioni internazionali, quindi gli approcci che si adottano sono gli stessi adottati dalle relazioni internazionali.

La scuola del Realismo Politico

Non è una scuola di pensiero legata alle relazioni internazionali ma è una scuola che ha una lunga tradizione che anticipa di millenni la nascita della materia. Da Tucidide e Sun Tzu questo pensiero si tramandano attraverso Machiavelli per arrivare ai giorni nostri. Ci da dei punti di riferimento imprescindibili per studiare la sicurezza. In un primo momento si vuole spiegare l’approccio realistico della politica, analizzando la scuola filosofica che ha influenzato il realismo delle relazioni internazionali.

Che cos’è il realismo politico?

È una corrente di pensiero presente nella storia dell’umanità che descrive in modo di essere dei rapporti di forza e di potere. Non è un approccio né utopico né realista, non ricerca come dovrebbe essere ma si descrive la realtà così com’è. Non è una descrizione attraverso i desideri ma attraverso i fatti concreti.

Uno dei presupposti fondamentali del realismo

  • La natura umana è sempre uguale nel corso della storia e ci permette di capire come si comporterà l’uomo davanti a situazioni simili nel futuro. Il conflitto all’interno della politica internazionale potrebbe essere frutto della natura conflittuale dell’uomo, ma non è sempre così, la guerra e il conflitto nasce dall’interazione tra le entità politiche presenti nello scenario internazionale.

La politica per il realismo

  • La politica è una lotta che ha per fine il potere e per mezzo la forza. Il realismo identifica la natura profonda della politica, una natura conflittuale che mira ad ottenere il potere per poter decidere e comandare e questa lotta si basa sulla forza, che potrà essere usata o anche solo minacciata.
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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tiger.luca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Conflitto, sicurezza e state building e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Beccaro Andrea.
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