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Economia dell'impresa

Parte 1: Economia della proprietà intellettuale/industriale

Brevetti e altri diritti di proprietà come segreto industriale, diritto d’autore, marchi, ecc. Vedremo i brevetti sui vaccini e come è importante proteggere le invenzioni.

Parte 2: Teoria dell’impresa

Qual è la funzione svolta dall’impresa, non dal punto di vista manageriale ma microeconomico, tramite varie teorie.

Parte 3: Corporate governance nel mondo

Toccando la differenza tra sistemi diversi (capitalistici, ecc.) -> law and finance: prospettiva di ricerca empirica per mettere in luce le differenze tra sistemi di governance dei paesi anglosassoni rispetto ad altri.

Lezione 1 – 14/02/2022: Proprietà intellettuale

Il punto di partenza è l’innovazione. La prospettiva è quella della microeconomia che studia l'innovazione. Nel tempo vi sono state varie fasi e boom legati all'innovazione, negli anni '90 c'è stata una forte enfasi nello studio dell'innovazione, vista come fattore trainante per la crescita economica. Negli anni precedenti il focus era sull'investimento in infrastrutture: secondo il modello di Solow, in un paese c'è un tot di investimento di capitale in strutture, fabbriche, impianti e un certo numero di popolazione, cioè lavoratori, K e L, quindi il PIL è una combinazione di capitale e lavoro e per far crescere il PIL dobbiamo fare investimenti in infrastrutture e lavoro, numero di lavoratori.

Questa era l'impostazione classica, poi, dopo, gli USA hanno avuto una forte crescita economica del 4% annuo per 7/8 anni, anche se a quei tempi era impensabile che l'economia potesse crescere a quei tassi così a lungo, ma la spiegazione che si trovò era rappresentata dal cosiddetto residuo di Solow, ciò che resta fuori dalla sua funzione y=f(k,l), che è l'innovazione. Quindi a parità di k e l, riesco ad ottenere maggior ricchezza con la tecnologia che cambia, quindi y è funzione di k,l e la tecnologia.

Quindi, sempre negli anni ‘90 c'è stato un processo di specializzazione in varie parti del mondo in prodotti tecnologici di alto livello, tipicamente venivano prodotti nei paesi asiatici da parte dei paesi occidentali, per il basso costo della manodopera. Nei paesi occidentali rimaneva la possibilità di specializzarsi su produzioni ad alto livello tecnologico, in Italia questo processo era l'elemento debole, l'Italia era il paese a basso costo di manodopera quindi subiva la concorrenza dei paesi orientali.

In questo contesto l'attenzione si è posta sull'innovazione, perché si è capito che ciò che fa crescere il PIL nel lungo periodo è la capacità di innovare, come cambiare i processi, prodotti ecc. E questo porta gli studiosi a capire cosa incentiva l’innovazione, qual è il contesto normativo che possa favorire l’innovazione e tutelarla, l’assetto istituzionale che dovrebbe facilitare o produrre maggior innovazione.

Proprietà intellettuale e brevetti

Negli anni 2000 si inizia a guardare la proprietà intellettuale, si pone l'attenzione sui brevetti, perché pensavano che si dovesse strutturare la proprietà intellettuale per favorire l'innovazione. L'idea di base è che il brevetto, forma di monopolio, è come un premio da dare a chi ha un’invenzione, ci si è chiesto quanto diritto di esclusiva dare ecc. Anche qui ci sono state molte fasi, nei primi anni 2000 la priorità era rafforzare i brevetti, soprattutto gli USA, che temevano le imitazioni cinesi, gli americani investivano in tecnologia, facevano fare i prodotti in Cina ma venivano copiati e perdevano l’esclusiva, quindi il focus era capire come tutelare l'innovazione, per eliminare le copie e la concorrenza. Poi la Cina negli anni si è sviluppata, con una propria capacità produttiva, per cui da imitatore è diventato un paese produttore di innovazione, che inizia anche essa a tutelare le proprie innovazioni.

L'Italia, dopo la seconda guerra era tecnologicamente arretrata, in cui tutti i beni di consumo di massa come frigo, lavatrici, moto, erano fatti con tecnologie copiate dagli USA, la stessa cosa fanno i giapponesi, guidati dal ministero dell’economia hanno attinto dalla tecnologia americana, quindi molti paesi sono cresciuti per imitazione. A un certo punto questo meccanismo si interrompe perché i paesi con leadership tecnologica cercano di tutelare quest’ultima tramite sistemi legali come brevetti, sistemi industriali, quindi l’Italia per esempio è passata dalla parte di chi vuole tutelare e non imitare.

Strategie di innovazione in Europa

Sempre nei primi anni 2000, la comunità europea lancia l’agenda di Lisbona, un programma che nei prossimi 20 anni avrebbe portato l’Europa ad essere il paese più innovativo del mondo, senza raggiungere l’obiettivo però. Infatti il PIL investito in innovazione, Ricerca e Sviluppo, di paesi come USA, Giappone è pari al 3,4% del PIL totale, in Italia siamo a 1,5% invece. Bisognerebbe spostare più risorse in ricerca e sviluppo in paesi come l’Italia, paese conservatore, culturalmente non molto aperto all’innovazione ma che tende alla tradizione. Il 40-50% del budget della commissione europea va all’agricoltura, quindi ci sono dei vincoli strutturali che impediscono questa enfasi sull’innovazione.

Tutto questo porta a riflettere sull'importanza dell'area di invenzione, è importante incentivare l'innovazione e tutelarla. C'è differenza tra innovazione e invenzione: innovazione è ogni tipo di miglioramento, anche organizzativo, invenzione è un termine più preciso, indica un miglioramento tecnologico, qualcosa di riscontrabile e misurabile.

Perché abbiamo i brevetti e a cosa servono?

Teoria di base. Il problema che ci si è posti è il seguente: i mercati sono in grado di produrre l’innovazione che serve o è necessario un intervento pubblico? C’è un fallimento di mercato, c’è bisogno di intervento pubblico o fanno le imprese da sole? C’è un fallimento del mercato, tipicamente perché l’invenzione o la scoperta tecnologica tende ad avere i caratteri del bene pubblico. Il bene pubblico ha la caratteristica della non rivalità, quindi se scopro qualcosa è un’informazione utile per me ma anche per qualcun altro, se uso questa invenzione posso condividerla senza perdere niente, molte persone possono goderne allo stesso tempo. Un’invenzione, una nuova scoperta è un bene, una forma di conoscenza che può essere condivisa. Sappiamo che con i beni pubblici il mercato privato non riesce ad essere efficiente, quindi il mercato fallisce, non ha successo, ciò significa che non produce in quantità efficiente.

Quindi la soluzione classica è l’intervento dello stato, l’offerta pubblica, servizio pubblico offerto alla collettività finanziato con le risorse derivanti dalla fiscalità, tutti pagano le tasse e queste vengono impiegate per finanziare l’offerta di beni pubblici. Questa soluzione viene concepita 100 anni fa e rimane tutt’ora attuale, come per i vaccini e il dibattito intorno ad essi, infatti c’è un movimento che sostiene che debbano essere prodotti da laboratori pubblici e distribuiti gratuitamente a tutti. Oppure un altro esempio è la formula di Einstein, E=mc2, è una scoperta scientifica importante che è stata messa a disposizione di tutti. La ricerca dell’università viene messa a disposizione della collettività. La Ricerca e Sviluppo in Italia viene fatta da laboratori e istituzioni per metà pubblici e privati, 50% e 50%.

C’è però un problema: la soluzione pubblica funziona? Quali sono i limiti e i problemi che potrebbe avere? La soluzione dell’offerta pubblica non funziona sempre, per esempio, un cantante può condividere la propria melodica musicale a tante persone che ne possono usufruire, il cantante è produttore di melodie, testi, di sua proprietà, ha un diritto d’autore, ha una fonte di reddito che deriva dalla vendita di proprietà intellettuale, come le royalty delle radio ecc. Ma possiamo rendere questa offerta pubblica, pagando il cantante tramite lo stato? Questa soluzione classica può funzionare? Ci sono tre ostacoli principali.

Problemi della soluzione pubblica

  • Valutazione del valore delle invenzioni: Bisogna sapere il valore delle canzoni, il beneficio che garantiscono al pubblico, quanto valgono? Se non ho informazioni, quindi ho asimmetria informativa non riesco a valutare ex ante il valore del cantante, se lo metto invece sul settore privato ci pensa il pubblico a dire se valga o meno e quanto, lo Stato non è in grado di valutare. Stato, regioni e altri enti pubblici finanziano vari progetti e offerte, come il cinema, ma non hanno la garanzia che il film sia apprezzato ex ante.
  • Costo di produzione: Potrei non avere informazioni sul costo dell’invenzione, per esempio, se i vaccini sono sul mercato, li produci e vedi se vendi e a quanto, quindi sei tu a decidere quanto investire, se lo fa lo Stato, questo non sa quanto prevederne in anticipo un costo preciso.
  • Mismatch: Lo Stato chiede ai cittadini di pagare le tasse, ma potrebbe non esserci una corrispondenza tra le persone che finanziano e l’oggetto che viene pagato tramite questi soldi. Facendo l’esempio del cantante, le tasse le pagano tutti, con questi soldi viene pagato il cantante e a questo partecipano anche quelli a cui non piace quello specifico cantante. Se invece lo mando nel mercato privato pagano solo quelli che vogliono, andando ai concerti, per cui lì c’è corrispondenza tra chi paga e il beneficio che deriva, infatti paga chi apprezza.

Conclusione: Alla fine anche se il mercato non è perfetto, si fa comunque affidamento ad esso perché non mi presenta questi problemi. Riprendendo l’esempio dei vaccini, alcuni ritengono che i vaccini dovrebbero essere finanziati dallo Stato e poi condivisi pubblicamente, senza brevetto. Ma ci sono i tre problemi da risolvere: non è valutabile ex ante, è difficile capire quale sia meglio e quale no, quanto sia efficace, poi bisogna definire i costi del vaccino, farlo al laboratorio pubblico mi costa più o meno del privato? Quest’ultimo è in grado di farlo? E l’ultimo aspetto, se lo stato finanziasse poi viene distribuito a tutto il mondo e allora chi deve finanziarlo? E quanto deve contribuire ogni stato?

Soluzione privata

C’è anche la soluzione privata, ma non è ideale, perché i beni pubblici non funzionano bene in questo modo, che fa affidamento sul mercato, sulla proprietà privata, vuol dire mettere in capo agli inventori/innovatori dei diritti di proprietà intellettuale.

Diritti di proprietà intellettuale: Quali sono? Brevetti, Diritti d’autore o copyright, Marchi, Segreto industriale, Altri. Il più importante è il brevetto. Affidiamo al libero mercato e incentiviamo l’innovazione tramite i brevetti.

Brevetti o patent

Hanno circa 500 anni come struttura giuridica e la loro forma di base è semplice e segue cinque fasi principali:

  • Invenzione: Qualcuno deve aver inventato qualcosa, quindi si parla di invenzioni che soddisfino certi requisiti.
  • Descrizione: L'inventore fa domanda all’ufficio brevetti, in cui occorre descrivere l’invenzione in modo approfondito e chiaro.
  • Valutazione: L’ufficio brevetti valuta la domanda.
  • Assegnazione del brevetto: Quindi il titolare del brevetto riceve un diritto di proprietà temporanea, un diritto di esclusiva, che non ha durata infinita ma pari a 20 anni (in tutto il mondo c’è stato un processo di convergenza quindi in tutti i paesi sono 20), 10 anni + domanda di rinnovo per altri 10 anni. Chiunque voglia usare quella tecnologia deve chiedere una licenza all’inventore, per la quale deve essere pagata una royalty. Quindi il proprietario ottiene un rendimento dal proprio investimento per i 20 anni e una volta finiti si passa alla fase successiva.
  • Scadenza del brevetto: La tecnologia diventa di dominio pubblico, per cui tutti possono usarla, replicarla, essa diventa accessibile a tutti.

Possiamo dire che l’inventore fa il monopolista per 20 anni, eccezione per i prodotti farmaceutici perché vi sono delle piccole estensioni che possono valere, infatti possono avere un prolungamento fino a 5 anni, grazie ai cosiddetti certificati complementari di protezione. Per cui le aziende ottengono il brevetto a t=0, ma viene assegnato prima che il farmaco venga effettivamente distribuito, perché ci vogliono tanti anni finché il farmaco venga autorizzato, per cui ci sono un tot di anni persi in cui non si è potuto esercitare il diritto perché non era ancora stato autorizzato, quindi è necessario un termine aggiuntivo di prolungamento. Dalla sperimentazione (che avviene prima di t=0) all’autorizzazione ci sono 12 anni circa, per il brevetto 4, quindi ci sono degli anni persi. Per i vaccini c’è stata una corsa e nel giro di un anno è stato messo in commercio, hanno fatto partire tante sperimentazioni in parallelo. Per il prolungamento anche i produttori generici possono produrre, copiano e sono autorizzati automaticamente.

Il diritto di esclusiva viene dato solo tramite una royalty al prezzo di monopolio.

Requisiti di un brevetto

I requisiti di un brevetto sono 4 e non tutte le invenzioni possono godere del privilegio di avere l’esclusiva.

  • Novità: L’invenzione deve essere nuova, non nota, una novità, non si possono brevettare cose già conosciute dagli esperti, non posso privatizzare una conoscenza pubblica, devo avere una cosa totalmente nuova, non conoscenze, non sapere, ma ignoto.
  • Originalità: Non solo deve essere nuovo ma anche originale, non deve essere un’ovvietà ma deve esserci un inventive step, per cui una persona esperta del settore non poteva giungere a questa soluzione tecnica in modo ovvio, ci deve essere una vera invenzione, rilevante.
  • Industrialità: L’invenzione deve avere un’applicazione industriale, questo serve per escludere le invenzioni che sono solo scoperte scientifiche, in cui si scoprono per esempio le leggi della fisica, che non godono di questo requisito, così come il linguaggio, perché non hanno un’applicazione industriale diretta. Un altro esempio è il software, i codici dei sw non sono tecnicamente brevettabili, tranne se vengono incorporati in una macchina, mentre se è un sw generico non viene tutelato dal diritto d’autore. Ci sono certe materie che possono essere brevettate rispetto ad altre quindi, in inglese patentable subject matter. Le invenzioni tecnologiche sono brevettabili, le leggi della natura no, le ricette no tranne per inventare un nuovo prodotto chimico.
  • Liceità: Non deve essere contro l’ordine pubblico.

I primi due requisiti sono molto importanti, deve esserci uno sforzo inventivo alla base, qualcosa che migliori rispetto alla tecnologia esistente, qualcosa di nuovo e molto innovativo. Brevetto = invenzione molto innovativa, almeno in teoria. Proprio per questo spesso i brevetti vengono usati come una misura della capacità di innovare delle imprese e paesi, una proxy del tasso innovativo. Se voglio vedere se un’impresa sia innovativa o meno vedo quanti brevetti ottiene ogni anno, l’Italia è un paese poco innovativo, perché fa pochi brevetti ogni anno, rispetto ad altri paesi e anche dentro i settori industriali italiani le imprese ne fanno pochi, mentre aziende come Pirelli e Fiat sono le più innovative. Samsung, Apple, Microsoft ne fanno migliaia all’anno, l’Italia 9/10 mila brevetti all’anno, la Germania 40 mila. Quindi misuriamo la capacità innovativa del paese tramite l’indice del numero di brevetti, oltre che investimenti in R&S per esempio: in Europa la Germania è il paese leader dell’avanguardia tecnologica, al secondo posto UK e Francia, l’UK fa parte della convenzione europea brevetti, poi c’è Italia, Spagna ecc. Il tasso di crescita del PIL nel lungo periodo è determinato dall’innovazione tecnologica quindi un paese che produce pochi brevetti tende a innovare poco e quindi potrebbe arretrare nel tempo.

Poi c’è stata una polemica negli ultimi anni perché guardando i brevetti, si è visto soprattutto negli USA, che essi venivano conferiti a innovazioni marginali, davvero poco rilevanti, minime, perché c’era un processo di valutazione non accurato, c’era poca gente all’ufficio brevetti americani e in passato non c’era la possibilità per i concorrenti di controllare, mancava cioè il processo di opposizione, che invece è sempre stato presente in Europa. Quando c’è una domanda di brevetto, i concorrenti possono esserne a conoscenza e incidere sul processo di valutazione se si ha un’innovazione congruente per esempio e si è stati i primi a trovarla. Il terzo fattore è che molte innovazioni e brevetti non vengono rinnovati, vuol dire che il 70% dei brevetti non hanno alcun fine, muoiono, sono invenzioni con del potenziale ma dopo alcuni anni non danno alcun rendimento o profitto al titolare, che non paga neanche più la quota di rinnovo, non ha avuto successo quell’innovazione.

L’Ufficio italiano brevetti e marchi a Roma dà l’esclusiva sul territorio italiano, garantisce un brevetto italiano, quindi il brevetto è un diritto territoriale, se il titolare del brevetto non l’ha richiesto in un altro stato, i concorrenti possono entrare in quel mercato e copiare il brevetto nell’altro paese. Guardando la domanda sono capace di riprodurre il brevetto, perché la descrizione solitamente è molto chiara. L’ufficio di Monaco EUPO, European Patent Office è l’ufficio brevetti che gestisce e coordina i brevetti di una trentina di paesi, dell’UE e altri come la Gran Bretagna.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beatricearg di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Franzoni Luigi Alberto.
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